L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.

Free mind (183)

Lisa Biasci
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Articolo tradotto da https://www.wakingtimes.com/2020/07/16/exposing-the-occult-corona-initiation-ritual/

traduzione a cura di Francesco Piro

 

Il mondo intero sta partecipando ad un rituale occulto di iniziazione della corona, sebbene quasi nessuno se ne è accorto. Le misure e le politiche che i governi hanno implementato, in tutto il mondo sin dall'inizio dell'operazione Coronavirus - come la quarantena, il blocco, il lavaggio delle mani, l'uso della maschera, il distanziamento sociale e altro - sono in effetti aspetti del rituale di iniziazione occulta. Questi aspetti sono stati abilmente adattati all'attuale finta pandemia e camuffati come vere strategie di salute pubblica. Come ho trattato nei precedenti articoli, questa pandemia è un evento di tipo “11 settembre”, che è stato meticolosamente pianificato per decenni.

Le persone che gestiscono il mondo, che spesso chiamo i cospiratori del Nuovo Ordine Mondiale (NWO), lasciano ben poco al caso. Sono maghi occulti e stanno eseguendo questo esercizio dal vivo, in modo simile a come eseguono i loro rituali satanici segreti. In entrambi i casi, l'obiettivo è lo stesso: togliere gli iniziati dal loro normale modo di vita, spezzarli, generare sottomissione, rimodellarli a somiglianza dei loro leader e infine riportarli a una nuova normalità dove non possano tornare ai loro vecchi modi e vite.

Rituale di iniziazione della corona: blocco e quarantena (isolamento)

Ogni buon rituale richiede preparazione. La prima parte di un rituale di iniziazione è l'isolamento. Questo isolamento serve a separare l'iniziato dagli affari mondani ("del mondo") della sua vita. Spesso viene fatto tagliando tutti i legami che ha con il mondo esterno. A volte, l'iniziato può essere inviato in una stanza buia o in una caverna; questo suggerisce anche una rinascita in arrivo da un grembo oscuro. Oggigiorno questo isolamento richiede anche la separazione dalla tecnologia e da tutto ciò che ne deriva (telefoni, computer, e-mail, social media, ecc.). La privazione sensoriale manda l'iniziato in una "zona" dove è meno legato a vecchie credenze e comportamenti.

Nell'operazione Coronavirus, il blocco e la quarantena erano l'aspetto di isolamento del rituale. Coloro che erano a conoscenza della situazione hanno notato che mettere in quarantena un'intera comunità di persone sane era una contraddizione in termini, poiché la parola quarantena significa "uno stato, un periodo o un luogo di isolamento in cui persone o animali, che sono arrivati da altrove, o sono stati esposti a malattie infettive o contagiose, vengono sistemati. " Pertanto, per definizione, non è possibile mettere in quarantena persone non infette e sane; si possono solo mettere in quarantena persone infette e malate. Tuttavia, l'agenda era di isolare le persone con ogni mezzo necessario per raggiungere il primo passo dell'iniziazione.

Rituale di iniziazione della corona: lavaggio delle mani (rifiuto)

Un altro elemento del rituale è stato il focus ossessivo e compulsivo sul lavaggio delle mani.

Mentre il lavaggio delle mani in generale è una buona attività igienica che può aiutare a limitare la diffusione della malattia, l'operazione Coronavirus l'ha portata a un livello completamente nuovo, di ansia da disturbo ossessivo compulsivo (ovviamente in base alla progettazione). Simbolicamente, il lavarsi le mani riconduce alla storia di Ponzio Pilato, nella Bibbia, che si lavò le mani sulla scottante questione del destino di Gesù di Nazaret, e così facendo si rifiutò di punirlo o di liberarlo. Da questo punto di vista, il lavaggio delle mani riguarda esattamente"il rifiuto".

Ma chi o cosa viene rifiutato? Il "vecchio stato normale" della libertà?

 

Rituale di iniziazione della corona: indossare la maschera (censura, sottomissione, disumanizzazione, persona alternativa)

In quarto luogo, le maschere vengono spesso utilizzate dalle stesse élite durante le loro feste e riti. Ricordate la scena dell'orgia sessuale satanica di “Eyes Wide Shut”, di Kubrick? Le maschere nascondono l'identità. Accelerano la morte della vecchia identità. Le maschere creano un personaggio alternativo. Ciò si lega al tema incredibilmente importante del Rituale dell'abuso satanico (Satanic Ritual Abuse (SRA) e del controllo mentale. Nel controllo mentale, un gestore usa torture e abusi per costringere la vittima a dissociarsi. È in quella condizione imposta che le loro menti si separano e si staccano dalla realtà, per far fronte al tremendo dolore che viene loro inflitto. È una strategia difensiva mentale integrata. Tuttavia, nel fare ciò, la vittima crea più alter o personalità, che sono disconnesse dalla loro personalità di base. Questi alter non conoscono l'esistenza degli altri alter; così la vittima può essere programmata per fare cose (ad esempio diventare una schiava del sesso o un assassino) e non ricordare neanche di averle fatte, perché un alter può essere innescato per farsi avanti e poi tornare al subconscio, dopo l'evento. Quando si tratta di controllo mentale, le maschere sono simboliche degli aspetti nascosti, o dei personaggi di noi stessi che i controllori del NWO stanno deliberatamente prendendo di mira con la loro propaganda subliminale.

Indossare la maschera è un argomento di enorme importanza, in molti modi. Nell'articolo Unmasking the Truth: Studies Show Dehumanizing Masks Weaken You and Don ’t Protect You (Smascherare la verità: gli studi dimostrano che le maschere disumanizzanti ti indeboliscono e non ti proteggono) ho parlato di alcuni dei motivi medici per cui indossare una maschera non è solo inutile, dal punto di vista medico, se vuoi proteggerti dal COVID, ma anche potenzialmente dannoso per la tua salute. Tuttavia, ci sono molti strati più profondi, quando si tratta degli aspetti rituali delle maschere. In primo luogo, le maschere connotano la censura, la copertura della bocca, il bavaglio e la soppressione di una voce libera. Pensa a quante immagini raffiguranti la censura mostrano una persona con del nastro adesivo sulla bocca. La censura è stata una parte enorme di questo programma, anche prima che accadesse ufficialmente, con tutti gli appassionati dell'Event 201 (https://www.centerforhealthsecurity.org/event201/ ) che praticavano la loro simulazione per ore, su come avrebbero controllato la narrativa ufficiale e censurato punti di vista alternativi. In secondo luogo, le maschere simboleggiano la sottomissione, la rinuncia all'accesso illimitato di ossigeno. L'intera agenda non riguarda il virus: si tratta di controllo. Si tratta di costringere le persone a sottomettersi alla volontà dei manipolatori del NWO, anche quando è legalmente e medicalmente ingiustificata. In terzo luogo, le maschere ricordano i robot. Sono disumanizzanti. Rimuovono la capacità di una persona di vedere completamente in faccia un'altra persona. Creano distanza e separazione nelle persone, rendono più difficile per noi comunicare attraverso il linguaggio del corpo, e ci rende più difficile avere empatia per gli altri, poiché l'empatia si basa spesso sul vedere veramente un'altra persona.

Rituale dell'Iniziazione Corona: Social Distancing (The New Normal)

 

Una volta che il rituale va verso il completamento, l'iniziato si muove verso un nuovo modo di pensare e un nuovo modo di comportarsi. È rifatto nell'immagine dei suoi gestori o manipolatori che hanno condotto il rituale. Nel caso di COVID, l'obiettivo finale è la nuova normalità in cui tutti sono permanentemente separati e disconnessi (nonché testati, monitorati, tracciati per contatto, monitorati, sorvegliati, medicati e vaccinati). Il distanziamento sociale è veramente un distanziamento antisociale, si tratta di rimuovere il tocco umano dalle nostre interazioni. Quel tocco è ciò che ci rende umani.

L'obiettivo generale del rituale: distruggere il vecchio e creare il nuovo

Se dovessi riassumere l'intero rituale di iniziazione della corona con un concetto, sarebbe quello vecchio, provato e vero: Ordo ab chao. La dialettica hegeliana. Problema-reazione-soluzione. La fenice che rinasce dalle ceneri. Tutte queste frasi indicano lo stesso identico metodo: distruggere il vecchio per fare spazio alla creazione del nuovo. Questo metodo di per sé non è male: si tratta di come viene utilizzato. Il vero scopo del rituale è di alterare la propria mente e il proprio carattere, e può essere fatto consciamente o inconsciamente, inconsapevolmente o consapevolmente. Il rituale può essere usato per la magia bianca, tanto quanto la magia nera - ad es. puoi usare questa tecnica per venire a capo di abitudini distruttive, dentro di te, e diventare una persona migliore. È solo che nel contesto della cospirazione mondiale, questo metodo viene utilizzato dai cospiratori del NWO per rendere il mondo un posto meno libero, meno pacifico, più controllato e più gerarchico.

Pensieri finali 

L'operazione Coronavirus è un rituale mondiale e i suoi numerosi elementi sono altamente simbolici. Le persone vengono guidate come partecipanti inconsapevoli, senza indizi su come inconsciamente stiano sostenendo l'agenda nascosta (ad esempio collaborando con il proprio asservimento, accettando restrizioni ridicole e persino sorvegliando attivamente i propri concittadini). Il fatto che questa finta pandemia di coronavirus sia un rituale non è sorprendente, dato che il nucleo interno della NWO è costituito da satanisti che praticano la magia nera. Come attestano gli informatori sopravvissuti, alcuni dei loro rituali satanici riguardano lo stupro, la caccia agli esseri umani come animali, le orge di massa, il bere sangue umano, il cannibalismo e il sacrificio dei bambini. Dobbiamo rimanere vigili sugli aspetti simbolici più profondi di questa agenda, se vogliamo veramente mantenere i nostri diritti e la nostra libertà di fronte a questa oscurità.

Circa l'autore

Makia Freeman è la redattrice di The Freedom Articles e ricercatrice senior di ToolsForFreedom.com (FaceBook qui), scrive su molti aspetti della verità e della libertà, dall'esporre aspetti della cospirazione mondiale, a suggerire soluzioni su come l'umanità può creare un nuovo sistema di pace e abbondanza. Makia è su Minds, Steemit e FB.

“Col bavaglio alla stampa”! Così si inaugurò, fra manganelli e olio di ricino, nell’ormai lontano 1922, l’era dei Fasci, ossia quello che oggi, a buon diritto, forse, è unanimemente riconosciuto come il periodo più infausto della storia di tutti i tempi non fosse altro che per le nefaste conseguenze prodotte su tutti i livelli della scala umana e sociale. Laddove lo stesso Mussolini inneggiando alla libertà di stampa al grido di “Ora la Stampa è libera”, ne decretava, in verità, la totale sottomissione e l’indiscusso asservimento all’unica causa che era consentito perorare all’interno di un regime totalitario, ossia la propaganda di Stato. Oggi, a distanza di un secolo esatto, la storia si ripete secondo la nota modalità che il grande Vico ci ha insegnato… Il bavaglio di memoria fascista, nell’era del virus, si è rivelato nella sua epifania mistica, in quella “transustanziazione” che gli ha fatto assumere le sembianze della tanto decantata e osannata Mascherina alla quale va riconosciuto, parimenti all’altrettanto decantato, distanziamento sociale, il merito di averci isolato nel chiuso e angusto perimetro delle nostre esistenze (monadi senza finestre!), altresì gravati da un’incomunicabilità che è mimica ancorchè verbale, privandoci e negandoci la possibilità di qualsivoglia rapporto umano che è il preludio necessario per la vita di relazione che, com’è noto dalla notte dei tempi, contraddistingue l’uomo dagli altri esseri. Scrive Aristotele: “Chi è sufficiente a se stesso o è bestia o è dio”.

 

Grazie ad una pandemia che, se non costruita ad arte, quantomeno, ad arte, è stata sfruttata, lo “ius narrandi” patisce e soffre ancora oggi di quell’antico male che lo vuole imprigionato nel profondo buio di una caverna platonica da dove, confusamente, si scorgono delle ombre, più o meno decifrabili, ma pur sempre ombre!

A quattro mesi esatti dalla dichiarazione dello stato di pandemia da parte dell’OMS che proprio oggi ha ribadito il prolungarsi dello stato d’eccezione, disponiamo del relativo e sufficiente margine di tempo trascorso per potere riflettere sulla recente emergenza. Atipica e letale non tanto e non solo per la mortalità causata (i dati e i fatti sono ancora tutti da accertare e verificare), quanto soprattutto per la contorta e controversa “informazione” che di essa è stata fatta, dopo aver infettato l’immaginario collettivo, l’epidemia si è occupata di diffondersi nella realtà quotidiana grazie soprattutto al delirio psicotico che ha suscitato. E quand’anche volessimo dubitare della possibilità di una situazione creata ad arte per fini non meglio identificati ma facilmente intuibili (relegando tale possibilità appunto al limbo delle buone intenzioni) rimane tuttavia aperto uno spiraglio (o un varco forse!) che ci fa ben pensare che nella ferita infetta causata dall’invisibile virus un altro virus altrettanto invisibile e decisamente più pericoloso si sia insediato provocando una malsana cicatrice. Strumentalizzata sin dal suo primo nascere, altresì animata e nobilitata da sentimenti filantropici e finezze di pensiero a cui la nostra classe politica dirigente non ci ha di certo abituato, consapevoli che nessuno può essere il detentore della verità, lungi dal volere arrogarsene l’arbitrio, rimangono comunque il diritto e il dovere inviolabili della domanda che, di questi tempi, suona quasi come un interrogativo categorico. “Quali effetti ha prodotto e sta producendo la modalità di gestione dell’emergenza da parte del Governo e del tanto osannato Comitato scientifico”?

 

 

Non siamo forse alle porte di una nuova era di repressione? Con le stesse paradossali dinamiche di fondo, l’era del giornalismo digitale, nasce con il preciso scopo di garantire una più vasta ed articolata fruizione dell’informazione ma ha poi progressivamente deviato dalla sua funzione originaria  diventando fenomeno gestito dall’intelligenza artificiale che organizza, sulla base di algoritmi sapientemente studiati, il controllo dell’informazione stessa. Perché è proprio sul controllo dell’informazione e sui suoi mezzi che si articola il potere di un governo autocratico e autoritario al fine di garantirsi il favore dell’opinione, secondo un tacito patto di mutua e reciproca assistenza che lega il governo ai mezzi di informazione. E se ciò non avviene spontaneamente si ricorre a qualunque mezzo pur di uniformare l’opinione al cosiddetto pensiero unico dell’altrettanto cosiddetto politicamente corretto. Eredi infelici di un secolo che ha messo in discussione il concetto stesso di verità, minandone le fondamenta persino in sede teoretica, siamo nient’altro che quel gregge, effettivamente immunizzato, che subisce la volontà di chi, dallo stabilire cosa sia notiziabile e cosa no, brevemente, è passato a decidere cosa sia vero e cosa no. Per tutti! Pena la scomunica a suon di click per chi non volesse uniformarsi al dogma del clero giornalistico e dei suoi rispettabili e rispettati prelati.

 

Nel mondo digitale e digitalizzato non occorre ricorrere alla forza per sopprimere qualunque contenuto ritenuto sconveniente o non funzionale alla logica e all’economia della classe politica dirigente. In maniera del tutto indolore (e asintomatica per usare un termine in voga!) le principali piattaforme social, dagli attici in cui si consuma l’informazione pilotata di un giornalismo inquinato che è quello digitale, hanno cominciato a cancellare gli account di attivisti e organizzazioni che mostravano posizioni contrarie alla narrativa ufficiale. Per i ribelli e gli eretici è stato appositamente coniato un “marchio” che, negli ultimi mesi, è addirittura esploso come fenomeno, le “fake news”. E’ ovvio che la libertà di espressione vista come lecito diritto non esime certo il giornalista dal rispetto della sostanziale veridicità dei fatti. Esiste un diritto ad informare e un diritto ad essere informati. Ma rendere consueto uno stato d’eccezione solo per far sì che ciò che prima non era pensabile ora è addirittura possibile significa ledere il diritto umano alla libertà minandolo nelle sue fondamenta.

Quello che segue è il grafico che mostra come il CoVid sta minacciando la libertà di stampa a livello mondiale.

Il 14 luglio ricorre l’anniversario della presa della Bastiglia…in fondo è da quel giorno che siamo nati e da qui magari auspichiamo di potere rinascere!

Purtroppo la verità come molti si saranno accorti, Sindaci in primis vicini ai drammi della gente disperata perché sta perdendo i sacrifici di una vita, e' stata stravolta nella narrazione, e la prospettiva su rischio e pericolosità falsata, distorta, e questo verrà messo nero su bianco da una delle due relazioni medico-scientifiche che abbiamo richiesto per la istanza al Ministro della Istruzione, soprattutto per il contesto scuola.

Per quanto concerne il rischio di danno allo sviluppo psicofisico dei nostri figli, con misure di distanziamento sociale e mascheramento che vogliono farsi regola, e non più eccezione, un altro medico scriverà per noi

 

IL "COLPO DI STATO PERMANENTE" Ed il "GOLPE NORMATIVO"


Per quanto riguarda questo sospetto colpo di stato, su cui già insigni giuristi (prof. G.Azzariti, prof. S. Cassese) hanno usato proprio le parole da me riferite nel titolo, e' evidente che si pone in atto un attacco alle libere Istituzioni, al popolo ed ai nostri figli, che rischia di aver coinvolto - o coinvolgere - pezzi dello Stato che più o meno inconsapevolmente, vi stanno partecipando senza rendersene conto
E' stata violata la riserva di legge ed il principio di legalità del nostro ordinamento giuridico, nel limitare e comprimere i diritti fondamentali della persona (non solo di movimento e circolazione e culto, ma soprattutto di riunione e di iniziativa economica ).
Ed a farlo sono stati pezzi dello Stato che hanno agito in disprezzo del principio di proporzionalità e dell'ordinamento giuridico e della carta costituzionale .
La situazione e' gravissima
Non solo dal punto di vista occupazionale, economico, e sociale, ma per la democrazia della Repubblica che sta per entrare in una lunga e "buia notte". " (prof. G.Azzariti, Il diritto costituzionale d’eccezione”, Editoriale Scientifica, 2020)

Per questo abbiamo attivato la azione civica nazionale di Istanza ai Comandanti
Per questo abbiamo attivato la azione civica nazionale di Istanza al Ministro della Istruzione
Per scongiurare la macelleria sociale che si profila all'orizzonte, già iniziata, e che ipoteca non solo il futuro di milioni di lavoratori ed imprenditori italiani, ma anche il futuro ed i sogni dei nostri figli, destinati a diventare automi, uomini - macchina e donne -macchina conformi a modelli e parametri sociali e sanitari, di un mondo distopico.

Prima che sia troppo tardi, agiamo chiedendo a chi di dovere il ripristino della legalità, ordinaria vita sociale, educativa ed economica

Per vivere liberi senza avere paura di respirare e del contatto umano

 

https://11marzo2018veronacittadinisovrani.wordpress.com/2020/04/30/istanza-apello-ai-comandanti-ff-aa-e-forze-di-polizia-di-fedelta-e-difesa-della-costituzione-repubblica/

 

 

 

 

 

 

 

 

 


In quanti modi diversi

Difficilmente si trova tanta enfatica avversione   per una parola ritenuta offensiva, provocata nella dialettica polemica di un’intervista con Vittorio Feltri in cui i concetti com’è noto, difficilmente sono improntati su parole pronunciate in punta di piedi.

Questa è la frase incriminata: “Io non credo ai complessi d'inferiorità, io credo che i meridionali in molti casi siano inferiori”.

Chi scrive questo articolo abita a Roma oltre la sponda destra del Tevere dalla quale in giù, il Nord ci dice di essere meridionali e terroni. Quindi anch’io dovrei sentirmi ancora più offeso da questa ripetizione di Feltri a cui aggiunge che i meridionali sono “inferiori”.

Il fatto è che in un contesto mediatico soprattutto televisivo in cui le parole scurrili sono divenute l’intercalare folkloristico di interviste spettacoli e persino di canzoni, il termine “inferiori” non dovrebbe fare insorgere amletici dubbi di lesa dignità.

D’altra parte la frase di Feltri non si conclude con il termine a cui si ritiene che si riferisca e cioè, all’intellettualità o qualcosa del genere. Infatti egli stesso precisando che questa inferiorità possa riscontrarsi “in molti casi” esclude lo stesso concetto sul tutto.

Nel modo peggiore

Mancando la conclusione di riferimento che Feltri non dà, i meridionali potrebbero essere inferiori per disponibilità economica, per qualità dei mezzi di trasporto, per numero di industrie, per il numero delle strutture sanitarie, per produzione agricola e così via dicendo. Ma anche noi potremmo dire di rimando a Feltri e ai nordisti che la pensano come lui, la medesima cosa per quanto riguarda: la cultura umanistica, l’arte, la letteratura, la convivialità, la generosità, la creatività, la tradizione culturale di antico retaggio, il senso della famiglia e molto altro ancora. Quindi, non avendo il nostro Feltri concluso la frase, non è giusto interpretarla nel modo peggiore, facendo il processo all’intenzione. ”Inferiori” si presta essere coniugato con tutti questi concetti e non necessariamente con quello più negativo ed incompleto in cui immaginando arbitrariamente il significato, si arriverebbe alla “terribile” offesa. Non si può fare il processo alle intenzioni e in caso di dubbio come è noto, tanto meno non si può, condannare.

Nel mondo virtuale

Nell’attuale contesto in cui noi viviamo sempre più virtuale, dove il rapporto telematico sostituisce quello conviviale, prevale la violenza verbale che accompagna la nostra quotidianità attraverso le reti televisive a briglia sciolta. Ad esempio nella trasmissione “Non è la corrida”, dove quel “Non”   è sicuramente di troppo, si assiste talvolta a terribili linciaggi dell’invitato da parte degli ospiti di regia. Vi è gente, tra questi ultimi, che per meglio evidenziare gli improperi e le offese all’invitato di turno, mette persino le mani alla bocca a forma di megafono per meglio urlare il proprio disdegno con offese palesi. Ma nessuno se ne duole più di tanto, perché tutto fa spettacolo e anche l’invitato si adegua.

Ma vi è anche un’altra trasmissione: quella di Crozza, sicuramente peggiore per quanto riguarda il dileggio alquanto cattivo, umiliante fino a toccare la dignità personale. Ma queste sono le caratteristiche che esprimono lo spirito dello spettacolo. La personificazione delle varie vittime del dileggio consente a Crozza di offendere pesantemente, fino al disgusto, le vittime prese di mira per le quali il termine “inferiore” sarebbe come dare loro   del ”Lei “.

C’è tra queste proprio il nostro Feltri, protagonista di quasi tutte le trasmissioni che, ridicolizzato da Crozza, si esprime con parole alla rinfusa e fuori senso e anche fuori dignità. Parole che lo stesso Crozza pronuncia senza scrupoli, nel presupposto di poterlo fare in virtù della sua impunità mediatica. Così come continua a farlo e nessuno se la prende più di tanto.

I novelli Messia

Ma se il termine “inferiori” può offendere la collettività alla quale è genericamente indirizzato, chi può sentirsi leso più degli altri? L’ eventuale offesa arrecata, trattandosi di una valutazione soggettiva, rimane nell’ ambito personale di ciascuno.

A noi altri non resta che mettersi alla finestra per osservare chi, con quale coerenza e senso di equilibrio morale tra le varie espressioni mediatiche, si sente così puro, così risentito e così presuntuosamente motivato, da voler assumere su di sé il peso delle “offese” altrui.

 
  Renè Magritte

Sarà stato profetico Renè Magritte quando, nel 1928, dipinse “Gli amanti”, opera oggi esposta al MoMa e famosa per aver descritto l’impossibilità dell’amore e la delusione dell’attesa.

Un bacio velato, filtrato da un telo, un sudario, forse, lo stesso che da tanto, troppo tempo ormai, scandisce il ritmo monotono delle nostre giornate e connota d’angoscia il nostro sonno.

Già perché CoVid 19, come ci siamo abituati prontamente a chiamarlo, non solo ha inaugurato una nuova fase dell’estetica e dell’etica mondiale, ma, “grazie” ad una campagna mediatica senza precedenti nella storia dell’informazione, si è immediatamente impossessato della nostra psiche mettendoci di fronte alla paura più atavica, quella della morte e di chi… portatore di morte può essere.

Lungi dal volere sminuire un fenomeno che comunque ha già prodotto danni irreparabili a breve termine e dal valutare quanto sia stata adeguata e tempestiva la risposta delle Istituzioni all’emergenza, quello che ci preme evidenziare, in questa sede, è quanto deleteria possa essere stata e quanto ancor più potrebbe diventarlo, questa “imposizione” di reclusione domestica e distanziamento sociale alla quale ci siamo umilmente genuflessi per via della logorroica locuzione “RESTATE A CASA” nella quale sembra si sia condensato l’unico antidoto al momento ancora disponibile al virus.

Sappiamo tutti, da tempo immemore, che l’uomo è “animale sociale” e che, quindi, non è tale se privato della relazione. Ma, in questo clima di marasma generale, si è arrivati pure a negarne l’importanza, pena poi quel senso di vuoto, smarrimento e inadeguatezza che tutti abbiamo sperimentato in questi mesi infausti per la nostra storia e quella del mondo.

Già perché le nostre coscienze sopite, solo apparentemente, sono come quegli amanti che Magritte, con geniale intuizione, (come solo un artista può fare) ha ritratto bendati, incappucciati ma con una voluttà di vivere e di esistere che traspare, prepotente, anche se appena accennata, dal colore acceso del vestito di lei e dall’eleganza di quello di lui.

Un modo fermo (caso, violenza umana, decreto divino, intrico dell’evoluzione, quel che sia!) e un tempo sospeso che paradossalmente è contratto e dilatato nello stesso momento perché… aspetti ma con l’inerzia che ti è imposta e con lo sgomento di uno scenario inimmaginato e inimmaginabile che non è dato conoscere.

E’ questo il tempo della crisi (parimenti a terrorismo politico e ultima Guerra) e del sospeso, è il tempo in cui la morte, infinitamente declinata, ci ha accompagnato dal mattino alla sera, per via della deriva apocalittica e catastrofica che i media (peraltro sempre molto accorti nel preservarci e salvaguardarci da “verità pericolose”) stavolta hanno imboccato confinandoci in quella caverna, di platonica memoria, dalla quale nessuno, se mai lo farà, ne uscirà illeso.

Le criticità esistenziali della nostra società stanno esplodendo in maniera dirompente, portate alla ribalta da uno sconvolgimento sociale che non ha dato neanche il ragionevole preavviso che ci si poteva aspettare. E perfino quella tecnica, più anestetica che salvifica, che connota la nostra identità di occidentali, si è rivelata profondamente inadeguata a colmare la “distanza” dall’Altro.

Prigionieri delle nostre catene fisiche e mentali, siamo ancora in grado di discernere se sia più a rischio la salute o la libertà?

Secoli di battaglie fisiche e verbali per conquiste delle quali ad un tratto sembriamo poter fare a meno.

E verso quale direzione evolverà questa già drammatica paura dell’altro?

Tutti potenziali nemici!

L’uomo eticizzato improvvisamente si è riscoperto una monade senza finestre sul mondo, chiuso nella sua solitudine, a contatto perenne e forzato con un’introspezione che ha rivelato il fondo, quel fondo enigmatico e buio che una certa frenesia quotidiana abilmente offuscava.

L’Io nascosto sotto quel drappo è nessuno se non ottiene il riconoscimento dell’altro e se, a sua volta, non riconosce l’altro.

Che sia una strategia fortemente voluta e apparentemente casuale?

E chi potrebbe negarlo con certezza!

Nel tempo in cui nessuno può certo arrogarsi il diritto della verità sarà almeno lecito porsi delle domande?

Che i poteri forti si siano sempre serviti della lotta fra gli ultimi per meglio imporre le loro volontà non è certo cosa nuova.

Del resto nell’era mediatica ci stiamo dimostrando tutti alquanto fragili e plasmabili, gestibili e governabili come quel “gregge” perfetto che più che andare verso l’immunizzazione sta andando incontro alla sua rovina, pena pagare il prezzo della sua Eresia in un mondo pseudoscientifico dove l’unico vero Dogma si sta rivelando la Scienza e il Clero giornalistico.

 
 Lamberto Antonelli

Il nostro caro amico e collega Lamberto Antonelli è passato a miglior vita da alcuni anni, ma il suo ricordo è ancora vivo in noi; quando veniva a trovarci in sede, in via Sicilia a Roma,  le sue storie ci arricchivano e ci infondevano il coraggio di andare avanti a servizio alla collettività, ci è stato di grande supporto. E' stato un grande dei nostri. Credo  che il modo migliore per ricordarlo e onorarlo  sia quello di rendere pubblica, soprattutto per i colleghi più giovani, la lettera con la quale si presentò alla nostra associazione. 

Virgilio Violo 

Avevo 16 anni quando pubblicai i miei primi racconti su "Il Balilla" e "l'Avventuro­so", non pensavo ancora che avrei fatto il giornalista per il resto della mia vita. Ma a 18 anni eccomi entrare all’ AGENZIA STEFANI (diventata I’ ANSA di oggi) e mi ci trovai il giorno della nostra entrata in guerra, quando, con mio stu­pore, il vice direttore, Orazio Marcheselli, nel commentare quella decisione, esclamò: "Che errore! Questo è l’inizio della fine!..." La lasciai per la chiamata al servizio militare, ed eccomi all’ufficio informazioni comandato dal generale Carboni, quello della mancata difesa di Roma dopo l'8 settembre. E lì. nel di­cembre del 1941, entrando nella sua stanza per recare un dispaccio, lo sento che sta dicendo ad un gruppo di alti ufficiali: "Bisogna prendere atto che la guerra è perduta..."

Questo mi spinse ad abbandonare il servizio militare e a darmi alla macchia e quindi entrare nella resistenza. Fui aiutato in questo da Carlo Fiorentin (di cui stranamente nessuna cronaca della clandestinità romana parla) un tipografo che mi fornì falsi documenti, uno dei quali mi definiva dipendente del Vaticano e che mi permise non solo di muovermi liberamente durante l’occupazione na­zista, ma anche di salvare con lo stesso sistema altri disertori ed anche una quindicina di ebrei. Alcuni dei quali, una ventina di anni dopo,con il programma televisivo di Frizzi. "La piazza", potei ritrovare ed abbracciare davanti alla tv.

In quello stesso periodo della lotta partigiana entrai in contatto con il rinascente e clandestino Partito Liberale e con Nicolò Carandini che ne era un dirigente (anche dopo Roma liberata) e mi incaricai della distribuzione del giornale clan­destino "Risorgimento Liberale", che fu poi il primo quotidiano ad uscire lo­ stesso giorno dell'arrivo delle truppe anglo-americane. Editore-finanziatore era lo stesso Carandini, direttore Mario Pannunzio, capo redattore Mottola (poi direttore del “Corriere della sera"il capo cronista Vittorio Gorresio e fra i redat­tori Ennio Flaiano, Gino Visentini, Emanuele Farneti....'

Mi presento quello stesso primo giorno in redazione ed offro la mia colla­borazione. ma il Farneti che mi riceve (e che poi mi dirà: com’hai fatto bene ad insistere...cosa avremmo perduto...)cerca/dicendo che la redazione e al com­pletori allontanarmi. Ma io non mollo...Non me ne vado se non mi riceve il di­direttore. E al cospetto della mia caparbietà anche perché ho narrato ciò che ho fatto nel periodo della clandestinità e forse nominato Carandini, ecco che Pannunzio mi riceve alla presenza di Mottola e Gorresio.Mi sembra quasi un tribunale...Dopo aver saggiato la mia caparbietà il direttore annuncia la sentenza: “Facci vedere e leggere ciò che sai fare, portaci un qualche servizio inedito, scoperto e scritto da te stesso..."

Il giorno dopo mi presento col mio primo articolo. Di che tratta? Ecco, la Piazza San Pietro, in quel periodo, era una specie del mercato di Porta Porte­se: bancarelle dappertutto, stracolme di stracceria, soprattutto d’argomento religioso, tanto per essere in sintonia con il posto e decantate con l’assicura­zione che le statuine dei santi, dei Cristi e delle Madonne, erano benedette Papa..E il Papa si indignò quando il giorno dopo prese visione del mio artico­lo. Tanto che due giorni successivi quando arrivo in redazione sono accolto di complimenti e mi viene mostrato il giornale vaticano “L’Osservatore Roma­no" che riprende il mio articolo e lo commenta protestando per l’offesa che viene recata alla piazza sacra, o quasi...

Ma non finisce qui. Due giorni dopo la polizia piomba in gran forze sulla piaz­za e fa proprio piazza pulita, come del resto aveva fatto Gesù al Tempio di Ge­rusalemme. E il fatto fa il giro del mondo Tutto merito mio, dunque? Ai posteri l’ardua sentenza...


Ormai mi sono conquistato la posizione di cronista ufficiale di quel giornale, specializzato in cronaca nera. Tanto che i concorrenti esordienti sono stimolati dai loro capi di prendermi a modello, per cui spesso venivo pedinato, specie da un tale che fallì come cronista ma ebbe successo come scrittore. Anche se poi, in televisione, raccontò, come suo, uno scoop che in realtà fu mio. Cioè mi riferisco a quando, durante una rivolta nel carcere di Regina Coeli, riuscii, infilandomi dietro una pattuglia di poliziotti in borghese, ad entrarvi e ad inter­vistare i rivoltosi...La cosa fece molto clamore perché , confermando la regola che in prigione è più facile entrare che uscire, fui bloccato mentre tentavo di sgattaiolare fuori.. Dovettero intervenire: Gorresio, Pannunzio, il direttore del carcere, il questore, il capo della polizia ed il ministro dell’interno che ordinò una inchiesta. Insomma quella mia impresa fece chiasso, confermando la mia fortuna. Che poi balzò alle stelle una settimana dopo, quando riuscii ad avvici­nare un bandito romano di cui allora si parlava molto, Il Gobbo del Quarticciolo. E poiché, dopo pochi giorni, venne ucciso in un conflitto a fuoco dai cara­binieri si insinuò che io avevo "collaborato" a farlo ammazzare...

Non c’è dubbio che fui il primo( e non solo a Roma, ma in tutta Italia,perché i giornali liberi uscirono dopo) a sviluppare la "cronaca nera" che era solo mar­ginale prima del fascismo e fu abolita durante il regime.Mussolini voleva che il Paese apparisse pulito, privo di macchie, senza delitti, furti e rapine....

Sì, poi, un anno dopo, col sostegno di Gherardo Tieri, fratello dell’attore Ar­noldo, fondai, la prima agenzia fotogiornalistica italiana, creando i "paparazzi". Va però detto che il nomignolo fu di Fellini che, tramite Flaiano, volle che gli raccontassi qualche episodio. Come il primo, quello del "fidanzamento" fra una esordiente attrice italiana e un noto attore americano. Colei si chiamava Sofia Scicolone, poi assurta a star col nome di Loren....

LAMBERTO ANTONELLI

P.S. Adesso, dopo 50 anni, ho dato inizio a un nuovo progetto: la creazione di un idioma unico, similare, per la Comunità Europea ed ho approntato il "Vo­cabolario della Lingua Europea Unificata".]

Dichiarazione del portavoce del Ministero della Difesa maggior generale Igor Konashenkov.

 

"Abbiamo prestato attenzione agli incessanti tentativi che già da due settimane il quotidiano La Stampa sta mettendo in campo per screditare la missione dei russi che si sono mobilizzati per prestare aiuto agli italiani in difficoltà.Nascondendosi dietro agli ideali della libertà di parola e del pluralismo di opinioni, La Stampa sta alimentando fake news russofobiche da guerra fredda rimandando a “opinioni” espresse da anonimi “alti funzionari”.La Stampa, inoltre, non teme di utilizzare tutto ciò che gli autori riescono a inventarsi sulla base delle raccomandazioni che hanno trovato sui libri, a quanto pare ancora validi, di propaganda antisovietica. Ad esempio, La Stampa ha subito definito “inutile” il materiale russo inviato in Italia per affrontare l’emergenza infettiva, riferendo le opinioni di un qualche maresciallo che sognava disperatamente la vittoria.

 

La maggior parte dei medici e degli epidemiologi russi sono stati definiti dal quotidiano come esperti di guerra biologica. Coloro i quali non hanno avuto l’onore di rientrare in questa categoria sono finiti tra i membri dell’intelligence militare russa.Tuttavia, sullo sfondo di tali speculazioni, nonostante i sospetti sensazionalistici de La Stampa, invece di condurre una guerra biologica gli epidemiologi giunti in Italia per combattere il coronavirus assieme ai propri colleghi italiani stanno debellando il Covid-19 in 65 case di riposo di Bergamo. I medici militari russi quotidianamente fianco a fianco dei militari italiani stanno edificando i reparti di terapia intensiva per salvare i cittadini italiani contagiati dal virus nel nuovo ospedale di emergenza di Bergamo. E tutto ciò viene fatto mediante la strumentazione russa definita inutile dal quotidiano La Stampa.

 

Nonostante le fake news diramate da La Stampa, gli obiettivi della missione russa a Bergamo per l’anno 2020 sono evidenti, concreti e trasparenti. Si tratta di un’assistenza gratuita al popolo italiano che si è trovato colpito dalla pandemia di Covid-19. Il premio per gli sforzi profusi dagli esperti militari russi saranno le vite salvate e la salute del maggior numero di cittadini dell’eterna Repubblica Italiana. Nella realizzazione di questa missione umanitaria nessuna aggressione ci distoglierà dall’obiettivo e non farà vacillare la nostra sicurezza nel fatto che stiamo agendo in buona fede. Per quanto riguarda i rapporti con i reali committenti della russofobia de La Stampa, i quali sono a noi noti, raccomandiamo loro di fare propria un’antica massima: Qui fodit foveam, incidet in eam (Chi scava la fossa, in essa precipita). Per essere più chiari: Bad penny always comes back."

Per noi credenti, il fatto che la vita dell’anima prosegua anche dopo la morte è cosa acclarata oltre che promessa da Gesù.

Per l’ I.N.P.S. invece si è rivelata una amara sorpresa. Di celestiale in effetti l’accaduto ha ben poco.

La Guardia di Finanza di Palermo ha pizzicato ben 441 angioletti che si offrivano volontari al servizio di riscossione della pensione per conto di defunti passati, come si dice, a miglior vita ormai da tempo.

Peccato che in Paradiso i pochi soldini della pensione non servano punto, ma qui sulla terra sicuramente agli affranti parenti facciano comodo.

Han voglia i nostri beneamati governanti di tagliare qua e la  per rimettere in sesto il debito pubblico: quando in molti remano contro, la barca non va.

Se la Guardia di Finanza, stimolata dalla presente scoperta, ficcasse il naso a macchia di leopardo nell’italica penisola a caccia dei furbetti che vi si aggirano, ne salterebbero fuori delle belle. Non credete?

Sicuramente lo sta già  facendo anche se il compito è ben arduo, ostacolato dalla miriade di cavilli capziosi e leziosi nelle mani di fiscalisti agguerriti come corazzate in difesa dei mari.

Nulla di personale contro la categoria ma tant’è!

Invece di turlupinare il nostro paese che, non per estremo campanilismo ma per dato di fatto è quello che ha dato augusti natali ai rinascimentali architetti, all’inventore della radio, a quello della telefonia, a quello dell’energia atomica, a scrittori che son divenuti leggenda e via discorrendo, invece di turlupinarlo biecamente dicevo sopra, si fosse fieri della nostra italianità dovremmo fare di tutto per rimetterlo sui binari che gli competono e farlo tornare quello che è stato da 150 a questa parte o almeno fino a qualche decennio fa.

Come fare? Ci si potrebbe domandare. La risposta è una sola ma tanto roboante da far tremare le vene ai polsi: Onestà ! Morale e intellettuale.

             Domenica mattina ad Ostia Lido (Roma): un gran bel sole, tavolini di un bar in riva al mare. Tutti, senza alcuna distinzione, che parlano dell’unica cosa di cui tutti parlano … Con toni più o meno allarmati, a volte con qualche azzardata punta di ironia, ma tutti che parlano della stessa unica cosa.

Davvero difficile capire come evolverà e come finirà la faccenda. Sembra, giorno dopo giorno, che tutto crolli o sia in procinto di crollare … che i barbari siano alle porte … che maligne civiltà extraterrestri si stiano impadronendo del nostro mondo.

La vita quotidiana si svuota delle sue occupazioni “normali”. Anzi, è la “normalità” in sé e per sé che viene ferocemente e implacabilmente erosa, telegiornale dopo telegiornale.

E ci cambia dentro, continuamente, rapidamente … Togliendoci il sorriso.

Ci si domanda quando si potrà voltare pagina e fino a che punto riusciremo veramente a farlo. E come resterà trasformata, per sempre, la nostra vita individuale e collettiva.

E noi, soprattutto, come diventeremo? Anzi, come siamo già diventati?

Quanta fiducia, quanta voglia di vivere, quanta sana “umanità” abbiamo perduto e quanto altro ancora ci verrà tolto?

Una certezza amara: da questa storia le istituzioni pubbliche, nei confronti del cittadino, usciranno fuori immensamente rafforzate. Sempre più legittimate e autorizzate a sottrarci fette sempre più cospicue di diritti, in nome dell’”interesse generale”, del “bene comune” che - categoricamente e indiscutibilmente - verranno collocati al di sopra di tutto e di tutti.

Sarà mai possibile tornare indietro?

In pratica, sarà una catastrofe peggiore di quella dell’ 11 settembre. Anche su questa pagina del nostro cammino, chissà, resteranno aspetti misteriosi, interpretazioni controverse, sospetti di occulte regie?

In ogni caso: nell’oscuro avvenire che ci attende, che uso verrà fatto da parte delle autorità governative future di questo enorme potere che è stato riposto nelle loro mani (che certamente continueranno a tenersi ben stretto)?

Quanto sarà possibile riuscire a tutelare in maniera efficace e giusta il diritto al dissenso, il diritto alla diversità, il diritto ad essere e a voler continuare ad essere minoranza? Contro il pensare comune? Contro la tirannide gelosa della “salute pubblica”? Contro lo strapotere di uno Stato sempre più “provvidenzialmente” padre-padrone delle nostre esistenze, del nostro destino?

Intanto, nella nebbia apocalittica di questi strani e cupi giorni, non permettiamo alle paure e agli egocentrismi di riempirci la mente e il cuore. E non facciamo spegnere - vi prego - in noi la capacità di sorridere e di sorriderci. Ricordando sempre quanto ci hanno insegnato i grandi saggi del passato:

           “Siamo ciò che pensiamo. Tutto ciò che siamo è prodotto dalla nostra mente. Ogni parola o azione che nasce da un pensiero torbido è seguita dalla sofferenza, come la ruota del carro segue lo zoccolo del bue.

         Siamo ciò che pensiamo. Tutto ciò che siamo è prodotto dalla nostra mente. Ogni parola o azione che nasce da un pensiero limpido è seguita dalla gioia, come la tua ombra ti segue, inseparabile.”

                                                 Dhammapada (Canone buddhista)


Un appello per chiedere la liberazione di Julian Assange, perché l’azione legale promossa nei suoi confronti “rappresenta un precedente estremamente pericoloso per i giornalisti, per i mezzi di informazione e per la libertà di stampa”. Ha raccolto oltre 1100 firme proveniente da 96 Paesi diversi l’appello Speak up for Assange, promosso da giornalisti e associazioni giornalistiche: oltre al direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, hanno aderito Edward Snowden, whistleblower del caso Nsa, Giannina Segnini, direttore della Columbia Journalism School, l’ex europarlamentare Barbara Spinelli e il linguista e saggista Noam Chomsky.


“Julian Assange, fondatore ed editore di WikiLeaks, è attualmente detenuto nel carcere di alta sicurezza di Belmarsh, nel Regno Unito, in attesa di essere estradato e poi processato negli Stati Uniti in base all’Espionage Act – si legge nel testo dell’appello che era stato pubblicato anche sul Fatto -. Assange rischia una condanna a 175 anni di prigione per avere contribuito a rendere pubblici documenti militari statunitensi relativi alle guerre in Afghanistan e Iraq e una raccolta di cablogrammi del Dipartimento di Stato Usa. I War Diaries hanno provato che il governo statunitense ha ingannato l’opinione pubblica sulle proprie attività in Afghanistan e Iraq e lì vi ha commesso crimini di guerra. WikiLeaks ha collaborato con un grande numero di media in tutto il mondo, media che hanno pubblicato a loro volta i War Diaries e i cablogrammi del Dipartimento di Stato Usa“.


Per i promotori “in una democrazia, i giornalisti devono poter rivelare crimini di guerra e casi di tortura senza il rischio di finire in prigione” e nei “due anni” che Assange ha passato “agli arresti domiciliari e sette anni all’interno dell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove gli era stato riconosciuto l’asilo politico” sono stati violati i suoi diritti più elementari. La richiesta dei promotori è quindi quella di “chiedere l’immediata liberazione di Julian Assange. Esortiamo i nostri governi, tutte le agenzie nazionali e internazionali e i nostri colleghi giornalisti a chiedere la fine della campagna scatenata contro di lui per avere rivelato dei crimini di guerra. Esortiamo i nostri colleghi giornalisti a informare il pubblico in modo accurato sugli abusi dei diritti umani da lui subìti“.

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