L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.


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Kaleidoscope (1613)

Free Lance International Press

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Nel sud della Francia. Due regioni così diverse tra loro inspiegabilmente e incomprensibilmente da apparire, comparire insieme legate da quel trattino (tratto di unione) che vorrebbe far credere che si tratti di un unico territorio.

Storie, leggende, campanilismi esasperati che le contraddistinguono. E noi, gente italica, di campanilismi ne abbiamo da vendere eppure, per i cosiddetti equilibri politici, ci teniamo i “trattini” del Trentino-Alto Adige, Friuli – Venezia Giulia, Emilia – Romagna e fino a poco tempo fa, Abruzzo – Molise.

Languedoc – Roussillon (in italiano Linguadoca –Rossiglione), meglio identificata dai francesi come Midi, tra l’altro è la zona viticola più grande della Francia sia come superficie vitata che quantità di vino prodotto.

Famosa e ricordata per i suoi Vin de Table (corrispondente al nostro vino da tavola, spesso in damigiana, sfuso), negli ultimi anni, dopo aver “elevato” i vitigni maggiormente presenti localmente al rango di vitigni di pregio, modernizzando contemporaneamente le tecniche di vinificazione, hanno raggiunto lo stato di Vini VDQS (Vin Délimité de Qualité Supérieure, le nostre Doc) e AOC (Appellation d'origine contrôlée, le nostre Docg).

La Côtes du Roussillon

Si estende dai pendii dei Pirenei fino alla periferia della città di Narbonne. È l’ultima parte di territorio francese ad ovest per lo più influenzata dalla cultura catalana anche nei dialetti comunemente e diffusamente parlati, vere e proprie lingue.

Terra di confine con una spiccata volontà di rivendicazione delle proprie origini. È la zona dove maggiormente, nel periodo medievale, si diffuse l’eresia dei Catari, i Puri.

Erroneamente considerati “un popolo” , i Catari erano di fatto tutti coloro caratterizzati da un radicale anticlericalismo che rimetteva in discussione l’esistenza delle strutture e del personale ecclesiastico.

Centro principale di aggregazione la cittadina di Carcassonne ma anche alcune abbazie benedettine sparse nelle Corbières.

La mia visita nel Roussillon ha avuto inizio proprio da Carcassonne, dalla cité medievale e dalla vicina Limoux, famosa per il suo crémant.

In questa cittadina vengono prodotti ottimi vini frizzanti, come il Blanquette (e non la Blanquette). Considerato erroneamente un vitigno, il vino Blanquette è formato da un assemblaggio dove Il vitigno Mauzac, tipico della zona, è predominante nella misura del 90/95%. Il resto è rappresentato da chenin blanc e chardonnay.

Perché Blanquette? I vitigni di Mauzac hanno la caratteristica di avere una “peluria” bianca sulle foglie; quando soffia il vento, le vigne danno l’impressione di essere bianche (da qui il nome Blanquette).

Il Blanquette de Limoux è vino frizzante naturale, fresco e delicato, dai sentori di mela verde, albicocche, fiori d’acacia… ideale per l’aperitivo!

Già cento anni prima di Dom Pérignon e i suoi “esperimenti” nella Champagne, i confratelli benedettini in Limoux producevano vini spumanti con il cosiddetto metodo ancestrale, unica fermentazione in bottiglia.

Da Limoux alle Corbières il passo è stato breve. La più vasta area vitivinicola del Roussillon che racchiude zone con terreni molto diversi tra loro.

Scisto, calcare, arenaria, marna. Queste diversità portano alla distinzione di 11 territori nell'ambito dell'area di denominazione, dove prevalgono i vini rossi corposi con un gusto speziato. Accanto ai Grenache Noir e Carignan sono stati aggiunti relativamente nel periodo recente, vitigni come Mourvédre e Syrah . Spesso è usata la macerazione carbonica e affinamento in barriques nuove.

Il clima assolato e secco è sinonimo di maturazioni ideali per i VDN (Vins Doux Naturel) come quelli assaggiati nella fantastica e sorprendente, al limite dell’irreale, valle di Maury con le distese di damigiane senza rivestimento, esposte alle intemperie per oltre un anno (vedi foto).

Banyuls e Collioure altrettanto famosi. Zone pietrose e brulle di fronte al mare che devono la notorietà a quei marinai di Corinto che qui approdarono e piantarono viti.

Coteaux de Languedoc

Deve la sua fama vitivinicola ad un’antica strada romana costruita dal proconsole Gneo Domizio Enobarbo, primo governatore della Gallia Narbonensis: La Via Domitia.

Costruita principalmente per ragioni militari, successivamente utilizzata per scambi commerciali, aveva come scopo principale il facile raggiungimento delle colonie romane della Gallia meridionale.

La prima area visitata è stata il Minervois, ancora legata al Roussillon per vicinanza e/o continuazione dello stesso, ma con caratteristiche pedo-climatiche diverse. In epoca romana un tale Cicero spediva dal Minervois carichi interi di vino a Roma utilizzando la via Domitia.

Sui terrazzamenti dei pendii che guardano il fiume Aude, le vigne di Grenache Noir, Mourvèdre e Carignan fanno bella mostra di se.

Dal Minervois al Saint-Chinian il passo è stato breve. Ai piedi del monti Cevènne, avamposti del Massiccio Centrale, vi si producono i vins de table, pieni e robusti, ma anche vini molto innovativi di grande interesse come i Màs Champac.

Infine il distretto sconosciuto de La Clape, a sud di Narbonne, vicinissimo al mare. Vini rossi interessanti e i bianchi ottenuti dal vitigno bourbolenc.

Caratterizzato da piccole valli marnose, sinuose, scoscese, che si estendono bruscamente nelle scogliere sul versante mediterraneo, il paesaggio di La Clape è in netto contrasto con le pianure circostanti. Il punto più alto è Pech-Redon, a 214m. Il massiccio è caratterizzato dai suoi canyon e valli coperte di pinete e vigneti. La superficie totale di produzione viticola è di 768 ettari.

Viaggio in Linguadoca – Roussillon ovvero disamina delle diverse aree produttrive, senza concedere priorità a questa o a quella, ma rimarcando le differenze, difformità tra due regioni dai contrasti evidenti eppur tenute insieme da antiche logiche politiche.

La domanda che in conclusione sorge spontanea (il famoso intercalare di Antonio Lubrano):

È sempre valido quel tratto di unione (trattino) tra Languedoc e Roussillon?

 Frammenti che orbitano qua e là, individuati, carpiti; li commento e condivido con voi.

 

Dedicati al Vinitaly 2019

 

La Riflessione!

 

Ci rivediamo l’anno prossimo

Si è chiusa una edizione con il raggiungimento di tanti record. Dal numero di buyer a quello degli espositori. “È stato il Vinitaly più grande di sempre e domani saremo già al lavoro per migliorare ancora”. Questo il commento di Maurizio Danese, presidente di Verona Fiere. Bene, anzi benissimo. Ed allora vediamo dove migliorare nella logistica. Padiglione Lombardia. Non si può chiudere il padiglione per troppa affluenza a causa del richiamo della Franciacorta. Si sposta la Franciacorta così come fu deciso a suo tempo per la Fivi perché non si può impedire agli addetti ai lavori di non rispettare impegni presi. Riorganizzare le navette interne da un padiglione all’altro con punti di raccolta (come del resto fanno in altre manifestazioni internazionali ed usufruire di un servizio necessario). Accordi con Trenitalia e Trenord per corse aggiuntive sulla tratta Brescia-Verona-Vicenza e viceversa per evitare di intasare il traffico con l’utilizzo delle auto (ricordiamoci l’etilometro).Altrimenti crescerà il numero di chi crede che Verona non sia più la sede adatta!

 

Frammento n. 1

Il Vino e gli Italiani

Passionale come l’amore, tradizionale come il pranzo della domenica, popolare come il calcio. Un amore da 14,3 miliardi di Euro nel 2018. L’88% degli italiani ha consumato vino nell’ultimo anno. Più volte l’abbiamo scritto: Italia primo paese produttore di vino nel mondo, primo in quantità. A volte certi risultati vanno seriamente approfonditi. Il dato del 2018 è ben al di sotto dei dati di 20 anni fa (26% in meno). Forse si beve in modo più responsabile. Roma beve più bianchi, Napoli più rossi mentre a Milano è il consumo di spumante che vince. Fenomeno Spritz, soprattutto tra i giovani. Qualcuno ha scritto “lo spritz come primo approccio culturale verso un prodotto bandiera (prosecco)”. Ne vogliamo parlare?

 

 

Frammento n. 2

I vincitori del Premio internazionale. Arrivano i cinesi.

Attribuito a personalità, aziende o istituzioni italiane ed estere che si sono distinte per il loro impegno nel campo enologico. Cantina Ornellaia, Leon Liang e Demei Li. Sulla Cantina Ornellaia niente da eccepire. Si gioca in casa con un produttore leader di Bolgheri. Chapeau per il premio. Leon Liang, fondatore di Grapea, la più importante e innovativa scuola cinese di educazione al vino. Demei Li, professore di Scienze e Tecnologie Alimentari dell’Università dell’Agricoltura di Pechino. Uno dei più importanti enologi cinesi. È consulente per svariate cantine che producono vini eccellenti comprese Helan Qingxue, Leirenshou in Ningxia, Tiansai e Zhongfei in Xinjiang. Proprio mentre lavorava per la Helan Qingxue, il vino Jia Bei Lan vinse l’International Trophy del Decanter World Wine Awards nel 2011: grazie a lui, per la prima volta un vino cinese si è aggiudicato l’ambito premio. Demei Li è ormai diventato uno dei più bravi viticoltori della Cina e da tanti è considerato l’equivalente cinese di Michel Rolland. Grazie alla sua attività di consulente, in particolare nelle province di Ningxia e Xinjiang, a Li Demei si deve l’alto standard dei vini cinesi sul mercato globale. Ripeto: ALTO STANDARD. Meditate gente, meditate

 

 

Frammento n. 3

 

La piattaforma Wine to Asia

La nuova piattaforma multicanale di Verona Fiere presentata a Verona e operativa dal 2020. Ci siamo. Sono stati recepiti i continui avvertimenti che per entrare nel mercato cinese, sono le piattaforme multicanale le chiavi di accesso. Cina uguale al Far East. Shenzhen la città di partenza, Pacco Communication Group Ltd il partner. Tanto per capire meglio: saremo in compagnia di Vinexpo Bordeaux, Rhône Valley, Bordeaux Wine School ecc… Siamo in ritardo. Speriamo di recuperare.

 

 

Frammento n. 4

Organic Hall

Il mercato è sempre più attento ai temi ambientali ed etici. È nato Organic Hall nel Padiglione F. Un Vinitaly a se stante? No. Direi integrazione e possibilità di avere una scelta più ampia. Su 18.000 etichette presenti al Vinitaly ben 3.300 sono state posizionate nell’Organic Hall a rappresentare i biologici e biodinamici. Vinitalybio promosso dalla Federbio e la collettiva di produttori artigianali dell’associazione Vi.Te – Vignaioli e Territori. E non dimentichiamo il successo della FiVi, i vignaioli indipendenti che quest’anno si sono presentati alla kermesse veronese in un numero superiore di operatori.

 

 

Frammento n. 5

International Wine Hall

Padiglione ancora sotto tono quello destinato alla presenza dei produttori internazionali. Nato come punto di promozione distintivo ed unico per le produzioni estere, di fatto è marginale sia come disposizione che rappresentanza. Esserci o non esserci è la stessa cosa.

Osservo, scruto, assaggio e…penso.

Urano Cupisti

Bonanni presidente dell’ONA (Osservatorio Nazionale sull’Amianto) denunzia: “dal 2000 al 2018 rilevata nella provincia di Latina un’incidenza di mortalità per patologie asbesto correlate di circa 600 decessi. Una media di poco superiore a 30 morti ogni anno”.

Roma, 13 aprile 2019 – Si è tenuta oggi la conferenza, promossa dall’Osservatorio Nazionale Amianto, sul tema “Latina tra amianto, nucleare e rifiuti” durante la quale sono stati illustrati i dati epidemiologici aggiornati ed avviate proposte risolutive.

Sono intervenuti all’incontro, moderato da Ruggero Alcanterini, direttore vicario “Ona notiziario - il Giornale sull’Amianto”, Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale sull’Amianto, che ha dettagliato i dati epidemiologici della provincia di Latina per patologie asbesto correlate. “L’ONA ha censito, per la provincia di Latina, circa 150 casi di mesotelioma, con un trend in netto aumento, rispetto ai circa 100 casi censiti dal Dipartimento di Prevenzione per il periodo dal 2000 fino all’anno 2014. Le città più colpite dai casi di mesotelioma - secondo quanto rilevato dal presidente dell’Associazione - fino a tutto il 2018, sono Latina con 30 casi; Gaeta con 25 casi; Aprilia con 20 casi; Sezze con 10 casi; Formia con 15 casi. “Il mesotelioma è solo la punta dell’iceberg – ha spiegato Bonanni – perché l’amianto provoca tumori polmonari, alla laringe, faringe, esofago, fegato, colon e perfino all’ovaio e per non parlare dell’asbestosi, placche pleuriche ed ispessimenti pleurici e le complicazioni cardio-vascolari. L’ONA quindi stima un’incidenza di mortalità per patologie asbesto correlate in provincia di Latina per il periodo dal 2000 al 2018 di circa 600 decessi, con una media di poco superiore a 30 decessi ogni anno”. In merito alla situazione della centrale elettronucleare di Latina, situata nella frazione di Borgo Sabotino ed entrata in servizio nel 1962 con un unico reattore da 220 MW alimentato a uranio naturale, moderato a grafite e raffreddato con anidride carbonica, il presidente Ona ha segnalato che “nonostante l'impianto sia stato chiuso il 1 dicembre 1987 con la disposizione di predisporre le opere necessarie per la custodia protettiva passiva. E’ ancora notevole la quantità di rifiuti che contiene, “ancora a fine 2017 il volume dei rifiuti radioattivi, presenti nel sito di Latina, era pari a 1739 m3, dei quali 887 definiti ad ‘attività molto bassa’, 821 a ‘bassa attività’ e 31 a ‘media attività (dati conformi a quelli rilevati dalla stessa SOGIN S.p.A.)”.

Il presidente dell’associazione, oltre a ringraziare i parlamentari 5 Stelle presenti per aver voluto sollecitare la presenza del sindaco di Latina, Damiano Coletta, ha poi rilevato un incontro con il Guru del Movimento, Davide Casaleggio, che si è tenuto a margine di una conferenza a Bruxelles. “Nel corso del colloquio – ha raccontato – abbiamo approfondito i temi della tutela della salute e dell'ambiente, ho sottolineato la necessità di avviare attività di prevenzione delle malattie asbesto correlate e ho spiegato a Casaleggio che la fibra killer provoca ogni anno, solo in Italia, almeno 6000 morti l'anno e sono rimasto molto colpito per la sensibilità che ha dimostrato sul problema”. “Casaleggio ha dichiarato la condivisione al 100% della decisione del Ministro Costa di dichiarare guerra dell'amianto – ha concluso il legale - e ha confermato l'impegno di sostenere iniziative a tutela delle vittime dell'amianto e dei loro familiari, e di prevenzione primaria per evitare ogni forma di esposizione, unico modo per tutelare la salute di tutti i cittadini”.

"L'amianto, così come molte altre sostanze cancerogene, tolgono ancora il respiro ai cittadini italiani e di tutta Europa per questo motivo mi sono battuta all'Europarlamento per soglie limite in grado di tutelare i lavoratori a contatto con questi contaminanti” – ha detto Laura Agea, capogruppo del Movimento 5 Stelle presso l'Europarlamento che ha sottolineato - “il M5S ha dimostrato nei fatti quanto abbia a cuore l'interesse della salute e la sicurezza dei cittadini. Posso assicurarvi che continueremo su questa strada anche nella prossima legislatura, perché vogliamo che tutte le norme europee che proteggono i lavoratori dalle sostanze chimiche cancerogene vengano aggiornate in maniera continua e costante".

Maurizio Ascione, sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, ha voluto ribadire che: "l'emergenza ambientale ormai non ha più alcun confine, nessun baluardo sembra capace di arrestarne la avanzata, intere comunità ne sono vittima, diventa non più differibile una sensibilizzazione diffusa e la esigenza di una nuova idea di progetto sociale e di futuro".

Alberto Reggiani, Direttore de il “Diario Pontino”, ha presentato il magazine che, a partire dal numero speciale di questo mese, sarà sempre più watchdog e organo di denuncia sui temi ambiente, tutela del territorio e salute dei cittadini. “L’area latinense viene spesso descritta come una sorta di Amazzonia civilizzata, benedetta dagli influssi benefici del mare e con un clima tra i migliori d’Italia, con bassissime soglie di inquinamento ecologico. Una informazione decisamente fuorviante – ha spiegato - che stride con l’indice di mortalità e morbilità tumorale che nell’area del nord pontino è tra i più alti d’Italia, e che viene invece diffusa con la complicità della politica, delle istituzioni e della stampa locale, mai troppo decise nelle oggettive ricostruzioni della situazione e tendenti, tranne qualche rara mosca bianca, a minimizzare il grave fenomeno della contaminazione ambientale” – denuncia Reggiani, che auspica – “è giunto il momento di alzare la testa e denunciare,

dati alla mano, lo stato delle cose, sensibilizzando cittadinanza, organi di informazione e tutte le parti politiche del territorio alla ricerca della verità".

Fabio Massimo Castaldo, Vicepresidente del Parlamento Europeo ha dichiarato: “Conosco molto bene le eccellenze di Latina e della sua provincia: qui si trova il più grande polo farmaceutico d’Italia - un settore nel quale, durante il 2018, abbiamo raggiunto il primato europeo scavalcando persino la Germania - e le sue bellezze naturali attraggono ogni anno numerosissimi visitatori. Mi sono però ben noti anche i suoi problemi, come la vicenda della discarica abusiva di rifiuti tossici scoperta ad Aprilia nel 2017 e il sito di stoccaggio di rifiuti radioattivi della centrale nucleare del Garigliano. Da anni questi ultimi attendono di essere trasferiti in un deposito nazionale. Stiamo lavorando per aiutare il nostro Ministero ad ottenere fondi europei da investire nella rimozione dell’amianto dagli edifici pubblici. La Commissione europea ha previsto linee di finanziamento, all’interno della programmazione europea, per la protezione dell’ambiente, la promozione dell'efficienza delle risorse, e, ancora, più nello specifico, per interventi volti al miglioramento dell'ambiente urbano, la rivitalizzazione delle città e, infine, la riqualificazione e decontaminazione delle aree industriali dismesse”.

Sono intervenuti, inoltre, Dario Tamburrano, Europarlamentare del Movimento 5 Stelle, il Gen. Giampiero Cardillo, componente della Commissione Amianto del Ministero dell'Ambiente e l’assessore all’Urbanistica del comune di Latina, Francesco Castaldo.

E’ mentalità comune molto diffusa l’idea che la carne sia un alimento  necessario, che dà sostanza, che dà forza, che sia ricco di proteine utili alla crescita e che specialmente in uno stato di malattia sia utile inserirla nella dieta. Chi sostiene questo probabilmente è condizionato da abitudini arcaiche, che è poco informato, che non ha mai letto un testo di nutrizione. In sostanza la carne risulta essere tra gli alimenti meno completi sotto l’aspetto nutrizionale e quindi non solo non necessaria ma  oltremodo dannosa.

 

Anche le persone più sensibili alle tematiche vegetariane spesso hanno paura  di rinunciare totalmente al consumo di prodotti animali o derivati per un’atavica quanto ingiustificata paura di incorrere a qualche carenza nutrizionale. Una paura difficile da superare, specialmente se sono coinvolti dei bambini. 
 

Per superare questa paura abbastanza consolidata basterebbe considerare che un terzo della popolazione mondiale vive, per vari motivi, da vegetariana; che i vegani godono di una salute migliore rispetto gli umani onnivori; che nella carne, pesce, formaggi, uova e derivati vari non vi è alcun principio nutritivo che non sia presente nel mondo vegetale, senza gli inevitabili effetti dannosi di questi prodotti (perché incompatibili con la nostra natura); che la completezza nutrizionale dell’alimentazione vegetale è stata confermata non solo da una miriade di scienziati e ricercatori indipendenti  ma da una delle più autorevoli organizzazioni del mondo in fatto nutrizionale, l’ American Dietitic Association, che fin del 2009 ha dichiarato: “Tutte le diete vegetariane, comprese quelle vegane,  correttamente pianificate sono salutari, adeguate dal punto di vistanutrizionale e possono apportare benefici nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Sono appropriate in tutte le fasi del ciclo vitale, incluse gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia, adolescenza, nonché per gli atleti”.

 

Inoltre, è utile considerare che per le generazioni che ci hanno preceduto negli ultimi 10 mila anni l’alimento carneo era un’eccezione non la regola e la salute del popolo era migliore di quella delle classi abbienti che potevano permettersi alimenti a base di animali.  
 

I grandi uomini di spirito, di genio, santi e filosofi da sempre hanno raccomandato di escludere dalla dieta l’alimento carneo: la loro genialità e la loro eccellente salute dimostra chiaramente la non necessità nell’alimentazione umana. Da ricordare che i due più grandi geni, vanto dell’umanità, Pitagora e Leonardo da Vinci erano vegan. 
 

Infine, se nella carne, nel pesce o nei prodotti caseari vi fosse qualche principio nutritivo non presente nel mondo vegetale coloro che non consumano questi prodotti dovrebbero accusare carenze nutrizionali invece risulta che il popolo dei vegani gode di una salute migliore rispetto a coloro che ne fanno uso. 
 

Prima di addentare una bistecca visita un mattatoio
 
 Canaletto, Venezia, Rialto

Dal 12 aprile 2019 le Gallerie Nazionali di Arte Antica si presentano al pubblico con un nuovo allestimento delle 10 sale espositive nell’Ala sud del piano nobile di Palazzo Barberini, restituite tre anni fa dal Ministero della Difesa che le aveva in gestione da più di ottant’anni.

Dopo un accurato restauro, l’Ala sud ha accolto da maggio a ottobre 2018 Eco e Narciso, la mostra prodotta dalle Gallerie Nazionali in collaborazione con il MAXXI, che metteva a confronto arte antica e arte contemporanea con opere provenienti dalle collezioni dei due musei nazionali.

Queste sale, per un totale di 750 mq di nuovo spazio espositivo, diventano definitivamente parte integrante del nuovo percorso museale con 78 opere esposte secondo un nuovo progetto allestitivo, un nuovo impianto di illuminazione, una nuova grafica, nuovi apparati, pannelli e didascalie. Il tutto al fine di rendere più visibile e leggibile il percorso di visita del museo.

Si potranno vedere le opere che vanno dal Seicento napoletano alla collezione settecentesca, con i ritratti, le vedute, i pittori del Grand Tour e i dipinti della donazione Lemme.

Sarà l’occasione per scoprire o riscoprire capolavori che non si vedevano da tempo, opere recentemente restaurate e dipinti esposti raramente come la Giuditta e Oloferne di Francesco Furini, le monumentali tele degli Apostoli realizzate da Carlo Maratti per il cardinal Antonio Barberini, le vedute di van Wittel, appena

Guido Cagnacci, Maddalena

restituite alla loro originaria, smagliante luminosità.

Inoltre alcune sale, in particolare quella della Pittura napoletana e quella dedicata a Pompeo Batoni, saranno oggetto di un avvicendamento semestrale di alcune opere (Bernardo Cavallino, Salvator Rosa, Francesco Solimena, Massimo Stanzione, Pompeo Batoni, Pierre Subleyras) al fine di esporre più opere – da ottobre infatti saranno 82 – senza alterare l’impianto dell'allestimento.

Si potrà ammirare nella sua completezza la raccolta di dipinti donata da Fabrizio e Fiammetta Lemme nel 1998: una serie notevole e coerente di 21 modelli di presentazione (i bozzetti finali che i pittori presentavano ai committenti per l'approvazione, prima dell'esecuzione materiale dell'opera vera e propria) di opere realizzate per alcune tra le più importanti imprese decorative della Roma del XVIII secolo, con opere, fra gli altri, di Giuseppe Chiari, Sebastiano Conca, Domenico Corvi e Pier Leone Ghezzi.

Le Gallerie Nazionali di Palazzo Barberini riacquistano così un nuovo respiro e un rinnovato equilibrio: i visitatori potranno finalmente apprezzarne le opere e gli spazi in tutta la loro ampiezza, da un capo all’altro, dallo scalone di Bernini a quello di Borromini. E questo è solo l’inizio, in attesa di ritrovare così rinnovate il prossimo

Pompeo Batoni, Agar

autunno anche le sale dei pittori caravaggeschi.

Molte le iniziative collaterali previste: visite animate ai capolavori dell’Ala sud per bambini di 5-12 anni e famiglie, tutte le domeniche alle ore 11.30 dal 14 aprile fino al 30 giugno e il 1° maggio, stesso orario. Per info: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it..

Inoltre, per tre sabati, il 13, il 27 aprile e l’11 maggio, alle ore 16.30, alcune delle opere esposte saranno oggetto dell’iniziativa Museo Adagio, un progetto di slow art per vivere l’arte con lentezza, contemplazione e condivisione, per osservare i capolavori con maggiore attenzione e consapevolezza. Per info: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it..

Preambolo sull’alimentazione in generale

La storia dell’alimentazione ha sempre vissuto - a seconda dei casi per individui, popolazioni e istituzioni nel mondo - un suo Inferno e un suo Purgatorio caratterizzati da sofferenze e crimini più o meno gravi (drammi di fame e sete per guerre e carestie;interessi fuori controllo e sofisticazioni da parte di alcune multinazionali e agromafie, con povertà e patologie ad essi collegate; sprechi e disordini alimentari soprattutto nei Paesi più sviluppati; “diete” e modelli fisici che snaturano senso e valori della nutrizione; contributi sui media oscillanti tra idolatria e “pornografia alimentare”, con spettacolarizzazione del cibo da parte di “chefs” promossi “maîtres à penser”...), ma comunque anche un suo Paradiso - certo di difficile raggiungimento - che riassume in pratica tutto ciò che è sotteso all’accezione più completa di “dieta” (buone pratiche su qualità e quantità della nutrizione; recupero e rispetto del gusto; opportuni rapporti dell’alimentazione con altri ambiti della vita; possibilità di scelta da parte dei consumatori con filiere tracciabili dei prodotti e potenziamento dell'economia locale.

Sulla Pastasciutta al Pomodoro

Ho avuto già occasione di trattare la storia della Pastasciutta in modo esteso, mediante lo svolgimento propedeutico di tre vie di ricerca: influenza cromatica su funzione e gradimento degli alimenti, storia della Pasta e affermazione nella nostra cultura del Pomodoro; temi che convergono nell’analisi del prodotto di cultura materiale e simbolica detta appunto “Pastasciutta al Pomodoro”, cioè Pasta condita con salsa di Pomodoro, semplice oppure integrata con carne.

La Pasta

Ѐ alla Sicilia influenzata dalla cultura araba del sec. XII che risalgono le prime testimonianze europee di produzione di pasta fresca oppure secca, mentre la successiva fase relativa in ambito italiano si apre coll’importazione di tale prodotto dall’isola a Napoli verso la fine del ‘400. Se è comunque due secoli dopo che la Pasta comincia ad assumere un ruolo importante nella città partenopea - a causa d’emergenti problemi demografici, politici, economici alleggeriti però da soluzioni “tecniche” di produzione la sua affermazione perfino al Sud non risulta ovunque rapida, e neppure uniforme.

Il Pomodoro

Al Meridione d’Italia – certo storicamente abile ad assorbire e (ri)creare popoli, culture, politiche e governi - va riconosciuto pure un efficace sincretismo alimentare realizzato tra prodotti agricoli e d’allevamento, tra colture autoctone e di provenienza americana.

Tra fine ‘600 e ‘700 compaiono le prime citazioni e conferme del Pomodoro come ingrediente gastronomico riconosciuto, in ricette che non prevedono però il suo utilizzo insieme alla Pasta.

Nell’ambito specifico invece delle salse - fino al periodo rinascimentale consumate brunite, e imbiancate poi nel secolo XVII – risulta evidente la rivoluzione che coinvolge le stesse con l’impiego progressivo d’un frutto, cromaticamente “deciso”, come il Pomodoro.

Riguardo all’odierna filiera di tale ex “Eroe dei Due Mondi” in quanto ormai globalizzato (grandi produttori/esportatori Cina e Stati Uniti; in Italia coltivato nel nocerino-sarnese sin dall’Unità, e poi in Puglia dagli anni ‘50/’60 del secolo scorso; con Napoli e Salerno attualmente terminali dei maggiori quantitativi di prodotto proveniente dall’estero), non posso esimermi dal fare triste menzione di tragici incidenti legati alla coltivazione intensiva dello stesso: morte di lavoratori per sinistri certo di strada, ascrivibili purtroppo però anche alla complessa e critica organizzazione produttiva del frutto, da tempo suscettibile di narrazioni di tipo non solo romantico…

La Pastasciutta al Pomodoro

La storia dei protagonisti del piatto qui analizzato vede la Pasta e il Pomodoro dapprima intenti a vivere le loro esistenze senza alcun interesse reciproco, legati ad altri “partners” più o meno costanti di frequentazione; poi finalmente uniti in Pastasciutta - nella terza vicenda di Pasta del nostro Paese – con passione espressa ancora però in modo discreto. Un’attrazione comunque in seguito sempre più difficile da contenere - che d’un piatto appetibile fa soluzione geniale di dieta, e pure icona simbolo di nostri luoghi e genti, natura e cultura.

***

“Focus” specifico questa sera sul tema, una breve riflessione sul contesto storico in cui ha visto la luce la prima documentazione editoriale dell’“invenzione”-Pastasciutta, concepita negli anni ’30 dell’800 ma formalizzata a Napoli solo verso la fine di tale decennio.

Nella seconda edizione della sua “Cucina teorico pratica” (Napoli, Tipografia G. Palma, 1839) infatti, il cuoco letterato Ippolito Cavalcanti (duca di Buonvicino 1787-1859) inserisce nell’appendice “Cusina casarinola co la lengua napoletana” - tra molte ricette tratte da subculture diverse - per la prima volta proprio una Pastasciutta di vermicelli, conditi con salsa di Pomodoro appositamente preparata alla bisogna.

Perlomeno due riflessioni sul momento “storico” di tale ufficializzazione. Se la Pastasciutta al Pomodoro nel nostro immaginario appare forte simbolo d’italianità “da tempo” in campo, risulta essa in realtà molto più recente o coeva rispetto a caratterizzazioni altre d’ambito stesso: compare ad esempio molto dopo la creazione del Corpo dei Carabinieri Reali (1814), poco dopo quella dei Bersaglieri (1836) e in contemporanea – su territorio nazionale - alla prima ferrovia Napoli–Portici e all’ottimizzazione tecnica delle riprese fotografiche (1839). Non solo cibo forse allora, ma reazione simbolica al grave momento politico e ambientale che stava vivendo tutto il Paese, funestato da repressioni di moti mazziniani, gravi epidemie di colera e forti inondazioni (1833-1839)?

Da diversa prospettiva storica, l’incontro gastronomico Pasta-Pomodoro avvenne però ben due decenni prima dell’intesa - questa volta politica – del cosiddetto incontro di Teano tra Vittorio Emanuele II di Savoia e Giuseppe Garibaldi (1860): tanto che la famosa battuta attribuita a Massimo d’Azeglio (in realtà del politico Ferdinando Martini) dopo l’Unità d’Italia “Fatta l’Italia, occorre fare gli Italiani”, avrebbe potuto essere - opportunamente anticipata al 1839 – così formulata: “Fatta la Pastasciutta al Pomodoro, occorre fare l’Italia, e poi gli Italiani”.

 

Domenico Ienna

April 10, 2019

Fabiola Di Gianfilippo nasce a Roma il 19 maggio del 1977 e vanta sangue abruzzese al 100%. Inizia giovanissima a calcare il palcoscenico. Nella sua famiglia ha da sempre respirato l’amore per l’arte in ogni sua declinazione. A venti anni, dopo la gavetta e i soldi messi da parte per pagarsi i primi corsi, comincia la scuola di recitazione e si concentrerà principalmente sul metodo Stanisvlasky/Strasberg. Nel 2008 si iscrive al Dams di Roma Tre conseguendo poi la laurea magistrale. Scelta da Stefano Reali entra a far parte del cast " Le ali della vita", fiction targata Mediaset di grande successo ancora oggi ritrasmessa. Per proseguire con teatro tv radio, gli ultimi due lavori di successo con il film per il cinema "ti presento Sofia" e la serie tv "Jams".

 

Fabiola Di Gianfilippo un'attrice a 360° con la passione per la letteratura, la poesia, la pittura e il canto lirico. Cosa apprezzi di questi quattro elementi?

"La profondità, la loro potenza la loro capacità di toccare corde ancestrali, universali, zone non accessibili alla propria mente".

 Nel 2013 diventi mamma di Gemma. Come ti ha cambiato la vita l'arrivo di una bimba?


"Credo molto nell'infinito potenziale dell'essere umano, figurati quello di  un bambino che non ha sovrastrutture, concetti prefabbricati... è lei la  mia guida. è cambiata la   prospettiva, la ascolto molto e per fortuna anche lei ascolta molto me
?. seguo le sue sensazioni le sue proposte e ci confrontiamo, siamo una grande squadra. se penso ad un bilancio in questi sei anni vedo che la mia vita è più grande più ampia , lei mi ha permesso di entrare in una dimensione d'amore molto vasta eliminando totalmente e con facilità rancori e conflitti solo perchè il mio obiettivo è sempre stato crescere una figlia felice. "L'inferno esiste nel cuore di chi disprezza suo padre e non si cura di sua madre" Nichiren Daishonin".

Restando in tema infantile, sei reduce dal successo della serie tv Jams. Cosa ti ha dato questo progetto?


"Jams è stata la prima serie tv in europa a trattare la tematica degli abusi sui minori , ha avuto un grande successo di pubblico e di media tanto  e' vero che hanno subito mandato  in onda le repliche. io quando mi è stato proposto il provino per questa serie ho desiderato con tutta me stessa di  vincerlo, volevo essere dentro a questo progetto, portare dentro le case questa tematica in cui l'omerta' la fa padrona. Volevo che i bambini si sentissero sostenuti e anche i genitori. La cosa più importante e più emozionante sono i messaggi calorosi dei ragazzi che mi scrivono ringraziandoci proprio per questi motivi".

Sei impegnata da anni sul fronte dei Diritti Umani con la Free Lance International Press. Come mai questa scelta?


"La la Flip è una associazione di giornalisti freelance che si occupa spesso di diritti umani.  Ogni anno, ad ottobre, organizza il premio "Italia diritti umani" dedicandolo ad Antonio Russo di cui era vice-presidente.  Antonio era un giornalista  pluripremiato sia in Italia che all'estero, amava la verità e la giustizia.

Fu barbaramente trucidato in Georgia mentre indagava sulla tragedia cecena. Ho avuto la fortuna, tanti anni fa, di conoscere Virgilio Violo, il presidente dell'associazione, che mi propose di consegnare uno dei premi durante la cerimonia e poi, nel tempo, visto che seguivo ogni anno l'evento, mi ha chiesto di entrare nell'organizzazione. Anch'io amo la verità e la giustizia, sono i miei motori vitali e li difendo sempre ad ogni livello. Sono anche le basi dell'educazione che sto dando a mia figlia: come esci di casa i diritti umani vengono calpestati, anzi come ci ricorda Jams, anche dentro casa. Per questo è importante avere una solida coscienza e iniziare prima di tutto a non violare noi stessi, per primi, la nostra stessa vita, ma essere connessi sempre con l'immenso valore che ha".

5 - Progetti e sogni futuri?


"Progetti: sono in fase di valutazione, sogni: viaggiare , viaggiare, viaggiare".

April 09, 2019

8 apr 2019 —  Il 70° anniversario della Nato è stato celebrato dai 29 ministri degli Esteri riuniti non nel quartier generale della Nato a Bruxelles, ma in quello del Dipartimento di Stato a Washington.

Maestro di cerimonie il Segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, che si è limitato ad annunciare il discorso di apertura pronunciato dal segretario di Stato  Michael Pompeo.

La Nato – spiega il Dipartimento di Stato  – è importante perché, «grazie ad essa, gli Stati uniti possono meglio affrontare, militarmente e politicamente, le minacce globali ai loro interessi: la Nato rimane fondamentale per le operazioni militari Usa nella regione transatlantica (cioè in Europa) e in altre regioni strategicamente critiche, come il Medio Oriente e l’Asia Meridionale».

È quindi lo stesso Dipartimento di Stato a dirci chiaramente che la Nato è uno strumento degli Stati uniti. Nessuna reazione politica in Italia. L’unica risposta è venuta dal Convegno che, promosso dal Comitato No Guerra No Nato e da Global Research, centro di ricerca diretto da Michel Chossudovsky, ha riunito al cinema-teatro Odeon di Firenze il 7 aprile circa 600 partecipanti.

Le conclusioni sono esposte nella «Dichiarazione di Firenze», riportata qui di seguito:

«Il rischio di una grande guerra che, con l’uso delle armi nucleari potrebbe segnare la fine dell’Umanità, è reale e sta aumentando, anche se non è percepito dall’opinione pubblica tenuta all’oscuro dell’incombente pericolo.

È di vitale importanza il massimo impegno per uscire dal sistema di guerra. Ciò pone la questione dell’appartenenza dell’Italia e di altri paesi europei alla Nato.

La Nato non è una alleanza. È una organizzazione sotto comando del Pentagono, il cui scopo è il controllo militare dell’Europa Occidentale e Orientale.

Le basi Usa nei paesi membri della Nato servono a occupare tali paesi, mantenendovi una presenza militare permanente che permette a Washington di influenzare e controllare la loro politica e impedire reali scelte democratiche.

La Nato è una macchina da guerra che opera per gli interessi degli Stati uniti, con la complicità dei maggiori gruppi europei di potere, macchiandosi di crimini contro l’umanità.

La guerra di aggressione condotta dalla Nato nel 1999 contro la Jugoslavia ha aperto la via alla globalizzazione degli interventi militari, con le guerre contro l’Afghanistan, la Libia, la Siria e altri paesi, in completa violazione del diritto internazionale. 

Tali guerre vengono finanziate dai paesi membri, i cui bilanci militari sono in continua crescita a scapito delle spese sociali, per sostenere colossali programmi militari come quello nucleare statunitense da 1.200 miliardi di dollari.

Gli Usa, violando il Trattato di non-proliferazione, schierano armi nucleari in 5 Stati non-nucleari della Nato, con la falsa motivazione della «minaccia russa». Mettono in tal modo in gioco la sicurezza dell’Europa.

Per uscire dal sistema di guerra che ci danneggia sempre più e ci espone al pericolo imminente di una grande guerra, si deve uscire dalla Nato, affermando il diritto di essere Stati sovrani e neutrali.

È possibile in tal modo contribuire allo smantellamento della Nato e di ogni altra alleanza militare, alla riconfigurazione degli assetti dell’intera regione europea, alla formazione di un mondo multipolare in cui si realizzino le aspirazioni dei popoli alla libertà e alla giustizia sociale.

Proponiamo la creazione di un fronte internazionale NATO EXIT in tutti i paesi europei della Nato, costruendo una rete organizzativa a livello di base capace di sostenere la durissima lotta per conseguire tale obiettivo vitale per il nostro futuro».

 

(il manifesto, 9 aprile 2019)

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