
L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni. |
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Frammenti che orbitano qua e là, individuati, carpiti; li commento e condivido con voi.
La Riflessione!
Le Anteprime allo scoperto
Il mese di Febbraio è da sempre il mese delle Anteprime. Verona per l’Amarone, Firenze per i vari Consorzi toscani e per i Chianti, San Gimignano per la Vernaccia, Montepulciano per il Nobile, Montalcino per il suo Brunello e Montefalco per il Sagrantino. E tutti gli anni le solite polemiche vuoi per le organizzazioni che non riescono ad apportare le modifiche richieste, vuoi per (in alcuni casi) vivere sugli allori. Piangere se il Buon Dio non manda il sole o la pioggia nei momenti richiesti, prendersela con Trump e Putin per i dazi ed ora con il coronavirus per le minori esportazioni in Cina. Sabato ero a Firenze e non ho mai visto tanta tristezza all’anteprima dei Consorzi della Toscana. Bolgheri ha abbandonato da alcuni anni, Pitigliano e Sovana hanno dato forfait, Montecarlo ha deciso di non ritornare e quella che è la vetrina sul mondo vinicolo toscano sarà destinata a rivedere il tutto, rendendosi conto che la formula è carente e doveroso sarà cambiare strategia.
Frammento n. 1
Vi.Te. Vignaioli e Territori.
È un’organizzazione dove sono banditi personalismi e verticismi. L’inizio del 2020 è stato scoppiettante. Valpolicella, Maremma, Roma e Abruzzo in attesa del Vinitaly. Quattro incontri in quattro zone diverse d’Italia. Circa settanta vignaioli che si sono confrontati con un pubblico sempre più “bio”, “biodinamico” e “naturalista”, convinto e/o “al passo con i tempi”, meglio dire modaiolo. Allargare l’essere protagonisti, andare oltre l’appuntamento nell’area riservata del Vinitaly, insomma un “VI.TE. in fermento”.
Frammento n. 2
LVMH (gruppo Louis Vuitton) è venuto a fare spese a Montalcino.
“Il nostro modello, basato su una visione a lungo termine, valorizza il patrimonio delle nostre Maison e stimola la creatività e l'eccellenza. È la forza motrice del successo del Gruppo e la garanzia del suo futuro.” Così si è presenta la LVMH (Louis Vuitton Moët Hennessy) multinazionale francese dell’eccellenza, con le sue 75 Maison, € 53,7 milioni di ricavi nel 2019 e 156.000 dipendenti in quel di Montalcino attratta da Castello Banfi. Dopo Biondi-Santi l’altro “idolo ilcinese” rappresentativo di quel territorio patrimonio del Vino Italiano. Si sta parlando di 2.400 ettari di cui 900 a vigneto (173 di questi atti a produrre Brunello). Poi se aggiungiamo seminativo, bosco e uno splendido Relais, la fotografia è pronta. Dimenticavo: Castello Banfi nel 2018 ha registrato € 2,2 milioni di utile netto.
Frammento n. 3
GARDAMI, il nuovo tormentone estivo
Garda spumante Doc e Amaro, Aperitivo Rosato Ramazzotti: nasce il cocktail Gardami (Garda e Milano), patto per l’italian style. Sarà il cocktail che narrerà la dialettica territoriale e lo stile italiano del buon vivere. Così nelle intenzioni dei promotori. Sostituirà l’Aperol Spritz, usato e abusato in centinaia di migliaia di modi. Per niente felice di questo avvicendamento. Anzi, di sicuro, saremo tartassati pesantemente da budget pubblicitari ultramilionari per indurci ad essere “fighi”, “alla moda”. Com’è lontano il tempo quando l’aperitivo era rappresentato da un calice di Vermouth o da un bicchierino di Marsala secco e per darsi un contegno chic uno Sherry Palomino fino. Almeno sapevamo cosa bevevamo.
Frammento n. 4
Sapevate che a Londra esiste un Bancomat del Prosecco?
Che lo spumante Prosecco è il vino italiano più venduto al mondo lo sappiamo. Che il territorio complessivo di produzione comprenda gran parte del Veneto e Friuli (in particolare la Venezia Giulia) lo sappiamo. Che l’Inghilterra è il paese estero che maggiormente consuma Prosecco lo sappiamo. Ma che nel paese di Sua Maestà fossero posizionati nei pressi di alcuni Pub dei “simil-bancomat” distributori di Prosecco Doc alla spina, ai più era ed è sconosciuto. Apriti cielo, spalancati terra. Invocare il Signore affinchè faccia precipitare nell'inferno i reprobi. Attenzione! Il Consorzio di tutela del Prosecco Doc (da non confondere con il Prosecco Docg) è intervenuto chiedendo l’immediata rimozione dei “bancomat gialli” sulla base del disciplinare di produzione che non prevede la mescita con sistemi alternativi al versamento diretto dalla bottiglia al calice. Anche la Ministra Bellanova è intervenuta parlando di “pronto intervento” delle autorità italiane nel ruolo di vigilanza ricordando che si tratta di frode. Reggerà questa accusa o verrà cambiato il disciplinare tornando a degustare per strada, magari in un bicchiere di plastica (riciclabile ovviamente), il tanto amato Prosecco?
Osservo, scruto, assaggio e…penso. (urano cupisti)
Sarebbe importante per tutti conoscere dove, quando e soprattutto come, dalla “Quarta sponda” alle nostre coste, le Istituzioni collaborano per impedire preventivamente la diffusione dell’ epidemia in Italia
La indifferenza non aiuta
Non si tratta del solito astratto pericolo connesso alla immigrazione; non si tratta neppure di ingressi giustificati o clandestini di coloro che giungono alle nostre coste dal continente africano, ma del possibile, incontrollato e probabile contagio del coronavirus.
Il contagio non riguarda il luogo originario da cui si è diffusa la malattia. Come ormai tutti sanno, la possibilità di contrarre l’infezione del corona virus, è dovuta al contatto con le persone che già ne sono affette e che si spostano in zone diverse con il loro carico virale.
Nell’epoca della globalizzazione, il contagio a cui dovrebbe essere sbarrato il passo, avviene ovunque, Africa compresa, a causa del flusso e del riflusso di una parte dei milioni di cinesi che si muovono in quel continente lungo la cosiddetta nuova “via della seta“ e di circa 100.000 africani che per le medesime ragioni, sono ospitati in istituti cinesi dove apprendono nozioni di economia di scambio.
I controlli in Africa
Gli uni e gli altri non hanno modo di essere tempestivamente individuati tra i portatori di questa malattia. E’ infatti notorio che le condizioni sanitarie per evitare i contatti umani sospetti attualmente operanti in terra d’Africa, lasciano un po’ il tempo che trovano. Il contagio tra la popolazione di quei luoghi è molto probabile che avvenga attraverso coloro che invece della “via della seta” preferiscono unirsi a quella del flusso migratorio destinato alle nostre coste.
Dopodiché Il passo è breve, non solo per il traversamento del Mediterraneo agevolato adesso dall’ attuale governo come non mai, ma per il contagio prima, durante e dopo l’ approdo degli immigrati nei centri di accoglienza del nostro Paese, oppure da quelli che per un motivo o per l’altro, si sottraggono ad ogni controllo, infiltrandosi direttamente tra la popolazione.
Qui non si tratta di solidarietà o di buonismo o di senso civico dell’accoglienza, ma della salute degli italiani per la quale è stato allestito soprattutto nei porti e negli aeroporti nazionali, un apparato sanitario eccezionale con mobilitazione di uomini e mezzi come mai prima di adesso era avvenuto.
È significativo infatti, il comunicato che viene riportato in rete da alcuni giornali in cui si legge che tra la attuale incertezza di nuovi rimedi efficaci contro il coronavirus, secondo il parere di un illustre virologo: “È fondamentale continuare nell’implementazione delle misure di isolamento, le uniche attualmente in grado di controllare la diffusione del virus”.
Quali misure
E allora? Quali rimedi e quali misure la pubblica Autorità sta usando contro la possibilità di contagio da chi arriva in Italia con il quotidiano flusso migratorio africano?
Una soluzione del genere non trova analogia nelle precauzioni adottate in altre circostanze, quando in un modo sicuramente molto più omogeneo, il rimedio era improntato sulla sicurezza generale, ossia, di tutti i cittadini.
In questo caso invece, le condizioni sono assolutamente sbilanciate tanto da far venire in mente una grande rete da pesca con strappi tra le maglie da far passare attraverso, anche le barche. Soltanto che in questo caso si tratta non genericamente di salute, ma della vita di coloro che nel nostro Paese non intendono morire.
Un magico viaggio tra sogni, ricordi e fantasie…
Dopo il debutto in Francia, Italia e Svizzera ritorna a grande richiesta sui palcoscenici europei Arturo Brachetti nel suo coinvolgente one man show SOLO. Un vero e proprio assolo del grande artista, dopo il trionfo dei suoi precedenti spettacoli, L’uomo dai mille volti e Ciak!, applauditi dagli spettatori di tutto il mondo. Un ritorno alle origini per Brachetti che, in questo spettacolo, apre le porte della sua casa, fatta di ricordi e di fantasie; una casa senza luogo e senza tempo dove ognuna delle stanze racconta un aspetto diverso del nostro essere e gli oggetti della vita quotidiana prendono
vita, conducendoci in mondi straordinari dove il solo limite è la fantasia. È una casa segreta, senza presente, passato e futuro, in cui vengono conservati i sogni e i desideri… Brachetti apre la porta di ogni camera, per scoprire la storia che ne è contenuta e che prende vita sul palcoscenico. Reale e surreale, verità e finzione, magia e realtà: tutto è possibile insieme ad Arturo Brachetti, che mette in scena un varietà surrealista e funambolico, in cui immergersi. Protagonista è il trasformismo, con oltre 60 personaggi, molti ideati appositamente per questo show. Ma in SOLO Brachetti propone anche un viaggio nella sua storia artistica, attraverso le altre discipline in cui eccelle: grandi classici come le ombre cinesi, il mimo e la chapeaugraphie, e sorprendenti novità come la poetica sand painting e il magnetico raggio laser. Il mix tra scenografia tradizionale e videomapping, permette di enfatizzare
i particolari e coinvolgere gli spettatori nello show. Dai personaggi dei telefilm celebri a Magritte e alle grandi icone della musica pop, passando per le favole e la lotta con i raggi laser in stile Matrix, Brachetti da vita a 90 minuti di vero spettacolo pensato per tutti. Il Tour prosegue in Italia ed Europa https://brachetti.com/tour-spettacoli/
Per info www.brachetti.com
written by Giovanni Cavaliere
Fin tanto che prevarrà l’ ideologia partitica sui diritti vitali della popolazione non potremo aspettarci cose molto diverse dalle attuali decisioni politiche
Il senno del poi
Quando l’emergenza che riguarda la nostra vita ci preoccupa al punto di adottare tutte le possibili cautele, spesso avviene che lo stato di ansia si presti a considerare soltanto l’immediatezza del pericolo. Questo impedisce però, di cogliere in modo razionale gli aspetti più nascosti, ma ancora più pericolosi perché trascurati.
Esiste per questa ondata di influenza-polmonite del corona virus, una preoccupazione generale tra la gente che traspare dall’ eccessivo movimento delle auto, dalla affluenza dei supermercati in cerca di provviste, dalla carenza di folla di solito molto attiva nei luoghi di raduno di carattere ludico: cinema, teatri e anche ristoranti. Non si è però ridotta ma al contrario, è aumentata la tendenza di evitare in modo decisamente eccessivo e talvolta anche fuori luogo, ogni possibile contatto con ciò che proviene dalla Cina. Attualmente questo sta avvenendo, malgrado le cautele sanitarie che il Governo e le Pubbliche Amministrazioni hanno intrapreso sul controllo sanitario del ponte aereo tra i due Stati che sotto questo punto di vista, dovrebbe aver ridotto al minimo. il pericolo di contagio del coronavirus.
La via della seta
Sotto il profilo delle possibilità di contagio, è statisticamente poco probabile che a fronte dell’ imponenza dell’apparato sanitario che l’Italia ha organizzato sul transito, soprattutto delle persone tra Italia e Cina, l’ infezione del coronavirus, possa penetrare da quella via nel nostro Paese se non per qualche rara eccezione.
Ciò non significa che l’Italia sia pressoché invulnerabile, tant’è che alcuni casi già sono stati individuati e isolati in strutture sanitarie approntate allo scopo. Il problema che ora sussiste è che i contatti con la Cina che sfuggono al controllo sanitario avvengono attraverso vettori estranei alla diretta relazione con le città cinesi colpite; contatti che si verificano magari in percentuali minime ma tra quei milioni e milioni di cinesi che vivano in terra d’Africa soprattutto nelle città e nei luoghi della così detta, “via della seta”.
Oltre questi, vi è anche un numero imponente di africani soprattutto del Gana, della Costa di Avorio, della Nigeria, dello Zambia, del Ruanda, del Kenya e del Sudafrica che studiano in Cina in centri di istruzione la politica di mercato per gli scambi tra i Paesi di appartenenza e la stessa Cina. Molti di questi in occasione delle festività del fine anno cinese, sono rientrati in Africa. Ma sia i cinesi, che questi africani, quantunque ritornino nei propri luoghi di origine o di lavoro soltanto in parte, creano la condizione di contatto con quella stessa gente che si recherà in Italia unendosi soprattutto in Libia, al corpo del flusso migratorio delle decine di migliaia di persone che vengono trasportate con ogni mezzo sulle nostre coste.
Quali controlli
È abbastanza intuitivo senza entrare in dettagli, considerare con quali criteri di carente precauzione sanitaria è accolta questa gente, prima e dopo essere sbarcata in Italia, gran parte della quale fugge dove può, prima ancora di essere identificata. Fugge creando ovunque di continuo, i naturali e inevitabili contatti umani nonché oltre frontiera, unendosi ai flussi clandestini diretti in altri i Paesi, e così via.
Si tratta, come detto, di persone che approdano nelle nostre coste in condizioni igieniche assai più suscettibili di reciproco contagio e che a maggior ragione, dovrebbero essere sottoposte a controllo sanitario come per coloro che provengono dalla Cina. Per questi invece, si trascura il pericolo, senza considerare con il dovuto scrupolo, che con una decina di giorni il corona virus avrebbe possibilità di infettare abbondantemente i super affollati centri di accoglienza, in quanto il contagio di questa epidemia avviene già durante il tempo di incubazione.
Siccome la gente in Africa non è più immune al corona virus di quanto lo sia quella italiana o europea, la possibilità che una parte della popolazione locale africana che si unisce all’ intenso flusso dell’esodo migratorio verso l’Europa, possa essere vettore di contagio dalla terra di provenienza, è sufficientemente plausibile.
Quali risultati
Quindi il controllo meticoloso sanitario nell’aeroporto di Fiumicino o di Milano, oppure il blocco in mare in mare davanti a Civitavecchia di una nave da crociera con il divieto di sbarco per i preventivi controlli sanitari, a nulla serve o a molto poco, di fronte a decine di migliaia di immigranti che arrivano di continuo nelle nostre coste dal continente africano.
È una situazione che rappresenta un’incongruenza tipica di chi da una parte si propone un risultato preciso con misure eccezionali, mentre dall’altra , allarga le maglie del setaccio sanitario, al punto di vanificare i risultati complessivi dell’intera prevenzione.
Ma è ancora più inaccettabile che per una impostazione mentale ideologica basata sull’accoglienza ad oltranza, considerata intoccabile per ragioni di buonismo politico, si corra il rischio di compromettere la salute demografica dell’intera nazione. Questo potrebbe avvenire attraverso i flussi di immigrazione che continuamente arrivano in Italia, le cui frontiere sono divenute un setaccio a maglia così larga che ogni cosa riesce a passare.
Per quanto riguarda i controlli sanitari, tutto sembra rimandato al momento in cui si verificheranno gli eventi, mentre si continua a controllare gli aeroporti come se tutto il rischio di patologia dovesse arrivare direttamente dalla Cina attraverso il cielo e non da altrove.
La cosa migliore sarebbe in questo periodo, di evitare per quanto più possibile l’intensità del flusso dei migranti dall’ Africa verso il nostro Paese con accordi internazionali all’origine anche se a titolo sufficientemente oneroso, ma molto meno oneroso di quanto in caso contrario, le conseguenze potrebbero gravare, in parte anche in modo irreversibile, sulla salute collettiva del popolo italiano.
In riferimento al termine antropocene, con cui si indica l'epoca iniziata con la Seconda rivoluzione industriale e tutt'ora in corso, ci si potrebbe domandare se non sia opportuno, piuttosto, parlare di pantopoliocene, ossia di un'era in cui tutto è reificato e mercificato, in vendita: fenomeni naturali, dinamiche sociali e relazioni internazionali.
A causa della licenza [la democrazia] contiene tutti i generi di costituzione e probabilmente chi vuole costruire una città, come noi facevamo poc'anzi, deve recarsi in una città democratica, scegliere il tipo di Stato che più gli piace, come se fosse arrivato a una fiera delle costituzioni, e, dopo aver scelto in tal modo, fondare la città. (Platone, Repubblica, 557d). Queste parole, pronunciate dal personaggio di Socrate nella Repubblica di Platone in riferimento all'ordinamento democratico, sembrerebbero, oggi, particolarmente adatte a comprendere il principio fondante delle democrazie neo-liberali, nelle quali, tanto in politica interna quanto in politica estera, il piano finanziario si è imposto come fattore dominante nelle scelte compiute dalle classi dirigenti in domini tradizionalmente qualificati come di pubblico interesse, poiché legati ai diritti fondamentali della persona: il lavoro, le politiche abitative, l'istruzione e la cultura, la sanità, il diritto alla pensione. Si tratta di un aspetto che sembra distinguere queste forme di democrazia da quelle del secolo scorso, nelle quali la classe lavoratrice, in quanto anello fondamentale del sistema produttivo, conservava un certo potere di contrattazione. Infatti, se le prime due rivoluzioni industriali, in particolare la seconda, avevano conferito un peso politico notevole ai partiti e alle forze politiche e sindacali che rappresentavano i lavoratori, le maggiori conquiste in termini di diritti sono avvenute dopo il secondo conflitto mondiale, quando il confronto con l'Unione sovietica spingeva a venire incontro alle esigenze di quelle classi che avrebbero potuto rappresentare una solida base di consenso per i partiti e i movimenti di sinistra. In realtà, è piuttosto l'adozione di un certo tipo di sistema economico-produttivo a influenzare (quando non a determinare) le linee politico-culturali della classe dirigente. Valeva tanto nell'Atene del V secolo a.C., in cui l'aristocrazia era la classe dominante nel quadro di un'economia basata sulla schiavitù, quanto nelle società interessate dalla seconda rivoluzione industriale, caratterizzate da un'economia di tipo capitalistico. Contesti, questi ultimi, le cui dinamiche trovano una notevole sintesi nell'arte, nella letteratura e nel cinema a partire dalla seconda metà del XIX secolo.
Pur richiamandosi nella teoria all'imprenditorialità, alla libera iniziativa, all'individualismo e alla competizione per il successo personale, nella pratica, il capitalismo subordina qualsiasi istanza a quella della produttività e della concorrenza nella produzione e nel commercio di beni e servizi. In una parola, al mercato. In tale prospettiva, la libera iniziativa per avere successo deve iscriversi nei meccanismi del mercato, che oggi è un mercato globale. In caso contrario, causa all'individuo che la esercita esclusione ed emarginazione sociali, potenti deterrenti in grado di indurre le masse (nella concorrenza l'ordine quantitativo prevale quasi sempre su quello qualitativo) a prendere liberamente iniziativa solo nella direzione più funzionale al mercato, non considerandone il carattere disfunzionale rispetto allo sviluppo dell'individuo e della sua personalità. Le stesse nozioni di progresso e sviluppo sono elaborate e definite in relazione al successo economico e materiale, senza alcun riguardo, se non qualche cenno di compassione formale, per ciò che favorisce la crescita e il rafforzamento dell'individuo nella sua autentica dimensione esistenziale. Inoltre, per far fronte agli effetti disastrosi delle dinamiche innescate da un simile approccio, non si fa che mettere in piedi palliativi inefficaci a lungo termine (nella migliore delle ipotesi), fino ad arrivare a strategie repressive più o meno sofisticate e più o meno in linea con le leggi positive e morali. Infatti, per ridurre al minimo il disagio psichico individuale di massa, l'unica soluzione sarebbe andare alla radice, ossia all'ossessione della competitività, che induce la percezione dell'altro come nemico/rivale, dissestando il tessuto sociale. Al contrario, nelle società attuali si tende a identificare capri espiatori che non sono necessariamente incarnati in un tipo o categoria sociale: i migranti, i devianti, generiche allusioni a squilibri psichici o al disagio sociale, una scuola non abbastanza inclusiva (anche se le società neo-liberali attuali sono profondamente esclusive) o la mancanza di sovranità nazionale. Persino la lotta alla corruzione finisce sempre per rientrare in questo quadro.
Lo stesso discorso vale per la sensibilità ecologica o per le innovazioni nel campo delle nuove tecnologie, come l'intelligenza artificiale. Potenzialmente, si tratta di istanze positive per un autentico sviluppo sociale, ma che finiscono per essere inquadrate nei circuiti dell'economia di mercato. Così, per combattere il riscaldamento climatico e i disastri ambientali, si aumenta progressivamente il carico di responsabilità che gravano sugli individui, evitando di chiamare in causa l'inquinamento prodotto dalle grandi multinazionali e da altri organismi potenti e competitivi sul mercato, ivi inclusi i produttori di armi. In altri termini, invece di impegnare le grandi industrie a non produrre rifiuti e agenti inquinanti, finora si è rivelato più semplice appellarsi alla sensibilità dei singoli. Nondimeno, un sistema economico che trae la sua linfa vitale dalla crescita e dall'espansione continue e in(de)finite, su un pianeta con spazi e risorse limitati, ostacola la soluzione dei problemi ambientali molto più di piccoli gesti quotidiani, che pur avendo una loro importanza non sono determinanti. Nel caso delle nuove tecnologie e dell'intelligenza artificiale, un settore dominato dagli interessi privati delle grandi multinazionali di Internet, il rischio è che il potenziamento e l'oltrepassamento dell'umano teorizzato dai transumanisti si riduca in realtà a un ulteriore spostamento delle diseguaglianze sociali sul piano delle capacità individuali. Dunque, come è avvenuto nel caso del culto dell'uomo borghese vincente e di successo del secolo scorso, chi potrà sborsare ingenti somme di denaro per migliorare le proprie facoltà lo farà in uno spirito di competizione e concorrenza funzionale agli ingranaggi del mercato. Quindi otterrà maggiori opportunità di successo, a scapito delle classi sociali già svantaggiate dai meccanismi dell'accumulo di capitale. Anche in rapporto all'intelligenza naturale dell'uomo, il concetto di quoziente intellettivo già nel secolo scorso aveva ridotto l'intelligenza a fattori misurabili e quantificabili, difficilmente adatti a un'entità così complessa e indeterminata. In un certo senso, l'intelligenza dell'individuo nato e cresciuto in una società caratterizzata dall'economia di mercato è già tendenzialmente artificiale, in quanto è progressivamente irregimentata nei meccanismi del mercato.
Per riprendere Platone, le innovazioni tecnologiche permetteranno verosimilmente a ciascuno di acquistare capacità il cui significato, rispetto alla personalità, non appare sempre evidente.
Così Andrea Sartori, Presidente del Consorzio Tutela vini Valpolicella: “Archiviamo un’edizione che ha sancito, tra le altre cose, il successo di vendite dello scorso anno sia all’estero che in Italia. Guardiamo al 2020 consapevoli di poter contare su un’eccellente nuova annata, ma anche preoccupati per il moltiplicarsi di incognite sulle principali piazze internazionali. Servirà per questo intensificare gli sforzi e le professionalità con l’obiettivo di monitorare e ascoltare sempre di più i mercati e le tendenze dei consumi globali”.
Semplificando, visto “il moltiplicare delle incognite” (dazi e quant’altro), è la comunicazione l’arma del successo. E la buona comunicazione riesce anche a contribuire alle inutili e pericolose derive divisorie in atto. Le Famiglie Storiche da una parte e il Consorzio dall’altra, negli stessi giorni, non sono un’immagine comunicativa che “arriva” là dove dovrebbe arrivare e non fa certamente chiarezza. I panni sporchi si lavano sempre in famiglia. Francesi docet.
Torniamo all’Anteprima. Sorrisi, tanti sorrisi sulle bocche dei produttori: “siamo a presentare una vendemmia (2016) eccellente, che ci ripaga dell’anno orribile 2014”.
E questo l’abbiamo subito capito al primo assaggio. Il 2016 ha mostrato al primo sorso una tessitura setosa e flessibile con un frutto godibile rilasciando slancio alla beva.
Al di là dei numeri il mercato dell’Amarone è in crescita sia su quello interno che estero. Forse questa “rinascita” è dovuta al cambio generazionale all’interno delle “famiglie” dove si cura maggiormente sia la produzione che la commercializzazione.
Accelerano i vigneti sostenibili, oggi a ¼ del totale. “Una tendenza bio – ha detto il direttore del Consorzio tutela vini Valpolicella, Olga Bussinello - cominciata forse un po’ tardi ma che ora non accenna a rallentare, se si considera che anche gli ettari in conversione sono cresciuti nell’ultimo anno del 10,5%”.
Ma a trainare i vigneti green in Valpolicella è soprattutto il progetto RRR (Riduci, Risparmia, Rispetta), la certificazione voluta per le aziende dal Consorzio a tutela dell’ambiente, che prevede l’adozione di tecniche innovative in vigneto ma anche la sostenibilità sociale e la tutela del paesaggio.
“Nei 19 comuni della Doc Valpolicella si fa sempre più largo il verde, quello della sostenibilità”.
2.273 produttori di uve, 272 aziende imbottigliatrici con 373 fruttai destinati all’appassimento. Circa 15 milioni le nuove bottiglie di Amarone che entreranno in commercio quest’anno. Numeri rappresentativi usciti dagli incontri programmati nella due giorni veronese.
Ma sono stati, ancora una volta, i calici ad esprimere i vari micro-terroir e consegnare la verità sulla vendemmia 2016. Est, Ovest, Nord, Sud. Pianura anziché collina alle diverse altitudini. Assaggi mirati provenienti da tutte queste realtà della Valpolicella. Il risultato? Grandi Amaroni che apparteranno ad una vendemmia a “sette stelle”. Ne parlerò nei dettagli, nei giorni a seguire, con i dovuti riferimenti alle relative aziende.
Unico rammarico aver constato il calo delle presenze delle cantine. Solo 53 contro le 63 dell’anno scorso e le quasi 100 di alcuni anni fa. La mancata partecipazione delle Famiglie Storiche si è fatta sentire nei numeri ma non ha inciso sulle diversità territoriali presenti ben rappresentate.
“Le accoglieremo a braccia aperte qualora decidessero di rientrare nel Consorzio Valpolicella”. E l’Amarone ringrazierebbe.
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La partecipazione dei cittadini alle decisioni dello Stato sulla salute pubblica, è un esempio di emancipazione civica del nostro Paese
Si è svolta a Roma nella settimana scorsa nella Sala Stampa dei Deputati, una conferenza sul costo-beneficio sociale dell’obbligatorietà sanitaria di vaccinazione. In considerazione dell’importanza anche internazionale dell’argomento trattato, presiedeva la conferenza di Dott. Virgilio Violo, giornalista e Presidente della Free Lance International Press. Alle relazioni di conferenza hanno partecipato il Dott. Fabio Franchi, medico infettivologo e il Prof. Livio Giuliani, matematico e biofisico.
La trattazione è iniziata con un rendiconto statistico molto circostanziato sulle varie sfaccettature di prevenzione tra le più importanti patologie a cui è possibile opporsi attraverso la vaccinazione.
La statistica delle vaccinazioni
Il Dott. Franchi ha illustrato su basi statistiche le conseguenze della dibattuta questione sull’opportunità o meno della vaccinazione collettiva dei soggetti a cui questa è destinata. Si tratta perlopiù di bambini nell’età evolutiva, che talvolta non reagiscono secondo le attese di protezione degli stessi vaccini generando dubbi e contestazioni sulla reale efficacia della profilassi.
Il Dott. Franchi continua la sua relazione mettendo in evidenza attraverso dati della statistica ufficiale la seria possibilità di incorrere con la vaccinazione in reazioni patologiche indotte nella popolazione. Questa situazione avrebbe innescato nel tempo l’ attuale e non indifferente allarme sociale da parte di coloro che si oppongono all’obbligatorietà dei vaccini. Ciò in quanto a loro avviso, il rimedio si rivelerebbe, statisticamente parlando, peggiore del pericolo a cui il vaccino fa fronte, ossia, peggiore di quanto ciascuno sarebbe capace di fronteggiare gli eventuali agenti patogeni esterni con le proprie difese immunitarie naturali.
Ma anche le più accurate precisazioni statistiche si prestano a contestazioni di coloro che sono favorevoli o contrari alla vaccinazione di massa. Ad avviso del Dott. Franchi pertanto, una larga parte dei dati ufficialmente divulgati non corrisponderebbero alla realtà dei fatti. La qualcosa però, lascerebbe intendere per effetto di questa difficoltà di chiarezza che la verità sugli esiti statistici delle vaccinazioni non può dare alcun contributo a chi vorrebbe avere la consapevolezza dei pro e dei contro per por fine a seri dubbi insorti sulla pericolosità delle vaccinazioni praticate obbligatoriamente, soprattutto ai bambini in età prescolare. Questo perché a fronte dei risultati ottenuti dalle varie vaccinazioni, obbligatorie o facoltative, ognuno continua a seguire i propri ostinati convincimenti supportati dai dati statistici ai quali presta più fede.
Gli equivoci della statistica
Va però considerato che la statistica è una scienza molto efficace ma si presta ad essere interpretata in modo distorto. Ciò avviene di continuo da parte di coloro che si avvalgono dei valori rilevati per evidenziare i risultati matematici che convalidano i loro iniziali convincimenti. L’aspetto controverso dell’ interpretazione si fa interessante e meriterebbe un approfondimento. Un esempio potrebbe dare maggiore rappresentazione di immagine sull’equivoco a cui si va incontro quando pur dicendo il vero, si distorce la verità. Ne sono a riprova i risultati elettorali secondo cui i partiti hanno vinto o migliorato la propria posizione. Esemplificando ulteriormente il concetto, si consideri un prodotto che costa 50 e il giorno dopo il prezzo sale a 100. È corretto dire che in un sol giorno il prezzo è aumentato del 100%. Ma è altrettanto corretto dire che rispetto al prezzo odierno, ieri quello stesso prodotto costava il 50% in meno. Ecco che come si diceva, i dati forniti dalle statistiche sono esatti, vanno però valutati, così come le statistiche della ultime elezioni. Ritornando al tema trattato e al contenuto delle normative vigenti, talvolta contraddittorie, il Dott. Giuliani spiega con dovizia di particolari, la qualità e la quantità dei vaccini che vengono destinati periodicamente alla popolazione. Si tratta di disposizioni perlopiù ministeriali, che riguardano l’obbligatorietà dei vaccini da destinare ai bambini nell’età evolutiva e gli atri tipi di vaccino soprattutto influenzale, da somministrare in particolare agli anziani e alla popolazione più sensibile. Nel concreto dei risultati attesi dalla popolazione va precisato che questi vaccini spesso non sembrano strettamente aderenti alle necessità biologiche a cui periodicamente sono destinati.
Un caso poco responsabile
E’ stato interessante, comprendere, da quanto riferito dal Dott. Giuliani, anche un ulteriore motivo per cui talvolta una vaccinazione distribuita in massa per necessità influenzali, non reagisce nel modo compatibile all’impegno sanitario e finanziario sopportato dallo Stato. Questo si è verificato e molto probabilmente continuerà a verificarsi per ragioni di convenienza di investimento delle industrie farmaceutiche; investimento finanziario e tecnologico assunto per la realizzazione del prodotto, allorquando si è preferito, prima porre fine alle scorte di un vaccino antinfluenzale precedente ma che si è rivelato, come c’era da immaginarsi, inadeguato alle necessità del momento. Ciò è avvenuto , come si trattasse di qualcuno che per rimediare a previsioni sbagliate sull’approvvigionamento precedente, o sulla composizione del vaccino, avesse voluto giustificare la ingente e inutile spesa sostenuta, distribuendo un vaccino antinfluenzale non adeguato. In altri termini è stato “ignorato” che il vaccino influenzale può essere un antidoto efficace solo nei confronti del ceppo virale del momento e non di quello del virus dell’ondata precedente.
La somministrazione di vaccini di questo genere nell’intento di arginare la diffusione di temute patologie di massa, secondo i relatori ha avuto risultati molto deludenti se non peggiori di quelli ottenuti dalla gente che non si è vaccinata.
Un risultato di questo genere non può dare la necessaria consapevolezza ai cittadini della convenienza del costo-beneficio che la vaccinazione obbligatoria contiene nell’interesse collettivo, quando quello relativo alla propria famiglia rischia di naufragare in nome della legge.
Allo stato attuale delle cose è auspicabile un ulteriore approfondimento sulle ragioni individuali di reazioni patologiche ai vaccini somministrati, a cui finora non sembra sia stata data una esauriente risposta.
Dopo essere stato presentato al Torino Film Festival, uscirà nelle sale il 20 febbraio 2020
“Per cambiare vita non si è mai troppo vecchi” è il leitmotiv del nuovo film di Gianni Di Gregorio (Pranzo di Ferragosto): Lontano Lontano, presentato in prima mondiale nell’ambito della 37° edizione del Torino Film Festival, nella sezione Festa Mobile, uscirà nelle sale il 20 febbraio, distribuito da Parthénos.
Attilio, Giorgetto e il Professore, tre romani sulla settantina, variamente disastrati, un giorno decidono di mollare la vecchia vita di quartiere e andare a vivere all’estero. Ma il quesito è: all’estero dove?
E questa è solo la prima di una lunga serie di questioni da risolvere. Ma i tre non demordono, perché il Professore, in pensione, dopo una vita a insegnare il latino, si annoia moltissimo; Giorgetto, ultima scheggia del popolo di Roma, non riesce ad arrivare a fine mese; e Attilio, robivecchi e fricchettone, vorrebbe rivivere le emozioni dei tanti viaggi fatti in gioventù. Sono tutti decisi a dare una svolta alle loro vite e le buona notizia è che ci riusciranno, anche se forse non nel modo che si aspettavano.
“L'idea di questo film nasce da una conversazione con Matteo Garrone – dichiara Gianni Di Gregorio – che conoscendomi profondamente mi stimolò a scrivere di un pensionato povero che è costretto ad andare all'estero per migliorare le sue condizioni di vita. L'idea mi folgorò e dopo tre anni di lavoro sono arrivato a scrivere prima un racconto, pubblicato da Sellerio e poi la sceneggiatura del film. Da questo spunto sono arrivato a parlare di un tema che mi sta molto a cuore: l’istinto buono, quello che abbiamo tutti, certo chi più e chi meno, ma tutti, io credo. Mentre scrivevo queste storie individuali, la realtà delle cose e in questo caso specifico le tragedie in mare legate all'immigrazione, sono entrate prepotentemente nella storia. Ed è nato un nuovo personaggio, il vero viaggiatore dei nostri tempi, incarnato nel nostro film da Abu, un giovane africano arrivato in Italia con un gommone. Ho avuto la fortuna – continua il regista – di avere due grandi attori al mio fianco: Giorgio Colangeli ed Ennio Fantastichini. Ennio è stato un uomo e un attore straordinario, che nascondeva dietro la sua spumeggiante leggerezza una grande tensione artistica e morale e ha trasformato il suo personaggio in un archetipo. Per tutti noi che abbiamo fatto questo film è un'enorme assenza”.
Lontano Lontano, interpretato dall’indimenticabile Ennio Fantastichini, insieme a Giorgio Colangeli e Gianni Di Gregorio, con la partecipazione di Galatea Ranzi e Roberto Herlitzka, da una sceneggiatura di Marco Pettenello e Gianni Di Gregorio, è una coproduzione Italo - Francese BIBI FILM - LE PACTE con RAI CINEMA, prodotto da Angelo Barbagallo.
Nei giorni scorsi, il Pentagono ha espresso preoccupazioni riguardo la posizione assunta dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan nel conflitto libico: rischio di un aumento della tensione, possibilità per la Russia di espandere la sua area di influenza; l'espansione della NATO nei Balcani potrebbe non essere sufficiente a preservare il ruolo di superpotenza di Washington.
Nei giorni scorsi, il generale Stephen Townsend, comandante dell'AFRICOM, il comando delle truppe statunitensi in Africa, ha espresso preoccupazioni sul conflitto in corso in Libia, che ha paralizzato la comunità internazionale, impedendo qualsiasi progresso verso una soluzione politica. Una situazione aggravata dall'intervento della Turchia, il cui parlamento, lo scorso 2 gennaio, ha autorizzato l'invio di soldati a sostegno di Fayez al-Sarraj, presidente del Governo di accordo nazionale (GNA), che nel novembre 2019 aveva firmato con Ankara due accordi di cooperazione militare e uno sui confini marittimi nel Mediterraneo orientale: chiari indizi della politica espansionistica turca, che desta preoccupazione in diversi Stati della regione, come Grecia, Cipro, Egitto e Israele. Alla Turchia, quindi, al-Sarraj, ha chiesto aiuto contro l'offensiva del generale libico Khalifa Haftar, a sua volta sostenuto da Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti (EAU). Ancora una volta, quindi, Ankara e Mosca si trovano a convergere sulla volontà di limitare la sfera di influenza degli Stati Uniti (USA) e dell'Alleanza atlantica (NATO), ma a divergere in quanto si contendono il predominio nelle stesse regioni: Caucaso, Asia Centrale (dove i turkmeni producono terreno fertile per la longa manus turca), Balcani, Mediterraneo orientale (in particolare in Siria) e Maghreb. La Russia, che sostiene Haftar attraverso compagnie militari private (PMC) come il gruppo Wagner, utilizza lo stesso stratagemma in Africa centrale e subsahariana, dove diversi paesi ospitano questi soldati professionisti (Repubblica Centroafricana, Madagascar, Sudan, Zimbabwe, Mozambico e Sudafrica). Inoltre, secondo Townsend, Mosca ha firmato accordi sulla vendita di tecnologia militare con 36 paesi africani. L'obiettivo principale è l'accesso alle risorse, energetiche e più in generale del sottosuolo, soprattutto nichel, cobalto, uranio, oro e diamanti.
Il continente africano, dunque, come durante l'epoca degli imperialismi di fine XIX secolo, è terreno dello scontro fra le tre maggiori potenze mondiali, Stati Uniti, Russia e Cina, che rivaleggiano apertamente sul piano economico, ma compiono, intanto, mosse dai risvolti geopolitici significativi. La Cina, dal canto suo, non ha una presenza militare in Africa, a parte la base in Gibuti, ma estende il suo campo d'azione a colpi di investimenti e partenariati economici bilaterali, che includono la costruzione di infrastrutture e metropoli industriali. In tal modo, Pechino ha progressivamente esteso la sua rete, fondamentale per la realizzazione delle nuove vie della seta (BRI), progetto di controllo delle rotte del commercio e, di conseguenza, sui punti strategici dei diversi scacchieri regionali. Gli USA, al contrario, contano su una significativa presenza militare non solo nel continente africano, ma anche nel resto del mondo, portando avanti, come la Russia, la strategia del secolo scorso, elaborata dopo il secondo conflitto mondiale. A differenza di Mosca, tuttavia, Washington, parallelamente, investe risorse e impegno significativi nella corsa alla conquista del cyberspazio, un dominio nel quale rivaleggia con Pechino. Infatti la cosiddetta guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, altro non è che il risvolto economico della corsa al controllo della rete Internet globale, il cui primato è ancora in mani statunitensi. Nondimeno, Townsend ha lamentato una riduzione da parte del Pentagono delle risorse e delle truppe da destinare alla AFRICOM, una scelta che spiana la via a uno scenario simile a quello delineatosi in Siria: Russia e Turchia si spartiscono le aree di competenza in un apparente clima di dialogo e di accordo, ma perseguono ciascuna i propri obiettivi strategici. Come in Siria, anche in Libia sta emergendo una rivalità russo-turca, che rivela le mire espansionistiche della Turchia di Erdoğan.
Il presidente turco, attraverso una diplomazia efficace e multidimensionale, ha reso la Turchia uno degli attori protagonisti in Libia, secondo le parole del suo stesso portavoce e consigliere alla politica internazionale, Ibrahim Kalın. A differenza dei governi europei, ma anche di Russia e Stati Uniti, Ankara ha, infatti, abbandonato la neutralità in Libia, scendendo apertamente in campo per una delle parti in causa. Una scelta difficile da sostenere per le democrazie neoliberali, poiché implica una presa di posizione contraria alla comunità internazionale, dato il riconoscimento del GNA (Il governo di accordo nazionale per la Libia), da parte dell'Organizzazione delle Nazioni unite (ONU). Né il timido tentativo dell'Europa alla conferenza di Berlino, sembra poter arrestare il conflitto armato, non solo perché non comporta l'impegno nel disarmo delle milizie, ma anche, e soprattutto, perché ha lasciato emergere le divisioni e le rivalità internazionali di cui la guerra libica è conseguenza e manifestazione. Contestualmente, la Turchia dagli anni '90 riprende ostentatamente il tradizionale principio della religione come instrumentum regni, che l'Impero ottomano ereditò dai Bizantini, i quali, a loro volta, lo avevano ripreso dai Romani, secondo quanto lo storico greco Polibio scriveva in Storie, VI, 56. La scorsa settimana, Erdoğan aveva definito assolutamente inaccettabile il piano per il Medio Oriente del presidente USA Donald Trump, in quanto ignora i diritti dei palestinesi e legittima l'occupazione di Israele. Il presidente turco aveva sottolineato, in particolare, che Gerusalemme è sacra per i musulmani, una frase più volte ripetuta da quando, dopo il fallito colpo di stato del luglio 2016, aveva guidato il suo paese verso il presidenzialismo. Il vessillo della causa palestinese, unito a quello del carattere sacro di Gerusalemme, è stato sbandierato a più riprese nei suoi discorsi. Come, del resto, il vessillo della condanna degli Stati arabi, Arabia Saudita in primis, per la loro mancata presa di posizione in favore dei fratelli palestinesi.
Nello stesso tempo, nel quadro del conflitto siriano, dopo il successo delle trattative diplomatiche con Russia e Iran (il cosiddetto processo di Astana), nei giorni scorsi Erdoğan ha accusato Mosca di non rispettare gli accordi per fermare gli scontri a Idlib, minacciando un intervento militare contro le truppe di Damasco. Dichiarazioni che hanno contribuito ad aumentare le tensioni tra Turchia e Russia, già salite a seguito dell'ultima operazione militare turca in Siria. Peraltro, Ankara ha dimostrato di sapere e volere fare sul serio nella notte tra il 2 e il 3 febbraio, con la risposta al fuoco dell'artiglieria siriana che aveva colpito una colonna di soldati turchi nella provincia di Idlib. Agli scontri, in cui sono morti almeno 4 soldati turchi e ne sono stati feriti altri 9, sono seguite le dichiarazioni infuocate di Erdoğan, che manifestando la sua intenzione di schierarsi al fianco dei fratelli siriani (in altri termini, i ribelli sunniti), ha intimato alla Russia di non mettersi in mezzo. Siria e Libia, d'altronde, oltre ad essere due regioni un tempo appartenute all'Impero ottomano (la prima dal XVI secolo, la seconda dal XVIII), sono due punti strategici nel Mediterraneo orientale e centrale. La stessa importanza rivestita in area eurasiatica dai Balcani e dal Caucaso, dove la Turchia ha imposto il suo soft power dagli anni '90, con il beneplacito (quando non il sostegno) della NATO e degli USA. Così, oggi, si muove sul filo dello scontro diplomatico con Washington, senza tuttavia cercare altri protettori, ma trovando nella sua posizione strategica il suo massimo punto di forza. Al tempo dei conflitti nella ex-Jugoslavia, l'Europa, o meglio le potenze europee persero l'occasione di dimostrarsi in grado di elaborare e di proporre un assetto geopolitico alternativo a quello della supremazia mondiale statunitense. Da allora, nessun (nuovo) segnale.
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Natasha Pavluchenko |
Alta Roma ed Alta Moda:un binomio indissolubile che in queste giornate invernali battezzate dal sole mediterraneo si snocciola in una citta' ancora assopita dai torpori del disgelo: e'una primavera di eventi e passerelle che raccolgono le esigenze e le innovazioni di una societa'
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Il dr. Silvio Smeraglia con Barbara Castellano e la dott.ssa Rossella Rizzi della Rosspharma |
ambientalistica in cerca del nuovo ecosostenibile desiderio di piacere e piacersi.
In una location eccezionale dove spazi multimediali ed interattivi danno adito a performance e statiche di rilevante importanza, gia' emergono nomi e brands che incuriosiscono e gettano le basi ad un proselitismo che ha reso la Moda una icona di successo e personalita'.
Grazie al coordinamento di una delle giornaliste di Moda piu rilevanti della capitale Mariella Valdiserri ed il suo Fashion Team sempre corretto ed adeguato,ho auto modo di assistere all'International Couture Fashion Show dove ho apprezzato la collezione di Natasha Pavluchenko dedicata alla Vergine di Anglona, una linea molto clericale con tagli asimmetrici e lineari su velluti,pizzi e organze che si alternano con disinvoltura su telai del nero esultando in finale alla purezza del bianco; passsando ad A'biddikkia vediamo l'influenza isolana su di una sposa che fra scollature generose fluttua al vento su di un mare di spiaggie madreperlate,particolari i tagli a raggiera dei gowns rigogliosi e rigorosi,arricchiti da ricami e pietre preziose;quindi dall'Armenia ma naturalizzato libanese, Missaki Couture esplode in una crema di luci e domina con colori tenacemente delicati una passerella fatta di regole e semplicita' ma impreziosita da cascate di
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Nino Lettieri |
Svarowsky che la incoronano: tutto regolarmente fatto a mano,body shaped,' mette in evidenza il seno, il fondo spalla ed il giro vita tanto accentuato in un corpo acerbo da odalisca aleatoria coperta di soli petali che si dimena tra nuvole di cipria e di mistero. In Baroqco che presenta " Stairways to Heaven", il gioiello e' il punto focale, esso
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Giada Curti performance al St. Regis |
riveste il collo, come un abito aderente e luminescente, incorona la testa con regalita' ed avvolgente si distribuisce un po dovunque a tela di ragno donando fluorescenze multicolori. Tra le molte accademie di moda che aderiscono a questa iniziativa e' emersa l'Accademia Internazionale di Alta Moda e d'Arte del Costume Koefia che ha esordito insieme al corso di Laurea in Scienze della Moda e del Costume all' Università della Sapienza,qui esordisce "La petite robe Blanche",un sogno di bianco tra calchi di gesso ed opere raffiguranti le molte statue classiche presenti nella Gipsoteca dell'Universita';una raccolta di 40 tubini bianchi che narra una evoluzione tessile intorno a questa semplice forma, il
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Stefania Orlando con Pinda e team |
tubino, immortalato per la prima volta da Coco Chanel nel 1926 sulla Copertina di Vogue "Petite robe noir"e, per seguire,quello ideato da Givenchy ed indossato da Haudrey in "Colazione da Tiffany".
Mentre imperversavano nella citta' mostre semivirtuali e surrealiste nel contesto di questo ingranaggio con la moda,interessante e' stata quella promossa dal Polo Museale del Lazio e da Alta Roma presieduta da Silvia Venturini Fendi, di Ginevra Odescalchi/Hendrik Christian Andersen al Museo Andersen dove Ginevra ci presenta sei abiti a struttura architettonica e monocromatici nelle tonalita' del nero e del bianco che danzano tra i capolavori e nell'ambito della Casa del grande Andersen; i gioielli indossati e tanto ammirati sono di Bulgari.
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Missaki Couture |
In un atmosfera da sogno ha sfilato al Saint Regis Giada Curti, attirando un vasto pubblico blasonato tra cui i VIPs ne facevano schiera.
Con molto interesse mi sono affacciata al progetto Green di Marina Valli e della sua Associazione Officine Talenti Preziosi(OTP) con designs di gioielli ecosostenibili, materiali organici, argento e bronzo e in parte bagnati in oro, dove la tracciabilita' ed a volte il riuso sono un must; con Marina si apre una collaborazione con i designers professinisti del settore ma in questa occasione anche con giovani imprenditori disabili, da sindrome Down, che presentano le loro creazioni insieme alla
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Isabella Caposano |
presentazione dei nuovi modelli del Green Bijou. Nella sfilata di Sabrina Persechino l'architetto della Moda si nota una costruzione accurata redatta da un insolita geometria di vuoti e di spazi squadrati a guisa di un ipotetica citta' dell'antico impero Romano,Tellenae,ricca di incroci e grafiche incise con laser a mo di trine originali aldifuori della creazione virtuale.Sabato ha regnato indisturbata la collezione di Sylvio Giardina quale vero appuntamento di rilievo per tutti coloro che aspirano ad un total Jumping flash back, sempre inverosimili ed attuali questi capi ingegnosi che danno spazio a multiplici fantasie da quelle erotiche alle spirituali e dalle platoniche alle metafisiche virtu' della donna.
Entrando nel vero clou dell' Haute Couture Nino Lettieri ha presentato la sua Capsule Collection di dieci abiti per l'anniversario decennale di Alta Roma dove i gioielli De Parme Design disegnati dalla Principessa D'Olanda S.A.R. Margherita di Borbone Parma ricca di rubini,Smeraldi e zaffiri,corredavano questi ampollosi abiti da gran soirée sempre piu' lavorati e sofisticati; Lettieri e' stato poi insignito del world Fashion Award in serata al Palazzo Brancaccio.
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Nino Lettieri |
Molto applaudito e' stato il defile di Gian Paolo Zuccariello, che con maestria e designs a colpi di pennello interseca i tessuti in un puzzle caledoiscopico;dopodiche' mi recavo nell'indiscutibile bellezza del Palazzo Brancaccio dove sempre grazie all'invito di Mariella Valdiserri che aveva in gestione anche questo evento fuori calendario, il World Fashion Award, hanno sfilato stilisti italiani e stranieri in nome dell'eleganza e del Bon Ton, un artista molto apprezzato e' stato l'Olandese Addy Van Den
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Gian Paolo Zuccarello |
Krommenacker,premiato piu'volte,ed anche quest' oggi e' stato sbalorditivo e regale,esibendo tinteggiature pastello illuminate da sfere di cristalli su tessuti superleggeri e semitransparenti. Un Azzurra di Lorenzo ci presenta invece una Sposa odierna pratica nella sua modernita ' dove il corto della Hepburn prevale sul lungo e dove innumerevoli cocktail dress in tema le fanno da seguito. Premiata anche Pinda4Grot,un trend giovane in versione giocosa e clownesca, come quelle donne che sfilano in parate con in volto il trucco da clown per difendere i propri diritti e le proprie liberta'.Tres chic anche la sfilata della Cerrone basata su capi intriganti coinvolti in un fashion system che evidenzia tutte le sinuosita' del corpo, non poco provocatori alcuni e piu romantici altri, permeati di fascino ed originalita''.
Termino con questa rassegna di Moda all'ex Caserma Guido Reni, con l'ultima sfilata sul "The look of the year", il trionfo di tendenze a camouflage con pantomime come negli abiti di Giovanna Campisi e cigni e leonesse nella Sposa di Isabella Caposano. Ma mentre mi accingo a lasciare alle spalle questa Rome Fashion Week, un incontro casuale con la giornalista Barbara Castellani mi proietta in un ultimo evento relativo alla bellezza sia dell'uomo che della donna, una
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Azzurra Di Lorenzo |
conferenza presentata dalla stessa Barbara dove uno dei piu' quotati maghi della chirurgia estetica presentava un suo ultimo libro " Il bisturi della felicita", il prof. Silvio Smeraglia accompagnato dal suo inseparable Collaboratore nonche'
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Cerrone |
fratello, Davide. Nella sala riunione della Mediolanum che si presta spesso per convegni del genere, Silvio Smeraglia ci ha erudito da capo a piedi su tutti i metodi,sistemi e segreti della chirurgia estetica, spiegandoci tutti i miglioramenti che essa puo' apportare, con un minimo rischio e senza dolore, infatti nel suo trattato spiega tutte le tecniche degli interventi che avvengono senza espletare sintomi di dolore usando un macchinario da lui brevettato che ci consente ora di affrontare queste operazioni chirurgiche senza paure. Il libro ci da una conoscenza a 360 gradi su questo campo molto richiesto ma che ancora incute timori, vi consiglio di leggerlo. In concomitanza e' stato inoltre presentato dalla Rosspharma un siero antieta' completamente organico il cui principio attivo si ricava infatti da un alga dell'Atlantico,dal forte effetto lifting risolve tutti gli inestetismi dovuti all'invecchiamento del collo e del volto, ridonando freschezza e sicurezza.
Potremmo definire l'uomo come una forza vitale che va evolvendo da milioni di anni conservando la propria identità di specie (a 1 milione e 800 mila anni fa risale il primo ritrovamento in Tanzania dell' Homo Habilis , in grado di costruirsi degli strumenti con la pietra).
Il nostro corpo è costituito da di cellule di qualsiasi tipo, diverso, ma tutte coese a tutt'oggi funzionare quel capolavoro d'ingegneria che è il nostro corpo e preservarne l'equilibrio biologico. Così pure lo stesso ragionamento vale per tutte le creature che ci circondano. Il nostro equilibrio interiore rispecchia esattamente l'del nostro Universo esterio, dove tutto è vita è armonia, tutto è tutto equilibrio dove tutto è “Amor che il Sole move e le Stelle” come direbbe il nostro Dante. Capolavoro di ingegneria .... finché quell'equilibrio non viene alterato. Prima di alterarlo artificialmente nei sani bisogna pensarci assai bene.
In questo ultimo scorcio di secoli l'uomo ha imparato a fondere i minerali, creare nuove specie di piante tramite l'innesto, nuove specie animali ed è arrivato alla clonazione genetica, argomento estremamente delicato. In nome della ricerca si sperimenta su cavie animali e molti farmaci sono sperimentati sull'uomo stesso. Ciò può accadere a patto che questa sia fatta nel rispetto della carta universale dei diritti umani, di cui il nostro paese è stato firmatorio presso le Nazioni Unite nel 1948: articolo 1 " Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti" e questi diritti vanno rispettati. Se non lo
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sarebbero crimini contro l'umanità, peggiori delle guerre. Nel nostro modello di società, dove sembra regnare sovrana la logica del profitto purtroppo anche i media dell'informazione sembrano uniformarsi al medesimo standard. Il nostro paese come libertà di stampa, secondo il rapporto di Reporters sans frontiere, è al 52° posto nel mondo nel 2019. Connivenze di tutti i tipi in nome del dio danaro impestano tutti i risultati, quasi impossibile ai cittadini sapere da che parte stia la verità, ma qui è in gioco la nostra stessa sopravvivenza.
Il diritto fondamentale all'autodeterminazione, acquisito nel secondo dopoguerra dai sistemi giuridici nazionali e internazionali, indica chiaramente che deve prevalere il potere della persona sul potere politico e su quello medico.
Oggi questo principio viene messo in discussione da una martellante e aggressiva campagna politico / mediatica che sempre più apertamente ha favorito il sacrificio dei diritti costituzionali, come il diritto alla inclusione scolastica presso la scuola dell'infanzia. 34 della Costituzione della Repubblica italiana), e il diritto alla cura presso gli asili nido (subordinati ora nella loro fruizione all'espletamento di un trattamento sanitario) a favore di un'infondata vaccinazione di massa, supportata da notizie drogate, false, propagate con il solo scopo di promuovere un allarme sociale funzionale allo scopo. Un esempio eclatante e paradigmatico sono state le affermazioni pubbliche dell'allora Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin,che dagli schermi di una tv nazionale ha parlato di oltre 200 bambini morti per morbillo a Londra. Si è riferita agli anni 2013 e 2014, quando in realtà i bimbi morti per morbillo furono zero. Non vi fu alcuna replica né smentita, tantomeno delle Istituzioni. I vaccini hanno effetti avversi e considerarli rari non corrisponde ai dati dello stesso Ministero. Al contrario, come attestano gli stessi documenti AIFA, le reazioni gravi sono comuni. Malgrado ciò le istituzioni sanitarie hanno negato qualsiasi possibilità di critica, minando così alle fondamenta il valore del consenso e, a maggior ragione, del consenso libero ed informato.Dopo l'entrata in vigore della Legge 119/2017 che ha introdotto di fatto un obbligo collettivo e la coercizione indiretta alle famiglie che obiettano, è doveroso fare un bilancio non solo dell'ineludibile realtà delle reazioni avverse in un contesto di enorme sottostima, ma anche di quale danno alla ricerca scientifica e medica il dogmatismo imperante arrechi: impedire o limitare l'indipendenza di giudizio del medico nella vaccinoprofilassi - sotto la spada di Damocle di un procedimento disciplinare per una infrazione deontologica - è antiscientifico. Significa pregiudicare il giuramento di Ippocrate: “Giuro di esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l'indipendenza della professione”.Ma non solo, la cosiddetta legge Lorenzin, ha di fatto lacerato la società civile, minacciato la serenità delle famiglie, impedito di prendere decisioni consapevoli e libere,
Il dottor Fabio Franchi , medico infettivologo specializzato in Igiene, Medicina Preventiva e malattie infettive; dal 1993 Dirigente medico, a riposo dal 2011; Sezione medico scientifica della SSPP, Presidente Comitato per il Registro Referti Anticorpali Postvaccinali ha scritto un libro a tal proposito : "Vaccinazioni di massa - successo o fallimento" ed. Youcanprint.it.
Secondo lei, dottore, c'era bisogno di rendere obbligatorie le vaccinazioni nel nostro Paese?
Assolutamente no. Nello stesso Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2012-2014 (PNPV) scrivevano: “[...] si potrà prendere in considerazione la possibilità di concertare un percorso operativo, affiancato da un iter amministrativo, che porti [...] verso il superamento dell'obbligo vaccinale ”.
Ebbene, l'anno precedente ci furono 4.671 casi di morbillo, ma nessuno si mise in allarme. Tutto cambiò dal 2014, dopo l'accettazione del ruolo conferito all'Italia dalla GHSA (Global Health Security Agenda): “Italia capofila delle politiche vaccinali mondiali”. Vi fu una spinta ad estendere le vaccinazioni obbligatorie per motivi pretestuosi ed in assenza di giustificazioni epidemiche. Il professor Michele Grandolfo, noto e rispettato epidemiologo, definisce la legge Lorenzin frutto dell'incompetenza in epidemiologia.
Ci sono nessi di causalità tra vaccinazioni e malattie insorte postvaccinazione o solamente delle casualità?
Gli eventi avversi gravi causati dai vaccini sono documentati dal Ministero della Salute, dall'ISS, dall'AIFA, e nel contempo la loro esistenza viene negata con forza dalle stesse Autorità Sanitarie. Eppure sono evenienze comuni, nel significato tecnico del termine (con frequenza superiore a 1/100 vaccinati).
L'Autorità preposta al controllo degli effetti indesiderati prodotti dai vaccini ha effettuato dei controlli ben mirati?
Il sistema di rilevamento degli eventi avversi vigenti in Italia è prevalentemente di tipo passivo. In altre parole si limita a registrare i casi segnalati, che sono solo una parte dei casi totali. Rari sono stati i progetti, limitati nel tempo e nello spazio di sistemi di sorveglianza attiva, che vengono rilevati un numero di eventi avversi più vicino alla realtà. In base al confronto tra i due tipi di rilevamento, possiamo parlare di una sottostima del numero di eventi avversi gravi dovuti alle vaccinazioni che va dalle decine alle centinaia di volte.
Gli anticorpi trasmessi dalle mamme ai neonati sono meno o più potenti dei vaccini stessi?
Questo è un problema molto grosso. Infatti gli anticorpi trasmessi dalla madre al feto e derivati da vaccinazione sono in quantità minore e meno efficaci (nei media) di quelli naturali. Questo comporta che i bimbi da madri vaccinati sono spesse volte scoperti proprio nel periodo più delicato della loro esistenza, cioè nei primi mesi. Ciò non avveniva prima delle vaccinazioni di massa.
Il morbillo e le altre patologie similari sono funzionali all'irrobustimento delle difese del corpo umano?
Si può rispondere indirettamente. Che avevano fatto e risolto, hanno riscontrato con sorpresa che la sopravvivenza a quattro anni era maggiore per quelli che lo avevano fatto e risolto. Simile riscontro si è ripetuto ed è stato confermato con altre osservazioni sul campo.
Qual è la statistica dell'OMS in merito al morbillo?
Molto interessanti le statistiche. Mostrano che il numero di casi di morbillo nel 2019 saranno probabilmente il doppio di quelli del 2018, quelli del 2018 il doppio di quelli del 2017, quelli del 2017 il doppio di quelli del 2016 ... Insomma, mentre è andata aumentando la percentuale di vaccinati nel mondo, non si è avuta l'attesa di casi di malattia, tutt'altro! Spiego le ragioni nel libro, nel dettaglio. Il morbillo doveva essere definitivamente eradicato, secondo gli esperti OMS, nel 2000, poi nel 2010, poi nel 2015 ed ora nel 2020. Come andrà a finire quest'anno? Occorre che lo dica?
Tra le eredità più attuali della fase degli imperialismi di fine XIX secolo e dell'inutile strage del primo conflitto mondiale, c'è la riflessione sui rischi che la diplomazia segreta comporta a lungo termine per la stabilità e per la pace; ora che la supremazia mondiale statunitense non è più così incrollabile come poteva sembrare alla fine della guerra fredda, emergono opposte reti di organizzazioni che si servono di slogan ideologici per imporre la propria visione dell'assetto geopolitico mondiale
Il primo dei quattordici punti del discorso pronunciato, nel gennaio 1918, dall'allora presidente statunitense Woodrow Wilson era l'abbandono della diplomazia segreta, in particolare le clausole occulte dei trattati e gli accordi stretti all'insaputa degli alleati con Stati considerati “nemici”. Un principio considerato allora inderogabile per preservare la pace, ma la guerra fredda ha preparato il terreno a dinamiche ben più intricate, dove i patti tra Stati profondi spesso andavano al di là delle amicizie sbandierate dagli Stati ufficiali. Diversi apparati di uno stesso Stato potevano quindi tessere diverse trame di alleanze e promesse più o meno mantenute di sostegno, di natura tattica o strategica. Per il primo caso, basti citare il supporto statunitense ai mojahedin contro l'Unione sovietica (URSS), mentre tra le alleanze strategiche si possono citare l'Organizzazione del trattato dell'Alleanza atlantica (NATO) e il Patto di Varsavia. L'intrecciarsi di questi due piani ha dato luogo a scandali, seguiti da crisi politiche, come nel caso dell'Affare Iran-Contra, o Irangate. Contestualmente, l'URSS ha sostenuto e protetto movimenti anticoloniali, partiti e organizzazioni comuniste e capi politici di importanza tattica come il generale iracheno Kassem. In tale contesto, l'Organizzazione delle Nazioni unite (ONU), figlia di quella Società delle nazioni voluta, ma non ratificata, da Wilson, non ha mai esercitato un ruolo autentico di arbitro internazionale e sovranazionale, che pure era stato alla base della sua creazione, dopo la Seconda guerra mondiale.
Dopo l'implosione del sistema sovietico, in un apparente brusco cambiamento di strategia, gli Stati Uniti, rimasti unica superpotenza mondiale, lanciarono una serie di campagne militari aperte ed esplicite, non sempre sotto l'egida della NATO e variamente denominate, tra ironia semantica e pragmatismo geopolitico, interventi umanitari o guerre preventive: dalla guerra del Golfo del 1991, ai conflitti balcanici, fino alle operazioni in Afghanistan e in Iraq e all'intervento militare in Libia nel 2011. Gli ultimi tre casi, peraltro, in un quadro mondiale scosso, nel 2001, dagli attentati al World Trade Center di New York e al Pentagono. Un mutamento strategico apparente, poiché quei conflitti si svolsero parallelamente al sostegno di paesi ai quali fu affidato il ruolo di gendarmi regionali, ad esempio la Turchia nei Balcani e nel Caucaso (e come guida culturale), l'Arabia Saudita nel Golfo ( come guida culturale dell'islam arabo sunnita, benché non ne rappresenti che le frange più radicali, wahhabismo e salafismo) e Israele nel Medio Oriente (come avamposto militare). Inoltre, il sostegno finanziario e talvolta dichiaratamente politico a gruppi, movimenti e organizzazioni che avrebbero dovuto diffondere il modello di democrazia neoliberale, andò avanti e si fece più capillare, soprattutto nel primo decennio degli anni 2000, spesso sotto le vesti del cosiddetto soft power. Basti considerare la storia del movimento serbo Otpor! (https://www.monde-diplomatique.fr/2019/12/OTASEVIC/61096) o dei Mojahedin del popolo iraniani.
Nell'ultimo decennio, tuttavia, altre potenze rivali hanno iniziato a insidiare la supremazia statunitense: Cina e Russia a livello mondiale, Turchia a livello regionale-confessionale-tradizionale. Se per la Russia si tratta di un ritorno in scena, sia pure sotto diverso nome, e soprattutto con una diversa visione politica e sociale, per la Cina la conquista dello status di seconda potenza mondiale nel 2010 e il conseguente aumento esponenziale di peso geopolitico sono stati il risultato di una lenta e accurata elaborazione del proprio ruolo sullo scacchiere mondiale, iniziata già durante la guerra fredda, quando Pechino affermò la propria autonomia di fronte all'URSS (un processo culminato con la crisi sino-sovietica). In altri termini, il piano geoeconomico del presidente Xi Jinping, reso noto nel 2013 come la nuova via della seta (BRI, dall'acronimo inglese Belt and Road Initiative), in continuità dinamica con la strategia della collana di perle, rappresenta oggi un'alternativa rispetto ai più “tradizionali” sistemi di alleanze di Stati Uniti e Russia, senza tuttavia superarne la struttura a livelli paralleli, espliciti e segreti. Infatti, il progetto, integrato dal piano Made in China 2025 del 2015, prevede ufficialmente accordi di partenariato e cooperazione commerciali, ma anche, e soprattutto, un controllo delle rotte marittime degno delle talassocrazie storiche.
Le altre due potenze rivali, intanto, sostengono gruppi, movimenti e forze politiche funzionali ai rispettivi piani geoeconomici e geopolitici, in uno scontro basato per ora quasi esclusivamente sul soft power, ma che, a differenza del piano di Pechino, si propone di promuovere cambiamenti politici negli stati satelliti. Per Washington si tratta di trasformazioni volte ad avviare e a potenziare l'integrazione di questi ultimi nell'impero neo-liberale. Per Mosca, invece, si tratta di affermare un nuovo ordine globale dai contorni di una santa alleanza, ispirato all'imperialismo zarista, al conservatorismo morale e alla forte compenetrazione tra religione e politica. Una rete rilevata lo scorso ottobre dalla trasmissione Rai Report, che lega partiti e movimenti della destra nazionalista (i cosiddetti sovranisti) russa, europea e statunitense. Legami che dimostrano che anche negli Stati Uniti, nel cuore della superpotenza che si pone come unico modello del cosmopolitismo e del caos-politismo neoliberali, esistono fondazioni e movimenti politici e sociali che mirano piuttosto all'instaurazione di Stati nazione dall'identità religiosa fortemente pervasiva della dimensione politica, uniti dal comune obiettivo di combattere il disordine morale (sic!), la dissoluzione della famiglia e una presunta minaccia islamica. Tra i nomi citati da Report, ci sono quelli del filantropo (oligarca) Konstantin Malofeev e del filosofo ultra-nazionalista Alexandar Dughin, soprannominato il Rasputin di Putin, malgrado il grottesco bisticcio linguistico. Il nome di Dughin figura tra gli ideatori dell'alleanza tattica tra la Russia di Vladimir Putin e la Turchia di Recep Tayyip Erdoğan, che si è tradotta nell'accordo per l'acquisto, da parte di quest'ultima, del sistema di difesa russo S-400 (giugno 2018) e nella cooperazione tra i due paesi nei conflitti siriano e libico. Inoltre, secondo Doğu Perinçek, capo del Partito della patria, Dughin avrebbe avvertito consiglieri in stretto contatto con Erdoğan di un'attività insolita dell'esercito turco, il 14 luglio 2016, un giorno prima del “fallito” colpo di Stato.
Dal canto suo, il sultano di Ankara considera questa concordia russo-turca come una tappa transitoria verso l'affermazione del proprio progetto geopolitico, che ha come punto di partenza il saggio Profondità strategica di Ahmet Davutoğlu del 2001, e parzialmente rivisto da Erdoğan dopo che questi si era dimesso dalle cariche di premier turco e di capo del partito Giustizia e sviluppo (AKP), al governo. Tra le regioni in cui le rivalità geopolitiche sono maggiormente evidenti in questo momento, ci sono sicuramente i Balcani, in particolare l'Albania, recentemente coinvolta in un aspro scambio di accuse con la Guida suprema della rivoluzione iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei. La presa di posizione del Premier Edi Rama e del presidente della Repubblica Ilir Meta mostrano infatti come l'attuale governo, per sottrarsi ai tentativi di Russia e Turchia di infiltrarsi sulla scena politica (e religiosa, con rischiose conseguenze), abbia scelto di allinearsi alla NATO e a quello che il presidente statunitense Donald Trump ha definito lo Stato profondo del suo paese, ossia quegli apparati che proteggono le istituzioni USA da eventuali velleità popolari “controproducenti”, come appunto quelle promosse dalle fondazioni e dai movimenti che fanno parte della galassia degli ultra-nazionalisti e ultra-conservatori russi guidati da Dughin. La posizione di Tirana, oggi, è più delicata che mai, dopo l'esclusione dal processo di integrazione europea, ma soprattutto dopo l'avvio della costruzione della prima base NATO nei Balcani occidentali, nella cittadina di Kuçovë.
19 gennaio 2020. A Roma, nella prestigiosa cornice della Sala Verde dell’Istituto Nazareth, si è tenuto ieri un concerto lirico di eccellente livello artistico; evento che ha inteso celebrare tanto il nuovo CENTRO CULTURALE ITALIA-RUSSIA – che opererà nel segno della continuità con il Centro di Cultura Russo in Roma, fondato da Wanda Gasperovich che per offrire un momento di solennità nel ricordando la ricorrenza del Capodanno Ortodosso.
L’Associazione Culturale si propone di promuovere e favorire ovunque gli scambi culturali, scientifici, economici e turistici tra l’Italia e la Federazione Russa. Inoltre, l’Associazione curerà tutte le attività finalizzate al rafforzamento dei rapporti tra le due realtà, nonché le attività di ricerca in ambito commerciale, scientifico, culturale e turistico, con significativa attenzione verso tutte quelle altre tematiche di natura etica che possano esservi correlate.
La ripresa delle attività è coincisa con il rinnovo delle principali cariche sociali: alla Presidenza è stata designata la Prof.ssa Irina Iakobtchouk, mentre la direzione sarà seguita da Giuseppe Evaristo Massa, con la intensa e fattiva collaborazione di Olga Ivanova ed Elena Naryshkina.
Il clou è stato segnato dal concerto lirico, tenutosi alla presenza di un numerosissimo pubblico, che ha letteralmente colmato la grande Sala Verde dell’Istituto Nazareth, in via Cola di Rienzo 140 a Roma, e persino gli ampli corridoi limitrofi. Presentate da Elena Narysjkina. al pianoforte si sono avvicendate le pianiste Svetlana Dolotchenco, Marina Ciubotaru ed Elena Rusipova, accompagnando le soprano Irina Iakobrchouk, Olga Ivanova e Daniela Conti nelle loro interpretazioni di brani di Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini, P.I. Tchaicoskij, S. Gastaldon e altri celebri Autori.
Il pubblico, costellato di raffinati melomani, ha applaudito con entusiasmo le eccellenti performance di queste Artiste di livello internazionale, e al termine si è brindato al Nuovo Anno secondo la Tradizione Russa, non senza aver prima ringraziato nuovamente l’Istituto Nazareth e l’Amm.re Lorenzo Ciliberti per la preziosa ospitalità, l’Accademia di Santa Cecilia per il cortese supporto e per la concessa disponibilità di un eccellente pianoforte, e l’Accademia di Alta Cultura per il suo prestigioso patrocinio.
Non si era ancora spenta l’eco delle ultime note e degli applausi, che l’Amm.re Lorenzo Ciliberti ha desiderato consegnare alla Prof.ssa Irina Iakobrchouk un Attestato a ricordo dell’evento, aprendo le porte a una collaborazione di più ampio respiro con l’Istituto Nazareth, nel segno di quelle nobili Tradizioni che accomunano il Popolo Russo e quello Italiano, particolarmente nel campo della Letteratura, delle Arti e della Musica.
Tra i molti presenti qualificati, giornalisti e personalità del mondo della Cultura e dell'Arte, notata la G.D. Anna Maria Petrova-Ghiuselev, Presidente della Nicola Ghiuselev Foundation, Fondatrice e Presidente della Biennale Artemidia, poetessa e imprenditrice.
In un incontro separato con i vertici del Centro Culturale Italia-Russia, nel corso del quale sono state ipotizzate varie possibili future iniziative comuni anche in collaborazione con l’Accademia di Alta Cultura e altri enti, l’Amm.re Lorenzo Ciliberti ha sottolineato il rinnovato corso dell’Istituto Scolastico Paritario Nazareth di Roma attraverso costanti e periodici eventi di divulgazione artistica e culturale, nonché di workhop, nell’interesse degli Allievi e delle loro Famiglie – ricordiamo: il Nazareth segue con cura e competenza dal Nido al Diploma liceale -, ponendo soprattutto enfasi per il nuovo Liceo a indirizzo Economico e Giuridico che il Nazareth metterà a disposizione degli Allievi con l’anno scolastico 2020-2021.
Nel quadro delle tensioni tra Iran e Stati Uniti, e dei dissidi interni alla Republica islamica, l'Albania espelle due diplomatici iraniani; una decisione che non manca di precedenti, per un paese che, per volontà di Washington, ospita da sei anni una cittadella di militanti islamico-marxisti, oppositori del regime di Tehran in passato inclusi nella lista delle organizzazioni terroristiche.
Dopo oltre un anno dall'espulsione dell'ambasciatore iraniano a Tirana e di un altro funzionario di Tehran, lo scorso 15 gennaio il governo albanese ha chiesto ad altri due diplomatici di Tehran di abbandonare il suo territorio, per attività incompatibili con il loro status. Un'espressione spesso usata nelle accuse di spionaggio. Una settimana prima, in un'intervista di poco successiva all'attacco iraniano contro due basi statunitensi in Iraq, la guida suprema della Rivoluzione, l'ayatollah Ali Khamenei, commentando le manifestazioni in corso in diverse città iraniane, aveva indirettamente definito l'Albania nemico dell'Iran: esiste un piccolo paese in Europa, ma molto malvagio. Lì gli elementi criminali collaborano con gli americani e i traditori dell'Iran e pianificano attacchi contro il nostro paese. Qualche ora dopo, il presidente della Repubblica albanese Ilir Meta aveva risposto che l'Albania è un paese democratico, che ha sofferto a causa di una terribile dittatura, e per questo ama i diritti umani come un valore sacro. I missili lanciati dal regime iraniano contro due basi statunitensi, aveva aggiunto, sono un atto provocatorio con pericolose conseguenze per la regione e per la sua stabilità. Meta aveva inoltre precisato che il suo paese continua a schierarsi fermamente, con il suo impegno, al fianco degli Stati Uniti e della Nato nella lotta contro il terrorismo internazionale e contro qualsiasi azione in grado di compromettere la stabilità e la pace globali. Quanto all'attacco iraniano contro due basi statunitensi in Iraq, secondo Meta si era trattato di un'azione provocatoria, con pericolose conseguenze per la regione e per la sua stabilità. Dal canto suo, il Primo ministro albanese Edi Rama, aveva difeso la posizione del suo governo sul dossier iraniano: abbiamo compiuto un'azione degna di onore, coerente con la tradizione albanese e basata su un preciso accordo con gli Stati uniti, accogliendo un gruppo di persone in pericolo di vita. Abbiamo vissuto sotto una dittatura, ha continuato, e sappiano molto bene come si comporti un regime e come possa controllare ogni cosa per liquidare qualsiasi oppositore nel mondo.
Il gruppo di persone in questione, oggetto del contendere tra Tirana e Tehran, è l'Organizzazione dei Mojahedin del popolo (MEK), che nel 2013 l'amministrazione USA del presidente Barack Obama fece trasferire da Camp Liberty (dove erano stati ospitati dopo quasi tre decenni passati a Camp Ashraf) in Iraq all'Albania, a seguito di un accordo con quest'ultima. Inizialmente, il MEK aveva rifiutato l'offerta di asilo albanese, salvo accettare tre anni dopo, sotto le pressioni di Washington giustificate da ragioni di sicurezza. Motivo del trasferimento era stata la volontà dell'allora primo ministro iracheno Nouri al-Maliki di espellere, possibilmente di concerto con l'Organizzazione delle nazioni unite (ONU), i membri del gruppo. Da allora, circa tremila persone si sono stabilite prima in una località nei pressi della capitale albanese Tirana, poi vicino Durazzo, altra importante città e polo portuale del paese, costituendo una sorta di cittadella, denominata Ashraf 3, in quanto terzo luogo di “esilio”. Una vicenda intricata, tanto quanto è controversa la storia di questo gruppo, maggioritario nel Consiglio nazionale della resistenza iraniana (CNRI) e per questo spesso identificato con quest'ultimo. Il CNRI, organizzazione politica iraniana con sede a Parigi, è guidato da Massoud e Maryam Rajavi (entrambi leader anche del MEK): il primo, dopo anni di militanza politica contro il regime dello shah Reza Pahlavi, dal quale fu arrestato e condannato a morte, pena successivamente commutata in prigione a vita. Liberato dopo la rivoluzione iraniana del 1979, Massoud Rajavi prese immediatamente posizione contro il nuovo regime, assumendo la guida del MEK. Nel 1981, quindi, fondò il CNRI assieme all'ex presidente iraniano (costretto alle dimissioni dall'yatollah Ruhollah Khomeini) Bani Sadr, con il quale si era appena rifugiato a Parigi. L'obiettivo primario era rovesciare la Repubblica islamica, per fondare uno Stato democratico. Nondimeno, cinque anni dopo, nel quadro di un accordo tra Francia e Iran, l'allora primo ministro francese Jacques Chirac espulse dall'Esagono il CNRI, che fu allora accolto dall'Iraq di Saddam Hussein, stabilendo una base vicino al confine con l'Iran.
Sin dal 1983, infatti, a tre anni dall'inizio del sanguinoso conflitto tra Iran e Iraq (1980-88) il MEK aveva iniziato a cooperare con il presidente iracheno, per iniziativa dello stesso Rajavi, che siglò con l'allora vice-primo ministro iracheno Tariq Aziz un piano di pace, fondato su un accordo di reciproco riconoscimento dei confini stabiliti nell'accordo di Algeri, nel 1975. Una mossa che provocò una frattura irrimediabile all'interno del CNRI, fino alla fuoriuscita di un cospicuo gruppo di moderati, tra i quali Bani Sadr. Pur proclamandosi fiero avversario di Khomeini in nome della democrazia e della libertà di espressione, Rajavi (e il CNRI, che ha finito per coincidere sempre più con il MEK) non esitò infatti ad allearsi con Saddam Hussein, all'epoca generoso finanziatore del MEK assieme all'Arabia Saudita. L'Iran di Khomeini tentò con due operazioni militari di costringere il CNRI/MEK a lasciare le sue postazioni vicine al confine, ma con l'operazione Quaranta stelle lanciata da Saddam Hussein uccisero la quasi totalità di una divisione della Guardia rivoluzionaria iraniana. Sull'onda della cooperazione con il rais iracheno, circa 7.000 elementi del MEK, armati da Baghdad, fondarono l'Esercito di liberazione nazionale dell'Iran (NLA), disarmato solo dopo l'invasione statunitense in Iraq. La copertura aerea dell'aviazione militare irachena permise al NLA di compiere incursioni in territorio iraniano, fino alla distruzione della città di Islamabad-e Gharb, nonostante fossero trascorsi sei giorni da quando Khomeini aveva accettato il cessate il fuoco dell'ONU. La campagna, denominata Operazione Mersad, fu seguita da un'ondata di condanne a morte di membri del MEK in Iran, che coinvolse anche diversi militanti di partiti e organizzazioni della sinistra. Concluso il conflitto tra Iran e Iraq, il MEK portò avanti la sua strategia di lotta armata contro il regime iraniano, uccidendo figure di rilievo delle sfere politica e militare. Nel 1992, inoltre, lanciò un attacco coordinato contro dieci ambasciate iraniane, ivi inclusa la Missione iraniana alle Nazioni unite a New York, catturando e ferendo numerosi funzionari.
Anti-capitalista, anti-imperialista e anti-americano, il MEK collaborò inoltre alle operazioni militari lanciate dalla Guardia repubblicana irachena per reprimere le contestazioni sciite, curde e turkmene contro il regime baathista di Saddam Hussein. È questa la ragione principale per cui tra il 1997 e il 2005 Stati Uniti, Regno Unito, Unione Europea e Canada inclusero il MEK nella lista delle organizzazioni terroristiche, mentre nel 2008 la Commissione ONU contro la tortura dichiarò che il gruppo era coinvolto in attività terroristiche. La posizione di Washington, tuttavia, cambiò radicalmente dal 2003, ossia da quando l'amministrazione del presidente George W. Bush lanciò il bombardamento e l'invasione dell'Iraq con lo scopo di rovesciare il regime di Saddam Hussein. Inizialmente bersaglio dei bombardamenti USA, il MEK decise infatti di stringere una nuova alleanza e da allora Massoud Rajavi risulta scomparso. Il primo paese a espungere questa formazione dalla lista delle organizzazioni terroristiche è stato il Regno Unito, nel 2008, seguito da Unione Europea, Stati Uniti e Canada. In territorio statunitense, infatti, il MEK disponeva di una forte base, costituita soprattutto da elementi della diaspora iraniana, che negli anni ha contribuito a legittimare la linea e le azioni del movimento, dichiarato sotto protezione dall'allora segretario di Stato alla Difesa Donald Rumsfeld. Ciononostante, il drastico aumento di peso politico dei partiti e delle organizzazioni sciite in Iraq, uno degli esiti dell'invasione statunitense dell'Iraq, ha reso l
a posizione del MEK sempre più fragile. Intanto, assieme al CNRI, quest'ultimo decise di mutare definitivamente la sua strategia dalla lotta armata all'opposizione mediatica. È ben nota la conferenza stampa a Washington del 14 agosto 2002, quando il rappresentante del MEK Alireza Jafarzadeh affermò l'esistenza di impianti nucleari in Iran, a Natanz e ad Arak, elementi successivamente ripresi dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA).
Beneficiando di un sostegno sempre maggiore da parte di Stati Uniti ed europa, il MEK si è progressivamente trasformato da una sorta di setta armata a un movimento, almeno sulla carta, interessato all'affermazione della democrazia, dei diritti umani, della parità di genere e della laicità. Ogni anno, il CNRI/MEK organizza a Parigi la conferenza Iran libero, alla quale partecipano numerosi rappresentati politici statunitensi ed europei, attivi e in pensione. Nel 2018, il Consigliere alla Sicurezza nazionale americana John Bolton ha persino auspicato di vedere il MEK al potere in Iran entro il 2019, mentre l'ex sindaco di New York Rudy Juliani ha suggerito che dietro le proteste allora (come ora) in corso in Iran c'era l'azione di coordinazione portata avanti da molte delle nostre persone (con riferimento ai membri del MEK) in Albania. Il coinvolgime
nto di Tirana nel conflitto tra Iran e Stati Uniti, rischia tuttavia di complicare una situazione politica già di per sé delicata. Alle tensioni tra l'attuale governo a guida socialista e il Partito democratico all'opposizione, si aggiungono i tentativi di ingerenza da parte di due superpotenze mondiali, come la Russia e gli Stati Uniti, e della Turchia, potenza regionale particolarmente aggressiva e sempre meno disposta a servire da fedele gendarme dell'Organizzazione del trattato dell'Atlantico del Nord (NATO). Nondimeno, la strategia di potenza degli Stati Uniti appare stabilmente basata, dalla fine della guerra fredda, sul soft power e sull'esportazione del modello democratico neoliberale attraverso fondazioni come quella di Rumsfeld in Asia centrale, oppure mediante il sostegno finanziario e politico a movimenti come il serbo Otpor! (Resistenza!), i cui leader sono anche guide e fondatori del Centro per le azioni e le strategie non-violente applicate (CANVAS). Nato nel 2004, quest'ultimo organizza in vari paesi, tra cui Georgia, Bielorussia, Ucraina, Iran, Venezuela ed Egitto, corsi di formazione per elaborare e mette
re in atto il rovesciamento dei regimi in carica. Tra i suoi principali finanziatori (tutti privati) si trova la Open Society Foundation, creata nel 1979 da George Soros. A parte le considerazioni sulla legittimità di sostenere (il che spesso significa indurre) dall'esterno cambiamenti politici interni a uno Stato sovrano, tale approccio si è rivelato più volte fallimentare, come nel caso dei martoriati Balcani. Stabilire proprio lì un'organizzazione come il MEK appare dunque l'ennesimo azzardo escogitato per difendere la supremazia statunitense, sempre più insidiata da altri attori. A parte la Cina, Russia e Turchia si sono recentemente mostrate disposte a un'alleanza tattica, pur di estendere e rafforzare zone di influenza significative sul piano geopolitico, come la Siria e la Libia. Sarà dunque il duo Mosca-Ankara a imporre la propria profondità strategica anche sul dossier iraniano? D'altra parte, Russia e Turchia sono parte integrante della storia politica persiana.