
L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni. |
This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
Marcorè ritorna a Roma stavolta al Teatro Brancaccio con lo spettacolo “Quello che non ho” titolo anche di una canzone di Fabrizio De André.
Forte del successo delle 4 repliche, arriva all’ultima serata, che si conclude con un tutto esaurito.
Sarà per la bravura dell’eclettico Neri Marcorè, che utilizza una sorta di teatro-canzone tanto cara a Gaber (brani musicali intervallati da monologhi), sarà per i testi dei due più grandi poeti italiani contemporanei, le canzoni di Fabrizio De André e le visioni, quasi profetiche, di Pier Paolo Pasolini, che lo spettacolo prova a costruire uno spaccato e dà una visione tutta personale della società attuale; dove si denunciano con ironia e sarcasmo lo sfruttamento dell’uomo e dell’ ambiente, di guerre e di illegalità tra passato che non torna è il futuro che non arriva.
Quello che l’attore marchigiano porta in scena con cortese indignazione rasenta una comicità grottesca, bizzarra e surreale.
Racconta storie emblematiche, parabole del presente, storie di esclusione e di ribellione, di conflitti e di razzismo.
Storie in cui si favoleggia di un’enorme isola di rifiuti di plastica chiamata “il sesto continente” che galleggia al largo delle Hawaii; di evoluti roditori che sono diventati i nuovi capi del mondo; di guerre civili causate dal coltan, minerale che si estrae dalle miniere del Congo, indispensabile per il funzionamento dei nostri telefonini; di economia in “decrescita felice” che propone la pizza da un euro, una normale margherita, grande però come un euro.
Di consumismo occidentale e dell’autodistruzione dell’ uomo; nel 2014 per la prima volta nella storia sono morte più persone per eccessi alimentari che per mancanza di cibo, sostenendo che lo zucchero è più letale della polvere da sparo ( L'eccesso di cibo uccide più delle guerre)
E ancora Marcorè racconta : “Tra meno di 20 anni il peso complessivo dei rifiuti non degradabili depositato negli oceani sarà pari a quello dei pesci”.
Di Pasolini i brani sono tratti dal film/documentario ”La rabbia” e brevi brani da "gli Scritti Corsari".
Dal repertorio di De André si ascoltano le canzoni in gran parte tratte dal concept album “Le Nuvole” ma anche “Se ti tagliassero a pezzetti” “Una storia sbagliata” dedicata a Pasolini, “Khorakahanè” “ Smisurata Preghiera” “Dolcenera”, “Volta la Carta”,“Canzone per l’estate”, in scena Marcorè è accompagnato da tre bravi cantanti/chitarristi, Pietro Guerracino,Vieri Sturlini e Giua, quest’ultima ha alle spalle diverse collaborazioni (Riccardo Tesi, Adriana Calcanhotto, Pippo Pollina, Fausto Mesolella, per citarne alcuni) ed anche una apparizione anni fa al festival di Sanremo.
Insomma lo spettacolo “Quello che non ho” cerca di costruire, sotto forma di recital sostenuto dalla guida di De André e Pasolini, una visione personale dei tempi che viviamo.
Un consiglio spassionato se vi capita di incrociare questo evento, nella vostra città non indugiate, non perdetelo, ne uscirete indignati perché ci sbatte in faccia i mali del mondo riguardo inquinamento, razzismo, scandali bancari, sfruttamento minorile, cattiva politica e contestualmente non da soluzioni, però ci fa riflettere e ci obbliga ad essere migliori e ad ogni spettatore chiede di prendere coscienza e seppur nel proprio piccolo, di attuare un deciso e personale rimedio per un futuro migliore.
Le farine incominciano ad invecchiare dall’8° giorno, al 15° sono devitalizzate.
Le farine raffinate sottraggono risorse vitali all’organismo: ai nervi, muscoli, ossa, cuore, sangue, cervello e sembra predispongano al cancro.
La raffinazione porta via gli acidi grassi essenziali, vitamine, minerali, fibra, antiossidanti: la perdita è dell’ 80% di magnesio; il 70% di potassio, ferro e fosforo; 60% di rame; 40% di cromo.
La farina bianca contiene un quarto delle vitamine, la carenza di queste porta al beri- beri.
L’indice glicemico del pane bianco è 90, l’indice glicemico dell’arancia è 50.
Se il 60% delle calorie introdotte viene dai carboidrati aumenta il rischio di mortalità.
Nel 1828 il fisiologo francese E. Magendie dimostrò che i cani tenuti a dieta con pane bianco e acqua morivano dopo 50 giorni, mentre quelli nutriti con pane nero ed acqua crescevano ottimamente.
Tutti i cereali sono poveri di due aminoacidi importanti: cistina e lisina e sono pressocchè privi di iodio, sodio, calcio, zolfo e vitamine ABC. La mancanza di iodio genera idiozia.
Le fibre vegetali dei cereali integrali sono quelle più contaminate da pericolosissimi fungicidi che agiscono sui mitocondri che come si sa sono sempre implicati nei tumori.
![]() |
Collezione R. Goni |
Parafrasando le parole che Fabrizio De André dedica a Marinella, “tutte le più belle cose durano un solo giorno come le rose”… si comprende perché è durata un solo giorno la splendida mostra allestita sabato scorso a Lemignano di Collecchio da Romano Goni. Un troppo breve, ma intenso, incontro ad alto livello tra Storia Arte e Stile che il titolare del bottonificio Miban ha sapientemente e amorevolmente allestito per presentare le ultime, favolose acquisizioni che ora arricchiscono ancora di più la sua incredibile collezione di antichi bottoni.
Recenti e illustri ospiti i preziosissimi “Shibayama” bottoni/gancio provenienti dall’antico Giappone, in avorio scolpito a mano e intarsiato con madreperla e pietre preziose.
“Chiudevano i kimono da cerimonia dei samurai – spiega Goni - e oggi non esistono al mondo altri esemplari oltre a quelli della mia collezione. “
Una passione travolgente quella di Romano Goni. Titolare di Miban, storica azienda di Parma produttrice di bottoni ed accessori di moda, fondata nel 1955, Miban è conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo. Ma non solo per la produzione che esce dallo stabilimento di Lemignano di Collecchio (bottoni ed accessori che vanno ad ornare gli abiti di grandi firme della moda internazionale) ma - soprattutto tra gli appassionati di Storia del Costume - per la preziosa collezione, che certamente non ha eguali al mondo, messa assieme da Romano Goni.
Quella per i bottoni è una grande passione che <consuma> da sempre il titolare della Miban, grazie alla quale oggi si ritrova proprietario di una realtà straordinaria. La rarità degli innumerevoli pezzi, sapientemente catalogati, che raccontano la Storia – e non solo quella del Costume – attraversando il Tempo e lo Spazio mediati dal lavoro sapiente di antichi artigiani/artisti. Piccoli/grandi capolavori, di incredibile bellezza : bottoni etruschi e celtici, precolombiani, greci, fibule romane (ganci in ferro scolpito con i quali i soldati romani chiudevano i mantelli nel primo secolo d.C.), intere collezioni di bottoni-gioiello appartenute a nobili famiglie europee dal quindicesimo al diciottesimo secolo. Di particolare bellezza il bottone-mosaico in oro e smalto che ritrae la Duchessa di Parma.
Sono oltre 100.000 i pezzi catalogati – altri ancora da registrare – raccolti nelle più diverse aree della Terra, scoperti e acquisiti da Goni con pazienza certosina : dal bottone del mantello che Carlo Magno indossò per la sua incoronazione, a quelli che Pablo Picasso disegnò apposta per Coco Chanel, al pezzo unico che Benvenuto Cellini cesellò per papa Clemente VII. Si percorrono secoli di Storia, cavalcando il Tempo, ammirando i bottoni che gli zar commissionarono a Fabergé per i loro abiti di gala, quelli che ornarono gli abiti più importanti dei Savoia, dei Medici, di Napoleone e di Maria Luisa d’Austria, le antiche divise degli ufficiali : del Regio Esercito italiano, degli ussari, dei britannici, dei francesi. E i fortunati visitatori della mostra-lampo allestita a Lemignano, hanno potuto riempirsi gli occhi dei meravigliosi micro-mosaici, degli smalti, dei vetri di Murano, delle composizioni in porcellana di Tornai con i quali antichi artisti dettero vita a questi preziosi oggetti. Poi, continuando un fantastico viaggio attraverso lo spazio, ecco i bottoni tondi dei copricapo dei Mandarini e che, secondo il materiale in cui erano fatti, – oro argento, metallo – ne stabilivano la potenza gerarchica. Bottoni, gemelli, ganci : una raccolta infinita dal valore inestimabile, il lavoro straordinario di antichi cesellatori, miniaturisti, bulinatori, coniatori che, nel tempo, hanno dato “vita” a una incredibile quantità di capolavori. E, come ci ha spiegato Romano Goni, le opere più affascinanti sono state create prima dell’avvento dell’energia elettrica, perciò con trapani e frese azionate a mano.
Un vero patrimonio culturale. La collezione di Romano Goni meriterebbe una sede permanente e prestigiosa, soprattutto per permettere ad una larga fascia di pubblico di usufruirne oltre che sotto il profilo conoscitivo anche per un piacere didattico e culturale.
Secondo un nuovo studio pubblicato nella Public Library of Science (PLOS) peer reviewed (1) ci sono prove sufficienti che i frammenti di DNA derivati dal cibo, trasportino geni completi che possono entrare nel sistema di circolazione umano attraverso un meccanismo sconosciuto. Mi chiedo se gli scienziati di queste società biotech si siano resi conto di ciò. In uno dei campioni di sangue la concentrazione relativa del DNA della pianta è superiore al DNA umano. Lo studio si è basato sull’analisi di oltre 1000 campioni umani provenienti da quattro ricerche indipendenti, e conferma ciò che molti sospettano da anni.
PLOS è un diario scientifico di libero accesso, rispettato all’unisono, sulla ricerca primaria nell’ambito della scienza e medicina.
Quando si tratta di colture e alimenti geneticamente modificati, non abbiamo davvero idea di quali saranno gli effetti a lungo termine sulla popolazione..
La vendita di alimenti geneticamente modificati è iniziata solo venti anni fa, nel 1994.
Non è possibile che le autorità sanitarie possano testare tutte le combinazioni possibili su una popolazione abbastanza numerosa, per un periodo di tempo sufficientemente lungo da poter dire con certezza che gli OGM siano innocui.
Pertanto, andrebbe applicato il principio di precauzione, vietando tutti gli alimenti che contengono OGM.
Il genetista David Suzuki ha recentemente espresso la sua preoccupazione, affermando che gli esseri umani fanno parte di un “massiccio esperimento genetico” nel corso di molti anni, poiché migliaia di persone continuano a consumare OGM. I progressi dello studio sul genoma negli ultimi anni, hanno rivelato che gli organismi possono condividere i loro geni. Prima, invece, si pensava che i geni fossero condivisi solo tra i singoli membri di una specie attraverso la riproduzione.
I genetisti di solito seguivano l’ereditarietà dei geni in quello che viene definito come sviluppo “verticale”, ad esempio allevare un maschio e una femmina, seguire la loro prole e continuare lungo la discendenza.
Oggi gli scienziati riconoscono che i geni sono condivisi non solo tra i singoli membri di una specie, ma anche tra membri di specie diverse.
Il nostro flusso sanguigno è considerato un ambiente ben separato dal mondo esterno e dal tratto digestivo. Secondo il paradigma standard, grandi macromolecole consumate con il cibo non possono passare direttamente al sistema circolatorio, in quanto si pensa che durante la digestione le proteine e il DNA siano degradati in piccoli costituenti, amminoacidi e acidi nucleici, e quindi assorbiti da un complesso processo attivo e distribuiti a varie parti del corpo attraverso il sistema di circolazione.
Invece, sulla base dell’analisi di oltre 1000 campioni umani provenienti da quattro studi indipendenti, riportiamo prove che frammenti di DNA derivati dal cibo, abbastanza grandi da trasportare geni completi, possono evitare la degradazione e, attraverso un meccanismo sconosciuto, entrare nel sistema di circolazione umano.
In uno dei campioni di sangue analizzati la concentrazione relativa del DNA della pianta è superiore al DNA umano. La concentrazione del DNA vegetale mostra una distribuzione lungamente normale, sorprendentemente precisa nei campioni di plasma, mentre il campione di controllo non plasmatico è risultato privo di DNA vegetale.
Ovviamente non è come un essere umano che si accoppia con una mela, una banana o una pianta di carota e scambia i geni. Ciò che hanno fatto le società biotecnologiche e biogenetiche come la Monsanto, è che hanno permesso il trasferimento di geni da una specie all’altra senza alcun riguardo per le limitazioni o i vincoli biologici.
Il problema è che tutto ciò ci si basa su una scienza pessima e corrotta, per non dire altro.
Le condizioni e le “regole” biologiche che si applicano al trasferimento genetico verticale (da genitori a figli), almeno quelle di cui siamo a conoscenza, non si applicano necessariamente al trasferimento genetico orizzontale (tra specie diverse). La scienza biotecnologica, invece, si basa ancora sul presupposto che i principi che regolano l’ereditarietà dei geni, siano gli stessi quando spostiamo i geni orizzontalmente così come come sono, o quando vengono mossi verticalmente.
Tutto ciò dimostra che gli OGM dovrebbero essere sottoposti a molte più sperimentazioni e ricerche molto rigorose, prima di continuare a consumarli.
Come possono le nostre autorità sanitarie governative approvare questi organismi transgenici come sicuri?
Lo hanno detto le Multinazionali e ci siamo semplicemente fidati, senza metterlo in discussione.
Sembra che siamo una razza molto credulona, ma le cose stanno cambiando e molte persone cominciano a mettere in discussione il mondo che li circonda.
Una piccola mutazione in un essere umano può determinare così tanto, il punto è quando muovi un gene, un gene, un piccolo gene da un organismo in uno diverso, che cambi completamente il suo contesto. Non c’è modo di prevedere come si comporterà e quale sarà il risultato. Pensiamo di progettare queste forme di vita, ma è come prendere una orchestra preparata per suonare una sinfonia di Beethoven, e poi prendere dei tamburi qua e la,e farli suonare insieme, e si pensa che suonino musica. Ciò che uscirà sarà qualcosa di molto molto diverso.
"La propaganda che dietro agli OGM indica una buona intenzione, ma il fatto è che è guidata dalle corporation e quindi dai soldi”, afferma David Suzuki. "Personalmente credo che le intenzioni vadano al di là del denaro, vedi transumanesimo ed eugenetica", ma questa è un’altra storia.
Dalle ricerche condotte risulta anche abbastanza chiaro che il DNA dal cibo finisce nei tessuti animali e nei prodotti a base di latte che le persone mangiano.
Studi dimostrano che quando gli esseri umani o gli animali digeriscono cibi geneticamente modificati, i geni creati artificialmente trasferiscono e alterano il carattere dei batteri benefici nell’intestino. I ricercatori riferiscono che i microbi trovati nel piccolo intestino di persone con ilestomia sono in grado di acquisire e ospitare sequenze di DNA da piante OGM. Le colture geneticamente modificate si sono infiltrate nei mangimi dal 1996 e gli studi hanno collegato l’alimentazione degli animali OGM a una grave infiammazione dello stomaco e all’utero allargato nei suini.
È anche importante notare che il trasferimento genetico tra colture agricole geneticamente modificate e specie autoctone circostanti ha dato origine a specie altamente resistenti dette super erbacce. Secondo l’organizzazione mondiale della sanità, il trasferimento genetico e il movimento di geni da piante geneticamente modificate, in colture convenzionali o specie affini, potrebbero avere un effetto sulla sicurezza alimentare e sulla sicurezza umana. “Questo rischio è reale, come è stato dimostrato quando tracce di un tipo di mais, che sono state approvate solo per l’uso nei mangimi, sono apparse nei prodotti a base di mais per il consumo umano negli Stati Uniti.”
La verità è che gli ingegneri genetici non hanno mai preso in considerazione la realtà del trasferimento genico, nel momento in cui producono queste "cose" e le
introducono nell’ambiente. Di conseguenza, stiamo iniziando subire le conseguenze dei geni che sono stati progettati, in particolare come si diffondono e alterano altri organismi in vari ambienti.
Watrud et al (2004) hanno scoperto che il transgene di resistenza agli erbicidi, si diffondeva attraverso il polline in un’area fino a 21 km oltre il perimetro dell’area di controllo, e aveva impollinato enormi distese di colture. Prima di quell’anno, i governi avevano concluso che era improbabile il trasferimento di DNA da colture OGM agli alimenti.
Ora possiamo vedere che hanno torto e che con tutta probabilità ne erano a conoscenza.
Indipendentemente dal fatto che il DNA di alimenti geneticamente modificati possa essere trasferito all’uomo e agli animali, oggi si sa ancora molto poco e ciò che è noto non sembra per niente confortante. Ed esistono studi che collegano OGM e pesticidi a vari disturbi cronico degenerativi.
Bisogna fermare la produzione di OGM fino a quando non sapremo definitivamente che sono sicuri per il consumo umano.
E' necessari applicare il Principio di Precauzione, altrimenti le multinazionali rischieranno cause per danni sanitari e ambientali, molto pesanti.
Non è un mistero il motivo per cui la maggior parte dei paesi in tutto il mondo ha completamente vietato gli OGM.
Riferimenti:
(1) Complete Genes May Pass from Food to Human Blood
(2) Assessing the survival of transgenic plant DNA in the human gastrointestinal tract
(3) Frequently asked questions on genetically modified foods
(4) GM material in animal feed
Fonte: koenig2099.wordpress.com
Al direttore del Centro Russo di Scienza e Cultura a Roma, Oleg Ossipov, chiediamo quanto sia importante per il suo Paese questo centro culturale nato nel cuore di Roma e se il governo di Mosca creda opportuno incrementare il ponte culturale tra Italia e Russia.
https://www.youtube.com/watch?v=NyEHZTWMdhc&feature=youtu.be
Vediamo tante manifestazioni culturali di gran livello nel vostro centro, qualche mese fa' si e' esibita anche la banda dei carabinieri…
https://www.youtube.com/watch?v=PdnKqlfh0_w&feature=youtu.be
Quali i progetti per il futuro? Lo scambio interculturale tra Italia e Russia va sempre piu' aumentando...ospitate artisti italiani nel vostro centro?
https://www.youtube.com/watch?v=HnCcGLxDDxA&feature=youtu.be
Vediamo che organizzate anche corsi di lingua russa, la vostra iniziativa ha un bun riscontro di utenza?
https://www.youtube.com/watch?v=7fHNJ7W1I68&feature=youtu.be
Il 18 marzo le Forze Armate Turche (TSK) della Repubblica di Turchia insieme alle forze armate dell’Esercito Libero Siriano (FSA) sono entrate nel centro di Afrin in Siria.
Dopo circa due mesi di scontri con i membri dell’Unità di Protezione Popolare (YPG-J) il governo al potere in Turchia ha ottenuto ciò che voleva. L’obiettivo dell’operazione era quello di “liberare la città dai terroristi”, anche perché le forze YPG e YPJ e la loro espressione partitica PYD sono state definite da parte del governo AKP (Partito dello Sviluppo e della Giustizia) come delle “organizzazioni terroristiche”.
In realtà non è stato soltanto il partito al governo da più di 15 anni ad adottare una definizione del genere. L’operazione è stata difesa da una buona parte della cittadinanza, oppure è stato fatto di tutto perché fosse così.
In questa seconda parte del mio approfondimento parlerò dei mezzi e dei metodi utilizzati dal governo per giustificare questa operazione. In primis i media, ma non soltanto, si sono messi a disposizione del governo. Insieme analizzeremo come la scuola pubblica, lo sport ed il mondo degli artisti sono stati utilizzati per creare un’opinione pubblica a favore della guerra.
Neanche un mese dopo l’inizio dell’intervento militare, un gruppo di artisti ha deciso di andare nella città di Hatay, al confine siriano, per dimostrare solidarietà ai soldati. Yavuz Bingöl, Tamer Karadağlı, Erhan Yazıcıoğlu, Erhan Güleryüz, Mustafa Ceceli e Zuhal Yalçın sono i primi nomi che saltano all’occhio. Il titolo dell’iniziativa era “Gli artisti insieme ai soldati”. Alla conferenza stampa, il 15 febbraio, era presente anche il vice presidente generale dell’AKP, Harun Karacan. Dopo l’incontro con la stampa i partecipanti sono andati in una caserma militare per incontrare i soldati e farsi delle fotografie. Tra i promotori dell’iniziativa c’era anche il cantante Erhan Güleryüz, l’ex solista del gruppo musicale Ayna. Güleryüz ha detto nel suo intervento: “Siamo qui per dire ai nostri soldati che gli 80 milioni di cittadini sono con loro”.
Pochi giorni dopo, il 23 febbraio, con un’iniziativa lanciata su internet da una serie di artisti, sono stati mandati numerosi messaggi di solidarietà ai soldati in missione. Mentre il famoso cantante di musica arabesca, Ibrahim Tatlises, definiva i soldati come degli “eroi”, la famosa attrice Hulya Koçyigit scriveva così: “ogni giorno prego perché i soldati ritornino sani e salvi a casa” e la famosa cantante Sibel Can scriveva queste parole per mostrare il suo sostegno: “Allah aiuti i nostri soldati”.
Forse il peggio è arrivato quando l’operazione si è conclusa. Il primo aprile un gruppo di artisti, insieme al Capo dello Stato Maggiore e al Presidente della Repubblica, si sono trovati in una caserma militare nella città di Hatay. Il cantante Ahmet Şafak ha descritto così il motivo della sua presenza in quel luogo: “Siamo qui accanto ai nostri figli. Abbiamo dimostrato che teniamo all’unità del nostro Stato e riteniamo che sia implacabile l’unità della nostra nazione turca”. Questa iniziativa è stata criticata duramente dai partiti all’opposizione (CHP e HDP) soprattutto per via delle canzoni patriottiche cantate dai cantanti con l’ausilio degli strumenti musicali in caserma. Il leader del Partito Popolare e Repubblicano, Kemal Kiliçdaroglu, ha trovato scorretto questo gesto allegro fatto in un contesto di morte. All’incontro erano presenti anche alcuni sportivi.
Con questi gesti “simbolici” il mondo artistico ha contribuito alla costruzione dell’immagine dell’operazione come se fosse una guerra d’indipendenza.
Il secondo campo, a livello nazionale e popolare, in cui si è cercato di legittimare e normalizzare la guerra, è stato il mondo dello sport.
Il primo marzo un gruppo di sportivi, insieme a un gruppo di artisti e numerosi parlamentari e dirigenti locali dell’AKP, sono andati nella città di Kilis per incontrare i soldati. Il 7 febbraio la società sportiva Aski Spor insieme ad alcuni atleti olimpici, ha lanciato un video messaggio in cui venivano pronunciate queste parole: “Sono nostre queste terre che abbiamo conquistato lottando nel 1071. E’ nostra questa patria”. Pochi giorni dopo l’inizio dell’operazione militare sono arrivate le prime notizie sulla morte dei soldati. Così la Federazione Turca Calcio (TFF) ha deciso di dedicare un minuto di silenzio prima di ogni partita “per commemorare i nostri martiri”. Ovviamente nelle tribune non mancava lo storico slogan patriottico “I martiri non muoiono, la patria non si spacca”. Nelle tribune non c’erano soltanto queste frasi ma c’erano anche dei momenti di grande coreografia. Prima della partita di calcio tra Konyaspor e Galatasaray, i tifosi della squadra anatolica hanno occupato una sezione intera scrivendo “Afrin” ed hanno alzato dei cartelli con scritto “Turchia”; in sottofondo non mancava un inno militare ottomano.
Il 15 marzo, alla luce dell’anniversario della vittoria militare dei Dardanelli del 1915, nelle tribune dello stadio appartenente alla squadra calcistica di Istanbul Basaksehir, si è vista sorgere la mappa rossa della Turchia con la bandiera disegnata sopra, i soldati con le divise dell’epoca ed in un angolo un soldato moderno che alzava la bandiera turca. Al centro di questo poster gigantesco c’erano alcuni giocatori della squadra che facevano il saluto militare. Sotto invece si leggeva questa frase: “Anche oggi, come il 18 marzo 1915, vinceranno i credenti, non quelli che sono in maggior numero”.
Ormai si parlava dell’operazione “Ramoscello d’ulivo” come di un intervento totalmente corretto e legittimo. Nei messaggi dei membri del governo, degli artisti e del mondo sportivo si leggevano soltanto parole nazionaliste e patriottiche. Si parlava di “conquistare” un territorio che per alcuni, in realtà, “era già nostro”. Non c’era spazio per avere dubbi sulla legittimità della guerra. Per chi avesse avuto qualche dubbio, invece, erano aperte le porte dei centri di detenzione. Di questo parlerò nel prossimo pezzo.
Come già detto, anche il mondo della musica ha sostenuto questa operazione militare. Il gruppo rap Geeflow ha lanciato il suo video su internet a favore dell’operazione. Il 24 febbraio è uscito il pezzo col titolo “Ramoscello d’ulivo”. Alcuni versi della canzone recitano: “Se ci sacrifichiamo, possiamo accedere al paradiso, se versiamo il nostro sangue, la patria diventa nostra”. Nel video ovviamente non mancano le immagini dei soldati e degli scontri, anche se non in modo netto e chiaro. Anche il rapper Yunus Akpunar si è dedicato a questa missione ed ha usato anche lui il nome dell’operazione come titolo del suo pezzo. In questo caso si vede il cantante allacciare i suoi anfibi e portare una casacca militare mentre canta la canzone. Alcuni versi del pezzo dicono: “Ci sono diversi terroristi nascosti tra di noi, facciamoci attenzione. Ci sono tanti traditori che vorrebbero dividere il nostro paese. Facciamoci attenzione e non dimentichiamoci dei nostri antenati”. In alcune immagini del video si vede il cantante sventolare la bandiera turca con una mano mentre con l’altra tiene una pistola grigia.
Un altro pezzo musicale invece è di Idris Altuner. Stavolta si tratta di un lavoro diverso. Mentre i pezzi rap sono tanti, Altuner decide di fare un pezzo tradizionale utilizzando gli strumenti e le melodie dell’orchestra militare ottomana, Mehter. Si tratta di un video professionale di alta qualità. Il cantante è vestito con dei costumi antichi e tradizionali. Durante il video si vedono i musicisti dell’orchestra Mehter. Nel pezzo in cui si vede il cantante andare su un cavallo in Cappadocia, Altuner pronuncia queste parole: “La vittoria si espanda da Afrin a Mimbic, tremino le montagne con il rumore degli anfibi del Turco”.
Forse la parte più aggressiva, per via dei suoi protagonisti, di tutta questa campagna di propaganda della guerra è quella del mondo della scuola.
Il 4 marzo, nella città di Bursa, gli studenti del Liceo Gursu Yildiz, si sono riuniti nel cortile della scuola per scrivere con i loro corpi la parola “Afrin” mentre li riprendeva un drone. Come sottofondo del video c’è una canzone militare ottomana. Nella città di Karabuk, sulla costa del Mar Nero occidentale, presso il Liceo Cumhuriyet un gruppo di studenti è sceso nel cortile per fare un’azione simile. Nel loro caso il lavoro svolto era più sofisticato. Mentre alcuni studenti scrivevano, con i loro corpi, “Ramoscello d’ulivo”, altri sventolavano una grande bandiera turca ed un altro gruppo con vestiti militari leggeva “il giuramento del commando”. Ovviamente anche in questo caso tutto è stato ripreso da un drone e nel video si sente una canzone militare ottomana.
In altri casi invece, oltre alla coreografia all’aperto, sono state fatte delle preghiere collettive di solidarietà con i soldati in missione. Proprio come nel caso della Scuola Femminile per gli Imam della città di Manisa, vicina alla costa dell’Egeo, dove 130 studentesse prima hanno scritto “Ramoscello d’ulivo” con i loro corpi, poi sotto la direzione del preside hanno letto delle preghiere.
Un altro caso di preghiera collettiva invece è stato fatto nella scuola elementare di Birikim Okullari di Istanbul. Stavolta la rappresentazione si è svolta all’interno, su un palco. Un gruppo di bambini che hanno, molto probabilmente, meno di 10 anni, si sono uniti con i palmi rivolti verso il cielo. Al centro un bambino prega per il bene della nazione e dei soldati ad Afrin e in sottofondo si sentono gli altri dire “Amen” in modo collettivo. Il video realizzato con gli studenti delle elementari si conclude con un pezzo ripreso all’aperto in cui si vedono decine di bambini sventolare una grande bandiera turca gridando: “I martiri non muoiono, la patria non si spacca”.
L’operazione militare “Ramoscello d’ulivo” è stata un elemento di grande dimostrazione di potere del governo ed è stata utilizzata anche per rafforzare i sentimenti nazionalistici già presenti nel tessuto sociale e storico del Paese. In realtà il governo AKP non ha fatto nulla di nuovo. In Turchia il terreno è molto fertile per le politiche nazionaliste e religiose, la sua storia è piena di periodi del genere. Il sentimento/l’orgoglio nazionalista ha radici molto profonde nella storia dei cittadini ed è il frutto di una serie di politiche nel mondo dell’istruzione, dell’arte, dello sport e non solo.
Dove non è stato possibile ottenere il sostegno popolare a favore dell’operazione militare, il governo, insieme al sistema giudiziario e alle forze dell’ordine, ha attivato il meccanismo della repressione e della censura. Questo sarà il tema del prossimo pezzo di questa serie.
da l"Avanti"
“Come una piccola isola, tra il Rodano e l’altopiano Vecors, si trova la denominazione Clairette de Die. Qui si producono vini fino dai tempi dell’Impero Romano. In particolare spumanti sia con metodo rifermentazione in bottiglia (champenoise e/o classico) sia quello del tutto particolare chiamato méthode dioise”.
Leggere, studiare e apprendere da testi come L’Universo del Vino di Catarina Hiort af Ornäs, scritto in modo molto didascalico, è stato motivo, per il sottoscritto, di interesse, curiosità, approfondimento. Tutto mosso dall’innato desiderio di sapere, conoscere.
Di recente, avendo programmato un tour nella Côte du Rhône, come non includere la “deviazione” verso Die e la sua Clairette. Era giunto il momento di soddisfare il desiderio di sapere e conoscere mosso dalle letture di Catarina Hiort af Ornäs.
“A differenza della maggior parte degli spumanti questo si fermenta solo una volta; il che lo rende particolare, unico”
Risalire la Drôme fino alla città di Crest. Iniziare a percorrere la strada del vino verso l’altipiano di Vecors ai piedi delle Alpi. Questo il percorso per raggiungere Die tra filari di “bianchi” Aligoté, Muscat à petit grains, Clairette e “neri” Syrah, Gamay e Pinot Noir.
Tappa d’obbligo nel centro di questa cittadina con poco meno di 5.000 abitanti è stata la Cave de Jaillance, un consorzio di aziende della valle che rappresentano più di 1.000 ettari di vigneti.
Il motivo? Conoscere, in un circuito guidato, i colori di un tempo, da Plinio il Vecchio ai giorni d’oggi e scoprire, con immagini e racconti, la Clairette de Die e il Crémant de Die, i territori protetti dalla Aoc, e il méthode dioise nei particolari.
Come è nata la Clairette de Die?
La Storia mista a leggenda ci tramanda che un pastore gallico, usando le fresche acque del fiume “La Drôme” per rinfrescare una bottiglia di vino, la dimenticò nel fiume per tutto l’inverno. A primavera, ritrovandola, si accorse che il vino, evidentemente non ancora ben fermentato, aveva prodotto carbonica rendendolo “pétillant”. Da allora le tribù galliche iniziarono a produrre Vin Pétillant con l’aiuto delle fresche acque della Drôme.
Tutta fantasia popolare? Non proprio perché negli scritti lasciati dallo scrittore romano Plinio il Vecchio si trovano descrizioni documentate di questo metodo ancestrale.
A Die solo vino pétillant?
Si producono anche vini fermi bianchi, rosé e rossi.
Coteaux de Die, un vino bianco secco prodotto con Clairette al 100% nell’ambito del territorio comunale di Die e protetto da Aoc. Fresco, gradevole e niente più.
Châtillon en Diois, vino fermo prodotto in tutti e tredici comuni facenti parte della Vallée, disponibile nella tipologia “bianco” da uve clairette e aligoté , “rosé” con aggiunta di pinot noir e/o gamay, “rosso” con l’utilizzo di gamay, pinot noir e syrah.
Ma è indubbio che l’Ancestrale e il Crémant, les vins pétillant, siano il riferimento vinicolo che ha reso famosa Die.
I miei assaggi alla Cave Jaillance:
Clairette de Die Icône 2014, cuvée blanche traditional, 80% moscato piccoli grani e 20% clairette. Dal gusto facile ed immediato. Al naso floreale e fruttato (tiglio, pesca e banana). Al palato ritorni fruttati per una gradevolezza unica. Astenersi dal punteggio: è una Clairette de Die.
Clairette de Die cuvée imperial tradition rosé 2014. Un tocco di Pinot Noir e Gamay come colorante. Delicatamente fruttato, con leggere fragoline disperse nel bouquet leggermente tropicale. Un frizzante gentile e “simpatico”.
Clairette de Die Les Hautes de Dess 2016, il Bio-dinamico. Quel tocco “naturale” che lo ha reso interessante.
Crémant de Die Icône Grand Cuvée 2012. Originariamente composto solo da Clairette. Oggi si aggiunge Aligoté e un po’ di Moscato. Rientra tra i crémant discreti. Decisamente da aperitivo, più difficile abbinarlo a tutto pasto anche per il suo basso tenore alcoolico (7°/8°).
Crémant de Die Grand Réserve Brut 2012. A dire il vero più extra-dry che brut, simile ad alcuni nostri “prosecco”. Il Crémant top della gamma.
Clairette e Crémant. Diciamocela tutta. La deviazione stradale verso l’interno direzione Alpi, per soddisfare il desiderio di sapere e conoscere mosso dalle letture di Catarina Hiort af Ornäs, è stata l’attrazione per la Clairette e non certamente per il Crémant.
Hum…Ce gôut divin fruité qui pétille dans la bouche: la Clairette de Die, unique! Chapeau!
![]() |
Canaletto: il ritorno del Bugintoro al Molo il giorno dell'Ascenzione, Venezia |
Il più bel dipinto di Canaletto della mostra inaugurata oggi a Palazzo Braschi, a Roma, viene dal museo Pushkin di Mosca.
Arriva a Roma il più grande nucleo di opere mai esposto in Italia Dall’11 aprile al 19 agosto 2018. Il Museo di Roma Palazzo Braschi celebra il grande pittore veneziano a 250 anni dalla sua morte.
La mostra“Canaletto 1697-1768”, intende celebrare il 250° anniversario della morte del grande pittore veneziano presentando il più grande nucleo di opere di sua mano mai esposto in Italia: 42 dipinti, inclusi alcuni celebri capolavori, 9 disegni e 16 libri e documenti d’archivio.
La stessa è accompagnata da un ciclo di visite guidate gratuite per le scuole di Roma e della città metropolitana e da una serie di attività didattiche a pagamento per il pubblico non scolastico.
Info e prenotazioni allo 060608.
Canaletto è uno dei più noti artisti del Settecento europeo. Con il suo genio pittorico ha rivoluzionato il genere della veduta ‒ ritenuto fino ad allora secondario ‒ mettendolo alla pari con la pittura di storia e di figura, anzi, innalzandolo a emblema degli ideali scientifici e artistici dell’Illuminismo.
Il suo percorso affascina e coinvolge. Dalla giovinezza tra Venezia e Roma come uomo di teatro e impetuoso pittore di rovine romane, al suo ritorno da Roma come stella nascente sulla scena delle vedute veneziane. Prosegue poi arrivando al successo internazionale, con le commissioni degli ambasciatori stranieri per le ampie tele che rappresentano le feste della Serenissima in loro onore – in mostra si può ammirare il magnifico Bucintoro di ritorno al Molo il giorno dell’Ascensione del Museo Pushkin – e l’entusiasmo dei turisti inglesi del Grand Tour. Per loro le luminose vedute di Venezia, così ricche di dettagli architettonici e di vita quotidiana, rappresentano i più incantevoli souvenirdel viaggio. Non mancano, però, imprevisti e sfortune: a Londra deve pubblicare annunci sulla stampa per rispondere ad alcune voci denigratorie e, tornato a Venezia, viene eletto accademico delle Belle Arti con difficoltà. Infine, come accade a molti geni, la morte lo coglie in povertà.
Le opere in mostra provengono da alcuni tra i più importanti musei del mondo, tra cui il Museo Pushkin di Mosca, il Jacquemart-André di Parigi, il Museo delle Belle Arti di Budapest, laNational Gallery di Londra e il Kunsthistorisches Museum di Vienna. Presenti anche alcune opere conservate nelle collezioni britanniche per le quali sono state appositamente create e altre provenienti dai musei statunitensi di Boston, Kansas City e Cincinnati. Tra le istituzioni museali italiane presenti in mostra con le loro opere: il Castello Sforzesco di Milano; i Musei Reali di Torino; la Fondazione Giorgio Cini. Istituto per il Teatro e il Melodramma e leGallerie dell'Accademia di Venezia; la Galleria Borghese e le Gallerie Nazionali d'arte Antica Palazzo Barberini di Roma.
Tra i capolavori in mostra, oltre al già menzionato dipinto del Museo Pushkin,spiccano due opere della Pinacoteca Gianni e Marella Agnelli di Torino: Il Canal Grande da nord, verso il ponte di Rialto,e Il Canal Grande con Santa Maria della Carità, esposti per la prima volta assieme al manoscritto della Biblioteca Statale di Lucca che ne illustra le circostanze della commissione e della realizzazione.
Una sala ricca di prestiti eccezionali – dal museo di Cincinnati e da collezioni private - è dedicata alle vedute di Roma che Canaletto realizza negli anni della maturità, sulla base dei propri disegni o delle stampe di Desgodets, Falda, Specchi e Du Pérac, alcune delle quali sono raccolte negli album provenienti dal Museo di Roma.
Tra i dipinti, alcuni dei quali esposti per la prima volta in Italia, vanno menzionate le due parti di un’unica, ampia tela, raffigurante Chelsea da Battersea Reach, tagliata prima del 1802 e riunita in questa mostra per la prima volta. La parte sinistra proviene daBlickling Hall, National Trust, Regno Unito, quella destra dal Museo Nacional De Bellas Artes de la Habana, eccezionalmente concessa in prestito dal governo cubano.
![]() |
Claudio Mollo presenta |
“Artigiani del gusto toscani, con le loro delizie gastronomiche, accompagnano da sempre la kermesse Terre di Toscana, l’Eccellenza nel bicchiere, nata nel 2007 inserendosi nell’ambito di un ciclo di eventi con l’obiettivo di offrire uno spaccato di alto livello dell’enologia d’eccellenza della regione toscana”.
A parlare Claudio Mollo, giornalista e scrittore, ideatore di questo angolo sfizioso all’interno dell’evento divenuto “evento cult nazionale”, uno di quelli da non perdere assolutamente.
Golosizia rappresenta l’ineludibile corollario della manifestazione “marzolina” con i suoi cooking show ovvero “la vetrina della cucina d’autore, animata da chef affermati ed emergenti di Toscana.”
Apprezzare meglio viaggi nelle tradizioni del Cibo in questa regione dalle molteplici varietà: mare, terra, montagna.
Qualcuno, di cui non ricordo il nome, ebbe a dire in altra sede: “Per la mente, per il cuore, per la gola”. Magnifica, fantastica, straordinaria espressione che si addice perfettamente a Golosizia. Sorprendente idea ad identificare la professionalità in cucina.
Oggi constatiamo, nel girare per ristoranti, trattorie, locande, la difficoltà di coniugare il bello al bravo. Golosizia : scopo di valorizzare un territorio, lo spirito del luogo.
E l’evento interpreta questi valori proponendo ogni anno le interpretazioni da parte di personaggi già conosciuti o emergenti, selezionati da Claudio
![]() |
piatto di Ilan Catola |
Mollo in quella ricerca non basata su semplici ricette o ricordi della nonna ma frutto di studio tramutato in arte consolidato da un passato e coniugato con il presente da cui emerga intelligenza e professionalità.
E vedere “sfornellare” gli chef aiutati da parte delle proprie brigate di cucina, capisci il senso e la differenza con “il finto sapere” che quotidianamente riscontriamo nelle moltitudini di programmi televisivi.
Edizione 2018: a confronto cinque chef nella due giorni di Terre di Toscana.
![]() |
piatto di Nicola Gronchi |
Nicola Gronchi, Chef del Ristorante Bistrot di Forte dei Marmi, una stella Michelin che ha presentato due piatti di pesce, libera interpretazione di crudité risultati armonici, al top.
Nicoletta Marighella del Ristorante Il Mestolo di Siena. Nicoletta si è imposta in quel della città del palio portando nel cuore del Chianti il Mare. Ravioli di
![]() |
piatto di Nicoletta Marghella |
patate con gamberi rosa e sarago affumicato in “diretta”, sfilettato e accompagnato da un misto di pasta. Chapeau!
Emiliano Lombardelli, Ristorante Gourmet con Gusto di Santa Liberata, Porto Santo Stefano GR. “Abbraccio Terra e Laguna (Orbetello n.d.r)”. Questi i temi dei due piatti presentati: Cavolfiore, panzanella in crema, bottarga di femminella (uova di granchio di laguna) e sfumature di cefalo. Intrigante!
Ilan Catola, Ristorante Locanda Garzelli di Quercianella LI. Cucina fusion con le innovative cotture e utilizzo di materie prime fuori dalle tradizioni toscane come ostriche affumicate e funghi Shitake, considerati elisir di lunga vita. Blasfemo!
Andrea Perini del Ristorante Al 558 di Bagno a Ripoli FI. La degna conclusione di Golosizia con piatti dai sapori della tradizione animate da colori e aromi internazionali: grande esperienza gourmet.
Appuntamento al 2019 per altre conoscenze, scoperte da assaggiare e ricordare. Parola di Claudio Mollo.
Venerdì 6 aprile presidii di fronte alle Prefetture e nelle piazze siciliane-A Catania alle ore 17,30 in via Etnea, angolo via Prefettura
Il giro d’Italia 2018 quest’anno partirà da...Israele. Dietro un contributo di MILIONI di euro da parte di Israele, gli organizzatori del Giro hanno deciso di far diventare lo sport uno strumento di propaganda; le prime tre tappe del Giro d’Italia partiranno da città israeliane, con partenza da Gerusalemme ovest. Tale scelta non è casuale, soprattutto dopo che il Presidente USA Donald Trump ha tentato di far dichiarare all’ONU Gerusalemme capitale di Israele. Che, se mai avvenisse, sarebbe l’atto simbolicamente conclusivo dell’annessione dei territori palestinesi. Anche il mese della data della partenza non è causale. Il 15 maggio 2018 è il 70° anniversario della creazione dello Stato d’Israele. Ma questa è anche la data che sancisce la Nakba, ossia la deportazione del popolo palestinese a seguito dell’occupazione del 1948.
Il 30 marzo, Giornata della Terra per il popolo palestinese, l’esercito israeliano ha ucciso 17 palestinesi e ne ha feriti 1630 nell’illusione di poter fermare la Grande Marcia per il Ritorno. I crimini israeliani, da decenni denunciate da decine di risoluzioni dell’Onu, sempre disattese, proseguono grazie alle collusioni del complesso militare industriale occidentale ed alle complicità politiche degli Usa, dei governi europei e delle petro-monarchie arabe; le stesse istituzioni del nostro paese si rendono complici dello stato sionista avviando progetti comuni di sviluppo e di produzione di armamenti, che coinvolgono non poche Università italiane, promuovendo esercitazioni militari congiunte e fornendo materiale bellico. Denunciamo inoltre la subalternità di quasi tutti i media che hanno falsato la realtà di ciò che è accaduto nella Striscia di Gaza: non scontri o guerriglia , ma criminali cecchini israeliani che hanno fatto il tiro a segno su migliaia di donne, bambini ed uomini palestinesi.
Oramai non c’è più spazio per l’ipocrita equidistanza fra vittime e carnefici!
Facciamo appello al governo, dimissionario, Gentiloni ed a tutte le forze politiche, all’UCI (Unione Ciclistica Internazionale) di non essere complici dei crimini sionisti, strumentalizzando un momento di sport popolare, e di adoperarsi affinchè vengano annullate le 3 tappe del Giro d’Italia in Israele (4-5-6 maggio).
Chiamiamo alla mobilitazione tutte le realtà solidali con la resistenza del popolo palestinese durante le tappe siciliane, a partire dalla prima in Italia l’8 maggio a Catania, aderendo alla campagna internazionale “CambiaGiro”.
Boicottiamo l’economia di guerra israeliana
Lo sport è libertà Lo stato d’Israele è morte
Terra, Vita, Libertà per il popolo palestinese
Comitato catanese di Solidarietà col popolo palestinese (seguici su FB)
Assemblea regionale di Solidarietà col popolo palestinese
Catania: https://www.facebook.com/events/1986077491642097/
Palermo: https://www.facebook.com/events/2016603235245794/
Messina: https://www.facebook.com/events/668123156859193/
https://bdsitalia.org/index.php/la-campagna-bds/comunicati/2404-massacro-a-gaza-giornata-della-terra
https://bdsitalia.org/index.php/la-campagna-bds/ultime-notizie-bds/2405-pacbi-usa
http://nena-news.it/gaza-hrw-uccisioni-di-manifestanti-illegali-e-calcolate/
GUERRA AI VEGAN
Non c’è giorno in cui un nutrizionista in televisione non attacchi la scelta vegan considerandola avventata e pericolosa specialmente per i bambini. Una vera e propria dichiarazione di guerra in cui i vegani sono ritenuti gente sprovveduta, avulsa da cognizioni scientifiche, che segue la tendenza del momento ma che rischia la propria salute. E considerando gli immensi interessi economici in ballo ritengo tutto questo fisiologico. Infatti in una civiltà vegan tireranno la cinghia le lobby degli allevatori, dei macellai, dei cacciatori, dei caseifici, dell’industria chimico-farmaceutica, dei pellicciai, della pesca, dei vivisettori ecc.E non c’è da stupirsi se ad attaccare furiosamente la scelta vegan siano personaggi di bassa risma: aggressivi, sanguigni, volgari. La nostra filosofia di vita è per gente gentile, sensibile, compassionevole, giusta, lungimirante: qualità difficilmente riscontrabili in chi ritiene legittimo fare a pezzi una splendida creatura (come un vitellino, un cavallo, un maialino, un coniglio) per deliziare il proprio palato.Naturalmente l’alimentazione ritenuta migliore è quella in cui si mangia un pò di tutto, ma con moderazione e, in fatto nutrizionale, occorre farsi seguire da un nutrizionista perché, come per le medicine, la gente non è in grado di capire cosa è utile mangiare. Ma il principale nemico dei dietologi e nutrizionisti palesemente carnofili è eccellente salute dei vegani che attribuiscono non all’alimentazione ma all’eventuale stile di vita più sano, mentre noi sappiamo che la robustezza di un edificio dipende inevitabilmente dalla qualità dei materiali utilizzati per la sua costruzione. E utile ricordare che i medici allopatici non hanno mai dato alcuna importanza all’alimentazione né mai relazionato la salute alla qualità degli alimenti: il medico in genere chiede all’ammalato se ha mangiato, mai che cosa ha mangiato.E quando si verifica un episodio di malattia di un bambino di genitori vegan si approfitta per screditare tale scelta e dimostrare la sua dannosità, trascurando di menzionare le migliaia di bambini e adolescenti, vegan dalla nascita e in ottima salute, nati da genitori vegan.
Sfortunatamente alcuni si definiscono vegan senza avere la giusta conoscenza dei principali requisiti della scienza alimentare e questo può mettere in cattiva luce la causa vegana. Anche chi si nutre di solo di patatine e Coca Cola può, erroneamente, definirsi vegan anche se è lontano anni luce dalla vera filosofia vegan il cui fulcro principale è la consapevolezza, la conoscenza, e la responsabilità verso se stessi e verso il nostro prossimo universale.
“L’ALIMENTAZIONE VEGETALE INVECE DEL CIBO ANIMALE È LA CHIAVE DELLA RIGENERAZIONE UMANA”. (RICHARD WAGNER 1813-1883 MUSICISTA TEDESCO)
Milano, 27 marzo 2018 - Secondo le più recenti stime di Fondazione ISMU , gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2017 che professano la religione cristiana ortodossa si confermano come l’anno precedente i più numerosi (oltre 1,6 milioni, +0,7%), seguiti dai musulmani (poco più di 1,4 milioni, -0,2%) e dai cattolici (poco più di un milione, -0,1%) [1] . Passando alle religioni di minor importanza quantitativa, i buddisti stranieri sono stimati in 188mila (+3,5% rispetto al 1° gennaio 2016), i cristiani evangelisti in 124mila (+2,3%), gli induisti in 73mila (+0,8%), i sikh in 72mila (+0,9%), i cristiani copti in 19mila (+2,1%). Considerando anche cristiani di altre confessioni non comprese tra le principali (111mila in totale al 1° gennaio 2017, +3,8% rispetto ad inizio 2016), i cristiani (compresi i cattolici) stranieri residenti in Italia risultano in tutto 2,9 milioni, in aumento dello 0,6% nell’ultimo anno. Anche se non includono gli stranieri non iscritti in anagrafe le elaborazioni di ISMU mettono in mostra che il panorama delle religioni professate dagli stranieri è variegato e sfata in particolare il pregiudizio secondo cui la maggior parte degli immigrati professa l’Islam. Per quanto riguarda le provenienze si stima che la maggior parte dei musulmani stranieri residenti in Italia provenga dal Marocco (408mila), seguito dall’ Albania (206mila), dal Bangladesh (103mila), dal Pakistan (100mila), dall’ Egitto (96mila), dalla Tunisia (93mila) e dal Senegal (87mila). Circa un terzo dei cristiani ortodossi vive in Lombardia o nel Lazio. La regione in cui la presenza di stranieri di fede cristiana ortodossa è maggiore è la Lombardia , con 268mila presenze, seguita dal Lazio con 263mila e poi più a distanza da Veneto (174mila), Piemonte (161mila), Emilia Romagna (158mila) e Toscana (117mila).
I musulmani si concentrano soprattutto in Lombardia . La regione in cui vivono più stranieri residenti di fede musulmana, minorenni inclusi, è la Lombardia: sono 360mila, pari ad oltre un quarto del totale degli islamici presenti in Italia . Al secondo posto troviamo l’Emilia Romagna con 178mila musulmani, al terzo il Veneto dove i musulmani sono 134mila, al quarto il Lazio con 120mila presenze appena davanti al Piemonte (117mila).
Gli immigrati cattolici sono presenti soprattutto in Lombardia e secondariamente nel Lazio. La regione italiana in cui vivono più immigrati cattolici è la Lombardia, con 273mila presenze, seguita dal Lazio (153mila), dall’Emilia Romagna (94mila), dalla Toscana (84mila), dal Veneto e dal Piemonte (76mila in entrambe le regioni).
La provincia di Milano è in cima alla classifica per residenti musulmani e cattolici. Quella di Roma per numero di stranieri cristiano-ortodossi. La provincia di Milano è capolista per numero di stranieri residenti sia musulmani (115mila pari all’8,1% del totale nazionale) sia cattolici (143mila pari al 13,8% del totale nazionale), in entrambi i casi leggermente davanti a quella di Roma (che conta 98mila stranieri musulmani e 134mila stranieri cattolici). La provincia di Roma invece primeggia per numero di cristiani ortodossi (211mila, pari al 13,0% del totale nazionale), seguono le provincie di Torino (99mila) e Milano (88mila).
Dopo le province di Milano e di Roma, i musulmani si concentrano soprattutto in quelle di Brescia (61mila) e Bergamo (50mila).
[1] In questi conteggi non sono compresi né gli stranieri irregolari nel soggiorno o non iscritti in anagrafe, né coloro i quali hanno acquisito la cittadinanza italiana. Sono inclusi invece i minorenni di qualsiasi età, neonati compresi, ipotizzando per loro la medesima appartenenza religiosa dei connazionali come appurate dalle più recenti indagini regionali lombarde.
La Free lance International Press appoggia la campagna di denunzia del prof. Giuseppe Altieri contro i pesticidi e le istituzioni che ne appoggiano la diffusione con grave danno per la nostra salute.
Per chi fosse intenzionato ad aderirvi basta inviare una mail di adesione con nome e cognome alla seguente mail: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
Richiesta di adesione al seguente documento:
Glifosate: Campi di sterminio chimico, spesso sovvenzionati con i soldi delle nostre tasse (tutti fuorilegge)
Girano su internet pubblicità illegittime di un prodotto che dovrebbe essere vietato, sia perché probabile cancerogeno che per gli obblighi di agricoltura integrata vigenti in tutta Europa.
Norme che vengono allegramente falsificate, per un disastro ambientale e sanitario che va avanti da 40 anni...
Fermiamo questo Scempio Criminale ? !!!
(inviate le vostre firme) la vostra adesione va inviata a: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
----------------------------------------
Ormai sono tutti fuori legge…
1)...La Monsanto, che continua a pubblicizzare e vendere il Glifosate, vietato dalle norme europee di agricoltura integrata obbligatoria per tutti gli agricoltori (Decisione CE del 30.12,1996 All. 1 Norme OILB), che non prevede uso di disseccanti chimici totali… tantomeno chiamandola falsa semina, in quanto con questo termine si intende... il lasciar nascere le erbe per interrarle e non disseccarle…
2)...Lo Stato italiano, che invece di applicare le norme UE sulla produzione Integrata come livello minimo stabilito per la sicurezza ambientale e sanitaria dell'attività agricola, consente uso di pesticidi chimici sintetici pericolosi per la salute, senza obblighi di tecniche sostitutive prioritarie, rispettose del Principio di Precauzione Europeo. Trasformando così la Produzione Integrata… in Pesticidi Integrati… Ed inventandosi addirittura due livelli di Produzione Integrata (una obbligatoria e l'altra facoltativa), nessuno dei quali rispettoso delle norme minime di tutela comunitarie… ...al fine di consentire alle Regioni di pagare con i soldi delle nostre tasse l'acquisto del Glifosate… invece che la sua sostituzione…Quando a livello UE si è stabilito che l'Agricoltura integrata è obbligatoria per tutti come requisito minimo per coltivare. E pertanto non può godere di Pagamenti dei Agroambientali previsti nei PSR Regionali solo per impegni facoltativi (tantomeno per comprare il Glifosate).
3)...Le Regioni, molte delle quali finanziano attraverso i pagamenti agroclimatico ambientali l'acquisto di Glifosate… chiamandola illegittimamente "Agricoltura Conservativa" o "Integrata Volontaria"…
4)...La Commissione UE - DG Agri, coordinata dal Dr. Gianfranco Colleluori, che continua ad approvare queste schifezze al 400%, da circa venticinque anni... Non si capisce cosa si aspetta ancora a denunciare penalmente tutte queste illegittimità …oltretutto "probabilmente mortali" per molti esseri Umani PS - Il Glifosate essendo classificato dallo IARC di Lione "probabile cancerogeno" dovrebbe essere automaticamente vietato dagli stati membri…
A dire il Vero, un DM Sanità stabilisce che il Glifosate è vietato in tutti gli ambiti frequentati dalla popolazione……agricoltori inclusi ovviamente,... o i campi coltivati non sono frequentati da esseri umani?
Fermiamo questo Scempio Criminale ? !!!
Ad uso e consumo per tutti i sindaci che tengono a cuore la salute dei propri concittadini alleghiamo la sottostante documentazione
Tensioni diplomatiche, strappi all'interno di alleanze storiche, violazioni più o meno velate della sovranità degli Stati, tentativi di ritorno al protezionismo o di rispolverare dinamiche da guerra fredda, ma se il prossimo assetto geopolitico mondiale dovesse affermarsi nel cyberspazio?
Il duro botta e risposta tra il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e il premier israeliano Benjamin Netanyahu riaccende uno scontro innescato nel 2010 dalla morte dei nove attivisti turchi, uno dei quali con cittadinanza statunitense, a bordo della nave Mavi Marmara. Commentando la brutale repressione da parte dell'esercito israeliano delle proteste nella Striscia di Gaza, Erdoğan ha chiamato Netanyahu “occupante” e “terrorista”, aggiungendo: “ciò che fai ai palestinesi oppressi sarà parte della storia e noi non lo dimenticheremo mai”. Immediata la reazione del premier israeliano, che ha respinto gli “insegnamenti morali” di un paese, la Turchia, che “da anni bombarda i civili indiscriminatamente”. Abbandonata la linea moderata dell'ex ministro degli esteri Ahmet Davutoğlu, Erdoğan mira ad affermare il ruolo di potenza regionale della Turchia. Da un lato, quindi, con l'operazione ramo di ulivo, lanciata a gennaio, continua il suo progetto di sottrarre più territori possibili dal controllo delle forze curde siriane; dall'altro affianca Russia e Iran nelle vesti di garante del cessate il fuoco in Siria del dicembre 2016, ponendosi tra i promotori di una soluzione politica del conflitto; infine, ospita la delegazione statunitense in visita ufficiale per la quinta riunione del vertice sull'industria della difesa di Turchia e USA, confermando l'intenzione di cooperare con Washington e con la NATO in materia di sicurezza e lotta al terrorismo. Una tanto complessa quanto pragmatica costruzione di reti diplomatiche, che nelle intenzioni di Erdoğan dovrebbe assicurare ad Ankara un significativo peso geopolitico, anche attraverso il controllo di regioni che si estendono oltre i suoi confini riconosciuti.
La quasi totalità degli attuali focolai di tensione internazionali riguarda più o meno esplicitamente la nozione di sovranità nazionale, imperniata su due presupposti: primo, il diritto di ogni Stato a gestire autonomamente le proprie vicende interne; secondo, più controverso, la fondatezza e l'opportunità dell'identificazione di uno Stato con una nazione. Un concetto, dunque, già svuotato di senso dalla globalizzazione degli anni '90 del secolo scorso, nuova fase evolutiva del sistema capitalista. Ma la questione era resa ancor più urgente dagli interventi militari pseudo-umanitari a guida statunitense, ad esempio nel Golfo e nei Balcani, e dalle guerre civili a sfondo etnico o religioso in Asia e Africa (per citare qualche esempio, Nagorno Karabagh, Cecenia, il decennio nero in Algeria, Ruanda, Liberia, Sierra Leone, Somalia, Etiopia ed Eritrea). Dopo la caduta dell'Unione Sovietica, e la conseguente demonizzazione dell'utopia socialista fondata sulla solidarietà sociale e internazionale, era necessario dunque gestire nel modo più efficace possibile la transizione dal bipolarismo mondiale a un assetto dominato da un'unica potenza, gli Stati Uniti. L'obiettivo era fare in modo che tale processo recasse vantaggio alle economie “vincitrici” conglobandole in un unico sistema, in grado al contempo di garantire profitti e limitare al massimo le tensioni sociali e politiche interne e internazionali. Tuttavia, se il mercato è globale, la sovranità tenderà a essere parimenti globale, e se l'economia si basa più sulla finanza che sulla produzione, saranno gli interessi degli organismi finanziari a prevalere. Per le istituzioni politiche dei singoli Stati il margine di manovra iniziava a essere quasi nullo.
Parallelamente, già durante la guerra fredda, e con rinnovato vigore dagli anni '90, Washington ha incoraggiato l'emergere di potenze regionali. Anzitutto, per l'area europea e africana, è stata rafforzata la Comunità europea (oggi Unione Europea, il cui progetto iniziale risale al 1957), con la stipula del trattato di Maastricht e la definizione di precise responsabilità geopolitiche: la Germania riunificata avrebbe dovuto gestire le relazioni con l'Europa dell'Est anche in vista dell'ampliamento della NATO, mentre la Francia si sarebbe occupata dei rapporti con l'Africa (in primis la galassia soprannominata Françafrique). Quanto alle regioni economicamente strategiche dei Balcani e del Caucaso ex-sovietico, Washington ha scelto come riferimento la Turchia, in parte su basi storiche ma principalmente per il suo peso all'interno della NATO. Per il Medio Oriente e il mondo arabo (attraversato dalla diatriba tra nazionalismo e islam politico) la scelta è ricaduta invece sull'Arabia Saudita, sede dei principali luoghi santi dell'islam, ma soprattutto eminente produttore di petrolio, con i suoi satelliti nel Golfo. Infine, in funzione anti-cinese, Washington ha rinsaldato l'alleanza con il Giappone, oggi resa ancor più significativa dalle tensioni con la Corea del Nord e dall'eventualità che le velleità protezionistiche del presidente Donald Trump deteriorino le relazioni tra Stati Uniti e Cina. Particolare riguardo è stato poi riservato da Washington alle relazioni amichevoli con Israele: dopo gli accordi di Camp David del 1978, due tappe fondamentali sono state gli accordi di Oslo e l'intesa siglata lo stesso anno alla Casa Bianca dal premier israeliano Yitzhak Rabin e dal capo dell'Organizzazione di Liberazione della Palestina Yasser Arafat, alla presenza del presidente USA Bill Clinton.
In realtà la riduzione, o l'abolizione di fatto, della sovranità nazionale (e peggio ancora del principio di sovranità popolare, pilastro della democrazia) intesa come controllo e gestione di un territorio, rappresenta l'altra faccia della medaglia di un fenomeno meno evidente, ma più incisivo. L'avvento e la diffusione della “rete” internet, e successivamente l'estensione capillare dell'uso di computer portatili, tablet e smartphones, ha consentito di svolgere in uno spazio virtuale importanti operazioni che fino a un paio di decenni fa erano compiute in uno spazio fisico, come acquisti e pagamenti. All'interno della nuova società di massa 2.0 (o meglio 4.0) è praticamente impensabile una vita sociale “ordinaria” senza una connessione a internet. Le dispute sulla vendita dei dati degli utenti delle reti sociali, e soprattutto le restrizioni all'uso della rete imposte in paesi come la Russia, la Cina o l'Iran mostrano che il vero scacchiere geopolitico mondiale potrebbe ben presto spostarsi dagli spazi “tradizionali” di terra, acqua e aria a quello meno definibile e perciò più penetrante della rete.
Apr 08, 2022 Rate: 5.00