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Ambiente/Come un’isola può diventare Capitale della cultura.

By Nunzio Ingiusto December 01, 2020 2671
 
 Procida

L’exploit di Procida tra le finaliste per il titolo 2022 nell’originale valutazione di Gabriele Muro. Chef , tra i più in vista a Roma, in cucina usa le materie prime incontaminate della sua isola.

Il conto alla rovescia è cominciato. Un misterioso starter controlla dieci città, da Nord a Sud. Le aspetta ad un traguardo nazionale dove arriveranno dopo aver mescolato storia, tradizioni, qualità della vita, ambiente. Qualcosa di bello ed ancora possibile in un Paese martoriato dall’epidemia. Forse proprio perché c’è stata la pandemia, il titolo di Capitale italiana della cultura è più ambito di prima. Nulla da fare per il 2021, giacché Parma mantiene il titolo per un altro anno. Dopo un 2020 disastroso a causa del Covid, è giusto non passare la mano.

Il countdown per il 2022, però , corre veloce verso il 14 gennaio. Quel giorno al Ministero dei Beni Culturali, una giuria di esperti dovrà scegliere tra Ancona, Bari, Cerveteri ,L’Aquila, Pieve di Soligo ,Procida,  Taranto, Trapani ,Verbania, Volterra. Chi più chi meno - a quel che si sa - giocherà la carta delle tradizioni e della sostenibilità ambientale. Matera capitale Europea della cultura, insegna.

La novità assoluta è che per la prima volta tra le finaliste c’è un’isola: Procida. Approdo mediterraneo suggestivo, sostenuto nell’impresa da tutta la Campania. È molto amata Procida e tanti si ingegnano ora per battere le concorrenti. Il déjà vu di intellettuali e politici, testimonial della partecipazione, ci ha spinti a starne un po’ lontani, e non per disprezzo. Un desiderio autentico forse lo trovi meglio in chi combatte la nostalgia con la creatività. Allora , perché non andare da un novello creativo, di quelli che amalgamano fantasia, ingredienti, passione, natura. Uno chef ,insomma. Uno che quando prepara i piatti non dimentica da dove viene e lo fa capire a tavola.

Al ristorante Adelaide del Vilòn Luxury Hotel di Roma, l’Executive Chef si chiama Gabriele Muro ed è procidano doc. Lontano dalla sua terra in queste settimane batte il tempo del verdetto ministeriale sperando nella vittoria. Ovvio. Lo abbiamo cercato e ci dice subito di aver già creato una ricetta speciale per Procida Capitale della cultura. Nel suo lavoro continua a mettere i profumi e i colori dell’isola che ha lasciato per girare il mondo.

Quando lavora non bara, ma cosa vuol dire realmente vincere quel titolo ? Essere arrivati tra le 10 finaliste è già un bel traguardo, mi riempie di orgoglio. Fino a qualche anno fa non erano molti coloro che riuscivano a cogliere la bellezza di Procida. Più di qualche volta mi è capitato dover spiegare dove si trovasse. Ma come il più bello dei fiori rari, non poteva rimanere inosservata. È diventata sempre più meta di visitatori appassionati del bello, di storia, arte , tranquillità e di una cucina mediterranea ricca di gusto. Un isola che non isola.” Già perché il dossier per il Ministero,raccoglie anche l’habitat e la particolarità dei Campi Flegrei, di fronte all’isola. Ancora suggestioni e aromi.

Muro, quali sapori naturali, puliti, ci sono nella Sua creatività ? “Tutto. E' da lì che nasce ogni cosa. L'ispirazione parte dalle materie prime della mia terra e dal pescato dell'isola. Con mio padre, appassionato di pesca, ho imparato ad apprezzare ogni tipo di pesce in tutte le sue parti. Nei piatti cerco sempre di dare risalto estetico ricavato dalle materie prime trattate con il massimo rispetto. E poi i colori che sono una caratteristica dell'isola, sono qualità fondamentale della mia cucina. “

 
 lo chef Gabriele Muro

Racconta dei tanti ingredienti puri di Procida, serviti a centinaia di clienti dell’Adelaide. Si dice benevolmente contaminato da un territorio forbito che può suggestionare la giuria del Premio. Allo stesso modo in cui i sapori dell’isola hanno catturato altri giovani chef. Se la sente, allora, di riunire altri colleghi per rafforzare la candidatura ? “ I procidani da sempre sono stati dei grandi viaggiatori. Molti ragazzi lavorano nella ristorazione e portano la nostra cultura gastronomica in giro per il mondo. Di sicuro uno è Marco Ambrosino, un bravo chef che come me, fa della "procidanità" un vanto e un arma in più da usare a tavola. Abbiamo mosso i primi passi insieme. Con lui e con tutti i ristoratori storici di Procida, possiamo unirci e rilanciare a gran voce la nostra cultura gastronomica”. Messaggeri in progress tra fuochi e padelle. Ma la Sua ricetta per il titolo ? “ Ho creato ‘ I giardini di Elsa: lo scorfano scherza nell’acqua’. Praticamente uno scorfano in umido tra terra e mare, dove all'interno ci sono tutti gli ingredienti più rappresentativi dell’isola: alghe, carciofo, limone e ricci di mare.” Un’ inedito che estenderà ancora le sue doti già apprezzate da esperti e guide. Tornando a Procida, la competizione è sicuramente dura. La giovane amministrazione comunale guidata dal sindaco Dino Ambrosino fino a gennaio è impegnata al massimo . “Ma Procida , soprattutto per noi che ne siamo lontani, è il centro del mondo. Ci manca il mare, la roccia vulcanica, passeggiare per la Corricella, il profumo dei limoneti” dice Muro. Quei connotati naturali che un gruppo di esperti potrebbe davvero trovare vincenti e unici. Come assaggiare un piatto di Gabriele.

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Last modified on Tuesday, 01 December 2020 20:55
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