L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.


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Kaleidoscope (1289)

Free Lance International Press

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July 29, 2015

Ma manca ancora un impegno serio e coerente della comunità internazionale per un abbandono definitivo

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Test nucleare francese nel deserto algerino

di Carlotta Caldonazzo

 

A circa sessant'anni dal Manifesto Russell-Einstein, l'accordo sul programma nucleare iraniano tra Tehran e il gruppo 5+1, composto da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia, Cina e Germania, pone diversi interrogativi. Anzitutto sulle possibili conseguenze geopolitiche, soprattutto se si considerano le reazioni tra sdegno e allarme di Arabia Saudita e Israele, che riportano alla mente la guerra fredda. In secondo luogo, sul fatto che cinque dei sei paesi che si sono seduti al tavolo dei negoziati con l'Iran, esclusa la Germania, possiedono armi nucleari, assieme ad altri quattro. Un elemento tutt'altro che trascurabile, poiché rende paradossale le loro pretese di sentenziare sulla legittimità o meno di qualsiasi programma nucleare. Peraltro, anche se Washington, Pechino, Londra, Parigi e Mosca sono formalmente impegnate a ridurre progressivamente i rispettivi arsenali atomici, il loro impegno reale finora è stato abbastanza trascurabile.

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Accordo sul programma nucleare tra Iran e Gruppo 5+1

Le autorità iraniane hanno sempre negato di avere intenzione di procurarsi armi nucleari, ma il loro divieto di accesso ad alcuni siti militari per gli osservatori internazionali ha destato sospetti, in particolare negli Usa e nei loro alleati in Medio Oriente, Arabia Saudita e Israele in testa. Questo accordo si può dunque considerare una vittoria, visto che Tehran ha accettato un monitoraggio da parte della comunità internazionale, ma a livello geopolitico si tratta di uno dei tanti casi della logica dei due pesi e due misure. Si potrebbe infatti obiettare che l'impegno sulla riduzione degli arsenali atomici di cinque dei sei paesi che hanno negoziato l'accordo non è sottoposto ad alcun controllo indipendente. Potrebbe essere quindi motivo di allarme il fatto che, come riporta l'Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma (SIPRI), nove paesi (USA, Cina, Gran Bretagna, Francia, Russia, India, Pakistan, Israele e Corea del Nord) possiedano complessivamente circa 15.850 armi nucleari, di cui 4.300 pronte per l'uso in diverse basi militari e 1.800 mantenute sotto codice di massima allerta. Ad averle ridotte, tra 2014 e 2015, sono stati solo Usa (in misura ridotta) e Russia (in misura più consistente). La Francia, invece, ha mantenuto invariato il suo arsenale, come Pakistan, Israele e Corea del Nord, mentre la Cina lo ha addirittura accresciuto (http://www.sipri.org/media/pressreleases/2015/yb-june-2015). Occorre aggiungere in proposito che le leggi internazionali in materia di armamenti nucleari, non essendo aggiornate, non tengono conto delle armi all'uranio di ultima generazione.

Tra i paesi maggiormente preoccupati dello sviluppo del programma nucleare iraniano, figura l'Arabia Saudita. Eppure questa potente petromonarchia fu tra i maggiori finanziatori del progetto del Pakistan di produrre l'atomica, lanciato nel 1974 dall'allora primo ministro pakistano Zulfikar Ali Bhutto. Al punto che, negli anni '80, un rappresentante di spicco dell'esercito di Islamabad, in visita ufficiale a Riadh, disse al re saudita: “le nostre conquiste sono le vostre”. Nel 1998, inoltre, il primo ministro pakistano Nawaz Sharif, prima di praticare il suo primo test nucleare, si premurò di informare Riyadh, ringraziandola del suo sostegno, soprattutto finanziario. Una cooperazione che ha suscitato nelle diplomazie occidentali il timore che l'Arabia Saudita avesse siglato un accordo segreto con il Pakistan per assicurarsi la fornitura di tecnologie necessarie per fabbricare la bomba atomica, nel caso in cui venisse minacciata la sua sicurezza nazionale. Inquietudini aggravate da quanto riportato dal sito www.globalsecurity.org a proposito di un accordo tra i due paesi su uno scambio di armi nucleari e petrolio (http://www.globalsecurity.org/org/news/2003/031022-pakistan_saudi-arabia.htm).

Quanto a Tel Aviv, secondo il SIPRI è in possesso di circa 80 testate nucleari e, assieme a India, Pakistan e Corea del Nord, è una delle quattro potenze atomiche non riconosciute (dunque non menzionate) nel Trattato di non-proliferazione (NPT). Per Israele la corsa agli armamenti nucleari è iniziata subito dopo la sua fondazione, nel 1948, ed è approdata, alla fine degli anni'50, alla costruzione del primo reattore nucleare a Dimona. Indispensabile in questo è stato il sostegno, ufficialmente segreto, della Francia, paese che ha riconosciuto l'NPT ma non il diritto al risarcimento delle vittime algerine dei suoi esperimenti nucleari. Il primo di questi, del 13 febbraio 1960, avvenne in piena guerra di indipendenza algerina.

Le armi nucleari sono entrate ufficialmente nella strategia militare francese oltre cinquant’anni fa e, alla Corte Internazionale di Giustizia, principale organo giudiziario delle Nazioni Unite, Parigi ha difeso il proprio diritto-dovere di averle per mantenere la pace e la sicurezza nel mondo. A questo “nobile motivo” sono dovuti i 17 esperimenti effettuati tra il 1960 e il 1966, di cui quattro atmosferici a Reggane (nella provincia di Adrar) e 13 sotterranei a In Ecker (Hoggar, 150 km a Nord di Tamanrasset). I primi facevano parte di un’operazione che prendeva il suo nome da un simpatico topo-canguro del deserto, il Gerboa (gerboa blu, bianco, rosso, verde): quattro esplosioni tra il 13 febbraio del 1960 e il 25 aprile dell’anno successivo, con effetti devastanti e ancora percepibili nell'ambiente. Un'invasione che neppure la decolonizzazione ha saputo fermare, se si considera che 11 dei 17 esperimenti sono stati effettuati nei quattro anni successivi al 5 luglio 1962, data della proclamazione dell’indipendenza. Il 18 marzo 1962, infatti, a margine degli accordi di Evian che ponevano fine alla guerra di liberazione, il Fronte di Liberazione Nazionale ha accettato (all’interno di quelli che vengono chiamati annexes secrets) che la Francia utilizzasse per altri cinque anni i siti del Sahara per test nucleari, chimici e balistici.

A Taouirit, distretto fantasma a 36 km dal punto Zero di Hamoudia (40 km a Sud di Reggane), dove il 13 febbraio del 1960 venne fatta esplodere la bomba A, non resta quasi più alcuna forma di vita. Una potenza tre o quattro volte maggiore di quella dell’atomica di Hiroshima, e ripercussioni registrate anche in Mali, Niger, Sudan e Senegal. Un'intera regione condannata al suo paesaggio lunare per i prossimi 24.000 anni. Chi è sopravvissuto e ha potuto rendere testimonianza mette l’accento sull'irreversibilità dell'impatto degli esperimenti sull'ambiente e sui suoi abitanti. Cancro della pelle, leucemia, malformazioni e danni alla vista sono le conseguenze che per prime si sono manifestate su chi si trovava entro un raggio di 150 km da Hamoudia al momento dell'esplosione del 1960, anche perché il materiale contaminato lasciato sul posto dai Francesi è stato inconsapevolmente riutilizzato per costruire abitazioni di fortuna. Senza considerare la scomparsa della fauna locale (volpi del deserto, dromedari e capre) e l'inquinamento irrimediabile della falda freatica.

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Soldati francesi assistono a un test nucleare in Algeria

Le terre del Touat e del Tidikelt un tempo erano fertili, caratterizzate da una cospicua produzione di cereali, datteri, lenticchie, ortaggi e da una fauna numerosa e variegata. Un ecosistema irreparabilmente compromesso dai test nucleari, definiti da Mekki Kaloum, sociologo e ricercatore di Adrar, un crimine contro l’umanità e contro la natura. Da qualche anno, attraverso appelli trasmessi tramite i media, Kaloum tenta di censire tutte le persone direttamente colpite, giungendo finora oltre quota 10.000. Le autorità francesi infatti reclutavano con la forza manodopera algerina: il 40% da Adrar, il 24% da Zaouiet Kounta, il 7% da Fenoughil, l’11% da Reggane, percentuali incerte da Tindouf e Béchar, tutti uomini di età compresa tra 12 e 46 anni. Molti di loro hanno solo costruito gli impianti, credendo di partecipare ad un programma di urbanistica coloniale ordinario. Chi invece ha “lavorato” a Hamoudia come cavia umana durante e dopo l’esplosione è stato munito di collari: uno per l’identificazione, uno per la misurazione delle radiazioni. Salmi Mohamed, uno dei testimoni, racconta che c’erano circa quaranta Algerini nelle tende quel giorno. Alle 16 (poche ore dopo l’esplosione) è stato ordinato loro di uscire e di mettersi proni sotto il sole coprendo il viso. Mohamed Belhacen, un altro testimone, racconta che prima dell’esplosione i Francesi avevano chiesto agli abitanti della zona di lasciare le loro case, temendo che crollassero. Prima una luce, aggiunge, come un sole, un quarto d’ora dopo un rumore assordante e alla fine l’onda che si propagava sottoterra come un terremoto. Disegnando i suoi ricordi nella sabbia, rammenta quel fumo nero, giallo, marrone che saliva verso l’alto, sotto gli occhi increduli della popolazione, che non capiva cosa stesse accadendo. Ancora oggi la produzione agricola è ferma, come gli scambi commerciali (un tempo assai remunerativi) tra i contadini locali e i mercanti del Mali. Il dramma è reso ancor più grave dalla carenza di personale medico: a Adrar, capoluogo della wilaya, non c’è un vero ospedale, ma soltanto uno stabilimento pubblico ospedaliero.

Altre testimonianze arrivano invece dagli ex detenuti del triangolo della morte, come Noureddine Belmouhoub e Abdelkader. In M’guel, Reggane, Oued Namous: tre caserme francesi all’interno del perimetro contaminato dalle radiazioni, riciclate come carceri dal governo algerino. Secondo il Comitato per la Difesa dei Detenuti vi sarebbero stati rinchiusi 24.000 presunti membri del FIS. Tra costoro, Noureddine e Abdelkader, detenuti a In M’guel, ai piedi della montagna di In Ecker, dove, a causa della radioattività, hanno perso l'olfatto. Il Massiccio dell’Ahaggar venne scelto come sito per i test nucleari dopo che, in un'esplosione a cielo aperto, a Reggane le cose non andarono come previsto e 195 soldati furono contaminati, dieci dei quali morirono in brevissimo tempo. Il primo esperimento sotterraneo, nelle gallerie scavate appositamente sotto l'Ahaggar, è del 1 maggio 1962, ma qualcosa anche lì andò storto. La galleria cedette insieme a parte del fianco della montagna, lasciando fuoriuscire una nube di gas, polveri e materiali radioattivi (nel 2005, secondo i rilevamenti dell’AIEA, il livello di radioattività nella zona era ancora molto alto). Negli anni '90, i detenuti delle tre caserme dismesse scavavano buche profonde fino a tre metri, raccogliendo i vecchi picchetti di metallo, senza sapere nulla dei pericoli cui sarebbero andati incontro. Anche di questi test, infatti, nessuno era stato informato e nessuna precauzione era stata presa per la popolazione locale. Al contrario, le autorità coloniali esposero direttamente alle radiazioni, ad un km dal punto zero, 150 prigionieri algerini, per la maggior parte combattenti della resistenza.

 

Hanno vinto la terza edizione del concorso per band emergenti organizzato ogni anno dall'etichetta indipendente La Fame Dischi “Le Canzoni Migliori Le Aiuta La Fame”, si chiamano Terzo Piano e sono quattro ragazzi giovanissimi provenienti dalla provincia di Salerno. “Abbiamo scelto di iniziare questa nuova avventura, il percorso che porterà al nostro primo disco in uscita ad Ottobre, con una live session, perché è lì che sta l’essenza del nostro lavoro, nel suonare.” Così descrivono questo primo video live di H, brano contenuto nel disco d'esordio che stanno registrando tra Perugia e Cava de'tirreni in questi mesi, la cui uscita è prevista per Ottobre 2015 per l'etichetta La Fame Dischi appunto. “Speriamo di essere convincenti proprio suonando e che, vedendoci dal vivo, la gente capisca il sentimento e la dedizione che mettiamo nella nostra musica.”

GUARDA IL VIDEO “H” LIVE SESSION

https://youtu.be/w0wz62pWEEw

Il pezzo rappresenta al meglio lo stile dei Terzo Piano, il mondo del rock, del pop e dell'elettronica che i quattro cercano di fondere per creare una dimensione tutta loro. Il pezzo dura 7 minuti e passa da un'atmosfera all'altra, culminando in quello che è lo stile dominante dell'album d'esordio previsto per Ottobre: un’elettronica cupa ed intimista con un'attenzione costante alla melodia.

"H" è la lettera muta, ed è per questo che è stata scelta come titolo di un brano in cui si cerca di esprimere (con una certa dose di ironia) le difficoltà del dover dire qualcosa anche quando da dire non c'è nulla. Come scrivere una canzone, come trasmettere un messaggio importante quando spesso i contenuti non ci sono? Come convincere "dicendo tutto e niente"? Ed è proprio questo che ammette ironicamente H, di lasciare nulla alla gente e di vendere "aria su musica", ma nel finale si va a spiegare anche il disagio di questa condizione ed il peso che sente l'autore per cui anche il "niente è così assordante" e che 7 minuti di brano sono troppi per dire nulla.

 

CREDITS “H”

Registrato da Snail Mobile Studios (https://www.facebook.com/SnailMobileStudios?fref=ts) presso il “Teatro del Giullare” di Salerno.

Audio engineers: Adriano Poledro e Francesco Giuliano

Riprese, montaggio, post produzione: Gigi Reccia

LA BAND / BIOGRAFIA http://www.lafamedischi.com/terzo-piano

https://www.facebook.com/terzopianoband?fref=ts

BOOKING & INFO

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LABEL La Fame Dischi - Label / Press / Booking

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rtFrammenti che orbitano qua e là, individuati, carpiti; li commento e condivido con voi.

Riflessioni

…e l’EXPO va.

Bicchiere mezzo pieno o vuoto? L’Expo, comunque procede in questa torrida estate con tutte le sue contraddizioni. Tante, veramente tante. Doveva sensibilizzare le coscienze, richiamare le attenzioni sulle risorse del Pianeta ed invece ampia ed estesa incentivazione verso “il bello a tutti i costi”, gli effetti speciali, consacrarlo a “Milanoland” il parco giochi per capire (giocare) la fame nel mondo. E giù numeri, percentuali, affluenze per riempire il Bilancio (stile Grecia) per offrirlo ai media compiacenti. E noi, i “gufi”, a “rosicchiarci il fegato e pronti per essere spennati”. Sarà così?

Frammento n. 1

01 Cover Logo 1280x400 OKNumeri, numeri ed ancora numeri

Padiglione Vino. Più di 1360 etichette a rappresentare 750 aziende con i loro vini. Il numero di visitatori stranieri si attesta intorno al 20%. I numeri danno sempre un senso. Ognuno li interpreta per definire l’evento un grande successo, altri limitandosi ad un buon risultato ed infine coloro che aggiungono: “potevano e dovevano essere molti di più.” Altra curiosità: del 20% dei visitatori stranieri, la parte del leone è stata impersonificata dai cinesi. Gli organizzatori istituzionali si dichiarano soddisfatti. Contenti loro…

Frammento n. 2

contrade cinIl Made in Italy alla conquista dei Mercati Cinesi ed Anglofoni

Lo fanno dal Vinexpo di Bordeaux. Chissà perché.

Novantotto etichette della collettiva organizzata dall’Associazione Italiana Export – AIE si sono presentate al Vinexpò ed hanno messo in campo la produzione di 6 (sei) grandi regioni vinicole italiane con un intenso programma di degustazioni guidate. “Appuntamenti come Vinexpo rappresentano una piazza strategica per lo sviluppo del mercato del vino italiano”. Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Toscana, Umbria e Sardegna con 11 aziende hanno occupato un’area espositiva di 200 mq al centro della prestigiosa Hall n.1. Nomi autorevoli come Saracco, Vie di Romans, Fantinel, Tenuta Sant’Antonio, Arnaldo Caprai, San Filippo, Villa Calcinaia, Aia Vecchia, Santadi, AgriPunica, Giocantinu, a rappresentare Docg, Doc e Igt tra i più famosi. Iniziativa per creare occasioni efficaci d’incontro e promozione là dove sia possibile premiare la qualità dei prodotti italiani.

Frammento n. 3

vinnaturVinnatur, l’Associazione dei Viticoltori Naturali Italiani, continua il monitoraggio sulla trasparenza.

Angiolino Maule, fondatore, padre spirituale e presidente VinNatur, commenta con orgoglio i risultati 2015 sulle analisi chimiche effettuate sui vini delle 151 aziende agricole associate. Solo 4 produttori sono stati segnalati per i loro vini risultati positivi ai pesticidi. Anche la presenza della solforosa è risultata limitata a 65 campioni. Rendere concreto il rispetto e la lealtà verso la terra, verso gli associati. “Noi siamo agricoltori e più di altri abbiamo un ruolo importante e una responsabilità: operare in vigna e in cantina nel rispetto della natura”. Aggiungo: poco importa se il vino prodotto è “indecifrabile”, l’importante che sia naturale. Mi chiedo:”ma esiste il vino naturale?. (fonte:Laura Sbalchiero)

Frammento n. 4

Vinexpo 2015 4Tasting Flights: la nuova tendenza al Vinexpo di Bordeaux

Nel mese di Giugno si è svolta la 18esima edizione del Salone del Vino francese Vinexpo, la manifestazione biennale che ha sede a Bordeaux. Grande novità di questa edizione sono stati i Tasting Flights, spazi intercalati tra gli stand dove il pubblico accreditato ha potuto effettuare assaggi dei vini presenti in quella particolare area espositiva. La tecnologia delle macchine Enomatic, quei distributori automatici di vini a temperatura controllata, ha permesso di scegliere e degustare tantissimi campioni. Il servizio bicchieri è stato svolto dalla Riedel, partner esclusivo del Vinexpo 2015.

 

Frammento n. 5

Cabina di regia della Pasta.

pastaria2 copyChe cos’è. Una pronta strategia integrata per valorizzare la pasta e la sua promozione all’estero. La pasta, come sappiamo, è un settore rilevante dell’economia alimentare italiana ma, con la sfida globale, rischiamo di cedere il passo ad altri paesi che, supportati da politiche di governo incentivanti, comprimendo la marginalità dei profitti, bruciano le tappe nella produzione e vendita. Cabina di Regia come finalità di promozione, aggregazione per acquisti comuni della materia prima, agevolazione sulle esportazioni. L’attrazione dei fondi comunitari, ulteriori fondi nazionali, iniziative promozionali a supporto dell’esportazione per nuovi stimoli rivolti a progetti funzionali per la valorizzazione della pasta, unico ed insostituibile alimento della tipicità del primo piatto all’italiana. (fonte: Aidepi)

Osservo, scruto, assaggio e…penso. (urano cupisti)

 

Il Complesso del Vittoriano ospita fino al 27 settembre la mostra Fan Zeng. La sinfonia delle civiltà. L'artista cinese è nato nel 1938. La data di nascita aiuta a capire l'opera. Pur essendo un contemporaneo, egli dà voce alla tradizione culturale cinese nella tecnica e nella composizione. La calligrafia è pure presente nei dipinti. Da non dimenticare neanche l'invenzione cinese della carta.

Sarebbe stato interessante, in mostra, dare più spazio alla spiegazione delle tecniche impiegate, che non sono riportate nelle didascalie. La maggior parte delle opere sono state realizzate con inchiostro su carta.

La sinuosità e la naturalezza del tratto sono, probabilmente, derivate proprio dalla calligrafia. Le figure sembrano fluttuanti e in perenne movimento. Stessa mobilità nell'espressione dei volti, resi intensi dall'indagine psicologica.

Ritratti, animali e paesaggi, sono oggetto delle opere in mostra, con particolare attenzione alle figure storiche importanti della tradizione e artisti e intellettuali anche occidentali.

La tradizione caratterizza anche l'aspetto familiare. Fan Zeng discende, infatti, da una stirpe di letterati. Scrittore lui stesso, ha acquisito un'apertura verso il mondo occidentale.

Oltre che alla scrittura è aperto alla musica, alla storia e alla filosofia.

Alcuni dei ritratti in mostra sono dedicati a grandi figure dell'occidente, del passato, come Michelangelo, ma anche della modernità, come Einstein, di qui la sinfonia di civiltà del titolo.

L'artista insegna all'Università di Pechino, il prestigio personale e familiare e l'importanza che la cultura cinese gli attribuisce, sono perentoriamente affermati dalla gigantografia dell'artista, che accoglie i visitatori all'ingresso in mostra.

L'evento nasce per celebrare il 45º anniversario dell'avvio delle relazioni diplomatiche tra Italia e Repubblica Popolare Cinese. Louis Godart, Consigliere per la Conservazione del Patrimonio Artistico del Presidente della Repubblica Italiana, è il curatore.

Tradizione culturale anche per quello che riguarda il main sponsor, il gruppo Sahne, più grande produttore di te Tiguanyin in Cina.

Fan Zeng

La sinfonia delle civiltà

1 luglio- 27 settembre 2015

Roma, Complesso del Vittoriano

Ingresso gratuito

Orari: tutti i giorni 9,30-19.30

Info: 06 6780664

       www.comunicareorganizzando.it

Catalogo: Nankai University Press €.56,00

 

A conclusione delle quattro giornate di AltaRoma, più che una rassegna della manifestazione, alla conferenza stampa, accanto alla foto 1presidente di AltaRoma, Silvia Venturini Fendi ci sono stati il presidente della Camera Nazionale della Moda, Carlo Capasa, il CEO di Pitti Immagine, Raffaello Napoleone e il viceministro, Carlo Calenda, pronti a garantire l’impegno delle istituzioni nel rilancio di Roma come città della moda. Si parla di collaborare tra Milano, Firenze e Roma e puntare sul sistema paese per l’internazionalizzazione del Made in Italy. Con un importante sostegno economico dal governo, in arrivo a settembre, Roma, attraverso AltaRoma, potrebbe rigodere del successo e della fama di cui ha goduto nel periodo della Dolce Vita.

 

L’evento più atteso della giornata di lunedì, è stato sicuramente Who is on Next?, il progetto di scouting realizzato da AltaRoma e Vogue Italia. In questa 11° edizione, sono stati accordati due premi per la categoria accessori: a Nicolò Beretta per Giannico, per la categoria shoewear, e a Lolita Lorenzo di Carol Oyekunle, per le borse. Per l’abbigliamento ha vinto Lee Wood per L72, che si è aggiudicato anche il premio speciale FASHION VALLEY, attraverso il quale potrà sviluppare una capsule collection, che sarà presentata durante AltaRoma Gennaio 2016. Particolarità di questa anno è, che yoox.com, lo store virtuale leader nel settore offrirà ai vincitori la possibilità di proporre una creazione per il sito.

La Scuola di Moda Ida Ferri ha presentato la sua collettiva, al Palazzo delle Esposizioni. Una collezione haute couture caratterizzata da ombre e luci. Forme costruite ma morbide, seta e lana, rasi, organza, tessuti trasparenti, lavorati e ricamati a mano, paillettes, swarovski e piume hanno dato nascita a un bellissimo gioco di contrasti.

Presso l’Accademia L’Oreal di Piazza di Spagna, Fashion News Magazine ha presentato l'evento Green Inspiration dedicato al mondo “eco-friendly”. Abiti, accessori, riciclo, arte, libri, invenzioni, consigli di bellezza e un servizio gratuito di blow dry e acconciatura con i prodotti Biolage. Durante l’evento è stato accordato anche il premio Green Inspiration alla spazzola Eco Tools, che fa risparmiare energia e tempo, con una tecnologia tutta al naturale.

L’Accademia Nazionale dei Sartori ha aperto le porte della sua sede di Via Boncompagni, per mostrare un laboratorio dal vivo al pubblico di AltaRoma, mentre l’Accademia Altieri Moda e Arte ha sfilato con una collezione total white al Palazzo delle Esposizioni.

Agli Horti Sallustiani, Iuliana Mihai ha presentato una collezione ispirata al Giappone, sulle note della Soprano Ayumi Fujii. 26 outfits illuminati da decori in bianco e nero, dal fitting perfetto e dalle linee nipponiche.

Nella storica boutique di via Frattina, List ha presentato la nuova collezione autunno-inverno, che gioca tra la tradizione bon-ton e l’avanguardia asiatica. Il marchio romano dichiara di aver scelto di presentare la sua collezione durante AltaRoma per ribadire il suo ruolo come leader della moda femminile di qualità.

foto 2Due cocktail party in chiusura della kermesse. Nel roof terrace dell’Hotel Bolscolo Exedra, di Piazza Repubblica, dove Romana Busani di RB presenta una borsa dedicata a Sophia Loren e sul Lungotevere, nel atelier di Sandro Ferrone, dove si presenta la collezione autunno inverno del omonimo brand. Una presentazione statica, ispirata agli anni settanta, al mondo hippie delle feste e dell’indipendenza femminile.

In chiusura della kermesse, gli allievi dell’Accademia delle Belle Arti hanno organizzato un percorso espositivo, che ha permesso di visitare i luoghi più significativi della prestigiosa e storica istituzione. Istallazioni artistiche, abiti ed anche una mostra di “figurini” per presentare i lavori di fine anno degli studenti.

 

di Franco Libero Manco

proud to be vegan

 

Il sistema di vita vegan è destinato a tutti ma non è per tutti: è per gente volitiva, dotata di auto discernimento, capace di anteporre il rispetto dell’”altro” ai piaceri personali e superare arcaiche concezioni; è per gente evoluta nella coscienza, lungimirante nelle aspettative, avveduta nei propositi, responsabile verso se stessi e il suo contesto sociale, sensibile alla sofferenza degli uomini come degli animali,  aperta all’innovazione dello spirito umano.

 

Nel sistema vegan gli antichi precetti “Non ammazzare”, “Non fare ad altri ciò che non vorresti ti fosse fatto e “Ama il prossimo tuo come te stesso”, si ampliano fino ad includere ogni essere senziente. Le nostre motivazioni non sono emotive; non ci interessiamo di tutela della natura per un tornaconto ecologico: è la speranza del mondo a venire che ci porta ad essere vegan; è la volontà di non essere complici dello sfruttamento, della tirannia e del massacro giornaliero di milioni di animali.

Essere vegan non è una scelta di comodo, non è una dieta alimentare, non è una moda, non è mero interesse personale per conservare o recuperare la salute: il benessere che ne consegue è la conseguenza della nostra scelta giusta, armonica e positiva.

La persona vegan ha una visione più ampia della vita, una maggiore sensibilità, un’etica più vasta e profonda perché estende la sua  compassione dall’uomo a tutte le creature: è apertura all’amore e al rispetto della vita in tutte le sue manifestazioni; la sua dimensione spirituale supera ogni schematismo religioso e si apre sfericamente ad ogni dottrina che considera come a tessere dello stesso grande mosaico della Vita.

 

Essere vegan non è un punto di partenza ma di arrivo della coscienza umana protesa verso il bene collettivo: è una nuova visione della Vita: è l’anello mancante tra l’uomo arcaico e l’uomo universalista. E’ la scienza del cuore; è la cultura della ragione critica positiva della vera conoscenza che valorizza e integra le differenze formali e sostanziali dello scenario naturale; è la visione che supera ogni parzialismo e integra in modo armonico ogni dottrina, ogni religione e filosofia che per sua essenza è al servizio del Bene e della Vita: è il seme  gettato dai Grandi della terra che in noi trova terreno fertile e germoglia: è la logica evoluzione dell’umanità in cammino verso la pace tra gli uomini e la creazione; è la sola realtà possibile per un’umanità sempre più numerosa; è la volontà di superare la visione antropocentrica e incarnare la vitale dimensione del Biocentrismo; è la consapevolezza di poter essere artefici del proprio bene fisico, mentale e spirituale.

 

Qualunque filosofia, dottrina, religione che non contempli un traguardo vegan è destinata inevitabilmente e perennemente a fallire, perché

sintomatologica, cioè incapace di neutralizzare le cause dei grandi problemi umani.

Essere vegan non è solo uno stile di vita: è la soluzione dei problemi. Nei nostri ideali c’è il germe di un’umanità migliore attraverso una nuova cultura critica e costruttiva ed una nuova coscienza umana più giusta e solidale: strumenti imprescindibili per superare i grandi problemi che da sempre attanagliano il genere umano: l’ignoranza e la mancanza di compassione da cui derivano tutte le ingiustizie e tutte le sofferenze umane.

 

 

La nostra filosofia di vita nella sua essenza è causale, cioè mira ad intervenire sulle cause che determinano i problemi non sugli effetti, che tutti risiedono non nei sistemi ma all’interno dell’uomo, nella sua coscienza e nella sua mente: il sistema vegan non mira a modificare i

sistemi, ma a rigenerare l’uomo che li fa e li gestisce.

I grandi problemi (la violenza in tutte le sue manifestazioni, le malattie, la povertà e ora l’inquinamento in tutte le sue implicazioni) attribuibili alla mancanza di sensibilità umana e del senso critico, trovano risoluzione nella bioscienza e nell’etica universale del veganesimo.

L’ignoranza, dalla quale derivano paura, sottomissione, mancanza di autodeterminazione e di senso critico (piedistallo di ogni tirannia),

raggiro, incapacità di analisi sulle cause dei problemi, propensione a delegare altri a tutelare i propri diritti e i propri interessi, malattie,

sofferenza, violenza, guerra, è per noi superabile attraverso l’impegno personale verso la vera conoscenza nella volontà di non delegare altri il proprio bene fisico, mentale, emozionale e spirituale.

La violenza, in tutte le sue manifestazioni ed effetti. è superabile attraverso l’educazione delle masse al rifiuto del predominio in senso lato, la valorizzazione ed il rispetto del “piccolo”, del diverso fisicamente, attraverso l’empatia, la condivisione, l’amore per ogni essere vivente che interagisce con l’umano: il rifiuto di sfruttare, assoggettare, mangiare la carne di un animale per non nuocere ad un essere diverso della nostra specie non può mai indurre l’uomo a nuocere al proprio simile.

Dalla mancanza di compassione deriva l’atrofizzazione dell’animo umano che lo rende incapace di condividere le esigenze vitali dell’altro e lo inclina ad ogni ingiustizia e delitto. La dimensione vegan, attenta al bene di ogni creatura non può che essere aperta al bene integrale anche dell’uomo. Nella valorizzazione del “piccolo” sta il segreto della rigenerazione umana. Il bambino educato a rispettare il filo d’erba non può non rispettare l’albero.

Educato a rispettare la sardina non può non rispettare la balena. Educato a rispettare l’insetto non può non rispettare l’aquila. Educato a rispettare il soldato semplice non può non rispettare il generale.

La malattia, con tutte le sue conseguenze di sofferenza e dispendio di risorse fisiche ed economiche, è superabile attraverso la giusta

alimentazione vegan stabilita per noi umani da madre natura: l’eccellente salute dei vegani conferma questo postulato.

L’inquinamento: l’industria della carne produce più inquinamento di ogni altro settore produttivo: il sistema vegan è la componente fondamentale per disinquinare la terra.

Nel sistema vegan ogni popolo ed ogni essere vivente è per noi membra del nostro stesso organismo; la povertà, le malattie e la fame nel mondo, come conseguenza dell’ingiusta gestione delle risorse naturali, trovano soluzione nel sostegno dei meccanismi improntati alla valorizzazione delle biodiversità geografiche.

La persona vegan è il prototipo della nuova umanità, per questo chiunque si identifichi in tale scienza di vita ha il dovere di essere di esempio in ogni circostanza ed in ogni proposito.

Di Ana Maria Busuioc

 

Un caldo weekend per AltaRoma, ma con un calendario ricco di sfilate, happening, mostre e presentazioni di libri.

Prima tappa della giornata di sabato, lo St. Regis Hotel, di Via Vittorio Orlando, che ha ospitato l’istallazione Phoular, dell’eclettico ed affermato IMG 5883fotografo Renato Cerisola.

“PHOULAR fotografie da indossare” è un brand d’Alta Gamma, unico nel suo genere, che si pone come dialogo e confronto tra le arti. La ricerca artistica di Renato Cerisola, lo ha portato a liberare la fotografia dall’esigenza di documentare. Attraverso scatti mossi, a lunga esposizione, di soggetti non definiti, avvicina la fotografia alla pittura, emozionando. Le sue fotografie vengono, poi, stampate su sciarpe dai tessuti pregiati, pronte a diventare emozioni da indossare. Un’idea, a dir poco originale! Scatti d’autore, che creano una capsule collection dal forte impatto visivo.

Sempre allo St. Regis, Vittorio Camaiani ha trasferito il suo atelier per un giorno e ha presentato la sua collezione “Egitto d’inverno”. Una reinterpretazione dell'arte, dei simboli e dell’iconografia dell'Antico Egitto, in chiave Vittorio Camaiani. Una collezione pret a porter, dalle linearità piramidali, dai colori seducenti, accompagnata da scenografici accessori in plexiglass.

In via Cola di Rienzo, l'inaugurazione di New Designers at Coin Excelsior. La creatività irrompe nello store, a partire dalle sue vetrine, che si trasformano in uno spazio giocoso ispirato al ‘Luna Park’, dedicato alle idee inedite di: Elena Ghisellini, Federica Berardelli, Giancarlo Petriglia, Paula Cademartori, Sara Battaglia, Zanchetti. Nomi nuovi ma già affermati nel fashion system. In questa edizione, il focus è sulle borse, come accessori indispensabili, che potranno essere ammirate ed acquistate fino al 3 agosto.

Al Palazzo delle Esposizioni, la presentazione dello stilista libanese, Rani Zakhem, della collezione “Per amore di Lola”, ispirata a Marlene Dietrich. Un’interpretazione contemporanea dell’allure della moda della prima metà del ‘900, sospesa tra Art Decò, Ertè, i ruggenti anni venti, il cabaret, il desiderio di glamour e di bellezza nonostante il grigiore delle guerre mondiali.

Di pomeriggio, l’inaugurazione del progetto “5+5” 5 designer di successo sostengono 5 designer emergenti, l’esperimento di mentoring, di Vogue Talents e Altaroma, cofinanziato della Regione Lazio, che conferma la vocazione rivolta al sostegno di giovani creativi. Thomas Tait, Marco De Vincenzo, Nicholas Kirkwood, MGSM Massimo Giorgetti, Paul Andrew, affermati anche grazie alla selezione da parte di importanti concorsi, hanno scelto di supportare e valorizzare Carlo Volpi, Maria Sole Cecchi, Fernando Jorge, Martine Rose e Matteo Lamandini. I loro lavori resteranno in mostra, nello spazio dedicato all’interno del Palazzo delle Esposizioni, fino alla chiusura della kermesse.

IMG 20150714 205708L'Accademia di Moda Maiani, stupisce con il défilé di fine anno accademico “Non tutto è quel che sembra”, ma anche con la presenza in passerella della drag queen Daniel Deco, conosciuto per la sua presenza nel programma Forte Forte Forte di Raffaella Carrà. Tema della collettiva è la metamorfosi, capi che si trasformano con un semplice tocco.

La sfilata di Renato Balestra, nel suo villino-atelier, stile liberty, di via Cola di Rienzo. Il leit motiv della sua collezione di Alta Moda Autunno-Inverno 2015-2016 è il grigio, in tutte le sue sfumature, dal pallido perla, all’argento brillante, al platino, fino all’ematite. Dettagli, lusso, tradizione sartoriale, è questo quello che vuole trasmettere lo stilista, che commenta anche la scelta di aprire le sfilate romane ai giovani stilisti: “Sono d'accordo nel sostegno ai giovani stilisti che è nella missione di AltaRoma, ma non vorrei si creasse della confusione perché per fare alta moda bisogna avere tecnica, gusto ed esperienza e queste cose non si improvvisano. Io so di cosa parlo anche perché personalmente sostengo e promuovo il progetto Blu Balestra.”

Il sabato di kermesse si è concluso con un cocktail Dj-Set serale, #TheTalentsBoat in un barcone sul Tevere, nel Rowing Club. Un’evento su invito, dedicato non solo agli addetti ai lavori, ma soprattutto alla clientela romana e agli invitati di Altaroma.

L’edizione estiva di AltaRoma da ampio spazio alle Accademie di moda della città eterna che presentano i loro lavori di fine anno. L’Accademia Koefia, domenica mattina, al Palazzo delle Esposizioni ha defilato con una collezione collettiva dedicata alle prossime Olimpiadi che si svolgeranno a Rio de Janeiro. Road to Rio 2016, ha portato in passerella 45 capi realizzati a mano dagli studenti del terzo anno, che hanno evocato modernità di forme e di contenuti con le loro creazioni sportswear.

Sempre domenica, L’Accademia Costume & Moda ha aperto le sue porte e ha presentato al pubblico di AltaRoma i progetti realizzati durante l’Anno Accademico 2014/2015 nell’evento Accademia Factory. Accessori, abiti e la proiezione di un nuovo film documentario sulla giornalista Anna Piaggi, a cura di Alina Marazzi, prodotto per Ndr/Arte. Sempre all’Accademia di Costume e Moda si è svolta anche la nuova iniziativa Portfolio Review, dove Sara Maino e Alessia Glaviano, di Vogue si sono dedicate alla lettura dei portfolio dei Under 40 del fashion system.

Al Palazzo delle Esposizioni, domenica, per la sezione Atelier hanno presentato le proposte per l'autunno/inverno 15/16 Ettore Bilotta, Luigi Borbone e Sabrina Persechino.

Ettore Bilotta con la sua collezione “Untouchable women", ripropone una donna raffinata e misteriosa, ricca di fascino, una Isadora Duncan o come la Giuditta di Gustav Klimt. Luigi Borbone esalta le silhouette attraverso monocromatismi e colori ai limiti del fluo, per leggere in chiave contemporanea un messaggio che arriva dalla geisha e passa per Dior dei primi anni ’50. Un mix di preziosa contemporaneità con i ricami ottenuti con moderne tecnologie e i cristalli di Swarowski, che disegnano con la luce sulla collezione. Per Sabrina Persechino è forte il legame di tra architettura e moda che propone, come leit motiv della collezione, insolite decorazioni arabeggiante alla maniera del Muqarnas. Sulla passerella sfilano abiti realizzati con orditi di design di interni lavorati e realizzati ad hoc per dare vita ad outfit da giorno, cocktail e da grande soirée.

Il TIME. Contemporary Fashion Award Milano 2015, organizzato da White e dalla Camera Italiana Buyer Moda, con il contributo di Lancia e la collaborazione di Farfetch è arrivato ad AltaRoma con un trunk show, nella boutique Degli Effetti, in piazza Capranica a Roma.

Due presentazioni di libro, al Times Hotel, di Via Palermo, Joan a cura di Valentina Moncada che tratta la carriera di Joan Whelan, modella americana degli anni 50, attraverso la ricostruzione del suo “guardaroba da modella” e “Italian Glamour. L’essenza della moda italiana dal dopoguerra al XXI secolo. La collezione Enrico Quinto e Paolo Tinarelli” edito da Skira. Hanno parlato Enrico Quinto e Paolo Tinarelli coautori del volume ed hanno introdotto Silvia Venturini Fendi e Franca Sozzani la direttrice di Vogue Italia.

610 16082Al Palazzo Brancaccio, il defilè di Pasquale Pironti per “Chiaradè” con rose rosse ricamate, che sbocciano su abiti sartoriali, attraverso petali di seta applicati su macramé, broccati e pizzi. Voile leggerissimi, organze e tulle, che avvolgono con maestria la silhouette. Uno show haute couture di eccellenza, in una splendida location.

Al St Regis Hotel, ormai lo storico appuntamento con World of Fashion. Hanno sfilato, come al solito, stilisti da tutto il mondo: Toufic Hatab dal Libano, Michelle Salins dall’India, Tahm Couture dall’Italia, Hendrik Vermeulen dal Sudafrica, Lisbeth Camargo dalla Colombia e Elvio Acevedo dall’Argentina. Vincitrice del premio di questa edizione, Michelle Salins, indiana di origine, new yorkese di adozione, che ha presentato una collezione ispirata alla sua terra d’origine dalle linee moderne con tratti distintivi della moda della Grande Mela.

Una volontà precisa di riaffermare il Made in Italy e rilanciare Roma come città della moda. Altaroma, oggi, è una scomessa, che cerca di definire meglio i contorni della sua futura missione, consolidando e rafforzando il suo ruolo a sostegno di giovani emergenti e nuovi talenti e, allo stesso tempo di innalzare il livello di attenzione internazionale sulle proprie iniziative.

July 13, 2015

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Dopo la strage di Sousse, centinaia di Algerini hanno promesso di trascorrere le vacanze in Tunisia.

 

Dopo oltre un decennio di sanguinosi fallimenti della “guerra al terrorismo”, alcune reazioni all'attacco di Sousse, rivendicato dai cartelli del jihad dell'organizzazione del cosiddetto Stato Islamico (nota anche come Daesh o ISIS), mostrano che per conciliare “pace, giustizia e prosperità” l'unica via è probabilmente l'elaborazione di un approccio socio-politico radicalmente diverso. Ad esempio, opponendo alla logica dell'azione-reazione armata il tentativo di costruire una società inclusiva, basata sulla partecipazione anziché sulla competitività e la sopraffazione.In molti in Algeria hanno scelto di trascorrere le proprie vacanze in Tunisia per ragioni economiche, altri perché in fondo si sentono “più sicuri” lì che in patria, oppure per ostentare coraggio di fronte a “energumeni come questi”. Nondimeno, altrettanto numerosa è la schiera di chi ha optato per questa meta per dimostrare la propria solidarietà ai fratelli tunisini. “Quaranta milioni di Algerini invaderanno le spiagge tunisine dopo Ramadan”, è uno degli slogan che si leggono sulle reti sociali. C'è addirittura chi ha cambiato appositamente i propri piani, come una ventitreenne di Guelma, “per essere solidali con i nostri fratelli tunisini” e “perché morire in Algeria o in Tunisia è lo stesso”. Un'affermazione, quest'ultima, che lascia intravvedere quella che forse è l'unica vera strategia contro i cartelli del jihad: la prospettiva della solidarietà internazionale. Peraltro, la stessa logica, mutatis mutandis, si potrebbe applicare anche ai conflitti interni ai singoli paesi, puntando all'eliminazione di qualsiasi forma di emarginazione. Il gesto di migliaia di Algerini non è infatti l'unico segnale della necessità di un contratto sociale che ponga fine all'ottica della sopraffazione e dello sfruttamento in vista del profitto. Ve ne sono stati nel passato, dal motto omnia sunt communia, “tutte le cose sono comuni” di Thomas Müntzer, agli appelli lanciati dal primo presidente del Burkina Faso indipendente, Thomas Sankara, fino ad arrivare alle vicende greche o all'impennata di consensi per il Partito Democratico dei Popoli (HDP) alle ultime elezioni parlamentari turche.

 

Se il colonialismo propriamente detto comportava la dominazione politica e militare diretta da parte delle potenze mondiali su interi continenti (America Latina, Asia, Africa), nell'era post-coloniale governi, multinazionali e centri di potere affini hanno messo in campo strategie più sottili. Un esempio eloquente è l'edonismo reaganiano, il cui fulcro è la competizione. Diffondere in una società il mito del successo sociale inteso come raggiungimento del proprio esclusivo benessere, anche a detrimento di altri, significa esortare implicitamente gli individui a seppellire qualsiasi forma di senso della collettività. Questo, a sua volta, spiana la via a meccanismi di emarginazione che all'interno delle singole società colpiscono le categorie più fragili (a causa della povertà o di disabilità fisiche) o le minoranze, mentre nei rapporti internazionali impediscono la crescita e l'autosufficienza dei paesi meno potenti. Se il Tesoro è fondamentale, la vita umana non lo è, dice Caligola nell'omonimo dramma di Albert Camus, ovvero, se si erge il profitto a cardine dell'esistenza umana, si finisce per disinteressarsi della dignità intrinseca di quest'ultima. Chi accetta una simile mentalità e decide di attuarla può anche ammantarla di altisonanti vesti religiose o ideologiche, la sostanza non cambia. Il risultato sarà sempre distruttivo, perché la competizione è un po' come l'antitesi dell'utopia. Questa infatti, come sosteneva Eduardo Galeano, è all'orizzonte... Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino dieci passi e l'orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini non la 64raggiungerò mai. A cosa serve l'utopia? Serve proprio a questo: a camminare. La competizione sociale invece, a ogni traguardo, spinge a conseguirne di nuovi, trascinandosi affannosamente di vittoria in vittoria, in una corsa alla reciproca distruzione che si configura al contempo come autodistruzione incosciente.

 

A differenza di al-Qaeda, nella sua forma originaria, i cartelli del jihad che fanno riferimento all'organizzazione dello Stato Islamico (Daish o Isis), portano alle estreme conseguenze su scala internazionale i risultati dell'ottica del profitto e della competitività. Sotto la veste dell'islam radicale, si cela infatti da un lato una forma di economia di stampo criminale (che si alimenta di traffici e contrabbandi di varia natura), dall'altro la volontà di molti di uscire dal mondo globalizzato all'insegna del profitto e della competizione, a partire proprio dall'abbattimento dei confini. Il metodo scelto, tuttavia, è quella stessa sopraffazione, esasperata da una gestione brutale del potere, sulla quale si basa l'attuale assetto mondiale. Molti individui finiti nella lista dei foreign fighters, prima di arruolarsi in Daish, conducevano esistenze apparentemente soddisfacenti, ma nel profondo alienate. Il fascino esercitato dal “califfato” risiede appunto nel voler opporre un modello sociale alternativo a quello attualmente in vigore, aspetto che caratterizza anche altri movimenti estremisti che, dall'inizio dell'ultima crisi economica, sono in crescita in diversi paesi del mondo (basti citare i movimenti e i partiti di estrema destra). All'interno di un tessuto sociale distrutto, nel quale una cattiva congiuntura economica insinua la paura di perdite materiali, molto spazio è lasciato a chi cavalca il terrore generando altro terrore. Un esempio è costituito proprio dalla propaganda di Daish.

 

In tale contesto, è legittimo definire fallimentare a priori qualsiasi “guerra al terrorismo” concepita come soluzione manu militari. Bombardare i nemici di turno finora non ha portato che circoli viziosi di catastrofi umanitarie e ulteriore dissesto del tessuto sociale. Dunque, ulteriore terreno fertile per la proliferazione dell'estremismo. Basti pensare che in testa alla lista delle aree di provenienza dei foreign fighters di Daish ci sono i Balcani. Similmente fallimentare d'altra parte è la costruzione di muri, come quello voluto dall'Ungheria al confine con la Serbia per fermare i migranti irregolari o quello che la Tunisia sta costruendo lungo parte della frontiera con la Libia per evitare infiltrazioni terroristiche. Fatti piuttosto paradossali, un quarto di secolo dopo l'esultanza mondiale per la caduta del muro di Berlino. Tuttavia, a margine della geopolitica delle grandi potenze (regionali o internazionali), sopravvive un approccio alle relazioni tra individui e tra stati che mira a unire invece che a dividere. Come quello secondo il quale, come dice la giovane di Guelma, morire in Tunisia o in Algeria è lo stesso: un modo di pensare radicalmente opposto (a differenza di quello dei cartelli del jihad) all'attuale ordine mondiale. Secondo Thomas Sankara, per l'imperialismo è più importante dominarci culturalmente che militarmente. La dominazione culturale è la più flessibile, la più efficace, la meno costosa. Il nostro compito consiste nel decolonizzare la nostra mentalità. Affermazioni che mostrano l'importanza di piccoli gesti compiuti nei rapporti quotidiani tra individui (come le dimostrazioni di solidarietà degli Algerini verso la Tunisia), come di comportamenti adottati nelle relazioni tra stati (si veda l'ultimo incontro tra Papa Francesco I e il presidente boliviano Evo Morales). Costruire una società inclusiva non significa infatti omologare tendenze, usi o tradizioni. Al contrario, una cittadinanza realmente fondata sulla partecipazione implicherebbe il rispetto e la salvaguardia delle peculiarità di ognuno. Abbattere le frontiere che rendono nemici uomini affini (come auspicava il geografo anarchico francese Élisée Reclus) significa infatti valorizzare l'opera dei singoli in vista della comune prosperità.

 

July 14, 2015

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C’è un giornalista internazionale che i pacifisti e gli attivisti italiani vogliono ringraziare 

 

“Hai chiamato i media per la manifestazione contro l’ingerenza in Siria?” “Ho chiamato Hamid”.

“Quale radio o tivù ha parlato della protesta a Roma contro le bombe saudite in Yemen?” “Irib di Hamid”.

“Chi potrebbe coprire il convegno sulla nuova architettura finanziaria internazionale?” “Penso proprio che Hamid lo farà”.

“Della stampa chi viene all’evento sulla Palestina?” “Hamid, tornato in tempo da un altro servizio”.

“Ieri hanno intervistato un religioso sul che fare davvero contro il ‘califfato’…” “Sì, è stato Hamid”.

Se siete attivi su qualche buona ma scomoda causa, contro le guerre di aggressione, contro le ingiustizie internazionali, per un Medioriente di pace, non aspettatevi grandi coperture mediatiche. Anche quando un giornalista si presenta, poi magari il suo servizio non va in onda. 

Ma qualche eccezione c’è. Accanto al fotoreporter italiano Stefano Montesi – grazie anche a lui! – si può contare sul reporter-giornalista Hamid Masoumi Nejad. Corrispondente della radio-televisione pubblica iraniana in Italia, Hamid è il giornalista che copre gli eventi spostandosi da un capo all’altro dell’Italia in un baleno. Veloce, mai nervoso. Professionale, sempre gentile.

Arriva con la sua telecamera Sony, fa le riprese reggendo anche il microfono. Poi va in redazione e, regista di se stesso, confeziona il reportage; per Irib in farsi e italiano; poi tutto finisce su Youtube, anche in altre lingue, per una circolazione internazionale. Hamid, da 16 anni è iscritto alla Free Lance International Press, associazione internazionale di giornalisti free lance che ha sede a Roma.

FOTO Hamid 3Particolarmente grata ad Hamid è la nostra Rete No War, che dal 2011 in questi quattro anni di macello nella generale indifferenza le ha provate tutte. Prima contro il criminale e truffaldino intervento aereo della Nato in Libia. Poi contro la sporchissima guerra coperta in Siria. Infine le indecenti disumane bombe saudite sullo Yemen. Senza dimenticare la campagna che la Rete ha avviato, per l’uscita dalla Nato. 

Per le nostre manifestazioni, per i flash mob, per i tentativi di pressione politica, Hamid c’è sempre. E anche il suo sorriso. Tashakor!

Al via, la XXVII edizione di Altaroma, la fashion week capitolina, che in questa edizione di 10 - 13 luglio 2015 si presenta con alcune novità.

Grazie alla collaborazione di Roma Capitale, la kermesse ha una nuova sede istituzionale, il Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale, che ospita la gran parte delle iniziative, trasformandosi per quattro giorni nell’epicentro della moda romana.

La manifestazione si presenta anche con una nuova struttura del programma, configurato in tre sezioni: AltaRoma Fashion Hub, la sezione dedicata a progetti di scouting e promozione dei giovani talenti, AltaRoma Atelier, la sezione delle sfilate e presentazioni di maison di couture e AltaRoma In Town, la sezione che raccoglie le iniziative e le attività collaterali della fiera.

Altrettanto nuove, sono anche le due iniziative dedicate a giovani talenti e aspiranti creativi in programma: il progetto “5+5”, un progetto di mentoring realizzato in collaborazione con Vogue Italia dove 5 designer consacrati presentano 5 designer emergenti e Fashion Portfolio” il progetto rivolto a chi si affaccia, adesso, al fashion system: studenti, designer, artigiani, fotografi e video artisti, IMG 20150710 203925under 40, che hanno la possibilità di mostrare i loro lavori a Sara Maino senior Editor di Vogue Italia e Alessia Glaviano Senior Photo Editor Vogue Italia.

Sullo sfondo della sfilata di giovedì 9 luglio di Valentino “Roma Mirabilae” in Piazza Mignanelli, la kermesse inizia con un super party inaugurativo al Palazzo della Zecca. L’AltaRoma Celebrating Party è stata un’occasione di svago prima delle sfilate, un’interessante mostra di arte contemporanea e un collegamento diretto tra le realtà romane più significative della moda, dell’arte e della scena musicale.

Ad inaugurare il Palazzo delle Esposizioni per AltaRoma, la sfilata della collezione di alta moda autunno-inverno 2015/2016 di Curiel Couture con una collezione ispirata ai Tudors e dedicata alla Regina Elisabetta d’Inghilterra in occasione del suo 90° compleanno.

Una collezione influenzata dagli abiti della rinaissance inglese, dai tagli e dalle linee particolari che allungano il punto vita, evidenziano il seno, impreziosiscono la silhouette femminile. Dominanti tutti i dettagli dalle gorgeres, ai polsi. Dalle cinture alle calzature. Dai colori sobri a quelli appariscenti, dal nero al bronzo, dal fucsia all'argento, dal verde al rosso lacca. Un perfetto mix di eleganza, colori e musica. Un viaggio nel passato e nell'epoca dei Tudors perfettamente riuscito.

Secondo in calendario, al Palazzo delle Esposizioni, Artisanal Intelligence – Creative Crimes. Il progetto curato da Clara Tosi Pamphili e Alessio de’Navasques che raccoglie oltre 100 storie di artigiani, artisti e designer italiani e internazionali. Resterà in mostra, per 4 giorni, una raccolta divisa per anno e per edizione che racconterà la storia del progetto di Altaroma, che ha lavorato per 10 anni, alla individuazione e promozione di nuovi brand allargando le zone di ricerca all’arte e al design.

Nella Galleria Benucci a Roma, tra sculture e tele è andata in scena la moda sensuale di Anton Giulio Grande. Specchi barocchi per riflettere scollature profonde, spacchi audaci, trasparenze, merletti, ricami, piume, frange, rouches proprie di quell'arte che ancora tesse a telaio, ricama a mano, attinge ai ricordi artigianali della sua terra, la Calabria.Abiti che interagiscono con le opere esposte, ricreando atmosfere e sensazioni che prendono vita con le modelle trasformate in raffinati mimi. Un evento fusion che porta in scena anche una speciale Bmw R nine T customizzata dall’artista Marco Manzo con una minuziosa tecnica manuale di lavorazione a rilievo composta da tante infinite e minuscole gocce color oro. L’artista ha disegnato un unico tatuaggio che corre lungo tutta la moto, utilizzando lo stesso stile ornamentale del tattoo.

Al museo dei Fori Imperiali, in mostra L’eleganza del cibo. Tales about fashion. Una grande mostra per celebrare il connubio perfetto tra la nutrizione, tema dominante dell’Expo 2015, e la creatività Made in Italy, nel calendario AltaRoma. 160 creazioni ispirate al cibo, tra abiti ed accessori, in vetrina. Si possono ammirare creazioni firmate Giorgio Armani, Salvatore Ferragamo, Antonio Marras, Moschino, Ken Scott, Laura Biaggioti ed anche il “bread dress” Gattinoni presentato nella collezione dedicata al cibo, nell’edizione invernale di AltaRoma.

IMG 5694 1Di pomeriggio, un beauty tea party, all’insegna della bellezza e del relax nella storica sede di Nardi Day Spa. Un'iniziativa firmata Fashion News Magazine per lanciare la nuova collezione “Alphabet” della stilista, illustratrice romana e costumista teatrale Chiara Aversano, creatrice della Juicydolls

Alla Galleria Borghese di Roma, è in mostra 'Couture/Sculpture', la retrospettiva di 60 abiti di Azzedine Alaïa. Create nell’arco di un quarantennio, le opere dello stilista sono state collocate all'interno delle sale in coerenza tematica con le opere presenti, in modo da realizzare una continuità tra esse e il racconto della collezione. Cocktail party e inaugurazione della mostra che resterà aperta al pubblico dall'11 luglio al 25 ottobre.

L’ultimo evento della prima giornata di kermesse è stato il Fashion Show 2015, evento di fine anno accademico, dell’Accademia Italiana Arte Moda e Design di Roma, proposto, come ogni anno, all’interno dell’edizione estiva di AltaRoma. Una collezione ispirata quasi interamente alla musica con un look minimale ma sempre sofisticato. I giovani designer hanno mandato in passerella le loro modelle inguainate di tessuti tecnici workwear reinventati in chiave couture.

Un primo giorno ricco di appuntamenti, di una manifestazione che vuole valorizzare tradizione e sartorialità, patrimonio culturale e futuro con un’attenzione sempre più focalizzata sui giovani talenti della moda, dell’artigianato e del made in Italy.

 

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