
L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni. |
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Fattoria di Fiano |
Le manifestazioni rappresentano, sotto certi aspetti, una specie di “banca dati” da salvare e parlarne alla bisogna. Mi spiego meglio.
Le aziende vinicole presenti agli eventi non hanno solo lo scopo di generare business ma di farsi conoscere, presentare i loro prodotti, farli assaggiare, raccontare le loro storie, intrattenersi con i wine lovers, con chi fa comunicazione (come il sottoscritto). Ed allora ecco che dal moleskine esce un nome: Ugo Bing, Fattoria di Fiano.
La manifestazione di riferimento: Sangiovese Purosangue del novembre 2019 svoltasi a Siena. L’incontro con l’enologo e amico Angelo Bertacchini. Gli assaggi dietro la sua descrizione. E l’azienda?
“L'antico borgo di Fiano, vicino a Certaldo, in origine si chiamava “Alfiano”, perché apparteneva alla nobile famiglia fiorentina degli Alfani. E' situato sulla cima della collina che divide la Valdelsa dalla Valdipesa, nella zona del Chianti Colli Fiorentini. È proprietà della famiglia Bing sin dal 1940. Questi terreni, unici per esposizione e origine geologica, sono naturalmente vocati alle produzioni di alta qualità”. Così l’inizio della chiacchierata con Angelo tra un sorso e l’altro.
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La bottaia |
“I terreni sono esposti a ventaglio da est a ovest, per oltre 65 ettari, e orientati a sud in corrispondenza del vigneto Poggio ai Monti, situato a 330 metri di altitudine. Altri 14 ettari di vigneto si trovano a Novoli, circa 1 km più a nord-est, nella valle del Vergignolo”. Interessante il racconto. Del resto la descrizione dei terreni, del microclima, degli allevamenti e il conseguente lavoro in cantina, meglio dire del terroir, aiutano a capire più soddisfacentemente i vini.
Tutto non è nato per caso. Ugo Bing, agronomo, si è dedicato allo studio del comportamento della varietà dei vitigni nei diversi appezzamenti . Applicare la propria filosofia basata sulla fedeltà al terroir, nel rapporto stretto, totale, tra uomo e terra.
In seguito, insieme al figlio Francesco, calpestare le vigne perché è in vigna che nasce il vino. Senza dimenticare le operazioni in cantina, la scelta dei legni per l’invecchiamento e l’accompagnamento verso la bottiglia.
“Il vino "Ugo Bing" di Fattoria di Fiano è un vino rosso, fermo e secco, vinificato da uve nel contesto delle tipologie previste dalla denominazione Chianti DOCG sottozona Colli Fiorentini”.
In degustazione le “riserve” .
Le note aziendali descritte da Angelo: “Si presenta come un vino tipico del territorio, con l’austerità della Riserva ma con un taglio morbido. Ottenuto da sangiovese, canaiolo e colorino vinificati in barrique. Uve da vigne di 15/20 anni che rendono i profumi molto intensi con sentore di elicriso, ciliegia e nelle annate più calde profumi di macchia mediterranea. Nella maturazione i profumi si arricchiscono di note di sottobosco, muschio, e di tartufo, che da queste parti, nascono in buone quantità. Un vino sapido, strutturato e di corpo”.
Devo dire che mi sono ritrovato appieno nella descrizione sensoriale dell’amico Angelo. Aggiungerei:
- Chianti Colli Fiorentini Docg Riserva 2016. Un tocco di selvatichezza aromatica con buona struttura tannica. Aiutato da un’ottima vendemmia. Voto ottimo, 89/100
- Chianti Colli Fiorentini Docg Riserva 2011. Trasuda austerità, intensità verticale e, anche questo millesimo, con marcata struttura tannica. Ottimo, 89/100
- Chianti Colli Fiorentini Docg Riserva 2009. Direi, nella sua tipologia, disteso, rilassato, elegante. Mi è piaciuto superando la soglia dell’eccellenza: voto eccellente, 91/100
- Chianti Colli Fiorentini Docg Riserva 2005. Il “vecchio” del panel. Da questo millesimo non è possibile ottenere di più. Onore al merito. Ottimo, 88/100
Autentica passione che deriva dal lavoro in vigna e in cantina mossa da tradizione e ricerca. La cura maniacale dei vari processi, con la mente sempre rivolta al terroir, “ideale”alla base della continua ricerca di un'identità riconoscibile e della massima qualità dei prodotti finali. Chapeau!
Urano Cupisti
Fattoria di Fiano
Località Fiano
Certaldo (Fi)
Tel: 0571 669048
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In questi giorni di isteria collettiva dovuta all’irrompere nel nostro Paese dell’epidemia da Coronavirus Covid-19 è utile fare alcune riflessioni, anche di tipo economico e sociale.
Innanzi tutto stiamo toccando con mano l’importanza fondamentale, e non serviva certo una pandemia globale per farcelo comprendere così chiaramente, del Servizio Sanitario pubblico, gratuito e per tutti.
Secondo uno studio della fondazione Gimbe, che si occupa tra le altre cose anche di diffondere informazioni in ambito sanitario, il Servizio Sanitario Nazionale Italiano ha subito nell’ultimo decennio pesanti tagli per un ammontare di 37 miliardi di euro a vantaggio naturalmente del settore privato.
Sempre in questi ultimi dieci anni abbiamo assistito in ogni regione di questo Paese, quindi sia in quelle governate dal centro destra che in quelle amministrate dal centro sinistra, a una continua e colpevole riduzione dei posti letto, spesso un vero e proprio dimezzamento, con relativa premiazione di manager e direttori sanitari di ospedali e aziende sanitarie locali che tagliavano costi eliminando servizi alla salute fondamentali per una popolazione che, non dimentichiamolo, è tra le più anziane in Europa e che quindi non poteva assolutamente permettersi tale diminuzione dei posti letto.
A tale proposito basti osservare quel che sta accadendo in Lombardia, la regione più colpita da questa epidemia, ove fino a poche settimane fa si esaltava il servizio sanitario “modello Lombardia” e che ora, dopo essersi colpevolmente sbilanciato verso il settore privato, con relativo corollario di malaffare, potere e denaro, è entrato in crisi con l’irrompere del virus Covid19. Un modello che era quello dell’ex presidente della regione Formigoni, quello che indossava bizzarre giacche con colori sgargianti e che è stato condannato in via definitiva a 5 anni e 10 mesi (di cui solo 5 mesi scontati in carcere e ora in detenzione domiciliare ndr) per associazione a delinquere e corruzione per essersi appropriato di 6,6 milioni di euro in cambio di almeno 200 milioni dirottati dalle casse della sanità regionale verso le cliniche e gli istituti di cura privati come il San Raffaele e la Maugeri. Effetto di questo sistema perverso è stato il continuo depauperamento dei posti letto pubblici fino a oltre la metà e questo è uno dei motivi di estrema debolezza della sanità lombarda di fronte all’eccezionale emergenza virus.
Adesso in piena emergenza sanitaria, dovuta al diffondersi dell’epidemia da CoronaVirus Covid19 e al conseguente fortissimo stress che sta subendo l’intero nostro prezioso Servizio Sanitario Pubblico, che non dimentichiamolo si basa sull’art. 32 della Costituzione che recita: La repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti…, mi chiedo come sia possibile che nessuno comprenda e denunci lo stretto legame con la modifica, a mio parere criminale, dell’art. 81 della Costituzione, che introdusse il principio del pareggio di bilancio nel 2012, Governo Monti, con una votazione a favore di oltre i due terzi del Parlamento, quindi senza esigenza alcuna di approvazione tramite referendum popolare?
In momenti come questi si comprende che lo Stato può, anzi deve avere, in determinate circostanze e non solo di grave emergenza sanitaria, il bilancio in perdita, perché non è un’azienda o una famiglia, non è solo un ente di produzione, ma anche e soprattutto un ente di erogazione di servizi, come la tutela della salute di tutti.
Ed è inconcepibile anche solo ascoltare alcune ipotesi che finora erano legate esclusivamente alla sanità di guerra, cioè una sanità selettiva, che in condizione di necessità e urgenza dettate dall’emergenza potrebbe giungere alla terribile conclusione di effettuare delle scelte tra i singoli pazienti, arrivando a non curare i più anziani o coloro che hanno meno possibilità di farcela.
Un’altra colpevole incongruenza tutta italiana è il numero chiuso nelle facoltà di Medicina e ora ci si accorge con grave ritardo della mancanza di medici pronti ad affrontare questa pesantissima situazione epidemica, dopo che per anni non si è provveduto a sostituire il personale che andava in pensione sempre nell’ottica perversa di economicità delle strutture sanitarie. Un numero chiuso che ha dirottato tanti nostri studenti che non sono riusciti a superare il test d’ingresso verso università private o addirittura all’estero, Romania e Albania in testa.
Allora alla luce di tutto ciò mi chiedo dov’è la sinistra? Ma intendo quella vera, quella che dovrebbe avere come valori fondanti la solidarietà, l’uguaglianza e la vicinanza agli ultimi, i più deboli, non quella che a parole dice di esserlo, ma poi inesorabilmente segue i dettami economici di stampo neoliberista e vota sempre insieme con la destra.
La forza incontenibile dell’emotività umana sovrasta la nostra ragione anche quando si tratta di salute
La forza dell’emotività
Come sosteneva il grande filosofo napoletano Giambattista Vico:
“Gli uomini prima sentono senza avvertire, dopo avvertono con animo perturbato e commosso, poi finalmente riflettono con mente pura”
Anche in tema di salute, quando le informazioni arrivano dal giornalista Adriano Panzironi non si sottraggono al pregiudizio dei più, fintanto che le persone avvertono “con animo perturbato” dall’emotività dei messaggi viscerali di certi personaggi per demonizzare chi osa interferire nel dominio della nomenclatura imperante. Ciò avviene anche quando non si intravede all’ orizzonte alcun rimedio farmacologico o vaccinale per sottrarci dalla contaminazione dell’ attuale pandemia che seguita a seminare l’apprensione che tutti quanti avvertiamo.
Quando il rimedio manca
Era stato già precisato in un nostro articolo precedente che non essendoci ancora nel mondo alcun rimedio farmacologico atto a debellare questa infezione virale, non restava che ricorrere al nostro organismo per trovare all’interno di questo le risorse naturali per contrastare il coronavirus.
Si tratta del più importante sistema di difesa vitale, chiamato “immunitario” che sin dalla nascita l’organismo potenzia in modo naturale, usando mirabilmente le nostre stesse risorse, con un risultato eccellente anche per la predisposizione all’ulteriore autoapprendimento nel corso della vita. Questa prodigiosa dotazione naturale ha lo scopo di far fronte con gli anticorpi che il sistema riesce a creare, agli antigeni, ossia a quelle sostanze organiche ostili, tra cui batteri e virus, che gli stessi anticorpi riconoscono come i “nemici da abbattere”.
Perché ciò avvenga almeno nella maggior parte dei casi, è necessario che il sistema immunitario si mantenga in buona efficienza. Ora, senza entrare nei particolari di funzionamento che qui non interessano, per ogni aggressione infettiva che subiamo il sistema immunitario apporta alle difese organiche le risorse di un vaccino naturale che reagisce con sorprendente rapidità.
Il ruolo delle vitamine C e D
Se il sistema è già sbilanciato da altre malattie in atto mentre contribuisce al ripristino dello stato di salute, certamente non è nella migliore condizione di intervenire per quelle successive, essendo le risorse organiche, umanamente limitate.
Gli elementi essenziali all’ottimizzazione delle risorse del sistema immunitario, sono di vario genere più o meno complesse, ma vi sono due elementi di facile somministrazione e di assimilazione senza controindicazioni di sorta, a meno che se ne faccia un abuso. Si tratta della vitamina D e della vitamina C anche se da varie fonti si afferma specie per la vitamina C che pur superando di molte volte il fabbisogno, viene eliminata con le scorie organiche, senza effetti collaterali. Per quanto riguarda la vitamina D, generalmente carente nell’organismo, se viene assunta quotidianamente, senza superare i limiti prescritti, questa coadiuva efficacemente, insieme alla vitamina C, il sistema immunitario al ristabilimento delle risorse indebolite.
È attuale una precisazione su Internet estratta da un intervista al Premio Nobel per la medicina, Luc Montagnier, di cui si riporta qui un passaggio.
“Montagnier ha ribadito le sue osservazioni critiche sulle vaccinazioni a oltranza sostenendo che ci sono altre soluzioni per potenziare le capacità del sistema immunitario degli esseri umani. Ad esempio una buona difesa, quindi utile anche contro il coronavirus, si ha assumendo vitamina C e D e in generale prendendo tutto ciò che combatte i processi ossidanti che mandano in crisi il sistema immunitario”.
La forza del pregiudizio
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Luc Montagnier |
Questo stesso argomento era stato portato alla ribalta dell’intrattenimento domenicale in TV7 condotto da Giletti dal nome eufemistico “Non è l’ Arena”, in cui i vari personaggi, medici, biologi ed altri ancora, rigorosamente schierati contro Panzironi, erano piuttosto impegnati al linciaggio mediatico più che alla occasione di esprimersi in modo scientifico per l’accertamento della verità sulla salute dei cittadini.
L’attacco non ha risparmiato l’aspetto qui trattato, secondo cui Panzironi si sarebbe permesso di indicare, come detto, la vitamina C e la vitamina D come utili sostanze, senza controindicazioni di sorta; sostanze che potrebbero rafforzare le difese immunitarie contro il coronavirus.
D’altra parte, continuare a rispondere con il pretesto di una domanda mal posta, che la vitamina C e D non combatte il coronavirus, è come affermare il vero mentendo. Infatti le due vitamine non hanno la diretta azione di un farmaco contro il virus ma rafforzano per una serie di azioni indotte il sistema immunitario, l’unico che al momento è in grado di opporsi naturalmente all’aggressione virale.
E allora perché insistere fino al livore, che la vitamina C e la vitamina D non servono a niente contro il coronavirus, privando della corretta informazione chi potrebbe avvalersene?
Ma dal coro delle risposte indirizzate a Panzironi, è sembrato che con una affermazione di questo genere, egli abbia osato sfidare le forze primordiali della natura, rappresentate dalla nomenclatura che attualmente domina l’informazione, la politica e l’ economia del nostro Paese.
La forza di 160 miliardi di euro
L’ attuale sistema terapeutico nazionale che gestisce tra pubblico e privato, 160 miliardi di euro ogni anno e a cui Panzironi osa opporsi, non intende tollerare le intrusioni di un giornalista senza laurea in medicina e neppure rischiare che questi possa dire cose giuste.
Da come attualmente stanno le cose, si può facilmente prendere atto che di fronte all’impotenza del mondo nel tempo di ricerca di un antidoto farmacologico all’infezione del coronavirus, oltre a non farsi contaminare per diretto contatto, la difesa che resta è quella del sistema immunitario che consente, in mancanza di un farmaco che ancora attendiamo, di riuscire a contrastare efficacemente l’aggressione virale.
È quindi essenziale che il sistema si trovi nella migliore delle condizione per rispondere al virus attraverso i propri anticorpi.
Ma se per migliorare tale possibilità è quanto mai opportuna e provvidenziale la assunzione dell’innocua vitamina C, unitamente alla vitamina D, si lascia ai lettori trovare i giusti termini per definire il comportamento di coloro che, preferiscono criminalizzare Panzironi, piuttosto che concordare con lui sull’ uso indicato delle due vitamine.
Ma quanto giova ai cittadini in attesa di farmaci adatti al coronavirus, sentirsi dire che l’ uso delle due vitamine non serve a niente, poiché a sostenerne da lungo tempo l’ utilità è stato un giornalista?
Viene in mente la storiella di quel marito …………………………
Ne approfittiamo del momento di forzato riposo per meditare all’ombra di un virus che ci assale, ci tormenta e che fa vedere nemici da tutte le parti. Come diceva l’allora divo Giulio, ..”pensare male è peccato, ma spesso ci si azzecca!” e allora facciamo una breve carrellata dei trascorsi dell’Uomo. Finita l’era del “io do una clavata a te, tu ne dai un’altra a me”, per far valere le proprie ragioni si iniziò a duellare con pugnali, sciabole, frecce e giavellotti. Ma le istanze non erano solo dei singoli bensì anche di intere comunità, popoli, nazioni. Nacque così la finanza, meccanismo economico di semplice applicazione che avrebbe svolto la funzione di assecondare gli interessi dei postulanti per campagne militari, e non solo. Ma, man mano, e con il tempo, si sono invertiti i ruoli: la speculazione ha preso il sopravvento e l’uomo ha perso la sua centralità, la sua dignità, i suoi diritti, ciò che di bello e meraviglioso Dio o la Natura che dir si voglia gli aveva regalato. Guerre, carestie, deportazioni, tutto è dipeso e dipende tutt’ora dagli umori di questo “mostro” che tiene sotto schiaffo il genere umano. Nelle guerre combattute con i carri armati o con i virus, non osiamo pensare con le atomiche, non ci sono né vincitori né vinti, ma ci perde l’intera Umanità.
I burattinai e i burattini sono sempre gli stessi, che si vinca o si perda, il movente è sempre il medesimo: il profitto. Finché si accorderà valore a questo il Mondo non conoscerà pace, l’Inferno sarà su questa terra e invocheremo forse la morte per avere la pace.
Per quanto riguarda il nostro Paese, e tornando ai pensieri del “Divo Giulio”, c’è da dire che in una guerra voluta anche da noi, ne siamo usciti con le ossa rotte e abbiamo perso la sovranità. Con il piano Marshall le potenze vincitrici pensarono bene di aiutare la pace in Europa tra vinti e vincitori creando, a piccoli passi, quella che è l’attuale Comunità economica europea, e ciò anche per evitare una fuga in massa in America degli europei dai loro paesi ridotti in macerie. Ovviamente tutto orchestrato e con l’attenta regia dei loro servizi di sicurezza che pensarono bene di incanalarci verso il Patto Atlantico, la Nato, a stretta dipendenza militare ed economica. Così ci è stato precluso avere una nostra politica, commerciare con chi vogliamo, rivolgerci a chi sia inviso ai vincitori. Siamo a libertà vigilata, in parole povere ci è precluso trovare gli spazi per la nostra stessa sopravvivenza che, per vocazione naturale, potrebbe essere anche l’Eurasia e non l’altra sponda dell’Atlantico. Ci fanno vivere in una cultura che non ci appartiene, ci impongono le loro informazioni, ci fanno vedere i loro film, una finanza che non è la nostra, ci dicono quello che possiamo fare e quello che non dobbiamo fare, in sostanza la nostra identità sta scomparendo. Dalla fine della guerra ad oggi abbiamo avuto in media un governo l’anno e questo tipo di instabilità non solo da noi, ma in tutto il mondo, è miele per le orecchie di chi vuole speculare in borsa; possiamo prendercela con questo o quell’altro dei politici, ma il vero nemico e unico vincitore non si appalesa mai, è dietro le quinte che si stropiccia le mani. Per la nostra posizione geografica siamo una vera e propria portaerei naturale sul Mediterraneo, punto strategico per una politica che forse non ci appartiene ma di cui ne subiamo le conseguenze. Da noi partono gli aerei che vanno a bombardare popolazioni inermi che abitano in Medio Oriente, sul nostro territorio ci sono testate nucleari, a Sigonella abbiamo missili puntati contro le truppe cammellate dei beduini, siamo un enorme magazzino di armi per conto terzi destinate a seminare morte e distruzione, nessuno ne parla, eppure la nostra Costituzione ripudia la guerra. Bisogna prendere coscienza che hanno più bisogno gli altri del nostro territorio che noi di loro, e forse è proprio questa la causa per cui in tutti questi anni ci sono state nascoste tante verità, ciò che la nostra informazione a libertà vigilata non ci ha potuto dire.
Una via d’uscita potrebbe essere l’Europa. Sarebbe l’ideale: l’unione fa la forza e il mondo oramai viaggia a zone di macroeconomia, quindi anche l’Europa unita potrebbe avere la sua voce. Ma così purtroppo non è stato fin'ora. Fin dall’origine è stata pensata come una scatola vuota, come un’istituzione acefala, a uso e consumo dei vincitori, che in nome della democrazia hanno ottenuto uno sbocco commerciale sui territori conquistati di ben 500 milioni di persone in nome di un nemico che non esiste, prova ne è che gli ultimi arrivati nell’Unione, subito imbrigliati nella Nato, sembrano più sensibili alle direttive d’oltre oceano che a quelle europee. Comunque sia, vale tentare questa via per essere sicuri di non sbagliarci.
Sembrerebbe non ci siano molte vie di uscita e che oramai siamo destinati a soccombere ma, in realtà, a pensarci bene, qualcosa possiamo farla. La tecnologia ci sta portando sempre più ad un pensiero globale, siamo quasi tutti collegati ad internet e grazie alla rete siamo cittadini del mondo, al di la dei confini convenzionali, e stiamo pervenendo anche ad un vivere più locale, nel senso che grazie a questa possiamo permetterci di vivere anche in campagna e continuare a lavorare in rete sotto di un albero fuori della città, magari troppo caotica o inquinata. Vivendo questa nuova realtà che è sempre stata ma che non è stata considerata nel suo giusto valore, percepiamo che la razza umana è una, che i nostri bisogni in qualsiasi parte del mondo si trovino i nostri simili, sono gli stessi, i virus come quello che ci obbliga in casa ora, non hanno confini e che la tecnologia è disposta ad aiutarci e soprattutto, eliminando le distanze, ci fa prendere coscienza di avere una casa in comune, la Terra, che va rispettata e pulita, anche dei nostri pensieri negativi, che tanto danno provocano. E allora forse i tempi sono maturi perché l’uomo faccia un salto di qualità, prenda coscienza che il male porta al male e il bene al bene. Siamo tutti una famiglia, tutti aspiriamo al bene, e questo è possibile ottenerlo grazie a una maggior presa di coscienza da parte di tutti noi, basta osservare le regole che Madre natura ci ha dato: Giustizia, Condivisione, Amore. Le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki hanno mostrato all’intera umanità che si è oramai giunti al punto del non ritorno. Il nostro Paese è sempre stato additato quale Paese di arte, di cultura, di civiltà, di bellezza: rompiamo le catene con la nostra creatività, con il nostro sapere, la nostra intelligenza, la nostra saggezza e allora non seguiremo più imprigionati il mondo ma il mondo sarà imprigionato dalla nostra Luce.
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San Gimignano |
«Questi, e mostrò col dito, è Bonagiunta. Bonagiunta da Lucca: e quella faccia di Ià da lui più che l'altra trapunta ebbe la Santa Chiesa e le sue braccia: dal Torso fu, e purga per digiuno l'anguille di Bolsena e la Vernaccia»(Dante Alighieri, Divina Commedia, Purg. XXIV,19-24).
E le vicende di vita di Dante Alighieri con San Gimignano spesso si sono incrociate nel periodo storico di riferimento tant’è che nel Palazzo, oggi sede del Comune, c’è una sala affrescata dedicata al Sommo Poeta: Sala Dante che per noi umili mortali dediti alla comunicazione vitivinicola è la Sala della Vernaccia di San Gimignano.
Termine quest’ultimo dovuto all’evento che ogni anno, nel periodo “Anteprima Vernaccia di San Gimignano”, vi si svolge: l’Edizione dei cicli di degustazione dove alcune “vernacce” si confrontano con altri “bianchi” provenienti da territori sia nazionali che internazionali.
Ma torniamo all’Anteprima 2019. Non si può parlare di Vernaccia di San Gimignano se non ricordiamo didascalicamente numeri e brevi cenni distintivi del “fenomeno bianco”, prima Doc italiana.
San Gimignano, comune di circa 8.000 abitanti, esteso per 138 km2, con dislivello altimetrico compreso tra 64 metri s.l.m. e 631 metri s.l.m., con un centro storico dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. All’ombra delle sue 14 torri (nel periodo d’oro erano 72 tra torri e case-torri) nasce, da centinaia d’anni, il bianco toscano più famoso che ha saputo coniugare la sua eccellente qualità.
Dai 693 ettari destinati alla produzione viticola della Vernaccia coltivati da 172 aziende ai circa 4 milioni e 700 mila bottiglie prodotte nel 2019 per un giro d’affari che si attesta sui 13,2 milioni di Euro.
Il 52% rappresenta l’export mentre del 48% destinato al mercato italiano il 24% viene venduto nei Wine Shop aziendali e nei locali sul territorio. Numeri che tutti gli anni rappresentano il biglietto da visita dell’Anteprima dell’ultima vendemmia.
Quest’anno è stata la Rocca di Montestaffoli (detta a San Gimignano semplicemente La Rocca) nel cuore della città, sede del Wine Experience, ad ospitare la
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Sala Dante |
manifestazione. Una tensostruttura esterna ha raccolto 38 produttori con più di 110 campioni rappresentativi in primis la vendemmia 2019, la riserva 2018 e altre precedenti vendemmie a giustificare le proprie linee aziendali.
Mentre nelle sale della Rocca destinate alla Storia secolare della Vernaccia, ai suoi poeti, al territorio, al racconto dei momenti della vinificazione attraverso immagini, luci, suoni, voci, video, ologrammi e visori per la realtà virtuale, giornalisti rappresentanti Blog, Stampa nazionale ed internazionale hanno potuto testare le due Anteprime anche dei produttori non presenti nella tensostruttura.
La vendemmia 2019 l’ho trovata con ottimi profumi, una bella spalla acida, equilibrata. Tutto lascia prevedere che, dopo un ulteriore periodo di affinamento, rientrerà in una grande annata. La riserva 2018 ha portato con se la disomogeneità riscontrata l’anno scorso in alcuni campioni di botte. Solo la struttura riesce a renderla in generale, salvo eccezioni di eccellenza, ottima.
Questi gli assaggi che porterò all’attenzione dei miei lettori nel tempo :
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La Rocca |
- Alkessandro Tofanari;
- Cantine Guidi;
- Collemucioli;
- Fattoria Poggio Alloro;
- Guicciardini Strozzi;
- La Lastra;
- Macinatico;
- Mormoraia;
- Signano.
“Quest’anno è stato segnato da importanti cambiamenti a cominciare dal nostro Consorzio. Nell’eleggere il nuovo Consiglio d’amministrazione si è voluto ribadire una tradizione iniziata con la precedente Presidenza, una tradizione tutta femminile, quella di una donna alla guida della “Signora Vernaccia di San Gimignano”. Così Irina Strozzi, nuova Presidente. Chapeau!
Urano Cupisti
Consorzio Vernaccia di San Gimignano
Via di Fugnano, 19
San Gimignano (Si)
Tel 0577 940108
info@vernaccia
www.vernaccia.it
Il rimedio specifico da realizzare per il coronavirus sarebbe il vaccino che al momento non esiste mentre i farmaci validi per simili malattie mal si prestano alle cure di questa infezione
Una strada un po’ in salita
Sembra incredibile che le condizioni di conoscenza sviluppate in un contesto tecnologico mondiale d’avanguardia come il nostro, soprattutto nel campo dei farmaci di sintesi preparati quasi per ogni malattia, non siano in grado di approntare proprio nel momento più urgente e necessario, un farmaco di prevenzione o di cura per l’incombente pandemia che il coronavirus sta scatenando.
Dopo che nelle settimane scorse una ricercatrice italiana è riuscita a isolare il virus responsabile di questa malattia, ora si può parlare della produzione del relativo vaccino. Ma quantunque possa essere prodotto a tempo di record, non potrà essere disponibile se non nel giro di alcuni mesi.
Va infatti ricordato che per la sperimentazione del vaccino che nasce quasi dal niente, ossia dalla iniziale individuazione del virus, si rende necessaria una trafila di controlli e verifiche. Si tratta di accertamenti sulla risposta dell’ organismo umano, non solo per l’ efficacia ma anche per gli eventuali effetti collaterali indesiderati. Sono proprio queste fasi preliminari che non si prestano ad essere compresse in un tempo ristretto in quanto è proprio il tempo che garantisce la rispondenza del vaccino o del farmaco di sintesi, allo scopo a cui è destinato.
La prevenzione innanzi tutto
Ritornando all’epidemia attualmente in corso, le caratteristiche di questo virus non sembrano molto differenti da quelle dell’influenza, anche se le conseguenze sono assai più severe. Il settore dell’organismo che appare maggiormente colpito è l’apparato respiratorio. Da qui alla bronchite e alla polmonite il passo è breve, tanto che la pericolosità di queste due malattie insieme è tale da aggravare rapidamente lo stato di salute con una percentuale di mortalità che, a fronte di dati finora divulgati, sta superando percentualmente la soglia dell’allarme sociale.
D’altra parte, oltre ai farmaci disponibili per altri tipi di simili malattie che poco si prestano ad essere utilizzati, non ve ne sono altri di nuova composizione da poter essere approntati se non in avvenire, per realizzare rimedi farmacologici diversi da quello del vaccino.
In ogni caso, qualcosa occorre urgentemente per far fronte ad una crisi transnazionale delle dimensioni che sta assumendo il coronavirus.
L’indisponibilità attuale di un farmaco idoneo non significa doversi arrendere agli eventi senza pensare a che cosa ulteriormente potrebbe essere efficace. Infatti, quando si è tentata ogni via possibile per individuare un rimedio e non si è trovato niente, rimane ancora da fare tutto il resto, se si sapesse che cosa.
L’ aiuto della natura
In questo caso il “resto” è anche quello di ritornare all’ origine e cioè, riferirsi alla natura, la sola in grado di generare autonomamente gli anticorpi improntati sulle necessità di difesa. Questo è già in buona parte avvenuto dopo i primi cinque giorni di vita, in cui la natura ha creato il più efficace rimedio difensivo dell’ organismo, chiamato appunto, “sistema immunitario”.
Il ricorso alla natura non è mai l’ultima spiaggia in quanto, se il genere umano esiste è perché è riuscito a superare in modo vincente, tutte le peripezie attraverso la sua storia da oltre un milione di anni, fino adesso. Ciò significa che la struttura biologica e fisiologica che la natura ha progressivamente predisposto è sufficiente al genere umano per rispondere in modo efficace alle varie malattie ricorrenti, almeno da parte dei più forti che non soccombono neppure di fronte alle aggressioni virali.
La qualcosa accade, a prescindere dalla illusione delle mascherine, non perché certe persone risultino impenetrabili ai virus ma per il fatto ancor più importante che sono in condizione di reagire all’ infezione in modo efficace e vincente,
Questa è l’attuale condizione in cui la maggior parte di noi si trova. In attesa di un farmaco che ancora manca, è il sistema immunitario la migliore garanzia di cui disponiamo di fronte al pericolo di contagio in cui ci troviamo.La stessa natura è in grado di generare la produzione di un numero di anticorpi atto a distruggere ciò che di estraneo è penetrato nell’ organismo; e quindi anche il corona virus.
La “logica” del rimedio
La prima cosa da fare per evitare l’ infezione, così come sta avvenendo, è quella di cercare di ridurre per quanto possibile, i contatti tra le persone a rischio. E’ questa un’ottima prevenzione, pur con le grandi difficoltà annesse e connesse.
In secondo luogo, senza bisogno di alcun ulteriore approfondimento scientifico sul sistema immunitario, il concetto è semplice. Il sistema ha la funzione naturale di contrastare le aggressioni batteriche e virali o di altro genere, che ognuno incontra nel corso della vita.
Ciò significa
che la maggior parte di coloro che vengono coinvolti da un virus non dovrà necessariamente subirne le conseguenze in quanto dovrebbe risultare autosufficiente a fronteggiare e a debellare l’aggressione. Esemplificando, se una epidemia influenzale ad esempio, colpisce 10 persone su 100 nello stesso ambiente, vuol dire che il sistema ha immunizzato dall’infezione le altre 90.
Ecco che anche il problema della attuale indisponibilità della vaccinazione viene superato da queste persone dall’efficienza vincente delle proprie risorse immunitarie. Per quanto detto, facendo di necessità virtù, in caso di contaminazione in assenza di vaccino, la prima difesa dal coronavirus è quella di reagire con le proprie risorse organiche, se non sono eccessivamente indebolite o sbilanciate per altre patologie.
È vero che se le malattie vi sono, nessuno le ha chiamate; né queste potranno essere rinviate a data da destinarsi per rendere interamente disponibile il sistema immunitario.
La scelta della decisione
A questo punto si preferisce lasciar spiegare come è stato possibile ripristinare lo stato di salute, proprio da quelle stesse persone che continuano a riferire ogni giorno in TV che l’alimentazione consigliata dal giornalista Adriano Panzironi ha risolto i loro problemi. Si ricorda che Panzironi ha improntato la sua teoria sul ripristino del corretto funzionamento del sistema immunitario attraverso ciò che lui stesso consiglia di mangiare o di non mangiare.
Ora, malgrado tutte le obiezioni di questo mondo, secondo Panzironi e i suoi iniziali 500.000 sostenitori lo stato di salute se non è eccessivamente compromesso, verrebbe ripristinato senza la somministrazione di farmaci, soltanto attraverso un’alimentazione differente da quella consumata nel cor
so delle malattie. Potremmo pertanto ascoltare su questo tema ciò che ogni giorno questi sostiene in TV per il riportare il livello di difesa del sistema alla sua corretta funzione.
Se Panzironi si sbagliasse? Anche in tal caso, non sembrano finora emerse controindicazioni alla funzionalità del sistema immunitario. Ma se invece avesse ragione? Allora, tentare di ripristinare attraverso i pasti, una sufficiente efficacia di questo sistema, casomai risultasse sbilanciato per qualche malattia, potrebbe rappresentare almeno la speranza di un valido aiuto; quella speranza che ancora la medicina ufficiale sta cercando di dare alla popolazione attraverso la forsennata ricerca del vaccino che al momento tutti vorrebbero, ma che ancora manca.
Alberto Zei
Se crediamo alle profezie dei numeri e diamo loro un valore particolare, premonitore, divinatorio, in questa edizione del Chianti Collection ne troviamo delle coincidenze che hanno prodotto ancora una volta il “successone”. Ci vogliamo credere? Proviamo.
Il comunicato stampa di presentazione recita così:
“Parte con una sfilata di “due” (strane coincidenze) la nuova edizione della Chianti Classico Collection. Siamo nel secondo mese del 2020 (2 volte venti dove il 2 primeggia), due le giornate di apertura e per la seconda volta l’evento apre anche al consumatore finale. Vi partecipano 200 aziende del Gallo Nero e, nell’occasione, si festeggiano i 20 anni della DOP dell’olio Chianti Classico. Per la seconda volta, Giovanni Manetti farà gli onori di casa e darà il benvenuto agli ospiti in qualità di Presidente del Consorzio. Due gli ambasciatori ad honorem del Chianti Classico che verranno nominati nell’ambito dell’evento, due i seminari dedicati agli altri prodotti di eccellenza del territorio chiantigiano, l’olio DOP e il Vin Santo DOC”.
Il mondo della cabala che ci riconduce alla smorfia napoletana legata ad altri numeri, quelli del lotto. Mistero.
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Una cosa è certa; altri numeri hanno caratterizzato la manifestazione. Numeri da capogiro a testimoniare che il Gallo è vivo più che mai. Anzi si è divertito sfoggiando una veste inusuale, colorandosi di varie tinte, i colori del vino, il rosso rubino, il viola dell’uva, il verde delle vigne, ma anche le tonalità dei marroni dei suoli e le sfumature azzurre dei cieli del Chianti.
Ritornando ai numeri, al di là dei giochi e interpretazioni, la potenza del Gallo Nero si è espressa sciorinando 740 etichette in degustazione, circa 10.000 bottiglie aperte e servite dai produttori insieme alla squadra dei sommelier AIS, 56 anteprime da botte per valutare il Chianti Classico che verrà ed infine la Gran Selezione che sta prendendosi la rivincita sugli “esperti scettici” di tal scelta raggiungendo, con le sue annate, l’eccellenza (95 centesimi minimo).
Al Chianti Collection bisogna andare organizzati. Sapere cosa assaggiare, capire il Chianti dei vari terroir, scegliere le visite ai tavoli dei produttori mossi da quelle curiosità che possono nascere dalle degustazioni riservate alla stampa.
E allora chiedere il campione di botte del 2019 anziché della 2018 e magari soffermarsi su quella che uscirà il prossimo anno.
Un applauso va riservato al Consorzio per la perfetta organizzazione. Cartella Stampa espressione del lavoro che c’è stato e di quello attuale, nozioni esplicite sulle
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parte dei campioni in assaggio |
vendemmie di ben otto anni.
Ecco che il degustatore-comunicatore ha a disposizione tutti gli elementi per diffondere pregi e difetti.
Questi gli assaggi che porterò nel tempo all’attenzione dei miei lettori:
- Castelnuovo Berardenga, Canonica a Cerreto;
- Gaiole, Rocca di Montegrossi;
- Radda, Borgo la Stella e Corte Domina;
- Castellina, Castello La Leccia;
- Poggibonsi, Fattoria Le Fonti;
- Barberino Tavernelle, Fattoria Cerbaia;
- Greve, Candialle, Fattoria Le Bocce e Ottomani;
- San Casciano, Luiano e Poggio Borgoni.
Ancora una volta protagonisti i calici, le bottiglie, i vini e i produttori con la loro passione ed entusiasmo. E il Gallo Nero, nella sala della Leopolda, impettito, sembra “cantare”. Chapeau!
Urano Cupisti
Consorzio Vino Chianti Classico
Località Sambuca
Barberino Tavernelle
Tel 055 82285
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www.chianticlassico.com
… “ a universale giudizio non si era mai visto niente di più bello al mondo”
Nei giorni 17-23 Febbraio ha avuto luogo una straordinaria e unica esposizione, che ha fatto rivivere alla Cappella Sistina lo splendore che aveva durante gli anni di Papa Leone X (1513-1521), quando gli arazzi disegnati da Raffaello tra il 1515 e il 1519, da egli concepiti come un grande ciclo monumentale con le storie delle vite di San Pietro e San Paolo, furono tessuti a Bruxelles,nella bottega di Pieter Van Aelst, per essere esposti in occasione delle principali festività liturgiche.
Pochi mesi prima della prematura ed improvvisa scomparsa dell’artista, 26 dicembre 1519, i primi sette arazzi della serie vennero esposti alla presenza del suo illustre committente. Il cerimoniere della Cappella Papale, Paris de Grassis, con grande stupore si trovò ad affermare che: “ a universale giudizio non si era mai visto niente di più bello al mondo”.
E con altrettanto stupore, il Direttore dei Musei Vaticani, Barbara Jatta afferma: “una celebrazione favolosa-500anni- la metà di un millennio, che ha visto Raffaello Sanzio da Urbino protagonista della bellezza, dell’armonia, del gusto e dell’ispirazione creativa di generazioni di pittori,scultori, decoratori, architetti e artisti.
Un artista universale, Raffaello, che ha fornito alla civiltà figurativa occidentale i modelli supremi della Bellezza”.
Per un intera settimana, in onore del grande Raffaello, nel V centenario della sua morte, come speciale omaggio, è stato deciso di proporre nella sua interezza la serie completa di tutti gli arazzi nell’originale posizionamento,compatibilmente con le trasformazioni subite nei secoli dalla Cappella Sistina, a cominciare da quella della parete dell’altare per la realizzazione del Giudizio Universale di Michelangelo.
La Direzione dei Musei Vaticani e Dei Beni Culturali del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, a cura di Alessandra Rodolfo (Curatore dei Reparti Arazzi e Tessuti e Arte dei secoli XVII dei Musei Vaticani), con la preziosa collaborazione del Laboratorio di Restauro Arazzi e Tessuti dei Musei Vaticani e grazie all’intesto sforzo corale di tutti i competenti uffici e servizi impegnati nell’operazione, la ineguagliabile rievocazione dell’antico allestimento viene offerta alla pubblica visione.
I grandi eventi che caratterizzeranno le celebrazioni del maestro, saranno l’omaggio ad un grande papa e ad un grande artista, il “divino” Raffaello, e completare il messaggio religioso di uno dei più significativi luoghi della cristianità:La Cappella Sistina.
“Il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha affermato ieri in tv .. “li abbiamo visti tutti i cinesi mangiare i topi vivi o altre robe del genere ...”.
Ma cosa succede alla nostra classe politica? Come può un esponente di primo piano - di un partito politico che è stato al governo dell’Italia e che aspira a tornarci - ricorrere a espressioni di tal genere? La Cina è un paese-continente e insieme un paese-civiltà: 1,4 miliardi di individui eredi di un percorso millenario di civilizzazione, la cui profondità è di tutta evidenza ignorata da chi si serve di un vocabolario così brutale e mistificatorio nell’affrontare temi complessi. La Cina è certamente una nazione ancora in via di sviluppo sotto certi aspetti, e piena di contraddizioni di natura politico-istituzionali, sociali ed economiche, una nazione tuttavia che merita un lessico attento e rispettoso, specie quando a ricorrervi è un rappresentante politico incaricato di difendere gli interessi del nostro Paese, in un momento per di più di estrema difficoltà per tutti. Il vocabolario offensivo di Zaia (chissà?) è forse il sintomo - certo, non il primo - di un declino culturale della nostra nazione, emblema di una classe politica approssimata, mediatizzata e in possesso di scarsa cultura pubblica. Talvolta per farsi ascoltare occorrerebbe tacere.”.
Alberto Bradanini, presidente del Centro Studi sulla Cina contemporanea ed ex-Ambasciatore d’Italia a Pechino (2013-2015).
Riceviamo dalla Palestina questa ennesima orribile notizia da Gaza. "Oggi due giovani palestinesi sono stati colpiti sul lato della recinzione e uccisi. Un terzo è stato ferito. Se uno è stato ucciso, l'altro non ha potuto essere salvato, probabilmente è stato ucciso sul posto. Gli altri intorno hanno dovuto rinunciare al tentativo di salvarlo quando un buldozer è sopraggiunto e ha raccolto il corpo con la pala e lo ha portato via. Ci scusiamo per la "pesantezza" della notizia e la mancanza di rispetto umano. Le morti quotidiane dei palestinesi, di solito taciute, rimangono nascoste, a menoché non siano VIDEO-registrate e particolarmente raccapriccianti."
E' bene sapere che i "coronaviridae" sono fra i patogeni virali responsabili dei comuni raffreddori. Prima del nuovo Covid 19, erano noti circa 40 diversi tipi di Coronavirus (inclusi quelli responsabili di Sars e Mers). In altre parole, conviviamo con i Coronavirus (così definiti per l'aspetto che hanno al microscopio elettronico) da sempre. Non è nota con precisione, al momento, la durata del periodo di "contagiosità" (notizie dalla Cina refertano casi sieropositivi dopo 27 giorni dal contatto con persone già sieropositive) e non è nota la resistenza del virus una volta depositato (tramite secrezioni umane) su superfici inanimate: banalmente quanto tempo ci mette a morire una volta fuori dal corpo umano? Minuti, ore, giorni? Queste caratteristiche, unite al fatto che i sintomi, quando si manifestano, sono di norma quelli di un comune affreddore rendono pressoché impossibile fermarlo esattamente come non si può fermare la diffusione pandemica dell'influenza annuale. Ci saranno moltissimi pazienti infettanti e completamente asintomatici. Per questo è solo questione di tempo prima che si diffonda. Quello che si può fare è ridurre al massimo il numero dei contagi per evitare di sovraccaricare il sistema sanitario, specialmente per gli acuti ed i critici. Le proporzioni, ad oggi, sono di 8 casi su 10 di pazienti asintomatici o lievemente sintomatici, 2 casi su 10 di pazienti con sintomi severi e sindromi polmonari (polmoniti) virali. Il tasso di letalità è di circa il 2,9%. Non altissimo, ma neanche basso. Se si esamina la popolazione deceduta si osserva una concentrazione su persone over 65 ed affette dalle tipiche patologie croniche che predispongono ad esito infausto anche in caso di altre infezioni (influenza, polmoniti nosocomiali ecc.): diabete, insufficienza cardiaca, obesità, BPCO ecc. ecc.
Non possiamo scaricare tutto sull'autorità pubblica (che ha i suoi doveri e le sue responsabilità): la lotta contro una malattia infettiva riguarda tutti i cittadini. I nostri anziani poi vanno particolarmente protetti e questa è una battaglia che dipende da tutti e da ciascuno di noi. Usiamo quindi guanti usa e getta per il contatto con le superfici "a rischio" (tipicamente nei mezzi pubblici), laviamoci comunque le mani in modo corretto (40/60 secondi con abbondante sapone e poi risciaquo), riduciamo al massimo gli assembramenti non indispensabili (locali, concerti, pub, cinema, teatri ecc.), teniamo con noi della candeggina per detergere le superfici di casa che tocchiamo di solito (le maniglie delle porte in primis) ogni volta che rientramo da fuori, dotiamoci di un saturimetro digitale ed impariamo ad usarlo per capire se siamo di fronte a una
probabile insufficienza respiratoria o meno. Nel caso peggiore utilizziamo il numero indicato dalle autorità (1500) e segnaliamo il valore rilevato correttamente con il saturimetro. Un saturimetro costa online anche meno di venti euro. Averlo in casa può salvarvi la vita o può salvarla ai vostri vecchi anche in casi diversi da infezioni da Covid 19.
E' stata inaugurata a Santa Maria di Leuca il 9 febbraio di quest'anno la nuovissima SPA "Corte di Leuca", che si può già definire il più grande centro benessere del Salento anche grazie all' impegno di uno dei suoi ideatori, Antonio Fantasia, e del direttore commerciale Giulio Caforio. La SPA e' posizionata su tre piani, tra cui due nel sottosuolo lontano da rumori e stress quotidiano cioè quell'incessante ritmo moderno che incide spesso sul nostro umore e sulla nostra fisicita'.
Nella struttura ben areata contornata da pietra leccese ed ampie volte a stella che si liberano nell'ambiente miscelandosi con garbo alle più attuali forme geometriche e materiali di ultimo grido, tramite ascensori od a scelta una scala escargot si comunica tra questi open space dove si distinguono una ampia piscina a vari getti, tre vasche Jacuzzi ad anelli concentrici, bagno turco e sauna, quattro cabine ad uso per varie terapie salutari,una sala meditazione zen con ampia vasca e zona biomassaggi con un duplice letto futon e luci soffuse,docce,bagni e spogliatoi, una sala relax con comodo lettini,una palestra ben attrezzata,una morbida sala relax e sala tisane e tanti svariati angoli multi uso ed invitanti.Inoltre per gli ospiti ci sono delle stanze ai livelli superiori nel caso che volessero prolungare i loro soggiorni.
In questa oasi di pace e d'incanto, in un atmosfera idilliaca,immersi in una saga onirica,circondati dal lusso e da un eleganza architettonica,in un ecosostenibilità inondata da profumi diffusi e speziati con lo scopo di trasmetterti un totale riposo stimolando sicuramente un ringiovanimento non solo a livello cerebrale ma anche epidermico ci affidiamo alle magiche mani di valenti esperte per una rinascita che ridoni freschezza e belta', sicurezza e felicità.
Per informazioni:
www.Cortedileuca.com
Via Virgilio 57 - 73040
Santa Maria di Leuca
email:This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
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Teresa Bellanova |
18 febbraio 2020 - Grande affluenza di pubblico ieri a Palermo presso l’hotel Addaura di Mondello in occasione della visita del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Teresa Bellanova.
Più di due ore di ritardo rispetto all’ora prevista ma, comprensibile, siamo al sud!
Alle 20:00 circa il ministro entra in sala con il suo stuolo di cavalier serventi di chiaro stampo renziano e il sipario si apre su quell’ambiguo teatrino della politica sempre nuovo e sempre uguale a se stesso.
Dopo i primi, diretti attacchi al Movimento 5 stelle, al PD, il neo-costituito partito Italia Viva ha rivolto l’invettiva verso il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, tacciato di incompetenza.
Una situazione preoccupante, a sentir loro, quella nazionale che sembrerebbe aver registrato una regressione pari al -4%, per quanto concerne la produzione industriale, e un -12% per il settore auto.
Un “sistema Paese” che non esiste e che scoraggia i potenziali investitori esteri che non trovano condizioni di garanzia sufficienti nella nostra nazione per i loro scopi imprenditoriali.
Si è, inoltre, stimato un aumento del precariato e del part-time volontario per via delle difficoltà, soprattutto della donna, a conciliare lavoro e famiglia.
Ma se le condizioni generali della nazione sono preoccupanti, principalmente per via del fisco che non ha prodotto i risultati promessi dal vecchio e decaduto Governo, quelle siciliane sembrano essere davvero disastrose!
La stessa ministra avrebbe visitato aziende agricole e un istituto agrario e riferisce che le prime segnalano crolli della produzione per via degli enormi disagi legati alla logistica.
La viabilità in Sicilia costituisce un’enorme ferita, una cicatrice mal cucita che attraversa un enorme territorio.
Dappertutto è un dissesto.
E lungo quelle ferite, ogni deviazione del percorso è una questione irrisolta, amara testimonianza dell’incompiuto siciliano.
Così gli autotrasportatori si rifiutano di consegnare il prodotto perché i costi lievitano spropositatamente a causa dei lunghi tempi necessari al trasporto.
Infrastrutture carenti, quindi, e opere pubbliche bloccate.
Pare, infatti, che siano 120 i miliardi di euro di opere pubbliche bloccate.
E la Sicilia, sempre più, si stacca dai tavoli nazionali e il “fattore tempo” che non si riesce a rispettare, sta escludendo la regione dai ricchi mercati dell’Unione Europea.
“Nihil novum sub sole” verrebbe da dire! Dove anche il sole sta prendendo parte a quella non meno spietata guerra che è quella climatica.
E Così i giovani, di cui tanto si parla e che non si fanno parlare, abbandonano la propria terra e le proprie terre che non sono più la primaria fonte di sostentamento dell’economia del Mezzogiorno.
Mentre nelle nuove arene dello scenario politico mondiale, dove il popolo è la nuova bestia da sfamare, il “circenses” è presto garantito dagli usurpatori di turno che si contendono la scena e che, grazie alla loro capacità di mistificazione, riescono a strappare ovazioni e consensi a quei cittadini “cornuti e contenti”che assistono allo spettacolo e che ben si accontentano della miseria ricevuta.
Ma il “panem”… quello NO!
Un accusativo che necessariamente sottende un verbo di elargizione.
Ma il soggetto che elargisce non è certo la classe politica dirigente.
Oggi sono i genitori e i nonni che provvedono ad aiutare questa nuova generazione con serie difficoltà economiche.
E’, ancora una volta, la famiglia, fin dove e, fin quando può, a sopperire ad un sistema carente che fa acqua da tutte le parti.
Ma sarà, forse, l’ultima generazione che potrà permettersi questo lusso!
Ancora una volta, “mutatis mutandis”, la miglior forma di demagogia è addestrare.
Di vero ci è rimasta solo l’ignoranza e la volontà di professarla.
Perché gli argomenti scottanti vengono evitati, seppelliti sotto le macerie.
Neanche lontanamente sfiorato l’argomento “grano”, oggetto di una spietata speculazione al ribasso. 18 centesimi non sono sufficienti neanche a coprire le spese per chi, come si dice da queste parti, “sta sempre con gli occhi al Cielo”.
Per fortuna, però, continuano ad arrivare navi cariche di grano contaminato nel silenzio più assoluto e la Sicilia rimane, sempre e comunque, una terra vessata, popolo di conquista, bacino di voti, ieri come oggi.
Del riformismo tanto auspicato e osannato ancora NESSUNA TRACCIA.
18 FEB 2020 — Il «Budget per il futuro dell’America», presentato dal Governo Usa, mostra quali sono le priorità dell’Amministrazione Trump nel bilancio federale per l’anno fiscale 2021 (che inizia il 1° ottobre di quest’anno).
Anzitutto ridurre le spese sociali: ad esempio, essa taglia del 10% lo stanziamento richiesto per il Dipartimento della Sanità e dei Servizi Umanitari.
Mentre le stesse autorità sanitarie comunicano che la sola influenza ha provocato negli Usa, da ottobre a febbraio, circa 10.000 morti accertati su una popolazione di 330 milioni.
Notizia taciuta dai grandi media, i quali lanciano invece l’allarme globale per i 1.770 morti a causa del coronavirus in Cina, paese con 1,4 miliardi di abitanti che è stato capace di misure eccezionali per limitare i danni dell’epidemia.
Non può non venire il sospetto sulle reali finalità della martellante campagna mediatica, la quale semina terrore su tutto ciò che è cinese, quando, nella motivazione del Budget Usa, si legge che «l’America ha di fronte la sfida proveniente da risorgenti Stati nazionali rivali, in particolare Cina e Russia».
La Cina viene accusata di «condurre una guerra economica con cyber armi contro gli Stati uniti e i loro alleati» e di «voler plasmare a propria somiglianza la regione Indo-Pacifica, critica per la sicurezza e gli interessi economici Usa».
Perché «la regione sia libera dalla malefica influenza cinese», il Governo Usa finanzia con 30 milioni di dollari il «Centro di impegno globale per contrastare la propaganda e disinformazione della Cina».
Nel quadro di «una crescente competizione strategica», il Governo Usa dichiara che «il Budget dà la priorità al finanziamento di programmi che accrescano il nostro vantaggio bellico contro la Cina, la Russia e tutti gli altri avversari».
A tal fine il presidente Trump annuncia che, «per garantire la sicurezza interna e promuovere gli interessi Usa all’estero, il mio Budget richiede 740,5 miliardi di dollari per la Difesa nazionale» (mentre ne richiede 94,5 per il Dipartimento della Sanità e dei Servizi Umanitari).
Lo stanziamento militare comprende 69 miliardi di dollari per le operazioni belliche oltremare, oltre 19 miliardi per 10 navi da guerra e 15 miliardi per 115 caccia F-35 e altri aerei, 11 miliardi per potenziare gli armamenti terrestri.
Per i programmi scientifici e tecnologici del Pentagono vengono richiesti 14 miliardi di dollari, destinati allo sviluppo di armi ipersoniche e a energia diretta, di sistemi spaziali e di reti 5G.
Queste sono solo alcune voci di una lunga lista della spesa (con denaro pubblico), che comprende tutti i più avanzati sistemi d’arma, con colossali profitti per la Lockheed Martin e le altre industrie belliche.
Al budget del Pentagono si aggiungono diverse spese di carattere militare iscritte nei bilanci di altri dipartimenti. Nell’anno fiscale 2021, il Dipartimento dell’Energia riceverà 27 miliardi di dollari per mantenere e ammodernare l’arsenale nucleare. Il Dipartimento per la sicurezza della patria ne avrà 52 anche per il proprio servizio segreto. Il Dipartimento per gli affari dei veterani riceverà 243 miliardi (il 10% in più rispetto al 2020) per i militari a riposo.
Tenendo conto di queste e altre voci, la spesa militare degli Stati uniti supererà , nell’anno fiscale 2021, 1.000 miliardi di dollari.
La spesa militare degli Stati uniti esercita un effetto trainante su quelle degli altri paesi, che restano però a livelli molto più bassi. Anche tenendo conto del solo budget del Pentagono, la spesa militare degli Stati uniti è 3/4 volte superiore a quella della Cina e oltre 10 volte superiore a quella della Russia.
In tal modo «il Budget assicura il dominio militare Usa in tutti i settori bellici: aereo, terrestre, marittimo, spaziale e cyber-spaziale», dichiara la Casa Bianca, annunciando che gli Stati uniti saranno tra non molto in grado di produrre in due impianti 80 nuove testate nucleari all’anno.
«Il futuro dell’America» può significare la fine del mondo.
(il manifesto, 18 febbraio 2020)
Apr 08, 2022 Rate: 5.00