L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.

Kaleidoscope (1597)

Free Lance International Press

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E’ stato un bel momento, molto coinvolgente, quello in cui Neria De Giovanni, ideatrice del premio Alghero donna, alla conduzione come sempre, ha messo a viva voce con collegamento telefonico Annita Garibaldi Jallet, figlia di Sante Garibaldi, figlio di Ricciotti, ultimo figlio di Giuseppe e Anita Garibaldi.

L’occasione era per commentare il libro vincitore della sez. Prosa della 31 edizione del Premio Alghero donna, assegnato al romanzo “Anita” di Laura Calosso (SEM-Feltrinelli) che narra in prima persona le vicende storiche di Anita Garibaldi, come recita la motivazione, letta da Speranza Piredda, presidente della Rete delle donne: “(...) indomita compagna di Garibaldi facendola scendere dal monumento a cavallo con il quale si celebra sul Gianicolo, cercando invece la sua verità di donna. Così il libro presenta le tappe di una vita avventurosa e passionale, da Laguna, in Brasile, dove nel luglio 1839 giunge Giuseppe Garibaldi dopo un naufragio e lì l’incontra, Ana Maria de Jesus Ribeiro che ha soltanto 18 anni ma è già sposata da tre. Poi l’abbandono della sua famiglia, la vita misera e avventurosa con Garibaldi tra il Brasile e l’Uruguay, fino all’arrivo in Europa, Roma, il monte Titano, la  morte dieci anni dal suo incontro con Garibaldi, Josè. La scrittura della Calosso si manifesta nella sua originalità: dare la parola direttamente ad Ana Maria-Anita perché racconti fuori da ogni retorica la sua scelta passionale, eroica ma anche visionaria, di donna che rifiuta di crescere all’ombra di un grande uomo ma ne condivide speranze e progetti. Per amore.”

Laura Calosso è stata premiata dall’Assessora regionale alla cultura, Ilaria Portas,  che ha fatto gli auguri al  Premio Alghero donna anche a nome dell’editoria che il suo assessorato rappresenta.

A leggere la motivazione per la sezione Arte-Poesia a Clara Farina è stato Antonio Maria Masia, presidente del Gremio dei sardi di Roma in rappresentanza della intera Giuria. “Clara Farina ha dato voce ai più grandi poeti in lingua sarda calcando il palcoscenico di molti teatri in Sardegna e fuori dell’Isola, ma anche lasciando la sua voce in modalità più popolari e di grande diffusione come il disco. Già nel 1999, con il disco Sardus Pater (Condaghes), aveva incantato con la sua interpretazione di recitare cantando,  ripercorrendo la tradizione più antica e vera dei cantadores. Poi per Soter editore, un nuovo disco A boghe Crara, che come indica il titolo è proprio un cantare e declamare a voce forte e chiara i versi della poesia sarda contemporanea. (...)Poeta Clara Farina? Certamente scrive versi e tanti, ma li fa leggere soltanto a pochi amici. Ma scrive di teatro.  Ha vinto il primo premio per i centocinquant’anni dalla nascita di Grazia Deledda con lo spettacolo Passos de Gràssia, prodotto nel 2021. Oggi è un’altra donna, Marianna Bussalai, ad essere rinata in palcoscenico grazie alle parole di Clara Farina, che ha tracciato e portato sulle scene con empatia palpabile,  il profilo di questa intellettuale di Orani, simbolo dell’autonomia e dell’emancipazione femminile sarda. “

Clara Farina ha incantato il pubblico sempre numeroso accorso al Teatro Civico di Alghero, interpretando una poesia veramente in tema, Feminas, del poeta campidanese Vincenzo Pisano. A premiare è stata Raffaella Sanna, assessora alla cultura del Comune di Alghero, che patrocina e supporta la manifestazione con la Fondazione di Sardegna.

Sempre l’Assessora di Alghero ha premiato Ambra Pintore per la sez. giornalismo, dopo la lettura della motivazione da parte di Silvana Pinna, socia fondatrice della sezione FIDAPA di Alghero , il gruppo associativo che insieme alla Rete delle Donne affianca l’Associazione Salpare e Neria De Giovanni nell’organizzazione.

Come messo in evidenza: “Ambra Pintore non può soltanto essere definita giornalista: ha studiato danza classica, lavorato in una compagnia di teatro sperimentale, approfondito canto, dizione e recitazione con espressività fisica e vocale. E poi è stata protagonista in diversi spettacoli teatrali e in alcuni film tra cui quello del regista sardo Gianfranco Cabiddu su “Il figlio di Bakunin”.   E’ volto molto noto e molto amato come conduttrice e autrice di diversi  programmi televisivi come: Bistimenta, costumi e gioielli di Sardegna e I 5 Sensi dell’Arte, format la cui grande scommessa è stata e continua ad essere divulgare ad un pubblico eterogeneo la cultura e l’arte in Sardegna scevra di folklorismi. (…). Da qualche anno Ambra Pintore è anche regista e ideatrice di un format letterario-musicale, utilizzando sempre le più raffinate e moderne tecniche di comunicazione.”
Ambra Pintore ha regalato al pubblico una sua interpretazione a cappella di una tradizionale ninna nanna in catalano.

Alle premiate la targa istituzionale e una collana di corallo, per ricordare Alghero, al centro della Riviera del corallo.

Come da tradizione apertura e chiusura di serata affidata alla musica: ha aperto il duo Antonello Colledanchise e Susanna Carboni con due brani di musica catalana medievale mentre a chiudere è stato il flauto traverso di Elisa Ceravola con brani della tradizione novecentesca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

December 14, 2025

December 08, 2025

 

Il 2 dicembre 2025, l’Auditorium del MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma ha ospitato la presentazione ufficiale di “CAMILLERI SONO”, il nuovo film documentario dedicato alla vita e all’eredità culturale di Andrea Camilleri, nel centenario della sua nascita. Firmato dalla giornalista Adriana Pannitteri, il lavoro si inserisce nel ricco calendario di celebrazioni nazionali ed è subito apparso come uno dei contributi più intensi e completi al ricordo del grande scrittore siciliano, padre del commissario Montalbano e figura cardine della letteratura italiana contemporanea. Alla proiezione hanno partecipato numerose personalità del cinema, del teatro e della cultura italiana, che hanno voluto rendere omaggio al Maestro.

Tra gli ospiti sono stati citati rappresentanti del MiC – Ministero della Cultura, registi, autori televisivi e attori che nel corso degli anni hanno collaborato con Camilleri o sono stati influenzati dalla sua opera. La serata, introdotta da un dibattito sul ruolo dell’identità culturale nel panorama mediatico contemporaneo, ha evidenziato come la voce dello scrittore rimanga ancora oggi un punto di riferimento solido e attuale. Invitato speciale dell’evento è stato il dr. Andrea Tasciotti, Ambasciatore Onorario della Città di Santo Domingo, il quale ha origini siciliane da parte materna e ha espresso un forte legame affettivo con la figura di Camilleri.

 Nel suo intervento, Tasciotti ha sottolineato il valore culturale e identitario del film documentario, dichiarando: «La giornalista Adriana Pannitteri ha reso un omaggio non solo alla Sicilia, ma a tutta l’Italia, mostrando la vita autentica di un importante e conosciuto scrittore italiano, esaltandone le origini culturali e artistiche che lo hanno reso celebre in tutto il mondo. Il pregevole documentario sottolinea l’importanza della conservazione della lingua italiana, parlata e scritta, e dell’identificazione delle radici culturali degli italiani all’estero, oltre a rappresentare uno strumento di grande valore per la promozione del cine-turismo italiano a livello mondiale».

Il film, come emerso durante la presentazione, ripercorre con delicatezza e autenticità il viaggio umano e creativo di Camilleri: dagli anni giovanili in Sicilia al suo impegno nei teatri romani, dal lavoro in RAI alla maturità letteraria, sino all’enorme successo internazionale dei romanzi di Montalbano. Attraverso immagini d’archivio, testimonianze esclusive e materiali inediti, Pannitteri costruisce un racconto che restituisce la dimensione più intima e al tempo stesso universale dello scrittore: l’uomo che difendeva il valore della lingua e dell’arte come strumenti di identità e libertà. La proiezione al MAXXI ha confermato come l’opera non sia solo un tributo commemorativo, ma anche un invito alla riflessione sul ruolo della cultura italiana nel mondo contemporaneo. In un momento storico in cui il tema della memoria e dell’appartenenza assume un’importanza sempre crescente, “CAMILLERI SONO” emerge come un documento prezioso e necessario, capace di riaccendere l’attenzione sulle radici, sulle parole e sulle storie che definiscono l’Italia nel panorama globale.

December 04, 2025
 a si. Pepe Escobar e Virgilio Violo
 

A Bologna, il 2 dicembre 2025, Pepe Escobar, giornalista e analista geopolitico conosciuto a livello internazionale, ha rilasciato una lunga e vivace intervista al presidente dell’associazione Free Lance International Press, Virgilio Violo, in occasione della conferenza che lo stesso Escobar terrà in città. Il tempo a disposizione era poco, ma sufficiente per affrontare un tema cruciale sui rapporti tra Italia e Russia nel contesto geopolitico attuale. Escobar ha descritto la Russia e l’Italia come “stati-civilizzazione”, realtà con radici culturali profonde e possibilità enormi di dialogo diretto, cooperazione e investimenti reciproci.

Secondo lui, i presupposti per un rapporto maturo ci sarebbero, ma il quadro politico europeo, a suo giudizio, ostacolerebbe uno sviluppo più equilibrato. L’analista sostiene infatti che l’Italia, come altri paesi europei, si troverebbe oggi vincolata a dinamiche decisionali dell’Unione Europea e della Nato, un vincolo che, sempre secondo la sua interpretazione, limiterebbe la sovranità nazionale e la possibilità di una diplomazia più autonoma verso Mosca.

Durante l’intervista Escobar ha delineato due possibili scenari. Il primo è quello di un’escalation continua, alimentata da tensioni belliche e timori reciproci tra Russia e paesi Nato. Ha citato dichiarazioni occidentali da lui considerate provocatorie, arrivando a evocare il rischio di incidenti o false flag capaci di innescare crisi difficili da controllare. Il secondo scenario, al contrario, prevede una ricostruzione graduale del dialogo, a partire dai rapporti tra i popoli, che secondo Escobar resterebbero più pragmatici e meno ostili della retorica politica. L’analista ha raccontato la propria esperienza in Eurasia, dove vive gran parte dell’anno spostandosi tra Mosca, Cina e Sud-Est asiatico.

Dal suo punto di vista, la società russa, negli ultimi mesi, avrebbe spostato il baricentro del proprio immaginario geopolitico dalla “Russia europea” alla “Russia euroasiatica”, privilegiando viaggi, scambi e investimenti verso Cina e Asia orientale. Tale cambiamento, ha affermato, sarebbe accelerato dalle tensioni politiche con l’Occidente e dalle difficoltà dei cittadini russi nell’ottenere visti europei.

Il discorso si è poi spostato sul grande progetto di sviluppo interno russo verso Siberia ed Estremo Oriente, un tema che Escobar segue da anni partecipando ai forum economici di Vladivostok. Ha citato investimenti in infrastrutture, corridoi commerciali e nuove rotte artiche, sottolineando come Mosca consideri questa espansione una priorità strategica. A suo avviso, la Cina avrebbe influenzato questo orientamento, mostrando alla Russia il modello di sviluppo delle proprie province occidentali, come Xinjiang e Tibet, trasformate nel giro di un decennio. Nella parte finale dell’intervista, Violo ha chiesto se l’Europa potrà ritrovare un ruolo nel mondo qualora i popoli europei ricostruissero maggiore autonomia politica. Escobar ha risposto che il cambiamento richiederebbe tempo, formazione e una nuova consapevolezza nelle giovani generazioni. Ha immaginato un processo lento, ostacolato dalla resistenza dei poteri consolidati e dalle tensioni globali tra blocchi geopolitici emergenti. Secondo lui, la competizione tra paesi del Sud globale, Stati Uniti, Russia e Cina potrebbe generare reazioni dure e imprevedibili, come dimostrerebbero varie crisi internazionali. L’intervista si è conclusa con i ringraziamenti di Violo e un saluto caloroso del pubblico. Pur nel tono diretto e nelle opinioni provocatorie tipiche di Escobar, l’incontro ha offerto uno spaccato articolato del suo punto di vista sul futuro dell’Europa e sugli equilibri globali in trasformazione. Una conversazione intensa che ha anticipato la conferenza bolognese e che continua ad alimentare il dibattito sulle dinamiche geopolitiche contemporanee.

 

November 30, 2025

L' armocromia è una disciplina che studia i colori più adatti a una persona in base alle sue caratteristiche naturali: carnagione, colore degli occhi e dei capelli. In ambito  della moda, è uno strumento potentissimo per valorizzare l’aspetto attraverso l’uso dei colori giusti in abbigliamento, trucco e accessori.

Essa si basa sul concetto che ogni persona appartiene a una stagione cromatica: Primavera, Estate, Autunno o Inverno. Ogni stagione è a sua volta suddivisa in sottogruppi.

La classificazione è basata tenendo conto di alcune caratteristiche: Tono della pelle (chiaro, medio, scuro).

Sottotono (caldo o freddo).

Contrasto tra occhi, pelle e capelli.

Intensità  dei colori.

Le 4 stagioni dell'Armocromia sono:

Primavera

Preferisce dei i colori  quali pesca, corallo , avorio, turchese

Sottotono caldo, colori chiari e luminosi.

Inverno

Ideale il  nero, bianco ottico, rosso rubino, blu elettrico

Sottotono freddo, colori intensi e brillanti.

 Autunno

Ideale il verde oliva, ruggine, senape, cammello

Sottotono caldo, colori caldi e profondi.

 Estate

Ideale il grigio perla, rosa antico, lavanda, blu denim

Sottotono freddo, colori soft e polverosi.

L' Armocromia nella moda è importante per evitare  errori di colore che  spengono il viso.

Valorizzare l’incarnato, rendere la pelle più luminosa ed è di importanza fondamentale per poter scegliere solo capi che  donano a se stesse, coordinando al  meglio il  proprio guardaroba.

 Per esempio se sei Inverno, evita il beige e indossa il nero, blu notte, o il rosso ciliegia.

Se sei Estate, prediligi i colori tenui e freddi, come il rosa cipria o il grigio ghiaccio.

Curare il proprio look è importante anche nella scelta del make up  e dei capelli, la scelta del rossetto cambia in base alla stagione: un rosso caldo per l’Autunno, uno freddo per l’Inverno.

Il colore dei capelli  dovrebbe rispettare sempre  il nostro sottotono: meglio evitare schiariture sbagliate.

L’armocromia non è una regola rigida, ma una guida personalizzata per aiutarci a scegliere cosa ci fa brillare. Permette di esprimere se stesse in modo armonico, evitando scelte che non valorizzano la nostra bellezza naturale  al fine di  conquistare nell’aspetto uno stile sobrio, curato, mai eccessivo , acquisendo  così, una particolare eleganza.

"L’eleganza” è una parola che racchiude molto più di un semplice aspetto esteriore: è una forma di armonia, misura e consapevolezza che si manifesta in ciò che facciamo, e siamo. Si manifesta nel comportamento con la gentilezza, la calma, la discrezione; nel pensiero:con  la semplicità, la profondità senza ostentazione; nel linguaggio:  con  il rispetto, la grazia e la cortesia, il saper scegliere sempre le parole giuste.

L’eleganza non si indossa, si emana. È un gesto misurato, una parola scelta con cura, un silenzio che sa parlare. È la bellezza che non grida, la forza che non impone, la luce che non abbaglia.

Abita negli occhi di chi comprende, nelle mani di chi rispetta, nel pensiero di chi semplifica. Essere eleganti è un modo delicato di amare il mondo.

November 24, 2025

 Pio e Amedeo sono amici da una vita, e da una vita litigano essendo agli opposti su tutto: disattento uno, meticoloso l’altro; scialacquatore il primo, parco il secondo; credente questo, ateo quello. Pio fa l’educatore in una comunità di recupero per giovani in difficoltà, tra sogni spezzati e dipendenze da combattere. Amedeo gestisce una casa di riposo per anziani.

Quando, in seguito a un malinteso, Pio si ritrova messo alla porta dalla fidanzata Francesca, il mondo sembra crollargli addosso. Ma è niente rispetto a quando il tetto della comunità crolla letteralmente, lasciando lui e i suoi ragazzi senza un posto dove stare. L’unica salvezza possibile è chiedere aiuto ad Amedeo affinché li ospiti temporaneamente al secondo piano della casa di riposo, che tutti sanno essere sfitto da anni. Amedeo che oppone prima resistenza, accetta a malincuore e a patto che quella sia una soluzione provvisoria e che tutti si sforzino di contenere i costi.

I due si ritrovano così a tentare l’impossibile: unire due mondi che non potrebbero essere più distanti tra loro, complice la diffidenza che gli anziani hanno verso i giovani e l’insofferenza di questi ultimi per i primi. A fare da testimone implacabile a questi battibecchi è Mario, il decano della casa di riposo, mentre a fare da arbitro tra i due c’è Marina, psicologa e coordinatrice della comunità di Pio.

Ne nascerà un'esperienza tanto folle quanto toccante, fatta di scontri generazionali, risate amare, piccoli dispetti ma grandi lezioni di vita… e qualche inevitabile disastro. Proprio nel caos, Pio e Amedeo proveranno a mescolare ingredienti di una ricetta di convivenza perfetta, o quasi…

“Oi Vita Mia” nasce dal desiderio di raccontare una storia profondamente umana, capace di tenere insieme la leggerezza della commedia e la profondità dei sentimenti. Al centro del film c’è la libertà: quella di scegliere sul proprio corpo, di autodeterminarsi, di amare senza trattenere. Una libertà che si intreccia con il valore della memoria, del ricordo, della cura intergenerazionale.

Il progetto ha un legame forte e indissolubile con Vieste e con il Gargano, non solo come ambientazione ma come autentica fonte d’ispirazione. Il punto di partenza è reale: la casa di riposo Gesù e Maria, affacciata sul mare, e una vera comunità per minori situata poco distante, sono i luoghi in cui è nata l’idea del film e che rappresentano gli ambienti principali della narrazione. Girare a Vieste significa restituire al pubblico un volto poco raccontato della Puglia, quello più autentico, ancora lontano dai circuiti turistici mainstream, ma ricco di poesia, umanità e bellezza.

Un aspetto fondamentale di “Oi Vita Mia” è la sua comicità, che rappresenta il DNA artistico di Pio e Amedeo. Non si tratta mai di una comicità fine a sé stessa, né di una sequenza di battute “da copione”: è piuttosto una comicità di situazione, che nasce dall’assurdità degli eventi, dalle contraddizioni dei personaggi, dalle dinamiche relazionali imprevedibili e sbilanciate.

La malattia di Mario — il suo Alzheimer che avanza silenzioso — è forse il personaggio più invisibile e potente del film. Attraverso di lui, si racconta la perdita del controllo, il timore di dimenticare, la lotta quotidiana per restare sé stessi quando tutto intorno (e dentro) sembra svanire.

Eppure, in questo smarrimento c’è spazio per la tenerezza, per l’umorismo involontario, per l’amore che resiste. Amedeo, nel suo modo ruvido ma affettuoso, si prende cura di Mario con una delicatezza dissimulata: ogni volta che l’anziano si perde, lui corre a cercarlo. Ma non lo rimprovera mai, anzi, minimizza con sarcasmo, lo protegge con leggerezza. È il gesto di un amico che, anche senza dirlo, sa cosa significhi non voler essere dimenticati.

Il film vale la pena vederlo e, forse, rivederlo perché scava nel nostro profondo, nel nostro sentire, lascia la traccia nel nostro cuore. Bravi tutti.

 

 

 

November 24, 2025

                                      “Sento che ora non è più il tempo di fare dell’Arte per l’Arte, ma dell’Arte per l’Umanità”.

                                                                 Pellizza da Volpedo

 

       Sono davvero pochi gli artisti la cui immagine  e il cui destino risultino, all’interno della memoria collettiva, indissolubilmente legati ad  un’unica loro creatura,  e che, pertanto, siano noti al grosso pubblico, quasi soltanto grazie ad essa.  

Tutti, infatti, conosciamo il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo, capolavoro ultracitato e in mille modi utilizzato, e da molti amatissimo per il fatto di saperci parlare, forse come nessun’altra opera d’arte, di lotte di popolo, di movimenti sindacali, di proteste di piazza, di gente umile che lotta per i propri diritti, di figli e figlie del popolo stanchi e stanche di chinare il capo e fermamente determinati/e a cambiare la storia, di masse di oppressi dignitosissimamente marcianti contro tutti i muri e i fili spinati di tutte le tirannie.

  Il Quarto stato

Ma pochi, però, sono coloro che hanno una qualche familiarità con la variegata produzione del pittore piemontese, e pochi sono anche probabilmente coloro che hanno piena consapevolezza della sua

   Lo specchio della vita

importanza nella storia dell’arte italiana ed europea. Cosa questa dovuta soprattutto a due fattori:

le sue opere sono sparse in diverse gallerie e musei italiani, oppure fanno parte di collezioni private;

prima di quella attualmente in corso a Milano, l’unica mostra dedicata alla sua produzione risale all’oramai lontanissimo 1921.

E’ quindi da salutare con gioia e sincera gratitudine la mostra monografica ottimamente curata da Aurora Scotti e Paola Zatti, e co-prodotta dal Comune di Milano GAM - Galleria d'Arte Moderna in collaborazione con METS Percorsi d'Arte (associazione culturale da anni impegnata nella promozione dell'arte italiana dell'Ottocento in particolare dei pittori divisionisti), allestita presso i locali  della Galleria d’Arte Moderna di Milano, indubbiamente il sito maggiormente idoneo per una simile iniziativa, ospitando già la grande tela del Quarto Stato, nonché quadri importanti di artisti vicini a Pellizza e da lui molto amati, come Giovanni Segantini e Angelo Morbelli.

L'esposizione, composta da una quarantina di opere tra dipinti e disegni, è articolata nelle cinque sale al pianoterra della Villa Reale riservate alle mostre temporanee di GAM e nella sala del Quarto Stato al primo piano del museo, e documenta con efficacia  l'intero percorso dell'artista, dagli anni della formazione fino all’approdo alla pionieristica sperimentazione divisionista, della quale è stato, senza alcun dubbio, uno dei massimi protagonisti.

Certamente assai apprezzabile è che, al fine di facilitare la comprensione della genesi del Quarto Stato ed anche mettere in luce i rapporti dell'artista con la ricca eredità del passato (vedi, in particolare, il Raffaello della Scuola di Atene), sia stata fatta la saggia scelta di esporre anche alcuni dei grandi cartoni preparatori pervenutici, ed una serie di studi,  bozzetti preparatori e  disegni finiti di singole figure.

 

 Ricordo di un dolore

Pur essendo lo sguardo di Pellizza rivolto costantemente al mondo degli umili e, in particolar modo, al dramma dell’umana esistenza, percepito e rappresentato nelle sue varie manifestazioni (Sul fienile, Speranze deluse, Fiore reciso),  a dominare, nella maggior parte dei lavori esposti, è la presenza della natura che abbraccia, accarezza e sospinge oltre i confini della solitudine e della sofferenza (vedi, in particolar modo, L’idillio di primavera, La passeggiata amorosa e L’amore nella vita): la  “bella natura” che, come ebbe a scrivere all’amico Occhini nell’aprile del 1903, “assorbe l’uomo e lo annienta per campeggiare essa stessa sfolgorando la sua immortale bellezza”.

   Autoritratto

Numerosi i quadri carichi di valenze simbolistiche che meriterebbero di diventare oggetto di attenta indagine esegetica. Vedi, ad esempio, Lo specchio della vita, frutto di ben quattro anni di lavoro e presentato alla Promotrice di Torino del 1898. Qui, con una raffinatissima tecnica divisionistica, ci viene proposta una scena agreste ingannevolmente poco significativa, ambientata sul greto del torrente Curone, nei pressi dell’abitazione di famiglia:

   Passeggiata amorosa

un semplice gregge in cammino, immerso nel sole e parzialmente riflettentesi nelle acque palustri.  Ma quel gregge proviene da lontano, dalla lettura del Purgatorio dantesco, laddove, nel canto III, si parla delle “pecorelle” che avanzano “timidette”, “semplici e quete” e che

                   “ciò che fa la prima, e l’altre fanno”.

Di che si tratta, quindi? Di una amara denuncia? Di una rassegnata descrizione dell’impossibilità di cambiamento sociale? Di una severa rampogna nei confronti della secolare sottomissione ignava delle masse contadine?

Credo che nella poetica pellizziana non ci sia posto per annunciazioni nicciane e tronfie posture dannunziane. Il cuore del pittore palpita all’unisono con quello degli umili e degli oppressi, e dalle sue pennellate trasuda un compassionevole consentimento empatico che gli impedisce di ergersi a giudice e tantomeno a tribuno.

Di lì a poco, dalla pietas di cui è imbevuta quest’opera, nascerà il capolavoro del Quarto Stato. E quelle pecorelle “timidette”, prive di  identità ed incapaci di ardire, si trasformeranno nelle nobili figure, emananti arcaica fierezza e consapevolezza nitidissima della propria dignità e dei propri diritti che, nel suo massimo capolavoro, avanzano (e continuano ad avanzare) per conquistarsi un legittimo posto nella Storia.

 

                                       

“Bisogna infine volgersi a Pellizza da Volpedo per sentirsi illuminati da un sole che sembri davvero quello dell’avvenire”

                                                                                        Primo Levi

 

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Pellizza da Volpedo. I capolavori
26 settembre 2025 - 25 gennaio 2026

A più di un secolo dall’ultima e unica mostra monografica dedicata all’artista piemontese, realizzata nel 1920 alla Galleria Pesaro, Milano ripercorre la vicenda artistica e biografica di Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907) in un’esposizione ideata dalla Galleria d’Arte Moderna che di lui conserva, oltre al suo capolavoro, il Quarto Stato, alcune opere altrettanto significative della sua produzione artistica.

INFOLINE E UFFICIO GRUPPI:

Per informazioni e prenotazioni gruppi e scuole
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02 87159711 (dal lunedì al venerdì, dalle 9:30 alle 13:00)

 

 

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