L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.

Kaleidoscope (1268)

Free Lance International Press

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August 07, 2023

Lo spettacolo è scritto, diretto ed interpretato con molta sensibilità da Alessio Chiodini, anche nella veste della Bestia, proprio quella ispirata alla famosa favola. Al suo fianco Alessio ha voluto la deliziosa e bravissima Valentina Corti nel ruolo di Belle (la Bella) e Giovanni Pelliccia nelle vesti di narratore.

Questi bravi artisti ci porteranno virtualmente nella sala di un castello, riproposto in questo suggestivo teatro, per raccontarci una loro versione della famosa favola che alcune fonti fanno risalire alla metà del XVI secolo e alla penna dello scrittore italiano Giovanni Francesco Straparola, anche se comunemente viene attribuita a Jeanne-Marie Leprince de Beaumont che la propose nel 1740.

La storia potrebbe essere stata ispirata da un fatto reale.

Nel 1537 a Tenerife nacque Pedro Gonzales, afflitto da ipertricosi, una rara e particolare malattia genetica che ricopre di peli tutto il corpo, viso compreso. È questa disfunzione che forse ha ispirato anche l’ideazione di Chewbacca, lo strano peloso personaggio di Guerre stellari, come può aver ispirato le credenze popolari sull’esistenza dei lupi mannari…

Pedro arrivò ad essere “adottato” dal re francese Enrico II, che lo educò e ne fece un nobile istruito a tutti gli effetti. Nonostante la sua particolarità, la giovane Caterina di innamorò di lui sposandolo e dandogli ben sette figli, di cui cinque afflitti dallo stesso disturbo.

Dopo le repliche romane, lo spettacolo sarà ospitato in alcuni castelli italiani, a partire dal Castello Fittipaldi Antinori di Brindisi Montagna, e percorrerà varie tappe nello stivale fino ad arrivare in Trentino Alto Adige in estate, dove terminerà il tour.

Il Teatro dei Documenti si presta molto bene a questa proposta. A ridosso del Monte dei Cocci di Testaccio, è una sorta di labirinto pieno di sale con un loro particolare fascino, che permettono una realizzazione scenica molto suggestiva. Credo unico nel suo genere, alcune sale mi hanno ricordato i mitrei romani o le tombe precristiane. L’ambientazione dunque è perfetta, grazie anche alla sapiente illuminazione che gioca con dei bellissimi effetti creando un’atmosfera surreale. Qui i personaggi si muovono in quella che sembra la sala da pranzo di un castello, con tanto di pianoforte parlante. In questo ambiente irrompono facilmente ed immediatamente la quarta parete, sfruttando l’idea del metateatro.

Il primo ad apparire è il narratore menestrello Giovanni che presenta la storia, ben sviluppata e concentrata in cinquanta minuti. La recitazione, come la voce di Giovanni, sono perfette per questo ruolo, così come la sua gestualità. Ci apparirà anche nei panni del padre di Belle e presterà la voce, oltre che come narratore, anche al pianoforte parlante, rendendolo simpatico con i suoi discorsi e con un caratteristico accento francese con cui dialoga con i personaggi.

Alessio, che ho apprezzato pochi giorni fa in “L’amico ritrovato” e tempo addietro in “L’acqua e la farina”, indossa una maschera che ricorda il dio celtico dei boschi Cernunno. Eclissato dalla maschera, non puoi contare sulla sua particolare espressività, dunque si riscatta con un’ elegante gestualità e l’uso di toni di voce profondi o suadenti, alternando modi bruschi a più dolci per caratterizzare la Bestia. Ci riserverà poi un momento davvero toccante, alla fine dello spettacolo, quando apparirà con le sue fattezze umane ad incantesimo spezzato.

Valentina mi stupisce. Esprime una dolcezza, una delicatezza ed un’ espressività che incantano. Ho avuto modo di apprezzarla poco tempo fa in un bellissimo spettacolo dal titolo “Più vera del vero”, in cui impersonava un androide. Semplicemente fantastica! Valentina sa giocare bene con la voce e la gestualità, ma soprattutto con la sua inesauribile gamma espressiva. I suoi sguardi sempre profondi, che passano dal malinconico al gioioso, sono in grado di trasmettere forti emozioni che colpiscono inevitabilmente lo spettatore. Stasera sembra davvero uscita dalle pagine di questa favola. Insieme ad Alessio e a Giovanni ci porta per mano in questo mondo incantato attraverso un dramma fino al suo toccante, commovente e delicato epilogo che mi ha particolarmente commosso con il loro bellissimo abbraccio finale e le romantiche frasi che si sono scambiate, complici anche la belle parole di alcune poesie di Prevert inserite nella sceneggiatura da Alessio.

Una bella favola che tra suoni, luci e una buona regia, riesce a lasciare il segno.

 

Produzione: Produzione spettacoli teatrali

 

August 07, 2023

Sulla luna non siamo mai andati, cioè gli amerikani non sono mai andati; la terra non è tonda (così come il quadro di Leporello); Barbra Streisand non è mai stata bella; Guccini è un grande cantante. Verità e menzogne che odorano o puzzano di verità che non sono platonicamente opinioni ma appunto essenze e per ciò stesso innate in quanto ben altra cosa dalle “cose del mondo” sensibile. E innate sono le colpe dei fascisti venute al mondo con loro stessi che com’è noto non hanno storia, innate quelle dei fascisti storici (che pur una ragion d’essere l’ebbero, tra crisi dello Stato liberale e misero fallimento dei socialismi), innate quelle dei neo-fascisti che tentarono di buttar giù uno Stato disarmato, con l’aiutino (“Mara un aiutino”) dei servizi segreti, di pochi militari e di una o più logge massoniche. Non ce la fecero. Guai ai vinti.

 

C’è una barzelletta che gira sui fascisti. La riassumo. Un domatore salva un bambino, in un circo, da morte sicura perché un leone sta per sbranarlo. Il giorno dopo si scopre che il domatore è “fascista” e allora tutti si schierano dalla parte del povero leone che quel disgraziato domatore voleva far morire di fame… Francesco Cossiga, cattolico e liberale, indicò per la strage di Bologna una pista palestinese, vari altri intellettuali e giornalisti di sinistra (oggi sulle pagine dei giornali) avanzano dubbi sulle certezze delle sentenze e sulla colpevolezza di Fioravanti, Mambro e Ciavardini. Se ne può discutere, se ne discusse. Quando Marcello de Angelis dirigeva “Area”, quel mensile pubblicò servizi e speciali “revisionando” gli esiti del processo, dubitando dunque della reale colpevolezza dei colpevoli. Perfino in quel caso se ne poteva discutere.

 

Ma oggi che il “fascismo” è di nuovo al potere (e la sinistra, di Schlein e Conte, è ancora più incapace), oggi che Carlo Ginzburg urla la sua preoccupazione sugli inganni della destra e sulla forza psicologica che essa mette in campo per imbrigliare e imbrogliare il povero elettorato, che de Angelis ripeta quel che ha sempre detto e che (da cittadino) avanzi dubbi sugli esiti processuali di quella dannatissima storia, oggi no!, oggi è tutto dannatamente pericoloso. Gli è che bisogna lottare con ogni energia per annullare il falso ordine democratico (la democrazia val sempre bene per noi non per gli altri) sul quale basa il proprio potere questa destra fascista o questo fascismo di destra.

Strano paese il nostro. Cattolico, campanilista e tradizionalista ma proprio non va l’idea di voler negare il progresso per affidarsi alla conservazione, a Panfilo Gentile, a Giovanni Gentile, a Giuseppe Prezzolini. E guai se hai il potere per scrivere finanche due righe. Prezzolini disse che l’Italia era un’invenzione letteraria ma se tornasse si rimangerebbe ogni parola perché la letteratura è morta e “quelle” invenzioni sono state derubricate a noie…

 

Per gentile concessione  delle “Jene sicule”

August 05, 2023

August 03, 2023

 

   La Torre del Castello

“Venerdì 26 Maggio presso il Castello di Sonnino, via Volterrana Nord a Montespertoli i produttori di Castello di Sonnino e Fattoria La Leccia sono “felici” di invitarla alla scoperta dei Vin Santi di Montespertoli per partecipare ad una bellissima verticale”. Questo l’invito giuntomi qualche giorno prima. Ero già là!

Come farsi scappare un evento simile. Tutto faceva presupporre di trovarsi davanti a Vin Santi vecchia maniera. E così è stato.

      i cinque campioni

Il Castello di Sonnino, location quanto mai azzeccata. Palazzo storico del XVI secolo costruito intorno ad una  torre risalente al XIII secolo, medievale, a sua volta edificata sul vecchio tracciato della via volterrana etrusca. Oggi la proprietà è frutto dell’impegno dei discendenti del barone Alessandro e della baronessa Caterina de Renzis Sonnino, ricoprendo il ruolo di principale produttore del Chianti Montespertoli Docg.

Non sono state le sale sontuose ricche di cimeli ad ospitarci per l’evento atteso. Bensì la grande Vinsantaia posta all’ultimo piano, ben esposta ai venti chiantigiani che  perpetuano il rito della produzione del Buon Vin Santo.

Fattoria La Leccia, il luogo dove l’innovazione del pensiero agricolo si realizza attraverso l’artigianalità del lavoro quotidiano. Posta anch’essa nell’aerale del Montespertoli Docg. La famiglia Bagnoli ne è proprietaria dal lontano 1970. Ma è dalla vendemmia 2013 che la consapevolezza di una necessaria rigenerazione ha portato  Paola e Lorenzo a prenderne le redini ed impegnarsi con passione, misura ed orgoglio.

Leone (Castello di Sonnino) e Lorenzo (Fattoria La Leccia) in cattedra a spiegare, con aneddoti, ricordi, la Storia mista a leggenda del Vin Santo, le difficoltà a produrlo oggi come allora, la passione necessaria dati i risultati economici assolutamente negativi e le problematicità d’inserimento nel mercato soprattutto quello nazionale.

La fatica  a lottare contro ed aggredire lo stereotipo che vuole il Vin Santo solo come vino dolce da fine pasto accompagnando i cantucci di Prato e riuscire invece nell’intento di una educazione verso il consumatore,  elevando questa vera chicca enoica  al rango che si merita.

 i campioni scelti per gli assaggi.

   I colori

- 1999 Castello di Sonnino.  Trebbiano e Malvasia, caratelli di castagno. Dorato acceso con nuance ambra. Fichi disidratati, miele, mondorle, Al palato ricchissimo, sapido nel finale boisé. Quattro anni in caratello. Eccellente, voto 92/100;

   la provocazione

- 2005 La Leccia. Trebbiano e Malvasia. Tradizionale, 10 anni nei caratelli. Veste ambra scura di intensa luminosità. Naso ricchissimo e complesso: noci, fico secco, torroncino, caramello. Al palato notevoli ritorni olfattivi sostenuti da una vena fresca. Lunga persistenza. Eccellente, voto 93/100;

- 2008 Castello di Sonnino. Trebbiano in caratelli per 6 anni. Miele millefiori, agrumi canditi ed erbe aromatiche. Al palato la dolcezza ben sostenuta dalla vena fresco-sapida. Rientra nell’eccellenza ma con un voto più basso: 90/100;

- 2015 Castello di Sonnino. Molto giovane, un Vin Santo works in progress. Impronta olfattiva classica, elegantemente dolce. Riesce comunque a salire nella scala dell’Eccellenza guadagnandosi ora 90/100;

- 2016 La Leccia. Il nuovo che avanza. Lorenzo lo ha presentato come un Vin Santo che, partendo dalla tradizione, ha iniziato un percorso differente a partire dall’appassimento: quello che vuole i grappoli stramaturi di Trebbiano appesi al soffitto. Poi permanenza in barriques di rovere esauste, usate per il Chianti,  Risultato al momento con un punteggio di 90/100. Serve capire l’evoluzione in bottiglia.

Al Castello di Sonnino si è parlato anche di abbinamenti per cacciar via i brutti pensieri ricorrenti dei cantuccini.

    Leone e Lorenzo

Pasticceria secca, cioccolato, formaggi anche erborinati. Una provocazione da consigliare?

Quella offerta a noi dallo chef del Ristorante Il Cibreo di Firenze: cioccolatini ripieni di patè di fegatini. Una delizia!

A proposito dello chef del Ristorante il Cibreo di Firenze. Siccome tutti i salmi finiscono in gloria, terminata la degustazione vuoi non spostarti in una delle sale del Castello di Sonnino elegantemente preparata a sala da pranzo e degustare piatti preparati dal figlio di Fabio Picchi, Giulio?

 

Urano Cupisti

Assaggi effettuati il 26 maggio 2023

Al castello di Sonnino – Montespertoli (Fi)

 

 

 

July 31, 2023

Egregio Presidente,

Lei già in passato si è spesso distinto per interpretazioni della Costituzione molto singolari, diciamo “innovative”.

Ora accade che lei in occasione del consueto incontro con i giornalisti per la consegna del “Ventaglio”, abbia colto la circostanza per altre considerazioni fuori contesto e sul presupposto di una ennesima e ancor più singolare interpretazione della Costituzione, “ammonendo” il Parlamento che le Commissioni di inchiesta per il Covid e per la scomparsa della compianta Emanuela Orlandi non possono sovrapporsi ai giudici (meno che mai quelli della Corte costituzionale, ovviamente).

Quanto accaduto ha un precedente illuminante: la onorificenza da lei conferita a quel tal Silvio Brusaferro, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (quello che rassicurava il non rimpianto Speranza Roberto che l’IIS non avrebbe diffuso i dati corretti –e non allarmanti- relativi alla c.d. epidemia da Covid). Ora questa sua nuova e singolare “uscita”.

Egregio Presidente, come sa, sul piano tecnico-giuridico la mia e la sua interpretazione del diritto costituzionale non coincidono.

Lei, tuttavia, deve sapere che al Parlamento che è (rectius, dovrebbe essere) la sede e l’organo espressivo della volontà popolare sovrana, non dovrebbero essere inviati messaggi preventivi e fuori contesto.

Infatti, il procedimento legislativo per la creazione delle due Commissioni parlamentari di inchiesta è ancora in corso.

E lei che fa? Già si pronuncia in corso di dibattito parlamentare influenzandone oggettivamente lo svolgimento. E questo lei fa pur non conoscendo il testo dei relativi disegni di legge (oppure li conosce; e a che titolo?).

Lei poi dovrebbe sapere che l’art. 82 della Costituzione non prevede necessariamente l’atto legislativo (potendo le Commissioni parlamentari di inchiesta essere costituite con provvedimento interno delle Assemblee parlamentari).

Ma lei addirittura si spinge a censurare il merito dei disegni di legge in questione, e lo fa preventivamente consapevole dell’oggettiva influenza che può avere per prevenire la costituzione e il lavoro delle Commissioni di inchiesta.

E questo lei fa senza che dal merito dei relativi disegni di legge emerga alcun profilo di incostituzionalità.

Ma quel che è sorprendente è che lei faccia dichiarazioni fuori da ogni sede propria e rivolgendosi a soggetti estranei.

Lei ben sa che la sede propria è il suo Ufficio (nel senso fisico e funzionale) e il momento è quello in cui lei è chiamato a promulgare la legge con la sua firma; firma che lei certamente può rifiutare, chiarendo però quali sarebbero i profili di incostituzionalità e richiedendo nella dovuta forma scritta e doverosamente motivata, che il Parlamento deliberi una seconda volta. Cosa che, ove avvenga, la obbliga alla firma e promulgazione della legge. Anche questo ha un nome: si chiama democrazia.

Lei poi, con parole, accenti e postura da vecchio saggio, ammonisce ancora che la Commissione parlamentare non si può sovrapporre al lavoro della magistratura. E perché?

  1. Il Parlamento, e solo il Parlamento, può decidere quale sia l’oggetto di indagine di una Commissione di inchiesta. 2. Fosse anche e direttamente l’attività della magistratura nel suo complesso (compresa la Corte costituzionale); o no? 3. Secondo il suo ammonimento, non dovrebbe esistere neppure la Commissione parlamentare di inchiesta sulla mafia, considerati i tanti, travagliati e discussi processi che al riguardo sono stati celebrati (ovviamente dai giudici). 4. Lei forse non ha adeguatamente considerato il fatto che le sue considerazioni portano ad una sostanziale abrogazione dell’articolo 82 della Costituzione, devitalizzandolo. 5. Ma lei è il garante della Costituzione, non ne è il modificatore. 6. D’altra parte, seguendo il suo ragionamento, su cosa dovrebbe indagare una Commissione parlamentare di inchiesta che non “tocchi” i magistrati?

Ho riflettuto a lungo: sicuramente sui differenti metodi di coltivazione dei tulipani in Turchia e in Olanda.

Vi è poi un aspetto di politica corrente e ora mi rivolgo alla maggioranza che sostiene il governo e in particolare a “Fratelli d’Italia” (ah, Mameli che hai combinato!...).

Cosa faranno ora i “Fratelli” dopo le chiassose esultanze alla Camera per l’approvazione dei due disegni/proposte di legge in questione? Manterranno la loro stessa determinazione al Senato o faranno come fa il Ministro Carlo Nordio che “si inchina dinnanzi agli orientamenti del Capo dello Stato”?

Nessun imbarazzo per la Anna Bolena da Garbatella City, adusa a cambiare posizione e idee con la stessa facilità con la quale si cambiano le scarpe. Joe Biden insegna.

Ma quel che più mi accora è che maggiore saggezza politica avrebbe avuto suo padre Bernardo.

Umanamente auguro le migliori cose a lei e famiglia. Politicamente mi auguro che lei vorrà far dono al Popolo italiano delle sue dimissioni.

Augusto Sinagra

 

 

 

Quasi da sempre, viviamo immersi in un mondo dualistico, un mondo e un’umanita’ dove tutto è bianco o nero, il bene o il male e via discorrendo.

Nella sua intima essenza, la realtà non è così: i colori, i sapori e gli odori, così come i sentimenti e le sensazioni sono il frutto di combinazioni infinite e, alle volte basta fermarsi un attimo, entrare profondamente in noi stessi per percepire questa intima essenza propria di tutte le cose e di tutti i fenomeni.

Il mondo della musica “leggera” non sfugge alla visione dualistica, anzi propone una estremizzazione della stessa e così è stato negli anni sessanta con l’emersione pressoché contemporanea di due fenomeni epocali quali sono stati i Beatles e i Rolling Stones due gruppi che hanno segnato un brusco e affascinante salto in avanti della musica contemporanea con effetti dei quali i componenti delle due band non erano allora assolutamente consapevoli.

Che avesse allora una cifra dolce e melodica, come era nel caso dei Beatles, o dura e rocchettara, come era propria dei Rolling Stones fu subito chiaro che nulla sarebbe più stato come prima.

Con il trascorrere dei decenni, ne sono in effetti trascorsi sessanta, alcuni di loro sono morti, altri si sono un po’ persi, ma le rispettive icone, Paul dei Beatles e Mike dei Rolling Stones, entrambi insigniti del titolo di baronetti ed entrambi ricchissimi sono perfettamente consapevoli di avere segnato un epoca e di avere, nel bene e nel male contribuito e in non piccola parte a renderci quel che siamo.

Tantissimi auguri, Mike!

July 24, 2023

July 21, 2023

La presenza militare statunitense in Italia ebbe inizio nel 1943 con l’invasione del paese, alleato della Germania nazista durante la seconda guerra mondiale, e la sua liberazione dal nazifascismo; divenne in seguito permanente dal 1951 a seguito della sottoscrizione di un accordo di collaborazione militare.

Quante basi militari NATO e americane ci sono in Italia?

Le basi presenti sul Nostro territorio sono circa 120, sono dislocate sul nostro territorio nazionale, di quanti soldati parliamo e a chi spettano le decisioni al loro interno.

Si sospetta, però, che siano in totale 140, 20 sarebbero coperte da segreto.

Il nostro Paese ospita 13.000 soldati americani.

L’Italia è un membro dell’alleanza Atlantica, pertanto risulta molto complicato dividere le basi Nato dalle basi Usa, da basi italiane, dove operano anche militari della Nato.

Gli Stati Uniti sono chiaramente i leader dell’Alleanza Atlantica.

Sono 4 i maggiori centri Nato in Italia; il centro di ricerche Nato della Spezia, 

l defense college di Roma, Il Comando Nato di Napoli e infine la base Navale di Taranto.

 Il Comando operativo di vertice interforze (COVI) italiano, che ha sede a Roma, nel quartiere di Centocelle: si tratta di un organismo alle dirette dipendenze del capo di stato maggiore della difesa che esercita la pianificazione, il coordinamento e la direzione delle operazioni militari delle forze armate italiane, soprattutto in relazione alle attività Nato. 

Non tutte hanno una funzione operativa, alcune si occupano di intelligence, di formazione ed hanno funzioni di logistica.

Solbiate Olona, in provincia di Varese in Lombardia: qui ha sede il Nato Rapid deployable corps (il Corpo di armata di reazione rapida), un contingente multinazionale pronto ad entrare rapidamente in azione dove ce ne fosse bisogno.

L’Italia fornisce il 75 per cento del personale, mentre il rimanente 25 per cento è costituito da militari provenienti da altre nazioni.

Esistono poi centri di telecomunicazioni, centri di rifornimento, poligoni di tiro, etc ..

In caso di guerra tutte queste installazioni fungerebbero da basi Nato, è chiaro.

Alcune di queste basi naturalmente sono segrete, altre sono molto piccole, anche se molto importanti strategicamente.

Nel Nostro paese si trovano circa 13.000 militari statunitensi, come potete osservare nella cartina in basso.

Lo Stato italiano paga ogni anno il trentasette per cento dei costi delle basi (Aviano, La Maddalena, Sigonella e altre) e delle truppe americane di stanza nel nostro paese: risulta dai documenti ufficiali di bilancio delle forze armate Usa, del Dipartimento della difesa e del Congresso (il Parlamento) degli Stati Uniti.

La base aerea più grande (per superficie) d’Europa è l’aeroporto di Amendola, in Puglia.

La comunità militare americana (soldati più famiglie) in Italia è concentrata per la maggior parte nelle basi di Aviano e Vicenza.

Base di Aviano (Friuli): aeronautica USA, con presenza di armi atomiche. 

Base di Ghedi (Lombardia): tecnicamente italiana, ma con forte presidio americano in quanto ospita delle armi atomiche. 

Base di Camp Ederle (Veneto): esercito USA. 

Base di Camp Darby (Toscana): esercito USA (anche se tecnicamente italiana).

In Sicilia si contano ben 16 basi Nato.

Famosa la base militare americana di Sigonella, nella piana di Catania, a due passi da Lentini.

E’ una delle basi aeree della Nato più importanti per la sua posizione e gli equipaggiamenti custoditi. Da Sigonella partono le missioni di ricognizione aerea dei cinque droni Global Hawk, usati anche per la guerra in Ucraina.

A Sigonella ha sede lAlliance ground surveillance (la Sorveglianza al suolo dell’alleanza) della Nato che permette di monitorare in tempo reale con determinati strumenti (tra cui i droni Global Hawk) la situazione in terra, mare e cielo. 

 

 

 per gentile concessione di Giornalesera.com   

 

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