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C’è una melodia che attraversa cinquant’anni di musica italiana, ed è scandita dal tempo e dalla voce di un artista che non ha mai smesso di innovare. Tony Cicco non è solo il leggendario fondatore e batterista-cantante della Formula 3; è l’uomo che ha dato forma sonora ai capolavori di Lucio Battisti, l’unico compagno di viaggio scelto per calcare i palchi in quel tour storico che è rimasto impresso nella memoria collettiva.
Questo spazio é dedicato a Tony Cicco per raccontare l'uomo e l'artista, tra la memoria di una carriera straordinaria e la visione dei suoi futuri impegni live.
D-"Come è nata la collaborazione con Lucio Battisti e cosa hai provato la prima volta che hai suonato 'Questo folle sentimento'?"
R-“La collaborazione con Lucio Battisti nacque al 'Paip’s' di Milano, dove ci esibivamo ogni sera verso la fine del 1969. Lucio aveva appena fondato, insieme a Mogol, l’etichetta discografica Numero Uno e, colpito dal nostro sound, ci scritturò come suoi primi artisti. Scrisse per noi il nostro primo grande successo, 'Questo folle sentimento', che in poche settimane conquistò le vette della Hit Parade di Lelio Luttazzi. Fu un’emozione immensa sentire per la prima volta il suono della mia batteria e della mia voce risuonare in radio e in televisione.
"D-"La Formula 3 aveva un suono molto particolare, tra rock progressivo e melodia italiana. Come riuscivate a fondere queste due anime?"
R _Il suono particolare della formula 3, scaturiva da tre musicisti con personalità diverse e proprio per la formazione trio rock senza basso, si suonava in modo diverso spaziando dal genere classico,
blues e pop sinfonico
D-"Siete stati l'unico gruppo ad accompagnare Battisti in tour. Che atmosfera si respirava sul palco durante quelle 20 date leggendarie?
R-“La nostra collaborazione con Battisti era totale: interpretavamo le sue canzoni in studio, suonavamo nei suoi dischi e fummo gli unici ad accompagnarlo dal vivo in quelle venti leggendarie date del tour.
D-"Dopo lo scioglimento della band, hai intrapreso la carriera da solista. Com'è stato passare dal ruolo di batterista a quello di voce leader e protagonista assoluto delle classifiche?
R-Con coraggio e tenacia ho intrapreso la carriera da solista, distinguendomi come batterista, cantante e compositore. Grazie alla collaborazione con un team di prestigiosi musicisti e con il produttore Gianni Boncompagni, ho realizzato il mio primo album 'Cico Notte'. Il disco, impreziosito dai testi di Carla Vistarini, ha riscosso un immediato successo con il singolo 'Se mi vuoi'. Parallelamente, ho consolidato la mia attività di autore per grandi interpreti quali Caselli, Carrà, Bertè, Mannoia e Di Capri."
D-"Oltre alla musica, sappiamo che hai una passione per la pittura. In che modo l'arte figurativa influenza il tuo modo di scrivere canzoni?
R- In realtà, provavo per hobby con qualche mio personale dipinto, ma la Musica era ed è la mia
Assoluta priorità di vita.
D- "Tony, la tua energia sul palco sembra non esaurirsi mai. So che hai in programma una data importante all'EcoTeatro di Milano il 24 gennaio 2026 con lo spettacolo 'Siamo tutti figli di Battisti'. Cosa deve aspettarsi il pubblico da questo tour e quali sono le altre tappe dove i fan potranno venirti a trovare prossimamente?
| Tony Cicco |
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“R-La mia energia si scatena da sempre sul palco: è quello il momento in cui amo di più condividerla con il pubblico. Il 24 gennaio 2026 tornerò dal vivo insieme ai miei compagni della Formula 3, Ciro Di Bitonto alle tastiere e Angelo Anastasio alle chitarre, con lo spettacolo: “Siamo tutti figli di Battisti!”
D-"Per chi volesse seguirti dal vivo oggi, dove ti porterà il tour nei prossimi mesi? Ci sono piazze o teatri a cui sei particolarmente legato dove farai tappa a breve?"
R- Le date del Tour saranno aggiornate di volta in volta sulle mie pagine social. Il 20 Gennaio 2026
saremo al “Teatro Verdi” di Brindisi
D-Oltre alle date italiane, c'è la possibilità di vederti anche all'estero, visto il successo che la vostra musica ha sempre avuto in paesi come il Brasile o il Giappone?
R-Ancora oggi, la mia energia si sprigiona sul palco. Dopo il recente successo del 13 dicembre 2025 al Teatro Auditorium di Portorose (Slovenia), mi auguro che il tour possa toccare nuove mete internazionali. Nel frattempo, vi aspetto il 24 gennaio 2026 insieme ai miei compagni della Formula 3, Ciro Di Bitonto e Angelo Anastasio, con lo spettacolo: 'Siamo tutti figli di Battisti!’.
D-A te adesso Tony, lascio uno spazio “bianco” dove non c’è una domanda ma un motivo e una possibilità per dire al tuo pubblico tutto ciò che desideri.
R- Mi auguro di poter continuare con l’energia di sempre questo meraviglioso mestiere della Musica e di condividerlo su un palco con un pubblico sempre più vasto.
È stato un vero piacere, Tony. Ci hai ricordato che la grande musica non ha data di scadenza e che c'è sempre un nuovo palco da conquistare. Invitiamo tutti a seguirti dal vivo — a partire dall'appuntamento all'EcoTeatro di Milano — per vivere quell'emozione che solo tu sai trasmettere. Grazie per essere stato con noi e in bocca al lupo per tutto quello che verrà!
Vidi questo spettacolo qualche anno fa ma era in una versione reading, con gli attori senza costumi di scena. Esplosivo e divertentissimo. Montato in una manciata di
giorni, lasciava ampio spazio all’improvvisazione di attori nati per far ridere e divertire. Nella versione commedia riaffiora la sintonia di un cast di attori o della regia che sanno lavorare insieme come ne “I Nasoni raccontano”, ne “I 39 scalini”, in “Walking dead comedy” o in “Che disastro di commedia”… spettacoli ricchi di trovate esilaranti come quello di stasera, che porta la firma registica riconoscibilissima di Leonardo Buttaroni.
Sono contento di aver visto entrambe le proposte perché si tratta di due lavori completamente differenti ed entrambi validi.
In questo, proposto in più di cinquanta paesi, troviamo una bella scenografia in stile gotico che i nostri sapranno ben utilizzare apparendo e scomparendo in un gioco luci suggestivo e curato, accompagnati da musiche dai suoni a volte orrifici che ne evocano le atmosfere misteriose. Cinque attori daranno vita ad una moltitudine di personaggi sia maschili che… femminili, con cambi repentini di scena, costume e parrucche, azioni rapide e tempi cronometrici.
Con incontenibile estro artistico, cambiano ruoli e costumi a velocità frenetiche vestendo personaggi che riempiono una storia già di per sé esilarante, ricca di inaspettate trovate che ci restituiscono un conte Dracula insolito, ben lontano da quello presentato da Bran Stoker o dall’originale storico Vlad Tespe III, il voivoda impalatore dei Turchi.
Anche il nostro conte viene dalla Transilvania per sbarcare a Londra, dove ha comprato delle proprietà da un agente immobiliare assai pavido e ipocondriaco che assomiglia al collega mediatore immobiliare interpretato da Paolo Villaggio in “Fracchia contro Dracula”.
Una commedia comic horror che riporta inevitabilmente alla mente la follia di Mel Brooks e di Monty Pyton.
Questo però funziona meglio, forse perché il riadattamento in lingua italiana ha trovato una soluzione migliore che fa scorrere la commedia senza intoppi o cali di tensione, a dispetto di quello che accade invece in alcune scene di quei film. Non sempre si riescono a riadattare le battute e la comicità inglese o americana a quella italiana. I nostri invece oltre a riuscirci, inscenano un continuo susseguirsi di gag comiche che riescono a far ridere a crepapelle. Anche loro si divertono sul palco creando un’euforia contagiosa che attacca chiunque donando il buon umore.
La comicità, accompagnata da un pizzico di improvvisazione, raggiunge alti livelli di professionalità.
Yaser Mohamed ironicamente veste un Dracula goffo ma anche a tratti mite, che dietro all’aspetto tetro non disdegna di manifestare un lato sensibile, pur finendo sempre per seguire il suo lato più oscuro. In chiave comica e leggera travolge con la sua esuberanza. È strepitoso e perfetto in questi panni.
Marco Zordan e l’agente immobiliare, ma veste anche i panni di personaggi minori, donando a ciascuna interpretazione il suo magico ed innato talento.
Ermenegildo Marciante dà vita a personaggi estremamente bizzarri, come quello della fidanzata inglese dell’agente immobiliare. Bravissimo, oltre che
divertente; spicca come se fosse il personaggio principale. Incontenibile quando duetta con gli altri, bravissimo.
Alessandro Di Somma, oltre agli immancabili personaggi minori, veste due ruoli importanti: Mina, piuttosto bruttina ed ipertricotica, che palesa poco timidamente una sindrome da eccitamento persistente e dunque è sempre a caccia di marito. Poi propone la versione femminile di Van Helsing, il noto cacciatore di vampiri, ma in chiave piuttosto squinternata e buffa. Semplicemente magico.
Diego Migeni , anche lui impegnato in diversi ruoli minori, è il padre delle due protagoniste, dal farsesco aplomb che lo contraddistingue sempre anche se non lesina di colpire a tradimento con cambi repentini di umore e battute sagaci. Una seriosa comicità la sua che rompe gli schemi.
Fraintendimenti, gaffe, finte indecisioni, parrucche improbabili, mimica e gestualità conferiscono alla storia una forte comicità che genera risate dall’inizio alla fine, per quasi due ore.
Una commedia adatta a tutti che vi accompagnerà per tutte le feste natalizie. Vale la pena di approfittarne!

Spazio Diamante
“Dracula”
- A comedy of terrors-
Di Gordon Greenberg e Steve Rosen
traduzione Enrico Luttman
Con Alessandro Di Somma Ermenegildo Marciante Diego Migeni Yaser Mohamed Marco Zordan
Regia di Leonardo Buttaroni
Aiuto regia Emiliano MoranaScene Paolo carbone, costumi Francesca Burattini, musiche Samuel Desideri.
E’ stato un bel momento, molto coinvolgente, quello in cui Neria De Giovanni, ideatrice del premio Alghero donna, alla conduzione come sempre, ha messo a viva voce con collegamento telefonico Annita Garibaldi Jallet, figlia di Sante Garibaldi, figlio di Ricciotti, ultimo figlio di Giuseppe e Anita Garibaldi.
L’occasione era per commentare il libro vincitore della sez. Prosa della 31 edizione del Premio Alghero donna, assegnato al romanzo “Anita” di Laura Calosso (SEM-Feltrinelli) che narra in prima persona le vicende storiche di Anita Garibaldi, come recita la motivazione, letta da Speranza Piredda, presidente della Rete delle donne: “(...) indomita compagna di Garibaldi facendola scendere dal monumento a cavallo con il quale si celebra sul Gianicolo, cercando invece la sua verità di donna. Così il libro presenta le tappe di una vita avventurosa e passionale, da Laguna, in Brasile, dove nel luglio 1839 giunge Giuseppe Garibaldi dopo un naufragio e lì l’incontra, Ana Maria de Jesus Ribeiro che ha soltanto 18 anni ma è già sposata da tre. Poi l’abbandono della sua famiglia, la vita misera e avventurosa con Garibaldi tra il Brasile e l’Uruguay, fino all’arrivo in Europa, Roma, il monte Titano, la morte dieci anni dal suo incontro con Garibaldi, Josè. La scrittura della Calosso si manifesta nella sua originalità: dare la parola direttamente ad Ana Maria-Anita perché racconti fuori da ogni retorica la sua scelta passionale, eroica ma anche visionaria, di donna che rifiuta di crescere all’ombra di un grande uomo ma ne condivide speranze e progetti. Per amore.”
Laura Calosso è stata premiata dall’Assessora regionale alla cultura, Ilaria Portas, che ha fatto gli auguri al Premio Alghero donna anche a nome dell’editoria che il suo assessorato rappresenta.
A leggere la motivazione per la sezione Arte-Poesia a Clara Farina è stato Antonio Maria Masia, presidente del Gremio dei sardi di Roma in rappresentanza della intera Giuria. “Clara Farina ha dato voce ai più grandi poeti in lingua sarda calcando il palcoscenico di molti teatri in Sardegna e fuori dell’Isola, ma anche lasciando la sua voce in modalità più popolari e di grande diffusione come il disco. Già nel 1999, con il disco Sardus Pater (Condaghes), aveva incantato con la sua interpretazione di recitare cantando, ripercorrendo la tradizione più antica e vera dei cantadores. Poi per Soter editore, un nuovo disco A boghe Crara, che come indica il titolo è proprio un cantare e declamare a voce forte e chiara i versi della poesia sarda contemporanea. (...)Poeta Clara Farina? Certamente scrive versi e tanti, ma li fa leggere soltanto a pochi amici. Ma scrive di teatro. Ha vinto il primo premio per i centocinquant’anni dalla nascita di Grazia Deledda con lo spettacolo Passos de Gràssia, prodotto nel 2021. Oggi è un’altra donna, Marianna Bussalai, ad essere rinata in palcoscenico grazie alle parole di Clara Farina, che ha tracciato e portato sulle scene con empatia palpabile, il profilo di questa intellettuale di Orani, simbolo dell’autonomia e dell’emancipazione femminile sarda. “
Clara Farina ha incantato il pubblico sempre numeroso accorso al Teatro Civico di Alghero, interpretando una poesia veramente in tema, Feminas, del poeta campidanese Vincenzo Pisano. A premiare è stata Raffaella Sanna, assessora alla cultura del Comune di Alghero, che patrocina e supporta la manifestazione con la Fondazione di Sardegna.
Sempre l’Assessora di Alghero ha premiato Ambra Pintore per la sez. giornalismo, dopo la lettura della motivazione da parte di Silvana Pinna, socia fondatrice della sezione FIDAPA di Alghero , il gruppo associativo che insieme alla Rete delle Donne affianca l’Associazione Salpare e Neria De Giovanni nell’organizzazione.
Come messo in evidenza: “Ambra Pintore non può soltanto essere definita giornalista: ha studiato danza classica, lavorato in una compagnia di teatro sperimentale, approfondito canto, dizione e recitazione con espressività fisica e vocale. E poi è stata protagonista in diversi spettacoli teatrali e in alcuni film tra cui quello del regista sardo Gianfranco Cabiddu su “Il figlio di Bakunin”. E’ volto molto noto e molto amato come conduttrice e autrice di diversi programmi televisivi come: Bistimenta, costumi e gioielli di Sardegna e I 5 Sensi dell’Arte, format la cui grande scommessa è stata e continua ad essere divulgare ad un pubblico eterogeneo la cultura e l’arte in Sardegna scevra di folklorismi. (…). Da qualche anno Ambra Pintore è anche regista e ideatrice di un format letterario-musicale, utilizzando sempre le più raffinate e moderne tecniche di comunicazione.”
Ambra Pintore ha regalato al pubblico una sua interpretazione a cappella di una tradizionale ninna nanna in catalano.
Alle premiate la targa istituzionale e una collana di corallo, per ricordare Alghero, al centro della Riviera del corallo.
Come da tradizione apertura e chiusura di serata affidata alla musica: ha aperto il duo Antonello Colledanchise e Susanna Carboni con due brani di musica catalana medievale mentre a chiudere è stato il flauto traverso di Elisa Ceravola con brani della tradizione novecentesca.
Il 2 dicembre 2025, l’Auditorium del MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma ha ospitato la presentazione ufficiale di “CAMILLERI SONO”, il nuovo film documentario dedicato alla vita e all’eredità culturale di Andrea Camilleri, nel centenario della sua nascita. Firmato dalla giornalista Adriana Pannitteri, il lavoro si inserisce nel ricco calendario di celebrazioni nazionali ed è subito apparso come uno dei contributi più intensi e completi al ricordo del grande scrittore siciliano, padre del commissario Montalbano e figura cardine della letteratura italiana contemporanea. Alla proiezione hanno partecipato numerose personalità del cinema, del teatro e della cultura italiana, che hanno voluto rendere omaggio al Maestro.
Tra gli ospiti sono stati citati rappresentanti del MiC – Ministero della Cultura, registi, autori televisivi e attori che nel corso degli anni hanno collaborato con Camilleri o sono stati influenzati dalla sua opera. La serata, introdotta da un dibattito sul ruolo dell’identità culturale nel panorama mediatico contemporaneo, ha evidenziato come la voce dello scrittore rimanga ancora oggi un punto di riferimento solido e attuale. Invitato speciale dell’evento è stato il dr. Andrea Tasciotti, Ambasciatore Onorario della Città di Santo Domingo, il quale ha origini siciliane da parte materna e ha espresso un forte legame affettivo con la figura di Camilleri.
Nel suo intervento, Tasciotti ha sottolineato il valore culturale e identitario del film documentario, dichiarando: «La giornalista Adriana Pannitteri ha reso un omaggio non solo alla Sicilia, ma a tutta l’Italia, mostrando la vita autentica di un importante e conosciuto scrittore italiano, esaltandone le origini culturali e artistiche che lo hanno reso celebre in tutto il mondo. Il pregevole documentario sottolinea l’importanza della conservazione della lingua italiana, parlata e scritta, e dell’identificazione delle radici culturali degli italiani all’estero, oltre a rappresentare uno strumento di grande valore per la promozione del cine-turismo italiano a livello mondiale».
Il film, come emerso durante la presentazione, ripercorre con delicatezza e autenticità il viaggio umano e creativo di Camilleri: dagli anni giovanili in Sicilia al suo impegno nei teatri romani, dal lavoro in RAI alla maturità letteraria, sino all’enorme successo internazionale dei romanzi di Montalbano. Attraverso immagini d’archivio, testimonianze esclusive e materiali inediti, Pannitteri costruisce un racconto che restituisce la dimensione più intima e al tempo stesso universale dello scrittore: l’uomo che difendeva il valore della lingua e dell’arte come strumenti di identità e libertà. La proiezione al MAXXI ha confermato come l’opera non sia solo un tributo commemorativo, ma anche un invito alla riflessione sul ruolo della cultura italiana nel mondo contemporaneo. In un momento storico in cui il tema della memoria e dell’appartenenza assume un’importanza sempre crescente, “CAMILLERI SONO” emerge come un documento prezioso e necessario, capace di riaccendere l’attenzione sulle radici, sulle parole e sulle storie che definiscono l’Italia nel panorama globale.
| a si. Pepe Escobar e Virgilio Violo |
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A Bologna, il 2 dicembre 2025, Pepe Escobar, giornalista e analista geopolitico conosciuto a livello internazionale, ha rilasciato una lunga e vivace intervista al presidente dell’associazione Free Lance International Press, Virgilio Violo, in occasione della conferenza che lo stesso Escobar terrà in città. Il tempo a disposizione era poco, ma sufficiente per affrontare un tema cruciale sui rapporti tra Italia e Russia nel contesto geopolitico attuale. Escobar ha descritto la Russia e l’Italia come “stati-civilizzazione”, realtà con radici culturali profonde e possibilità enormi di dialogo diretto, cooperazione e investimenti reciproci.
Secondo lui, i presupposti per un rapporto maturo ci sarebbero, ma il quadro politico europeo, a suo giudizio, ostacolerebbe uno sviluppo più equilibrato. L’analista sostiene infatti che l’Italia, come altri paesi europei, si troverebbe oggi vincolata a dinamiche decisionali dell’Unione Europea e della Nato, un vincolo che, sempre secondo la sua interpretazione, limiterebbe la sovranità nazionale e la possibilità di una diplomazia più autonoma verso Mosca.
Durante l’intervista Escobar ha delineato due possibili scenari. Il primo è quello di un’escalation continua, alimentata da tensioni belliche e timori reciproci tra Russia e paesi Nato. Ha citato dichiarazioni occidentali da lui considerate provocatorie, arrivando a evocare il rischio di incidenti o false flag capaci di innescare crisi difficili da controllare. Il secondo scenario, al contrario, prevede una ricostruzione graduale del dialogo, a partire dai rapporti tra i popoli, che secondo Escobar resterebbero più pragmatici e meno ostili della retorica politica. L’analista ha raccontato la propria esperienza in Eurasia, dove vive gran parte dell’anno spostandosi tra Mosca, Cina e Sud-Est asiatico.
Dal suo punto di vista, la società russa, negli ultimi mesi, avrebbe spostato il baricentro del proprio immaginario geopolitico dalla “Russia europea” alla “Russia euroasiatica”, privilegiando viaggi, scambi e investimenti verso Cina e Asia orientale. Tale cambiamento, ha affermato, sarebbe accelerato dalle tensioni politiche con l’Occidente e dalle difficoltà dei cittadini russi nell’ottenere visti europei.
Il discorso si è poi spostato sul grande progetto di sviluppo interno russo verso Siberia ed Estremo Oriente, un tema che Escobar segue da anni partecipando ai forum economici di Vladivostok. Ha citato investimenti in infrastrutture, corridoi commerciali e nuove rotte artiche, sottolineando come Mosca consideri questa espansione una priorità strategica. A suo avviso, la Cina avrebbe influenzato questo orientamento, mostrando alla Russia il modello di sviluppo delle proprie province occidentali, come Xinjiang e Tibet, trasformate nel giro di un decennio. Nella parte finale dell’intervista, Violo ha chiesto se l’Europa potrà ritrovare un ruolo nel mondo qualora i popoli europei ricostruissero maggiore autonomia politica. Escobar ha risposto che il cambiamento richiederebbe tempo, formazione e una nuova consapevolezza nelle giovani generazioni. Ha immaginato un processo lento, ostacolato dalla resistenza dei poteri consolidati e dalle tensioni globali tra blocchi geopolitici emergenti. Secondo lui, la competizione tra paesi del Sud globale, Stati Uniti, Russia e Cina potrebbe generare reazioni dure e imprevedibili, come dimostrerebbero varie crisi internazionali. L’intervista si è conclusa con i ringraziamenti di Violo e un saluto caloroso del pubblico. Pur nel tono diretto e nelle opinioni provocatorie tipiche di Escobar, l’incontro ha offerto uno spaccato articolato del suo punto di vista sul futuro dell’Europa e sugli equilibri globali in trasformazione. Una conversazione intensa che ha anticipato la conferenza bolognese e che continua ad alimentare il dibattito sulle dinamiche geopolitiche contemporanee.
L' armocromia è una disciplina che studia i colori più adatti a una persona in base alle sue caratteristiche naturali: carnagione, colore degli occhi e dei capelli. In ambito della moda, è uno strumento potentissimo per valorizzare l’aspetto attraverso l’uso dei colori giusti in abbigliamento, trucco e accessori.
Essa si basa sul concetto che ogni persona appartiene a una stagione cromatica: Primavera, Estate, Autunno o Inverno. Ogni stagione è a sua volta suddivisa in sottogruppi.
La classificazione è basata tenendo conto di alcune caratteristiche: Tono della pelle (chiaro, medio, scuro).
Sottotono (caldo o freddo).
Contrasto tra occhi, pelle e capelli.
Intensità dei colori.
Le 4 stagioni dell'Armocromia sono:
Primavera
Preferisce dei i colori quali pesca, corallo , avorio, turchese
Sottotono caldo, colori chiari e luminosi.
Inverno
Ideale il nero, bianco ottico, rosso rubino, blu elettrico
Sottotono freddo, colori intensi e brillanti.
Autunno
Ideale il verde oliva, ruggine, senape, cammello
Sottotono caldo, colori caldi e profondi.
Estate
Ideale il grigio perla, rosa antico, lavanda, blu denim
Sottotono freddo, colori soft e polverosi.
L' Armocromia nella moda è importante per evitare errori di colore che spengono il viso.
Valorizzare l’incarnato, rendere la pelle più luminosa ed è di importanza fondamentale per poter scegliere solo capi che donano a se stesse, coordinando al meglio il proprio guardaroba.
Per esempio se sei Inverno, evita il beige e indossa il nero, blu notte, o il rosso ciliegia.
Se sei Estate, prediligi i colori tenui e freddi, come il rosa cipria o il grigio ghiaccio.
Curare il proprio look è importante anche nella scelta del make up e dei capelli, la scelta del rossetto cambia in base alla stagione: un rosso caldo per l’Autunno, uno freddo per l’Inverno.
Il colore dei capelli dovrebbe rispettare sempre il nostro sottotono: meglio evitare schiariture sbagliate.
L’armocromia non è una regola rigida, ma una guida personalizzata per aiutarci a scegliere cosa ci fa brillare. Permette di esprimere se stesse in modo armonico, evitando scelte che non valorizzano la nostra bellezza naturale al fine di conquistare nell’aspetto uno stile sobrio, curato, mai eccessivo , acquisendo così, una particolare eleganza.
"L’eleganza” è una parola che racchiude molto più di un semplice aspetto esteriore: è una forma di armonia, misura e
consapevolezza che si manifesta in ciò che facciamo, e siamo. Si manifesta nel comportamento con la gentilezza, la calma, la discrezione; nel pensiero:con la semplicità, la profondità senza ostentazione; nel linguaggio: con il rispetto, la grazia e la cortesia, il saper scegliere sempre le parole giuste.
L’eleganza non si indossa, si emana. È un gesto misurato, una parola scelta con cura, un silenzio che sa parlare. È la bellezza che non grida, la forza che non impone, la luce che non abbaglia.
Abita negli occhi di chi comprende, nelle mani di chi rispetta, nel pensiero di chi semplifica. Essere eleganti è un modo delicato di amare il mondo.
Pio e Amedeo sono amici da una vita, e da una vita litigano essendo agli opposti su tutto: disattento uno, meticoloso l’altro; scialacquatore il primo, parco il secondo; credente questo, ateo quello. Pio fa l’educatore in una comunità di recupero per giovani in difficoltà, tra sogni spezzati e dipendenze da combattere. Amedeo gestisce una casa di riposo per anziani.
Quando, in seguito a un malinteso, Pio si ritrova messo alla porta dalla fidanzata Francesca, il mondo sembra crollargli addosso. Ma è niente rispetto a quando il tetto della comunità crolla letteralmente, lasciando lui e i suoi ragazzi senza un posto dove stare. L’unica salvezza possibile è chiedere aiuto ad Amedeo affinché li ospiti temporaneamente al secondo piano della casa di riposo, che tutti sanno essere sfitto da anni. Amedeo che oppone prima resistenza, accetta a malincuore e a patto che quella sia una soluzione provvisoria e che tutti si sforzino di contenere i costi.
I due si ritrovano così a tentare l’impossibile: unire due mondi che non potrebbero essere più distanti tra loro, complice la diffidenza che gli anziani hanno verso i giovani e l’insofferenza di questi ultimi per i primi. A fare da testimone implacabile a questi battibecchi è Mario, il decano della casa di riposo, mentre a fare da arbitro tra i due c’è Marina, psicologa e coordinatrice della comunità di Pio.
Ne nascerà un'esperienza tanto folle quanto toccante, fatta di scontri generazionali, risate amare, piccoli dispetti ma grandi lezioni di vita… e qualche inevitabile disastro. Proprio nel caos, Pio e Amedeo proveranno a mescolare ingredienti di una ricetta di convivenza perfetta, o quasi…
“Oi Vita Mia” nasce dal desiderio di raccontare una storia profondamente umana, capace di tenere insieme la leggerezza della commedia e la profondità dei sentimenti. Al centro del film c’è la libertà: quella di scegliere sul proprio corpo, di autodeterminarsi, di amare senza trattenere. Una libertà che si intreccia con il valore della memoria, del ricordo, della cura intergenerazionale.
Il progetto ha un legame forte e indissolubile con Vieste e con il Gargano, non solo come ambientazione ma come autentica fonte d’ispirazione. Il punto di partenza è reale: la casa di riposo Gesù e Maria, affacciata sul mare, e una vera comunità per minori situata poco distante, sono i luoghi in cui è nata l’idea del film e che rappresentano gli ambienti principali della narrazione. Girare a Vieste significa restituire al pubblico un volto poco raccontato della Puglia, quello più autentico, ancora lontano dai circuiti turistici mainstream, ma ricco di poesia, umanità e bellezza.
Un aspetto fondamentale di “Oi Vita Mia” è la sua comicità, che rappresenta il DNA artistico di Pio e Amedeo. Non si tratta mai di una comicità fine a sé stessa, né di una sequenza di battute “da copione”: è piuttosto una comicità di situazione, che nasce dall’assurdità degli eventi, dalle
contraddizioni dei personaggi, dalle dinamiche relazionali imprevedibili e sbilanciate.
La malattia di Mario — il suo Alzheimer che avanza silenzioso — è forse il personaggio più invisibile e potente del film. Attraverso di lui, si racconta la perdita del controllo, il timore di dimenticare, la lotta quotidiana per restare sé stessi quando tutto intorno (e dentro) sembra svanire.
Eppure, in questo smarrimento c’è spazio per la tenerezza, per l’umorismo involontario, per l’amore che resiste. Amedeo, nel suo modo ruvido ma affettuoso, si prende cura di Mario con una delicatezza dissimulata: ogni volta che l’anziano si perde, lui corre a cercarlo. Ma non lo rimprovera mai, anzi, minimizza con sarcasmo, lo protegge con leggerezza. È il gesto di un amico che, anche senza dirlo, sa cosa significhi non voler essere dimenticati.
Il film vale la pena vederlo e, forse, rivederlo perché scava nel nostro profondo, nel nostro sentire, lascia la traccia nel nostro cuore. Bravi tutti.
“Sento che ora non è più il tempo di fare dell’Arte per l’Arte, ma dell’Arte per l’Umanità”.
Pellizza da Volpedo
Sono davvero pochi gli artisti la cui immagine e il cui destino risultino, all’interno della memoria collettiva, indissolubilmente legati ad un’unica loro creatura, e che, pertanto, siano noti al grosso pubblico, quasi soltanto grazie ad essa.
Tutti, infatti, conosciamo il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo, capolavoro ultracitato e in mille modi utilizzato, e da molti amatissimo per il fatto di saperci parlare, forse come nessun’altra opera d’arte, di lotte di popolo, di movimenti sindacali, di proteste di piazza, di gente umile che lotta per i propri diritti, di figli e figlie del popolo stanchi e stanche di chinare il capo e fermamente determinati/e a cambiare la storia, di masse di oppressi dignitosissimamente marcianti contro tutti i muri e i fili spinati di tutte le tirannie.
| Il Quarto stato |
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Ma pochi, però, sono coloro che hanno una qualche familiarità con la variegata produzione del pittore piemontese, e pochi sono anche probabilmente coloro che hanno piena consapevolezza della sua
| Lo specchio della vita |
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importanza nella storia dell’arte italiana ed europea. Cosa questa dovuta soprattutto a due fattori:
le sue opere sono sparse in diverse gallerie e musei italiani, oppure fanno parte di collezioni private;
prima di quella attualmente in corso a Milano, l’unica mostra dedicata alla sua produzione risale all’oramai lontanissimo 1921.
E’ quindi da salutare con gioia e sincera gratitudine la mostra monografica ottimamente curata da Aurora Scotti e Paola Zatti, e co-prodotta dal Comune di Milano GAM - Galleria d'Arte Moderna in collaborazione con METS Percorsi d'Arte (associazione culturale da anni impegnata nella promozione dell'arte italiana dell'Ottocento in particolare dei pittori divisionisti), allestita presso i locali della Galleria d’Arte Moderna di Milano, indubbiamente il sito maggiormente idoneo per una simile iniziativa, ospitando già la grande tela del Quarto Stato, nonché quadri importanti di artisti vicini a Pellizza e da lui molto amati, come Giovanni Segantini e Angelo Morbelli.
L'esposizione, composta da una quarantina di opere tra dipinti e disegni, è articolata nelle cinque sale al pianoterra della Villa Reale riservate alle mostre temporanee di GAM e nella sala del Quarto Stato al primo piano del museo, e documenta con efficacia l'intero percorso dell'artista, dagli anni della formazione fino all’approdo alla pionieristica sperimentazione divisionista, della quale è stato, senza alcun dubbio, uno dei massimi protagonisti.
Certamente assai apprezzabile è che, al fine di facilitare la comprensione della genesi del Quarto Stato ed anche mettere in luce i rapporti dell'artista con la ricca eredità del passato (vedi, in particolare, il Raffaello della Scuola di Atene), sia stata fatta la saggia scelta di esporre anche alcuni dei grandi cartoni preparatori pervenutici, ed una serie di studi, bozzetti preparatori e disegni finiti di singole figure.
| Ricordo di un dolore |
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Pur essendo lo sguardo di Pellizza rivolto costantemente al mondo degli umili e, in particolar modo, al dramma dell’umana esistenza, percepito e rappresentato nelle sue varie manifestazioni (Sul fienile, Speranze deluse, Fiore reciso), a dominare, nella maggior parte dei lavori esposti, è la presenza della natura che abbraccia, accarezza e sospinge oltre i confini della solitudine e della sofferenza (vedi, in particolar modo, L’idillio di primavera, La passeggiata amorosa e L’amore nella vita): la “bella natura” che, come ebbe a scrivere all’amico Occhini nell’aprile del 1903, “assorbe l’uomo e lo annienta per campeggiare essa stessa sfolgorando la sua immortale bellezza”.
| Autoritratto |
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Numerosi i quadri carichi di valenze simbolistiche che meriterebbero di diventare oggetto di attenta indagine esegetica. Vedi, ad esempio, Lo specchio della vita, frutto di ben quattro anni di lavoro e presentato alla Promotrice di Torino del 1898. Qui, con una raffinatissima tecnica divisionistica, ci viene proposta una scena agreste ingannevolmente poco significativa, ambientata sul greto del torrente Curone, nei pressi dell’abitazione di famiglia:
| Passeggiata amorosa |
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un semplice gregge in cammino, immerso nel sole e parzialmente riflettentesi nelle acque palustri. Ma quel gregge proviene da lontano, dalla lettura del Purgatorio dantesco, laddove, nel canto III, si parla delle “pecorelle” che avanzano “timidette”, “semplici e quete” e che
“ciò che fa la prima, e l’altre fanno”.
Di che si tratta, quindi? Di una amara denuncia? Di una rassegnata descrizione dell’impossibilità di cambiamento sociale? Di una severa rampogna nei confronti della secolare sottomissione ignava delle masse contadine?
Credo che nella poetica pellizziana non ci sia posto per annunciazioni nicciane e tronfie posture dannunziane. Il cuore del pittore palpita all’unisono con quello degli umili e degli oppressi, e dalle sue pennellate trasuda un compassionevole consentimento empatico che gli impedisce di ergersi a giudice e tantomeno a tribuno.
Di lì a poco, dalla pietas di cui è imbevuta quest’opera, nascerà il capolavoro del Quarto Stato. E quelle pecorelle “timidette”, prive di identità ed incapaci di ardire, si trasformeranno nelle nobili figure, emananti arcaica fierezza e consapevolezza nitidissima della propria dignità e dei propri diritti che, nel suo massimo capolavoro, avanzano (e continuano ad avanzare) per conquistarsi un legittimo posto nella Storia.
“Bisogna infine volgersi a Pellizza da Volpedo per sentirsi illuminati da un sole che sembri davvero quello dell’avvenire”
Primo Levi
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Pellizza da Volpedo. I capolavori
26 settembre 2025 - 25 gennaio 2026
A più di un secolo dall’ultima e unica mostra monografica dedicata all’artista piemontese, realizzata nel 1920 alla Galleria Pesaro, Milano ripercorre la vicenda artistica e biografica di Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907) in un’esposizione ideata dalla Galleria d’Arte Moderna che di lui conserva, oltre al suo capolavoro, il Quarto Stato, alcune opere altrettanto significative della sua produzione artistica.
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