
L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni. |
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Bene la prima!
Nelle premesse, di solito, essere partecipe ad un “nuovo evento” è sempre emozionante, appassionante, entusiasmante. In questo caso invece, la mia presenza in quel di Firenze, è stata mossa da curiosità.
Quella del ficcanaso, alla ricerca (leggere constatazione) di uno scoop per sottolineare “ancora una volta” l’ennesimo tentativo di scissione campanilistica. Non è stato così!
Dai primi approcci con i produttori ho recepito, capito i loro intenti: “Esistiamo anche noi, da sempre i portabandiera della specificità del Chianti Colli Fiorentini (diverso dalle altre realtà), del Vino di Firenze (storicamente esistente da lunghissimo tempo)”.
Una giornata intera passata insieme a loro per approfondirne la conoscenza. E le occasioni di questi incontri hanno fatto emergere specificità nascoste, sconosciute ai più.
Nessun scoop; una scoperta ricca di fascino e attrazione tanto da farmi annotare nel fedele ed inseparabile moleskine, i nomi delle realtà da dover visitare nel tempo per andare a calpestare le vigne e capire i micro-terroir esistenti, differenti, che sappiano dare le risposte concrete a quanto assaggiato in quella sala di Palazzo Vecchio.
Niente è stato lasciato al caso in questa “prima”. A partire dalla scelta della location.
Il Vino di Firenze dove presentarlo se non nel luogo maggiormente rappresentativo della Città di Firenze agli “occhi” del mondo?
In una sala di Palazzo Vecchio, sotto le volte della storica e suggestiva Sala d’Arme.
Le premesse perché questo evento rappresenti l’inizio di un nuovo corso, ci sono state tutte. Adesso è il momento di mettere in cantiere idee, programmi e continuare sulla strada appena intrapresa; è il territorio che lo chiede.
Certaldo, Montespertoli, Montelupo Fiorentino, Lastra a Signa, Scandicci, San Casciano in Val di Pesa, Impruneta, Bagno a Ripoli. Tutti Comuni rappresentati che “sanno di vino”.
Per adesso 18 aziende partecipano a questo progetto il Vino di Firenze.
Qualche collega presente le ha definite “poche nel rappresentare un così vasto territorio”.
NO- ho risposto convinto.
“Consideriamole pionieristiche” ed allora il numero è sufficiente per assumersi la responsabilità di ricoprire il ruolo di “apri pista”.
Urano Cupisti
300 mila api protette e 300 milioni di fiori impollinati al centro del nuovo progetto sostenibile del Consorzio della Finocchiona IGP.
L'amore per la natura non può essere solo un argomento romantico, scaturito davanti ad un bel tramonto. Bisogna concretizzare questo sentimento: cosa c'entra la Finocchiona con le api? Scopriamo questo strano sodalizio.
Da sempre il Consorzio della Finocchiona IGP si dedica alla tutela della tradizione e alla qualità del prodotto. Questo salume, noto anche come la Regina dei salumi toscani ha un disciplinare molto rigido che detta le regole per avere un prodotto eccellente: la scelta e la provenienza delle carni, le pezzature dei salumi, la conservazione, gli ingredienti ed i metodi di produzione vengono normati dettagliatamente e solo chi aderisce al Consorzio e rispetta queste regole può utilizzare il marchio “Finocchiona IGP”.
L'origine della Finocchiona risale al Medioevo, quando i norcini scelsero di sostituire il costoso pepe nero con i semi ei fiori del finocchietto selvatico, che nasce spontaneamente nelle dolci colline toscane. Si racconta che Niccolò Machiavelli fosse un grande estimatore di questo salume, tanto da non farlo mai mancare sulla sua tavola. Piaceva molto ai nobili che la consideravano una prelibatezza, ma anche gli osti la servivano perché il suo profumo intenso di finocchio riusciva a camuffare i vini di pessima qualità... infinocchiavano i clienti!
Mangiare una fetta di Finocchiona, ti porta la mente ai borghi toscani, alle tradizioni contadine ea scorci di paesaggi leonardeschi. Dei cinque ingredienti necessari per la Finocchiona IGP uno ovviamente è il finocchietto di cui si utilizzano i semi ei fiori. Proprio da questo ingrediente è partito il progetto “Adotta un alveare” in collaborazione con la società 3BEE per la tutela delle api impollinatrici del finocchietto selvatico.
Hai presente quei bei campi di fiori gialli che si vedono d'estate? Cosa sarebbero quei campi senza l'impollinazione delle api? Va da sé che la Finocchiona non sarebbe più tale senza l'aroma di questa pianta.
Da questo piccolo fiore è nato questo progetto che ha messo in contatto il Consorzio della finocchiona, con i ragazzi della 3BEE che hanno sviluppato dei sistemi intelligenti di monitoraggio e di diagnostica per la salute delle api. Attraverso un QR code, è possibile collegarsi al proprio alveare e verificare come stanno le api e intervenire tempestivamente. Con questo sistema si è riusciti a proteggere 300 mila api e impollinare 300 milioni di fiori.
Questi piccoli insetti sono, inoltre, un anello fondamentale dell'intera catena alimentare. Grazie al loro instancabile lavoro, le api sono responsabili di circa l'80% del cibo che mangiamo tutti i giorni.
“La Finocchiona IGP nasce dallo stretto legame con il territorio ed i suoi frutti. Il Consorzio vuole fare in modo di tutelare la biodiversità ed il territorio: questo bellissimo progetto vuole proteggere l'ambiente e aiutare l'impollinazione naturale grazie alle api bottinatrici delle casette” - afferma il Presidente del Consorzio di Tutela della Finocchiona IGP, Alessandro Iacomoni. “Con questa iniziativa, che ripetiamo per il secondo anno consecutivo, vogliamo osare valore aggiunto al territorio in termini di mantenimento della biodiversità e preservazione dell'ambiente. Un approccio rispettoso delle terre in cui viene prodotta la Finocchiona IGP, dove anche il territorio diventa parte integrante della ricetta della produzione.Infatti, questa nasce secoli fa dalla conoscenza di questi territori.
Nel corso degli anni, a causa di inquinamento e uso di pesticidi, il numero di api presenti sul territorio si è drasticamente ridotto, causando notevoli scompensi per tutto l'ecosistema e per il comparto agricolo di zona: un alveare mediamente ha circa 70.000 api mellifere e un'ape visita 700 fiori in media al giorno, per cui un alveare con 20.000 api visita 14 milioni di fiori al giorno e per produrre 1kg di miele, devono essere percorsi circa 150.000 chilometri. Il raggio di raccolta di un'ape è di circa 3 km, ma se trova “cibo” più vicino rimane nella zona.
Ma ovviamente trattandosi di Finocchiona IGP, prodotto molto apprezzato, il Consorzio non poteva tralasciare l'aspetto più squisitamente gastronomico. Il miele che verrà ricavato dalle api tra aprile e giugno , infatti, sarà utilizzato anche dall'Unione Regionale Cuochi Toscani (URCT) per mettere a punto una raccolta di ricette innovative in grado di abbinare il gusto inconfondibile della Finocchiona con le note del miele.
“Io e un gruppo selezionato di colleghi come Lorenzo Pisini, Giampiero Cesarini e il pizzaiolo Tommaso Vatti siamo stati coinvolti dal nostro Presidente Roberto Lodovichi nella creazione di questo ricettario - afferma Maria Probst, una stella Michelin, chef dell'Osteria di Torre a Cona – Sono davvero orgogliosa di essere una delle ambasciatrici di questo progetto, perché ritengo sia fondamentale sensibilizzare il pubblico su queste tematiche. Dal lato gastronomico, per quanto riguarda l'abbinamento, il dolce e salato sono estremamente complici e, nelle giuste dosi la Finocchiona e il miele, danno vita ad un connubio equilibrato e divertente al palato.”
Il progetto del Consorzio di Tutela della Finocchiona IGP è in sintonia con l'ultima direttiva del MITE – Ministero della Transizione Ecologica – sulla conservazione della biodiversità ed al riguardo della tutela degli insetti impollinatori.
Grazie al lavoro delle api, il territorio “monitorato” dalle piccole e instancabili amiche dell'agricoltura, può godere di buona salute, regalando un prodotto – in questo caso il finocchietto selvatico – di qualità assoluta, che si integra e arricchisce la Finocchiona IGP, donandole il suo inconfondibile sapore e il suo gusto intenso.
Esilarante spettacolo con Gianni Ferreri e Danila Staltari prodotto da StArt LAB regia e drammaturgia a cura di Roberto D'Alessandro
Definire solo esilarante lo spettacolo "l'ammazzo col gas" è a dir poco ridurre una manifestazione teatrale di grande professionalità e divertimento per tutti.
Rappresentazione spassosa, ironica, sarcastica e piacevolissima; una brillante recitazione a pieno respiro comico. Mogli e mariti fra gelosie, litigi, parodie e difetti portati all'eccesso dove le magistrali interpretazioni degli attori, rendono il tutto estremamente gradevole fra risate e applausi di un pubblico attento e divertito.
Gianni Ferreri e Danila Staltari portano in scena una decina di personaggi che susseguono uno sketch dopo l'altro con continui cambi di abito, parrucche e situazioni che rappresentano alcune tipologie di coppie sposate dove l'ironia e la parodia caratteriale umana, prende il sopravvento regalando al pubblico un'ora e mezzo di puro spasso.
Mai un istante statico, mai una pausa di defaiance degli attori che si sono donati interamente al pubblico con professionalità, maestria e sapienza intrattenitrice. Totale l'apprezzamento dei numerosi presenti in teatro per una coppia di artisti talentuosi ben affiatati e dal grande calibro autoriale.
Gianni Ferreri durante lo spettacolo ha inoltre proferito un cadeau a tutte le donne recitando "In piedi signori davanti ad una donna" attribuita a Shakespeare. L'interpretazione dell'attore è stata di un'intensità emozionale da sottolineare ancor più la sua capacità espositiva e professionale; un momento d'impatto forte e delicato al contemporaneo
Meravigliosa e divertentissima la brava Danila Staltari che è riuscita a interpretare ogni personaggio femminile con sarcasmo, ironia e una potente vena comica dal talento esplosivo!
Un Gianni Ferreri e una Danila Staltari da applaudire e da ringraziare perché vedere il bello, è sempre qualcosa di gratificante.
Con Nathaly Caldonazzo, Francesco Branchetti e Stefano Braminim - Regia di Francesco Branchetti- musiche originali di Pino Cangialosi
Testo
Sunshine, spogliarellista da peep show incanta gli uomini solo attraverso un vetro che la rende bellissima e inarrivabile. Con esterna padronanza, sicurezza, ammalia chi paga per vederla in atteggiamenti intrisi di sensualità. Desiderabile e inarrivabile.
Un giorno per sfuggire ad un malintenzionato suona ad una porta dove vive da solo, un medico di Pronto soccorso.
Da lì inizia un coinvolgimento di anime bisognose di calore, di compagnia, di empatia umana. Due persone che per un motivo o per l'altro non conoscono il vero amore, l'amore che ci rende sicuri, abbracciati compresi. Soli con i propri desideri, si aprono a confidenze da sempre taciute al mondo.
Interpretazione:
I due attori sono totalmente immensi nei loro ruoli; disinvolti, caratteriali, naturali e fluidi nei movimenti intenti a creare l'abisso psicologico dei personaggi da rappresentare usando similmente la tecnica di recitazione stile Stanislavskij.
Un uomo e una donna che diventano improvvisamente "realtà" da vedere e da ascoltare. Due protagonisti di grande calibro che incantano grazie ad un'abile gestualità espressiva e a una perfetta recitazione che li rende forti e padroni della scena. Ritmo, pause e toni perfetti; una sapiente mimica che regna per tutto il tempo sicura senza alcuna stasi dei personaggi. Momenti di impeto emozionale nei dialoghi fra i due e altri di suadente ascolto dove l'interiorità prende a esprimersi.
. Una Nathaly Caldonazzo e un Francesco Branchetti che riempiono un'ora e mezzo di spettacolo ben curato in ogni sua parte. Bravissimo anche Stefano Bramini, giovane attore che interpreta la parte di uno studente ammaliato da Sunshine. Musiche, ambiente e luci hanno reso lo spettatore quasi protagonista dell'intera rappresentazione dove la sapiente regia di Branchetti è stata il collante di tanto successo.
Nathaly Caldonazzo, ex modella e ballerina anche nel corpo di ballo della Rai, show girl, prima donna in numerosi programmi televisivi fra i quali Fantastico 10 e il Bagaglino; attrice di cinema, televisione e attrice di teatro con parti da protagonista, testimonial di brand, soubrette, conduttrice di alcuni programmi in prima serata nei quali viene sottolineata la sua spontaneità, preparazione, e professionalità. Potremmo continuare ancora molto nel descrivere la lunga strada professionale di Nathaly ma preferiamo chiedere a lei direttamente -
D -Nathaly, vuoi raccontarci il tuo primo impatto nel mondo artistico? cosa ricordi di quei momenti?
R-Sono una che non ama ricordare ma sempre andare avanti. Ricordo tanta fatica, una strada veramente difficoltosa. Riflettevo proprio oggi su questo: strada faticosa e, a volte, neanche troppo piacevole. Fatta di cose che avrei potuto svolgere in maniera migliore. Avrei sicuramente potuto fare di più ... il problema forse è anche a causa del mio carattere; sono una che si è sempre troppo affidata al destino, non sono mai andata a cercare niente, col risultato che mi sono sempre fatta un gran mazzo e non mi è mai stato regalato nulla. Ecco, su questo devo essere sincera: i regali, quelli giusti, devono ancora arrivarmi.
D- Hai partecipato a moltissime esperienze lavorative in vari settori: Ballo, televisione, cinema e teatro. Puoi esprimerci le tue esperienze, le difficoltà, le diverse sensazioni, le emozioni e quale di questi settori lavorativi ti è particolarmente congeniale e perché?
R-Tutto mi è servito nella vita, tutte le fatiche, tutte le lezioni, tutte le non lezioni, le critiche le cose belle e le cose brutte. Io credo che ognuno di noi poi alla fine è il risultato di quello che ha vissuto e il risultato di quella che sono diventata adesso, mi soddisfa, mi piace. È un discorso un po' lungo... diciamo che oggi mi trovo bene in qualunque tipo di settore artistico tra cinema, televisione e teatro, anche se sono impegni completamente differenti fra di loro.
D- Il teatro indubbiamente è quella branca artistica che porta a una grande concentrazione e preparazione non indifferente dal momento che la diretta "attore e pubblico" si snoda in empatia immediata. Quanto ti coinvolge esprimere l'interiorità del personaggio che vai a presentare al pubblico? Qual è stato il personaggio che hai amato di più e perché?
R- Rimango concentrata su ciò che devo fare, perché è quello che mi si richiede: concentrazione. Basta veramente un attimo di distrazione, che può essere un pensiero, il trillo di un telefonino che sei già fuori. Ecco, ci vuole concentrazione. Uno dei personaggi che ho amato e che amo è Sunshine; non si finisce mai di costruire, di creare, a cui si possono dare tantissime sfumature. Proprio questo è interessante di questo mestiere, la continua ricerca, il continuo mettere mano su te stessa e cesellarti in vista del personaggio che ti si richiede. Per lo stesso motivo, un altro personaggio che ho amato molto è la Bisbetica domata.
D- Una decina di anni fa, hai scoperto anche la passione della pittura stile pop art. Ciò deduce un estro maggiore anche a livello intellettivo grazie alla creatività che il pittore naturalmente possiede. Hai fatto mostre personali? quanto ti regala emotivamente questa forma d'arte?
R- Sì, è diventato anche questo parte integrante della mia vita. Soprattutto in fase lockdown è stata un po' una salvezza perché ho intensificato molto il lavoro. Le mie creazioni artistiche sono molto materiche: mi sono messa lì ed ho iniziato a dilettarmi con la materia e a sperimentare tanto. Anche questo è un lavoro fatto di continua ricerca, un continuo collaudare, mettersi alla prova, cambiare rotta, cambiare direzione. Direi che è anche terapeutico... e sicuramente c'è, come tutte le forme d'arte, una grande sorta di magia che non può che fare bene. Certamente le attività artistiche più difficili e d'impegno, restano il teatro e la pittura.
Adesso è tutto molto più immediato: il cinema, i social. Il cinema soprattutto sembra una cosa antica ormai.
Ed è anche per questo che non m' interessa minimamente il tipo di arte digitale che adesso va molto di moda. A me un quadro piace sentirlo con le dita, io devo capire, devo vedere, deve essere un trionfo di emozioni, di tatto, di vista, di odore anche, perché no?
D- Hai partecipato fra le tante cose anche ad alcuni reality show. Quanto ti è servito come esperienza emozionale?
R-I reality show sono stati tre esperienze, una diversa dall'altra... parlo dell'Isola dei Famosi, Temptation Island e GF vip. Tre esperienze molto impegnative in tutti i sensi, sia emotivamente che fisicamente. Sono esperienze che sicuramente io consiglio perché ti lasciano comunque qualcosa, e insegnano alcune cose di te agli altri, inoltre ti fanno intuire molto sulle persone; soprattutto ti fanno capire che non ti sbagliavi.
D-Adesso Nathaly, come ad ogni mia intervista, lascio uno spazio libero dove puoi esprimere in libertà ogni tuo pensiero, sia questo sul lato professionale, sia per quanto riguarda ogni aspetto della vita.
R- Io penso sempre di essere Alice in Wonderland e di capitare, di scivolare dentro a tante situazioni, dentro le storie, le cose e mi piace viverla così la vita: al momento.
Ti ringrazio di cuore per la tua gentilezza nel rispondere alle mie domande. Ti auguro un buon cammino e cose belle.
Proseguono le battaglie democratiche dei prof Francesco Benozzo e Luca Marini
Francesco Benozzo e Luca Marini sono stati i docenti universitari italiani che, da subito e senza alcuna esitazione, si sono opposti (voci isolate in uno sconcertante silenzio accademico) alle politiche “anticovid” adottate dai nostri governanti, denunciandone, apertamente e con la massima chiarezza, gli aspetti illogici e pericolosamente antidemocratici.
Nell’agosto 2021, in piena emergenza sanitaria, si rivolsero al Presidente Mattarella con una lettera (rimasta senza risposta) in cui venivano evidenziati gli aspetti a loro giudizio discutibili della campagna vaccinale in corso, dichiarando la propria volontà di cittadini e di docenti universitari di non accettare acriticamente gli incostituzionali provvedimenti del Governo in merito all’obbligo vaccinale.
A distanza di un anno e mezzo dal loro Appello, in seguito anche al fatto che gli stessi “soggetti più direttamente interessati alla
promozione della campagna vaccinale hanno ammesso apertamente la verità: ossia di non avere mai cercato, e di non avere mai avuto alcuna prova in merito alla presunta efficacia e alla presunta sicurezza del cosiddetto vaccino”, hanno scritto, sempre alla Presidenza della Repubblica, una seconda lettera (inviandola, p.c., anche al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Presidente del Senato della Repubblica, al Presidente della Camera dei deputati e al Presidente della Corte costituzionale).
In questo secondo Appello, i due docenti, constatato che
esprimono la convinzione secondo cui, sulla base delle evidenze emergenti in tutta Europa, “che stanno rivelando una verità troppo a lungo celata”, in merito alla mai scientificamente provata efficacia e sicurezza dei cosiddetti “vaccini”,
il Presidente Mattarella farebbe ottima cosa se decidesse di chiedere scusa “a tutti gli italiani per il male che è stato fatto loro”.
Inoltre, in un corposo articolo apparso su La Voce delle Voci del 5 novembre scorso, di fronte all’auspicio di una “pacificazione nazionale post-Covid”, proveniente da più parti, esprimono il timore che dietro a tale proposta si possa annidare il progetto di scoraggiare o impedire possibili inchieste e azioni giudiziarie, in modo da “mantenere celate, agli occhi del vasto pubblico, le relazioni organiche e funzionali tra le élite finanziarie transnazionali, da una parte, e i circuiti scientifici, accademici, tecnologici, produttivi, industriali, commerciali, culturali, mediatici e politici, dall’altra”, e facendo, così, “calare definitivamente la cortina dell’omertà e dell’impunità sui crimini e i misfatti commessi, ancora una volta, in nome della scienza.”
Per i due docenti, è impensabile e improponibile parlare di pacificazione nazionale (e ancor più di perdono!) per coloro (innumerevoli) che hanno promosso, avallato e applaudito affermazioni come:
– “Non ti vaccini, ti ammali, muori” (M. Draghi);
– “Escludiamo chi non si vaccina dalla vita civile” (S. Feltri);
– “Penso che lo Stato prima o poi dovrà prendere per il collo alcune persone per farle vaccinare” (L. Annunziata);
– “I rider devono sputare nel loro cibo” (D. Parenzo);
– “Serve Bava Beccaris, vanno sfamati col piombo” (G. Cazzola);
– “Prego Dio affinché i non vaccinati si infettino tra loro e muoiano velocemente” (G. Spano).
Né potrebbe esserci pacificazione o perdono per coloro che hanno concepito e imposto “strategie e strumenti abietti come la “tachipirina e vigile attesa”, l’obbligo vaccinale e il Green Pass”.
Cosa auspicare quindi?
La speranza e la proposta dei due prof è che, da parte di coloro che, in maniera più o meno rilevante e diretta, hanno imposto provvedimenti liberticidi, nonché sostenuto e diffuso minacciosamente tesi e accuse insultanti, possano essere pronunciate chiare richieste di scuse.
Fermo restando che in nessun caso si dovrebbe rinunciare di pretendere, a livello nazionale e internazionale, un doveroso, accurato, imparziale e rigoroso accertamento delle reali responsabilità civili e penali di tutti i soggetti coinvolti.
Purtroppo, però, come ha ben scritto Susanna Tamaro nel suo splendido Tornare Umani, fino ad ora, almeno, non ci è dato scorgere e registrare “alcun segno in questa direzione”…
Fonti:
- https://presskit.it/2022/10/29/lettera-aperta-mattarella-chieda-scusa-tutti-gli-italiani-male-firmata-due-docenti-universitari/
- http://www.lavocedellevoci.it/2022/11/05/benozzo-e-marini-sempre-in-prima-linea/
- https://www.arezzoweb.it/2022/prof-benozzo-e-prof-marini-presidente-mattarella-chieda-scusa-a-tutti-gli-italiani-per-il-male-che-e-stato-fatto-loro-541481.html
- Susanna Tamaro, Tornare Umani, Solferino 2022
"Ecco perché sull'Ucraina il giornalismo sbaglia. E spinge i lettori verso la corsa al riarmo": lo sfogo degli ex inviati in una lettera aperta.
Undici storici corrispondenti di grandi media lanciano l'allarme sui rischi della narrazione schierata e iper-semplicistica del conflitto: "Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin". L'ex inviato del Corriere Massimo Alberizzi: "Questa non è più informazione, è propaganda. I fatti sono sommersi da un coro di opinioni". Toni Capuozzo (ex TG5): "Sembra che sollevare dubbi significhi abbandonare gli ucraini al massacro, essere traditori, vigliacchi o disertori. Trattare così il tema vuol dire non conoscere cos'è la guerra".
"Osservando le televisioni e leggendo i giornali che parlano della guerra in Ucraina ci siamo resi conto che qualcosa non funziona, che qualcosa si sta muovendo piuttosto male". Inizia così l'appello pubblico di undici storici invitati di guerra di grandi media nazionali (Corriere, Rai, Ansa, Tg5, Repubblica, Panorama, Sole 24 Ore), che lanciano l'allarme sui rischi di una narrazione schierata e iper-semplicistica del conflitto nel giornalismo italiano (qui il testo integrale sul quotidiano online Africa ExPress). "Noi la guerra l'abbiamo vista davvero e dal di dentro: siamo stati sotto le bombe, alcuni dei nostri colleghi e amici sono caduti", esordiscono Massimo Alberizzi, Remigio Benni, Toni Capuozzo, Renzo Cianfanelli, Cristiano Laruffa, Alberto Negri, Giovanni Porzio, Amedeo Ricucci, Claudia Svampa, Vanna Vannuccini e Angela Virdò. "Proprio per questo – spiegano – non ci piace come oggi viene rappresentato il conflitto in Ucraina, il primo di vasta portata dell'era web avanzata. Siamo inondati di notizie, ma nella rappresentazione mediatica i belligeranti vengono divisi acriticamente in buoni e cattivi. Anzi buonissimi e cattivissimi", notano i firmatari. "Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin e quindi, in qualche modo, di essere corresponsabile dei massacri in Ucraina. Ma non è così. Dobbiamo renderci conto che la guerra muove interessi inconfessabili che si evita di rivelare al grande pubblico. La propaganda ha una sola vittima: il giornalismo". Proprio per questo – spiegano – non ci piace come oggi viene rappresentato il conflitto in Ucraina, il primo di vasta portata dell'era web avanzata. Siamo inondati di notizie, ma nella rappresentazione mediatica i belligeranti vengono divisi acriticamente in buoni e cattivi. Anzi buonissimi e cattivissimi", notano i firmatari. "Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin e quindi, in qualche modo, di essere corresponsabile dei massacri in Ucraina. Ma non è così. Dobbiamo renderci conto che la guerra muove interessi inconfessabili che si evita di rivelare al grande pubblico. La propaganda ha una sola vittima: il giornalismo". Proprio per questo – spiegano – non ci piace come oggi viene rappresentato il conflitto in Ucraina, il primo di vasta portata dell'era web avanzata. Siamo inondati di notizie, ma nella rappresentazione mediatica i belligeranti vengono divisi acriticamente in buoni e cattivi. Anzi buonissimi e cattivissimi", notano i firmatari. "Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin e quindi, in qualche modo, di essere corresponsabile dei massacri in Ucraina. Ma non è così. Dobbiamo renderci conto che la guerra muove interessi inconfessabili che si evita di rivelare al grande pubblico. La propaganda ha una sola vittima: il giornalismo". ma nella rappresentazione mediatica i belligeranti vengono divisi acriticamente in buoni e cattivi. Anzi buonissimi e cattivissimi", notano i firmatari. "Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin e quindi, in qualche modo, di essere corresponsabile dei massacri in Ucraina. Ma non è così. Dobbiamo renderci conto che la guerra muove interessi inconfessabili che si evita di rivelare al grande pubblico. La propaganda ha una sola vittima: il giornalismo". ma nella rappresentazione mediatica i belligeranti vengono divisi acriticamente in buoni e cattivi. Anzi buonissimi e cattivissimi", notano i firmatari. "Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin e quindi, in qualche modo, di essere corresponsabile dei massacri in Ucraina. Ma non è così. Dobbiamo renderci conto che la guerra muove interessi inconfessabili che si evita di rivelare al grande pubblico. La propaganda ha una sola vittima: il giornalismo". Ma non è così. Dobbiamo renderci conto che la guerra muove interessi inconfessabili che si evita di rivelare al grande pubblico. La propaganda ha una sola vittima: il giornalismo". Ma non è così. Dobbiamo renderci conto che la guerra muove interessi inconfessabili che si evita di rivelare al grande pubblico. La propaganda ha una sola vittima: il giornalismo".
Quegli stessi media che “ci continuano a proporre storie struggenti di dolore e morte che colpiscono in profondità l'opinione pubblica e la preparano a una pericolosissima corsa al riarmo. Per quel che riguarda l'Italia, a un aumento delle spese militari fino a raggiungere il dovuto per cento del Pil. Un investimento di tale portata in costi militari comporterà inevitabilmente una contrazione delle spese destinate al welfare della popolazione. L'emergenza guerra – concludendo – sembra ci abbia fatto accantonare i principi della tolleranza che dovrebbero informare le società liberaldemocratiche come le nostre". Un investimento di tale portata in costi militari comporterà inevitabilmente una contrazione delle spese destinate al welfare della popolazione. L'emergenza guerra – concludendo – sembra ci abbia fatto accantonare i principi della tolleranza che dovrebbero informare le società liberaldemocratiche come le nostre". Un investimento di tale portata in costi militari comporterà inevitabilmente una contrazione delle spese destinate al welfare della popolazione. L'emergenza guerra – concludendo – sembra ci abbia fatto accantonare i principi della tolleranza che dovrebbero informare le società liberaldemocratiche come le nostre".
Alberizzi: “Non è più informazione, è propaganda” – Parole di assoluto buonsenso, che tuttavia nel clima attuale rischiano fortemente di essere considerate estremiste. “Dato che la penso così, in giro mi danno dell’amico di Putin”, dice al fattoquotidiano.it Massimo Alberizzi, per oltre vent’anni corrispondente del Corriere dall’Africa. “Ma a me non frega nulla di Putin: sono preoccupato da giornalista, perché questa guerra sta distruggendo il giornalismo. Nel 1993 raccontai la battaglia del pastificio di Mogadiscio, in cui tre militari italiani in missione furono uccisi dalle milizie somale: il giorno dopo sono andato a parlare con quei miliziani e mi sono fatto spiegare perché, cosa volevano ottenere. E il Corriere ha pubblicato quell’intervista. Oggi sarebbe impossibile“. La narrazione del conflitto sui media italiani, sostiene si fonda su “informazioni a senso unico fornite da fonti considerate “autorevoli” a prescindere. L’esempio più lampante è l’attacco russo al teatro di Mariupol, in cui la narrazione non verificata di una carneficina ha colpito allo stomaco l’opinione pubblica e indirizzandola verso un sostegno acritico al riarmo. Questa non è più informazione, è propaganda. I fatti sono sommersi da un coro di opinioni e nemmeno chi si informa leggendo più quotidiani al giorno riesce a capirci qualcosa”.
Negri: “Fare spettacolo interessa di più che informare” – “Questa guerra è l’occasione per molti giovani giornalisti di farsi conoscere, e alcuni di loro producono materiali davvero straordinari“, premette invece Alberto Negri, trentennale corrispondente del Sole da Medio Oriente, Africa, Asia e Balcani. “Poi ci sono i commentatori seduti sul sofà, che sentenziano su tutto lo scibile umano e non aiutano a capire nulla, ma confondono solo le acque. Quelli mi fanno un po’ pena. D’altronde la maggior parte dei media è molto più interessata a fare spettacolo che a informare”. La vede così anche Toni Capuozzo, iconico volto del Tg5, già vicedirettore e inviato di guerra – tra l’altro – in Somalia, ex Jugoslavia e Afghanistan: “L’influenza della politica da talk show è stata nefasta”, dice al fattoquotidiano.it. “I talk seguono una logica binaria: o sì o no. Le zone grigie, i dubbi, le sfumature annoiano. Nel raccontare le guerre questa logica è deleteria. Se ci facciamo la domanda banale e brutale “chi ha ragione?”, la risposta è semplice: Putin è l’aggressore, l’Ucraina aggredita. Ma una volta data questa risposta inevitabile servirebbe discutere come si è arrivati fin qui: lì verrebbero fuori altre mille questioni molto meno nette, su cui occorrerebbe esercitare l’intelligenza”.
Capuozzo: “In guerra i dubbi sono preziosi” – “Sembra che sollevare dubbi significhi abbandonare gli ucraini al massacro, essere traditori, vigliacchi o disertori”, argomenta Capuozzo. “Invece è proprio in queste circostanze che i dubbi sono preziosi e l’unanimismo pericolosissimo. Credo che questo modo di trattare il tema derivi innanzitutto dalla non conoscenza di cos’è la guerra: la guerra schizza fango dappertutto e nessuno resta innocente, se non i bambini. E ogni guerra è in sè un crimine, come dimostrano la Bosnia, l’Iraq e l’Afghanistan, rassegne di crimini compiute da tutte le parti”. Certo, ci sono le esigenze mediatiche: “È ovvio che non si può fare un telegiornale soltanto con domande senza risposta. Però c’è un minimo sindacale di onestà dovuta agli spettatori: sapere che in guerra tutti fanno propaganda dalla propria parte, e metterlo in chiaro. In situazioni del genere è difficilissimo attenersi ai fatti, perché i fatti non sono quasi mai univoci. Così ad avere la meglio sono simpatie e interpretazioni ideologiche”. Una tendenza che annulla tutte le sfumature anche nel dibattito politico: “La mia sensazione è che una classe dirigente che sente di avere i mesi contati abbia colto l’occasione di scattare sull’attenti nell’ora fatale, tentando di nascondere la propria inadeguatezza. Sentire la parola “eroismo” in bocca a Draghi è straniante, non c’entra niente con il personaggio”, dice. “Siamo diventati tutti tifosi di una parte o dell’altra, mentre dovremmo essere solo tifosi della pace”.
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Opera esposta |
Da sempre sono uno strenuo difensore del Vino come Arte. O meglio fare Vino è un Arte. E quando mi coinvolgi in serate, incontri dove l'Arte pittorica, scultorea, musicale viene avvicinata, accostata, equiparata al vino, mi esalto ricordando che …”Il vino è una vera e propria opera d'arte da ammirare e degustare in tutte le sue forme”.
È stato fonte d'ispirazione per molti artisti. Da sempre collegato alla figura dell'uomo come frutto del suo lavoro. Basti pensare al giovane Mozart che non poteva comporre se non avesse un calice di “marzemino” a portata di mano o il poeta Charles Baudelaire , poeta maledetto, che costruiva la sua poesia sull'alternanza di contrasti, passioni, sprofondando nell'abisso del dolore e del tormento e riuscirono a superarli affidandosi al Vino al quale dedicò un Ode, L'anima del vino , dove descrisse il rapporto con una materia viva che poteva ad
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Genesi |
innalzarlo, provvisoriamente, verso la vita.
Il vino ha accompagnato e accompagna l'uomo in tutta la sua sfera sensoriale, (udito, vista, olfatto, tatto e gusto) e questo ha fatto in modo che l'arte lo descrivesse nelle diverse situazioni.
Pietrasanta , via del Marzocco. Evento promosso da ARTEARTI che si è posto lo scopo di mettere in relazione “tre mondi” che, seduti a tavola, hanno dialogato parlando di finanza, arte e cibo.
Nedo Mallegni, consulente di San Paolo Investimenti, presentando dati economici sul vino e arte si è soffermato sulle prospettive e opportunità per le aziende;
Nicola Rosi, presidente di Slow Food-Versilia, ha ricordato l'azione dell'associazione che promuove la conoscenza del territorio, delle materie prime, dei prodotti e produttori presentando in particolare l'azienda biologica Le Vigne del Grillo;
Veronica Ferretti, storica dell'arte ed animatrice della serata. Partendo dalla Storia del Vino, le arti figurative dei Greci e Romani, le opere sacre del medioevo, l'esplosione rinascimentale in tutte le sue forme ha lasciato al sottoscritto il compito di “abbinare” opere pittoriche e scultoree presenti ai vini dell'Azienda Vigne del Grillo di Camaiore.
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Scultura in sughero |
Artista: MASSIMO GARRONE
Minimalista, ha lavorato nel cinema di animazione e per il regista Dario Argento.
Queste le opere presentate e gli abbinamenti:
Artista : ELIA INDERLE
Informale pittore e scrittore presente quest'anno alla 59° Biennale di Venezia.
Queste le opere presentate e gli abbinamenti:
Artista GIANFRANCO MEGGIATO
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Opera astratta |
Scultore astratto famoso per le sue installazioni monumentali, opere che gli sono valse il prestigioso PREMIO ICOSMOS/UNESCO per l'Arte.
Le sue maggiori opere raccolte in un libro esposto per ammirarne la magnificenza. Sulla base di bellissime foto ho potuto procedere con gli abbinamenti:
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Opera astratta |
Il vino è riuscito ad abbinarsi con le opere presenti. Vino come motore del Mondo, in questo caso nettare per intenditori d'arte che sono riusciti a capirne il valore.
La conclusione della serata lasciata a Veronica Ferretti. “ Esperienze che lasciano un ricordo nella memoria di tutti i presenti. Memoria come capacità di regalare emozioni e creare nuove relazioni tra settori diversi. Dimostrazione che possono lavorare insieme sinergicamente creando interazione con altre persone e nuovi legami”.
Connubio tra Arte e Vino. Capeau!!!
Urano Cupisti
Quando conobbi Michele, mi fece subito un'ottima impressione, sorridente e cortese, simpatico e cordiale. Ero lì per vedere uno spettacolo scritto proprio da lui, “I Dentici”, con Giancarlo Porcari e Tiko Rossi Vairo. Proposta che trovai molto divertente e toccante.
Lo spettacolo di quest'estate è già stato presentato tempo fa con grande soddisfazione dell'organizzazione e dello stesso Michele visti i numerosi sold out. Ebbi non poche difficoltà a trovare una poltrona libera.
Il nostro è un artista istrionico, in grado di calarsi nei panni di diversi personaggi divertenti. Il primo, piuttosto simpatico, si presentava con la voce sbiascicata e l'andamento incerto a causa dell'eccessivo uso di alcolici. Un tipo estroverso, bizzarro e tutto sommato anche erudito; nonostante il suo “vizietto”, in grado di intrattenere il pubblico con le sue conoscenze raccontate con efficace verve comica. Divertente la sua imitazione geografica dell'Italia fatta usando il suo corpo; con le braccia chiuse ad ovale sopra la testa, ad esempio, rappresenta le Alpi… Ho avuto la sensazione che il personaggio avesse un sapore ed una comicità dal gusto retrò; infatti Michele, abbandonando il ruolo, ci spiegava che questa era una scena proposta addirittura da Ettore Petrolini. Nonostante abbia cent'anni,
Michele poi veste i panni di un avvocato, che con il suo accento meridionale, ricorda quei togati che difendevano nei vecchi film i vari Pippo Franco, Alberto Sordi, Totò... Il primo attore che mi viene in mente in questa veste è Vincenzo Talarico . Come lui, Michele è borioso, ridondante, teatrale, ma sempre divertente mentre si rivolge ad un ipotetico giudice (come faranno tutti i vari personaggi che si avvicenderanno). L'avvocato in questione difende l'attore La Ginestra, che avrebbe infierito su numerosi spettatori all'uscita del teatro, colpendoli sul di dietro come un cecchino con una fionda usando come proietto una biglia di ferro. Tutto questo per punirli dopo aver usato il cellulare in sala durante il suo spettacolo…
Ora potete immaginare la mia reazione, visto che per scrivere articoli sono costretto a prendere appunti con l'uso del mio cellulare durante gli show. Sono sbiancato, considerando poi che spesso Michele si rivolgeva dalla mia parte, ho avuto l'impressione che ce l'avesse proprio con me! Che imbarazzo! Come un ladro ho cercato di limitarne l'uso, eclissarne la presenza, mentre lui intanto, nelle vesti di questo buffissimo legale, continuava ad arringare al pubblico. La sua perorazione prendeva di mira le mamme preoccupate per aver lasciato a casa i figli e durante lo spettacolo mandano messaggi per accertarsi che tutto vada bene. Magari, come dice l'avvocato, questi già dormono mentre la loro babysitter pomicia sul divano con il fidanzato, o magari proprio con i loro figli! Poi è il momento di prendere di mira i single che, per certificare la loro giornata, inviano i loro selfie su Facebook, qualsiasi cosa stiano facendo, o si scambiano di continuo messaggi WhatsApp che al loro arrivo infastidiscono con la suoneria i presenti. Alla fine la giusta accusa sottolinea che per seguire il proprio telefono, alla fine ci si perde lo spettacolo o tutto ciò che avviene intorno a sé. Non sapevo se ridere o preoccuparmi di poter essere un suo potenziale bersaglio un bello spettacolo!
Michele spesso si cambia direttamente in scena, con l'ausilio di luci soffuse e di interventi musicali in sottofondo atti a sottolineare il passaggio da un personaggio all'altro. La Ginestra è un ottimo interprete, un professionista che sa tenere il palco e intrattenere il pubblico divertendolo e divertendosi. In questo monologo in cui propone vari personaggi, mi riporta alla mente quella comicità con cui sono cresciuto e che riaffiora dal mio passato grazie a lui. Michele scova nei meandri dei miei ricordi sopiti, riportando in vita quelle emozioni passate e ancora vive in me.
L'idea di portare strani personaggi in scena mi riporta in mente i primi film di Carlo Verdone, mentre nella sua recitazione scorgo frammenti e reminiscenze di Enrico Montesano, Gigi Proietti, Alberto Sordi e qualcosa che mi ricorda Riccardo Rossi. Ma beninteso, si tratta di accenni, perché Michele La Ginestra ha una sua forza, una sua personalità che spicca e che ne fa il motore portante per quest'ora e mezza di spettacolo.
Michele poi si trasforma in un altro personaggio divertente, un milanese che è arrivato a Roma ci racconta della sua esperienza sulla viabilità, degli incidenti, di come interpretare le indicazioni sui varchi della ZTL, dei pedoni che rischiano la vita costretti a tramutarsi in automobilisti per non essere investiti. Poi continua con gli avvisi sui pannelli luminosi che, invece di migliorare la sicurezza della guida, lo distraggono e lo mettono a rischio di incidente. Un tipetto davvero divertente.
Passa poi a scomodare anche le favole, proponendo una versione alternativa e alquanto singolare di Cappuccetto Rosso, che si presenta in scena con tanto di cappuccio e canestrello alle prese con un lupo piuttosto particolare e un po' coatto. Prende poi la scena quello che credo essere uno dei personaggi tra i più divertenti della serata, una versione di Biancaneve con la “zeppola”, ovvero con qualche difficoltà nel parlare correttamente. Entrambi i personaggi delle favole sono rivisti e corretti dagli autori e degnamente interpretati dal nostro artista, che li trasforma in macchiette divertenti. Risate ed applausi, il nostro attore sà coinvolgere il pubblico che pende dalle sue labbra. Potete immaginare cosa succede quando, dopo quella lunga arrivo iniziale dell'avvocato, squilla un telefono in sala… Una goccia fredda mi è scesa dalla tempia… Per fortuna non era il mio, tra le poltrone qualcuno si è nervosamente apprestato a soffocare la suoneria, mentre Michele ne approfittava temporeggiando con la sua divertente sequela di espressioni divertenti. Un maestro in questo; con le espressioni ricche di ironia, colmava l'imbarazzante momento creato da quello spettatore infarcendolo di comicità. Sono sicuro che ad ogni replica a qualcuno sarà squillato il telefono; è endemico, prevedibile, scontato. La fionda di Michele come la mano vendicatrice di un Alastore si abbatterà su questi rei! con le espressioni ricche di ironia, colmava l'imbarazzante momento creato da quello spettatore infarcendolo di comicità. Sono sicuro che ad ogni replica a qualcuno sarà squillato il telefono; è endemico, prevedibile, scontato. La fionda di Michele come la mano vendicatrice di un Alastore si abbatterà su questi rei! con le espressioni ricche di ironia, colmava l'imbarazzante momento creato da quello spettatore infarcendolo di comicità. Sono sicuro che ad ogni replica a qualcuno sarà squillato il telefono; è endemico, prevedibile, scontato. La fionda di Michele come la mano vendicatrice di un Alastore si abbatterà su questi rei!
Arriva ora un ragazzotto sornione semi balbuziente e assai divertente. Abita a San Lorenzo e ci racconta, con una marcata dolcezza di fondo, le sue esperienze di vita e quelle del suo quartiere. Si tratta di uno scrittore simpatico, timido che, oltre all'ilarità, suscita una profonda tenerezza.
Michele ora dà voce ad un embrione umano che si racconta, tra comicità e toccante ironia. Dapprima affronta i timori per una sua probabile nascita, poi diviene consapevole che non sarà lui a decidere del suo futuro, ma i suoi potenziali genitori, con un padre per niente convinto di volere un figlio. Michele riesce a divertire, ma anche a toccare con la sua delicatezza le nostre emozioni, visto che l'umorismo del racconto si vela per un attimo di tragicità.
L'ultimo personaggio è un prete che parla in maniera davvero ironica, ma anche piuttosto realistica, del matrimonio. Un argomento che, grazie a tutta una serie di luoghi comuni, fa bene o male breccia nell'esperienza di ognuno di noi. Il pubblico poi è composto maggiormente da persone mature, dunque l'argomento nelle sue battute tocca nel vivo; per quelli più giovani… beh, sia da monito! Michele centra in pieno molti aspetti che riguardano questo tema e ogni volta la risposta del pubblico si manifesta con risate ed applausi. Anche l'argomento confessioni, che segue, è assai divertente perché è vista dalla parte del confessore, un punto di vista a cui non pensavamo, che ci mette davanti ad un uomo, anche se prete, che spesso ha una visione della sua missione che potrebbe indurlo a provare noia o ritenere inutili queste confessioni. Un esempio? Cosa potrà mai confessare una donna anziana di così grave? Niente di offensivo, Michele non lo è mai, ma vuole dare voce ai pensieri più reconditi di un parroco stanco dell'ipocrisia e raccontarli con ironia. Divertente quando, rivolgendosi al giudice per difendere dall'accusa l'imputato, l'attore prende una fionda e simula il lancio di una biglia (allora è lui il colpevole! Non il povero La Ginestra!). Indovinate verso chi ha puntato l'arma? Neanche a dirlo, se l'arringa dell'avvocato mi aveva preoccupato, il gesto del prete mi ha dato la conferma! Ha capito che anch'io ero colpevole! rivolgendosi al giudice per difendere dall'accusa l'imputato, l'attore prende una fionda e simula il lancio di una biglia (allora è lui il colpevole! Non il povero La Ginestra!). Indovinate verso chi ha puntato l'arma? Neanche a dirlo, se l'arringa dell'avvocato mi aveva preoccupato, il gesto del prete mi ha dato la conferma! Ha capito che anch'io ero colpevole! rivolgendosi al giudice per difendere dall'accusa l'imputato, l'attore prende una fionda e simula il lancio di una biglia (allora è lui il colpevole! Non il povero La Ginestra!). Indovinate verso chi ha puntato l'arma? Neanche a dirlo, se l'arringa dell'avvocato mi aveva preoccupato, il gesto del prete mi ha dato la conferma! Ha capito che anch'io ero colpevole!
Lo spettacolo termina, ma ora il nostro attore, vestendo i suoi di panni, ci intrattiene ancora per ringraziare e per prendersi il suo meritato applauso finale che ha davvero meritato. Mi piace il suo modo di fare comicità, ispirato a quella italiana di decenni fa che troviamo ormai solo nei vecchi film, ma che lui sa riportare in auge modernizzandola. Grazie anche ai testi di Alessandro Prugnola, Salvatore Ferraro, Adriano Bennicelli e Roberto Ciufoli.
Davvero una piacevole serata.
Apr 08, 2022 Rate: 5.00