L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.

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Andrea Signini
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June 10, 2023
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Il libro intitolato “L'era del pupazzanesimo”, scritto dallo storico contemporaneista Andrea Signini, utilizza lo scontro bellico tra Russia ed Ucraina come chiave interpretativa di gran parte dei codici comunicativi propri quell'architettura mondialista che si affanna a confinare l'Uomo del Terzo Millennio all'interno di un perimetro in cui tutto è artefatto, precostituito ed organizzato secondo schemi studiati ad hoc. Una sorta di truman-show in cui la popolazione del blocco occidentale e/o occidentalizzato rappresenta l'oggetto dell'ennesima sperimentazione di massa che altro non è che un agghiacciante tentativo di riprogrammazione culturale volto a ridurre se non addirittura ad azzerare le capacità stesse di discernimento di ognuno/a di noi. Saranno Lorsignori a doverci imporre cosa pensare e quando pensarlo? Ma chi sono costoro? Chi li rappresenta? Come agiscono ed in nome di chi operano?
A queste ed altre domande, l'autore risponde all'interno di queste pagine che potete acquistare direttamente sul sito di Amazon al seguente link:

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April 27, 2023

Difficile di questi tempi conoscere la verità su qualsiasi argomento. Per decenni, durante il secondo dopoguerra, siamo stati immersi nell'ideologia pseudo-occidentale, ma più che altra mercantilistica, che ha proposto e imposto Valori, Principi, Prassi e Costumi non necessariamente utili ma in cui credere ciecamente. Una volta assorbita e assimilata la componente ideologica ci siamo trovati immersi nella manipolazione dell'informazione. È stato un passaggio obbligato perché le falsità proclamate dalle ideologie avevano bisogno di una comunicazione che le perpetuasse. La manipolazione ci ha tragicamente fatto perdere la cognizione della verità. Eppure tutti dicono di cercarla perfino nella sua forma superlativa: il verissimo.Così il Vero, che dovrebbe già essere assoluto, si riduce a un “quasi” vero, in parte vero, non del tutto vero che permea la sfera cognitiva e la altera. Il vero e il falso si compenetrano e confondono. Sappiamo però che chi dispensa facili verità è un millantatore o un imbonitore, un truffatore che carpisce la buona fede. Chi cerca la verità sfidando le menzogne ​​sa di partire perduto. Rischia di arrestarsi dinanzi ai primi ostacoli e se li abbatte e distrugge presto si trova isolato perché le loro macerie si ammassano dietro di lui e lo separano dal resto del mondo. La vita è molto più facile se credi a tutto ciò che ti dicono, se non approfondisci niente, se ti accontenti di ciò che ti viene somministrato in modo suadente anche se palesemente falso.un truffatore che carpisce la buona fede. Chi cerca la verità sfidando le menzogne ​​sa di partire perduto. Rischia di arrestarsi dinanzi ai primi ostacoli e se li abbatte e distrugge presto si trova isolato perché le loro macerie si ammassano dietro di lui e lo separano dal resto del mondo. La vita è molto più facile se credi a tutto ciò che ti dicono, se non approfondisci niente, se ti accontenti di ciò che ti viene somministrato in modo suadente anche se palesemente falso. un truffatore che carpisce la buona fede. Chi cerca la verità sfidando le menzogne ​​sa di partire perduto.Rischia di arrestarsi dinanzi ai primi ostacoli e se li abbatte e distrugge presto si trova isolato perché le loro macerie si ammassano dietro di lui e lo separano dal resto del mondo. La vita è molto più facile se credi a tutto ciò che ti dicono, se non approfondisci niente, se ti accontenti di ciò che ti viene somministrato in modo suadente anche se palesemente falso.

 

In questi giorni la vicenda del rapimento e l'uccisione di Aldo Moro avvenuta 45 anni fa è descritta, ricostruita e commentata dal generale Piero Laporta in un libro autoprodotto disponibile in libreria e su Amazon: “Raffiche di bugie a via Fani” (ISBN9798385587193) . Il titolo è già indicativo del metodo avviato dal generale per riprendere la vicenda che non solo toccò emotivamente tutta la nazione, ma che espose l'Italia al primo vero pericolo per la propria sopravvivenza democratica: il terrorismo.Non quello internazionale che comunque già insanguinava mezzo mondo, ma quello interno perpetrato dalle frange nere neofasciste e quelle rosse comuniste con legami interni con apparati dello Stato, criminalità organizzata e massoneria e collegamenti internazionali con i servizi segreti di vari paesi “alleati e amici ” e “non alleati e non nemici”.

 

Piero Laporta è generale dell'Esercito proveniente dall'Arma del Genio. Fa parte di quella sparuta schiera di ufficiali che hanno detto e scritto mentre erano in servizio cose che nessuno si aspettava ma abbastanza di buon senso e ragionate da non poter essere censurate. La porta ha spesso toccato i limiti della libertà di espressione concessa anche ai militari (per graziosa elargizione della democrazia) ma sempre con una tale sagacia e franchezza da non poter essere impugnata contro di lui. Semmai i condizionamenti ei tentativi manifesti di silenziamento sono venuti dall'esterno del mondo militare invitandolo “a nozze” in un terreno che presto lo ha visto maestro e divertito contendente: quello giudiziario.Un ambito nel quale si è specializzato nella lettura e l'interpretazione delle leggi, delle relazioni ufficiali, dei reperti, delle escussioni testimoniali proprio attraverso l'esame degli atti che legislatori, magistrati, avvocati, esperti e consulenti stilavano e che spesso assieme ad accusa e contestazioni contenevano plateali svarioni ed errori grossolani. Con questa esperienza, gratificante e comunque pagata di persona, Laporta ha superato vari ostacoli aprendo la strada italiana ad un metodo di analisi diverso: non la ricerca della verità ma la ricerca delle bugie, delle menzogne ​​volontarie e involontarie, frutto di pregiudizi ideologici o di semplici castronerie.Il metodo non è certo nuovo e quasi tutta la letteratura del giornalismo investigativo si basa sulla ricerca delle bugie e dei “vizi” di forma e sostanza. Sono bastate due o tre menzogne ​​rivelate sul Vietnam per portare alla fine della guerra e alla sconfitta materiale e morale degli Stati Uniti. Un paio di bugie esposte dal Watergate hanno liquidato un presidente degli Stati Uniti, altre due sono ora esposte per liquidarne un altro, mentre un'altra serie di rivelazioni sull'Ucraina denuncia la fallacia dell'intera narrazione occidentale su quella guerra e sui suoi veri scopi e responsabile. La novità assoluta di Laporta e del suo libro sta nel fatto di esporre un racconto massa di bugie, incongruenze e mistificazioni da rendere l'intera storia conosciuta di quel delitto incredibile.Una sola di esse sarebbe sufficiente per avere uno scoop giornalistico ea promuovere una revisione di tutta la verità giudiziaria o extragiudiziaria ormai consolidata. Ma Laporta le espone tutte, e tutte assieme le ripete e ribadisce: in maniera brutale e raffinata, sottintesa e aperta, quasi alla ricerca di uno scontro con tutti. Uno che scontro possa portare in tribunale qualcuno e lui stesso dandogli modo di riaprire il “caso Moro” su basi nuove se non di prove almeno di dubbi legittimi e fatti ritenuti incontestabili diventati più che contestabili e inaccettabili anche e soprattutto a distanza di quasi mezzo secolo .Le “bugie” denunciate da Laporta riguardano tutta la vicenda: non furono soltanto quattro terroristi fai da te a sparare su Aldo Moro ma “lo Stato e le BR”, professionisti del crimine e dei servizi segreti. Aldo Moro non era a via Fani quando fu massacrata la sua scorta; dopo 55 giorni di prigionia chi gli sparò al cuore non volle firmare il delitto ma nascondere le torture inflitte. Il riferimento dell'autopsia sul suo corpo è incompleto. Ci fu un traditore, un Giuda, forse, ma lo Stato stesso tradì Moro. E le sue lettere dalla prigionia contengono sotto forma di complicati anagrammi informazioni preziose sulla verità. Non c'è un aspetto della vicenda sul quale Laporta non espone la falsità.E di esse è certo, non perché sia ​​depositario di una verità nascosta ma perché la narrazione e le conclusioni “ufficiali” che lui e altri pochissimi analisti hanno acquisito e verificato nel corso di quasi mezzo secolo fanno acqua da tutte le parti e la verità, qualunque essa sia, spilla dai fori delle raffiche di bugie rischiando di disperdersi irrimediabilmente. Sono i documenti a parlare ei ragionamenti razionali ad elaborare i dubbi che la Magistratura, in questo Laporta è chiaro, ha l'obbligo di dirimere individuando esecutori e mandanti. Quelli veri. Non è un compito facile. Lo stesso lavoro di Laporta lo complica con collegamenti inesplorati o volutamente tralasciati da parte delle autorità competenti e dei media.La porta non finge di essere asettico e distaccato, è passionale e vuole dimostrarlo con le parole enfatizzate, i puntigli esasperati, le ripetizioni, le annotazioni, gli aggettivi e gli insulti, e con la stessa grafica zeppa di “accidenti”. Egli partecipa emotivamente con foga e una prospettiva critica e “militare” formata e de-formata dagli anni della guerra fredda – gli anni di Moro- in cui bisognava credere in un mondo minacciato da un Grande Male e difeso da un Grande Bene. Insiste sulla matrice tutta italiana del delitto ma cita ripetutamente Cia e Kgb apparentemente per esonerare la prima e accusare il secondo, mentre per Stasi (Germania Est) e altri Servizi nazionali e stranieri è più che esplicito.Il suo modo di chiamare la Disinformazione operata dallo stato italiano e dai nostri media con il nome russo Desinformatsiya non è un vezzo linguistico ma una chiara allusione alla matrice ideologica e operativa sovietica che secondo lui sarebbe alla base di tutta la disinformazione globale. Un primato forse meritato ai tempi di Stalin ma che l'Occidente dovrebbe reclamare dopo mezzo secolo di sistematica disinformazione istituzionale. Tuttavia, toni e visioni personali a parte, il cumulo di bugie denuncia da Laporta fa del suo libro qualcosa di più del semplice “sasso nello stagno”. Il libro non provoca onde concentriche che pian piano approdano alle rive. Ogni pagina lancia un macigno e tutte assieme provocano onde che interferiscono fra di loro, annullandosi e amplificandosi,finendo per sollecitare e collidere con le accuse ei sospetti di complottismo, revisionismo, disinformazione che puntualmente toccano chi non si adegua ad una narrazione precostituita. Il risultato è la creazione di una turbolenza generale, una vera e propria tempesta che modifica lo “stagno”, di per sé allegoria dell'immoto e del putrido. Ma anche questo non è casuale: Laporta, con le sue cannonate contro le raffiche vuole bonificare lo stagno anche a costo di eliminarlo: acqua e fango. Esponendo le bugie egli esaminò la melma che ricopre questa vicenda e che è tuttora in fase di accrescimento ed espansione anche in altri campi.

 

 

*

L'autore del libro:  Piero Laporta  – Dal 1994, osservate le ambiguità del giornalismo italiano (nel frattempo degenerato) Piero Laporta s'è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come d'altronde sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni, Arbiter, Il Mondo e La Verità). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi, ed.Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo con Stilum Curiae, il blog di Marco Tosatti. D'altronde il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito https://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico, non apprezza Bergoglio e nemmeno quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.(dal sito: https://www.pierolaporta.it/author/pierolaporta/ ) Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico, non apprezza Bergoglio e nemmeno quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli. (dal sito: https://www.pierolaporta.it/author/pierolaporta/ ) Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico, non apprezza Bergoglio e nemmeno quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.(dal sito: https://www.pierolaporta.it/author/pierolaporta/ )

L'autore della recensioneFabio Mini  è generale del Corpo d'Armata dell'Esercito Italiano ed è stato Capo di Stato Maggiore del Comando NATO del Sud Europa e comandante della missione internazionale in Kosovo. Ha comandato tutti i livelli di unità meccanizzate ed ha prestato servizio negli Stati Uniti, in Cina e nei Balcani. Ha diretto la Comunicazione della Difesa e l'Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze. Laureato in Scienze strategiche con Master di secondo livello, specializzato in Scienze umanistiche e Negoziato internazionale è commentatore di geopolitica e strategia militare. È Consigliere della Fondazione ICSA e membro della Società italiana di Storia Militare. Scrive, tra l'altro, per le riviste “Limes” e “Geopolitica , collabora con “l'Espresso” ed è editorialista de “Il Fatto Quotidiano”. È autore di numerosi saggi e una decisione di libri. Tra gli ultimi pubblicati:  L'Europa in guerra , La guerra dopo la guerra; Soldati; Mediterraneo in Guerra; La guerra spiegata a...; Eroi della guerra; I guardiani del potere e perché siamo così ipocriti sulla guerra? Per la Libreria Editrice Goriziana (Leg) ha curato le edizioni italiane di Guerra senza limiti dei colonnelli cinesi Qiao Liang e Wang Xiangsui, Fanteria all'attacco di Rommel, i Diari di Hitler, Paride di B. Liddel Hart e altri.È Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana e Commendatore dell'Ordine Militare d'Italia. Tra le insegne straniere è Officer della Legion of Merit Usa ed è insignito delle medaglie al merito militare della PRC e del Kosovo.

 

Per gentile concessione di Vision & Global Trends

 

April 18, 2023

(Storie vere di anziani e di malati rari)

Maddali e Bruni edizioni

 

Vi sono libri che hanno l'intento di fare comprendere quell'oltre lasciando il lettore arricchito interiormente dove la riflessione diventa tarlo emozionale e la sensazione della nostra impotenza umana si trasforma in specchio dove riflettersi e chiedersi se tutto ciò, potrebbe fare parte di noi.

"Guarda con i miei occhi" per esempio è uno di questi libri. Scritto da un medico, un dottore che della propria vita ha dedicato gran parte, vicino ai malati più fragili, più indifesi e spesso non compresi: gli anziani con le loro malattie legate all'età ma anche a persone non abili e a patologie complesse; malattie rare, forme maligne, depressioni e sofferenze psicologiche- Si tratta del dott.re Carlo Mugelli, medico chirurgo, specialista in geriatria e gerontologia di Firenze che attraverso una scrittura appassionata e emozionale ci trasporta nelle vite di alcuni suoi pazienti dove la disabilità fisica e psicologica hanno  minato i loro giorni.

 Il lettore che intraprende questa lettura coinvolgente fin dall'inizio, viene immediatamente attratto dal linguaggio letterario dell'autore, un linguaggio che ci trasporta con emozionalità nelle storie di alcuni suoi pazienti che ha tenuto nel cuore e nella mente tanto da riportarle con delicatezza e umanità fra le righe. Vi saranno momenti di rimembranze cliniche del dottore dove evocherà tutte quelle esperienze che lo hanno reso l'uomo e il medico che oggi è. Ogni storia fa male, fa pensare, fa intuire le varie complessità. Storie dove si intuiranno le difficoltà dell'uomo e del medico che non possono scindersi e che per questo vivono due vite  a sé: quella di chi per professione deve gestire con le giuste modalità deontologiche il malato e quella dell'uomo che ha pietà, comprensione e vive il coinvolgimento umano/emozionale che spesso è costretto a soffocare per ovvi motivi. Mugelli non solo si limita al racconto della propria esperienza con il malato, ma ne esprime anche le difficoltà familiari di chi vive ogni giorno senza esperienza alcuna quelle patologie che trasformano i nostri cari e nonostante tutto li vigilano con amore.

Si esprimerà anche su quelle realtà quando non tutti gli affetti sono reali e dediti all'amore e dove il malato diventa peso da sostenere delegando altri al sostentamento come un qualsiasi pacco postale. Di tutto questo l'autore ne sente il dolore perché l'uomo a volte sovrasta (per fortuna) la professione.

Ci saranno ricordi, memorie mai dimenticate, aneddoti, si comprenderà quanto il dottor Mugelli  fin dagli anni universitari fosse portato alla comprensione e al rispetto del malato, quanto di quei giorni gli sia rimasto dentro ad insegnamento perpetuo ancora adesso. Nelle sue parole pare di sentire la voce di Adolfo, di Mara, del signor Taddeo, di Cesare, della nonna che s'inventa otto nipotini, di Annamaria detta Dudy di Mary sorella di Gianni, di tutto coloro che sono stati toccati da malattie rare, degli anziani che non ricordano nulla, dell'amico perduto e di tutti quelli che grazie ai medici attenti, impegnati, rispettosi del malato rendono il mondo migliore. Un libro che tutti dovrebbero leggere poiché la vita può catapultare ognuno i noi in situazioni che mai penserebbe di vivere né personalmente né trasversalmente. La vita è preziosa e forse ce ne rendiamo ancora più conto solamente nei momenti difficili.

 

 

April 15, 2023

Da pochi giorni è uscito il libro "Una vita di emozioni" di Anna Rita Bassani A&A Marzia Carocci; pagine d'amore e di ricordi verso la propria madre Maria Fortunato scomparsa
recentemente a 100 anni. Era una poetessa introspettiva che ha saputo catturare le immagini ei sentimenti interiori facendone parole in versi ma soprattutto una donna dalle grandi qualità umane che ha saputo trasmettere i propri sentimenti materiali e spirituali con amore e intensità emotiva alla figlia Anna Rita.

Il libro ripercorre aneddoti, rimembranze e spaccati di vita di Maria Fortunato, una donna sempre impegnata in percorsi umanitari, un'attitudine all'ascolto, all'aiuto, alla comprensione. Anna Rita, attraverso le parole stampate, pare prenderla per mano e fa rivivere un passato che non può essere sepolto ma sottolineato per il valore e la potenza che solo l'amore e la dedizione verso l'altro possono osare . Le fotografie inserite nel libro ci rendono ancor più vivo e vivido il carattere e la forza d'animo di una donna che va ricordata e conosciuta attraverso le poesie, i racconti, gli episodi della sua lunga vita. Una donna dagli occhi buoni, dall'eleganza innata che anche dalle pagine di un libro riesce a trasmettere empatia in chi la osserva comprendendone la forza fatta anche di fragilità emozionali. Nella lettura ci rendiamo immediatamente conto di quanto alcune persone non conosciute dai più, abbiano qualcosa che fa la differenza; Maria Fortunato era una di queste.

 

D-Anna Rita, chi era tua madre?

 

R-Era una persona generosa e sensibile di fronte alla sofferenza e al dolore umano.
a sua sensibilità non le permise di essere indifferente rispetto al grande mistero  della vita e, nonostante i suoi lunghi anni, riuscì sempre a provare emozioni giovanili.
La mamma era una “senza età”.             

 

D- Cosa amavi di più in lei?

 

R- Affrontava i problemi con calma e serenità, senza trascurare il punto di vista altrui e con l'occhio sempre attento ai propri errori. Mi diceva spesso: “Tesoro non ti preoccupare, a tutto c'è rimedio”. Amavo in lei il suo pensiero profondo e la capacità di scavare nell'animo umano. Era un piacere ascoltarla! 

 

D_ Tua madre ha svolto assistenza nei consultori pediatrici questo negli anni '60, cosa ti ha raccontato di quel periodo?

 

RI bambini che afferivano ai consultori pediatrici, vivevano in contesti familiari spesso disagiati, con casi frequenti di mamme in difficoltà e figli con problemi psico-fisici. A volte, si presentava la necessità di svolgere un'assistenza non solo medico-sanitaria ma anche sociale e, in questi casi, la mamma prestava servizio a domicilio, con tanto impegno e passione. Al servizio pediatrico in sede, dotato di dispensario di latte in polvere, si affiancava il consultorio mobile , accolto con successo nel territorio da mamme che con i loro bambini affollavano le piazze e accoglievano il personale sanitario con grande entusiasmo. 

 

D- Nel libro parli di una casetta di cartone che tua mamma costruì per te: vuoi parlarcene? 

 

R-Era una casetta delle bambole che, in miniatura, racchiudeva tutte le comodità di una casa, fin nel piccolo dettaglio d'arredamento. Con le sue magiche mani riuscirono a trasformare semplici scatole di cartone in una cucina arredata, in un salone con porta e in una splendida camera da letto, con armadio e toilette, tutto con decorazioni colorate con stoffa e carta adesiva. Fu una grande sorpresa per me trovare la magica casetta come regalo di Natale!

 

D- Nel libro scrivi che tua mamma ha iniziato a scrivere poesie in un momento di particolare dolore, questo è usuale in chi si accinge in questo tipo di letteratura. Vuoi dirci cosa spinse mamma a scrivere i propri sentimenti in versi?

 

R-La spinta motrice che la indusse a comporre poesie fu una voce interiore che voleva dar vita ai suoi sentimenti, alle sue emozioni, ai suoi stati d'animo, come la solitudine, che fu il primo motore. Fu la stessa voce che le permise di tradurre in versi il suo passato, che portava sempre nel cuore. 

 

D- Cara Anna Rita, hai un ricordo particolare che non hai annotato nel libro e che vorresti dirci?

 

R-Il primo giorno di scuola, la nonna le raccomandò di scrivere con la mano destra, dal momento che la mamma era mancina. Con grande sforzo e concentrazione ottenuta nell'impresa e compose i primi segni sul quaderno, proprio con la mano destra. Un vero miracolo! 

 

D- -Dio o il nulla eterno-fu un mantra emotivo che tua mamma sentiva interiormente. Vuoi parlare?

 

R Il dubbio sul mistero della vita, ha sempre accompagnato e affascinato la mamma e, nello stesso tempo, ha arricchito il suo pensiero, con una spinta emozionale verso l'assoluto, verso un Dio universale, unità di tutte le cose. Di fronte all'immensità sentiva dentro di sé una grande emozione, proprio come recitò nella poesia “La speranza “: In un abbandono travolgente / nello sconfinato universo mi trovai / dove la speranza, / motore della vita, / è l'ultima a morire . 

 

D- Quali sono stati gli insegnamenti profondi che tua mamma è riuscita a impartirti?

e quale domanda non le hai mai fatto e che adesso vorresti farle?

 

R-Ha stimolato in me il pensiero logico, aiutandomi ad acquisire consapevolezza delle mie emozioni, senza trascurare il punto di vista altrui. Mi trasmise un approccio empatico verso la vita, che mi aiuta a sentirmi “parte di un tutto”.

Alla seconda domanda rispondo così:

Cara mamma,

con me hai vissuto una vita d' intense emozioni che ti hanno reso felice. Qual è l'emozione più grande che ti è rimasta nel cuore?

Credo che la sua risposta sarebbe stata: “quando ti ho stretta per la prima volta sul mio grembo”. 

 

D- Prima di lasciarci cara Anna Rita mi piacerebbe che in poche righe dicessi a chi ti legge perché hai voluto ricordare mamma e se vuoi, al termine, regalaci una sua poesia. 

Fu Antonietta Risolo a propormi di scrivere la sua storia. Con entusiasmo accettai, con il proposito di rendere sempre vive le sue emozioni e lasciare una testimonianza della sua vita meravigliosa.

Tra le sue poesie, scelgo quella che dà il titolo alla sua ultima silloge e che rappresenta una parte della sua personalità: 

 

Testa tra le nuvole

 

Piange, ride e si dispera

quella bimba che non vuol capire

e, ribellandosi, inseguir vorrebbe

quel mondo che ritrovar non puote.

 

“Che colori, che luce, che sussurìo,

in quel fantastico mondo!....

c'è sempre l'alberello, dai candidi e profumati fiori

coi provvidi rami tesi,

per riabbracciarla

in un ampio

che fermar vorrebbe il tempo.

 

E le altalene improvvisate

o con la corda pendente dalla ringhiera della scala,

o con la tavola da letto bilanciata su due pezzi di tufo,

in attesa dei piccoli amici

che proiettar si lasceranno in volo.

 

E sono tutti lì, timidi e indecisi,

ma pur sempre felici,

ora attorno a Bobi che la zampa alza in segno di saluto,

ora dietro al gattino che ratto attraversa il cortile

e alle farfalle che rincorrer si lascian.

 

E che dire, infine, di testa tra le nuvole,

seriamente occupata a far mangiare

le patatine fritte alla sua bambina

ea seppelir, pietosamente,

quell'uccellino dalla breve vita?

 

E' tutto intatto e immacolato,

in quel mondo che non può svanire

perché, ribelle e mai paga,

c'è sempre quella bimba

che non vuol morire.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

March 14, 2023

 

Per educare al futuro troviamo  in libreria “Quale mondo quali futuri”,  l’ultimo libro pubblicato dall’editore Asterios per il Movimento di Cooperazione Educativa. Destinato a docenti,  educatori, operatori socioculturali, ambientalisti, ricercatori, giovani sensibili a questi temi e  che vogliano intraprendere un percorso didattico  sul futuro,   il libro è stato scritto da Giancarlo Cavinato, Marta Fontana, Leonardo Leonetti e Patrizia Scotto Lachianca, autori impegnati da lunghi anni con il MCE nella formazione,  per una scuola democratica e cooperativa.

 Degrado ambientale, mutamenti climatici, disuguaglianze sociali, riduzione crescente delle risorse del pianeta, con conseguenti   trasmigrazioni di popoli, pandemie e nuovi  focolai di guerra   rendono sempre più incerto il nostro futuro.

L’impatto di tali problematiche sui giovani è molto forte e impegna  i docenti  nell’offrire ascolto e comprensione per i loro  bisogni e a ricercare nuove strategie didattiche, per trovare insieme risposte e speranze per il futuro.

Nato da riflessioni ed esperienze del gruppo  Educazione alla pace del MCE,  “Quale mondo quali futuri” realizza un percorso di formazione e laboratori didattici per alunni, docenti, educatori e sostenitori dell’idea che futuri alternativi sono possibili e necessari. Così come è necessaria un’educazione attenta al Pianeta, agli esseri viventi, all’ecologia della mente, alla convivenza pacifica, con l’obiettivo di una vita dignitosa e giusta per tutti. Le indicazioni e le proposte concrete esposte nel libro sono orientate in questa direzione. Il testo,  alla luce dell’Agenda 2030, della Carta della Terra e dei nuovi paradigmi conoscitivi, affronta come sviluppare, attraverso giochi e attività operative, una coscienza planetaria e la consapevolezza della necessità dell’impegno e della responsabilità di ciascuno.

Il libro è composto di un ricco repertorio di oltre 70 giochi, attività e simulazioni organizzate per obiettivi, temi, materiali occorrenti, istruzioni per insegnanti ed educatori, da proporre a bambini e ragazzi a partire dai 6/7 anni. Alcune attività sono adatte anche alla scuola secondaria.

 Le schede-proposta possono essere utilizzate anche per lezioni di educazione civica,  in linea con le Indicazioni nazionali.

 

  

Collana MCE. Narrare la scuola

Formato 16 x 23

Illustrazioni b/n e colore

Pagine 192

Prezzo di copertina e 23,00

ISBN 9788893132343

Acquisto disponibile presso www.asterios.it

http://www.mce-fimem.it/pubblicazioni/mce-libri/narrare-lascuola/

 

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* Rosaria Cetro , dirigente scolastico, componente MCE della redazione per la collana  Narrare la scuola.

 

February 02, 2023

 

 

Lo scrittore comasco Silvio Foini è tornato in libreria con il suo ultimo romanzo a titolo "Contado del Seprio Morbus" per i tipi dell'editore varesino Macchione.

Si narra di una terribile pestilenza intorno all'anno 1460 dc che infuriò nelle contrade del Seprio, territorio longobardo. Carestie e morti decimarono le povere popolazione contadine e si dovette ricorrere all'arguzia di un monaco, priore di un piccolo convento di Varese, sostenuto da una divina apparizione per debellarla. Il romanzo ruota attorno al monastero di Torba, oggi patrimonio Unesco, ed al paese di Gor, oggi Gornate Olona.

Il romanzo è l'ultimo dei quattro sulla saga del Seprio medievale, iniziato con "IL MONASTERO DEL MALE" Newton Compton seguito da altri tre sempre per l'Editore varesino Pietro Macchione assoluto interprete del territorio della provincia di Varese. Del primo è stata fatta un'edizione di audiolibro visibile su internet. I romanzi hanno ottenuto un buon seguito in tutta la provincia di Varese e Como.

La bella copertina ad alto impatto visivo è stata realizzata da una giovane, studentessa di nome Gaia Petrarca residente nel territorio del Seprio ed appassionata della sua storia millenaria.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

January 05, 2023

In occasione di un incontro culturale tenutosi presso uno degli ultimi circoli romani in cui si investe ancora il tempo seguendo interessanti confronti tra studiosi, ho casualmente incrociato tal Gabriele Furiosi. Personaggio azzimato, curato tanto nell'estetica quanto nel linguaggio. Sono rimasto colpito dalle sue analisi e dal promettente lavoro che è in procinto di dare alle stampe entro la prossima estate. Raggiunto poi telefonicamente, ho avuto modo di intervistarlo. Il testo che segue, è la fedele trascrizione della comunicazione occorsa.

D Ho avuto modo di assistere al suo intervento a margine dei lavori dedicati alla “Conferenza sui condizionamenti delle masse”. Ho trovato davvero interessanti sia i dati scientifici menzionati, sia l’approccio multidisciplinare impiegato per scandagliare i comportamenti delle masse medesime in relazione coi sistemi del vero potere. Mi aiuti a comprendere più da vicino alcuni elementi della sua persona e questo modo di approcciare al tema.

R Su di me, credo ci sia ben poco da dire. Son semplicemente uno studioso, un ricercatore indipendente. La mente, il cervello, il comportamento, la politica e, più propriamente la natura umana nel suo complesso ed il suo ambiente di riferimento, son stati per trent’anni e, continuano ad esser l’oggetto esclusivo delle mie indagini. Ciò che però senza dubbio, mi distingue dagli altri uomini di scienza, è l’aver recisamente e pervicacemente ricusato sin da giovane l’approccio iperspecialista del nostro tempo, edificando financo una nuova disciplina, la neuropsicobiopolitica applicata all’ambiente.

D Neuropsicobiopolitica applicata all'ambiente! Una sorta di nuova disciplina? In sintesi: qual è la radice di questa indagine sui meccanismi della Natura Umana e qual è la missione di questo innovativo approccio allo Studio?

R Come preaccennatole, ho informato gran parte della mia vita allo studio della natura umana e, di quelle determinanti endogene ed esogene, ovvero biologico-ambientali, che ne hanno condizionato e modellato nel tempo l’espressione genetico-comportamentale. Ben tosto mi son però avveduto che nessuna disciplina, presa singolarmente, era invero in grado d’esplicar e dar conto dell’ineffabile complessità umana: struttura, funzione, cognizione, comunicazione, interazione, comportamento ed ambiente. Ciononostante, l’organismo umano viene ancora studiato a compartimenti stagni, ed alle diverse aree ed organi corrispondono altrettante discipline scientifiche non comunicanti tra loro, sebbene sia stato ormai ampiamente dimostrato che sistema nervoso, endocrino ed immunitario interagiscano costantemente tra loro e con l’ambiente. Ciò mi ha indotto appunto a dar vita alla neuropsicobiopolitica applicata all’ambiente, che contempera gli studi di neurofisiologia, endocrinologia ed immunologia, con quelli di psicologia, filosofia, economia e politologia.

D Durante il suo intervento, ho avuto modo di appuntare “la teoria neurobiologica rivoluzionaria” sul mio taccuino. Ora le domando: per cosa si contraddistingue “la teoria neurobiologica rivoluzionaria” e su quali fenomeni intende gettare luce?

R Una parte delle mie ricerche, ha avuto come oggetto i processi di aggregazione, conflittualità, dominanza e gerarchia all’interno dei sistemi gruppali, consentendomi alcuni anni fa d’individuar il più importante meccanismo neurobiologico alla radice della socialità in genere e dei processi d’attaccamento, gregarismo e leadership in particolare. In altre parole, il succitato meccanismo - che ho chiamato “monofobia”- esplica ed enuclea cosa induca gli individui a ricercar una figura guida e, come si strutturino le gerarchie all’interno del gruppo. Come suggerisce il suo nome, la mono-fobia è un’avversione innatista all’isolamento, la cui filogenesi è riconducibile al rischio di predazione a cui l’isolamento espone. Più propriamente, è un meccanismo neurobiologico difensivo congenito di risposta automatica che viene elicitato da segnali di minaccia e da sensazioni d’insicurezza ed incertezza, spingendo il soggetto a fugar appunto l’isolamento ed a superar il pericolo e l’impasse decisionale ricercando sicurezza, protezione e collaborazione attraverso la connessione sociale con una figura guida o con il gruppo. È d’uopo tuttavia considerare che i livelli basali della monofobia, così come dell’ansia, son tratti stabili della personalità e son ovviamente variabili da soggetto a soggetto.

D In che modo questo “meccanismo neurobiologico” verrebbe a collegarsi al tema ambientale? Quali relazioni sottendono al collegamento tra le due sfere?

R I dati raccolti nelle mie annose e pluridisciplinari ricerche, mi hanno di fatto persuaso che gli organismi non possono che esser studiati e compresi a principiar dalla loro relazione con l’ambiente e, dal loro inesausto modificarsi nel conato di adattarvisi. Potremmo definir la relazione tra organismi ed ambiente, come una coevoluzione biologico-culturale in cui organismi ed ambiente si condizionano reciprocamente. È tuttavia patente che l’uomo, avendo sviluppato metodi plurisecolari di trasmissione culturale e tecnologie sempre più avanzate, sia in grado di condizionar l’ambiente in modo ben più marcato e pervasivo. Tecnologie, che numerosi Stati non esitano ad impiegar tanto sui propri cittadini, quanto su quelli di altri paesi. Mi riferisco ad esempio all’impiego di software spia per controllar politici, giornalisti, ricercatori, medici, attivisti e dissidenti, o alla costante manipolazione dell’informazione attraverso il capillare controllo dei principali media, al fine di orientar e condizionar il pensiero e la percezione della realtà nelle masse.

Già nell’aprile del 2021 nel mio articolo “Libertari e Sicurtari”, evidenziai che le élite dominanti avevano preso contezza che i popoli tendono a barattar la propria libertà, se credono possa esser a rischio la propria sicurezza. Pertanto - statene pur certi - faranno in modo che codesto stato di emergenza ed assoggettamento si protragga il più a lungo possibile, giacché è proprio sulla teme ed insicurezza delle masse che si regge il loro mendace dominio. Come infatti ho seppur concisamente dianzi esplicato, i fattori di minaccia - reali o fittizi che siano - attivano la “risposta monofobica” un meccanismo neurobiologico congenito d’allerta e difesa, che spinge appunto gli individui a ricercar protezione, sicurezza e rassicurazione nell’autorevolezza di una figura guida - sovente incarnata da una figura socialmente autorevole - e o nella connessione con il gruppo. Non è certo un caso che ormai da trent’anni si passi senza soluzione di continuità da un’emergenza all’altra, sia essa economica, bellica, terroristica o pandemica. Mi corre altresì l’obbligo evidenziar che il costante ed artatamente reiterato allarmismo propalato da media e politici non impatta meramente su comportamenti e stati d’animo. Codesti fattori stressogeni - come è ampiamente dimostrato - oltre ad abbassar le difese immunitarie e ad esser cagione di disturbi d’ansia e dell’umore, possono ad esempio comprometter il funzionamento delle surrenali, della tiroide, delle gonadi, del sistema gastroenterico, del cuore e dell’encefalo. Oggi gli studi epidemiologici hanno ampiamente dimostrato che l’eziopatogenesi di molteplici morbilità e mortalità è riconducibile alle risposte neurofisiologiche di adattamento agli stress ambientali. Pertanto - come dimostrerò nel mio trattato - non è possibile studiar in modo approfondito l’uomo, prescindendo da un approccio pluridisciplinare e dal suo ambiente di riferimento, nonché da quei fattori politici e geostrategici che contribuiscono a foggiar il suddetto ambiente. Ambiente, in cui gran parte dei disagi sociali, son invero ahimè artatamente creati dalle politiche imperialiste di taluni Stati e da un’empia cleptocrazia finanziaria, proprio per mantener in un costante stato di prostrazione e sottomissione i popoli.

D Sottomissione dei popoli, cleptocrazia finanziaria... uno scenario corrispondente all'amara realtà dei tempi correnti. Si riconoscono, sostanzialmente, i segnali allarmanti di un futuro ancor più distopico...

R … La complessità del momento presente e, l’impegno che ci attende, potrebbero esser sintetizzati in un mirifico passo di Miguel de Cervantes “combattiamo contro tre giganti, mio caro Sancho: l’ingiustizia, la paura e l’ignoranza.” Ebbene, nell’attuale società neoliberista, l’individuo e la sua autodeterminazione son stati sacrificati sull’altare dell’utile, della competitività e della crescita illimitata, che di fatto nei paesi maggiormente industrializzati stanno accrescendo pauperismo, sperequazione, disagi psichici, consumo di antidepressivi e suicidi. In una società siffatta, non v’è ovviamente spazio per la libera ricerca e, chi intenda intraprenderla non ha altra strada che “il passaggio al bosco”. Cionondimeno, è d’uopo rammentar che nessun governo, sia esso monarchico, oligarchico o democratico, possa reggersi senza il consenso popolare e, le misure autoritarie e liberticide imposte da molti governi nel periodo pandemico, hanno di fatto determinato l’attraversamento di quella linea, di quel meridiano zero di jungeriana memoria che hanno suscitato la riprovazione e la rivolta - pacifica e via internet, s’intende - di numerosi intellettuali. Dai loro articoli, ha così preso abbrivo quel “processo di decondizionamento delle masse”, che da un lato sta appunto minando la capacità di condizionamento sociale della propaganda mediatico-governativa e, dall’altro sta riunendo gruppi di ricercatori indipendenti, intellettuali e liberi pensatori dal cui impegno ed ingegno stanno germinando le premesse di un mondo nuovo. Ma che cos’è un uomo in rivolta? Camus risponderebbe “un uomo che dice no… questo no afferma l’esistenza di una frontiera.” E, sebbene la battaglia sarà lunga e complessa, Codesto è irrefutabilmente il prodromo d’un cangiamento epocale, in cui la comunicazione che per oltre un secolo è stata meramente verticale, ossia dai media ai cittadini, non solo ha cominciato a circolare anche in modo orizzontale - ovvero da cittadino a cittadino - ma a determinarne il successo son finalmente i leader naturali, non un potere iniquo ed autoreferenziale. Ciò ovviamente minaccia la capacità di governi e media di orientar e condizionar le masse e, credete a me, questo sarà il campo di battaglia su cui l’uomo moderno combatterà la sua prossima e più importante battaglia, quella per la Libertà.

E, sebbene la battaglia sarà lunga e complessa, auspico e mi lusingo che la pubblicazione della mia opera e l’innovativa teoria neurobiologica ch’essa espone, possano da un lato favorir il dialogo con le istituzioni e, dall’altro addivenir un infungibile strumento d’esegesi politica ed un baluardo contro le minacce, le pressioni e le manipolazioni del Leviatano. 

Chi desiderasse mettersi in contatto con l'intervistato, può farlo inviando una mail a: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Roma, Gennaio 2023

 

 

 

January 01, 2023

                                  “… i soldi girano il mondo dove vogliono loro, le fabbriche di armi e quelle farmaceutiche sono le grandi potenze che decidono da che parte deve tirare il vento. E noi, in questo orizzonte, cos'altro siamo se non dei poveri maialini d'allevamento, la cui salute, farmacologicamente controllata, ha un unico fine, quello del rendimento? "

                                                                                                             SUSANNA TAMARO 

 

Non so quanti, nel mondo della cultura e dell'editoria e, in particolare, nel mondo cattolico, si siano accorti dell'ultimo libro di Susanna Tamaro, Tornare umani*

Certamente se n'è accorta Selvaggia Lucarelli che, in maniera goffamente sarcastica, ha tentato di ridicolizzare la Tamaro, riuscendo soltanto a dare, una volta di più, convincentissima dimostrazione della sua incapacità di confrontarsi con chi ama e pratica il ragionamento e non le mere baruffe dell'insulto volgare e dell'anatema.

E se ne sono anche accorti, fortunatamente, Gilberto Corbellini e Alberto Mingardi che, sul Foglio del 31 ottobre, hanno dedicato al libro della Tamaro una recensione ampia e riccamente argomentata, non priva di qualche riserva, ma fondamentalmente orientata a sottolinearne e a valorizzarne i contenuti .

Tornare umani è un libro che ha molti meriti e che, pertanto, potrebbe rappresentare uno splendido  cadeau natalizio o capodannizio da raccomandare senza esitazione a provax convinti (soprattutto) oppure apostati, a novax, freevax ed anche bohvax.

Si tratta, infatti, prima di ogni altra cosa, di un libro onestissimo e coraggioso, nato dall'amarezza di chi, in questi terribili anni di dichiarata pandemia (funestati da coercizioni vacciniste, demonizzazioni antinovax e “ comportamenti sociali aberranti ”, in cui il virus più pericoloso in circolazione è stato quello “ della paura, dell'ignoranza, del fanatismo e della violenza ”), si è dolorosamente riconosciuto vittima delle menzogne ​​dei governanti del proprio Paese.

La Tamaro, infatti, come tante altre persone nel mondo, si è inizialmente trovata ad accogliere l'invito pressante ed assillante a sottoporsi all'iniezione di Stato, dogmaticamente celebrata come unica possibile risposta all'Apocalisse incombente, per poi accorgersi, giorno dopo giorno , dei tanti aspetti ingannevoli di tutto l'ingranaggio pseudoscientifico e delle strategie mediatico-governative volte a trascinare l'intero Paese in quella che lei definisce “ una vera e propria guerra civile ”.

Forse il pregio maggiore del libro è rappresentato dall'estrema sincerità che caratterizza l'Autrice nel ricostruire un quadro fedele di quanto accaduto e dei cambiamenti inquietanti da lei riscontrati all'interno della nostra società, conducendo un'analisi critica di apriorismi ideologici e di faziosità di ogni genere, e limitandosi ad osservare la realtà fattuale nella sua dolorosa crudezza, con lucidità di intelletto unita a poetica attitudine all'empatia.

E sono davvero molte le pagine che andrebbero menzionate, esaminate e dibattute, sia quando ci parla di come i media hanno diffuso e fomentato la paura, sia quando si chiede come sia stato possibile che tanto rapidamente si siano “ diffusi comportamenti che di scientifico non hanno nulla ” (come l'impiego paranoico e delirante delle mascherine), sia quando si interroga sull'ingannevole efficacia dei salvifici sieri vaccinali, nonché sull'imbarazzante livello etico dei nostri presunti salvatori (ovvero le pluricondannate case farmaceutiche, con Pfizer in primissima linea) …

Ma c'è un capitolo fra i tanti che merita in modo particolarissimo di essere letto e riletto, un capitolo che, in una scuola del futuro, auspicabilmente restituito al rispetto dei diritti umani e delle verità storiche e scientifiche, meriterebbe di essere inserito in qualche splendida antologia o in qualche sapiente libro di storia o di educazione civica: quello intitolato Errare humanum est .

In esso, dopo aver preso atto dei vizi procedurali che hanno consentito la somministrazione dei cosiddetti vaccini senza il rispetto dei necessari processi   di controllo e di verifica sperimentali (e, quindi, dell’impossibilità di prevedere i loro effetti a breve, a medio e, soprattutto, a lungo termine), e dopo aver constatato che, oramai, “si hanno le prove sul campo che il susseguirsi di dosi in tempi ravvicinati non fa altro che creare danni sempre più gravi al sistema immunitario”, tanto che “i danni ormai superano i benefici”, conclude che i nostri governanti dovrebbero ringraziarci per aver creduto alle loro promesse (tanto da “essere stati obbedienti come topolini bianchi davanti alla pressoché infinita varietà di limitazioni imposte alla nostra vita”),   e successivamente abbandonare “i toni autocelebrativi” e sentirsi chiamati a “chiederci perdono”.

 

Perdono per il servizio sanitario nazionale distrutto,

                 le autopsie vietate,

la sudditanza alle case farmaceutiche,

                 la Tachipirina e “vigile attesa”,

l’”infinità folle di regole che di scientifico non avevano nulla, ma di vessatorio molto”.

                “Perdono alle forze dell’ordine, costrette a inseguire i cittadini onesti”,

ai negozianti e ai ristoratori ridotti alla bancarotta,

                  perdono ai bambini costretti a indossare la mascherina.

Perdono “per tutti i morti chiusi in sacchi neri”,

                 “per i silenzi della magistratura, dei sindacati, di tutte quelle persone che per anni hanno esaltato la Costituzione più bella del mondo e, all’arrivo del virus, si sono dimenticati di questa bellezza.”

Perdono “alle persone costrette a vaccinarsi per non perdere il lavoro”,

                  agli anziani isolati nelle Rsa,

a tutti coloro a cui, per mesi, “è stato cancellato il diritto di esistere nella società”.

 

Il perdono, dice Susanna, è “linfa vitale di ogni rapporto umano”, ma, purtroppo, non ci è ancora dato cogliere segnali in tale direzione. I politici che dovrebbero invocarlo, infatti, proseguono vergognosamente a praticare imperturbabili il “rito dell’autoincensamento”.

Lungi dal dare spazio a un sentimento umano come il perdono, - scrive, a conclusione del capitolo - abbiamo imboccato la via di una deriva transumana che affonda le radici in una pagina nerissima della storia collettiva.”

 

Tornare umani è un libro dalle molte anime: un po’ lucida analisi sociologica, un po’ tagliente “j’accuse”; un po’ zibaldone dalle amare riflessioni filosofiche e un po’  toccantissimo lirico diario interiore.

Un libro, insomma, dai forti contrasti, che oscilla fra cupi scenari di sapore apocalittico e orizzonti luminosi di speranza. Fra la dura condanna di una politica che ci sta rubando l’anima e che sembra aver adottato gli allevamenti intensivi come “paradigma della futura umanità” e la convinzione che il nostro cuore sappia portarci ancora alla compassione, alla misericordia, all’umiltà, insegnandoci a chiedere perdono alla “nostra cara amatissima Terra” e a tutte le meravigliose creature che vivono in lei, vittime innocenti della nostra sciocca ignoranza.

Giunti alla fine del libro, sarà veramente arduo, ne sono certo, riuscire a non trovarsi in felice sintonia con la Tamaro nel suo approdare ad una sorta di francescano misticismo, e con il suo rivolgersi, con immensa gratitudine, alle amate (sorelle) rondini :

 

                  “ Siano benedette dunque le rondini.

                Sia benedetto il segreto nascosto nel mondo.

            Sia benedetto lo stupore dello sguardo di ogni creatura chiamata alla vita .

 

 

       *SUSANNA TAMARO

TORNARE UMANI

edizioni Solferino (settembre 2022)   

December 14, 2022

 

L'attuale conflitto russo-ucraino, affonda le proprie radici in tempi cronologicamente non

distanti da oggi. Tempi che assumono tutt'altra estensione se inquadrati sotto l'ottica geopolitica da

dove si potrebbe arrivare a parlare – per assurdo – di un'era geologica fa. Il motivo di questa

“distorsione percettiva” risiede tutta nel fatto che la divulgazione offerta a partire dal tristemente

noto 20 Febbraio 2014 (massacro di Piazza Maidan a Kiev) dai mass media afferenti all'universo

del cosiddetto mainstream abbia deliberatamente seguito piste tutt'altro che convergenti a seconda

dell'obbiettivo da raggiungere nei diversi archi di tempo occorsi in questi nove anni.

L'inquinamento dei pozzi dell'informazione è solo uno degli strumenti utilizzati nell'intento di

riuscire a pilotare le menti e le coscienze della popolazione soprattutto occidentale. Infatti, non va

dimenticato che i tre quarti di mondo estranei al mainstream godano di tutt'altro regime relativo alla

teoria ed alla tecnologia dell'informazione e posseggano prospettive diametralmente opposte circa le

dinamiche che hanno condotto il pianeta sull'orlo di una guerra atomica per volontà degli stessi

occidentali sedicenti democratici.

Dunque, allo scopo di far chiarezza in questo mare di menzogne ad orologeria, ho deciso

d'intervistare Francesco Amodeo. Senza ombra di dubbio, il giornalista italiano più esperto in

smascheramenti. Sua la locuzione:

“Complottista è chi racconta cose incredibili che non può

dimostrare. Io ho dimostrato cose incredibili che non potevano essere

raccontate”.

Da questo incontro è nata la seguente intervista. Chi avrà l'opportunità di leggerla, ne uscirà

con una prospettiva scevra da qualsivoglia aspetto retorico negativo e sfavorevole. Ma soprattutto

ricaverà il dato essenziale: la capziosità dei “professionisti dell'informazione” non si arresta

nemmeno davanti alla minaccia nucleare.

D:

Il titolo del suo ultimo successo editoriale s'intitola “Perché il conflitto è NATO”. Al di là dell'acuto

gioco di parole, qual è il carattere dominante dell'opera e – se c'è – qual è la scintilla che ha acceso

l'iter delle complesse ricerche?

R:

In buona sostanza, si tratta di un esercizio che possiamo paragonare ad una sorta di imponente

riassunto. Un lavoro di emeroteca che ho inteso condurre allo scopo di sbattere la realtà in faccia a

chi, incurante dei danni provocati da una distorta informazione, si ostini a farne di nuovi ogni

giorno arrivando persino a contraddirsi pur di continuare ad assecondare i desiderata di scaltri

editori mossi da interessi spesso inconfessabili. E per riuscire in questo intento – salvo rarissime

eccezioni – ho fatto uso di fonti esclusivamente occidentali. Statunitensi in primis; ovvero quelle

provenienti dalla Nazione che più di tutte ha interesse a mantenere celati determinati aspetti per

scongiurare scomodi conflitti senza confini, per intenderci.

Poi, quando mi sono sentito sicuro e soddisfatto del materiale raccolto, non ho fatto altro

che riunire le tessere, dando così forma ad un mosaico completo intelligibile a chiunque.

La parte iniziale mi ha particolarmente impegnato. Non è stato facile ripercorrere quelle

che erano state spacciate come le ragioni ufficiali che avrebbero portato Putin a prendere le

distanze dall'Alleanza Atlantica e da altri riferimenti internazionali, e ridare forma a quello che

una forma non aveva. È il solito giochino volto a responsabilizzare solo ed esclusivamente un

soggetto per farlo apparire pericoloso, sporco e cattivo agli occhi dell'opinione pubblica. Si

definisce propaganda. Ed è proprio questa la prima vittima di cui liberarsi se si ha intenzione di

fare le cose come si deve.

Per venire alla seconda parte della domanda, rispondo dicendo che la scintilla che ha

acceso l'iter delle ricerche è riconducibile al massacro di Piazza Maidan del 2014. Anche qui,

stesso copione: da un lato la versione secondo cui il popolo sarebbe sceso in piazza al fine di

ottenere le dimissioni dell'allora Presidente ucraino Janukovyc accusato di non aver inteso

sottoscrivere determinati accordi europei perché ritenuto mero fantoccio nelle mani di Putin; e

dall'altro chi vedeva in quel bagno di sangue di innocenti un vero e proprio colpo di Stato ai danni

                 Francesco Amodeo

del popolo ucraino poi costretto a nuove elezioni sotto asfissiante controllo statunitense affinché

dalle urne uscisse un premier inviso alla Russia ma ben visto dai controllori.

Stante il fatto che la verità è una solamente, mi sono messo a studiare per ricostruire con

documenti alla mano se Janukovyc fosse realmente filorusso o meno. Io stesso vengo individuato

come filoputiniano da coloro i quali sono impegnati da mattino a sera a raccontare menzogne solo

perché racconto la verità vera e non mi allineo a quella ripetuta dal mainstream.

D:

Si accennava alle diverse fonti giornalistiche occidentali. Quale, tra le molte consultate, le ha

consentito di dare il là al lavoro di recupero delle tessere del mosaico?

R:

Senza dubbio un articolo apparso sul settimanale tedesco Der Spiegel risalente al 2014. Pezzo che

ho ampiamente citato nel mio lavoro. In esso si riportava chiaramente che l'ex Presidente ucraino

non fosse affatto filo-russo e men che meno filo-putiniano. Anzi: Putin stesso – si legge sempre in

quell'articolo – “aveva disprezzo per Janukovyc” in quanto costui agisse alla costante ricerca di

stringere accordi con chiunque fosse stato in grado di garantire prosperità all'Ucraina. Per costui,

Russia o Europa non erano che interlocutori dai quale ottenere le condizioni migliori, non so se mi

spiego: stava applicando i criteri politici a vantaggio del proprio popolo, esattamente quello che

qualunque premier dovrebbe fare.

D:

Ci aiuti a comprendere più da vicino la natura di questi accordi che l'ex Presidente ucraino fosse

intenzionato a portare a casa e per quali ragioni si è poi giunti al massacro di gente innocente.

R:

L'Europa stava cercando in tutti i modi di applicare una sorta di Troika in territorio ucraino

mediante l'imposizione dell'abbassamento del prezzo del gas di un folle 40% e la svalutazione della

moneta locale del 25%. E pur di far cadere nel tranello l'amministrazione ucraina, aveva fornito

allo stesso Janukovyc grafici e prospetti inattendibili contenenti cifre sballate e relazioni

inattendibili redatte da una società privata tedesca. Ecco perché costui arrivò a parlare di

“suicidio politico” ad un passo dalla fine del proprio terzo mandato. Prova ne è che i medesimi

conteggi fatti dalla Germania sulle perdite che avrebbe avuto l'Ucraina nel chiudere i rapporti con

la Russia risultavano 50 volte inferiori rispetto alla realtà. Un'assurdità! Ed ecco spiegato il motivo

per cui egli divenne dall'oggi al domani un “tremendo putiniano nemico dell'UE”. Il resto è storia,

come preciso nelle oltre 530 pagine della mia opera.

D:

Potrebbe accennare al ruolo svolto dal Fondo Monetario Internazionale nella faccenda dei fondi da

destinare all'Ucraina in quell'anno?

R:

Il ruolo svolto dal FMI fu quello di rispondere a Janukovyc che siccome si era rifiutato di

sottoscrivere gli accordi così come presentati dall'UE e siccome si era rifiutato di attuare le riforme

di cui sopra (riduzione costo del gas e svalutazione monetaria) la sua richiesta era da ritenersi

nulla ed inammissibile. Ergo, all'ex premier non rimase che accettare l'offerta di Mosca ma così

facendo non fece che cadere nell'altra trappola che il progetto “WIN TO WIN” escogitato da EU e

USA prevedeva. In parole povere, egli non avrebbe avuto speranze di essere rieletto o comunque

avrebbe affamato il suo popolo lasciando la Nazione nelle mani del sistema cleptocratico che ben

conosciamo. Altrimenti si sarebbe ritrovato isolato e con un esercito di manifestanti orchestrati da

“fondazioni” riconducibili ai soliti “filantropi” che lo avrebbero costretto alla fuga se non a

rimanere appeso a qualche lampione.

D:

La storia che il FMI abbia rifiutato l'occasione di sfruttare una Nazione ricca come l'Ucraina suona

un po' curiosa. Thomas Sankara, martire per eccellenza, rivelò al mondo come funzionasse il

meccanismo di vampirizzazione delle risorse. Qual è la sua riflessione in merito a questo

inspiegabile diniego?

R:

Credo che sia giunto il momento di far luce sul ruolo svolto da una donna nota a pochi la cui

influenza internazionale è devastante. Sto parlando della statunitense Victoria Nuland, attuale

Sottosegretario di Stato USA. Al tempo impegnatissima sul fronte ucraino sempre con la medesima

carica, l'equipollente del Viceministro degli Esteri italiano per intenderci. Costei fece di tutto per

mandare in fumo le aspirazioni di Janukovyc di ottenere fondi dal FMI poiché intenzionata a

mettere le mani direttamente dentro ai meccanismi del governo ucraino, chiaro? A lei ed agli USA

di Obama già fiaccati dalla pessima performance in Siria in cui proprio l'appoggio russo aveva

messo in crisi Washington, non era sufficiente far rientrare l'Ucraina tra le Nazioni

finanziariamente schiavizzate ma intendevano proprio farne un loro possedimento confinante con

la nemica russa. Lei e non altri ha messo in piedi quella rivolta a Kiev. Tant'è vero che

nell'intercettazione con l'ambasciatore in loco, lei aveva già comunicato la lista dei nomi di chi

avrebbe dovuto assumere formalmente il potere, riferendo il nome del primo ministro da lei stessa

individuato nella persona di Yatsenyuk.

Quello che davvero lascia a bocca aperta è che nessuno del mainstream abbia mai mostrato

o commentato la figura di questa americana in Piazza a Kiev che si faceva riprendere sul palco

assieme ai rivoltosi che avrebbero avuto la loro parte in commedia. Tutti accompagnati dagli

slogan dell'invasato neocons McCain che arringava col microfono in mano: “Voi avete bisogno

dell'Europa e l'Europa ha bisogno di voi”. Una messinscena surreale interpretata da una coppia di

stranieri che stava ordendo piani occulti a danno di un intero popolo sino al momento in cui è

scoppiato l'inferno con ammazzamenti inenarrabili che hanno visto una sola regia.

D:

Qualcuno ha idea di chi fossero i “cecchini” che hanno aperto il fuoco sulla Polizia e sui

manifestanti? Per quale ragione non ne venne catturato ed interrogato nemmeno uno? Da chi erano

pagati e quale sarebbe stata la loro nazionalità?

R:

Rispondo attingendo ancora una volta al Der Spiegel in merito ad una intercettazione telefonica

che ho riportato nel mio lavoro. Vi erano coinvolti da un capo della linea l'allora Ministro degli

Esteri estone Urmas Paet e dall'altro l'Alta Rappresentante per la politica estera e la difesa dell'UE

Catherine Ashton; colei che venne poi sostituita nel ruolo dalla Nogherini. Ebbene, in quella

conversazione l'estone – che era appena rientrato da una visita ufficiale proprio a Kiev – affermò:

“Tanto tra le persone quanto tra i manifestanti ci sono stati morti

ammazzati da cecchini. E quegli stessi cecchini uccidevano persone su

entrambi i fronti. Ho l'impressione che dietro a questi cecchini non vi sia

Janukovyc ma qualcuno della nuova coalizione filo-occidentale”.

D:

Si è fatto un'idea sul come mai proprio in Germania i suoi colleghi giornalisti siano stati i primi ad

aver osato raccontare i fatti per come stessero?

R:

Ritengo opportuno ricordare che nel 2014 la Germania a trazione Merkel non avesse alcun tipo di

evidente frizione con la Federazione Russa. Anzi! L'accordo di fornitura del gas godeva di ottima

salute e garantiva all'industria tedesca tutto l'approvvigionamento necessario a costi pattuiti e

concordati. Nulla a che vedere con i macabri resoconti di oggigiorno. La stampa indipendente

interna stava semplicemente riportando i fatti, niente di così eccezionale. Per giunta i tedeschi

hanno una sorta di handicap nei confronti dell'uso della violenza. Una ferita tutt'ora aperta e mal

digeriscono scene come quelle occorse in Piazza Maidan per giorni e giorni.

D:

Ricapitolando, abbiamo due necons americani intenti a selezionare fisicamente i futuri burattini da

piazzare a capo dell'Ucraina; un Presidente con l'acqua alla gola ed un'intera nazione inondata di

propaganda dem-pro-nato. La domanda è: non manca nessuno all'appello o c'è ancora qualche losco

figuro dietro le quinte?

R:

C'è e risponde al nome di Gyorgy Schwartz, più conosciuto come Geroge Soros, [arcinoto

“filantropoH” con l'H finale come scienzaH, NDR]. Costui, in quel 2014, rilasciò un'intervista alla

CNN, intervista poi ripresa pure da IlSole24Ore in cui si piccava impunemente di “aver contribuito

a rovesciare il governo filo-russo”. Egli, al pari dei succitati McCaine e Nuland, era certo che non

appena gli USA fossero riusciti a sbarazzarsi del Presidente ucraino, Putin si sarebbe vendicato

entrando in guerra giustificando così il loro ingresso nell'agone militare per procedere ad

esautorare anche lui da Mosca come Janukovyc da Kiev.

Errore! Si sbagliavano di grosso. Non soltanto la Russia non ha raccolto la provocazione.

Ma ha accolto e protetto Janukovyc, non si è chiusa in un angolo come erroneamente previsto ma

soprattutto Putin sta ancora dove stava mentre Obama è stato spedito nel dimenticatoio

dall'elezione di Trump il quale per tutto il mandato ha mandato in soffitta tanto la questione

ucraina quanto quella siriana poiché intelligentemente edotto circa le insidie rappresentate dal

rafforzamento dei rapporti russo-cinesi. Addirittura il chiacchierato Biden è giunto ben oltre la

metà del proprio mandato e nulla è cambiato negli assetti interni russi.

I lobbisti americani che si riconoscono sotto la definizione di “realisti” come Henry

Kissinger per capirci, pur mantenendo l'impianto di un'America al centro del Mondo, mettono sul

chi va là i neocons: “Un conto era il 2014, un conto è oggi. La nostra leadership è minacciata

dalla Cina di Xi. Se non utilizzeremo la Russia in funzione anticinese, saremo destinati a cedere lo

scettro del potere” [cosa che è inevitabile, NDR].

Per tutta risposta i guerrafondai dem e neocons cos'hanno scelto di fare? Far combattere

una guerra per procura all'Ucraina contro la Russia e quindi sono tornati al vecchio progetto con

un ritardo di anni. Anni in cui la Russia ha stipulato accordi e rafforzato intese che non lasciano

scampo.

D:

Dunque, riassumendo il tutto, sarebbe corretto sostenere che l'attuale allargamento del conflitto

bellico da un'area ben circoscritta extra-NATO all'intera Europa con annessi e connessi – vedasi

rischio nucleare – sarebbe imputabile alle sole smanie di dominio di quel gruppo statunitense

formatosi dall'unione di parte dei neocons (che sono l'ala estremista del Partito Repubblicano) con i

dem-neorealisti (l'ala radicale del Partito Democratico) di stampo guerrafondaio legati manie piedi

al complesso militare ed industriale americano che sostanzialmente foraggia le campagne elettorali

dei candidati della sinistra USA?

R:

Esattamente così. La forte pressione dell'opinione pubblica ha comportato una naturale quanto

inevitabile spaccatura interna agli apparati statunitensi stessi i quali si sono raggruppati su due

diversi fronti. Da un lato troviamo chi ha la consapevolezza di non potersi spingere oltre quello che

è già stato fatto, dall'altro chi invece soffia sul fuoco per lasciare la patata bollente nelle mani di

un'Europa altrettanto incapace di mantenere una condotta unanime; è la cosiddetta “guerra per

procura” che comunque non potranno mai vincere. Ecco perché ora c'è chi spinge a tutta forza

affinché si riesca ad individuare una “exit strategy” [una via d'uscita NDR].

Il tempo è poco, a Washington sanno benissimo che una forzatura in tal senso, darebbe

fuoco alle polveri e ciò significherebbe catapultare gli Stati Uniti d'America in una guerra civile. E

dico di più: a causa dei rincari, la vita dell'americano medio sta peggiorando. Vedremo a breve

cosa accadrà.

D:

Ma l'Europa Unita che fa? Sta a guardare?

R:

Gli ordini che giungono dal settore d'oltreoceano, sono spesso contraddittori. Lo ripeto: non c'è

una linea comune. Oggi si afferma il contrario di ieri e domani chi lo sa. Basta gettare lo sguardo

ai quotidiani italiani ed europei per rendersene conto. Provate a farlo voi stessi, semplicemente

accedendo agli archivi delle varie testate e andate a contare quante volte, in un arco di soli trenta

giorni, abbiano mutato equilibri.

Voglio essere ancor più incisivo: l'ala dem-neocons che oggigiorno comanda in America ha

una radice del tutto diversa da chi comanda qui in Europa dove da sempre è il settore che fa capo

al Club Bilderberg a dettare legge; sto parlando di quel Bilderberg che vede in certi uomini come

Kissinger i diretti capi cui affidarsi. E Kissinger, difatti, è proprio tra quelli che tenta di frenare

l'escalation.

D:

Come mai un uomo scaltro e dotato di esperienza impareggiabile come Kissinger si spende per una

soluzione pacifica? L'età lo ha fatto rinsavire?

R:

Magari! La verità è che costui sa benissimo che se gli USA dovessero portare ancora avanti questo

conflitto, ne usciranno perdenti a tutto vantaggio del loro vero nemico numero uno, la Cina di Xi

Jimping.

D:

La vecchia volpe emana segnali distensivi per scongiurare un rafforzamento cinese in chiave

antiamericana, l'Europa non sa che pesci prendere, mentre sul Gran Palco della Corona alla Scala

Mattarella, Meloni, Larussa e la von der Leyen assistono alla Prima del “Boris Godunov”

capolavoro ottocentesco del Maestro russo Mussorgskij, Opera drammatica in cui lo Zar di tutte le

Russie muore. Che lettura ne dà?

R:

Costoro non comunicano secondo quelli che sono i canali e le modalità convenzionali. Attenzione!

Emanano segnali specifici all'indirizzo di chi sa decodificarne alla perfezione il contenuto. Non

sono un uno di questi ultimi ma so per certo che quell'istantanea, ripresa in quel luogo in cui è

andato in scena un capolavoro russo quando sino al giorno prima solo ordinare un'insalata russa

avrebbe gettato nel panico le segreterie di mezzo Continente, gli applausi di un quarto d'ora e l'eco

recuperata a mezzo stampa e letteralmente sparata nell'etere ai quattro punti cardinali, significano

qualcosa di ben preciso. Siamo alla vigilia di un cambiamento. E per dare il benvenuto a questo

nuovo ciclo, si è reso necessario ripartire dal Teatro più famoso d'Europa che sorge in una Italia

che da due mesi a questa parte ha la prima donna della storia a Palazzo Chigi.

D'altra parte, anche gli Stati Uniti comunicano a loro modo, ad esempio premiando i

cosiddetti “personaggi dell'anno”. E cosa rappresenterebbero queste premiazioni se non

l'adamantina emanazione di un segnale a tutto il resto del mondo di chi può essere considerato un

loro uomo? La stessa premiazione recentemente toccata a Draghi ha funzionato come

ufficializzazione dell'affidabilità di costui al mondo che conta: garantiamo che è dei nostri. E

questo lo hanno compreso benissimo in Germania come in Francia ed altrove. Gli hanno dato il

bollino blu come si fa coi frutti maturi e garantiti.

D:

Ricordo di aver letto in un suo libro di qualche anno fa intitolato “Il Diego rivoluzionario” che

Maradona ebbe a rifiutare denaro e premi offerti dal solito Kissinger. Vuole aggiungere un

commento?

R:

Molto volentieri. Fu proprio allo scopo di sottrarre Maradona dall'influenza di stampo castrista

che Henry Kissinger decise di rivolgergli un invito ufficiale prontamente rispedito al mittente.

Correva l'anno 1987, El Pibe de Oro lo sportivo più famoso in quel mondo aveva appena vinto i

Mondiali dell'anno precedente in Messico. Teniamo presente che al tempo il Mondo era ancora

ancora spaccato in due dalla Guerra Fredda. Nonostante il rifiuto servito, Kissinger reiterò

l'offerta in occasione dei Mondiali USA '94 (Mondiali di calcio che vedevano proprio Kissinger nel

direttivo). L'offerta fu di ben cento milioni di dollari. Ma non appena Diego Armando Maradona

apprese che le clausole contrattuali prevedessero l'impossibilità di recarsi nuovamente a Cuba e

rinnegare Castro per ottenere la cittadinanza americana, stracciò il contratto e fu così che finì nel

mirino di certi apparati fino alla squalifica. Il resto è storia.

D:

Ritorniamo ai giorni nostri. A suo avviso, esiste davvero una differente manovra propagandistica

nel bacino mediterraneo rispetto a quella che viene attuata al Nord di questa Europa politicamente

segmentata?

R:

Personalmente ritengo che la nostra informazione sia quella più sfacciatamente infiltrata rispetto a

tutte le altre. E lo affermo sulla base degli studi condotti in questi ultimi tempi in cui ho passato in

rassegna le testate di tutta Europa ed ho potuto notare questo elemento incontrovertibile. Volendo

fare un esempio, ricordo che in tempi non sospetti, la nostra stampa qualche anno fa manteneva

tutto sommato un atteggiamento non proprio imparziale ma contenuto, questo sì. Chi al tempo

parlava esplicitamente di neonazisti ucraini erano quelli che ancora oggi scrivono su La Stampa

ma non si azzardano a riproporre le loro analisi del 2014. Anzi questo articolo cui mi riferisco è

stato rimosso dall'archivio. Non so se mi spiego. Altrove, questo genere di censure non avvengono.

Poi, quando un giorno arrivi a vedere in trasmissione una Monica Maggioni ospite di Lilli

Gruber, ti cadono le braccia, per voler rimanere nell'alveo della buona educazione! La prima,

membro della Commissione Trilaterale, lobby anglo-statunitense e l'altra esponente di spicco e

presenza fissa del Club Bilderberg. E cosa arrivano a sintetizzare le due signore? Che Putin è

cattivo e l'altro è buono. Come se non bastasse, quando il giorno dopo, sempre in televisione, trovi

ospiti Enrico Letta, noto lobbista legato sia alla Trilateral sia al Bilderberg e l'ambasciatore

Massolo famoso membro del board della Trilaterale e uomo vicino ai servizi segreti i quali

triangolano con un Gianni Riotta, capisci che siamo al paradosso perché se fai parte di quel

genere di circoli decisamente atlantisti, non puoi essere attendibile nei giudizi sugli USA. Ergo non

puoi venirmi a spiegare le dinamiche geopolitiche e gli assetti del Mondo contemporaneo, perché

sei un player. O meglio, se proprio intendi farlo, almeno abbi l'onestà di inserire una equivalente

partecipazione di membri esterni a quel mondo.

D:

Secondo il suo punto di vista, quanti esperti di geopolitica possono dirsi veramente estranei

all'influenza di questi grumi di potere?

R:

Le rispondo, portando un esempio che mi ha particolarmente deluso. La mente più lucida è quella

di Dario Fabbri, ex prestigiosa firma della rivista Limes. Forbito nel lessico, acuto nelle

interpretazioni, inappuntabile nelle ricostruzioni e preparato come nessun altro. Un vero esperto

della materia che purtroppo è passato al lato oscuro da quando ha abbandonato Caracciolo per

andare a lavorare col gruppo di Stefano Feltri, interno al Club Bilderberg. Sentirlo parlare ora, fa

cadere le braccia!

D:

Prima di giungere alle conclusioni finali, sarei curioso di sapere come crede che verrà accolta dagli

italiani la stangata che si sta per abbattere sull'economia.

R:

Il problema è di ordine matematico: quando ti arriva una bolletta con uno zero in più rispetto

all'anno precedente, non c'è retorica politica che tenga. La storia che ci sia un pazzo che ha invaso

un altro Paese, non regge come spiegazione. La politica può aggrapparsi – come in effetti sta

facendo – alla qualunque, perfino arrivando a strumentalizzare le morti dei bambini pur di

giustificare le sanzioni che si collocherebbero all'origine dei rincari. Ma questa, parliamoci chiaro,

è una narrazione e la realtà è ben altra! Quando le aziende chiudono e la disoccupazione aumenta

e con essa diminuiscono i consumi a fronte di aumenti di ogni genere, il tempo a disposizione è

poco e devi agire dando soluzioni. Nel mio libro riporto un articolo de IlSole24Ore di tempo fa in

cui veniva offerta una onesta ricostruzione sulle politiche energetiche, gas in particolare. E si

sottolineava il fatto che importarne dagli USA con tutte le complicazioni che ciò determina,

sarebbe stata una scelta insensata. Siamo alle ultime battute. In pochissimi sanno misurarsi

davvero con temi come il MES. Ma quasi tutta la popolazione è in grado di afferrare la questione

del gas perché c'è poco da ricamare. Ad esempio, coi vaccini hanno capziosamente scomodato la

scienza-h ben consapevoli che la gente comune, non avendo alcuna competenza in materia,

avrebbe teso – come in realtà è accaduto – istintivamente a dare credito al primo che ne parlasse

in maniera autorevole. Ma qui – ripeto – è la matematica di base che conta.

D:

Chiudiamo dando uno sguardo al nuovo panorama parlamentare. In parecchi, all'inizio del conflitto

russo-ucraino – e mi riferisco a partire dal 2014 ovviamente – hanno, col trascorrere del tempo,

ritrattato le proprie posizioni. Se la sente di fare qualche nome?

R:

Il primo che mi viene in mente è Lorenzo Fontana, attuale Presidente della Camera dei Deputati il

quale, nel 2017, si fece latore di una interrogazione parlamentare in sede europea riportando

l'intercettazione telefonica di cui sopra, quella tra Paet e la Ashton. Egli, dopo aver appreso che i

famosi cecchini fossero mercenari al soldo di ambienti occidentali, domandò come fosse possibile

schierarsi a favore della coalizione antirussa arrivando a negare che la Russia fosse stata vittima

di un colpo di Stati nei propri confini.

La stessa Meloni, a mio parere, è stata scelta proprio perché nel momento in cui questa

narrativa verrà a cadere, servirà una testa da offrire sul piatto dei responsabili. Una sorta di capro

espiatorio per intenderci. E se consideriamo che la sporcizia sotto al tappeto non è poca, è

questione di tempo e lo scandalo colpirà. Pensiamo al segreto militare imposto sulla fornitura delle

armi al governo ucraino. Un unicum nel panorama mondiale. Intendo dire che solo qui da noi in

Italia, il Governo si nasconde dietro al segreto militare per non rivelare al proprio popolo se sta

inviando una rivoltella o un carrarmato o cento missili. Ci sono nomi importanti dietro tutto ciò,

vicini ad ambienti in cui si scherza poco. Perfino Lucio Caracciolo ha sollevato la questione sulla

rivista che ha fondato e dirige.

Che ci sia una regia occulta, è palese. Ma prima o poi qualcuno capirà, verrà a conoscenza

dei fatti reali. E lì ci si domanderà, ad esempio, come mai non si siano spesi pochi milioni di euro

per mettere in sicurezza Casamicciola ma dissipati patrimoni immensi per le armi. Perché si tenga

bene a mente un fatto: qui paga pantalone! L'Italia paga le armi che invia e la spesa viene fatta

ricadere direttamente nelle tasche del popolo. Non sono fondi speciali europei o baggianate simili.

Ma anche questo elemento, credo non sia abbastanza diffuso e la casalinga di Vigevano o l'operaio

di Terracina non lo sanno perché il mainstream se ne guarda bene dal dirglielo.

D:

Non mi sorprende che nei salotti in cui viene offerto lo “spezzatino mediatico” di braudeliana

memoria, lei e quelli come lei non trovino spazio.

R:

Se mi invitassero, in mezz'ora, ribalterei il piano della percezione di tutta la popolazione. Sono i

trenta minuti che solitamente utilizzo quando presento il mio libro nei vari luoghi presso cui vengo

invitato. Loro lo sanno benissimo. Mi temono e non corrono il rischio che ciò possa accadere.

D:

Quanto le è costato l'aver intrapreso la carriera di giornalista d'inchiesta?

R:

Confesso che mi è costata parecchio. Ad un figlio lo sconsiglierei. Con ciò non voglio mandare un

messaggio fuorviante. Adoro il mio lavoro e adoro farlo quotidianamente con passione e sacrificio.

Dico solo che le difficoltà incontrate sono state e continuano ad essere moltissime. Se ne

presentano di nuove ogni giorno, solo perché non sono allineato. Solo perché non mi piego. Ad

esempio, di recente, mi è stata cancellata una pagina social che contava oltre mezzo milione di

iscritti. Per non parlare di tutta quella serie di angherie e sotterfugi che sistematicamente incontro

sempre nell'ambiente dei social attraverso cui mi faccio conoscere e pubblicizzo il frutto del mio

lavoro per guadagnarmi onestamente da vivere. Ebbene, il mio nome magari appare ma il link non

funziona; oppure i miei libri vengono presentati in elenco nei siti di maggior diffusione ma al

momento dell'acquisto un messaggio informa i miei clienti che l'opera non è disponibile.

Ormai ho imparato e so come aggirare anche questo genere di bassezze. Giro tutta Italia da

Nord a Sud godendomi l'incontro col mio pubblico. E questa è l'altra faccia della medaglia. È

bellissimo salire a bordo di un treno o di un aereo ed essere riconosciuto da gente che mi manifesta

un'ammirazione che mai avrei potuto immaginare. Quasi mi commuovo quando mi sento

ringraziare per il lavoro che faccio. E mi domando: ma di cosa mi dovrebbero irngraziare? Io

lavoro, faccio il mio. Mica quando vai dal fornaio lo ringrazi perché ha impastato a cotto la farina,

no? O chi ha asfaltato un tratto di strada o il benzinaio che ti fa il pieno. Sono mestieri come

mestiere è il mio. Però poi a ben pensarci comprendo che mi ringraziano perché grazie al mio

lavoro hanno compreso che per anni sono rimasti in ostaggio di una propaganda volgare che ha

impedito loro di aprire lo sguardo sulla realtà. E questo, non ha prezzo.

D:

Chi volesse acquistare i suoi libri od invitarla a presentarli, come può mettersi in contatto con lei?

R:

Semplicemente accedendo ai siti www.matrixedizioni.it o www.francescoamodeo.it od inviando una mail a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

December 14, 2022

Un intrecciarsi di sentimenti, uno scavare profondo nelle tragedie umane, un sondare nell'intimo la nostra sensibilità, un mettere allo specchio la realtà di una delle tante brutte storie che umiliano l'umanità; questo e molto altro suscita la storia di cui ci rende partecipe Eleanor con il suo taccuino, una foto impietosa di cosa sia capace il genere umano. Con il suo scrivere, a presa diretta diremmo, Marzia Carocci, autrice del romanzo, ci fa rivivere il dramma della povera ragazza ostaggio e preda di eventi che soffocano ogni suo disperato tentativo di avere una vita degna di essere vissuta. Se intenzione dell'autrice è quella di rimarcare che l'amore è l'essenza e il fine della nostra esistenza, e quanto la crudeltà umana lo infanghi ogni giorno, c'è riuscita in pieno. Il dramma di Eleanor, preda fin da bambina di una donna senza scrupoli e di un padre incapace di mostrare la dignità che compete al ruolo, non lascia indifferente chi legge. Tutto è buio, tutto è dolore, tutto è sofferenza, ma la ragazza si aggrappa disperatamente all'amore, ad una vita vissuta con dignità e sentimenti puri, alla bellezza, mentre il mondo gli si volge contro. Il romanzo non lascia indifferenti, tanti sono i colpi di scena e tanta è la voglia di condividere con Eleanor il profondo dolore, non c'è altra possibilità che leggerlo tutto d'un fiato, la storia di Eleanor vi resterà nel cuore.

 

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