
L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni. |
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Finché gli esseri umani si nutriranno come le belve si comporteranno come le belve
I continui episodi di improvvisa violenza che si stanno verificando in Italia, e non solo, non hanno precedenti nella storia recente. Non passa giorno che non si registri una esplosione di follia con efferati risvolti drammatici di cui le vittime sono quasi sempre le donne e i minori.
Questa lunga catena di delitti, in apparenza inspiegabili, riconduce il problema al fenomeno di pochi anni fa della cosiddetta mucca pazza diventata tale perché alimentata con residui di carnami inadatti alla sua natura di animale erbivoro. L’identico effetto non lo si può non associare all’essere umano per sua natura frugivoro. Mai l’umanità ha consumato quantitativi di carne come in questo periodo storico, e siccome la carne è un alimento adatto agli animali predatori (serve a dar loro la necessaria aggressività per uccidere la preda) la logica vuole che se gli umani consumano questa sostanza è probabile che si verifichino i medesimi effetti e di conseguenza si verificheranno “inspiegabili” comportamenti aggressivi e violenti.
Se una persona si nutre di alimenti scarsi di un determinato principio nutritivo, (per esempio di piante coltivate su un terreno povero di un certo minerale), anche il suo organismo accuserà la stessa carenza e questa si riflette inevitabilmente sulle funzioni del suo organismo. Ogni nutriente può far funzionare meglio o peggio un organo del corpo e di conseguenza l’intero organismo.
Il nostro cervello è una macchina che funziona prevalentemente a glucosio, se scarseggia tale nutriente funzionerà male, con le conseguenze che si immaginano. Noi siamo quello che mangiamo e quello che mangiano determina la nostra condotta. Questo l’aveva previsto già il grande Krisha che Nella Bhagavad Gita rispondendo ad Ariuna che gli chiede come potersi salvare dalle conseguenze delle vite passate e raggiungere la liberazione dal ciclo di rinascita e morte. E il Dio risponde: “Tu sei ciò che mangi e le tue attività modellano la tua vita. Se regoli il cibo e le attività puoi vincere le tendenze demoniache e promuovere le tendenze pure dentro di te. Il cibo è la principale forza creativa: la condotta morale, le buone abitudini, o sforzo spirituale, tutto dipende dalla qualità del cibo”.
Vi sono aminoacidi (come la tirosina, di cui sono ricchi i prodotti animali) che favoriscono la concentrazione nel cervello dei neurotrasmettitori dopamina e adrenalina i quali inclinano l’individuo alla competizione, alla litigiosità, all’aggressione, alla violenza (gli yogi indiani sostengono che i carnivori non possono mai raggiungere l’estasi). Anche la fenilalanina, di cui sono ricchi le carni, i formaggi ed anche i legumi, e un eccesso di zuccheri e di colesterolo nel sangue risultano essere tra i maggiori imputati.
Per contro altri principi nutritivi presenti principalmente nei prodotti vegetali, in virtù del loro altro contenuto in amidi e fibra consentono la concentrazione di triptofano nel cervello consentendone la trasformazione in serotonina, neurotrasmettitore che favorisce uno stato di calma, di serenità, di socievolezza la di empatia, di disponibilità verso gli altri. Anche l’ossitocina, ormone dell’amore, predispone all’ empatia, alla fiducia negli altri. In sostanza, è possibile aumentare o diminuire certe funzioni cerebrali, introducendo con la dieta certi aminoacidi in misura maggiore o minore di altri.
E’ documentato che grassi di origine animale, zuccheri e carboidrati raffinati compromettono la salute del cervello, mentre una dieta vegana svolge un’azione protettiva. Due importanti cardiologi (Michael Cooper e Michael Agent) hanno dimostrato come la meditazione è in grado di abbassare di un terzo il livello di colesterolo nel sangue: e se la mente è in grado di condizionare la materia allo stesso modo la materia (il cibo) è in grado di condizionare il pensiero e di conseguenza la condotta dell’individuo. In sostanza, siccome ogni cibo entra in relazione con la nostra coscienza e con la nostra mente, modificando la dieta si influisce anche sulle emozioni e sul comportamento della persona.
La cattiva alimentazione impoverisce le facoltà cognitive e favorisce la demenza. La droga rende apatici, assenti, modifica il pensiero e il comportamento delle persone. Il profumo inebria, calma e rilassa. Traumi in specifiche zone del cervello ledono specifiche funzioni. Certi settori del cervello coinvolti in processi emotivi lo sono anche nella elaborazione dei pensieri. Differenti emozioni attivano differenti zone del cervello e viceversa.
"I nostri risultati dimostrano che ciò che si mangia influenza il modo di pensare", ha detto Fernando Gomez-Pinilla, professore di neurochirurgia presso la David Geffen School of Medicine presso la UCLA e un professore di biologia integrativa e fisiologia nel Collegio UCLA di Lettere.
Studiosi dell’University of California hanno dimostrato che anche i batteri presenti nell’intestino possono modificare alcune funzioni psichiche; in sostanza si può modificare lo stato psichico dell’uomo utilizzando specifici alimenti (intuizioni che risalgono ad Ippocrate). Modificando la flora batterica intestinale si possono influenzare le risposte psichiche, e con esse migliorare o peggiorare determinati comportamenti.
Anche gli stati d’animo e le emozioni si riflettono su tutte le cellule e le funzioni del corpo. Le emozioni negative generano disarmonia nelle funzioni fisiche e alterano i battiti cardiaci. Sentimenti come l’odio, la gelosia, la paura se persistono possono arrivare a provocare dei cambiamenti organici e quindi delle vere malattie. I capelli di una donna belga condannata a morte dai tedeschi divennero improvvisamente bianchi nella notte precedente l’esecuzione. Non solo la mente ma anche la coscienza umana è un’energia capace di modificare il mondo fisico.
La meditazione, la preghiera, giocano ruoli determinanti nei processi di guarigione. La mente ha il potere di attivare le difese immunitarie dell’organismo ed operare la guarigione. Un terzo delle persone guarisce attivando il potere della mente. Un atteggiamento attivo nei confronti della malattia influenza pesantemente il decorso. Anche l’ipnosi risulta essere un potente mezzo di guarigione. Gli esperimenti placebo sono una realtà riconosciuta anche dalla medicina ufficiale. Addirittura mente e cuore possono interagire al di fuori della dimensione spazio e tempo.
Seneca faceva notare che tra i mangiatori di carne si trovano i tiranni, gli organizzatori di eccidi, di faide e di guerre fratricide, i mandanti di assassinii, gli schiavisti, mentre coloro che si nutrono dei frutti della terra sono caratterizzati da comportamenti miti e socievoli. E Porfirio (considerato da S. Agostino il più grande dei filosofi) scriveva: “Non è tra i mangiatori di vegetali ma tra i mangiatori di carne che si trovano gli assassini, i ladri, i tiranni. Il regime vegetali più di ogni altro è adatto a dare una salute perfetta e una mente riflessiva e filosofica”. E Rousseau: “Comunque si voglia spiegare il fenomeno, è certo che i mangiatori di carne sono in genere feroci e crudeli più degli altri uomini. E’ quindi necessario non abituare i bambini a nutrirsi di carne, se non per la loro salute almeno per il loro carattere”. Lamartine: “Sono convinto che uccidere gli animali per nutrirsi della loro carne sia una delle disgrazie della razza umana. Io credo che queste immolazioni questo appetito di sangue, questa vista di carni palpitanti, siano fatti per rendere il cuore più duro e brutale”.Questo l’aveva intuito già Platone, vegetariano, che consentiva il consumo di carne solo ai soldati che partivano per la guerra.
Le popolazioni, o le comunità più pacifiche e miti, sono quelle che hanno escluso la carne dalla loro dieta, come gli Hunza del Kashmir, i russi del Caucaso, gli indiani del Toda e dello Yucatan (centro America), i Vilcabamba nell’antico Perù, gli indigeni del Monte Hagen nella Nuova Guinea, i Carani Guaranti dell’America del Sud, certe tribù dell’Africa o gruppi di Indios del Brasile nord-occidentale o gli Indios Piaroa in Venezuela. In questi non c’è traccia di aggressività e di violenza e l’odio è sconosciuto.
Proiezione esclusiva il 18 per i piccoli pazienti del Bambino Gesù e anteprima nazionale per le famiglie romane il 19 luglio all’Isola del Cinema
La Whale Pictures, società distributrice del film, ha deciso di regalare un angolo di felicità ai bambini dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, organizzando nella mattinata del 18 luglio una proiezione esclusiva tutta per loro.
L’anteprima nazionale avverrà il giorno successivo,19 luglio alle 21.30 all’Isola del Cinema e sarà aperta alle famiglie romane fino ad esaurimento posti.
Ad animare entrambe le occasioni, Rossella Brescia e Giancarlo Magalli, voci testimonial della pellicola, e gran parte del cast di doppiaggio con l’intervento di cosplayer che vestiranno gli abiti dei protagonisti.
Nato dal racconto della buonanotte inventato per suo figlio, il poliedrico artista russo Max Fadeev, appassionato di animazione, dopo sette anni di collaborazioni con valenti professionisti internazionali è riuscito a portare sullo schermo la storia di Savva, un coraggioso bambino che sfida “Il mondo intero” per salvare il suo villaggio.
Una storia di amore e amicizia che aiuta a comprendere il valore dei propri affetti e l’importanza di non arrendersi mai e credere nei propri sogni “Con tutto il cuore” affinchè si realizzino.
Diretto dallo stesso Max Fadeev e sceneggiato in tandem con Gregory Poirier e Alexander Chistyankov che ha firmato tra gli altri “Il Re Leone 2”, “Il regno di Simba” e “Il mistero delle pagine perdute”, SAVVA è sicuramente un progetto d’animazione internazionale.
Voci testimonial per il doppiaggio italiano Rossella Brescia, nel ruolo della saggia e dolcissima mamma di Savva, e Giancarlo Magalli, nell'esilarante ruolo di Fafl, un “semi-barone” afflitto da complesso di superiorità.
La voce di Savva è di Valentina Bartoloni, al suo esordio in una pellicola cinematografica.
Tra le altre voci non meno importanti, doppiatori d’eccezione come: Giorgio Lopez, Monica Ward, Sonia Scotti, Christian Iansante, Pietro Biondi, Andrea Ward, Mario Cordova e due piccole e talentuose promesse: Lucrezia Ward e Alice Porto.
Frammenti che orbitano qua e là, individuati, carpiti; li commento e condivido con voi.
La riflessione!
VINEXPO è stato un evento “caldo”.
Edizione 2017 all’insegna dell’eccellenza e della canicola. “Caldo” lo è stato in tutti i sensi. Dal punto di vista climatico con una “canicola” che ha influito negativamente in alcuni comparti organizzativi. Dal punto di vista dell’entusiasmo, slancio e partecipazione dalle presenze registrate durante i quattro giorni dell’Evento.
La “canicola” non ha permesso di usufruire al meglio tutto l’esterno lungolago dove si sono registrati 38° con percezione oltre i 40°. I numerosi ristoranti a tema e le tensostrutture allestite dalle Maison dai nomi altisonanti come Veuve Clicquot per i previsti lunch party sono stati frequentati in misura minore.
È stato il Vinexpo della Spagna vitivinicola l’attore maggiore delle quattro giornate del salone. A disposizione del visitatore la larga gamma di vini da vitigni autoctoni iberici di alta qualità come il Tempranillo, Bobal, Monastrell, Garnacha, Mencia, Albariño, Godello, Txacoli, Verdejo. Senza dimenticare lo Sherry, vino elaborato con vitigni Palomino Fino, Moscatel e Pedro Ximenes e il Cava, vino effervescente prodotto con uve Xarel.lo, Parellada e Macabeo.
La Cina è stata presente con aziende in partnership con U.K e Francia (basti pensare allo spumante Chandon, quello della F1). Inoltre quest’anno si è presentata con una delle regioni vitivinicole produttrici di vini d’ottima qualità: il NINGXIA, posizionata ai confini sud della Mongolia interna.
Territori dove è possibile allevare i vitigni internazionali e trarne uve sane da vinificare “alla francese”.
Frammento n. 1
Giugno da record per il Chianti Docg
Da non confondere con il Chianti Classico “Gallo Nero”. Un giugno da record che ha fatto registrare un aumento nelle vendite del 10%. Questo dato è stato reso noto durante la recente Assemblea dei soci del Consorzio. “È un dato che ci conforta- ha spiegato Giovanni Fusi, il Presidente – ma dobbiamo essere più presenti all’estero e investire in promozione”. Ed ha continuato: “Difficile immaginare di rilanciare il nostro prodotto nel mondo se il primo a bloccarci è il sistema burocratico italiano ben distante dalla realtà”. Una accusa precisa in riferimento al Ministero delle Politiche Agricole e alla Regione Toscana in ritardo sui bandi di finanziamento tanto attesi. (Fonte: Consorzio Chianti)
Frammento n. 2
Faremo rinascere la Calabria con le nostre uve.
“La Calabria del Vino? Produce ancora poco rispetto alle sue potenzialità e va promossa di più nei mercati internazionali. Molto di più”. Ad affermarlo è stato Demetrio Stancati, patron della cantina Serracavallo di Bisignano in provincia di Cosenza. La vecchia Enotria (così si chiamava la Calabria) è ancora fanalino di coda nella produzione vinicola nazionale e i suoi vini, fuori dai confini regionali, sono poco conosciuti. “C’è tanto da fare. Tutto passa dalla valorizzazione delle specie autoctone e lo spirito di collaborazione tra i produttori, che hanno capito finalmente che solo facendo rete possono dare voce ai vini di Calabria”. (Fonte: Cronache di Gusto)
Frammento n. 3
Rivoluzionare il modo di fare Prosecco
Graziano Merotto e la sua particella 86.Scelte innovative frutto di lunghe sperimentazioni. La doppia maturazione ragionata. Venti giorni prima della vendemmia recidere il 20% dei tralci lasciando i grappoli in pianta. Si ottiene un leggero appassimento con conseguente concentrazione. Il resto si tratta normalmente. Fatto il vino si procede ad una rifermentazione lunga per donare al prosecco una complessità unica. (Fonte: Cronache di Gusto).
Frammento n. 4
I vignaioli della FIVI disobbediscono alla nuova tenuta dei registri telematici.
Perché solo noi in Europa? Ce lo chiede l’Europa? Non è vero ribadiscono i produttori del Piceno in una lunga lettera inviata al Ministro Martina. La stessa Unione europea ha fatto sapere che la normativa italiana è sopra le righe.Nell’ottica della semplificazione, nei controlli di produzione, perché avere dieci organismi diversi che controllano le medesime cose? Quando in altre realtà c’è un solo organismo? Si chiedono i vignaioli della Fivi: Ci risponderà il Ministro Martina o troppo indaffarato a fare il Vice-Segretario del suo Partito di appartenenza?
Osservo, scruto, assaggio e…penso. (urano cupisti)
07.07.2017 - Con una votazione finale di 122 paesi a favore, 1 astenuto e 1 contrario (i Paesi Bassi) la conferenza per negoziare un trattato per la proibizione delle armi nucleari ha approvato il testo proposto.
Il trattato sarà aperto alle firme durante la sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU del 20 settembre ed entrerà in vigore dopo che cinquanta paesi lo avranno ratificato. Ci sono momenti nella storia le cui potenti immagini rimangono impresse per sempre, come il primo sbarco sulla Luna, la caduta del muro di Berlino e la liberazione dal carcere di Nelson Mandela. Altri momenti altrettanto storici – come la scoperta dei farmaci antiretrovirali, le cure per i tumori, la fecondazione in vitro e il bosone di Higgs – non appaiono così eclatanti. La stesura e l’approvazione dei trattati per la messa al bando delle armi di distruzione di massa non fanno parte dei momenti più noti della storia, eppure oggi in una sala conferenze nella sede della Nazioni Unite a New York si è assistito a un momento memorabile, con l’approvazione di un trattato in base al quale:“Ogni Stato parte si impegna a non sviluppare, testare, produrre, fabbricare, acquisire, possedere o immagazzinare armi nucleari o altri ordigni atomici esplosivi in nessuna circostanza”, o a “usare o minacciare l’uso di armi nucleari o altri ordigni atomici esplosivi.”Oltre 130 Stati hanno partecipato a questi negoziati, arrivati dopo una sostenuta pressione da parte di alcuni paesi non più disposti a lasciare il precario futuro dell’umanità nelle mani di chi detiene il potere di distruggerci.Come è successo con le armi chimiche e batteriologiche, con le bombe a grappolo e le mine anti-uomo, si è arrivati alla proibizione concentrandosi sugli effetti umanitari.
Non è stato facile, giacché le armi nucleari sono state usate per l’ultima volta in tempo di guerra nel 1945 e non ci sono quasi più sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki che possano dare la loro testimonianza. Anche le vittime dei test nucleari, spesso appartenenti a remote comunità indigene, prive delle risorse per lanciare una campagna di alto profilo sostenuta da attori di Hollywood e personaggi famosi hanno lottato per far sentire la loro voce di fronte a incredibili difficoltà.Il trattato per la messa al bando delle armi nucleari è stato criticato dai paesi che le possiedono e definito irrealistico, inutile, controproducente e irrazionale. Nikki Haley, ambasciatrice degli Stati Uniti all’ONU, ha dichiarato che come madre, figlia e moglie non poteva appoggiare la stesura di questo trattato, ignorando bellamente il fatto che tutte le donne verranno colpite in modo sproporzionato da un’esplosione nucleare.Il problema delle armi nucleari compare nella prima risoluzione delle Nazioni Unite. Nel 1970, 25 anni dopo e 47 anni fa, l’ONU ha approvato un trattato per arrivare al disarmo e impedire la proliferazione, fallendo in entrambi i campi. Il Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP) diceva nel suo articolo VI:“Ciascuna Parte si impegna a concludere in buona fede trattative su misure efficaci per una prossima cessazione della corsa agli armamenti nucleari e per il disarmo nucleare, come pure per un trattato sul disarmo generale e completo sotto stretto ed efficace controllo internazionale”.Il trattato di messa al bando è indipendente dal TNP.
Non è necessario essere un firmatario del secondo per partecipare al primo e questo riempie il vuoto legale dell’articolo riportato qui sopra: se proibire le armi nucleari non è una misura efficace, allora nessuna misura lo sarà mai.Non dobbiamo essere ingenui, però: stiamo mettendo al bando queste armi (e la proibizione entrerà in vigore quando verrà ratificata da cinquanta paesi), ma a breve termine nessuna potenza nucleare smantellerà i suoi arsenali per questo. Il suo valore però sta nella stigmatizzazione conferita dalla messa al bando.Nella recente conferenza preparatoria del TNP a Vienna, la Russia ha ripetuto il falso argomento usato da molte potenze nucleari fin dal 1970, secondo cui il trattato rende in qualche modo legale il loro possesso. Perfino la Corte Internazionale di Giustizia, nel suo parere consultivo del 1996, ha fornito una via d’uscita per giustificare il possesso di armi nucleari sentenziando che il loro uso può essere legale nel caso di una minaccia “alla sopravvivenza stessa di uno Stato.”Questo trattato proibisce tutte le armi nucleari e non lascia scappatoie. La società civile (ossia quelli di noi che non partecipano alla società militare) ha lottato a lungo per ottenere questo risultato.
Tra gli altri Abolition 2000 e più di recente l’International Campaign to Abolish Nuclear Weapons si sono impegnate quasi senza risorse per questo, eppure ironicamente è adesso che comincia il vero lavoro.Questo trattato che colma il vuoto legale, come spiegato dall’Austria alla conferenza di Vienna sulle conseguenze umanitarie delle armi nucleari, è uno dei pochi passi che i paesi privi di armi nucleari hanno potuto intraprendere senza dover coinvolgere chi invece le possiede.Ora la società civile e i governi che si sono adoperati per arrivare a questo storico giorno dovranno trovare nuove strade per esercitare pressione. Campagne di disinvestimento come “Don’t Bank on the Bomb” saranno senz’altro uno strumento importante. Campagne per porre fine ai conflitti tra India e Pakistan (e Cina) e a quelli in Medio Oriente e nell’Asia nord-orientale saranno altri campi in cui far sentire la pressione internazionale.A livello nazionale, il riconoscimento da parte del trattato dell’”importanza dell’educazione alla pace e al disarmo in tutti i suoi aspetti e della sensibilizzazione sui rischi e le conseguenze delle armi nucleari per le generazioni attuali e future” potrebbe portare a iniziative interessanti, non solo nelle aule scolastiche, ma anche nel campo dei media e della cultura. Il loro impegno per creare una coscienza globale che rifiuta le armi nucleari potrà giocare un ruolo importante.Questo però riguarda il domani. Per oggi festeggiamo questo momento storico, festeggiamo tutti gli attivisti e le organizzazioni che si sono dedicate a questa lotta, festeggiamo i paesi i cui politici e diplomatici ci hanno portato all’attuale risultato, festeggiamo la vittoria di questo metaforico Davide sull’insolente Golia. E festeggiamo il fatto che 72 anni dopo che l’inferno nucleare si è scatenato sulla popolazione del Giappone, nessun paese potrà più giustificare legalmente il possesso di un’arma dotata del potere di distruggere la civiltà umana e ogni forma di vita sul pianeta.
Traduzione dall’inglese di Anna Polo
Per gentile concessione dell'agenzia di stampa Pressenza
UNA RIFLESSIONE, CON DATI ALLA MANO, SULL'INCREMENTO DI COPERTURA VACCINALE
Gentile ingegner Nicola Pomaro,
parafrasando la Sua sincera lettera possiamo dire che nulla è più imparziale dei danni da vaccino: le reazioni avverse ai farmaci vaccini possono toccare qualunque bambino senza guardare al censo, al conto corrente dei genitori, al loro credo confessionale o posizione ideologica. Negli anni passati è accaduto a figli di alcune persone che abbiamo conosciuto. Uno di noi - firmatari della presente - ottemperando all'obbligo di calendario vaccinale imposto dall'Autorità sanitaria - si ritrovò, poi, il secondogenito vittima di danno da vaccino irreversibile (reazione/evento avverso, il cui nesso causale fu riconosciuto dalle apposite autorità, Commissione Medico-Ospedaliera, CMO, e dal Ministero della Salute).
Potrebbe toccare anche ad alcuni figli di suoi amici. Non glielo auguriamo, ing. Pomaro ma, se capitasse a delle persone a Lei care, probabilmente capirebbe molte cose.
Comprendiamo che sua figlia di 5 anni è il bene più grande che Lei ha e che voglia proteggerlo, essendo la bambina immunodepressa, ma chieda al sig.Giorgio Tremante di Verona - che decenni addietro perse due dei suoi figli a causa delle vaccinazioni obbligatorie e dei trattamenti farmacologici applicati - se l'obbligo vaccinale sia necessario e sempre cosa buona e giusta (nel 1995 una commissione ministeriale individuò il "nesso di causalità" tra il vaccino antipolio Sabin e la malattia dei figli Tremante, ma il Ministero rifiutò successivamente l'indennizzo).
Marco ed Andrea Tremante morirono rispettivamente nell'ottobre 1971 all'età di 5 anni, e nel settembre del 1980 all'età di 4 anni, dopo vaccinazione contro la poliomielite il primo, e dopo un trattamento con farmaci immunosoppressori il secondo, su un fisico già indebolito dalla vaccinazione a cui aveva risposto con reazioni avverse. Un terzo figlio del sig. Tremante – il gemello del secondo morto - scampò alla morte ma pagando un prezzo enorme: Alberto Tremante, relegato su una sedia a rotelle a vita, e dipendente da un respiratore automatico.
Gli chieda se la strada della coercizione, della minaccia della sanzione e della discriminazione sociale rispetto a questo atto sanitario, sia la strada più eticamente e scientificamente opportuna. Lo chieda, anche, alle migliaia e migliaia di famiglie sconvolte da loro familiari vittime di danni da vaccino in tutto il mondo nelle ultime decadi.
La vita di sua figlia è sacra e Le auguriamo tutto il bene possibile, e soprattutto che possa presto sconfiggere l'immunodepressione che la affigge , con il miglioramento delle tecniche e delle conoscenze mediche. Ma Lei, ingegnere, è davvero certo che innalzando la percentuale di immunizzati come Lei chiede nell'appello a Luca Zaia del Veneto – cioè rinunciando ad impugnare il Decreto 73/2017 di fronte alla Corte Costituzionale – per ottenere con la forza e con la minaccia della sanzione e della discriminazione sociale, alte coperture vaccinali scolastiche anche superiori al 95%, Sua figlia sarà sempre e comunque al riparo dal contagio di malattie infettive?
Ad esempio, gli ultimi 9 casi di poliomielite in Italia - registrati dal 1995 al 2002, anno in cui l'Europa fu dichiarata polio free -sono stati casi di polio-vaccino associati, e non da poliomielite causata da virus selvaggio (dati ISS, Istituto Superiore della Sanità): si tratta, cioè, di bambini che hanno contratto una sorta di paralisi flaccida a causa del vaccino stesso che avrebbe dovuto proteggerli dall'agente patogeno per cui si vaccinavano. Tanto è vero che, da alcuni anni, il virus vivo ma attenuato della poliomielite (nel vaccino orale di tipo Sabin, OPV), non si somministra più nella prima infanzia in Italia, proprio per ridurre il rischio di contrarre la stessa malattia, e si opta per l'inoculazione del virus ucciso (vaccino inattivato, di tipo Salk, IPV).
Inoltre, cosa ancora più importante, i bambini che vengono vaccinati contro il morbillo e la varicella con virus vivo ma attenuato , per alcune settimane dovrebbero poi astenersi dal frequentare luoghi e comunità in cui sono presenti bambini non coperti da immunità naturale od indotta, oppure soggetti immunodepressi / immuno- compromessi, perché proprio l'immunizzazione artificiale (vaccinazione), può essere causa di contagio in una determinata finestra temporale.
Le risulta che questa misura di sicurezza e prevenzione venga sempre rispettata nelle scuole, nelle case e nei centri di aggregazione giovanile e sportiva? Inoltre, negli anni passati, vi sono stati casi in Canada, Stati Uniti d'America e Cina, in cui comunità scolastiche, con alta copertura vaccinale (almeno 1 o più dosi ricevute), anche vicine al 99% della comunità, registrassero focolai epidemici di morbillo.
Per esempio in Canada, nel Quebec, nel 1989 in una popolazione dove la copertura vaccinale totale contro il morbillo era del 99% , si verificò un focolaio epidemico con 563 casi, ed il parere degli esperti fu che la incompleta copertura vaccinale non poteva essere una valida spiegazione del focolaio epidemico di Quebec City ( "Major measles epidemic in the region of Quebec despite a 99% vaccine coverage" , Autori: Boulianne N1, De Serres G, Duval B, Joly JR, Meyer F, Déry P, Alary M, Le Hénaff D, Thériault N.).
Per non parlare del focolaio epidemico di morbillo verificatosi nella città di Corpus Christi, nel Texas (USA), ove, nella primavera del 1985 più del 95% della popolazione scolastica in esame era immune contro il morbillo studenti, 74 su 1806, non mostrava titoli anticorpali, dopo essere stati sottoposti a saggi immunologici, e 14 fra i 74 studenti con assenza di anticorpi, contrassero il morbillo nonostante fossero stati tutti vaccinati (si legga"Measles outbreak in a fully immunized secondary-school population" , N Eng J Med, 1987, Mar 26;316(13):771-4, Autori: Gustafson TL, Lievens AW, Brunell PA, Moellenberg RG, Buttery CM, Sehulster LM.).
Significativo è stato poiil recente focolaio registrato in Cina a Beijing , in cui la trasmissione del morbilloè avvenuta fra individui di una popolazione scolastica già immunizzati con la vaccinazione ("A measles outbreak in a middle school with high vaccination coverage and evidence of prior immunity among cases, Beijing, P.R. China." , Autori: Ma R1, Lu L2, Zhangzhu J1, Chen M1, Yu X1, Wang F3, Peng X3, Wu J1., 2016. Published by Elsevier Ltd.).
Lei era al corrente di questi dati ufficiali? Se a questo aggiungiamo che:
1)
il virus del morbillo è a RNA, non a DNA. Esso, pertanto, per struttura genetica tende a mutare più velocemente di altri virus a DNA ed è più instabile rispetto a quest'ultimi; tende a mutare a seconda dell'ambiente in cui vive e degli ostacoli che incontra; dunque, potrebbe elaborare efficaci strategie di fuga dall'estinzione per non soccombere;
2) da diversi decenni si tenta in tutto il mondo la sua eradicazione, su indicazione della OMS: anche nei Paesi avanzati;
3) in passato ci si ammalava facilmente di morbillo da bambini;il morbillo era considerato una malattia esantematica a decorso benigno nella grande maggioranza dei casi e quando i bambini che ne erano affetti si trovavanoin buone condizioni di salute, la vincevano senza complicanze e dunque si otteneva una immunità naturale sempre attiva (a vita),senza essere necessario ricorrere a vaccini ed ai relativi richiami (immunizzazione a scadenza) ; oggi si rischia di trasformare una malattia esantematica con rare complicanze, in un qualcosa di diverso, di più aggressivo ed insidioso proprio per le strategie di coperture vaccinali a tappeto intraprese anche nei Paesi avanzati del mondo, e non solo in taluni Paesi africani ed asiatici, dove i determinanti sociali non sono soddisfacenti in termini di igiene, alimentazione ed assistenza sanitaria.
Inoltre, supponiamo anche che la Sua richiesta al Governatore del Veneto Luca Zaia di rinunciare ad impugnare il Decreto Legge nr. 73/2017 sui vaccini, davanti alla Consulta, venga accolta e che, nel frattempo, il Decreto venga convertito in Legge dal Parlamento senza sostanziali modifiche che lo snaturino, e che, per molti anni a venire, resti Legge dello Stato, recepita da tutte le Regioni e Province Autonome d'Italia. Ebbene,Lei, ha mai pensato che l'incremento di copertura vaccinale, in termini percentuali che Lei si auspica, comporterà nei prossimi anni anche un aumento delle sospette reazioni avverse ai vaccini?
Lo dice la statistica, che è una scienza basata su regole quantitative atte a classificare anche situazioni analiticamente incerte: considerando la mole di dati raccolti dalla farmacovigilanza nel corso degli ultimi anni, aumentando proporzionalmente il numero dei soggetti da immunizzare ed anche il numero delle diverse vaccinazioni previste per ogni individuo dalla nuova normativa varata d'urgenza, potrebbe aumentare sempre proporzionalmente, la frequenza di sospette reazioni avverse registrate. Dunque, ci faccia capire, per mettere al riparo sua figlia e quelli immunodepressi come Lei, dal rischio di contrarre una malattia infettiva da virus o batterio selvaggio, dovremmo pagare il prezzo di avere alcune decine, centinaia, o, addirittura migliaia di possibili reazioni avverse alla vaccinoprofilassi in più, nei prossimi anni: da quelle lievi e passeggere, a quelle più o meno gravi non invalidanti a vita, a quelle gravi che richiedono ospedalizzazione e che rischiano di lasciare danni irreversibili all'integrità psicofisica di chi riceve i vaccini, fino ad arrivare alla morte in casi estremi, come nel sopracitato caso del sig. Tremante.
Mi sembra che la vita di Sua figlia e quella di altri bambini immunodepressi - che non è detto possano dirsi al riparo dal contagio con malattie infettive, per i motivi sopra esposti - verrebbero pesate su un piatto di una bilancia, e sull'altro piatto vi sarebbero le vite di altri bambini e delle relative famiglie, che pagherebbero un prezzo sconosciuto , obbligati alla vaccinazione per non perdere il diritto alla socialità, alla scolarizzazione nelle materne, ed al ruolo di genitori.
Che ne dice?
E’ veramente convinto che la Sua soluzione sia davvero esente da rischi per Lei ed anche per tutti i bambini che verrebbero vaccinati in più rispetto ad oggi, in maniera coercitiva, e con un numero di vaccinazioni bbligatorie triplicato in una sola volta (da 4 a 12)? Noi non saremmo così categorici e sicuri come Lei e come lo sono i medici che potrebbero averLa consigliata al riguardo, e con cui, probabilmente, interagisce.
Nel caso si senta appagato del sacrificio da parte di altri bambini e delle rispettive famiglie, per trarre un indubbio beneficio di sicurezza personale aggiuntivo, anche psicologico, o nel caso tutto ciò costituisca un dolore ed un peso sulla Sua coscienza tranquillamente sopportabile, pur di dare a Sua figlia una certezza di protezione in più (oppure, più probabilmente, l'illusione di essa), ciò è umano e comprensibile. Altresì, Lei non può dire che ciò sia accettabile senza battere ciglio da parte di chi dovrebbe subire passivamente questa sua decisione, senza nessuna possibilità di scelta, addirittura sottostando alla minaccia di perdita o affievolimento della esponsabilità genitoriale, e della propria tranquillità/sicurezza economica.
Come vede, ingegnere, la questione non si può liquidare in una soluzione a senso unico.
Ecco perché una adesione consapevole alla prassi vaccinale - all'interno di una cornice autenticamente corrispondente ad un consenso libero ed informato da parte dei genitori , con accertamenti preventivida effettuare prima delle vaccinazioni scelte - è da preferirsi ad una imposizione vessatoria e ricattatrice da parte delle Autorità.
La profilassi vaccinale - che presenta indubbi vantaggi se praticata con cautela e prudenza soprattutto in caso di reale necessità ed in determinati momenti storici, epidemiologici e di criticità igienico-sanitaria - non è fatta solo di luci ma anche di ombre, perché sempre di trattamento farmacologicosi tratta, e gli effetti collaterali e gli eventi avversi sono contemplati come possibilità dalle stesse case farmaceutiche , non solo dagli organi di vigilanza come l'AIFA.
La Germania - Paese europeo dove l'obbligatorietà della vaccinoprofilassi è assente (nonostante riceva da anni migliaia e migliaia di migranti ogni anno, da Paesi africani, asiatici e mediorientali), essendo le vaccinazioni solo raccomandate e non obbligatorie in territorio teutonico, così come nella vicina Austria -possiede una normativa di legge di indennizzo per danni da vaccino sin dagli anni'60 del secolo scorso, ed è stata fra i primi Paesi ad introdurla nel Vecchio Continente.
Noi abbiamo dovuto attendere il 1992 con la Legge nr. 210 e s.m.i (Legge nr. 229/2005) , per dare dignità e riconoscimento alle tante vittime di danni da vaccino precedenti alla sua introduzione. Non crediamo che una persona onesta intellettualmente e rispettosa dello Stato di diritto, potrebbe candidamente negare l'esistenza delle reazioni avverse, dei danneggiati da vaccino e della relativa normativa vigente a tutela di essi.
Grazie per la Sua attenzione.
Luca Scantamburlo, Gianluca Musumeci, Mauro Ottogalli
30 giugno 2017, genitori del Friuli Venezia Giulia e del Veneto
Lettera aperta in riferimento all'articolo: “Caro Zaia, ci ripensi: i vaccini obbligatori salveranno mia figlia”,La lettera di un papà al governatore del Veneto: "La sua vita è legata al fatto che gli altri siano immunizzati",
di ENRICO FERRO,la Repubblica, 28 giugno 2017
Fonte:
http://www.repubblica.it/salute/prevenzione/2017/06/28/news/_caro_zaia_ci_ripensi_i_vaccini_obbligatori_salveranno_mia_figlia_-
169345271/
Lo sviluppo del pensiero positivo, unito alla sensibilità della coscienza umana, procede in modo inarrestabile secondo l’eterna legge della natura che attua l’evoluzione di tutte le cose. Ed è inevitabile che ciò accada. La compassione (che caratterizza la nuova coscienza universalista/vegan/animalista e viene estesa a tutti gli esseri viventi) in passato è stata sfiorata solo dai grandi dello spirito. In questa evoluzione integrale l’umano è destinato ad allontanarsi sempre più dalla primordiale violenza verso gli animali e verso il suo stesso simile.
Ma questa grande innovazione esistenziale trova refrattario e impreparato il mondo religioso cristiano, e specialmente la religione cattolica che più di ogni altra giustifica lo sfruttamento e l’uccisione degli animali: quale posizione adotterà quando l’umanità, per amore e senso di giustizia, approderà al regime vegano? Dirà che erano tempi in cui non era possibile ampliare i codici del diritto anche agli animali? Oppure rispolvererà testi antichi (per es. vangeli apocrifi) in cui emerge la figura di Gesù in difesa degli animali e a condanna al consumo di carne? Questo sarebbe sufficiente a far desistere coloro che non intendono rinunciare alla bistecca? Sarebbe sufficiente dimostrare che i vangeli sono stati alterati, che gli originali manoscritti riportano il vero pensiero di Gesù? Che i testi originali sono esenti da interpretazioni personali dello scrittore nell’intento di far emergere una figura di Gesù più conforme alle proprie aspettative?
Certo non si favorisce lo sviluppo di un futuro migliore restando ancorati al passato. E’ necessario lasciar parlare il cuore non le pergamene. A mio avviso dibattere sui molteplici i punti di vista delle varie comunità, movimenti religiosi e chiese è sicuramente improduttivo. Ciò che serve è aprirsi alle esigenze dello Spirito in cammino che non può più essere quello dei profeti di 5000 anni fa.
Che senso ha arrampicarsi sugli specchi per cercare di dimostrare che Gesù, contrariamente a quanto riportato nei vangeli canonici, fosse vegetariano? Se realmente lo fosse stato sarebbe emerso negli scritti di alcuni storici del tempo, o dal pensiero dei discepoli e seguaci o nei documenti che appartengono ad altre culture religiose e che invece ricalcano i contenuti dei vangeli ufficiali, cioè quelli in cui in nessuna circostanza vi è una prescrizione a favore del rispetto per gli animali e il non mangiare carne.
Nel tentativo di giustificare l’amore di Gesù per gli animali, alcuni affermano che i vangeli siano stati alterati. Molto probabilmente tra traduzioni amanuensi, trascrizioni arbitrarie ed errori inconsapevoli nelle migliaia di trascrizioni dal greco e dall’ebraico, molte cose hanno subito delle varianti, anche se, io credo, il significato del pensiero sia rimasto fondamentalmente inalterato. Se così non fosse come spiegare che anche le Chiese d’Oriente, considerate eretiche dalla chiesa di Roma riportino lo stesso pensiero e gli stessi contenuti dei vangeli canonici?
Ritengo improbabile che sia stata messa in moto una macchina gigantesca per eliminare dall’enorme mole di scritti ogni riferimento al vegetarismo di Gesù da parte della Chiesa e da Costantino che forse non vedeva di buon occhio la rinuncia ad uno dei piaceri fondamentali della vita. Ma questa è solo un’ipotesi. Il clero e l’imperatore, presa in mano la situazione, non avevano bisogno di conferme ufficiali scritte per giustificare il loro comportamento. Non solo. Nella manomissione dei Testi avrebbero eliminato anche le profezie di Gesù che non si sono avverate, come il Matteo 16,28: “In verità vi dico,: vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell’uomo venire nel suo regno”.
La chiesa d’Oriente è giunta alle stesse conclusioni adottando i vangeli canonici senza alcuna coercizione da parte della chiesa d’Occidente (cattolica) o da parte di Costantino. Anche le altre chiese ortodosse e protestanti, scelsero i vangeli sinottici e rifiutarono gli altri. Gli stessi Padri della Chiesa, che invitano ad astenersi dalla carne, citano migliaia di volte i Vangeli canonici ma mai quelli apocrifi (Origene, Tertulliano, Eusebio di Cesarea, Clemente Alessandrino, Ireneo, Ippolito, Giustino di Nablus).
Ma come spiegare che molto tempo prima altri grandi iniziati si siano espressi in favore degli animali e contro il consumo di carne? (Krisnha, Pitagora, Buddha, Zoroastro, Teofrasto, Empedocle ecc.) Questo ci fa capire che la Verità non è mai prerogativa di una sola dottrina ma serve invece a spingerci ad integrare le verità relative al fine di avvicinarci alla Verità assoluta.
E se l’amore è il vessillo del messaggio di Gesù, in cui nella visione scatologica tutto dovrebbe essere incluso, anche il rispetto per gli animali, non doveva per primo dare l’esempio o se non altro esprimere un pensiero, dire una sola frase in tal senso?
In sostanza sembra che Gesù avesse principalmente a cuore la salvezza del popolo ebraico come si evince nel vangelo di Matteo 15,4: “Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa d’Israele”; e sempre in Matteo 10,6: “Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. E se il Suo Messaggio non includeva neppure tutto il genere umano pensare al mondo animale forse era chiedere troppo in quel contesto storico sociale. Diversamente è difficile accettare l’ipotesi che i seguenti episodi siano stati costruiti di sana pianta per eclissare qualunque pensiero di Gesù in difesa degli animali e far emergere una visione completamente diversa:
- “Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la legge di Mosè, portarono il Bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore … e per offrire in sacrificio una coppia di tortore e di giovani colombi come prescrive la legge del Signore” (Lc: 2, 22).
- “Non date le vostre cose sante ai cani e non gettatele vostre perle avanti ai porci perché non le calpestino con le loro zampe e poi si rivoltino per sbranarvi” ( Mtt: 7, 6).
.- “Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini” (Mtt: 15,26).
- Due indemoniati uscendo dai sepolcri, gli vennero incontro…”Che cosa abbiamo noi con te, figlio di Dio?” A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci a pascolare. E i demoni presero a seguirlo e a scongiurarlo dicendo: “Se ci scacci mandaci in quella mandria”. Egli disse loro: “Andate”! Ed essi usciti dai corpi degli uomini entrarono in quelli dei porci: ed ecco tutta la mandria si precipitò dal dirupo nel mare e perirono nei flutti (Mtt: 8, 32).
- “Due passeri non si vendono forse per un soldo?...Non abbiate dunque timore, voi valete più di molti passeri” (Mtt: 10, 29)
Mentre non è riportato chiaramente che Gesù in qualche circostanza abbia mangiato della carne, il pesce è stato da Gesù sicuramente consumato:
- “Avete qui qualcosa da mangiare”? Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro (Lc: 24, 41).
- “Il regno dei cieli è simile anche ad una rete gettata nel mare che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e gettano via i cattivi” (Mtt: 13, 47).
-“…Non abbiamo che 5 pani e 2 pesci… Ed egli disse: “Portateli qua”. E dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i 5 pani e i 2 pesci e alzati gli occhi al cielo pronunciò la benedizione, spezzò i pani i li diete ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla (Mtt: 14, 17).
- “…Va al mare, getta l’amo e il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento” (Mtt: 17, 27).
- “Gettate le reti dalla parte destra della barca e troverete”, la gettarono e non potevano tirarla su per la gran quantità di pesci (Gv 21, 4).
- Appena scesi a terra videro un fuoco di brace con del pesce sopra e del pane: “Portate un pò del pesce che avete preso or ora”. Allora Simon Pietro salì sulla barca e trasse a terra la rete piena di 135 grossi pesci…Gesù disse loro: “Venite a mangiare”…Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro e così pure il pesce (Gv: 21, 9).
Nel prossimo episodio si rimarca la poca importanza di ciò che l’uomo usa mangiare e si trascura l’azione cruenta necessaria ad utilizzare prodotti animali.
Gesù dice: “Non quello che entra dalla bocca rende l’uomo impuro ma quello che esce dalla bocca rende impuro l’uomo” (Mtt: 15, 11). Ma poi evidenzia l’importanza di un singolo animale, anche se è difficile pensare che l’atteggiamento del pastore sia di amore verso la pecorella smarrita e non per il suo valore venale.
- “Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le 99 sui monti per andare in cerca di quella perduta”? (Mtt: 18, 12).
La poca considerazione di Gesù anche verso il regno vegetale è manifesta nell’episodio dell’albero di fico che tra l’altro, pare, verificatosi in un periodo in cui non potevano esserci frutti: Vedendo un fico sulla strada, gli si avvicinò, ma no vi trovò altro che foglie e gli disse: “Non nasca mai più frutto da te”, e subito il fico seccò (Mtt: 21, 19).
Dopo aver guarito il lebbroso, Gesù gli dice: …”Va, mostrati al sacerdote e fa l’offerta che Mosè ha prescritto”, cioè sacrifica un animale (Mtt. 8,4).
La chiara indicazione che per Gesù gli animali non sono che un bene di utilizzo a vantaggio dell’uomo viene dalla parabola del figliol prodigo:
- Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate il vestito più bello, portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato” (Lc: 15, 22).
E’ difficile dire che la reazione di Gesù verso i venditori di animali a scopo sacrificale sia dovuta al rispetto per gli animali e non al Tempio trasformato in una sorta di mercato.
- Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e i cambiavalute seduti al banco. Fatta allora una sferza di cordicelle scacciò tutti fuori dal tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi e ai venditori di colombe disse: “Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato” ( Gv: 2,14).
Il Vangelo Esseno della Pace scritto Edmond Bordeaux Szekely (che pare fosse un pluri- falsario-plagiatore), tradotto poi negli Usa come il Nuovo Testamento da una fantomatica essene chiamata Crist Church.
Poi c’è il cosiddetto Vangelo dei Dodici Apostoli, scritto all’inizi del 900 dal reverendo Gideon Ousely (a seguito di una rivelazione onirica), conforme, pare, all’originale in aramaico trovato nella comunità di Qumran nel 1947, conservato in Tibet e propagato come il vero vangelo dalla profetessa Gabriele, capo di un gruppo noto come “I cristiani delle origini”. Questo vangelo fa riferimento ad un Maestro di Giustizia che viene identificato come Gesù. In sostanza questo vangelo non è altro che una sinossi dei quattro vangeli canonici a cui sono stati aggiunti dei passi riguardanti gli animali e l’astinenza dal consumo di carne.
Conclusine. Per le religioni antropocentriche l’etica laica animalista/vegan/universalista probabilmente sarà la prova del fuoco con cui confrontarsi in un futuro non troppo lontano. Quando l’umanità laica incarnerà una coscienza più giusta e sensibile verso la condizione degli animali, la Chiesa continuerà a proporre la frase del sogno di Pietro che gli comanda “ammazza e mangia” o riconoscerà l’evoluzione dello spirito umano superando la profetica frase del gesuita teologo Teilhard de Chardin che diceva;”Quando l’etica sociale è superiore alla morale religiosa quella religione è perduta”?
Marconi Teatro Festival, tutti i colori dell’arte: è lo slogan scelto per la prima edizione del grande evento che, dal 4 luglio al 6 agosto, animerà la calda estate romana.
Il 27 giugno al Teatro Marconi si è svolta la conferenza stampa di presentazione della kermesse.
Alcuni numeri della manifestazione: 2 palchi, uno interno e uno esterno, 34 serate, 60 spettacoli, 180 artisti, 500 posti a sedere, 170 ore di intrattenimento. Per finire, cosa fondamentale a Roma, un grande parcheggio interno!
Il direttore del Teatro Marconi, Felice Della Corte, con la collaborazione di Riccardo Barbèra e il prezioso aiuto di Ilaria Ceci e Davide Sacco, ha dato vita ad un ricco cartellone di eventi che spaziano dal teatro alla letteratura, dalla musica alla danza.
Tra i nomi che si alterneranno per cinque settimane sul palco del Teatro Marconi troviamo: Claudio Boccaccini, Paolo Triestino, Pino Insegno, Nicola Pistoia, Stefano Fresi, Marco Simeoli, Francesca Nunzi, Giuseppe Manfridi, Marco Morandi, Antonio Grosso, Cinzia Tani, Marco Cavallaro e Riccardo Barbèra.
“Abbiamo dato vita ad un’ottima proposta culturale - spiega il direttore Felice Della Corte - che riesce ad accontentare davvero tutti. Ci piace pensare che questo spazio sia un punto di incontro, un ritrovo non solo per gli appassionati di teatro ma per gli amanti della cultura a 360°. In un’estate deludente, almeno per ciò che riguarda le proposte di intrattenimento culturale, il Marconi Teatro Festival, senza alcun aiuto delle Istituzioni, si pone come centro di aggregazione, in primo luogo per il quartiere in cui nasce e poi per la città: un’isola culturale stabile che vivrà costantemente e in continuità con l’attività invernale del Teatro”.
Veniamo alla programmazione.
Si comincia il 4 luglio con uno spettacolo che colleziona tante repliche quanti successi: “La foto del Carabiniere”, la storia del brigadiere Salvo D’Acquisto raccontata con intensità da Claudio Boccaccini. Il 5 luglio è la volta di “Tèchne Trio”, un ensemble al femminile per un piccolo grande viaggio tra le note della Settima Arte. Nella stessa serata alle 21.45 si danza con “I’mperfect”. Il 6 luglio Marco Simeoli firma la regia di “Colpo di Scena. Mille Luci sul Varietà!”, un omaggio ai grandi nomi del varietà, da Ettore Petrolini a Raimondo Vianello, passando per la musica di Gabriella Ferri e Fred Buscaglione, e i balletti in pieno stile charleston con qualche tocco di tip tap. All’esterno la stessa sera arriva “Il fantasma della Garbatella”, scritto e diretto da Gabriele Mazzucco, che replicherà il 20 luglio. Spazio anche alla letteratura il 7 luglio con la presentazione del primo romanzo di Danilo Montaldo, “L’ultima melodia”. Sempre il 7 luglio protagonista assoluta la musica Gospel con “Timothy Martin & The Amazing Grace Gospel Choir”. I due giorni successivi, l’8 e il 9 luglio, “Vissi per Maria” di Roberto D’Alessandro con Siddharta Prestinari nei panni della governante di Maria Callas intenta ad accogliere il pubblico tra thè e pasticcini prima che la Madame rientri. L’8 luglio sarà in scena anche “Konfusions”, scritto e diretto da Alessio Rizzitello, cinque situazioni paradossali che sdrammatizzano con il grottesco altrettanti momenti di vita quotidiana. Il 9 luglio “Charlie Chaplin, vita di un uomo” scritto e diretto da Luca Pizzurro. Il 10 luglio ancora libri con la presentazione di “Anatomia del colpo di scena” di Giuseppe Manfridi e alle 21.45 un titolo che è tutto un programma: “GANGBANK – I nostri soldi sono diventati loro” di e con Gianluigi Paragone e la regia di Rinaldo Gaspari, tra slide e filmati si racconta il grande inganno della finanza. Il 12 luglio è la volta di “Romeo era grasso e pelato”, scritto e diretto da Davide Sacco, con Piero Grant e Cristian Pagliucchi e la presenza/assenza di Riccardo Barbèra. “Un’ora di treno per mille racconti tra Roma e Napoli” di e con Francesca Nunzi e Marco Simeoli è lo spettacolo in scena il 12 e 13 luglio. Il 13 luglio alle 21.45 sul palco interno torna Gabriele Mazzucco con “Il Catamarano”. Doppio appuntamento il 14 luglio con “Le Marocchinate”, alle 21.00 sul palco esterno, di Simone Cristicchi e Ariele Vincenti, con la stessa Vincenti e le musiche dal vivo di Marcello Corvino, il tutto diretto da Nicola Pistoia; a seguire, alle 21.45, spettacolo e testo frutto del corso professionale del Cantiere Teatrale, con la regia di Elisabetta De Vito e Ciro Scalera, “Ah, commedianti!”, ovvero cosa succede quando un gruppo di attori può trasformarsi in una minaccia per le istituzioni. Il 15 luglio “Tante scuse amore mio!” da un racconto di Rossella Filippetti, in scena c’è solo Rossella ma le vere protagoniste sono le altre donne, le sue amiche, confidenti di realtà sentimentali che rasentano la farsa, che si alimentano di momenti rubati alle vite dei Lui consenzienti, ma già sposati con altre donne. Sempre il 15 luglio e di nuovo il 1° agosto, con “Ladyvette – Le Dive dello Swing”, regia di Massimiliano Vado e direzione musicale di Roberto Gori, si scoprirà cosa bisogna fare per diventare il trio più famoso d’Italia.
Il 16 e 17 luglio saranno dedicati allo sport con un derby ideale: “Roma – Liverpool 1-1”, il successo di Giuseppe Manfridi, e “Mister Meno 9” di Giorgio Serafini Prosperi e Giovanni Pepe con Alessio Di Clemente.
l 18 luglio alle ore 19.30 riflettori accesi sulla presentazione del libro fotografico “La voce delle donne”, idea e fotografie di Sergio Battista, con la partecipazione di Silvia Siravo e Arianna Ninchi, che ci conduce, attraverso i volti e i testi di 21 donne, in un mondo intimo e straordinariamente prezioso fatto di episodi, desideri e volontà di consapevolezza su un tema di scottante attualità: la violenza di genere. La stessa sera alle 21.00 un omaggio a Rino Gaetano con “…Chi manca sei tu”, scritto e diretto da Toni Fornari con Claudia Campagnola e Marco Morandi. Per finire alle 21.45 l’esilarante e irriverente commedia “Tacchi Misti” di Giorgia Calderòn Kellet, regia di Ferdinando Ceriani. E ancora, il 19 luglio: “Women In Rock”, quattro storie tra musica, parole, aneddoti, video per raccontare quattro grandi interpreti, ovvero Tina Turner, Janis Joplin, Etta James, Amy Winehouse; alle 21.45 “The senza limone” di Ludovica Marineo, con Luca Basile e Paolo Militerno e la regia di Siddharta Prestinari e le musiche originali di Paolo Gatti. La sera seguente, “L’Ipocrita” dai racconti di Vincenzo Cerami, libero adattamento teatrale di Antonio Grosso, in scena diretto da Giancarlo Fares con le musiche di Nicola Piovani. Il 21 luglio ancora musica con “Armonia di una metamorfosi” e alle 21.45 “Il violino relativo” di e con Riccardo Barbèra e la partecipazione straordinaria in video di Massimo Popolizio. Il 22 luglio “Letizia va alla guerra. La sposa e la puttana”: due guerre mondiali, due grandi donne, uno stesso nome, un unico destino; alle 21.45 torna il successo di Gianni Clementi “Eppur mi son scordato di me” con Paolo Triestino, la storia di Antonio incontra la storia e la musica di Lucio Battisti. Il 24 luglio Lorenzo De Liberato dirige “Donne al Parlamento” di Aristofane. Il 25 e 26 luglio con “Un amore da favole” di Piero Di Blasio e Alessandro Tirocchi si parla di famiglia, lavoro, amicizia, tempo libero nell’assenza di stabilità e nell’unica certezza dell’amore accompagnato da un grande quesito: quanto ci costa?
Arriviamo così alla serata del 26 luglio con Edoardo Siravo e Gino Auriuso in uno spettacolo dalla dirompente comicità, energico, unico e coinvolgente: “Roma Napoli A/R”. Il 27 luglio la presentazione del libro “Il capolavoro” di Cinzia Tani; alle 21.00 di nuovo Riccardo Barbèra con “Il dono di Liszt”, in scena anche Felice Della Corte, con accompagnamento al pianoforte di Andrea Calvani; chiude la giornata “Fiori d’arancio” scritto e diretto da Sara Valerio. Il 28 luglio “Wolfgang Amadeus Mozart – La Vita, La Musica, Gli Aneddoti” a cura di Carlo Picchiotti; alle 21.45 “Noi Romane (NOANTRE)”da un’idea di Simona Patitucci con testi, liriche e regia di Toni Fornari.
Il 29 luglio, “I Volti di Faus” liberamente ispirato alle opere di Spies, Marlowe e Goethe. Gli ultimi due giorni di luglio vedono in scena “Anfitrione Commedia Musicale” di Marco Cavallaro da Plauto.
Il 1° agosto sale sul palco Daniele Coscarella con “Interno Notte”, un monologo tragicomico sull’insonnia e gli stati d’ansia notturni. Il 3 agosto, “Cinemilonga”, il tango tra l’Italia e l’Argentina per raccontare una storia d’amore attraverso teatro, musica, tango e cinema. Il 4 agosto “Gioacchino Rossini, Il Tedeschino. Una Vita Divertente tra Musica, Amori e Cibo”, una serata in cui si potranno ascoltare alcuni travolgenti crescendo e le note più appassionate, dando spazio anche agli scherzi musicali con cui Rossini ha firmato la storia della musica; alle 21.45 “58 Sfumature di Pino” di e con Pino Insegno. Il 5 agosto “Cafè Loti – incontri, suoni e aromi sulle sponde del mediterraneo”, per una grande festa in musica che attraversa il Mediterraneo sulle rotte degli antichi viaggiatori. Si chiude in bellezza il 6 agosto con “Cetra…Una Volta”, con Stefano Fresi, Emanuela Fresi e Toni Fornari, tra musica, canzoni e parodie memorabili dell’indimenticabile Quartetto Cetra.
Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito http://www.teatromarconi.it/
L’animatore turistico è una professione sempre più ambita ed è doveroso spiegare i retroscena di una professione che sembra un gioco ma non lo è.
Ha fatto scuola l’istrionico Fiorello, passato poi al mondo dello spettacolo. Rosario Fiorello è l’ esempio vivente di quanto l’animatore debba avere un innato talento e spiccate doti comunicative. Ma non si può puntare tutto su una creativa improvvisazione cabarettistica perché questo lavoro diventi la professione di una vita, occorrono altre doti e una buona preparazione.
Quando nasce questa figura professionale? L’animatore nasce negli anni sessanta per completare e valorizzare l’offerta delle strutture ricettive di lusso, come una sorta di fiore all’occhiello per chi può permetterselo: i villaggi, crociere e alberghi. Con diffondersi del turismo di massa, si è affermato più che l’animatore singolo, il team di animatori , presente in ogni luogo di villeggiatura, dall’economico campeggio ai soli stabilimenti balneari, diventando il valore aggiunto di una di ogni struttura ricettiva.
Purtroppo, come accade spesso con l’aumento dell’offerta la qualità spesso lascia a desiderare. Non basta sognare luoghi esotici , la volontà di conoscere persone e una sana faccia bronzo per fare bene questo mestiere.
Occorre anche una buona dose di pazienza per lavorare in gruppo e quindi spiccata attitudine alle relazioni interpersonali e capacità organizzative notevoli.
“Un bravo animatore deve sapere organizzare il tempo degli ospiti della struttura in modo intelligente e divertente avere insomma capacità tecniche, e sportive” racconta Giovanni Malagò 35 anni, animatore da dieci nei villaggi Eden nell’Italia del sud. “ I giovani notano subito le opportunità e i vantaggi di questo lavoro ma poco sanno dei sacrifici, della professionalità e l’impegno che questa professione richiede “ Giovanni svela che sono importanti gli inizi. “Se si vuole fare carriera e ottenere le meritate soddisfazioni economiche occorre acquisire la giusta mentalità e iniziare bene, trovare subito un buon ingaggio per non perdere tempo prezioso in occupazioni inutili che non offrono niente dal punto di vista formativo ed economico” .
Una volta affrontata la giusta selezione Giovanni spiega che è altrettanto importante capire in quale ruolo si vuole assumere all’interno di un gruppo di animazione perché è bene definire le competente e i ruoli di ogni animatore per offrire un buon programma di animazione consono al target degli ospiti e ai mezzi che si hanno a disposizione. “Se si preferisce lo sport , meglio buttarsi sull’organizzazione di tornei sportivi e giochi piuttosto che sugli spettacoli” prosegue Giovanni “ma non è solo una questione di resistenza fisica. Ci vuole testa per individuare chi hai davanti e cosa può interessare. Sapere diversificare senza standardizzare” Fantasia, creatività, resistenza fisica e abilità motoria , capacità organizzativa. Insomma ce n’è abbastanza da affascinare i ben intenzionati e scoraggiare coloro che pensavano che animare fosse una questione di “feeling”.
“Il Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana nasce nel 2014 dopo il conferimento della Doc con l’obiettivo di promuovere la qualità dei suoi vini e garantire il rispetto delle norme di produzione previste dal disciplinare, dedicandosi inoltre, alla tutela del marchio e all’assistenza ai soci sulle normative che regolano il settore”
Paesaggi maremmani
È iniziata così la conferenza-stampa di presentazione della seconda edizione di Maremmachevini, l’appuntamento dedicato alle aziende e ai vini della DOC Maremma.
“242 aziende associate di cui 174 viticoltori (per la maggior parte conferenti uve a cantine cooperative), 1 imbottigliatore e 67 aziende verticali (che vinificano le proprie uve e imbottigliano i propri vini) per un totale di 5,5 milioni di bottiglie prodotte all’anno. Il tutto su di una zona di produzione rappresentata da circa 8.500 ettari vitati”
Questa, in sintesi, la crescita e la forza nei tre anni di vita del Consorzio che opera nell’intera e vasta provincia di Grosseto. Questi i numeri dell’incremento registrato sotto la Presidenza di Edoardo Donato, giovane imprenditore della zona di Alberese e dal dinamico Direttore Luca Pollini .
41 aziende consorziate rappresentative della grande diversità del terroir hanno dato vita alla seconda edizione di Maremmachevini nei giorni 11 e 12 scorsi.
Diversa la location dalla prima edizione svoltasi nel novembre 2016 nel centro di Grosseto.
È stato scelto l’Hotel e Residence Roccamare a Castiglione della Pescaia, presentato come confortevole rifugio avvolto dal mare e dalla natura immerso in una delle tante pinete che costeggiano la
costa marina grossetana.
Luca Pollini Direttore e Edoardo Donato Presidente
Scelta azzeccata vuoi per il periodo decisamente estivo, vuoi per quel tocco di charme dato all’evento.
41 aziende della denominazione, con circa 120 vini, che si sono presentate ad un pubblico interessato formato da ristoratori, enotecari, sommelier, stampa nazionale ed internazionale ma anche ai Wine Lover’s, incuriositi, affascinati e attratti dai numerosi prodotti testimoni di territori e vitigni diversi.
Suoli vulcanici ad est, formazioni marnose e marnose-pelitiche sui rilievi collinari vicino al fiume Ombrone, suoli decisamente argillosi e argillo-limosi nell’Alta Maremma e nell’immensa piana alluvionale.
Terreni vocati per moltissime varietà viticole a partire dagli autoctoni come Ciliegiolo, Canaiolo, Sangiovese ed altri e gli internazionali come i Cabernet, Merlot, Syrah, Sauvignon Blanc, Chardonnay senza dimenticare i recenti Viognier e Petit Verdot.
Le note interessanti e novità coinvolgenti uscite da questa manifestazione sono state senza dubbio il dilagare della presenza del Vermentino come vitigno a bacca bianca, in appoggio se non in sostituzione dei tradizionali Trebbiano, Malvasia e la nuova espressione del Ciliegiolo. Quest’ultimo spesso vinificato in purezza affiancato ad altro vitigno in ascesa (inteso come ettari vitati): il Pugnitello.
Il Vermentino rappresentativo di una beva fresca, immediata, coinvolgente nelle note agrumate.
Il Ciliegiolo rivelativo di una beva fruttata, versione di piacevolezza: da bere con slancio.
Il Pugnitello con la sua rustica fragranza centrato sulla componente fruttata con un appeal godibile.
“La Maremma è un territorio che possiede un incredibile patrimonio storico, culturale ed eno-gastronomico per molti ancora poco conosciuto”. L’organizzare eventi come questo è l’obiettivo per farla conoscere e apprezzare tramite la cultura vitivinicola. Non si possono scindere storia, cultura e viticoltura. Sono parte una dell’altra. Ancora in gran parte da scoprire.
NAPOLI - Trascorrere una giornata sul set “Made in Naples”, ambito da tanti attori e ,soprattutto, conosciuto nell’intera Penisola, posso assicurarvi che è un’esperienza fantastica! Il clima
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Patrizio Rispo intervistato da Maria Parente |
accogliente ha fatto si che mi sentissi a mio agio sin da subito e, prendere confidenza con qualche attore, è stato un gioco da ragazzi. Trasmessa per la prima volta nel lontano 1996 (qualificandosi, quindi, come la più longeva soap italiana) viene prodotta da Rai Fiction, FremantleMedia Italia e Centro di produzione Rai di Napoli. Tanti i personaggi che hanno visto nascere e crescere un prodotto,all’epoca acerbo ed in fase di progettazione,e che oggi può vantare il primato di essere la più seguita e appassionante spap in Italia. In particolare,ho avuto l’opportunità di poter intervistare Patrizio Rispo che interpreta Raffaele Giordano,lo storico portinaio della soap, beccato all’indomani ad un evento culturale in quel di Casalnuovo(NA),”una città che scrive” elogio alla cultura ed in particolare alla narrativa e alla poesia.
Ciao Patrizio e grazie per avermi concesso qualche momento per poterti intervistare. Ancora una volta protagonista di un importante evento culturale che vede protagonista la città di Casalnuovo: ma in sostanza cosa troviamo di Patrizio e cosa c’è di Raffaele in questo genere di manifestazioni? “L’uno si nutre dell’altro,sarebbe impossibile avere il risultato che ho avuto senza questa osmosi che c’è tra loro: Patrizio prende da Raffaele questa vena infantile, di curiosità, si concede delle follie ed, essendo accettato dal pubblico, non mi prendono per pazzo.(ride) Raffaele da Patrizio attinge l’amore per l’arte,la generosità.
Quindi i due personaggi vivono in simbiosi.. “Si,io non avrei idea,non riuscirei ad immaginare Patrizio senza Raffaele che, posso affermare, ha plagiato la mia vita e formato la mia persona.”
Sei cresciuto con il tuo ruolo in “Upas”, in un certo senso…“Si, e la cosa bella di questo lavoro che si protrae da 20 anni è che il prodotto cresce con noi, in ogni fase: ed è questo che il pubblico apprezza”
Lei è una colonna portante insieme a Renato, non potrei immaginare la soap senza Renato Poggi e Raffaele Giordano. “Esatto! Siamo come Totò e Peppino! Un rapporto di amore e odio,di reciprocità”
Ultima domanda per restare in tema con la manifestazione: saprebbe dirmi il nesso che intercorre tra recitazione e poesia? “Le forme d’arte sono infinite: la poesia si può mettere in qualsiasi cosa,anche cucinando. La poesia non è altro che raccogliere sentimenti, emozioni, avere un animo sensibile che si accorge di ciò che lo circonda e questo sarebbe auspicabile in tutti gli aspetti della vita, anche nello sguardo di una mamma,della nonna di un amico,andrebbe colta la poesia anche in chi sbaglia e ci fa dei torti. Forse manca un po’ troppo la poesia per cui stiamo vivendo nell'aridità"
Roma caput mundi o caput orbis, definizione apparentemente elogiativa, rievoca in realtà la parabola di un impero che finì per cadere preda di se stesso, dell'incapacità di gestire gli stessi meccanismi che aveva innescato per accrescere la propria potenza
Quando una struttura di potere si impone, per via rivoluzionaria o attraverso un processo graduale, ha la necessità prioritaria di fare i conti con le forze che da quel momento dovrà gestire, in modo tale da mantenersi in vita, ma i suoi problemi non finiscono qui. Infatti, che si tratti di forze politiche all'interno di uno Stato o di Stati all'interno di un sistema geopolitico (regionale o globalizzato), l'istinto di conservazione tende a coincidere con la volontà di potenza. A livello teorico, governare una comunità politica significa gestirne le componenti in modo tale che le loro tensioni si armonizzino in vista del bene comune e, soprattutto, evitino di distruggere la compagine nella quale agiscono. Tuttavia, quando nella prassi il fine non è il bene comune, ma ciascuna forza politica mira a realizzare i propri interessi particolari, la dialettica è soppiantata dallo scontro tra fazioni.
All'interno di un sistema democratico autentico, differenze e divergenze sono linfa vitale, poiché l'equilibrio dinamico che instaurano è un potenziale antidoto alle derive autoritarie. Peraltro, a rigor di logica, chiunque stabilisca il proprio controllo all'interno di un territorio o di una società dovrebbe avere tra i suoi interessi primari quello di migliorare, o almeno di conservare, le condizioni di vita che vi trova. Quindi, chiunque si trovi al potere dovrebbe aver cura di favorire il pluralismo e la giustizia sociale e combattere le diseguaglianze, non tanto per altruismo, quanto per impedire che il sistema di cui è a capo collassi. Nondimeno il pilastro portante di un sistema politico è il sistema economico: quando quest'ultimo si fonda sulla riduzione in schiavitù di parte dei membri della comunità in cui opera, per quanto in periodi di prosperità sia in grado di alimentare e consolidare la sua potenza e garantire forme sia pure effimere ed esclusive di benessere, rischia di innescare meccanismi che in seguito non sarà probabilmente in grado di gestire a lungo termine.
Le tensioni sociali, in un simile stato di cose, sono in certa misura funzionali, ma una crisi economica significativa, causata da guerre o dal “naturale” andamento dei mercati, potrebbe acuirle, fino a mettere in pericolo la sopravvivenza stessa del sistema. Persino strutture più o meno riconducibili al crimine organizzato potrebbero alimentare il sistema economico, ma perlopiù agiscono contro gli interessi della collettività: ad esempio, lo storico Ammiano Marcellino racconta di un turpe commercio di schiavi organizzato da due comandanti romani ai danni dei “rifugiati” goti, che preparò il terreno alla disfatta romana di Adrianopoli. In una delle due occorrenze dell'espressione caput mundi, il poeta latino Lucano nella Farsaglia scrisse: ad altri basterebbero tante mura prese al primo assalto, tante rocche espugnate, il nemico in rotta, la stessa capitale del mondo (caput mundi), massimo premio di guerra, facile preda. Ma Cesare … sebbene possieda tutta l'Italia, poiché Pompeo si attesta sull'ultima spiaggia, tuttavia si cruccia di spartirla con lui. Il poema narra la guerra civile tra Cesare e Pompeo, fonte di distruzione per Roma, la potenza egemone del Mediterraneo che dopo una fase di espansione e crescita economica era stata dilaniata dai conflitti tra i più importanti poli del potere politico-economico che quella stessa crescita aveva contribuito a creare.
Frammenti che orbitano qua e là, individuati, carpiti; li commento e condivido con voi.
La riflessione!
VINEXPO, the World of Wine & Spirits
Dal 18 al 21 giugno a Bordeaux si svolgerà Vinexpo, il grande evento internazionale dedicato ai vini e ai distillati, che metterà in relazione gli attori della filiera, per promuovere le vendite e dinamizzare i mercati. Lo dico subito: non è il caso di fare raffronti con il “nostro” Vinitaly. Se si conosce Vinexpo Bordeaux, se qualcuno ha partecipato almeno una volta a questa biennale del vino, è consapevole di essere in un altro mondo, in altra dimensione con un DNA decisamente internazionale. E nell’edizione 2017 un concentrato di novità aspetta gli operatori del settore durante 4 giorni ritmati da appuntamenti d’affari. Ieri un amico mi ha chiesto:”Quest’anno vado a Bordeaux. Cosa mi consigli di assaggiare?”. Semplice: “vivi Vinexpo lasciandoti guidare dall’impeccabile organizzazione che ti accompagnerà, ti consiglierà, ti ispirerà nelle scelte lungo il percorso del vino nel mondo”.
Frammento n. 1
Vinexpo in pillole.
2000 espositori provenienti da una quarantina di paesi. Lungo le corsie del Salone, i paesi produttori proporranno un campione della ricchezza e della varietà dei vini e distillati del mondo. La Spagna sarà il Paese al posto d’onore con la presenza delle principali denominazioni d’origine. Un Salone orientato al Business. Saranno riproposti One to Wine Meeting, servizio che organizza gli appuntamenti mirati tra espositori e visitatori registrati. WOW! Non la conosciutissima esclamazione di sorpresa ma acronimo di World of Organic Wines! 200 produttori ai quali sarà dedicato uno spazio adeguato dove i vari incontri saranno supportati da conferenze e tavole rotonde su tematiche afferenti questo particolare universo vitivinicolo sempre più in crescita. L’Academy Vinexpo. Eventi collaterali che riuniranno i maggiori esperti ed i talenti emergenti del settore in conferenze e degustazioni.
Frammento n. 2
Bordeaux, con il Vinexpo, vive “momenti di…vini”.
The Blend, la serata ufficiale del Vinexpo che si svolgerà quest’anno presso il Palazzo della Borsa, nel centro storico della città, in un contesto conviviale e rilassato ritrovandoci intorno ad una selezione originale di vini, champagne, cognac, armagnac ecc…
Il Salone, da sempre, non è aperto al pubblico ma agli addetti ai lavori. E allora? Una città all’insegna dei colori del vino e dei distillati: Les Vinexperiences. Eventi collaterali coinvolgeranno tutti. La rivista Terre des Vins organizzerà ogni sera, a partire dalle ore 18, degustazioni di diverse denominazioni francesi in luoghi emblematici di Bordeaux.
Frammento n. 3
Roero, cambia il disciplinare
L’ingresso del Roero nelle più grandi denominazioni italiane annunciato alla seconda edizione di Roero Days svoltasi recentemente a Milano. Le notizie più importanti sono state quelle relative al disciplinare di produzione. Sarà la vendemmia 2017 quella della svolta. Saranno introdotte le MGA, ovvero le Menzioni Geografiche Aggiuntive che permetteranno di regolamentare la zonazione e di fatto formalizzeranno per legge i “CRU”. La seconda importante novità annunciata è stata la prevista introduzione della Riserva per il Roero Arneis Docg. “Il Roero vuole penetrare nel mercato e restarci a lungo senza diventare un vino solo di moda” (Fonte: Cronache di Gusto).
Frammento n. 4
Vini d’Autore – Terre d’Italia
Oltre 1000 visitatori e 600 operatori per la due giorni che ha portato a Lido di Camaiore 80 eccellenze vinicole da tutta Italia. Un viaggio da nord a sud dello Stivale in compagnia di 80 protagonisti dell’Italia del vino, fra grandi nomi e piccole realtà di eccellenza: è questo ciò che è andato in scena nella due giorni appena conclusasi a Lido di Camaiore nei bellissimi spazi dell’Una Hotel. Fernando Pardini di Acquabuona, ideatore dell’evento, intervistato ha così sintetizzato:”L’idea è da sempre, dalla prima edizione, di regalare una fotografia non scontata dei vini del nostro Paese, affiancando ambasciatori storici del mondo vinicolo a piccoli artigiani, capaci di raccontare attraverso le proprie etichette storie e territori sempre più unici” (Fonte: Studio Umami)
Frammento n. 5
Bolgheri e il cambiamento in atto secondo Tenuta dell’Ornellaia.
“Se il cambiamento climatico lascerà il segno sui nostri territori nei prossimi 10-15 anni noi abbiamo già un piano B”. Parola di Axel Heinz, direttore della Tenuta dell’Ornellaia ed enologo delle celebri etichette aziendali. Guarda caso mettendo le mani avanti nel giorno di presentazione della vendemmia 2014 da tutti giudicata “difficile”. “Da sempre ci siamo attrezzati a vinificare 70/80 partite diverse provenienti da altrettante parcelle ed ottenere così tante diverse espressioni. Alleviamo principalmente ad alberello combattendo così la siccità. Crediamo alla variabilità genetica sicuri che sarà il futuro.” Del resto anche la fortuna è legata alla lettera B.
Osservo, scruto, assaggio e…penso.
Apr 08, 2022 Rate: 5.00