L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.


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Kaleidoscope (1598)

Free Lance International Press

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February 19, 2019

Se i principali terreni di scontro tra Stati Uniti, Cina e Russia sono la supremazia tecnologica e il controllo delle risorse dell'Artico, le questioni mediorientali lasciano intravedere due potenziali sistemi di alleanze, sia pure ancora instabili

 

 

Dopo il collasso dell'Unione sovietica, gli Stati Uniti, unica superpotenza mondiale, hanno imposto un assetto unipolare globalizzato, utilizzando essenzialmente tre strumenti: l'economia di mercato, diffusa tramite organismi come il Fondo monetario internazionale e l'Organizzazione mondiale del commercio; un unico sistema di sicurezza aggressivo-difensivo facente riferimento al Patto atlantico (NATO); infine, un'unica rete di comunicazione e informazione mondiale (internet) controllata e gestita dagli USA, con funzioni di spionaggio e di diffusione del soft power della potenza egemone. A ciò si aggiungeva una “riconfigurazione” dell'Organizzazione delle nazioni unite (ONU), più volte utilizzata per conservare gli equilibri di forza regionali o per indirizzare eventuali cambiamenti in direzione di un'ulteriore consolidamento della supremazia mondiale statunitense, anche mediante il rafforzamento del ruolo geopolitico dei suoi satelliti regionali. All'interno di tale quadro, ad esempio, alla Turchia, paese NATO dal 1952, è stato concesso di espandere la propria influenza culturale e religiosa tra i musulmani dei Balcani, del Caucaso e di parte dell'Asia Centrale, per limitare al massimo la probabilità che la Russia (sul cui territorio abitano circa venti milioni di musulmani) potesse in futuro riemergere come potenza. Un ordine mondiale che nell'ultimo decennio ha mostrato segni di cedimento sia sul piano economico, sia sul piano delle relazioni internazionali, in particolare da quando, nell'ultimo decennio, Russia e Cina insidiano l'egemonia USA.

Con il vertice di Varsavia, Stati Uniti e Israele intendevano quindi creare un fronte compatto che individuasse nell'Iran la principale minaccia alla stabilità del Medio Oriente e che, di conseguenza, fosse disposto a collaborare attivamente con Washington per preservare l'attuale assetto mondiale. Lo stesso paese ospitante, la Polonia (scarsamente interessata, almeno in apparenza, alle questioni mediorientali), è con la Croazia uno dei promotori del progetto Trimarium, intesa economica ma con significative ripercussioni geopolitiche, perché si snoda in una regione compresa tra tre mari di rilevanza strategica, oggetto di contesa tra Stati Uniti, Russia e Germania: il Mar Nero, il Mar Mediterraneo e il Mar Baltico. Negli ultimi anni, alcuni paesi di questa regione, in particolare la Polonia, hanno acconsentito alla linea dell'attuale presidente USA Donald Trump. Basti ricordare che, lo scorso settembre, Varsavia ha dichiarato di essere disposta a sborsare due miliardi di dollari per ospitare una base statunitense sul suo territorio. Una mossa che Mosca non ha gradito, come non ha mai digerito l'espansione NATO nei Balcani. Al vertice di Varsavia sul Medio Oriente, tuttavia, Washington non è riuscita a coinvolgere i paesi membri dell'Unione Europea (UE), che hanno disertato le consultazioni, hanno inviato rappresentanti “di livello inferiore” (come Francia e Germania) o hanno partecipato esclusivamente all'apertura (come la Gran Bretagna). Di fondo, l'UE continua infatti a essere restia alla rottura delle relazioni con l'Iran. Unico successo parziale, peraltro più per Tel Aviv che per Washington, è stato probabilmente il riavvicinamento “ufficiale” tra Israele e alcuni paesi arabi, in particolare le petromonarchie del Golfo.

Già dopo l'esplosione dell'affaire Khashoggi, il giornalista saudita ucciso nel consolato di Riyadh a Istanbul, a esortare Trump a non mettere in dubbio l'alleanza con l'Arabia Saudita del principe ereditario Mohamed bin Salman, furono il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il presidente egiziano Abd al-Fattah al-Sisi, che ne avevano sottolineato il ruolo chiave nella lotta al “terrorismo” (Iran, il movimento palestinese Hamas e altri gruppi che si ispirano all'islam politico dei Fratelli musulmani). Negli ultimi giorni, media arabi del calibro di Al-Jazeera e Al-Quds al-arabi hanno pubblicato diversi articoli sulle relazioni segrete tra Israele e paesi del Golfo, Arabia Saudita ed Emirati arabi uniti in primis, fino al sostegno di Riyadh all'attacco israeliano al Libano. Tuttavia, questo fronte manca di compattezza, anzitutto a causa dell'isolamento diplomatico del Qatar, voluto dall'Arabia Saudita; in secondo luogo, perché non tutti i paesi del Golfo aspirano a normalizzare le loro relazioni con Israele: il viceministro degli esteri Khaled al-Jarallah ha precisato che il Kuwait sarà l'ultimo a intraprendere questa via, dopo una soluzione adeguata della questione palestinese. Quest'ultima costituisce peraltro la linea di divisione simbolica tra due diverse forme di islam politico: quella promossa da Riyadh, di ispirazione wahhabita (secondo la quale la “minaccia” principale è rappresentata dall'Iran), e quella caldeggiata da Ankara, che sostenendo la “causa palestinese” e i Fratelli musulmani si propone come punto di riferimento per tutto l'islam sunnita, inclusi i Rohingya in Myanmar e gli Uiguri turcofoni in Cina.

La Turchia, infatti, è consapevole del proprio ruolo determinante per i due schieramenti del fronte mediorientale, sia per quello di USA-Arabia Saudita-Israele-Egitto, sia per quello (più fragile) di Russia e Iran, con i quali condivide il tavolo dei negoziati sul conflitto siriano. Senza delegati al vertice di Varsavia (al pari di Libano, Palestina e Qatar), il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha incontrato invece i suoi omologhi russo e iraniano (e bielorusso) a Sochi, sul Mar Nero, nel quale Mosca sta cercando di espandere e affermare il proprio controllo. A conclusione del vertice, dal quale è emersa qualche divergenza, Erdoğan ha ribadito che acquisterà il sistema di difesa antimissile russo S-400, malgrado l'offerta “concorrente” di Washington, che ha peraltro precisato che le apparecchiature russe non sono integrabili nel sistema di difesa aerea della NATO. Washington considera infatti con preoccupazione l'eventualità di un'alleanza tra Turchia, Russia e Iran, per ora allontanata dal progetto neo-ottomano di Ankara e dall'intenzione turca di creare manu militari una zona cuscinetto ai suoi confini, nella Siria settentrionale. Nondimeno, sia pure sotto forma di intesa tattica, le relazioni con la Turchia sono fondamentali per l'Iran, su cui Israele, USA e Arabia Saudita aumentano la pressione. Tale senso di accerchiamento, in parte fondato, si è manifestato lo stesso giorno dell'apertura del vertice di Varsavia, quando in un attentato suicida nella provincia del Sistan-Baluchistan (alla frontiera con il Pakistan) sono morti 27 Guardiani della rivoluzione. L'attacco è stato rivendicato dal gruppo fondamentalista sunnita l'Esercito della giustizia, ma le autorità iraniane hanno accusato i paesi della regione che sostengono il terrorismo. Qualche giorno dopo, il ministro degli esteri iraniano Jawad Zarif (che aveva commentato il vertice di Varsavia sottolineando l'attitudine statunitense a commettere sempre gli stessi errori aspettandosi risultati diversi), in un messaggio rivolto alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza, ha accusato esplicitamente Israele di “cercare la guerra” e di aumentare, con gli USA, le occasioni di scontro in Medio Oriente. Un riferimento agli attacchi israeliani, giudicati illegittimi da Tehran, contro obiettivi iraniani in Siria.

Nel corso della stessa conferenza, Tel Aviv ha risposto che è l'Iran a rappresentare un pericolo per il Medio Oriente e per il mondo. Inoltre, la domenica, sono stati costituiti un gruppo di discussione sulla Siria, cui hanno preso parte i rappresentanti di USA, Russia, Turchia, Libano ed Egitto, e uno sulla sicurezza umanitaria. All'interno di quest'ultimo, il premio Nobel per la pace Tawakkul Karman ha criticato l'indifferenza della comunità internazionale per le devastazioni provocate dagli attacchi della coalizione saudita ed emiratina in Yemen, con il pretesto della guerra contro gli Houthi. Il sabato, invece, era stata la volta di al-Sisi, che nel suo discorso ha invitato i paesi europei a controllare le moschee che sorgono sui loro territori, per evitare che prendano piede gruppi estremisti, e a moltiplicare gli sforzi nella lotta contro il terrorismo, che si combatte anche favorendo lo sviluppo economico. “Trenta milioni di egiziani”, ha aggiunto, “sono scesi in strada” per respingere una visione fondamentalista dell'islam che avrebbe potuto causare una guerra civile. Un'allusione al colpo di stato militare che nel 2013 ha rovesciato l'ex presidente egiziano Mohamed Morsi, guida dei Fratelli musulmani. Non meno significative le dichiarazioni di al-Sisi sulla questione palestinese come “fonte di instabilità in Medio Oriente” e sul diritto dei palestinesi di fondare un Stato all'interno dei confini del 1967 e con Gerusalemme Est come capitale: una linea analoga, del resto, a quella portata avanti dal Kuwait al vertice di Varsavia.

Trent'anni dopo la fine del bipolarismo mondiale, la supremazia USA è dunque insidiata in misura crescente. I conflitti che interessano il Medio Oriente, come la crisi venezuelana o i tentativi di Russia e Cina di svincolarsi dal controllo statunitense sulla rete internet mondiale, sono altrettante faglie sulle quali l'attuale assetto mondiale potrebbe crollare, come i suoi predecessori. D'altronde, al pari delle istituzioni che governano uno Stato, ogni assetto mondiale resiste solo finché rappresenta l'equilibrio effettivo tra le forze in campo.

Il ricorso all’Antitrust, alle Associazioni consumistiche, all’Ordine dei medici, alla denuncia presso la Magistratura, alle interrogazioni parlamentari e alle altre azioni di contrasto di varo genere delle lobby contro interessate per contestare la “verità” di un giornalista, non ha diviso ma ha invece compattato quella parte dell’ opinione pubblica sempre più numerosa che lo sostiene. Quale è la ragione?

 

 

La verità controversa – Se il proponimento è riportare la presunzione scientifica del giornalista Panzironi a più miti pretese, stante ai risultati da quest’ ultimo finora ottenuti o è la Ministra ad avere sbagliato atteggiamento o è Panzironi ad avere ragione sul progressivo aggravamento dello stato di salute degli italiani.

L’aspetto più importante della attuale controversia tra lo Stato e il giornalista consiste nell’accertamento della verità, non per una questione di principio ma di fine. Tenendo conto dell’importanza dell’argomento, al momento è del tutto secondario se debba essere l’autorità politica o il privato cittadino ad avere la meglio su questioni come la sanità degli italiani.

 

L’impegno economico - La spesa sanitaria in Italia ha già superato i 150 miliardi di euro all’anno di cui circa tre quarti a carico dello Stato e un quarto, ossia, quasi 40 miliardi di euro a carico delle famiglie.

Anche per questa ragione, ma non solo, la conoscenza della verità riguardante il valore supremo della salute di milioni di cittadini deve prevalere sugli interessi di parte. Qui non si tratta di una partita di calcio o di qualcosa del genere, in cui il tifo determina gli atteggiamenti e le distorsioni anche della verità. Ci sono 60 milioni di italiani sottoposti alla “spada di Damocle”, delle malattie in continua crescita in Italia, che accompagnano la vita di tutti noi, talvolta in forma cronica e invalidante, fino alle estreme conseguenze.

Il giornalista Panzironi accusa la medicina ufficiale di non preoccuparsi della prevenzione né della efficace cura delle malattie, preferendo con la somministrazione dei farmaci sintomatici tamponare gli effetti patologici ma non certo curare le cause. Cosi che quando la cura finisce o non è più efficace, la malattia si ripresenta assumendo molto spesso il prevalente carattere di cronicità.

 

Le malattie iatrogene - È vero che ci sono farmaci per quasi tutte le evenienze, ma è altrettanto vero che per curare una malattia molto spesso se ne generano altre. Ne è riprova che almeno il 10% di tutte le morti comprese quelle della folgorazione o degli incidenti stradali, tanto per dare l’idea della totalità cui ci si riferisce, è determinata dalle cosiddette malattie iatrogene che sono quelle che si contraggono durante le cure mediche o la somministrazione di farmaci.

In considerazione che in Italia le morti per ogni genere di causa, sono statisticamente di 600.000 persone all’anno, solo per le malattie iatrogene muoiono circa 60.000 persone. Una intera città che muore così, quasi per sbaglio.

Ma oltre a questi decessi, quante altre malattie vengono generate dagli stessi farmaci che curando le patologie in atto, ne provocano altre a causa dei cosiddetti “effetti indesiderati”. Meno male che sono indesiderati! Altro che effetto placebo!

 

Il vorticoso incremento delle malattie - Tornando al problema centrale, Panzironi afferma che curare i sintomi come è attuale prassi medica, non significa risolvere la malattia. Egli ritiene che la medicina ufficiale, così come la chiama, non vuol capire che le malattie stanno attualmente subendo un aumento esponenziale rispetto ai decenni passati. E se nulla è cambiato se non l’alimentazione con i prodotti sempre più sofisticati e accattivanti per la dolce delicatezza del sapore, questi sono la vera causa della maggior parte delle patologie comprese quelle più invalidanti.

Anche se ormai una larga parte della pubblica opinione ha compreso che a fronte della pluriennale disputa tra la medicina ufficiale e la innovazione di una dieta povera di zucchero che Panzironi ha introdotto, una decisione seria si impone.

Si tratta di una decisione consapevole e responsabile di fronte all’ intera popolazione degli italiani, che doveva già essere presa da tempo da parte del Ministero della Salute.

 

Il timore del confronto - Di fronte all’ostinazione di questo genere e alle malattie che si moltiplicano, dovrebbe essere compito della stessa Ministra accertare tempestivamente come stanno le cose, assumendosi in prima persona le iniziative più adeguate alla realtà dei fatti.

In caso contrario ove poi Panzironi dimostrasse di aver ragione, l’ostinazione della Ministra della Salute a sorvolare sull’accertamento della verità, non la potrà esimere dalle responsabilità politiche e morali che si assume di fronte all’intero Paese.

Agli italiani non interessa quanto possa guadagnare Panzironi a fronte delle vendite di pillole, o di quanti libri ha venduto sulla dieta o di quanto ha guadagnato, o quanto paga al parrucchiere il taglio dei capelli. Ciò che preme è piuttosto quanto costa alle casse dello Stato o alle risorse delle famiglie, l’assistenza sanitaria in farmaci, in ospedalizzazione, in perdita della attività lavorativa, in invalidità permanente e soprattutto in sofferenza per gli ammalati e le loro famiglie.

Questa è una disputa tra persone che si nascondono dietro un dito per non esporsi di fronte a un giornalista che si assume a viso aperto le proprie responsabilità, verso cui lo Stato sembra temere il confronto.

Ma se solo è la verità che le due parti cercano nell’interesse dei cittadini, allora il timore del confronto avrebbe per la stessa Ministra un altro significato.

L’Arte diventa multiproprietà grazie alla piattaforma ADA e la start up Feral Horses

 

La scultura di papa Ratzinger “ Habemus Hominem” di Jago in mostra a Roma presso Palazzo Doria Pamphilj fino a marzo 2019 nata con un Dremel.

 

 

L’opera è dentro il museo, in piattaforma, in start up e vendibile a futuri clienti. Quanti? Tutti quelli che vogliono comperarla per almeno dieci anni.  Oggi esiste la multiproprietà dell’arte. Come? con l’acquisto semplice di quote azionarie sulla piattaforma art adivisor Ada e la start up Feral Horses. E’ iniziata infatti la compravendita delle opere artistiche alla portata di tutti . Un esempio? La scultura Habemus Hominem , del giovane artista Jago, divisa in 10.000 quote di proprietà del valore di euro 20,50 ciascuno - le quali possono essere vendute sul mercato in qualsiasi momento - in esposizione fino alla fine di marzo nella stanza del trono – impreziosita di quadri - dell’ autorevole Palazzo dei Doria Pamphilij di Via del Corso a Roma.

“Con un Dremel ho creato l’opera Habemus Hominem - dice l’artista trentenne poliedrico Jago di Anagni – l’arte e stupore e coraggio”. L’artista autodidatta , in grado di manipolare il marmo, spiega di non avere un modello particolare a cui tendere, eppure, le sue opere trasudano dell’influenza dei maestri della tradizione tra cui lo scultore napoletano del “il cristo velato” prova ne è la prossima esposizione in America di una sua scultura “il bambino velato”. Al tempo del web Jago non usa lo scalpello per liberare il marmo di un precedente lavoro - rifiutato dal Vaticano - ma uno strumento di precisione: il risultato è suggestivo. Come per Michelangelo la pietra è libera ed emerge una scultura dai rilievi sottili delle vene, dalle rughe affiliate come una garza trattenuta sulla schiena curva, da uno sterno non più vigoroso con le clavicole scarnificate. Tutto sembra vivo in questa opera marmorea. Un Papa umano da dove evapora sofferenza. Non più ieratico e chiuso nel suo ruolo ufficiale ma dal volto in fine umano, un

 
 lo scultore Jago Cardillo

individuo avviluppato si dal dolore, dentro un corpo scarno segnato nel volto dal patimento, con le mani tra loro strette nervosamente, ma autentico. Forse prega? Il Papa è nudo, colto nel momento più tragico della sua vita: le dimissioni da Santo Padre. “Quest’ opera rappresenta il travaglio di un uomo - spiega la storica dell’arte Benedetta Maria Teresa critica d’arte - prigioniero delle vicende” .

 

 

Mostra :

Periodo dal 26 gennaio al 24 marzo 2019

Luogo appartamenti privati palazzo Doria Pamphilij Via del Corso 305 Roma

Apertura da martedì a domenica orario 10.00/19.00

Info 3346633660 This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Biglietto 14,00 euro

January 31, 2019
 
 LAURA CHIATTI e MICHELE RIONDINO

Sulle note delle intramontabili canzoni scritte da Lucio Battisti e Mogol, Matteo (Michele Riondino) e Francesca (Laura Chiatti) scoprono l’amore, si perdono, si ritrovano, si rincorrono, ognuno inseguendo il proprio sogno: lei vuole essere una donna libera, lui vuole diventare un musicista.

 

Francesca gira il mondo per cinque anni, alla ricerca del successo, mentre Matteo rimane nella sua piccola realtà a scrivere canzoni d’amore e a dedicarsi alla sua passione per la musica. Quando Francesca ritorna porta con sé il vento di cambiamento degli anni ‘70, fatto di emancipazione, progresso ed evasione. I due si ritrovano e la storia si sposta nella città eterna, dove entrambi rincorrono desideri, sogni, ambizioni, ma soprattutto il loro amore, che rinasce più forte di prima, ma il lungo cammino seguirà sentieri inaspettati.

Laura Chiatti e Michele Riondino, alle prese per la prima volta con un musical, sono gli splendidi protagonisti di una storia d’amore struggente e universale. Mai prima d’ora le canzoni di Lucio Battisti e Mogol erano state protagoniste sul grande schermo: Un’Avventura, la cui canzone, che ha ispirato il film, è del 1969 e compie quest’anno cinquant’anni, è la prima pellicola in cui sarà possibile ascoltarle.

 

La regia è di Marco Danieli, vincitore del David di Donatello per il miglior regista esordiente con La ragazza del mondo.

Le coreografie del film sono state realizzate da Luca Tommasini, uno degli art director italiani più apprezzati, che ha lavorato con le più grandi star della musica e dello spettacolo.

Nel cast figurano anche Dora Romano, Alex Sparrow, Giulio Beranek e la partecipazione speciale di Diodato. Soggetto e sceneggiatura sono di Isabella Aguilar, autrice di Dieci inverni, The Place e della serie TV Baby.

La consulenza artistica è di Giulio Rapetti, in arte Mogol.

Il film è prodotto da Fabula Pictures, Lucky Red con Rai Cinema.

 

Il Trailer è disponibile su https://www.youtube.com/watch?v=TkLzpBRyypg&feature=youtu.be

 

Nicoletta Chiorri

 

 
 Le spose nel vago di Myriam Pieralisi

E' terminata a Roma la periodica stagione dell'Alta Moda di Gennaio 2019,con la sfilata gotica di un Gattinoni della Middle Age in uno spazio del

 
 Gattinoni e il medio Evo - foto E. De Giorgio

Museo Macro ed anche questa volta la location era indovinata. La collezione aveva come baricentro la volutta' di uno specchio dell'anima, concentrata sui giovani esistenzialisti di oggi vogliosi di un rientro ad un passato piu' rigoroso,flebile ed austero, ma ricco di romanticismo e quasi catarchico,dove le chimere danzano inebriate di elusivita'. I capelli raccolti in reti dorate rendevano queste tenere dame del 300 evanescenti ed irreali, quasi sospese tra cielo e realta'; i colori le vestivano di trasparenze e sfaccettature di tonalita' caldo-oscure che come nuvole le portavano sempre piu' in alto.

Un Gattinoni che con originalita' e con l'incantesimo e' riuscito a creare una tendenza sempre piu' attuale in un working in progress che si basa sulle esigenze delle generazioni piu' teen (teenagers).

 
 Sabrina Persechino

Fra tutti i partecipanti a questo appuntamento della Moda, se ci soffermiamo sull'eleganza di stili e tradizioni,sono rimasta con il fiato sospeso quando a Palazzo Brancaccio mi sono imbattuta nella sfilata del Glamour di Addy Van Den Krommenaker, uno Stilista olandese, tra l'altro anche dedito ad opere umanitarie in Africa, che ha fatto scorrere nello splendore del salone di questa dimora gentilizia, un innumerevole e svariata tipologia di capi uniti da un denominatore comune: il Continente Nero, con la sua natura selvaggia,una terra dorata dal sole ma arida e secca nelle siluette avvolte da rasi translucenti,con la sua sabbia fluttuante nel vento del deserto nelle sete shiffons degli strascichi generosi di questi abiti in ricchi ed organici tessuti superleggeri stampati ad hoc che riprendevano i disegni leopardeschi e tigrati delle belve del luogo o la rara flora della savanna ridisegnata a pennello su alcuni pezzi, ognuno un piccolo capolavoro. Nella roma neoclassica poi ci ritroviamo all'Hotel Parco dei Principi dove piu di uno Stilista ha presentato il proprio lavoro, cominciando da Piero Camello con i gioielli di Loredana Corbo, Amalia Pulcherrima,LelkaLor e Myriam Pieralisi,queste ultime si sono concentrate piu' sulla

 
 I gioielli regalo di Marina Corazziari

Sposa e l'abito da cerimonia sfoderando entrambe una spiccata civetteria nelle scollature e nel see-through dei pizzi e del tulle.

Il geometrico metropolitano, strutturato nell'era moderna, con schemi,intagli e ritagli e giochi ad effetti visivo lo ritrovo nella collezione di

Sabrina Persechino,che nasce come Architetto prima di approdare al fashion Design dove imposta le sue conoscenza sulla materia prima che e' la Donna nell'immaginario collettivo, un manichino da istallare per farlo ammirare. "Souvenir De Paris" e' invece la nuova capsule

 
 By Thaher

collection di Marina Corazziari, che ripropone in chiave regale,confezionando i ricordi dei suoi viaggi nella Citta' piu' Bohemien del mondo, ed incastonandoli con maestria tipicamente italiana tra perle coloratissime e pietre preziose, raffigurando con eccentricita' ed eclettismo i luoghi a lei piu' cari sotto forma di emblemi e stemmi,farfalle e fiori, cigni ed arabeschi sfavillanti.

Tanti tanti nomi, tanti tanti artisti, poiche' di arte si deve parlare, hanno occupato questi spazi espositivi, io ne ho solo citati alcuni.....

 
 Addy Van Den Krommenacker

Di Lady Fiorella Bellagotti.

Contemporanea e pratica la collezione uomo Autunno-inverno 2020 presentata a Parigi in un'atmosfera sensazionale ai piedi della Torre Eiffel. Una passerella esclusiva dove questi capi eleganti e super attuali hanno gestito e capitanato l'uomo del 2020.

La mutevolezza e variabilita' degli stili da indossare a seconda dell'età e delle tendenze avevano un denominatore comune e ci hanno regalato ancora una volta la grandezza intercontinentale di questa Maison. Svariati sono i tessuti e la pelle e' anch'essa indispensabile nel completare questo look metropolitano nel quale prevale il colore nero in tutte le sue sfumature fino ad arrivare all'antracite ed ad un melange con il colore della terra. Si riprende inoltre un tema animalesque nella camicia bluson od addirittura nel lining, mentre gli accessori innumerevoli e perfetti nella loro particolarita' danno un tocco di superiorita' a questa sfilata seria e concreta.

 Frammenti che orbitano qua e là, individuati, carpiti; li commento e condivido con voi.

 

La Riflessione!

Anno nuovo, si ricomincia.

 

Da dove? Passata “la buriana” della diffusione di “numeri” trionfalistici sull’export vinicolo italiano, talmente camuffati che non ci crede più nessuno, si riparte con le manifestazioni delle Anteprime. Come vuole il calendario inizierà l’Anteprima Amarone vendemmia 2015 (Verona 2-3/02), la riscossa dopo l’annata problematica targata 2014. A seguire le “toscane”con Buy Wine (8 e 9 febbraio a Firenze, Fortezza da Basso) dove Buyer provenienti da tutto il mondo incontreranno le oltre 200 aziende selezionate da un Bando Regionale. Il calendario delle Anteprime toscane proseguirà con la PrimAnteprima, quella di dieci Consorzi (9/02), con Chianti Lover’s (10/02), Chianti Classico Collection (11-12/02), Anteprima Vernaccia di San Gimignano (10 e 13/02), Anteprima Vino Nobile di Montepulciano (10 e 14/02) e Benvenuto Brunello (dal 15 al 18/02). Chiuderà il mese di Febbraio l’Anteprima Sagrantino vendemmia 2015. E ricominceremo a parlare di vendemmie a due, tre, quattro e cinque stelle, a macchia di leopardo e così via. Quindi: ne riparleremo! (per date e programmi consultare i siti dei singoli Consorzi)

 

 

Frammento n. 1

Come sono belle le classifiche!

Per essere smentite all’istante o, al massimo, il giorno dopo. “Franciacorta Doc, il vino più venduto nel 2018 in Italia”. A seguire Amarone, Prosecco e Brunello. Indagine fatta in 15 punti vendita Signorvino, certificata da Nomisma come indagine “veritiera”, per poi giustificarsi dicendo che “non vuole essere uno studio statico ed astratto (boh!)”. L’andamento delle vendite di una catena di enoteche durante le Feste Natalizie programmate con sconti particolari. Per poi diffondere i risultati come classifica e tendenza nazionale. Come sono belle le classifiche!

 

       

Frammento n. 2

Vi.Te. si fa grande.

L’associazione Vi.Te. (Vignaioli e Territori), l’eccellenza enologica rappresentata da piccoli produttori che, nell’edizione 2018 del Vinitaly ha raccolto un grandissimo successo, ha sentito il bisogno di un ulteriore passo avanti. Ha firmato un contratto di collaborazione a lungo termine con Veronafiere S.p.A., organizzatrice del Vinitaly, che consentirà un “profondo rinnovamento e un’evoluzione nella promozione del mondo enologico legato alla produzione sostenibile e artigianale”. Il primo risultato dell’accordo? Al prossimo Vinitaly (dal 7 al 10 Aprile) l’Associazione composta da ben 150 vignaioli provenienti da tutta Italia, ma anche da Francia, Slovenia e Austria, si presenterà nel nuovo spazio “Vi.Te.” situato all’interno del neonato padiglione “Organic Hall”.

 

Frammento n. 3

Buy Wine 2019. Arriveranno a Firenze dai 5 continenti

“Secondo una indagine condotta durante e dopo Buy Wine 2018, nell’86% dei casi presi in considerazione, Buy Wine ha rappresentato l’apertura di una trattativa tra buyer e seller. Alla domanda relativa alla professionalità dei buyer incontrati, il 75% dei seller ha risposto di aver riscontrato un elevato livello di competenza. Confrontando i dati delle precedenti edizioni, Buy Wine conferma il successo del format, con percentuali ben oltre l’80% per quel che riguarda le trattative avviate durante la manifestazione e concluse in maniera positiva”. Un successo che porterà, nell’edizione 2019 (Firenze 8 e 9 febbraio), alla possibilità di conoscere dei profili dei possibili interlocutori con largo anticipo e di esprimere preferenze di incontro puntuali sugli operatori più adatti alle rispettive esigenze.

 

 

Frammento n. 4

L’Amarone svela i risultati della vendemmia 2019

Da 2 al 4 febbraio si terrà a Verona, Palazzo della Gran Guardia, Anteprima Amarone ’15 (numero a rappresentare la vendemmia 2015). Si tratta dell'evento di punta del Consorzio Tutela Valpolicella che svela il suo "Grande Rosso" veronese. “Assaggi di Storia ed Eleganza”. Insomma, dopo la problematica vendemmia targata 2014, l’attesa di quella predestinata a raggiungere “le 5 stelle” sussiste, vive in questi giorni, traspare dalle dichiarazioni dei produttori. Sarà una gran bella Anteprima.

 

Frammento n. 5

Chianti Classico Collection 2019. La novità

Il Gallo Nero, ben in mostra nella sua nuova veste disegnata per l’edizione 2019, attenderà i visitatori della rassegna d’eccellenza all’ingresso della Leopolda di Firenze nei giorni 11 e 12 febbraio. Attenderà tutti coloro che vorranno assaggiare i vini alla presenza dei produttori dell’area Chianti Classico. TUTTI. Quest’anno rappresenta la novità. Non solo giornalisti e addetti del settore ma anche i semplici appassionati, i cosiddetti wine lover’s. Per la prima volta la “Collection” aprirà le sue porte anche a quei tanti appassionati che per anni hanno potuto solo sognare un contesto esclusivo e altamente rappresentativo della denominazione quale è la Chianti Classico Collection. A loro è dedicato il pomeriggio del 12 febbraio, quando, dalle 14.30 alle 19.30 potranno accedere, con un biglietto di ingresso a pagamento, per poter degustare una delle più grandi e preziose collezioni enologiche del mondo a disposizione del pubblico. Serve la registrazione attraverso il sito con il rilascio del badge personalizzato. www.chianticlassicocollection.it

 

Frammento n. 6

Anteprima Sagrantino sarà anche Sagrantino nel piatto.

E poi ci sarà, come negli ultimi anni, il “Gran Premio del Sagrantino” riservato ai Sommeliers. Su il sipario di “Anteprima Sagrantino 2015” che si svolgerà a Montefalco (Perugia) dal 18 al 20 febbraio 2019. Tasting, visite in cantina, approfondimenti, iniziative e masterclass per un focus completo su Montefalco, le sue aziende ed i suoi produttori. Quest’anno l’obiettivo che si intende centrare con l'evento vino riguarderà gli abbinamenti gastronomici con il coinvolgimento diretto di chef provenienti da tutta Italia. Dalle ore 10.30 di lunedì 18 febbraio si svolgerà la finale del Concorso nazionale “Sagrantino nel piatto” dedicato agli chef di tutta Italia. Il Concorso ha l’obiettivo di selezionare e premiare il miglior piatto che abbia come ingrediente il Montefalco Sagrantino Docg e che abbia in abbinamento uno dei vini di Montefalco. Per informazioni su programma, aziende partecipanti, regolamenti e concorsi: www.consorziomontefalco.it

 

 

Osservo, scruto, assaggio e…penso. (Urano Cupisti)

Presso l’Azienda vinicola Marini Giuseppe a Pistoia da quindici anni a questa parte si svolge un evento che “sa di antico”, che svela la storia e leggenda di un vino che nasce, vive ed è pronto “dalla prigione del caratello” a scendere e “In te farò cadere la vegetale mia ambrosia, raro seme che il gran Seminatore sparge perché dal nostro amore poesia nasca e verso Dio salga come un prezioso fiore”(Charles Baudelaire, L’Anima del Vino).

Un evento che nel tempo riuniva tutta la famiglia in trepida attesa per “scoprire” se le aspettative del lungo periodo avrebbero trovato conforto, soddisfazione, felicità da trasformare in esultanza: l’Apertura dei Caratelli.

Di solito è il capo-famiglia che, munito di martello e scalpello, rimuove il tappo di cemento del caratello. Oggi, all’azienda Marini, Giuseppe lascia questo “scultoreo” momento al figlio Fabio ormai a tutti gli effetti capo-cantiniere. E l’applauso dei presenti accorsi al “rito della tradizione” ha accolto il “neonato” che ha ringraziato “chi sulla collina in fiamme, sotto il sole cocente ha fatto si che abbia un’anima, e la vita in me scorra” (sempre lui, Charles Baudelaire).

Ho parlato di applausi dei presenti accorsi perché è vero, eravamo in tanti a questo appuntamento, in un sabato di gennaio stiepidito da un sole invernale.

Un vero privilegio poter degustare direttamente all’apertura dei caratelli la produzione, in questo caso, della vendemmia 2015.

 

 

Ma partiamo dalle origini: cos’è il Vin Santo, la storia, il suo territorio,i vitigni, la tradizione.

Il territorio. tre distretti vitivinicoli producono il Vin Santo: Chianti, Chianti Classico e Montepulciano.

I vitigni. Due principalmente quelli usati: Trebbiano toscano e Malvasia bianca. Troviamo anche un po’ di Grechetto.

La tradizione. Le uve vengono appassite in locali appositi, ben areati, di solito ai piani superiori delle “cascine”, chiamati “vinsantaie”. Dopo la pigiatura e fermentazione il vino viene invecchiato in piccole botti (la tradizione vuole di castagno) chiamati “caratelli”, con il tappo cementato, dove l’invecchiamento ha una durata da tre anni a cinque, sette ed oltre.

Storia mista a leggenda. Ancor oggi sull’origine del nome di questo vino le leggende si intrecciano con la storia vera e “certificata” che, nei campanilismi toscani, trovano facile presa e ognuno di loro è sicuro di possedere il sigillo della verità.

Nel senese, da sempre, il nome Vin Santo è legato ad un frate francescano che curava gli appestati proprio con questo vino dalle doti miracolose. A mio avviso ubriacava i poveri malati cercando di alleviare il dolore. Ogni tanto qualcuno guariva per ben altri motivi e da lì Vin Santo, miracoloso..

Nel fiorentino, tanto per rimanere nel campanilismo dei guelfi e ghibellini, il nome è legato al metropolita greco Giovanni Bessarione che, nell’assaggiare il Vin Santo esclamò: "Questo è il vino di Xantos!" un vino passito delle sue parti.

Ma se fosse legato alle tradizioni dei “vini da messa”, come ultime ricerche storiche lo rendono più verosimile?

Una cosa è certa: è il vino delle feste toscane e non solo.

Da Marini Giuseppe le quattro degustazioni di altrettanti caratelli protagonisti dell’evento Vin Santo è si sono susseguite tra sensazioni “miracoliste”, “greche” e “celebrative”.

Caratello 1: legno di castagno con lieviti madre. Profumi di nocciole tostate, caramello, fichi secchi e decise sensazioni minerali. Morbido con freschezza adeguata. Ottimo, voto 88/100

Caratello 2: legno di castagno con lievito madre. Più ambrato del primo e più dolce al palato. Vellutato e ricco. Ottimo, voto 87/100

Caratello 3: legno di rovere senza lieviti madre. Ambrato con tonalità più chiare dei precedenti. Al naso sfilano le note classiche del Vin Santo. Caramello, frutta secca, miele ecc… Al palato dolcezza contenuta e buona freschezza che compensa, caldo con finale lunghissimo. Chapeau! Eccellente, voto 91/100 (per essere un campione, spillato da alcuni minuti è tanta roba)

Caratello 4: legno di castagno senza lievito madre. Si torna all’ambrato intenso. Ricchi sentori di uva passa, miele e datteri. Più dolce dei precedenti tre. Comunque ben controbilanciato dalla componente di freschezza. Ottimo, voto 89/100

Se questi sono i componenti dell’assemblaggio futuro vendemmia 2015, una volta affinati insieme in botte grande e un anno in bottiglia ci consegneranno un Vin Santo che scalerà le vette dell’Eccellenza così come ha fatto, con tanto di riconoscimenti importanti, la vendemmia 2012.

“Provo una grande gioia quando soave piombo nella gola d’un uomo sfibrato dal lavoro: perché il suo caldo petto è per me dolce tomba, meglio che in una fredda cantina là dimoro” (ancora lui, Charles Baudelaire).

E i cantucci toscani si tengano pronti a tuffarsi in tanta grazia e amabilità.

Lunga vita a Vin Santo è, l’evento dell’azienda pistoiese Marini Giuseppe.

 

 

Urano Cupisti

Assaggi eseguiti il 12 gennaio 2019

Marini Giuseppe

Via B.Sestini, 274

Pistoia

Tel: 0573 451162

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www.marinifarm.it

 La stilista Zeynep Kartal ha molti ammiratori famosi infatti ha vestito molte celebrita' tra cui la regina della giungla Georgia Toffolo, Amanda Holden, Lady Gaga, Ceril Cole e Ellie Goulding. Zeynep veste le stelle con stile e crea capolavori che sono indossati in molti eventi importanti. La sua collezione primavera estate 2019 ha riscosso un sensazionale successo al Goldsmith Hall di Londra. Essa era ispirata allo Chelengk, una bellissima decorazione militare incastonata da trecento diamanti dell'impero Ottomano che fu data dal sultano Selin III al vice ammiraglio britannico Horazio Nelson. Lo Chelengk divenne sinonimo di alta moda nel 1700. Una sua replica consistente in 300 diamanti incastonati e' stata la parte più importante nello show, poiche' l'originale e' stato rubato nel 1851 e perso per sempre.

La collezione di Zeynep Kartal era in tono col gioiello, con brillanti sete blu e rosa ed iridescent pezzi in shiffon e comprendeva lunghi abiti, pantaloni, catsuits, abitini corti,giacche opulentemente ricamate che emulano la bellezza del brillante Chelengk ed i suoi 16 raggi. La firma con stile di Zeynep Kartal mostra una confidenza ed una sofisticata linea moderna e siluette molto eleganti. I lavori sono confezionati con sete naturali e pizzi fatti a mano ed organza, usando tecniche di alta moda con ricercata enfasi su tagli puliti. I ricami sono particolari e le applicazioni delicate. I suoi designs sono femminili e molto distinti. Zeynep ha lanciato il suo marchio nel 2013 avendo una lunga esperienza di circa 20 nell'industria della moda. La sua esperienza spazia in varie arie, è stata come il tessuto, designs, produzione e marketing, ma diventano una leader tra gli stilisti internazionali.

www.zeynepkartal.co.uk 

Di Kim Grahame

Dal classico tegamino alle ricette più sofisticate con al centro lui, l’Ovo.

Nel cuore della Firenze cinquecentesca a due passi dal Duomo, da Palazzo Vecchio, di fronte al Museo del Bargello. Arte, cultura e l’uovo. O meglio dire

Tagliolini uova e tartufo

l’Ovo, l’inizio.

Dire che Nu Ovo lovely eggsperience non sia un locale innovativo ce ne vuole. Lo è in tutti i sensi.

Dal momento che entri in questa sala dalle mura duecentesche dove pare, si mormora, si ricorda che Dante Alighieri s’innamorò perdutamente della sua Beatrice, con gli alti soffitti affrescati da Galileo Chini maestro italiano del Liberty, ti colpisce l’arredamento eseguito con il concept di ristorante minimale, quasi caffetteria elegante, non invasiva, che ti pone a proprio agio da subito.

Parte integrante del Grand Hotel Cavour con il suo charme voluto “semplice”, proprio adatto a mangiare du ova.

“Il nu Ovo nasce dal forte legame con la campagna toscana e dalla voglia di portare fin nel centro cittadino l’attenzione per la tradizione, per il cibo

 
 arancino ripieno di carbonara

semplice e genuino”. A dire il vero “tanto semplice” non direi a cominciare dalla ricetta classica du ova al tegamino.

“Uova di altissima qualità, prodotti biologici, pane e focacce fatti in casa con lievito madre e farine integrali, carne chianina, tartufo ed olio extravergine di oliva di provenienza toscana. Alla base di nu Ovo c’è l’idea di rivisitare e interpretare la cucina a base di uovo per esplorare tutte le sue potenzialità e valorizzare pienamente questo patrimonio gastronomico”.

A parlare e spiegare tanta bontà in mezzo ad altrettanta bellezza una amica collega, Roberta Perna, che è stata la promotrice di questo mezzodì con ova.

bocconcini d'uovo

L’uovo, la sua filosofia. È nato prima l’uovo della gallina? La domanda che, come risposta conclusiva e risolutiva, non ha mai trovato quella esaudita. L’uovo, dalla forma perfetta, dal fascino misterioso e nascosto che ha fatto impazzire i coetanei di Cristoforo Colombo con quel giochetto primordiale di tenerlo in equilibrio su di un piano. L’uovo dalla filosofia semplice; descrizione di “un modo incredibilmente banale di risolvere un problema che sembra senza soluzione”.

Seduto al centro del locale, con il mio personale cicerone Roberta, alla scoperta delle prelibatezze a base di ova.

Dai bocconi, serie di delizie tra le quali una cocotte mignon contenente una delizia dai forti profumi aromatici. Senza non ricordare l’arancino che nasconde una pasta alla carbonara perfetta.

Dalla ribollita con il tuorlo fritto, ai tagliolini 30 con uovo e tartufo.

Infine non potevano mancare du Ova di Parisi, in camicia cotte a 62° adagiate su letto di cime di rape, aglio, peperoncino e spolverata di bottarga,

La scritta che campeggia nel locale, lovely eggsperience, che all’istante ho tradotto “esperienza uova deliziose”, ha risposto appieno alla mia personale esperienza di degustare uova deliziose. È stato il ritornare bambino, il forte sapore di tradizione.

Urano Cupisti

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