L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.


Warning: Creating default object from empty value in /home/medismxz/public_html/flipnews.org/components/com_k2/views/itemlist/view.html.php on line 743

Kaleidoscope (1299)

Free Lance International Press

This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

 

Micol Fontana con Ava GardnerMicol Fontana con Ava Gardner
 

 

”Ciao Micol, maestra e amica di tante eleganti stagioni. Te ne sei andata quasi in punta di piedi, con quello stile inconfondibile che è stato il fil rouge di tutta la tua splendida vita.”

 

E’ stato un colpo al cuore non solo per chi, come me, le voleva un bene lungo oltre trent’anni. Trent’anni fatti di stupore, di ammirazione ma soprattutto di quella dolcezza che, attraverso il suo sorriso sempre un pochino ironico, addolciva i lati di un carattere forte, volitivo, deciso, forse un pochino “scomodo” ma che l’aveva aiutata a diventare quella ineffabile “lady di ferro” della grande moda italiana che il difficile universo del “fashion” internazionale ci invidiava.

Questo è – facendo uno strappo alle fondamentali regole del giornalismo – un “addio” personale ad una grande donna, ma soprattutto a colei che mi onora essere stata una mia grande amica.

I ricordi si affollano alla mente con punte di nostalgia e di tenerezza. Mi voleva bene Micol ma non mancava mai di “riprendermi” quando qualcosa in me – secondo lei – non andava per il verso giusto. Come quella volta al Quirinale, in un grande galà a chiusura della settimana dell’ Alta Moda (anni ’80) dove giunsi – ahimé – con pantaloni e giacca neri (allora divisa d’ordinanza per le columnist del settore). Incontrai, nello splendore del salone delle feste, proprio lei, la mia cara Micol . L’abbracciai ma lei, squadrandomi con quegli occhi che sapeva rendere di ghiaccio, mi sibilò “E tu vieni da Parma vestita così !? “ “Veramente – balbettai – non sapevo della festa…”

“E allora ? Quando lo hai saputo, stamattina, potevi venire in atelier e ti avremmo trovato qualcosa di più idoneo … No?”

Ma poi mi sorrise. “Meno male che almeno non sei brutta : così guarderanno te e non quello che hai addosso!”

Questa era Micol, la “mia Micol” che credevo immortale.

Mi viene in mente di quell’altra volta, quando chiacchierando del più e del meno, scoprimmo che la mia mamma (ancora vivente) era nata a pochi chilometri da Traversetolo (a Fidenza) un giorno prima di lei : il 7 novembre 1913. La notizia la commosse e la divertì. Penso che da quel giorno cominciò a considerarmi quasi una figlioccia.    

La storia di Micol inizia nel lontanissimo 8 novembre di quasi 102 anni fa quando a Traversetolo, nel “Ducato” di Parma, nacque quella piccola/grande donna che sarebbe diventata una pietra miliare dell’alta moda italiana.

E’ bello pensare che quel giorno (era il periodo dell’estate di San Martino) a spazzare le solite grigie nebbie della Padania, ci fosse un sole splendido ed inatteso, incaricato di dare il benvenuto a colei che assieme alle sorelle Giovanna e Zoe, nei lunghi anni a venire, avrebbe inondato di luce tante importanti pagine del grande libro della Storia del Costume e della Moda.

Una lunga, meravigliosa vita quella di Micol, vissuta in un crescendo trionfale, una sinfonia nella quale le note sono sempre state “battute in levare”, le cui tappe incredibili, cosparse di successi, hanno precorso e vinto tempi duri e momenti difficili, superando invidie e avversità e portando la Moda italiana – l’Alta Moda firmata Sorelle Fontana – a ottenere lusinghieri riconoscimenti mondiali.

Dalla tranquilla Traversetolo che le diede i natali, alla stimolante Roma che le diede fama e successo (città della quale da tempo Micol è diventata cittadina d’onore) dove giunse, assieme alle sorelle Zoe e Giovanna, subito dopo la guerra e da qui partì alla conquista vittoriosa del difficile (e allora sonnacchioso) mondo della moda, sconvolgendone le regole stantie e innovandone lo spirito e i contenuti.

1913/2015 : quasi centodue anni che, attraverso il duro calvario di due guerre mondiali, hanno cambiato il volto della Storia così come lo straordinario lavoro delle tre Sorelle Fontana ha rivoluzionato lo stile e lo spirito della moda.

Micol Fontana foto Fabrizio De BlasioAttrici e nobildonne affollavano l’atelier delle “Sorelle Fontana”. Audrey Hepburn, Linda Christian, Ava Gardner, principesse e regine facevano “la fila” per avere un loro abito. Erano i tempi d’oro della “Hollywood sulle rive del Tevere” e le tre Sorelle ne erano le padrone incontrastate.

E ieri se ne è andata anche lei “Micol la combattiva”, unica testimone rimasta di quel trio favoloso, di una vita costellata di grandi successi, di riconoscimenti mondiali all’arte di questa illustre traversetolese e delle sue altrettanto mitiche sorelle.

 

 

Micol Fontana

 

 

June 13, 2015
Il Teatro Eliseo riapre sotto la Direzione Artistica di Luca Barbareschi
 

 

Teatro Eliseo E’. Una “E” maiuscola per il Teatro Eliseo e una “e” minuscola per il Piccolo Eliseo, sono i brand scelti per inaugurare la riapertura della sede storica di via Nazionale. Un messaggio di grande impatto che vuole trasmettere il concetto di un’identità importante, portavoce di integrità, di vita, di positività, di fiducia nei confronti di un ambizioso progetto culturale che va oltre l’idea tradizionale di teatro. Con queste premesse riapre il sipario del Teatro Eliseo con una stagione ricca di interessanti novità. Deus ex machina di questa radicale trasformazione e rinascita, sull’onda di un’incisiva ottimizzazione, è Luca Barbereschi: “farò del Teatro Eliseo il nuovo Beaubourg italiano”. Con queste parole il neo Direttore Artistico lancia la sua nuova sfida. Prima scommessa è recuperare e riconsegnare alla città il suo teatro per renderlo polo d’eccellenza, nucleo pulsante del territorio, che da sempre rappresenta la memoria depositaria di un elevato valore culturale.

Gettate così le fondamenta per instaurare un rapporto sinergico teso ad ampliare il più possibile le offerte culturali, scientifiche e d’intrattenimento, nell’ambito di un contesto che privilegia l’interazione sociale, grazie anche ai tredici progetti speciali che affiancheranno il programma della prima stagione. Il nuovo assetto del teatro vuole diventare un punto vitale di ritrovo aperto a tutti, con la possibilità di usufruire anche di spazi d’accoglienza e servizi di ristorazione. Cuore pulsante dell’attività è rappresentata dalla stagione teatrale 2015/2016 di entrambe le sale, Eliseo e Piccolo Eliseo.

Le proposte in cartellone accendono i riflettori sulla contemporaneità senza dimenticare il confronto con i classici. L’approccio del nuovo Teatro Eliseo vuole richiamare i modelli europei e internazionali: “Si tratta di un progetto innovativo per la città, un percorso inedito – afferma Luca Barbareschi - che porterà finalmente Roma verso una concezione europea delle arti sceniche, simile a quella delle grandi capitali europee”. Quindi, come ha evidenziato il Direttore Artistico, l’Eliseo diverrà una realtà senza confini, una fabbrica di idee, officina e luogo di vita, promuovendo e valorizzando le collaborazione e le sinergie con gli altri Teatri, l’unione e la condivisione di risorse artistiche e finanziarie, per arrivare alla produzione di eccellenze in ambito nazionale e internazionale, che mira ad un’offerta teatrale e culturale degna di una Capitale. “Eliseo multimediale – conclude Barbareschi – con il supporto delle nuove tecnologie che permetteranno di trasmettere gli spettacoli sui canali satellitari e produrre direttamente non solo teatro, ma anche cinema e televisione”.

Il programma prevede ventiquattro spettacoli tra Eliseo e Piccolo Eliseo e quattro progetti speciali, con particolare riguardo alla scelta dei testi drammaturgici che spaziano tra tradizione e presente con autori, come: Rajiv Joseph, Luca De Bei, Anton Cechov, Vittorio Franceschi, Harold Pinter, Luca Barbereschi, Luigi Pirandello, Nicola Piovani, Arthur Schnitzler, Charlie Chaplin, William Shakespeare, Stefano Bollani e Valentina Cenni , David Mamet, Anthony Burgess, Paolo Sorrentino, Claudio Fava, Gianni Borgna, Massimo Carlotto, Alessandro Bardani e Luigi Di Capua, Dorine Hollier, Neil LaBute, Giorgio Gaber e Sandro Luporini, Gustave Flaubert, Giovanni Testori, Gabriele Vacis, Fausto Paravidino, Gabriele Di Luca, Agota Kristof. Inaugurerà la stagione, in prima assoluta italiana, il testo del commediografo americano, finalista al premio Pulitzer, “Una tigre del Bengala allo zoo di Baghdad”: un gioco surreale condito da un umorismo noir sulla follia e la violenza umana. Si continua con: “Tempeste solari” di Luca De Bei, che firma anche la regia, e con Ugo Pagliai; “Ivanov” regia di Filippo Dini; “Grand Guignol all’italiana” con Lunetta Savino per la regia di Alessandro D’Alatri; “Tradimenti” con Ambra Angiolini per la regia di Michele Placido; “Cercando segnali d’amore nell’universo” di e con Luca Barbareschi; “Sei personaggi in cerca d’autore” con Gabriele Lavia in veste anche di regista; “Viaggi di Ulisse”, di e con Nicola Piovani; “Scandalo” con Franco Castellano e Stefania Rocca, per la regia di Franco Però; “Il grande dittatore” con Massimo Venturiello e Tosca; “La dodicesima notte” con l’interpretazione e la regia di Carlo Cecchi; “La Regina Dada” di e con Stefano Bollani e Valentina Cenni; “China Doll”, in prima nazionale, con Eros Pagni per la regia di Alessandro D’Alatri; “Arancia Meccanica” per la regia di Gabriele Russo. Particolarmente interessante anche il cartellone del Piccolo Eliseo con: “Hanno tutti ragione”, regista e interprete Iaia Forte; Mar Del Plata, in prima nazionale, con la regia di Giuseppe Marini; “Una giovinezza enormemente giovane”, ispirato ai testi di Pier Paolo Pasolini, con Roberto Herlitzka e la regia di barbaroAntonio Calenda; “Niente, più niente al mondo” con Crescenza Guarnieri per la regia di Nicola Pistoia; “Il più bel secolo della mia vita” regia di Alessandro Bardani e Luigi Di Capua; “Fratelli”, in prima nazionale, regia di Gianfelice Imparato; “Some Girl(s)” regia di Marcello Cotugno”; “Gaber, io e le cose” regia di Maria Laura Baccarini ed Elena Bono; “Madame Bovary”, in prima nazionale, con Lucia Lavia e la regia di Andrea Baracco; “Edipus” con Eugenio Allegri e la regia di Leo Muscato; “La parola padre” regia di Gabriele Vacis; “I vicini” regia di Fausto Paravidino; “Thanks for Vaselina” regia di Gabriele Di Luca; “John e Joe” regia di Valerio Binasco.

 

 

a sin. Luca Barbareschi

Intere famiglie vivono in strada, donne, uomini, bimbi con cui si cerca di instaurare un rapporto per poi portarli sotto un tetto.

 

È questa la testimonianza di chi ha scelto di vivere presso la Casa Famiglia “Oasi della Divina Provvidenza” a Pedara (CT), antico borgo alle falde dell’Etna, in Sicilia.

Riccardo Rossi, il giornalista chiamato il “mastino napoletano”, addetto stampa di politici noti, frequentava deputati e personaggi illustri e scriveva per loro ciò che loro pretendevano che venisse scritto andando anche contro la verità contingente.

Fu il monito di Giovanni Paolo II nella Sala Nervi, nell’incontro con gli addetti della stampa, della comunicazione in genere, a fargli cambiare missione: “I giornalisti non devono essere complici della cattiva informazione

Quell’incontro fu illuminante per Riccardo, quelle parole taglienti gli rimasero impresse; quell’enciclica venne più volte riletta dal giovane giornalista che iniziava a soppesare il suo lavoro al soldo dei politici e le aspettative concrete della gente semplice. Perché dare aspettative infondate e non dire realmente agli onesti le cose come stanno.

La scoperta di avere un fratello soggiogato alla droga ed il ricordo di un bambino di dodici anni incontrato in Romania qualche anno prima, durante un pellegrinaggio, che viveva in strada in un cumulo di rifiuti, lo convinsero a dedicarsi totalmente agli altri, al prossimo, bisognoso d’aiuto. Oggi Riccardo aiuta i disabili e i malati terminali, la Carità e l’Amore di Dio per tutte le sue Creature lo fanno vivere nella tranquillità dell’anima, della sua coscienza. Riccardo scrive notizie e articoli ma solo quelle belle, positive, quelle notizie che solo ad ascoltarle danno gioia e felicità oltre ad infondere tranquillità profonda. “La Gioia” è un giornale di buone notizie che vuole ispirare gesti solidali. Nasce come braccio operativo dell’Associazione “La Gioia onlus” che vuole, tramite la comunicazione, ispirare percorsi di carità; è anche su Facebook. Il suo motto che ribadisce a chi lo avvicina è: “soltanto il Signore ti mette nel cuore la sostanza della vita”. Bisogna ascoltare la voce del Signore, bisogna entrare in sintonia armonica con l’essenza divina. Bisogna aprire il proprio cuore all’Amore di Dio che ci ascolta e ci aiuta. Con coraggio bisogna avere fede, speranza e professare la carità verso chi ha più bisogno di noi.

Riccardo, si è convertito alla causa del sociale e da allora dedica la sua vita a donare amore e gioia al prossimo. Un amore ed una gioia che gli derivano, non dalle cose materiali, ma dalle persone che lo circondano e che nonostante mille difficoltà hanno una sana voglia di vivere. 

D – Cosa è una Casa Famiglia, chi ci lavora, come vivete e chi viene a bussare alla porta di questa casa? 

R – La casa famiglia “Oasi della Divina Provvidenza”, è la mia casa, è lì che vive la mia nuova, numerosa famiglia, che ha bisogno d’aiuto. Siamo tutti volontari e viviamo di Provvidenza, come i fraticelli di San Francesco. Quando ti trovi ad avere a che fare con malati terminali, persone sofferenti, persone disabili in quei momenti “esce” il Riccardo migliore. Ognuno di noi ha un lato buono, io ho solo la fortuna di vivere in un contesto che mi educa all’amore. In casa famiglia arriva tanta gente, qui accogliamo le persone che nessuno vuole. Da noi ci sono persone che vivevano in strada, immigrati, ragazze madri, alcolisti, disabili sia mentali, sia fisici, famiglie. I motivi sono tanti, chi scappa da un paese in guerra o chi è semplicemente povero, chi ha una dipendenza, chi rimane senza lavoro e senza casa, una donna che veniva maltrattata, anziani soli, disabili rimasti senza famiglia. I motivi sono veramente tanti, credimi, ed ho fatto solo alcuni esempi. 

D – Secondo te, chi sono i nuovi poveri? 

R – I nuovi poveri; la nuova povertà avviene con l’incomprensione che è troppo spesso di carattere politico-amministrativo. Sicuramente abbiamo il polso delle situazioni sulle nuove povertà. Registriamo molte famiglie italiane in difficoltà, un aumento notevole di persone che perdono il lavoro, la casa. Ci sono sempre più persone che finiscono in psichiatria e tanti anziani che rimangono soli. Tanti gli immigrati che scappano dai loro paesi con la speranza di una vita migliore. Questi sbarchi continui che portano i nuovi poveri, i derelitti. In breve, rispetto a qualche anno fa ci sono molti nuovi poveri italiani, tante persone emarginate e un numero cospicuo di stranieri che speravano in una vita migliore e invece trovano tante difficoltà e chiedono aiuto. 

D – Ma il tuo lavoro prevede anche un’assistenza sanitaria? 

R – In una famiglia c’è sempre chi è in grado di dare un’assistenza sanitaria. Io, per esempio, devo fare un’operazione particolare e delicata per fare andare in bagno un ragazzo tetraplegico, per fare questo ho dovuto fare un corso di specializzazione in ospedale poco tempo fa, uso il Peristeen, che è un sistema di irrigazione transanale per le persone che soffrono di incontinenza fecale o stipsi. Utilizzando il Peristeen si riduce al minimo la probabilità di perdite intestinali involontarie o le stipsi. Poi devo somministrare le insuline ai diabetici. 

D – Il tuo impegno in questa Casa Famiglia inizia dal mattino? 

R – È il mattino che ha l’oro in bocca, e così la mattina vado a fare vari servizi, vado a prendere il pane per sessanta persone e questo è l’attuale numero dei nostri famigliari, poi vado in farmacia, in vari uffici pubblici, spesso faccio la spesa al supermercato. A ora di pranzo mi occupo nuovamente delle insuline, poi servo a tavola e imbocco i disabili. Dopo mangiato vado a vedere i bidoni della spazzatura, se pieni li devo portare nel punto di raccolta che è sempre nel perimetro del giardino della casa famiglia. In genere nel pomeriggio non ho impegni fissi e scrivo le buone notizie: articoli, recensioni, foto notizie. Nel corso della giornata vado a parlare più volte con una nuova accolta disabile, che è spesso allettata. 

D – E i tuoi impegni serali quali attività prevedono? 

R – Diciamo che il mio unico impegno è stare qui giorno e notte con chi ci chiede aiuto. Tanti sono comunque gli imprevisti, donazioni di alimenti e bisogna andarli a prendere anche la sera sul tardi, recuperare ragazzini da attività sportive, andare a riprendere persone nuove che ancora non ricordano o non conoscono la strada di casa. La sera, c’è l’aiuto a cenare, sempre prima delle immancabili insuline. Nella serata leggo libri o scrivo, se arrivano chiamate, devo uscire per recuperare cibo che rimane nei ristoranti. Possono capitare anche emergenze notturne di persone che stanno male e spesso sono chiamato anch’io. Le giornate tipo variano a seconda degli accolti e se in quel momento c’è un malato terminale, possono essere necessarie anche sei ore al giorno, oltre tutti gli altri impegni. 

D – Che importanza ha l’Amore in un posto come la Casa Famiglia? 

R – L’Amore è fondamentale, l’empatia con l’altro da se, recuperare una persona è volergli bene ed essere disponibile. Nel momento che una persona accolta si sente amata e curata, accadono miglioramenti sorprendenti. I medici poi stabiliscono la cura, nel caso di patologie fisiche o mentali. L’Amore comunque è una delle più grandi armi per recuperare una persona e ciò dipende da come la persona è accolta. C’è chi recuperiamo dalla prostituzione ed ora è missionaria, c’è chi si è reintegrato nel tessuto lavorativo, c’è però anche chi è tornato in strada. Qui c’è la possibilità di ripartire, ma bisogna mettere la propria volontà!

Sono partito qualche anno fa da solo, ora ho tanti volontari che mi aiutano, che mi seguono ed insieme a loro riesco a raggiungere decine di migliaia di persone e sono sempre più i gesti solidali d’individui che ispirati dalle buone notizie compiono piccole opere solidali. C’è chi tramite “La Gioia” ha iniziato il giro notturno per incontrare i senza fissa dimora, chi ha fatto delle donazioni di alimenti alla casa famiglia dove vivo e tanti altri piccoli gesti. Un giovane da me interrogato dopo una mia testimonianza in una scuola mi disse: “ Tutte queste belle azioni mi stimolano a compierle”. Il motivo de “La Gioia” è appunto questo, far nascere percorsi solidali. 

D – Tu da giornalista scrivi solo per il tuo giornale? 

R – No, collaboro anche con “Golem informazione”, il giornale diretto da Roberto Ormanni, dove ho una rubrica molto letta di buone notizie, logicamente, e da poco ho anche uno spazio settimanale su “radio Kolbe” ogni mercoledì alle 22.00, dove scegliamo cinque buone notizie e si può ascoltare via web. Ti confido una mia scoperta Giuseppe, troppo spesso i nostri mezzi di comunicazione ci comunicano gli eventi negativi della nostra quotidianità, invece esistono tante cose positive. Più vado avanti nella ricerca di buone notizie e più ne scopro, c’è tutto un mondo di persone che aiuta il prossimo e di cui si sa poco e nulla ed io do notizia di questi bellissimi fatti, di questi meravigliosi eventi che arricchiscono l’anima dandoci la forza di andare avanti e di credere al nostro prossimo, di chi abbiamo vicino. Non bisogna disperare mai, c’è sempre una luce 11006398 10205877160270562 8611011573137729791 n1anche nel tunnel più nero. Non guardiamo sempre il bicchiere mezzo vuoto, ma impariamo a guardare il mezzo pieno. Ho conosciuto una persona con la Sla, immobile nel letto, che trasmetteva voglia di vivere e confortava chi era triste. Potrei portare tanti esempi di persone con vite difficili che erano gioiose e piene di vita. Il vero segreto per vivere bene è aprirsi all’amore, avere nel cuore la speranza e di essere noi il cambiamento che vorremmo nel mondo. Non dobbiamo più lamentarci di ciò che non abbiamo, gioiamo per il dono della vita che abbiamo. Hai una nuova vita a partire da adesso, forza dai, ricomincia tutto!

 

 

 

Riccardo Rossi

 

 

 

Giovedì 11 giugno, nella sala Santa Maria in Aquiro, presso il Senato della Repubblica si è tenuto il Convegno Ambiente, Alimentazione, Salute e Benessere organizzato da Forza Italia e l'Unione degli Osteopati Italiani. 

Il convegno, condotto dal Senatore Domenico Scilipoti Isgrò, ha riunito relatori e partecipanti di spicco, da sempre impegnati nella promozione delle buone prassi in materia di salute, benessere, alimentazione ed ambiente.

È stato un invito a riflettere ma anche un richiamo alle armi per combattere pratiche e leggi che non tutelano abbastanza i cittadini e l'ambiente. Tanto più, il convegno si è concluso con la formazione di un gruppo di lavoro che vuole richiamare l'attenzione pubblica e politica sulle tematiche discusse. 

Il discorso di apertura è stato di Salvatore Oliverio, rappresentante dell'Unione Osteopati Italiani. Oliverio ha esposto alcuni principi generali sulle cure olistiche, sull'alimentazione e sul funzionamento del metabolismo umano. La sua presentazione è stata rafforzata da quella di sua figlia, Nausicaa Oliverio che ha presentato l'attività degli osteopati, come supporto alle cure tradizionali o come una medicina alternativa volta al ripristino dello stato di equilibrio psicofisico.

Ci sono stati anche alcuni interventi di Luca Sardella, il giornalista Rai con il pollice verde, che ci ha ricordato che non basta essere approssimativi nella scelta degli alimenti sani, ma ben informati, in quanto al giorno d’oggi è molto facile farsi confondere dalle informazioni contrastanti che girano in rete.

In seguito l’Avv. Angela Violi, di Reggio Calabria, ha parlato delle battaglie legali ambientaliste e in particolar modo della battaglia vinta contro la costruzione di una centrale a carbone a Saline Joniche, in provincia di Reggio Calabria.

Silvia Laudoni, del centro benessere Olisticamente, ha tenuto una presentazione sull’antica medicina ayurveda e sui benefici che essa porta.

La Dott.ssa Francesca Ferri, ricercatrice e fondatrice di EffeggiLab, ha illustrato i benefici per la salute della fitomelatonina, assunta come integratore alimentare e non solo. Nel suo discorso la dott.ssa ha voluto porre l’accento anche sull’industria della cosmetica e della cura per il corpo, un’industria in cui sono usati molti ingredienti tossici senza controllo. Inoltre un campo dove la legislatura attuale è carente di norme di tutela.

La Dott.ssa Rosangela M. A. de Bassi, dell’Università Federal do Paranà, del Brasile ha trattato l’argomento dell’inquinamento dell’acqua ed ha raccontato alcune particolarità sulla lotta brasiliana contro il disboscamento e l’inquinamento delle acque.

In seguito il Prof. Dott. Giuseppe Forte ci ha parlato di nutraceutica e di nutrigenomica. Un campo di ricerca che unisce e integra due dimensioni della terapia medica: la nutrizione e la farmacologiadefinendo un nutriente da utilizzare, per prevenire e curare le malattie. Ricerca mirata ad offrire soluzioni terapeutiche innovative, soprattutto nella prevenzione e nelle fasi iniziali di malattia.

La Dott.ssa Iolanda Baldino ha presentato una relazione sul quadro legislativo e giurisprudenziale, italiano ed europeo, in materia di ambiente, salute ed alimentazione. Una relazione che fa riflettere su quanta strada c’è ancora da percorrere per salvaguardare la salute dei cittadini.

L’Arch. Matteo Sernesi ha tirato un campanello di allarme sui materiali utilizzati nella costruzione degli edifici e delle abitazioni. Un campo tutto da rivoluzionare nel camino verso un futuro ecosostenibile.

In chiusura, il maestro reiki Giuseppe Zanella,  persona portata a qualunque ricerca scientifica e paranormale, sensitivo, telepatico e tant’altro, ha ricordato a tutti i presenti in aula che la vita può essere molto di più di quel che la società contemporanea percepisce  essa sia. 

Il convegno si è concluso evidenziando la consapevolezza che tra di noi ci sono esseri superiori, in diretto contatto con la divinità e che il nostro destino è molto di più del semplice vivere, ma è un continuo evolversi, ricercando stati di coscienza migliori per avvicinarsi all’energia divina e creatrice.

June 24, 2015

Iraq, Iran, Siria, Turchia: l'unione contro i cartelli del jihad non appiana le divergenze tra i vari gruppi

 

Nonostante il successo elettorale in Turchia del Partito Democratico del Popolo (HDP - Halkların Demokratik Partisi), nato su temi come la giustizia sociale e i diritti delle minoranze, in particolare quella curda, permane la situazione di stallo nel processo di pace tra Ankara e il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK - Partîya Karkerén Kurdîstan). Situazione complicata dal monito del Gruppo delle Comunità in Kurdistan (KCK - Koma Civakên Kurdistan), secondo cui l'HDP non può imporre il disarmo del PKK, né la guida di quest'ultimo Abdullah Öcalan, dal carcere di İmralı, è in condizioni di impartire ordini. Insomma, tutto dipenderà dai risultati concreti della trattativa con il governo turco, finora condotta non da esponenti del partito maggioritario Giustizia e Sviluppo (AKP - Adalet ve Kalkınma Partisi), ma da ufficiali dell'intelligence. Si complica dunque la posizione dell'HDP e del suo esponente di spicco Selahattin Demirtaş, che, a due giorni dalla conquista di 30 seggi nel parlamento turco, aveva indicato proprio in Öcalan la figura in grado di garantire la fine del conflitto. Demirtaş aveva perciò condannato l'isolamento cui l'AKP ha condannato la guida del PKK e si era detto disponibile a partire per İmralı con una delegazione del suo partito per imprimere ai negoziati una svolta costruttiva. Peraltro la questione del Kurdistan turco è di fondamentale importanza regionale, poiché la sua mancata soluzione impedisce di trarre dai successi contro i cartelli del jihad dello Stato Islamico (ISIS) in Siria e Iraq il peso politico necessario per avanzare rivendicazioni territoriali unitarie. Infatti, malgrado abbiano avuto la prova di quanto l'unione sia determinante, le comunità curde disseminate tra Iraq, Iran, Siria e Turchia sono ben lungi dal trovare un terreno comune.

 

A fine maggio, si è riaccesa persino l'ostilità tra PKK e Partito Democratico del Kurdistan Iraniano (PDKI - Partî Dêmokiratî Kurdistanî Êran), formazione vicina al Partito Democratico del Kurdistan (PDK - Partîya Demokrata Kurdistanê) di Massoud Barzani, presidente della Regione del Kurdistan Iracheno (KRG). Fondato nel 1945 e di posizioni laiche, federaliste e socialdemocratiche, già nel 2004 il PDKI aveva protestato contro la creazione del Partito della Libera Vita del Kurdistan (PJAK - Partiya Jiyana Azad a Kurdistanê), ritenuto estremista e legato al PKK. Quest'ultimo, dal canto suo, ha sempre accusato il PDKI di vendere i diritti dei curdi iraniani in cambio del sostegno finanziario delle autorità del Kurdistan iracheno. Il 24 maggio di quest'anno il conflitto è esploso nuovamente a seguito del dispiegamento di truppe da parte del PDKI al confine tra Iran e Turchia. Una mossa percepita dal PKK come un tentativo da parte di Ankara e del PDK di vanificare le vittorie militari curde in Siria e Iraq e il successo elettorale dell'HDP. Viceversa, il PDKI accusa da sempre il PKK di assecondare Tehran pur di colpire le fazioni che non si allineano con le sue posizioni. Uno schema simile a quello della guerra di metà anni '90 in Iraq tra il PDK e il Partito di Unione Patriottica del Kurdistan (PUK - Yekêtiy Niştîmaniy Kurdistan) dell'ex presidente iracheno Jalal Talabani. Rispetto ad allora, tuttavia, l'attuale guida del PDK Massoud Barzani ha assunto posizioni concilianti invitando tutte le formazioni curde a non risvegliare lo spettro della guerra civile.

 

Eppure a rendere quasi probabile l'instaurazione, se non di uno stato curdo, almeno di un'alleanza sovranazionale, era stata nel settembre 2014 la creazione di Burkan al-Firat, il vulcano dell'Eufrate, piattaforma militare costituita dall'Esercito Siriano Libero (FSA) e le Unità di Protezione Popolare (YPG - Yekîneyên Parastina Gel) per cacciare l'ISIS dal governatorato siriano di Raqqa. Per la prima volta dunque una formazione sostenuta apertamente da potenze occidentali e regionali (fino a Settembre 2012 il FSA aveva il suo quartier generale nella provincia turca di Hatay) si univa ad una forza vicina al PKK, considerato organizzazione terroristica da molti paesi tra i quali Turchia, Siria, Iran, Unione Europea e Stati Uniti. Similmente, ad agosto 2014, aveva lasciato ben sperare l'alleanza nella guerra contro i cartelli del jihad tra i peshmerga, esercito regolare della regione autonoma del Kurdistan iracheno, e le YPG. Sembrava infatti che si potesse superare definitivamente l'antinomia tra PKK e Partito di Unione Democratica (PYD - Partiya Yekîtiya Demokrat, che nel 2012 aveva fondato le YPG) da un lato e PDK e PDKI dall'altro.

 

Vi sono inoltre formazioni curde di matrice islamica, come quella chiamata Hezbollah Curdo (HK -Hizbullahî Kurdî). Fondata nel 1978 in Turchia da Hüseyin Velioğlu (ucciso nel 2000 in uno scontro a fuoco con la polizia turca), negli anni '80 divenne un partito di massa nei principali centri urbani della provincia di Diyarbakır, arrivando nel decennio successivo allo scontro armato con il PKK, di ideologia marxista e fino ad allora forte soprattutto nelle zone rurali. Parallelamente, HK organizzò una serie di attentati contro le forze di polizia turche e contro i giornali che diffondevano informazioni sulla sua organizzazione, come Özgür Gündem e 2000'e Doğru. Quest'ultimo, in particolare, nel 1992 riferì le testimonianze di simpatizzanti di HK, che accusavano vari esponenti del partito di essersi “formati” nel quartier generale dei reparti antisommossa della polizia turca di Diyarbakır, ma l'autore dell'articolo venne ucciso due giorni dopo da ignoti. A seguito dell'annuncio della fine della lotta armata nel 2002, parte di HK confluì nell'associazione Solidarietà con gli Oppressi (Mustazaflar ile Dayanışma Derneği, abbreviato in Mustazaf Der), accusata nel 2010 da un tribunale di Diyarbakır di attività terroristiche. Due anni dopo, il movimento fondò il Partito Pace e Democrazia, poi denominato Partito della Causa Libera (Hür Dava Partisi, abbreviato in Hüda-Par), il cui nome è tornato sulle testate turche all'inizio di giugno per l'uccisione di Aytac Baran, presidente di una fondazione islamica ad esso legata a Diyarbakır. Il suo successore ha subito puntato il dito contro il PKK, riferendo che Baran ultimamente aveva ricevuto minacce dai suoi sostenitori. Le ragioni dell'omicidio, cui sono seguiti scontri armati costati la vita ad altre tre persone, restano tuttavia ignote, nonostante l'arresto di 18 sospetti da parte della polizia turca. Altra benzina sul fuoco delle tensioni che nei giorni precedenti alle elezioni parlamentari del 7 giugno hanno infiammato la provincia di Diyarbakır, con oltre 100 aggressioni ai danni di sedi e manifestazioni l'HDP. Fino alle due esplosioni che, durante il comizio del 5 giugno nella città di Diyarbakır, capoluogo dell'omonima provincia, hanno ucciso tre persone, seminando il panico tra la folla. Episodio del quale Demirtaş ha accusato direttamente formazioni affiliate all'ISIS.

June 22, 2015

Una grande festa del cinema che coinvolgerà l’intera città di Roma. Questo è il progetto CityFest, organizzato dalla Fondazione Cinema per Roma, presieduta da Piera Detassis, e curato da Mario Sesti, Gianluca Giannelli e Fabia Bettini, che vedrà diversi centri culturali della città, dall’Auditorium Parco della Musica alle sale cinematografiche, dalle Università al MAXXI, dalla Casa del Cinema al Teatro Biblioteca Quarticciolo, dal Teatro Villa Torlonia fino alla Casina di Raffaello, diventare un grande contenitore di eventi speciali, intrattenimento e formazione. Tra Giugno e Luglio si alterneranno spettacoli, masteclass, incontri, proiezioni e anteprime. Tra le novità della manifestazione, un nuovo format delle masterclass: illustri e autorevoli personalità terranno lezioni di cinema coadiuvati da clip selezionate e materiali inediti. Il primo incontro sarà con il regista cult danese Nicolas Winding Refn, che ha diretto grandi produzioni internazionali, da “Drive”, premiato a Cannes, a “Solo Dio Perdona”, presente con il documentario, realizzato con la moglie Liv Corfixen, My Life Directed By Nicolas Winding Refn.


Il 23 Giugno al Maxxi si potrà assistere alla proiezione di “Help!” di Richard Lester: un viaggio indietro nel tempo fino al lontano giugno 1965 quando si tenne a Roma lo storico concerto dei Beatles. Presenti alla serata Fabrizio Zampa, il giornalista che all’epoca intervistò la band di Liverpool, Gino Castaldo, critico musicale, e Teho Teardo, musicista. Il 25 giugno al Teatro Biblioteca Quarticciolo si terrà il primo appuntamento con “Lezioni Criminali, i più bei film polizieschi di sempre”, con la proiezione di “Milano Calibro 9” di Fernando Di Leo, a cui seguirà l’incontro con l’attrice Barbara Bouchet, Giancarlo De Cataldo, magistrato e autore, tra gli altri, di “Romanzo Criminale” e “Suburra”, e Mario Sesti. Il 28 Giugno alla Casa del Cinema, grande attesa per l’anteprima del film per ragazzi, distribuito da Warner Bros Entertaiment Italia, “Annie – La felicità è contagiosa” di Will Gluck, tratto dal fumetto di Harold Gray.

Dopo il successo ottenuto da Pierfrancesco Favino ed Elio Germano, il secondo appuntamento con i Duetti del progetto CityFest, vedrà la partecipazione di Isabella Ragonese e Michele Riondino, interpreti del film di Mario Martone “Il Giovane 
Favoloso” e “Dieci inverni” di Valerio Mieli. Per le grandi anteprime family di Alice nella Città, Mercoledì 15 Luglio la Casa del Cinema ospiterà i simpatici protagonisti di “Cattivissimo Me”, che sfileranno su uno speciale red carpet animato per presentare il nuovo film d’animazione 
di Kyle Balda e Pierre Coffin: “Minions”. Il 16 Luglio, Luciana Littizzetto e Fabio Fazio saranno protagonisti di una masterclass sul doppiaggio. Una sintesi tra festa e festival, CityFest vuole celebrare i dieci anni dalla nascita della Festa del Cinema di Roma, che quest’anno si svolgerà dal 16 al 23 ottobre, con la direzione artistica di Antonio Monda.

 

 

Isabella Ragonese e Michele Riondino

Biagio Laponte ama la sperimentazione e la ricerca sonora. Sound engineer nel mondo della musica classica e della world music, vanta produzioni con Giovanni Sollima, Giuseppe Ettorre, Filarmonica della Scala, Orchestra Rai di Torino, e altri.

E' produttore e compositore di musica contemporanea elettronica.

Molti singoli e remix lo avvicinano ad un pubblico di ascoltatori interessati a questo genere. Nel 2014 entra a far parte del mondo teatrale, dove trova ispirazione per il suo ultimo progetto musicale Khaos, che sarà pubblicato da Drummond DSP.

 

Sei un produttore di musica elettronica, ambient, come sei entrato nel mondo della musica e perchè hai scelto questo genere?

 

E’stato il percorso che mi ha portato al mio fare oggi. Ho iniziato a suonare un po’di strumenti acustici, e più scoprivo gli svariati timbri esistenti, più volevo conoscerli e praticarli. Ma è impossibile suonarli tutti, così ho intrapreso il percorso per conoscere la fisica acustica da vicino. Ho messo piede nel primo studio di registrazione in qualità di tecnico del suono, registrando molti album di musica classica e world per poi passare alla produzione e alla composizione elettronica. Non ho proprio scelto questo genere avendo le idee chiare su cosa fare, ma potrei dire che ci sono arrivato. La musica ambient ha una varietà timbrica e una possibilità di modulazione che riesce a penetrare dritta a stimolare l’immaginazione di chi ascolta, evoca paesaggi e ricordi, per alcuni aspetti la definirei astratta, ma il beat elettronico le dà quella pulsazione che ti fa sentire ancora sveglio e tiene vigile l’attenzione sul presente.

 

KhaosHai concluso da poco il tuo primo progetto discografico "Khaos", come nasce questo album e qual è la sua particolarità?

 

L’album nasce a stretto contatto con le mie esperienze con il teatro di ricerca. Praticando nuove forme per immaginare e creare, accostando il mondo dell’arte a quello urbano, nasce uno scambio tra i due, una magia che mi ha molto ispirato a comporre questa musica.

La sua particolarità oltre che concettuale sta nelle sonorità, c’è uno zoom sull’ambiente urbano della metropoli registrato da me in alcune città d’Italia che fa da sfondo alla musica. Questo ambiente accoglie i ritmi a volte frenetici e a volte lenti ed echeggiati, in base al punto d’ascolto che si ha nei confronti della città. Nel senso che se ci vivo dentro ho a che fare col suono dei motori, le sirene e segnali acustici di tutti i tipi che senza dubbio disturbano il mio udito, ma allontanandosi sempre di più quei suoni diventano prima echi e poi rumore di fondo. Il percorso musicale si muove su questi livelli di presa di coscienza dell’attimo in cui ci troviamo e su cosa stiamo ascoltando.

 

Ci dai qualche breve cenno delle dieci tracce contenute in Khaos?

 

Per questo vi invito ad avere un po’ di pazienza, sarebbe impossibile trovare le parole per eguagliare le sonorità create. Ma posso dire che la sincronicità, il tempo e lo spazio, la deriva urbana, la ricerca del silenzio e l’oltrepassare i confini del rumore cittadino sono temi che ho voluto trasformare in suoni e in musica. Spero di esserci in qualche modo riuscito, lo scopo dell’album è portare alla riflessione di queste tematiche tramite la piacevole sensazione di ascoltare musica. Mi piace vederlo come un dipinto esposto in galleria, dove tramite i suoi colori e le sue forme ci si immerge in un mondo interiore che potrebbe migliorare ciò che ci circonda.

 

Qual è il punto di forza della tua musica? Perchè la gente ti dovrebbe ascoltare e scegliere tra le tante proposte del mercato discografico?

 

Bella domanda. Non ci ho mai pensato a dir la verità, ma sicuramente c’è dentro una grande fetta del mio essere, del mio pensiero e in parte anche quello di qualsiasi persona che vive il nostro tempo. La musica che compongo prova ad essere un riflesso della realtà che viviamo, un doppio filtrato dalle mie percezioni che trasformo in suoni. Non so cosa dire riguardo al mercato discografico se non che è oggi è arrivato ad essere una macchina schiaccia sassi e spesso solo per poter vendere il prodotto mette a rischio la qualità della musica stessa. Per fortuna che ancora esistono case discografiche indipendenti che appoggiano e valorizzano le tue idee, tra queste Drummond Records, che mi ha accolto con molto interesse.

 

Esiste un collegamento con il termine greco antico "Chaos" con la scelta del titolo del tuo lavoro?

 

Si. Khaos è il nome che più rappresenta il percorso musicale dell’album. “Nelle antiche cosmologie greche, il complesso degli elementi materiali senza ordine che preesiste all’universo ordinato.” Queste sono le parole che mi hanno colpito, perché oggi, nel mondo, i movimenti in atto sono molto caotici e la speranza è quella di trovare, dopo il caos, una forma adeguata al benessere comune per tutti.

 

Cosa porta un artista ad autoprodursi? Una tua riflessione.

 

Mi collego alla domanda precedente sul mercato discografico. Il motivo per cui oggi tanti artisti si autoproducono è soprattuto per avere la piena libertà di esprimersi, per comunicare tramite l’arte, perché si vuole dire qualcosa, perché il mondo viaggia verso direzioni opposte e in qualche modo è un buon compromesso per salvaguardare la cultura contemporanea, anche se i guadagni non sono elevati e a volte minimi, anche se non sforniamo prodotti per la massa, ci teniamo alla sincera espressione artistica per lasciare un segno originale ed un segnale di risveglio a chi ci ascolta.

 

Cosa pensi della musica etnica? La musica elettronica sarà la musica del futuro?

 

Penso che la musica etnica sia cultura, cultura dei popoli, un' impronta digitale sonora dei vari luoghi del mondo. Senza il ritmo dell’Africa non avrei mai formulato le strutture ritmiche che potrete ascoltare all’interno di Khaos. Come senza i mantra ipnotici indiani non avrei creato il senso di ripetizione minimale. Nella musica etnica e nelle sue culture secondo me c’è l’anima del mondo, ognuno di noi dovrebbe conoscere, approfondire, ricercare e praticare questo tipo di passione nella poesia, nel teatro, nei dipinti, nei linguaggi e nei suoni. Per quanto riguarda la musica elettronica, ti dà la possibilità di rendere il suono una materia malleabile e trasformabile in svariate forme. Tutto ciò è possibile grazie ai grandi progressi della tecnologia apportata alla musica ma non la definirei la musica del futuro. Esiste già e coesiste insieme a tutte le altre forme musicali come la musica barocca, l’opera lirica, il pop e il punk. Diventerebbe noioso andare tutti i giorni ad ascoltare i concerti di Tim Hecker o di Ryuichi Sakamoto se non fosse possibile anche ascoltare un concerto tra quelli dei Radiohead o di Bob Dylan, o perché no una bella sinfonia di L.V. Beethoven.

 

Chi pensava che Expo fosse una piattaforma informativa, scambio di risorse culturali e tecnologiche con lo scopo di trovare soluzioni politico-economiche per assicurare a tutti cibo sano e sufficiente e sconfiggere la fame che attanaglia 800 milioni di esseri umani, dovrà attendere edizioni eticamente più avanzate.

Il tentativo non è “Nutrire il pianeta” ma vendere di più i propri prodotti, utilizzando il cibo come strumento strategico per assicurarsi maggiori guadagni e far credere, tra le altre cose, che le grandi industrie non sono responsabili del cambiamento climatico in corso: l’80% delle risorse disponibili è ad appannaggio delle lobby.

L’Expo, che nella sostanza è una fiera per la colonizzazione finanziaria delle multinazionali, non parla di sovranità alimentare, di difesa della biodiversità, di impatto sugli ecosistemi da parte dell’industria della carne, di sostenibilità ambientale, dai danni dei cibi industriali, di sperpero di risorse naturali ed energetiche, di spreco di acqua potabile; l’Expo non parla degli enormi sussidi elargiti all’industria zootecnico agroalimentare, non dice che ogni mucca europea percepisce 2,5 euro di sussidi al giorno (che è il doppio di quanto dispone il 75% degli africani); non parla dei suicidi dei contadini indiani strozzati dai debiti delle multinazionali; non dice che il mangime utilizzato dagli animali d’allevamento sfamerebbe 9 miliardi di persone; non dice che si possono nutrire 12 persone con i prodotti coltivati su un terreno necessario a nutrire una sola persona che mangia la carne.

Sia il Brasile (più della metà della terra coltivata è utilizzata per la produzione di prodotti Ogm) sia le Istituzioni Europee sfiorano appena questi problemi: più attente agli interessi delle grandi lobby, industrie e banche, che all’opinione dei cittadini nettamente contrari alla coltivazione e l’utilizzo di prodotti Ogm.

Ma parlare di cooperazione allo sviluppo, diritti umani, condivisione, disinquinamento, di riduzione del consumo di energia, di sistemi ecocompatibili, di biodiversità, di tutela dell’ambiente, mentre si pubblicizzano prodotti che sono la causa di questi problemi significa prendere per i fondelli l’intelligenza umana.

In tutto questo dov’è la voce della Chiesa, la cui ancestrale visione antropocentrica vanta assurdi diritti sulla natura in preda alla furia devastatrice dell’uomo? La Chiesa, a parte un timido invito al “non abuso”, mai si è pronunciata contro gli allevamenti intensivi, le monoculture, la distruzione delle foreste pluviali, i danni provocati dall’industria chimica, dall’industria del tabacco, o contro le centrali nucleari: essa, teoricamente, lotta contro gli effetti della sua stessa politica.

In che modo una manifestazione sponsorizzata da Coca Cola, Ferrero, Eni, Mc Donalds, Nestlè, (ricordate i danni di quest’ultima per le scorrettezze criminali intese a promuovere sostituti di latte materno e di alimenti industriali?) può garantire cibo sano e sufficiente per tutti? Sarebbe come se l’industria farmaceutica indicasse programmi per non far ammalare le persone. Se la fame, l’inquinamento, la distruzione dell’ambiente è determinato dal consumo di un certo prodotto possono coloro che lo producono andare contro i loro stessi interessi?

Altro che nutrire il pianeta! Expo è un raduno mondiale di ingordigia capitalistica: invece di dibattere sui danni causati dal consumo di prodotti animali (sulla salute umana, sull’ambiente, sull’economia…) sarà una grande abbuffata di carne, di tutti i tipi, di tutte le specie, comprese quelle che i popoli europei considerano ripugnanti: serpenti, ragni, scorpioni, formiche… (di questo passo arriveremo ai pidocchi), meglio se di produzione propria: in fondo il cuoio capelluto di un contadino è sicuramente più pulito di una stalla.

                                                                            

June 03, 2015

l bombardamento mediatico contro il governo greco sembra non funzionare.

 

 

Una lettura fatta attraverso i sondaggi di opinione su come la società greca vede l'operato del

proprio governo fino ad oggi.

 

Mentre a gran voce ci viene detto dalla commissione europea e dal governo tedesco che in

Spagna, Portogallo e Irlanda le misure economiche di austerity stanno portando buoni frutti e

questi paesi stanno facendo "passi avanti", gli elettori di questi paesi, quando sono chiamati a

scegliere, si orientano su posizioni opposte a quelle dei loro governi. Sono forse impazziti?

Credo di no.

Questo ci può far riflettere su quanto l'informazione sia strumentalizzata e asservita a

sostenere un modello economico che da molto tempo ormai si è dimostrato fallimentare. Non

metto in dubbio che questi paesi stiano facendo "passi avanti" grazie alla cura a base di

neoliberismo, mi piacerebbe capire in quale direzione?

Anche per la Grecia, fino a pochi mesi fa quando ancora c'era il governo Samaras, venivano

dette le stesse bugie e tutta Europa stava a guardare una "ripresa della Grecia" invisibile per

noi, ma evidente solo sulla stampa di propaganda.

Il governo greco, per il momento l'unico ad aver alzato la testa è stato attaccato e

sbeffeggiato da tutti gli altri governi. Potendo dire ben poco sulla serietà degli argomenti

messi in campo dagli esponenti del governo Tsipras, si sono accaniti sui singoli ministri

cercando di screditarli con commenti e chiacchericci di bassa lega, ad iniziare dalla cravatta

(che non hanno) a finire con bugie e false dichiarazioni attribuite quando all'uno quando

all'altro.

 

Questi mesi di contrattazione con l'Eurogruppo non hanno portato a granché, da parte del

governo tedesco (cioè il vero cervello dell'Eurogruppo) è stata attuata la tecnica dello

"sfinimento" ovvero aprire momenti di speranza e di probabile accordo e subito dopo tornare

a chiedere e imporre le decisioni prese dal precedente governo, cercando di far leva sul

ricatto del fallimento economico e delle varie scadenze e pagamenti che la Grecia ha davanti.

Il problema del governo tedesco nei confronti del governo greco è politico e questo è bene

che venga capito da tutti. Non sopportano di aver a che fare con un governo di sinistra.

Poco importanza viene data alle proposte presentate da Atene, non vengono neanche

valutate dagli interlocutori, il "programma deve continuare" e basta.

Che Atene possa trovare all'interno della propria economia altri modi per riprendersi

economicamente diversi dalla macelleria sociale sostenuta dalla Germania, questo non

importa. Il problema non sta nell'economia e quindi nella ripresa economica della Grecia, ma

negli interessi economici della Germania e delle varie multinazionali che avevano iniziato a

spartirsi la torta ellenica. Quindi…meglio se altre soluzioni diverse da quelle imposte non

verranno trovate.

 

L'obiettivo finale dell'Eurogruppo è senz'altro quello di annientare il cattivo esempio che il

governo greco rischia di dare agli altri popoli d'Europa. E sicuramente nei prossimi giorni e nei

prossimi mesi si intensificheranno gli attacchi e i ricatti affinché il governo greco si pieghi al

volere del neoliberismo. Per il momento, grazie ad i rapporti di forza estremamente

sfavorevoli, Atene ha congelato alcuni punti del proprio programma e sta cercando di arrivare

ad un accordo senza varcare alcune "linee rosse" ovvero dei punti imprescindibili del proprio

programma che riguardano i diritti dei lavoratori, il rifiuto di attuare nuovi tagli a stipendi e

pensioni e l'eliminazione della famosa tassa ENFIA, una tassa orizzontale sulle proprietà che

sta mettendo il popolo greco in ginocchio.

La propaganda internazionale contro la Grecia non è la sola a martellare il governo Tsipras,

dovete sapere che tutte le emittenti televisive private del paese non hanno mai pagato un

euro per i diritti televisivi e per l'uso delle frequenze, ma non perché non dovessero pagarli,

perché i precedenti governi preferivano il sostegno mediatico alla riscossione dei compensi. Il

governo guidato da Tsipras ha pensato bene di iniziare a chiedere i milioni di euro che queste

emittenti televisive devono allo stato ed è così che le stesse emittenti televisive hanno iniziato

una guerra mediatica per screditare il governo. La propaganda che ogni giorno viene fatta

contro i vari personaggi del governo è vomitevole e priva di ogni deontologia giornalistica.

Se sul piano internazionale possiamo dire che il governo ellenico sta percorrendo una strada

da solo e in salita, diversamente vanno le cose in patria. Nei pochi mesi di governo è infatti

riuscito a fare molte cose positive. La differenza con i beceri del governo precedente è

enorme e con una certa velocità la Grecia si sta normalizzando.

 

Se prima c'era da lottare per non far peggiorare le cose, adesso possiamo discutere di come

migliorarle. L'opposizione al governo è di due tipi: quella da destra che è scontenta di veder

andare in fumo il grosso lavoro fatto in collaborazione con la Troika e che vorrebbe tornare al

precedente modello di dittatura sociale ed economica e quella da sinistra, che vorrebbe delle

posizioni più intransigenti del governo greco nei confronti dei creditori e dell'Eurogruppo.

Personalmente capisco di più l'opposizione di destra con tutte le sue ragioni, ragioni che

politicamente non condivido affatto ma che mi sembrano più sensate delle critiche mosse

dall'opposizione di sinistra.

Capisco che un'evoluzione verso qualcosa di ancora meglio può avvenire solo cercando di

spingere la politica verso nuove soluzioni e che accontentarsi frena questo processo, ma

dall'altra parte devo riconoscere che gli spazi per attuare una politica estera più radicale non

vi sono e gli equilibri europei (per il momento) non sono favorevoli.

Ricordiamoci che se questo governo cade non c'è da sperare in qualcosa di migliore, ma

semmai di un ritorno a qualcosa di molto peggiore...

Nonostante tutto ciò, due giorni fa sono usciti sul quotidiano Avghi dei sondaggi di opinione

relativi al periodo 1319

maggio 2015 e confermano come il governo Tsipras goda ancora di

una ottima popolarità.

 

Sono molto interessanti da esaminare perché rispecchiano l'impatto sulla società greca delle

scelte del governo in politica estera e confermano che il popolo greco crede ancora

saldamente nel tentativo che questo governo sta facendo per cambiare la politica economica

fin ora abbracciata dai precedenti governi.

Iniziamo con la stima dei voti, " Se in Grecia ci fossero oggi le elezioni politiche che cosa

voteresti ?"

Il 48,5% voterebbe Syriza, mentre Nea Dimokratia il maggiore partito di destra all'opposizione

si deve accontentare di un misero 21%, questo dato descrive in maniera evidente la forte

sfiducia che ancora il popolo greco nutre nei confronti dell'ex primo ministro Samaras,

amicone della Troika.

A seguire abbiamo i Nazifascisti

di Chrisi Avghi con il 6%, i neoliberisti di Potami con il 5,5% i

KKE partito comunista greco (all'opposizione) con il 6%, Anexartiti Ellines (al governo con il

Syriza) con 3,5% il Pasok con il 4% e un 5,5% di altri.

Alla domandato " Quale secondo voi è il migliore governo per il paese?" Il 54 % indica l'attuale

governo, mentre solo il 18% vorrebbe il governo di Nea Dimokratia, segue poi il 18% di

interpellati che non è soddisfatto da nessuno dei due governi.

La popolarità del primo ministro Alexis Tsipras è ancora molto alta e viene stimata al 77%.

Alla domanda: " Quale è il primo ministro più adatto per la guida del paese? " Ben il 63% degli

interpellati ha risposto Alexis Tsipras, mentre Antonis Samaras resta al 20% e il 14% non

indica nessuno di questi due.

 

L'ormai famoso ministro delle finanze Yanis Varoufakis che da mesi è nell'occhio del ciclone e

su di lui si è abbattuto il chiacchericcio mondiale è ancora molto sostenuto dal popolo greco.

Se analizziamo il confronto tra soddisfatti e insoddisfatti vediamo che a febbraio 2015, subito

dopo le elezioni, coloro che si esprimevano positivamente e coloro che invece risultavano

insoddisfatti erano rispettivamente il 75% e il 24%. A marzo 2015 erano rispettivamente il

59% e il 40%. Ad aplile 2015 il 55% e il 43% e a maggio il 59% e il 40%. Come potete vedere

c'è stato un calo fisiologico rispetto alle aspettative iniziali e al sorprendente dato registrato a

febbraio 2015, la sfibrante trattativa condotta con l'Eurogruppo e la contrattazione portata

avanti nella ricerca di un compromesso hanno fatto scendere la popolarità del ministro

Varoufakis, ma se valutiamo a quale martellamento mediatico negativo è stato sottoposto in

questi mesi possiamo dire che è ancora apprezzatissimo dal popolo greco.

Chiudo con un dato molto significativo che riguarda un argomento di grande attualità: il

referendum sull'Euro. Il 71% del popolo Greco è a favore e il 25% è contrario, il 4% non ha

opinione.

Questa massa di dati e di percentuali ci può dare un idea di come il popolo greco veda ancora

di buon occhio il proprio governo nonostante la feroce propaganda di cui è vittima. Una cosa

è certa: dopo il successo di Podemos in Spagna e la vittoria a Barcellona ci sentiamo un po'

meno soli in questa Europa drogata dall'austerity.

 

June 03, 2015

Siete comunisti, che cosa ci possiamo aspettare?" È Inge Graessle, una deputata del partito CDU della Merkel ad averlo detto in una trasmissione televisiva.

 

Perché non si arriva ad un accordo tra Eurogruppo (governo tedesco) e Grecia?

Dopo mesi di trattativa nei quali il governo greco ha fatto grandi concessioni per raggiungere un accordo ancora si parla di"posizioni distanti" .

 

Semplice. Il problema non sta nell'economia. Il problema è politico. Il governo conservatore

tedesco ODIA il governo della Grecia semplicemente per un fatto: è di sinistra.

E' la stessa Inge Graessle (rappresentante del governo tedesco) a dirlo apertamente:

..."Siete comunisti, che cosa ci possiamo aspettare?" .

Questa la frase pronunciata in una trasmissione televisiva giornalistica dove la Inge Graessle

oltre a questa affermazione ha ripetuto le solite bugie che da mesi danno in pasto al popolino

di tutta Europa.

Inge Graessle è una deputata del partito CDU della Merkel e detiene la presidenza della

commissione di controllo di bilancio del Parlamento Europeo. Ha partecipato a un talk show

televisivo con Stelios Kouloglou, un giornalista molto noto in Grecia che (ha curato molti

documentari e che ha un sito di giornalismo molto frequentato www.tvxs.gr che nel dibattito

televisivo rappresentava il partito Syriza.

 

Per l'ennesima volta la rappresentante del CDU si è dimostrata una bugiarda, affermando il

falso. Oltre a questo ha contestato a Kouloglou dei provvedimenti di politica interna del

governo Tsipras, dimostrando palesemente che il problema non è far tornare i conti e

riprendersi i propri soldi indietro, ma è politico e legato alle mire espansionistiche e

commerciali delle multinazionali tedesche.

Vi invito ovviamente a vedere il video, che è in un inglese semplice e capibile. Qui di seguito

riporto e commento alcuni momenti del dialogo.

Vedi il video: https://www.youtube.com/watch?v=OqU9PHRNpM4

Già dai primi minuti del colloquio appare chiaro come la signora Inge Graessle alimenta la

propaganda anti ellenica che da anni viene portata avanti dal governo tedesco. Inizia subito

ironizzando sul fatto che i greci sono inaffidabili e inclini a cambiare spesso idea.

Andrebbe ricordato alla signora Inge Graessle che nell'Eurogruppo del 17 febbraio avvenne

un cambio repentino della bozza di accordo. Una bozza che era stata preparata in

precedenza dai tecnici venne improvvisamente sostituita da un'altra dal presidente

dell'Eurogruppo Dijsselbloem su diretto volere si Schäuble. Il ministro delle finanze greco

Varoufakis si rifiutò di firmarla e di lavorarci sopra e proprio in quell'occasione, notata

l'abnegazione di Dijsselbloem nei confronti del capo, coniò il nomignolo di "Delivery boy" per il

capo dell'Eurogruppo. Se non ci fosse stato Paul Mason (giornalista inglese) a rivelare

l'inganno e a pubblicare il documento sparito i greci sarebbero stati fatti passare da paranoici

visionari. Questo fu il primo episodio di una serie infinita di scorrettezze, inganni, bugie, false

aperture, cambi di idea, accordi poi ritrattati, etc..che hanno caratterizzato questi mesi di

trattativa.

 

Questa tecnica, un classico del governo tedesco, ha l'unico fine di screditare i propri

interlocutori e di far passare in secondo piano le questioni economicopolitiche.

Il governo

tedesco si vergogna di affermare davanti al proprio popolo che il proprio obbiettivo è

colonizzare economicamente la Grecia (come è stato fatto con il resto dei Balcani) e quindi

deve aggirare l'ostacolo, lo fa presentando i propri interlocutori come dei cialtroni,

spendaccioni e dilettanti...tutte caratteristiche negative che fanno molta presa sulla psicologia

del tedesco medio.

"Il governo greco sta lavorando per un Grexit" , ha continuato. Anche su questa affermazione

c'è molto da ridire. Il governo greco ha fatto passi da gigante verso un compromesso che sia

vantaggioso per tutti.

Si può dire la stessa cosa per la Germania? No.

 

La Germania sta tirando tutta l'Europa verso una direzione che conviene solo a lei. C'è

veramente da chiedersi a cosa servono le elezioni e i mandati politici che gli elettori affidano

ai propri governi se viene dato per scontato che la politica sia fatta altrove e su decisioni già

prese in precedenza. In realtà è la Germania che sta lavorando per un Grexit, una punizione

esemplare che serva da lezione a tutti gli altri popoli dell'Europa. Ovviamente la Germania

vorrebbe gestire la cosa in maniera da non doversi prendere le responsabilità dei contraccolpi

economici che si ripercuoterebbero sulle economie più deboli di tutta l'eurozona.

La signora Graessle rinfaccia a Kouloglou che il governo attuale non ha rispettato gli accordi

presi dal precedente governo ovvero di portare i salari a 300 euro, tagliare le pensioni e

liberalizzare i licenziamenti di massa. È evidentemente difficile per la signora Graessle capire

che questi provvedimenti oltre a peggiorare l'emergenza umanitaria che già è in corso in

Grecia siano impossibili da applicare. Infatti anche il governo Samaras che ha preso questi

accordi e che sarebbe stato ben contento di applicarli, non ha potuto. Che non sia possibile

vivere con uno stipendio di 300 euro lo capisce anche un cane, ma forse qualche politico del

CDU non ci arriva, e comunque come sottolinea Kouloglou, si parla di alzare gli stipendi nel

settore "privato", quindi signora Graessle, non ci sarà nessun peso economico ulteriore per lo

stato...se è di questo che è preoccupata. Mi sembra che invece la paura sia di guastare gli

interessi delle multinazionali che con i salari ribassati ulteriormente avrebbero a disposizione

una piccola India in Europa.

 

"Vi aspettate che i contribuenti più poveri della Slovacchia e la Lituania, paghino per le vostre

promesse? Avete riassunto 3900 impiegati statali..". continua la signora Graessle.

La rappresentante del CDU si riferisce alla riforma che improvvisamente oscurò la televisione

pubblica (ERT) e che portò al licenziamento di tutti gli impiegati della televisione di stato.

È bene precisare, se vogliamo spostare la questione sul piano economico, il bilancio

dell'ultimo ERT era circa 3,7 milioni di euro, mentre la nuova tv di regime fatta da Samaras a

sostegno di un governo non democratico ha avuto un budget di 13,8 milioni di euro. C'è poi

da notare che il licenziamento di massa che fu fatto è stato dichiarato illegale dall'alta corte

greca. A parte questo, la televisione pubblica, come Stelios Kouloglou sottolinea giustamente

è finanziata dal contributo dei telespettatori, non dallo Stato. Quindi non influisce

minimamente sul bilancio statale. Ovvio che al governo tedesco piaceva di più una televisione

a diretto controllo della destra di Samaras.

 

Sarebbe interessante, tra gli altri miti da sfatare, dire che la Grecia non ha poi questo grande

settore pubblico che viene rinfacciato dal governo tedesco. E 'ovvio che anche prima della

crisi, la Grecia era uno dei pochi paesi con una percentuale bassa di funzionari pubblici in

rapporto al totale della forza lavoro. Al contrario, ci sono paesi come la Norvegia, la Svezia e

la Francia, che hanno tre volte il numero dei dipendenti pubblici greci. Ci sono dei settori dove

il taglio del personale e delle spese sono atti criminali, sto parlando, solo per fare un esempio,

degli ospedali. Da tempo mancano gli strumenti basilari come ad esempio un semplice

termometro. È giusto questo? Può uno stato europeo spingere un altro stato in una crisi

umanitaria perché vede in questo un proprio personale guadagno?

Per quanto riguarda i contribuenti di altri paesi europei:

a) la Grecia ha restituito i propri prestiti con interessi per gli anni passati e non ha ricevuto un

centesimo da agosto 2014.

b) Il debito pubblico greco è in crescita dall'inizio del memorandum da 127% al 180%.

Syriza propone un congresso europeo sul debito pubblico dal momento che questo non è

solo un problema greco (es. Italia, Spagna, Francia, etc.) ed è stato principalmente causato

dalla decisione politica del governo tedesco di salvare le banche.

c) Anche il Parlamento Europeo ha concluso che la politica di austerità che viene promossa è

fallimentare e antidemocratica.

 

Intorno al minuto 15 del video, la signora Graessle, dopo tante bugie, ha finalmente uno

scatto di onestà e dice: "Il governo greco ritiene che nessuna riforma sia il modo giusto

per uscire dalla crisi. (...) Come ci si può aspettare dai comunisti una riforma?

Inge Graessle e il partito popolare europeo, non ha ancora accettato che il muro di Berlino

non esista più, coltivano da 25 anni l'odio. In ogni caso, un grande grazie alla signora

Graessle che con linguaggio eloquente esprime un concetto semplice e alla portata di tutti: Il

problema è politico, inutile arrampicarsi sugli specchi, una soluzione non vogliono trovarla

perché il governo greco è di sinistra e questo cambia i presupposti del confronto. Se alla base

della discussione non vi è un saldo e massiccio sentimento antidemocratico e un gusto

perverso per la macelleria sociale...non ci può essere nessun dialogo.

Per questo rimpiangono il governo Samaras con cui si trovavano tanto bene.

 

Il recente successo del partito spagnolo Podemos è anch'esso un fatto inquietante per il

governo tedesco. In futuro potrebbero cambiare gli attuali equilibri politici e di conseguenza il

potere decisionale della Germania. Il governo tedesco cerca di ricattare il più possibile il

governo greco, è una corsa contro il tempo. Non potendo vietare le elezioni negli altri paesi

europei cerca di organizzare una punizione esemplare per la Grecia. L'odio è cieco e come in

un film già visto il governo tedesco rischia di fare scelte tragiche per tutta l'Europa come è già

successo nella storia di questo continente. La sua caratteristica è nota, cedere ad un

compromesso equo per tutti è visto come atto di debolezza. Mentre la ritorsione e la

punizione sono viste come normale evoluzione della loro tradizione.

Una vittoria della sinistra in altri stati d'Europa sarebbe per la Germania soprattutto una

sconfitta sul piano morale. Non dimentichiamoci che i peggiori crimini compiuti durante la

seconda guerra mondiale dall'esercito nazista sono stati compiuti in fase di ritirata.

 

© 2022 FlipNews All Rights Reserved