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Roma, 9 maggio 2019 - Nel celebrare la storica amicizia e solidarietà tra Sudafrica, Cuba e Italia, le Ambasciate della Repubblica del Sudafrica e della Repubblica di Cuba e il Ministero degli Affari Esteri hanno tenuto una conferenza stampa presso l'Ambasciata di Cuba per lanciare ufficialmente il Progetto di Liberazione "Friendship and Solidarity Tour 2019"
Le relazioni storiche tra il Sudafrica e Cuba sono ben documentate e nel tempo sono cresciute sempre di più, soprattutto nei settori medico e culturale, estendosi ad altri settori importanti e a mutuo beneficio. Le forti e storiche relazioni tra Sudafrica e Cuba furono forgiate nella lotta comune contro l'apartheid e il colonialismo nel continente africano. La vittoria delle forze del Movimento popolare cubano per la liberazione dell'Angola (MPLA), che hanno combattuto fianco a fianco con le forze di liberazione contro le Forze di difesa sudafricane dell'apartheid nella battaglia di Cuito Cuanavale nel sud dell'AngolA nel 1988, ha aperto la strada all'indipendenza della Namibia.
In seguito alla transizione democratica del Sudafrica, il Sudafrica e Cuba hanno stabilito relazioni diplomatiche formali nel 1994 e aperto Ambasciate residenti rispettivamente a Pretoria (1994) e L'Avana (1995). Quest'anno il Sudafrica festeggia 25 anni di democrazia. L'Ambasciata ospiterà eventi commemorativi in tutta Italia, ed è sullo sfondo di queste solide relazioni bilaterali, che il Progetto di Liberazione diventa un'importante pietra miliare per la collaborazione per evidenziare ulteriormente l’importanza delle relazioni. Il Sudafrica ha avuto un grande sostegno sia dall'Italia che da Cuba durante i momenti di bisogno, e "ora abbiamo l'opportunità di mostrare la forza dell’amicizia e la solidarietà sotto forma di musica," ha affermato l'ambasciatore del Sud Africa Prof. H.E. Shirish M. Soni. " In Sud Africa, ogni anno, a luglio viene celebrato il "MESE di MANDELA" e il 18 luglio viene celebrato ogni anno dalle Nazioni Unite e da persone di tutto il mondo come il "Nelson Mandela Day". Le comunità di tutto il mondo sono pregate di fare 67 minuti di servizio il 18 luglio per commemorare questo giorno importante per il Sud Africa." ha affermato l'ambasciatore." I 67 minuti simboleggiano i 67 anni che Nelson Mandela ha dedicato al servizio del popolo del Sud Africa, dell'Africa e del Mondo. Mandela ha dedicato 67 anni per costruire una vita migliore per tutti.Il 2019 è un anno speciale per noi in quanto segna 25 anni di democrazia in Sud Africa e 25 anni da quando abbiamo nominato Nelson Mandela come primo presidente democraticamente eletto del Sudafrica. Pertanto, questo luglio ha una grande importanza per tutti noi nel celebrare il mese di Mandela." ha continuato l'ambasciatore": "la nostra libertà è arrivata a caro prezzo. Molti hanno perso la vita, i propri cari e e propri parenti nella lotta per costruire un Sud Africa non razziale, non sessista e democratico. Dobbiamo questa libertà a molti dei nostri partner internazionali che hanno fatto grandi sacrifici per porre fine al razzismo e al colonialismo. I loro contributi hanno provocato colpi decisivi al regime dell' apartheid.
Il mese di luglio 2019 è quindi un mese importante per tutti coloro che nel mondo hanno contribuito a costruire un Sourh Africa, Africa e Mondo pacifici, non razzisti, non sessisti e democratici. È importante per tutti coloro che hanno chiesto la liberazione di Nelson Mandela dalla prigione e ci hanno supportato a nominare Nelson Mandela come nostro primo presidente del Sudafrica, eletto democraticamente. È un mese importante per tutti noi che siamo impegnati a costruire una vita migliore per tutti.
In particolare, ringraziamo il popolo di Cuba che ha combattuto il regime dell' apartheid a fianco dei combattenti per la liberazione dell'Africa in Angola. Al governo cubano e al popolo di Cuba diciamo grazie. Non lo dimenticheremo mai e manterremo sempre una fraterna amicizia con questo popolo".
In particolare ringraziamo " ha continuato l'ambasciatore" le persone in Italia che hanno lavorato instancabilmente per porre fine al colonialismo e all'apartheid. Viaggiando in tutta Italia incontro grandi persone che hanno avuto e hanno ancora una visione chiara del mondo in cui vogliamo vivere e del mondo che vogliamo lasciare ai nostri figli e ai figli dei nostri figli. A loro diciamo grazie. Vi amiamo e ci ricorderemo sempre di voi. Quest'anno festeggiamo i 150 anni dalla nascita di Mahatma Gandhi. Ricordiamo con affetto il tempo trascorso dal Mahatma in Sud Africa e il suo contributo alla lotta per sradicare il razzismo e il colonialismo. La canzone più amata di Mahatma Ghandi verrà cantata durante i concerti dell'Amicizia e del tour solidale che si svolgeranno a luglio. Ai nostri
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dietro le rispettive bandiere gli ambasciatori Prof. H.E. Shirish M. Soni e il dott. José Carlos Rodriguez Ruiz |
amici di tutto il mondo diciamo che non li dimenticheremo mai, li amiamo e li ringraziamo. Nelson Mandela ci ha insegnato ascegliere i nostri amici, nessuno ci potrà dire chi dovremmo scegliere. I legami rivoluzionari tra Fidel Castro e Nelson Mandela devono essere apprezzati e celebrati da tutti noi. I legami rivoluzionari tra OR Tambo, Nelson Mandela e il popolo italiano devono essere ricordati e apprezzati" continua l'ambasciatore" per l'occasione proporremo per luglio in Italia un modo unico, creativo e divertente per celebrare il mese di Nelson Mandela: il "Tour di amicizia e solidarietà del progetto di liberazione." " The Liberation Project" ha lanciato un CD: gli artisti canteranno African Freedom Songs, Cuban Freedom Songs e Italian Partisan Songs per esprimere la nostra solidarietà e amicizia. Commemoreremo il mese di MANDELA con musica e danza che collegherà il Sudafrica, Cuba e l'Italia in un modo unico. Connetteremo la nostra gente in Africa, Europa e Sud America con la musica, la danza e l'amore incondizionato che condividiamo con gli altri. Invito i membri dei media a unirsi a noi nella commemorazione del mese di Mandela. Per costruire una buona cittadinanza dobbiamo promuovere la cultura del servizio disinteressato all'umanità. Unisciti a noi e alle Nazioni Unite per celebrare il MANDELA Day il 18 luglio 2019. Invitiamo tutti i gruppi che aspirano a costruire la pace, il non razzismo, il non sessismo, la democrazia, lo sviluppo sostenibile e la sicurezza, a venire e unirsi a noi durante i concerti. per costruire partnership strategiche per promuovere i valori di Nelson Mandela. Il Sudafrica ha avuto un grande sostegno sia dall'Italia che da Cuba durante i momenti di bisogno, e ora il Sud Africa ha l'opportunità di mostrare la forza dell’amicizia e la solidarietà sotto forma di musica." ha concluso l'ambasciatore.
Il filo conduttore di questo progetto è il Signor Dan Chiorboli, che essendo nato in Italia e cresciuto in Sudafrica durante l'era dell'apartheid, conosce fin troppo bene le lotte avvenute sotto i suoi occhi. La sua passione per la lotta per la libertà in entrambi i Paesi lo ha portato ad un forte desiderio di collaborare con artisti sudafricani, italiani e cubani per produrre un album e un gruppo itinerante che rappresenti queste culture e i loro viaggi indipendenti verso la liberazione.
IL TOUR ITALIANO: LUGLIO 2019
The Liberation Project è un collettivo di musicisti composto da una core band di 6 musicisti del Sudafrica: Dan Chiorboli, Neill Solomon, Tebogo Sedumedi, Peter Djamba, Kabelo Seleke & Lindi Ngonelo.
A questi si aggiungono di volta in volta diversi musicisti provenienti da diversi paesi. Per questi concerti in Italia si aggiungeranno gli Italiani Cisco Bellotti (ex Modena City Ramblers) e il chitarrista Roberto Formignani (The Bluesman) oltre all’Inglese/Cubano Phil Manzanera (Roxy Music / Pink Floyd) e al Guineiano N'Faly Kouyate (Afro-Celt Sound System / Peter Gabriel) che sono i promotori del progetto fin dagli inizi insieme a Dan Chiorboli.
Il live set di luglio include canzoni dal triplo CD di The Liberation Project e si concentra su stili sudafricani, italiani e cubani. Il concerto dal vivo è una fusione di musica rock e world, è up-tempo, emotivo e pieno di grande musicalità. A supporto dell’esibizione vi saranno alcuni visual ad alta risoluzione che daranno un senso visivo alla performance.Il gruppo è visto come rappresentante del Sudafrica e portatore di un messaggio positivo di speranza, riconciliazione e celebrazione. Il tour e per questo denominato "Friendship and Solidarity Tour".
IL CONCEPT
L’idea di questo progetto nasce da Dan Chiorboli, nato in italia e cresciuto in Sudafrica durante l'era dell'apartheid. La visione di questo progetto è emersa dalla sua visita nella sua città natale, Ferrara, analizzando il ruolo della sua famiglia nella resistenza partigiana. La sua passione per la musica e per entrambi i paesi ha portato a un forte desiderio di far collaborare artisti sudafricani con artisti italiani (in particolare Roberto Formignani) per la produzione di un album che potesse rappresentare la liberazione.
Il concept ha preso forma quando Dan ha lanciato l’idea ad un amico di lunga data, suo partner musicale e compositore sudafricano pluripremiato Neill Solomon, che subito ha avuto un ruolo importante e vitale per il progetto.
Espandendo ulteriormente i punti in comune sul tema della liberazione e l'amore per la musica cubana, Dan ha coinvolto al progetto il chitarrista dei Roxy Music Phil Manzanera e già il co-produttore dei Pink Floyd. Con l’evolversi del progetto, poi anche il leader della band cubana Juan De Marcos, l’icona musicale del leggendario Buena Vista Social Club e Afro-Cuban All Stars, ha aggiunto idee artistiche e contribuito con due canzoni appositamente scritte per il CD. Sia Phil che Juan sono cresciuti a Cuba e hanno trascorso la loro infanzia durante il culmine della rivoluzione cubana di Fidel Castro, condividendo così un simile viaggio di libertà e liberazione.
A causa dell'incredibile buy-in e interesse mostrato dalla rete di amici musicali del produttore, il concept è cresciuto a tal punto che l'idea originaria del formato di un singolo CD di 12 canzoni è cresciuta fino ai capolavoro di un triplo CD (canzoni di Liberazione del Sud Africa, dell’Italia e di Cuba).
STORIA
L'apartheid era un sistema di segregazione razziale in Sudafrica applicato attraverso la legislazione. Nell'ambito dell'apartheid, i diritti, le associazioni e i movimenti degli abitanti neri di maggioranza e di altri gruppi etnici erano fortemente limitati e veniva mantenuto il dominio delle minoranze bianche. La musica ha giocato un ruolo chiave sia nel guidare il cambiamento sia nel creare armonia.
La musica comunicava messaggi attraverso testi che avevano significati politicamente sovversivi. Questa musica ha anche permesso al pubblico internazionale di vedere le ingiustizie subite dai gruppi razziali oppressi in Sudafrica. La musica univa i sudafricani in un momento in cui ogni altro aspetto della vita era dettato dalla razza e dalla cultura.
In Italia, la provincia dell' Emilia Romagna (un punto centrale della resistenza partigiana nella seconda guerra mondiale) e il movimento di resistenza in Sudafrica hanno goduto di una relazione lunga
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S.E. Prof. H.E. Shirish M. Soni e il presidente della Free Lance |
e significativa. La città di Reggio Emilia è stata la prima al mondo a firmare un patto di solidarietà nel 1977 con l’ANC di Oliver Tambo (allora presidente dell'ANC in esilio). Nel 1985 Reggio Emilia fu dichiarata "una forza costituita contro il regime dell'apartheid", l'unica città europea citata.
Diciotto mesi di lavoro, il tripìo set di CD del The Liberation Project intitolato Songs That Made Us Free (Sud Africa - Italia - Cuba) è stato pubblicato a livello internazionale a Johannesburg il 3 ottobre. Questo esclusivo concept album comprende 37 canzoni e presenta 142 musicisti provenienti da 18 paesi diversi ed è stato prodotto da Neill Solomon, Dan Chiorboli e Phil Manzanera.
I tre volumi hanno temi separati, ovvero Celebration, Introspection and Inspiration, con la musica su ogni CD che riflette diversi stati d'animo sia musicalmente che sonoramente.
II progetto è guidato con orgoglio dal Sudafrica e presenta una collaborazione multiculturale unica di musicisti che hanno unito le forze per celebrare le loro lotte di liberazione nelle varie parti del mondo. A questo hanno contribuito anche musicisti di paesi diversi come Francia, La Reunion, Guinea, Burundi, Stati Uniti, Brasile, Regno Unito e altri. Pesi massimi della musica internazionale come Phil Manzanera (Roxy Music & Pink Floyd), Juan de Marcos (del leggendario Buena Vista Social Club di Cuba), Cyril Neville (stimato Neville Brothers di New Orleans), icone italiane Cisco Bellotti (ex Modena City Ramblers), Roberto Formignani (The Bluesmen) e il pioniere DJ Miki thè Dolphin così come il maestro guineano griot e kora N'Faly Kouyate (Afro- Celt Sound System e Peter Gabriel) sono tra i tanti che hanno supportato disinteressatamente e prestato il loro immenso talento per la causa. Il leggendario Sipho "Hotstix" dei Sud Africa Mabuse ha svolto un ruolo fondamentale e si è anche esibito nei concerto inaugurale del Festival Jazz internazionale di Cape Town. L'album è distribuito da JUST MUSIC (un'etichetta discografica orgogliosamente interamente controllata da SA) e la pubblicazione internazionale avviene tramite SONY ATV.
The Liberation Project “Friendship and Solidarity Tour" Italia, 9 - 24 luglio 2019
09 - FERRARA - Spazio Grisou ingresso gratuito
Ogni anno il primo sabato di luglio tutto il mondo festeggia la Giornata Internazionale delle Cooperative, una ricorrenza promossa dalNnternational Co-operative Alliance (ICA) e dall'ONU per celebrare il contributo della cooperazione verso uno sviluppo sostenibile e la costruzione di una società più equa. Legacoop Estense, l'associazione di rappresentanza delle cooperative di Ferrara e Modena, insieme alle proprie associate ha scelto di festeggiare questo importante appuntamento regalando alla città il concerto di The Liberation Project: "un evento di grande spessore culturale e sociale, capace di trasmettere quei valori di giustizia, inclusione e convivenza civile che le cooperative di tutto il mondo difendono quotidianamente", afferma il presidente di Legacoop Estense Andrea Benini.
12 - NAPOLI - Anteprima Festival Ethnos ingresso a pagamento - biglietto da definire
Ethnos è una manifestazione artistico-culturale ideata per promuovere la conoscenza delle "culture e arti dei mondo" e la valorizzazione dei beni culturali delle città vesuviane, esaltandone le peculiarità e gli elementi di attrattività attraverso la programmazione di spettacoli e performances che incrociano culture popolari, ricerca, nuove produzioni. Nato nel 1995 con l'intento di recuperare le tradizioni popolari dell'area vesuviana, nel corso degli anni il festival ha allargato il suo raggio di azione, diventando uno dei maggiori festival campani, invitando per la prima volta in Campania grandi artisti internazionali, immagine tangibile di mondi e culture lontani, ad esibirsi in siti di interesse storico-architettonico non inseriti nei grandi circuiti del turismo, promuovendone la riscoperta sia a livello locale che nazionale.
15 - COLLEGNO (TO) - Cortile della Lavanderia a Vapore @ Flowers Festival - Parco della Certosa ingresso 15 euro + prevendita
Flowers Festival è un festival musicale, giunto alla IV edizione, che si tiene a Collegno (To) nel Parco della Certosa, parco urbano di 400.000 mq. L'area spettacolo, allestita nello spazio insonorizzato noto come Cortile della Lavanderia, è racchiusa da due delle grandi esperienze di riprogettazione urbana messe in atto dalla Città di
Collegno: la Lavanderia a Vapore, eccellenza della danza contemporanea internazionale e il Padiglione 14, centro culturale giovanile. Il Festival intende quindi superare la sua dimensione di spettacolo e intrattenimento e, nei suoi limiti, vuole contribuire al dibattito sulle trasformazioni sociali che sta attraversando tutti i settori del nostro vivere quotidiano proponendo artisti che si stanno interrogando nella propria opera su come costruire una nuova società, su quali valori farlo, percorrendo quali strade in futuro e quali sono state percorse in passato.
Info www.flowersfestival.it - This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. - Tel 011 3176636 Prevendite su www.mailticket.it:www.ticketone.it;www.flowersfestival.it
18 - REGGIO EMILIA - "Mandela Day" in Piazza Prampoìini @ Mundus Festival
ingresso gratuito
Mundus è uno storico festival che da 24 anni si svolge in vari Comuni e province dell'Emilia. Il sottotitolo del festival è "Linguaggi dell'identità e della differenza" a testimonianza dello spirito con cui fu concepito negli anni Ottanta, di apertura verso le altre culture. L'immaginario verso Paesi lontani è il fil rouge che in quest? anni ha condotto il festival a presentare artisti e musicisti da tutti i continenti. Perché solo la musica, linguaggio universale, può' far conoscere ed avvicinare chi sembra lontano. ,Solo la musica può' veramente liberare tutti dai pregiudizi.
19 - MILANO - location da definire - ingresso gratuito
20 - BOLOGNA - BOtanique Festival
ingresso gratuito
A Bologna nei giardini di via Filippo Re, da dieci anni, la rassegna estiva di Estragon Club in uno scenario immerso nel verde nel centro storico! Per festeggiare il decennale il festival propone grandi appuntamenti internazionali con focus sula world music da tutti i continenti e con una settimana dedicata all'Africa durante la settimana del Mandela Day. www.botanique.it
22 - ROMA - Villa Ada Roma incontra il Mondo. ingresso 5 euro
"Nulla si sa, tutto si immagina": dal 15 giugno al 10 agosto torna per la sua XXVI edizione Villa Ada Roma incontra il mondo, sotto l'egida di Dada srl e ARCI Roma.
Sessanta giorni di programmazione e due palchi - il main stage e il "Mini Dada", ovvero l'area a ingresso gratuito dove ogni sera si esibiranno gruppi emergenti e si terranno eventi enogastronomici - delineano la manifestazione come uno dei principali eventi dell'Estate Romana e il festival più lungo in Europa. Nella suggestiva cornice del laghetto di Villa Ada si alterneranno concerti, dibattiti, laboratori formativi, talk e presentazioni che caratterizzano il festival non solo dal punto di vista musicale, ma lo rendono punto di riferimento culturale e sociale guidato da parole chiave quali Innovazione, Condivisione, Partecipazione e Sostenibilità.
Prevendite www.i-ticket.it
23 - FALLO (CH) - Viale della Rimembranza - ingresso gratuito
Questo concerto per il comune di Fallo è Poccasione per suggellare un rapporto, con il Sudafrica, che dura ormai da molti anni. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, molti fallesi sono emigrati lì e in Sudafrica hanno trovato fortuna e costruito la loro vita, senza però mai dimenticare il proprio paese Natale. Nel corso degli anni tanti esponenti politici hanno onorato il paese con la loro presenza in visite non ufficiali, fino a coronare questo "gemellaggio" nell'agosto 2018, con il conferimento della Cittadinanza Onoraria all'ex presidente della Repubblica Sudafricana, Kgalema Motlanthe. Tutto questo è stato possibile grazie al costante impegno dell'Aw. Maurizio Mariano, fallese nato in Sudafrica ma fortemente legato alle sue origini.
- Nei prossimi giorni verrà definito inoltre un concerto nella città di Genova e uno nella città di Gubbio (PG).
La perdita di rappresentatività delle forze politiche tradizionali rappresenta una delle principali minacce ai sistemi democratici, soprattutto in una fase di transizione nell'assetto geopolitico mondiale
Tra gli eventi più evocati come simbolici della fine della guerra fredda, c'è l'abbattimento del muro di Berlino, come se quello fosse l'atto iniziale di un processo di progressiva riunificazione del mondo, garantita dalla globalizzazione del sistema economico e politico “vincitore”. In realtà, il crollo del sistema sovietico, per quanto asfittico fosse diventato, è stato segnato piuttosto dall'esportazione del modello (probabilmente altrettanto asfittico) di Stato-nazione, con tutto il proliferare di nazionalismi che ciò ha comportato. In secondo luogo, il “vecchio” assetto mondiale basato sulla divisione in due blocchi, ciascuno dei quali includeva una potenza e i suoi satelliti (un caso a parte è costituito dal movimento dei paesi non allineati), è stato sostituito da una struttura a gradini, con una superpotenza mondiale, le democrazie imperiali alleate e le democrazie periferiche dipendenti. In tale contesto, il modo in cui gli Stati Uniti hanno riempito il vuoto geopolitico lasciato dall'implosione del sistema rivale ha innescato conflitti le cui conseguenze continuano a causare tensioni. Anche se oggi il ruolo di superpotenza è conteso agli USA da Russia e Cina, a colpi di soft power, attacchi cibernetici, progetti di investimento economici e militari.
Negli anni '90, Washington ha continuato a sostenere indirettamente la nascita di movimenti e partiti anti-comunisti, anche quando si ispiravano a ideologie nazionaliste, o come si direbbe oggi “sovraniste” o “suprematiste”. Una strategie simile, in linea con la dottrina Reagan, era stata sperimentata in Afghanistan durante l'invasione sovietica, con la cosiddetta Operazione ciclone, senza considerare che l'intelligence statunitense aveva messo in piedi una rete internazionale stay-behind sin dal secondo dopoguerra. A tale struttura, che aveva come obiettivo quello di impedire un'eventuale espansione dell'Unione Sovietica, apparteneva peraltro l'organizzazione chiamata Gladio. Tuttavia, appena finita la guerra fredda, quando la stessa dottrina Reagan (e forse persino la NATO, in quanto Alleanza atlantica) avrebbe potuto essere superata, Washington ha iniziato a delegare agli alleati considerati più affidabili l'attuazione della sua nuova visione strategica, ovvero di quel processo che prende il nome di globalizzazione. In tal modo ad esempio, negli anni '90, la Germania a livello economico e la Turchia (come, in una certa misura, il Vaticano) sul piano religioso-culturale hanno assicurato l'adesione alla globalizzazione dei Balcani, regione di notevole importanza strategica per la sua apertura a Oriente. Senza contare che la longa manus di Ankara si è spinta (e si spinge tuttora) anche in Asia centrale e nel Caucaso, fino a raggiungere le minoranze musulmane che vivono in territorio russo e cinese, per lo più tramite popolazioni di ceppo e lingua turchi, come gli azeri e i turkmeni. Da un discorso simile, dipende la cruciale posizione che ha sempre caratterizzato il Giappone nel Mar cinese meridionale, così come Israele e l'Arabia saudita in Medio Oriente.
Eppure, già negli anni '20-30 del secolo scorso, movimenti nazionalisti, militaristi e autoritari si erano affermati nel Vecchio continente, come il fascismo italiano, il nazismo tedesco o il franchismo spagnolo, rimasto in vita fino alla metà degli anni '70. Negli anni '60, peraltro, a parte il colpo di Stato sfociato nel regime dei colonnelli in Grecia (dove dal 1946 al 1949, un tentativo di insurrezione comunista era stato stroncato dall'esercito, con il sostegno britannico e statunitense), l'Europa occidentale è stata teatro di due sanguinosi conflitti, entrambi combattuti tra un esercito (con il quale si schierano talvolta gruppi paramilitari) e un movimento separatista: quello in Irlanda del Nord e quello nei Paesi Baschi. Il primo si è concluso con l'accordo di Belfast del 1998, mentre il secondo si è protratto fino al 2011, quando l'ETA ha proclamato un cessate il fuoco permanente e, successivamente, la rinuncia definitiva alla lotta armata. Queste due guerre si sono pertanto sovrapposte cronologicamente ai conflitti “etnici” degli anni '90, che hanno in qualche misura accompagnato gli albori della globalizzazione. Ne sono un esempio le guerre civili nei Balcani occidentali circa un ventennio più tardi, dopo la crisi finanziaria iniziata nel 2007, quando le forze politiche “di sinistra” avevano iniziato a perdere a ritmo crescente la loro capacità di rappresentare le istanze delle classi più deboli, l'inasprimento dell'ingiustizia sociale e l'aggravamento delle disparità hanno avuto effetti devastanti sul tessuto sociale dei singoli Stati, a partire dalle aree deboli dell'Unione Europea. Al punto che tutte le forze politiche tradizionali hanno registrato una significativa perdita di rappresentatività, anche in paesi “forti” come Francia, Germania e paesi scandinavi.
È in un simile contesto che sono emersi movimenti politici di stampo nazionalista e xenofobo, che tuttavia sapevano coniugare alla retorica “identitaria” un discorso affine al concetto di giustizia sociale, magari dalla prospettiva del ceto medio impoverito e insofferente. D'altro canto, si è assistito, soprattutto nei paesi “poveri” dell'area Schengen, al radicamento sempre più preponderante del crimine organizzato, soprattutto con l'esplodere della “crisi migratoria”. L'aumento del peso politico di questi due tipi di forze, entrambe tendenzialmente anti-democratiche, appare contrario al concetto di globalizzazione, ma in realtà, tutto sommato, rende meno difficile imporne i costi umani, monopolizzando o bloccando la dialettica politica (talvolta persino imponendo determinate decisioni), a scapito di movimenti che propongono alternative compatibili con il carattere multietnico e pluriculturale delle società contemporanee. Eppure, nei primi anni 2000, quando il mondo era ormai diventato un “villaggio globale” e il progresso tecnologico aumentava rapidamente le possibilità di comunicazione a distanza, questi movimenti stavano assumendo carattere trans-nazionale, mentre sul piano interno raccoglievano il consenso dei delusi dalla “sinistra tradizionale”. Tuttavia, con l'inasprirsi delle conseguenze della crisi e l'aumento della portata dei fenomeni migratori, essi hanno progressivamente perso terreno, il che ha comportato il senso di esclusione dalla partecipazione politica di fasce sempre più ampie delle diverse società.
In tal modo, i principali oppositori alla globalizzazione sono diventate formazioni politiche definite “sovraniste”, che anziché proporre come soluzione alla crisi un programma ispirato alla giustizia sociale e alla lotta alla corruzione e alla diseguaglianza, focalizzano l'attenzione su questioni di “identità”, adottando la linea del particolarismo nazionalista. Un obiettivo probabilmente di minori pretese, ma soprattutto privo di efficacia. Due esempi si possono citare a riguardo. In Grecia, già dal 2014, il movimento di estrema destra Alba dorata ha accresciuto i suoi consensi in modo esponenziale, giungendo a essere la terza forza politica del paese, mentre sono aumentate le manifestazioni di intolleranza nei confronti delle comunità migranti. Similmente, in Italia l'ascesa dei movimenti di estrema destra e l'aumento degli episodi di xenofobia non solo sono spesso oggetto del dibattito politico in televisione e sulle pagine dei principali quotidiani, ma imperversano costantemente sulle reti sociali e, in generale, nello spazio della dialettica virtuale, spesso riduttiva e semplicista. Contestualmente, i numerosi scandali di corruzione che hanno interessato tutte le principali forze politiche, tanto di governo quanto di opposizione, hanno approfondito il divario tra elettori ed eletti e aumentato il livello di disinteresse per la vita politica. Ciò significa una brusca riduzione della partecipazione politica, che invece è essenziale per la tenuta delle istituzioni democratiche.
Considerando un'immaginaria classificazione dei paesi del mondo in democrazie imperiali, che aspirano al rango di potenza mondiale o regionale, e democrazie periferiche, spesso teatro dei conflitti per procura tra le potenze, l'Italia apparterrebbe probabilmente al secondo gruppo. Una posizione che l'ha sempre caratterizzata, sin dal secondo dopoguerra, quando le potenze che avevano sconfitto il nazifascismo ne condizionarono le vicende politiche, come ha scritto Giovanni Fasanella nel Puzzle Moro. Una simile riflessione potrebbe suscitare interrogativi su quanto le forze politiche italiane rappresentino in realtà interessi esterni, compresi i movimenti e i partiti “sovranisti”. Recentemente, parte della stampa internazionale ha ipotizzato che la Russia potesse finanziare forze politiche “di destra”, “isolazioniste” e “sovraniste”, persino lo stesso presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Nondimeno, lo scorso lunedì, la trasmissione italiana Report, in onda su Rai Tre, ha dimostrato l'esistenza di una scuola sovranista impiantata nella Certosa di Trisulti, ottenuta in concessione attraverso un bando, con modalità ancora da chiarire. Si tratta dell'associazione cattolica ultra-conservatrice Dignitatis Humanae Institute, alla cui guida, con varie cariche, spiccano, oltre ad alcuni firmatari del documento che mette in discussione l'enciclica Amoris Laetitia di papa Bergoglio, anche l'ex consigliere di Trump Steve Bannon e il cristiano-sionista britannico Benjamin Harnwell. Una nuova strategia della tensione?
Uno dei locali più storici in via di Torre Argentina a Roma è stato trasformato da Igles Corelli, famoso Chef italiano, nella sua lunga carriera premiato da ben 5 stelle Michelin. Igles Corelli è ammirato per il suo concetto di cucina circolare che riassume il detto popolare "non si butta via niente". Lo racconta nel suo programma " IL gusto di Igles" sul canale gastronomico Gambero Rosso. Così "Mercerie", da negozio di tessuti è diventato un concept di ristorazione che introduce la cucina stellata nel catering e nello street food.
La brillante idea è stata di proporre la qualità dei piatti stellati in piccoli assaggi per renderli accessibile a tutti. Sono state inventate le famose praline, lasagnette e bottoni, pensati per l’asporto o per uno spuntino durante una passeggiata a Roma. Ovviamente si mangia anche direttamente nel locale. Mercerie è composto da due piccole sale arredate con classe.
Il simpatico bartender Stefano Nicola Fenu è il nuovo volto al bar. La sua professionalità si vede e si sente negli ottimi signature cocktail, come quello piacevolissimo a base di vodka che addirittura cambia colore mentre va servito. La proposta culinaria si è arricchita con l'arrivo della brigata in cucina tutta al femminile. Elisa Cutellè e Stefania Lanotte sotto la guida della bravissima Viviana Marrocoli sfornano nuovi piatti, eleganti rivisitazioni di tradizione romana, ma anche napoletana. Una delle lasagnette, quella al nero di seppia ripiena di baccalà mantecato è invenzione di Viviana e l’ha dedicata alla sua Napoli.
Polpo abbinato al carciofo con gelato di carciofo è un'altra delle nuove specialità.
Viviana, la giovane lady chef di vasta esperienza sia in Italia che all'estero, è appassionata di panificazione. Giornalmente 5-6 tipi di pane, fatti rigorosamente con la farina macinata a pietra, escono dalla cucina di questo piccolo ristorante. "La cucina é DONNA" - è il motto di Viviana Marrocoli. Anche i migliori Chef hanno imparato la cucina dalla mamma o dalla nonna. “Avete mai sentito dire: ho imparato cucinare dal mio nonno"?, ribatte lei con il suo splendido sorriso. Viviana è fiera della fiducia, pienamente meritata, che ha avuto dal grande Chef per poter dirigere non solo questo locale, ma anche altre attività legate al progetto Mercerie per tutta l'Italia.
Comunque è sempre fiduciosa che le Lady Chef avranno sempre più importanza nella enogastronomia Italiana e anche mondiale. Purtroppo la vita privata delle lady chef spesso risente degli orari sacrificanti. Ma questo succede anche ad altre donne in carriera. La speranza è che in futuro gli uomini possano apprezzare maggiormente gli enormi sforzi delle donne, cioè quella di riuscire nella loro professione senza farglielo pesare.
Irina Raskina
Nel sud della Francia. Due regioni così diverse tra loro inspiegabilmente e incomprensibilmente da apparire, comparire insieme legate da quel trattino (tratto di unione) che vorrebbe far credere che si tratti di un unico territorio.
Storie, leggende, campanilismi esasperati che le contraddistinguono. E noi, gente italica, di campanilismi ne abbiamo da vendere eppure, per i cosiddetti equilibri politici, ci teniamo i “trattini” del Trentino-Alto Adige, Friuli – Venezia Giulia, Emilia – Romagna e fino a poco tempo fa, Abruzzo – Molise.
Languedoc – Roussillon (in italiano Linguadoca –Rossiglione), meglio identificata dai francesi come Midi, tra l’altro è la zona viticola più grande della Francia sia come superficie vitata che quantità di vino prodotto.
Famosa e ricordata per i suoi Vin de Table (corrispondente al nostro vino da tavola, spesso in damigiana, sfuso), negli ultimi anni, dopo aver “elevato” i vitigni maggiormente presenti localmente al rango di vitigni di pregio, modernizzando contemporaneamente le tecniche di vinificazione, hanno raggiunto lo stato di Vini VDQS (Vin Délimité de Qualité Supérieure, le nostre Doc) e AOC (Appellation d'origine contrôlée, le nostre Docg).
La Côtes du Roussillon
Si estende dai pendii dei Pirenei fino alla periferia della città di Narbonne. È l’ultima parte di territorio francese ad ovest per lo più influenzata dalla cultura catalana anche nei dialetti comunemente e diffusamente parlati, vere e proprie lingue.
Terra di confine con una spiccata volontà di rivendicazione delle proprie origini. È la zona dove maggiormente, nel periodo medievale, si diffuse l’eresia dei Catari, i Puri.
Erroneamente considerati “un popolo” , i Catari erano di fatto tutti coloro caratterizzati da un radicale anticlericalismo che rimetteva in discussione l’esistenza delle strutture e del personale ecclesiastico.
Centro principale di aggregazione la cittadina di Carcassonne ma anche alcune abbazie benedettine sparse nelle Corbières.
La mia visita nel Roussillon ha avuto inizio proprio da Carcassonne, dalla cité medievale e dalla vicina Limoux, famosa per il suo crémant.
In questa cittadina vengono prodotti ottimi vini frizzanti, come il Blanquette (e non la Blanquette). Considerato erroneamente un vitigno, il vino Blanquette è formato da un assemblaggio dove Il vitigno Mauzac, tipico della zona, è predominante nella misura del 90/95%. Il resto è rappresentato da chenin blanc e chardonnay.
Perché Blanquette? I vitigni di Mauzac hanno la caratteristica di avere una “peluria” bianca sulle foglie; quando soffia il vento, le vigne danno l’impressione di essere bianche (da qui il nome Blanquette).
Il Blanquette de Limoux è vino frizzante naturale, fresco e delicato, dai sentori di mela verde, albicocche, fiori d’acacia… ideale per l’aperitivo!
Già cento anni prima di Dom Pérignon e i suoi “esperimenti” nella Champagne, i confratelli benedettini in Limoux producevano vini spumanti con il cosiddetto metodo ancestrale, unica fermentazione in bottiglia.
Da Limoux alle Corbières il passo è stato breve. La più vasta area vitivinicola del Roussillon che racchiude zone con terreni molto diversi tra loro.
Scisto, calcare, arenaria, marna. Queste diversità portano alla distinzione di 11 territori nell'ambito dell'area di denominazione, dove prevalgono i vini rossi corposi con un gusto speziato. Accanto ai Grenache Noir e Carignan sono stati aggiunti relativamente nel periodo recente, vitigni come Mourvédre e Syrah . Spesso è usata la macerazione carbonica e affinamento in barriques nuove.
Il clima assolato e secco è sinonimo di maturazioni ideali per i VDN (Vins Doux Naturel) come quelli assaggiati nella fantastica e sorprendente, al limite dell’irreale, valle di Maury con le distese di damigiane senza rivestimento, esposte alle intemperie per oltre un anno (vedi foto).
Banyuls e Collioure altrettanto famosi. Zone pietrose e brulle di fronte al mare che devono la notorietà a quei marinai di Corinto che qui approdarono e piantarono viti.
Coteaux de Languedoc
Deve la sua fama vitivinicola ad un’antica strada romana costruita dal proconsole Gneo Domizio Enobarbo, primo governatore della Gallia Narbonensis: La Via Domitia.
Costruita principalmente per ragioni militari, successivamente utilizzata per scambi commerciali, aveva come scopo principale il facile raggiungimento delle colonie romane della Gallia meridionale.
La prima area visitata è stata il Minervois, ancora legata al Roussillon per vicinanza e/o continuazione dello stesso, ma con caratteristiche pedo-climatiche diverse. In epoca romana un tale Cicero spediva dal Minervois carichi interi di vino a Roma utilizzando la via Domitia.
Sui terrazzamenti dei pendii che guardano il fiume Aude, le vigne di Grenache Noir, Mourvèdre e Carignan fanno bella mostra di se.
Dal Minervois al Saint-Chinian il passo è stato breve. Ai piedi del monti Cevènne, avamposti del Massiccio Centrale, vi si producono i vins de table, pieni e robusti, ma anche vini molto innovativi di grande interesse come i Màs Champac.
Infine il distretto sconosciuto de La Clape, a sud di Narbonne, vicinissimo al mare. Vini rossi interessanti e i bianchi ottenuti dal vitigno bourbolenc.
Caratterizzato da piccole valli marnose, sinuose, scoscese, che si estendono bruscamente nelle scogliere sul versante mediterraneo, il paesaggio di La Clape è in netto contrasto con le pianure circostanti. Il punto più alto è Pech-Redon, a 214m. Il massiccio è caratterizzato dai suoi canyon e valli coperte di pinete e vigneti. La superficie totale di produzione viticola è di 768 ettari.
Viaggio in Linguadoca – Roussillon ovvero disamina delle diverse aree produttrive, senza concedere priorità a questa o a quella, ma rimarcando le differenze, difformità tra due regioni dai contrasti evidenti eppur tenute insieme da antiche logiche politiche.
La domanda che in conclusione sorge spontanea (il famoso intercalare di Antonio Lubrano):
È sempre valido quel tratto di unione (trattino) tra Languedoc e Roussillon?
Frammenti che orbitano qua e là, individuati, carpiti; li commento e condivido con voi.
Dedicati al Vinitaly 2019
La Riflessione!
Ci rivediamo l’anno prossimo
Si è chiusa una edizione con il raggiungimento di tanti record. Dal numero di buyer a quello degli espositori. “È stato il Vinitaly più grande di sempre e domani saremo già al lavoro per migliorare ancora”. Questo il commento di Maurizio Danese, presidente di Verona Fiere. Bene, anzi benissimo. Ed allora vediamo dove migliorare nella logistica. Padiglione Lombardia. Non si può chiudere il padiglione per troppa affluenza a causa del richiamo della Franciacorta. Si sposta la Franciacorta così come fu deciso a suo tempo per la Fivi perché non si può impedire agli addetti ai lavori di non rispettare impegni presi. Riorganizzare le navette interne da un padiglione all’altro con punti di raccolta (come del resto fanno in altre manifestazioni internazionali ed usufruire di un servizio necessario). Accordi con Trenitalia e Trenord per corse aggiuntive sulla tratta Brescia-Verona-Vicenza e viceversa per evitare di intasare il traffico con l’utilizzo delle auto (ricordiamoci l’etilometro).Altrimenti crescerà il numero di chi crede che Verona non sia più la sede adatta!
Frammento n. 1
Il Vino e gli Italiani
Passionale come l’amore, tradizionale come il pranzo della domenica, popolare come il calcio. Un amore da 14,3 miliardi di Euro nel 2018. L’88% degli italiani ha consumato vino nell’ultimo anno. Più volte l’abbiamo scritto: Italia primo paese produttore di vino nel mondo, primo in quantità. A volte certi risultati vanno seriamente approfonditi. Il dato del 2018 è ben al di sotto dei dati di 20 anni fa (26% in meno). Forse si beve in modo più responsabile. Roma beve più bianchi, Napoli più rossi mentre a Milano è il consumo di spumante che vince. Fenomeno Spritz, soprattutto tra i giovani. Qualcuno ha scritto “lo spritz come primo approccio culturale verso un prodotto bandiera (prosecco)”. Ne vogliamo parlare?
Frammento n. 2
I vincitori del Premio internazionale. Arrivano i cinesi.
Attribuito a personalità, aziende o istituzioni italiane ed estere che si sono distinte per il loro impegno nel campo enologico. Cantina Ornellaia, Leon Liang e Demei Li. Sulla Cantina Ornellaia niente da eccepire. Si gioca in casa con un produttore leader di Bolgheri. Chapeau per il premio. Leon Liang, fondatore di Grapea, la più importante e innovativa scuola cinese di educazione al vino. Demei Li, professore di Scienze e Tecnologie Alimentari dell’Università dell’Agricoltura di Pechino. Uno dei più importanti enologi cinesi. È consulente per svariate cantine che producono vini eccellenti comprese Helan Qingxue, Leirenshou in Ningxia, Tiansai e Zhongfei in Xinjiang. Proprio mentre lavorava per la Helan Qingxue, il vino Jia Bei Lan vinse l’International Trophy del Decanter World Wine Awards nel 2011: grazie a lui, per la prima volta un vino cinese si è aggiudicato l’ambito premio. Demei Li è ormai diventato uno dei più bravi viticoltori della Cina e da tanti è considerato l’equivalente cinese di Michel Rolland. Grazie alla sua attività di consulente, in particolare nelle province di Ningxia e Xinjiang, a Li Demei si deve l’alto standard dei vini cinesi sul mercato globale. Ripeto: ALTO STANDARD. Meditate gente, meditate
Frammento n. 3
La piattaforma Wine to Asia
La nuova piattaforma multicanale di Verona Fiere presentata a Verona e operativa dal 2020. Ci siamo. Sono stati recepiti i continui avvertimenti che per entrare nel mercato cinese, sono le piattaforme multicanale le chiavi di accesso. Cina uguale al Far East. Shenzhen la città di partenza, Pacco Communication Group Ltd il partner. Tanto per capire meglio: saremo in compagnia di Vinexpo Bordeaux, Rhône Valley, Bordeaux Wine School ecc… Siamo in ritardo. Speriamo di recuperare.
Frammento n. 4
Organic Hall
Il mercato è sempre più attento ai temi ambientali ed etici. È nato Organic Hall nel Padiglione F. Un Vinitaly a se stante? No. Direi integrazione e possibilità di avere una scelta più ampia. Su 18.000 etichette presenti al Vinitaly ben 3.300 sono state posizionate nell’Organic Hall a rappresentare i biologici e biodinamici. Vinitalybio promosso dalla Federbio e la collettiva di produttori artigianali dell’associazione Vi.Te – Vignaioli e Territori. E non dimentichiamo il successo della FiVi, i vignaioli indipendenti che quest’anno si sono presentati alla kermesse veronese in un numero superiore di operatori.
Frammento n. 5
International Wine Hall
Padiglione ancora sotto tono quello destinato alla presenza dei produttori internazionali. Nato come punto di promozione distintivo ed unico per le produzioni estere, di fatto è marginale sia come disposizione che rappresentanza. Esserci o non esserci è la stessa cosa.
Osservo, scruto, assaggio e…penso.
Urano Cupisti
Bonanni presidente dell’ONA (Osservatorio Nazionale sull’Amianto) denunzia: “dal 2000 al 2018 rilevata nella provincia di Latina un’incidenza di mortalità per patologie asbesto correlate di circa 600 decessi. Una media di poco superiore a 30 morti ogni anno”.
Roma, 13 aprile 2019 – Si è tenuta oggi la conferenza, promossa dall’Osservatorio Nazionale Amianto, sul tema “Latina tra amianto, nucleare e rifiuti” durante la quale sono stati illustrati i dati epidemiologici aggiornati ed avviate proposte risolutive.
Sono intervenuti all’incontro, moderato da Ruggero Alcanterini, direttore vicario “Ona notiziario - il Giornale sull’Amianto”, Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale sull’Amianto, che ha dettagliato i dati epidemiologici della provincia di Latina per patologie asbesto correlate. “L’ONA ha censito, per la provincia di Latina, circa 150 casi di mesotelioma, con un trend in netto aumento, rispetto ai circa 100 casi censiti dal Dipartimento di Prevenzione per il periodo dal 2000 fino all’anno 2014. Le città più colpite dai casi di mesotelioma - secondo quanto rilevato dal presidente dell’Associazione - fino a tutto il 2018, sono Latina con 30 casi; Gaeta con 25 casi; Aprilia con 20 casi; Sezze con 10 casi; Formia con 15 casi”. “Il mesotelioma è solo la punta dell’iceberg – ha spiegato Bonanni – perché l’amianto provoca tumori polmonari, alla laringe, faringe, esofago, fegato, colon e perfino all’ovaio e per non parlare dell’asbestosi, placche pleuriche ed ispessimenti pleurici e le complicazioni cardio-vascolari. L’ONA quindi stima un’incidenza di mortalità per patologie asbesto correlate in provincia di Latina per il periodo dal 2000 al 2018 di circa 600 decessi, con una media di poco superiore a 30 decessi ogni anno”. In merito alla situazione della centrale elettronucleare di Latina, situata nella frazione di Borgo Sabotino ed entrata in servizio nel 1962 con un unico reattore da 220 MW alimentato a uranio naturale, moderato a grafite e raffreddato con anidride carbonica, il presidente Ona ha segnalato che “nonostante l'impianto sia stato chiuso il 1 dicembre 1987 con la disposizione di predisporre le opere necessarie per la custodia protettiva passiva. E’ ancora notevole la quantità di rifiuti che contiene, “ancora a fine 2017 il volume dei rifiuti radioattivi, presenti nel sito di Latina, era pari a 1739 m3, dei quali 887 definiti ad ‘attività molto bassa’, 821 a ‘bassa attività’ e 31 a ‘media attività (dati conformi a quelli rilevati dalla stessa SOGIN S.p.A.)”.
Il presidente dell’associazione, oltre a ringraziare i parlamentari 5 Stelle presenti per aver voluto sollecitare la presenza del sindaco di Latina, Damiano Coletta, ha poi rilevato un incontro con il Guru del Movimento, Davide Casaleggio, che si è tenuto a margine di una conferenza a Bruxelles. “Nel corso del colloquio – ha raccontato – abbiamo approfondito i temi della tutela della salute e dell'ambiente, ho sottolineato la necessità di avviare attività di prevenzione delle malattie asbesto correlate e ho spiegato a Casaleggio che la fibra killer provoca ogni anno, solo in Italia, almeno 6000 morti l'anno e sono rimasto molto colpito per la sensibilità che ha dimostrato sul problema”. “Casaleggio ha dichiarato la condivisione al 100% della decisione del Ministro Costa di dichiarare guerra dell'amianto – ha concluso il legale - e ha confermato l'impegno di sostenere iniziative a tutela delle vittime dell'amianto e dei loro familiari, e di prevenzione primaria per evitare ogni forma di esposizione, unico modo per tutelare la salute di tutti i cittadini”.
"L'amianto, così come molte altre sostanze cancerogene, tolgono ancora il respiro ai cittadini italiani e di tutta Europa per questo motivo mi sono battuta all'Europarlamento per soglie limite in grado di tutelare i lavoratori a contatto con questi contaminanti” – ha detto Laura Agea, capogruppo del Movimento 5 Stelle presso l'Europarlamento che ha sottolineato - “il M5S ha dimostrato nei fatti quanto abbia a cuore l'interesse della salute e la sicurezza dei cittadini. Posso assicurarvi che continueremo su questa strada anche nella prossima legislatura, perché vogliamo che tutte le norme europee che proteggono i lavoratori dalle sostanze chimiche cancerogene vengano aggiornate in maniera continua e costante".
Maurizio Ascione, sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, ha voluto ribadire che: "l'emergenza ambientale ormai non ha più alcun confine, nessun baluardo sembra capace di arrestarne la avanzata, intere comunità ne sono vittima, diventa non più differibile una sensibilizzazione diffusa e la esigenza di una nuova idea di progetto sociale e di futuro".
Alberto Reggiani, Direttore de il “Diario Pontino”, ha presentato il magazine che, a partire dal numero speciale di questo mese, sarà sempre più watchdog e organo di denuncia sui temi ambiente, tutela del territorio e salute dei cittadini. “L’area latinense viene spesso descritta come una sorta di Amazzonia civilizzata, benedetta dagli influssi benefici del mare e con un clima tra i migliori d’Italia, con bassissime soglie di inquinamento ecologico. Una informazione decisamente fuorviante – ha spiegato - che stride con l’indice di mortalità e morbilità tumorale che nell’area del nord pontino è tra i più alti d’Italia, e che viene invece diffusa con la complicità della politica, delle istituzioni e della stampa locale, mai troppo decise nelle oggettive ricostruzioni della situazione e tendenti, tranne qualche rara mosca bianca, a minimizzare il grave fenomeno della contaminazione ambientale” – denuncia Reggiani, che auspica – “è giunto il momento di alzare la testa e denunciare,
dati alla mano, lo stato delle cose, sensibilizzando cittadinanza, organi di informazione e tutte le parti politiche del territorio alla ricerca della verità".
Fabio Massimo Castaldo, Vicepresidente del Parlamento Europeo ha dichiarato: “Conosco molto bene le eccellenze di Latina e della sua provincia: qui si trova il più grande polo farmaceutico d’Italia - un settore nel quale, durante il 2018, abbiamo raggiunto il primato europeo scavalcando persino la Germania - e le sue bellezze naturali attraggono ogni anno numerosissimi visitatori. Mi sono però ben noti anche i suoi problemi, come la vicenda della discarica abusiva di rifiuti tossici scoperta ad Aprilia nel 2017 e il sito di stoccaggio di rifiuti radioattivi della centrale nucleare del Garigliano. Da anni questi ultimi attendono di essere trasferiti in un deposito nazionale. Stiamo lavorando per aiutare il nostro Ministero ad ottenere fondi europei da investire nella rimozione dell’amianto dagli edifici pubblici. La Commissione europea ha previsto linee di finanziamento, all’interno della programmazione europea, per la protezione dell’ambiente, la promozione dell'efficienza delle risorse, e, ancora, più nello specifico, per interventi volti al miglioramento dell'ambiente urbano, la rivitalizzazione delle città e, infine, la riqualificazione e decontaminazione delle aree industriali dismesse”.
Sono intervenuti, inoltre, Dario Tamburrano, Europarlamentare del Movimento 5 Stelle, il Gen. Giampiero Cardillo, componente della Commissione Amianto del Ministero dell'Ambiente e l’assessore all’Urbanistica del comune di Latina, Francesco Castaldo.
E’ mentalità comune molto diffusa l’idea che la carne sia un alimento necessario, che dà sostanza, che dà forza, che sia ricco di proteine utili alla crescita e che specialmente in uno stato di malattia sia utile inserirla nella dieta. Chi sostiene questo probabilmente è condizionato da abitudini arcaiche, che è poco informato, che non ha mai letto un testo di nutrizione. In sostanza la carne risulta essere tra gli alimenti meno completi sotto l’aspetto nutrizionale e quindi non solo non necessaria ma oltremodo dannosa.
Anche le persone più sensibili alle tematiche vegetariane spesso hanno paura di rinunciare totalmente al consumo di prodotti animali o derivati per un’atavica quanto ingiustificata paura di incorrere a qualche carenza nutrizionale. Una paura difficile da superare, specialmente se sono coinvolti dei bambini.
Per superare questa paura abbastanza consolidata basterebbe considerare che un terzo della popolazione mondiale vive, per vari motivi, da vegetariana; che i vegani godono di una salute migliore rispetto gli umani onnivori; che nella carne, pesce, formaggi, uova e derivati vari non vi è alcun principio nutritivo che non sia presente nel mondo vegetale, senza gli inevitabili effetti dannosi di questi prodotti (perché incompatibili con la nostra natura); che la completezza nutrizionale dell’alimentazione vegetale è stata confermata non solo da una miriade di scienziati e ricercatori indipendenti ma da una delle più autorevoli organizzazioni del mondo in fatto nutrizionale, l’ American Dietitic Association, che fin del 2009 ha dichiarato: “Tutte le diete vegetariane, comprese quelle vegane, correttamente pianificate sono salutari, adeguate dal punto di vistanutrizionale e possono apportare benefici nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Sono appropriate in tutte le fasi del ciclo vitale, incluse gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia, adolescenza, nonché per gli atleti”.
Inoltre, è utile considerare che per le generazioni che ci hanno preceduto negli ultimi 10 mila anni l’alimento carneo era un’eccezione non la regola e la salute del popolo era migliore di quella delle classi abbienti che potevano permettersi alimenti a base di animali.
I grandi uomini di spirito, di genio, santi e filosofi da sempre hanno raccomandato di escludere dalla dieta l’alimento carneo: la loro genialità e la loro eccellente salute dimostra chiaramente la non necessità nell’alimentazione umana. Da ricordare che i due più grandi geni, vanto dell’umanità, Pitagora e Leonardo da Vinci erano vegan.
Infine, se nella carne, nel pesce o nei prodotti caseari vi fosse qualche principio nutritivo non presente nel mondo vegetale coloro che non consumano questi prodotti dovrebbero accusare carenze nutrizionali invece risulta che il popolo dei vegani gode di una salute migliore rispetto a coloro che ne fanno uso.
Prima di addentare una bistecca visita un mattatoio
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Canaletto, Venezia, Rialto |
Dal 12 aprile 2019 le Gallerie Nazionali di Arte Antica si presentano al pubblico con un nuovo allestimento delle 10 sale espositive nell’Ala sud del piano nobile di Palazzo Barberini, restituite tre anni fa dal Ministero della Difesa che le aveva in gestione da più di ottant’anni.
Dopo un accurato restauro, l’Ala sud ha accolto da maggio a ottobre 2018 Eco e Narciso, la mostra prodotta dalle Gallerie Nazionali in collaborazione con il MAXXI, che metteva a confronto arte antica e arte contemporanea con opere provenienti dalle collezioni dei due musei nazionali.
Queste sale, per un totale di 750 mq di nuovo spazio espositivo, diventano definitivamente parte integrante del nuovo percorso museale con 78 opere esposte secondo un nuovo progetto allestitivo, un nuovo impianto di illuminazione, una nuova grafica, nuovi apparati, pannelli e didascalie. Il tutto al fine di rendere più visibile e leggibile il percorso di visita del museo.
Si potranno vedere le opere che vanno dal Seicento napoletano alla collezione settecentesca, con i ritratti, le vedute, i pittori del Grand Tour e i dipinti della donazione Lemme.
Sarà l’occasione per scoprire o riscoprire capolavori che non si vedevano da tempo, opere recentemente restaurate e dipinti esposti raramente come la Giuditta e Oloferne di Francesco Furini, le monumentali tele degli Apostoli realizzate da Carlo Maratti per il cardinal Antonio Barberini, le vedute di van Wittel, appena
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Guido Cagnacci, Maddalena |
restituite alla loro originaria, smagliante luminosità.
Inoltre alcune sale, in particolare quella della Pittura napoletana e quella dedicata a Pompeo Batoni, saranno oggetto di un avvicendamento semestrale di alcune opere (Bernardo Cavallino, Salvator Rosa, Francesco Solimena, Massimo Stanzione, Pompeo Batoni, Pierre Subleyras) al fine di esporre più opere – da ottobre infatti saranno 82 – senza alterare l’impianto dell'allestimento.
Si potrà ammirare nella sua completezza la raccolta di dipinti donata da Fabrizio e Fiammetta Lemme nel 1998: una serie notevole e coerente di 21 modelli di presentazione (i bozzetti finali che i pittori presentavano ai committenti per l'approvazione, prima dell'esecuzione materiale dell'opera vera e propria) di opere realizzate per alcune tra le più importanti imprese decorative della Roma del XVIII secolo, con opere, fra gli altri, di Giuseppe Chiari, Sebastiano Conca, Domenico Corvi e Pier Leone Ghezzi.
Le Gallerie Nazionali di Palazzo Barberini riacquistano così un nuovo respiro e un rinnovato equilibrio: i visitatori potranno finalmente apprezzarne le opere e gli spazi in tutta la loro ampiezza, da un capo all’altro, dallo scalone di Bernini a quello di Borromini. E questo è solo l’inizio, in attesa di ritrovare così rinnovate il prossimo
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Pompeo Batoni, Agar |
autunno anche le sale dei pittori caravaggeschi.
Molte le iniziative collaterali previste: visite animate ai capolavori dell’Ala sud per bambini di 5-12 anni e famiglie, tutte le domeniche alle ore 11.30 dal 14 aprile fino al 30 giugno e il 1° maggio, stesso orario. Per info: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it..
Inoltre, per tre sabati, il 13, il 27 aprile e l’11 maggio, alle ore 16.30, alcune delle opere esposte saranno oggetto dell’iniziativa Museo Adagio, un progetto di slow art per vivere l’arte con lentezza, contemplazione e condivisione, per osservare i capolavori con maggiore attenzione e consapevolezza. Per info: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it..
Preambolo sull’alimentazione in generale
La storia dell’alimentazione ha sempre vissuto - a seconda dei casi per individui, popolazioni e istituzioni nel mondo - un suo Inferno e un suo Purgatorio caratterizzati da sofferenze e crimini più o meno gravi (drammi di fame e sete per guerre e carestie;interessi fuori controllo e sofisticazioni da parte di alcune multinazionali e agromafie, con povertà e patologie ad essi collegate; sprechi e disordini alimentari soprattutto nei Paesi più sviluppati; “diete” e modelli fisici che snaturano senso e valori della nutrizione; contributi sui media oscillanti tra idolatria e “pornografia alimentare”, con spettacolarizzazione del cibo da parte di “chefs” promossi “maîtres à penser”...), ma comunque anche un suo Paradiso - certo di difficile raggiungimento - che riassume in pratica tutto ciò che è sotteso all’accezione più completa di “dieta” (buone pratiche su qualità e quantità della nutrizione; recupero e rispetto del gusto; opportuni rapporti dell’alimentazione con altri ambiti della vita; possibilità di scelta da parte dei consumatori con filiere tracciabili dei prodotti e potenziamento dell'economia locale.
Sulla Pastasciutta al Pomodoro
Ho avuto già occasione di trattare la storia della Pastasciutta in modo esteso, mediante lo svolgimento propedeutico di tre vie di ricerca: influenza cromatica su funzione e gradimento degli alimenti, storia della Pasta e affermazione nella nostra cultura del Pomodoro; temi che convergono nell’analisi del prodotto di cultura materiale e simbolica detta appunto “Pastasciutta al Pomodoro”, cioè Pasta condita con salsa di Pomodoro, semplice oppure integrata con carne.
La Pasta
Ѐ alla Sicilia influenzata dalla cultura araba del sec. XII che risalgono le prime testimonianze europee di produzione di pasta fresca oppure secca, mentre la successiva fase relativa in ambito italiano si apre coll’importazione di tale prodotto dall’isola a Napoli verso la fine del ‘400. Se è comunque due secoli dopo che la Pasta comincia ad assumere un ruolo importante nella città partenopea - a causa d’emergenti problemi demografici, politici, economici alleggeriti però da soluzioni “tecniche” di produzione – la sua affermazione perfino al Sud non risulta ovunque rapida, e neppure uniforme.
Il Pomodoro
Al Meridione d’Italia – certo storicamente abile ad assorbire e (ri)creare popoli, culture, politiche e governi - va riconosciuto pure un efficace sincretismo alimentare realizzato tra prodotti agricoli e d’allevamento, tra colture autoctone e di provenienza americana.
Tra fine ‘600 e ‘700 compaiono le prime citazioni e conferme del Pomodoro come ingrediente gastronomico riconosciuto, in ricette che non prevedono però il suo utilizzo insieme alla Pasta.
Nell’ambito specifico invece delle salse - fino al periodo rinascimentale consumate brunite, e imbiancate poi nel secolo XVII – risulta evidente la rivoluzione che coinvolge le stesse con l’impiego progressivo d’un frutto, cromaticamente “deciso”, come il Pomodoro.
Riguardo all’odierna filiera di tale ex “Eroe dei Due Mondi” in quanto ormai globalizzato (grandi produttori/esportatori Cina e Stati Uniti; in Italia coltivato nel nocerino-sarnese sin dall’Unità, e poi in Puglia dagli anni ‘50/’60 del secolo scorso; con Napoli e Salerno attualmente terminali dei maggiori quantitativi di prodotto proveniente dall’estero), non posso esimermi dal fare triste menzione di tragici incidenti legati alla coltivazione intensiva dello stesso: morte di lavoratori per sinistri certo di strada, ascrivibili purtroppo però anche alla complessa e critica organizzazione produttiva del frutto, da tempo suscettibile di narrazioni di tipo non solo romantico…
La Pastasciutta al Pomodoro
La storia dei protagonisti del piatto qui analizzato vede la Pasta e il Pomodoro dapprima intenti a vivere le loro esistenze senza alcun interesse reciproco, legati ad altri “partners” più o meno costanti di frequentazione; poi finalmente uniti in Pastasciutta - nella terza vicenda di Pasta del nostro Paese – con passione espressa ancora però in modo discreto. Un’attrazione comunque in seguito sempre più difficile da contenere - che d’un piatto appetibile fa soluzione geniale di dieta, e pure icona simbolo di nostri luoghi e genti, natura e cultura.
***
“Focus” specifico questa sera sul tema, una breve riflessione sul contesto storico in cui ha visto la luce la prima documentazione editoriale dell’“invenzione”-Pastasciutta, concepita negli anni ’30 dell’800 ma formalizzata a Napoli solo verso la fine di tale decennio.
Nella seconda edizione della sua “Cucina teorico pratica” (Napoli, Tipografia G. Palma, 1839) infatti, il cuoco letterato Ippolito Cavalcanti (duca di Buonvicino 1787-1859) inserisce nell’appendice “Cusina casarinola co la lengua napoletana” - tra molte ricette tratte da subculture diverse - per la prima volta proprio una Pastasciutta di vermicelli, conditi con salsa di Pomodoro appositamente preparata alla bisogna.
Perlomeno due riflessioni sul momento “storico” di tale ufficializzazione. Se la Pastasciutta al Pomodoro nel nostro immaginario appare forte simbolo d’italianità “da tempo” in campo, risulta essa in realtà molto più recente o coeva rispetto a caratterizzazioni altre d’ambito stesso: compare ad esempio molto dopo la creazione del Corpo dei Carabinieri Reali (1814), poco dopo quella dei Bersaglieri (1836) e in contemporanea – su territorio nazionale - alla prima ferrovia Napoli–Portici e all’ottimizzazione tecnica delle riprese fotografiche (1839). Non solo cibo forse allora, ma reazione simbolica al grave momento politico e ambientale che stava vivendo tutto il Paese, funestato da repressioni di moti mazziniani, gravi epidemie di colera e forti inondazioni (1833-1839)?
Da diversa prospettiva storica, l’incontro gastronomico Pasta-Pomodoro avvenne però ben due decenni prima dell’intesa - questa volta politica – del cosiddetto incontro di Teano tra Vittorio Emanuele II di Savoia e Giuseppe Garibaldi (1860): tanto che la famosa battuta attribuita a Massimo d’Azeglio (in realtà del politico Ferdinando Martini) dopo l’Unità d’Italia “Fatta l’Italia, occorre fare gli Italiani”, avrebbe potuto essere - opportunamente anticipata al 1839 – così formulata: “Fatta la Pastasciutta al Pomodoro, occorre fare l’Italia, e poi gli Italiani”.
Domenico Ienna
Fabiola Di Gianfilippo nasce a Roma il 19 maggio del 1977 e vanta sangue abruzzese al 100%. Inizia giovanissima a calcare il palcoscenico. Nella sua famiglia ha da sempre respirato l’amore per l’arte in ogni sua declinazione. A venti anni, dopo la gavetta e i soldi messi da parte per pagarsi i primi corsi, comincia la scuola di recitazione e si concentrerà principalmente sul metodo Stanisvlasky/Strasberg. Nel 2008 si iscrive al Dams di Roma Tre conseguendo poi la laurea magistrale. Scelta da Stefano Reali entra a far parte del cast " Le ali della vita", fiction targata Mediaset di grande successo ancora oggi ritrasmessa. Per proseguire con teatro tv radio, gli ultimi due lavori di successo con il film per il cinema "ti presento Sofia" e la serie tv "Jams".
Fabiola Di Gianfilippo un'attrice a 360° con la passione per la letteratura, la poesia, la pittura e il canto lirico. Cosa apprezzi di questi quattro elementi?
"La profondità, la loro potenza la loro capacità di toccare corde ancestrali, universali, zone non accessibili alla propria mente".
Nel 2013 diventi mamma di Gemma. Come ti ha cambiato la vita l'arrivo di una bimba?
"Credo molto nell'infinito potenziale dell'essere umano, figurati quello di un bambino che non ha sovrastrutture, concetti prefabbricati... è lei la mia guida. è cambiata la prospettiva, la ascolto molto e per fortuna anche lei ascolta molto me ?. seguo le sue sensazioni le sue proposte e ci confrontiamo, siamo una grande squadra. se penso ad un bilancio in questi sei anni vedo che la mia vita è più grande più ampia , lei mi ha permesso di entrare in una dimensione d'amore molto vasta eliminando totalmente e con facilità rancori e conflitti solo perchè il mio obiettivo è sempre stato crescere una figlia felice. "L'inferno esiste nel cuore di chi disprezza suo padre e non si cura di sua madre" Nichiren Daishonin".
Restando in tema infantile, sei reduce dal successo della serie tv Jams. Cosa ti ha dato questo progetto?
"Jams è stata la prima serie tv in europa a trattare la tematica degli abusi sui minori , ha avuto un grande successo di pubblico e di media tanto e' vero che hanno subito mandato in onda le repliche. io quando mi è stato proposto il provino per questa serie ho desiderato con tutta me stessa di vincerlo, volevo essere dentro a questo progetto, portare dentro le case questa tematica in cui l'omerta' la fa padrona. Volevo che i bambini si sentissero sostenuti e anche i genitori. La cosa più importante e più emozionante sono i messaggi calorosi dei ragazzi che mi scrivono ringraziandoci proprio per questi motivi".
Sei impegnata da anni sul fronte dei Diritti Umani con la Free Lance International Press. Come mai questa scelta?
"La la Flip è una associazione di giornalisti freelance che si occupa spesso di diritti umani. Ogni anno, ad ottobre, organizza il premio "Italia diritti umani" dedicandolo ad Antonio Russo di cui era vice-presidente. Antonio era un giornalista pluripremiato sia in Italia che all'estero, amava la verità e la giustizia.
Fu barbaramente trucidato in Georgia mentre indagava sulla tragedia cecena. Ho avuto la fortuna, tanti anni fa, di conoscere Virgilio Violo, il presidente dell'associazione, che mi propose di consegnare uno dei premi durante la cerimonia e poi, nel tempo, visto che seguivo ogni anno l'evento, mi ha chiesto di entrare nell'organizzazione. Anch'io amo la verità e la giustizia, sono i miei motori vitali e li difendo sempre ad ogni livello. Sono anche le basi dell'educazione che sto dando a mia figlia: come esci di casa i diritti umani vengono calpestati, anzi come ci ricorda Jams, anche dentro casa. Per questo è importante avere una solida coscienza e iniziare prima di tutto a non violare noi stessi, per primi, la nostra stessa vita, ma essere connessi sempre con l'immenso valore che ha".
5 - Progetti e sogni futuri?
"Progetti: sono in fase di valutazione, sogni: viaggiare , viaggiare, viaggiare".
8 apr 2019 — Il 70° anniversario della Nato è stato celebrato dai 29 ministri degli Esteri riuniti non nel quartier generale della Nato a Bruxelles, ma in quello del Dipartimento di Stato a Washington.
Maestro di cerimonie il Segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, che si è limitato ad annunciare il discorso di apertura pronunciato dal segretario di Stato Michael Pompeo.
La Nato – spiega il Dipartimento di Stato – è importante perché, «grazie ad essa, gli Stati uniti possono meglio affrontare, militarmente e politicamente, le minacce globali ai loro interessi: la Nato rimane fondamentale per le operazioni militari Usa nella regione transatlantica (cioè in Europa) e in altre regioni strategicamente critiche, come il Medio Oriente e l’Asia Meridionale».
È quindi lo stesso Dipartimento di Stato a dirci chiaramente che la Nato è uno strumento degli Stati uniti. Nessuna reazione politica in Italia. L’unica risposta è venuta dal Convegno che, promosso dal Comitato No Guerra No Nato e da Global Research, centro di ricerca diretto da Michel Chossudovsky, ha riunito al cinema-teatro Odeon di Firenze il 7 aprile circa 600 partecipanti.
Le conclusioni sono esposte nella «Dichiarazione di Firenze», riportata qui di seguito:
«Il rischio di una grande guerra che, con l’uso delle armi nucleari potrebbe segnare la fine dell’Umanità, è reale e sta aumentando, anche se non è percepito dall’opinione pubblica tenuta all’oscuro dell’incombente pericolo.
È di vitale importanza il massimo impegno per uscire dal sistema di guerra. Ciò pone la questione dell’appartenenza dell’Italia e di altri paesi europei alla Nato.
La Nato non è una alleanza. È una organizzazione sotto comando del Pentagono, il cui scopo è il controllo militare dell’Europa Occidentale e Orientale.
Le basi Usa nei paesi membri della Nato servono a occupare tali paesi, mantenendovi una presenza militare permanente che permette a Washington di influenzare e controllare la loro politica e impedire reali scelte democratiche.
La Nato è una macchina da guerra che opera per gli interessi degli Stati uniti, con la complicità dei maggiori gruppi europei di potere, macchiandosi di crimini contro l’umanità.
La guerra di aggressione condotta dalla Nato nel 1999 contro la Jugoslavia ha aperto la via alla globalizzazione degli interventi militari, con le guerre contro l’Afghanistan, la Libia, la Siria e altri paesi, in completa violazione del diritto internazionale.
Tali guerre vengono finanziate dai paesi membri, i cui bilanci militari sono in continua crescita a scapito delle spese sociali, per sostenere colossali programmi militari come quello nucleare statunitense da 1.200 miliardi di dollari.
Gli Usa, violando il Trattato di non-proliferazione, schierano armi nucleari in 5 Stati non-nucleari della Nato, con la falsa motivazione della «minaccia russa». Mettono in tal modo in gioco la sicurezza dell’Europa.
Per uscire dal sistema di guerra che ci danneggia sempre più e ci espone al pericolo imminente di una grande guerra, si deve uscire dalla Nato, affermando il diritto di essere Stati sovrani e neutrali.
È possibile in tal modo contribuire allo smantellamento della Nato e di ogni altra alleanza militare, alla riconfigurazione degli assetti dell’intera regione europea, alla formazione di un mondo multipolare in cui si realizzino le aspirazioni dei popoli alla libertà e alla giustizia sociale.
Proponiamo la creazione di un fronte internazionale NATO EXIT in tutti i paesi europei della Nato, costruendo una rete organizzativa a livello di base capace di sostenere la durissima lotta per conseguire tale obiettivo vitale per il nostro futuro».
(il manifesto, 9 aprile 2019)
Nei numeri di febbraio e marzo del mensile francese Le Monde Diplomatique, viene a più riprese chiamata in causa la filosofia del disprezzo dei “benestanti” nei confronti delle classi popolari, in riferimento a una sorta di lotta di classe rovesciata; una chiave di lettura per comprendere meglio i fenomeni che attraversano le attuali società occidentali, dai gilet gialli all'emergere dell'estrema destra in Europa
Dalla fine degli anni '70 del secolo scorso, all'interno delle società europee, si è assistito alla progressiva marginalizzazione dei movimenti che fino ad allora si erano fatti portavoce delle istanze delle classi popolari. Una repressione condotta non solo con i mezzi tradizionali, ma anche, e forse soprattutto, attraverso la diffusione di modelli di “sviluppo” e di “benessere” funzionali alle evoluzioni del capitalismo e del mercato del lavoro, quindi adatti a mantenere e rafforzare il potere delle classi dirigenti. In tal modo, le conquiste che avevano reso in una certa misura meno alienante la società di massa degli inizi del XX secolo sono state progressivamente erose, anche a causa della diffusione strumentale del cosiddetto edonismo reaganiano. Un individualismo miope e sfrenato, in cui vige il principio del bellum omnium contra omnes, della competizione e del consumismo; in cui l'autocritica è sostituita da un'autoesaltazione demenziale basata sull'illusoria identificazione della felicità con il successo economico, della personalità individuale con la posizione sociale “vincente”.
Successivamente, dopo l'implosione dell'Unione Sovietica, è venuto meno il termine di paragone di un sistema che faceva della giustizia sociale e dell'uguaglianza un pilastro essenziale della propaganda dei vari regimi. Di conseguenza, la globalizzazione è stata accompagnata dal motto di una presunta vittoria della libertà sull'oppressione, della democrazia sulla dittatura, come se i concetti stessi di democrazia e libertà fossero intrinseci al sistema economico capitalista. In altri termini, già a partire dagli anni '80, le classi dirigenti dei paesi occidentali, hanno imposto un nuovo paradigma culturale, un pensiero unico basato sul dogma dell'equazione tra comunismo (etichetta sotto la quale è confluito qualsiasi tentativo di instaurare un dibattito sulla giustizia sociale e sulla necessità di ridurre le diseguaglianze) e oppressione politica e sul postulato altrettanto dogmatico secondo cui la vera democrazia risiede nello spirito del capitalismo, in cui la libertà individuale viene assorbita negli ingranaggi del sistema produttivo. In tal modo, le forze politiche di sinistra, anche le più riformiste e moderate (si pensi allo scandalo internazionale suscitato dal tentativo di compromesso storico in Italia, portato avanti da Aldo Moro ed Enrico Berlinguer), sono state progressivamente relegate ai margini della scena politica, impegnate più a difendersi dall'accusa di connivenze con il “vecchio sistema sovietico” che a portare avanti il loro autentico progetto politico. Un processo che, peraltro, è venuto incontro all'esigenza, emersa con la decolonizzazione, di trovare nelle classi meno agiate sacche di sfruttamento alternative ai vecchi imperi coloniali.
Contestualmente, i processi e le trasformazioni sociali innescati dalla terza rivoluzione industriale, tra i quali il più visibile è la cosiddetta terziarizzazione, hanno ridotto in misura crescente il peso economico e di conseguenza politico delle classi lavoratrici “tradizionali”, impegnate nel processo di produzione di beni destinati ad alimentare il mercato. Sul piano antropologico-culturale, una simile evoluzione ha favorito un cambiamento sensibile nel concetto stesso di lavoro: mentre il risultato della produzione di un bene è visibile una volta realizzato quest'ultimo, la valutazione di un servizio offerto coinvolge la soggettività della ricezione da parte di un utente-cliente, spesso influenzata da fattori estrinseci all'effettivo comportamento del lavoratore. Il che significa che l'aspetto pubblicitario conta più della preparazione effettiva di quest'ultimo, quindi che la forma ha preso il sopravvento sulla sostanza. Che sia per questo che nei vari sistemi di istruzione si preferisce parlare sempre di più di competenza (capacità di fare, di orientarsi in un determinato ambito) e sempre meno di conoscenza (che è sapere ma soprattutto spirito critico, saper organizzare ciò che si sa, saper mettere in dubbio le proprie conclusioni per aprirsi a un cammino potenzialmente infinito)? Nella competizione postindustriale, in altri termini, val più la competenza della sapienza.
Inoltre, l'ormai avviata quarta rivoluzione industriale potrebbe rendere il lavoratore “umano” del tutto superfluo ai fini del sistema di produzione, tanto più nel quadro del capitalismo finanziario attuale, in cui a farla da padrone sono “caste” oligarchiche che poco hanno a che fare con il lavoro tradizionalmente inteso. Peraltro, da un punto di vista geopolitico, da circa un decennio l'asse principale della competizione tra potenze si è spostato dall'egemonia territoriale (terra, mare e spazio) al cyberspazio, dando vita a un conflitto “a bassa intensità” per la supremazia in settori di alta innovazione tecnologica, come quelli dell'informatica e della robotica. Si tratta quindi di dinamiche da cui le “classi lavoratrici” sono praticamente escluse, anzi, ridotte a fonti di dati da vendere sul mercato dell'informazione. Una condizione che somiglia più a quella di merce, di prodotto, che non a quella di attore economico, politico e sociale.
È dunque legittimo domandarsi in che modo tali dinamiche influiranno sull'evoluzione ormai necessaria delle istituzioni politiche dei singoli Stati, soprattutto in una fase di transizione come quella attuale. In particolare, se alle “classi lavoratrici”, il cui peso negli anni '60 e '70 ha consentito a partiti e movimenti di sinistra di ottenere notevoli conquiste sul piano sia del diritto del lavoro, sia dei diritti civili, saranno garantite forme di rappresentanza adeguate, in grado di mantenere una relazione tra governo e corpo sovrano, ammesso che si potrà parlare ancora di corpo sovrano. Presumibilmente, infatti, saranno le “classi” sociali che conquisteranno il maggior peso economico ad avere più probabilità di incidere sull'evoluzione delle forme istituzionali, come già è avvenuto nei secoli passati. Per citare qualche esempio: in epoca moderna, l'affermazione della borghesia sull'ancien régime; nell'antichità, il conflitto tra fazioni e la crisi della res publica romana tra la fine del II secolo a.C. e il I secolo a.C., e il declino delle poleis greche dopo la guerra del Peloponneso (431-404 a.C.; in questo periodo ad Atene si verificano due colpi di stato oligarchici, dei quali l'ultimo, quello dei Trenta tiranni, sfociato in guerra civile: come scrive il prof. Luciano Canfora nella Guerra civile ateniese, fu la “democrazia” restaurata a condannare a morte Socrate). In ognuno di questi processi, c'era alla base l'emergere di una “classe” sociale economicamente intraprendente, che conquistò progressivamente il potere di influenzare le dinamiche politiche.
Evoluzioni sociali a parte, anche il quadro internazionale lascia intendere la possibilità di significativi mutamenti, accelerati dall'emergere (che in alcuni casi è un ritorno) di potenze asiatiche come Cina, Giappone, India, e di potenze un tempo attive nell'assetto europeo, come Russia e Turchia. Occorre quindi una riflessione seria sulla necessità di gestire in modo razionale questo intrecciarsi di transizioni, interne e internazionali, perché un “ordine mondiale”, che risulta dalle relazioni tra i singoli Stati, è necessariamente influenzato dalle forme politiche di questi ultimi. In altri termini, se prevarranno forze politiche scarsamente disponibili alla dialettica e al compromesso, sarà più probabile l'emergere di conflitti sul piano internazionale, oltre che forti tensioni su quello interno. Per evitare ciò, occorre limitare quanto possibile i fenomeni di polarizzazione tra le diverse componenti della società e garantire un certo equilibrio nella dialettica politica interna. Altrimenti, il rischio è che si contrappongano diverse filosofie del disprezzo: quella della “casta” (che si arrocca per mantenere i propri privilegi) nei confronti delle “classi popolari”, quella (di reazione) del “paese reale” nei confronti della “casta” e quella (in certa misura più trasversale) nei confronti delle “minoranze”. Tre pensieri unici che si alimentano a vicenda imponendo una gara tra opposte mistificazioni, a discapito di una discussione lucida e ragionevole sui fenomeni politici e geopolitici in atto.
Apr 08, 2022 Rate: 5.00